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Canotte a rete e sindromi scandinave

Sanguinari seguaci di Robespierre, algide peripatetiche, loschi contrabbandieri di boa rosa, giganti del ghiaccio caduti in disgrazia e miserrime quote azzurre di Fastidious, bentornati nella sala autopsie della nostra setta-a-delinquere. Proprio così, noi perfidi individui senza vita sociale lavoriamo anche sotto il sole (e la pioggia) d’agosto. Vi prego di accomodarvi mentre gli elfi del catino (all’occorrenza anche assistenti, ovviamente senza retribuzione alcuna) estraggono il corpo dalla formalina.

Vi consigliamo di stare attenti, cari giacobini, in quanto stasera abbandoneremo i sicuri lidi del Tempio per esplorare i meandri di Archive of Our Own. Non siate amareggiati, in quanto questo spostamento ci ha permesso di mettere le nostre avide e rinsecchite mani artigliate su qualcosa di colossale, un’autentica rarità, una toccante favola romantica che vede protagonista la coppia più gettonata del decennio.

Voce fuori campo: E allora Antonio e Rosita?

… che vede protagonista la seconda coppia più gettonata del decennio. Ebbene sì, è una Thorki.

Prima di cominciare, è bene far presente che questa fanfiction è una rape non-con. Consigliamo pertanto a tutti i minorenni, ai cardiopatici, alle donne in gravidanza e a chi è allergico alle arachidi di astenersi dalla lettura.

Il fatto che sia una non-con, tuttavia, non giustifica una serie di strafalcioni da capogiro, specialmente l’OOC folle eppure non segnalato. E forse non basterebbe neanche come avvertimento, in quanto questa è la fiera della follia, da Thor in preda a quella che si potrebbe descrivere come una grave crisi d’astinenza da steroidi a Loki simil-principessa ostinata che finisce per godere delle violenze subite, fino ad una Frigga chiaramente alienata che si rifiuta di vedere lo scempio davanti ai propri occhi, preferendo occuparsi di arredamento e fastose serate di gala. Ma procediamo con calma.

Il corpo da esaminare, gentilmente recapitatoci da LaraDAmore, si apre con Loki che si riprende da uno stato di incoscienza grazie al lieve suono del suo stesso respiro. Speriamo che il dio degli inganni non russi né digrigni i denti di notte: trascorrere l’eternità a svegliarsi di soprassalto e riprendere sonno non deve essere piacevole.

Una volta ripresi i sensi, Loki si accorge di essere nelle proprie stanze. Fatto strano, in quanto l’ultima cosa che ricorda è quella di essersi lasciato cadere nel vuoto durante la distruzione del Bifrost ad opera di Thor. Il dio ricorda bene di aver preferito la morte proprio davanti al fratellastro, con quello sguardo cristallino dentro al suo (gioia e tripudio, gli sguardi penetranti! I classici non passano mai di moda). Ma non è quella l’unica cosa fuori posto: Loki è infatti incatenato con i polsi bloccati dietro la schiena

“Ma com’è possibile? L’inferno può avere un aspetto tanto familiare?”

Noi navigati giacobini non possiamo fare a meno di sorridere (o meglio, ghignare mostrando i nostri denti aguzzi) di fronte a tanta ingenuità. Sapete già cosa sta per succedere, vero?

Nel giro di pochi minuti, Thor fa il suo ingresso nella stanza. Vorrà forse chiedere a Loki il motivo del suo tradimento? Vorrà comprendere il perché dell’insano gesto?

« Cosa è successo? Perché sono qui? »

Lo interpella il prigioniero, dimenandosi disperato.

La caparbietà con la quale tenta di sfuggire al morboso abbraccio non gli fa ottenere null’altro che maggior vigore nella morsa.

Il fiato gli si spezza quando il fragile petto viene oppresso da quello possente del suo carceriere, inorridisce nel sentire il suo respiro caldo mischiarsi al proprio.

« Sei stato soccorso, fratello mio. Ti ho voluto salvare. »

Che culo!

Scopriamo infatti che Thor, probabilmente in seguito alla lettura compulsiva di Misery, ha deciso di imprigionare Loki al fine di convincerlo ad aprire il proprio cuore (e anche altro, come già avrete intuito) a lui e a lui soltanto. Non è difficile immaginare quali siano i metodi scelti dal principe asgardiano.

Un violento manrovescio termina la crudele ilarità e stordisce il ribelle a tal punto da ammorbidirsi all’abbraccio del suo aggressore.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=AwRB1sVqVZI%5D

« Ti ho sempre amato, fratello, il mio affetto era sincero, puro, forse più di quanto avrei dovuto. »

Pensate se fosse stato malizioso!

Le dita delineano i contorni della bocca di colui che lo tradì e gli spezzò il cuore (in cambio Thor gli sta spezzando le ossa, ma vabbè), gli occhi ben chiusi mentre lentamente si avvicina fino ad appropriarsene.

Nasce così un devoto e casto bacio.

 

Devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… vedo attraverso il tempo… l’umanità è condannata… iä iä Shub Niggurath! Ph’nglui Mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn…

Che c’è? Ah sì, la recensione. Scusate, ho avuto un attimo di smarrimento. Procediamo.

Fra una descrizione barocca e lamenti da operetta (vorrei ricordare che Loki è quello che se ne è uscito con un “vulvetta lamentosa”), Thor fa un’altra sconcertante rivelazione:

« Hai una piccola scheggia del mio martello sottopelle, una necessaria precauzione affinchè i tuoi poteri non possano infliggermi alcun danno. »

Qui devo ringraziare sia ~Elianto che Hyena88 per aver creato l’immagine mentale più bella fra tutte quelle nate dalla lettura di questa ficcy. Immaginate Loki che se ne sta per i fatti suoi (se mai riuscirà ad uscire da quell’incubo pseudo-sadiano), magari mentre sta facendo due passi o è in bagno… e improvvisamente si ritrova a sfrecciare per Asgard perché quel genio di Thor ha pensato bene di richiamare il Mjollnir. D’altra parte, Thor non deve passarsela meglio: si mette in posa tutto gasato in attesa che arrivi il martello… e invece gli piomba addosso Loki con la stessa velocità di un MiG-35.

Questa teoria pare infatti trovare conferma poche righe più sotto.

« Intendi restituirmi il titolo? » Gli chiede incredulo Loki, affrontando a disagio quegli intensi occhi cristallini, irresistibili calamite che lo attraggono (che vi dicevo?) e gli annebbiano inesorabilmente i pensieri.

Due specchi di cielo si immergono in acque smeraldine, si seducono, si legano, si vincolano.

Non potete immaginare la commozione (cerebrale, s’intende) che questa frase mi provoca. Gli occhi di cielo e le verdi acque! Altro che classici delle ficcy, qui siamo ai livelli del mito. E gli occhi vincolati non sono forse l’apice del romanticismo?

Il sorriso di Thor affiora sincero (no, ma ci crediamo, eh) e Loki si sente irradiare di serenità in maniera incomprensibile (sottolineerei “incomprensibile”), i capelli dorati e l’armatura argentea gli accecano la vista.

Splende il figlio di Odino, di una luce forte, abbagliante.

Meravigliosa quanto il dolore che gli provoca.

La luce del giusto sovrasta le tenebre del vinto.

Dopo una cavalcata di crudeltà fisica e mentale spacciata per amore, mi sembra il minimo parlare di “meraviglioso dolore” e dare del giusto a Thor. Continuiamo così, facciamoci del male…

« Ti ho già detto di non chiamarmi così, noi non siamo fratelli! » Protesta Loki, che scuote il capo per destare la lucidità perduta.

Ora. Thor e Loki non saranno fratelli biologicamente, ma l’aver trascorso l’infanzia insieme nella stessa famiglia mi sembra che sia più che sufficiente. Ciò nonostante, un incurante Lannis-Thor espone il suo folle piano:

« E’ vero. Non lo siamo. (Thor stahp!) Per questo ho preso ben altra decisione, in modo da poterti avere per sempre accanto a me. Un legame oltretutto ben visto da Odino, antico alleato di Laufey, poiché capace di rinnovare l’alleanza perduta tra i nostri due popoli. »

Segue un altro bacio forzato. Pardon, il bacio di due amanti. Loki, o per meglio dire lo schiavo sottomesso che ha preso il suo posto, geme e piange quando si sente afferrare senza alcuna gentilezza i glutei, trema nel percepire la durezza dell’erezione di lui contro lo stomaco. (ma che meraviglia!)

Terminata questa sessione di molestie, Thor annuncia trionfale: « Tu sei promesso a me. Diverrai amante devoto e fedele compagno, e insieme apriremo un’era nuova su Asgard, che suona di pace e armonia fra i nostri popoli. »

Un’era di pari opportunità, senza dubbio, come conferma Thor subito dopo rispondendo freddamente alle minacce di Loki:

« Non sarai consenziente, non subito almeno. Ma non m’importa. »

Non vi tragga in inganno questa frase. Thor è un dio dalle molte sfumature (cinquanta, a voler essere pignoli) e la ficcy ci tiene a specificare che egli lo ama, irrazionalmente, con tutto se stesso. Sarà che noi giacobini siamo figli dell’Età dei Lumi, ma un po’ di sano razionalismo non farebbe male.

« Mi spiace redarguirti, quindi. Anche se digiuni, io esigerò i tuoi doveri sotto le lenzuola ugualmente. Ogni notte. »

Anche questo è chiaramente amore. Siamo noi ad essere maliziosi.

Fra una violenza e l’altra, Thor si diletta anche a scegliere gli abiti che Loki dovrà indossare. Ed ecco che il dio degli inganni si ritrova prigioniero di lunghe vesti velate, con le gambe fasciate in aderenti pantaloni neri e ai piedi stivali di pelle, erotici accessori alti fino a coprirgli le delicate ginocchia.

Al termine di una cena con tanto di battibecco ed ennesimo promemoria di Thor su come il matrimonio lo renderà anche l’indiscusso signore di Loki (ci sarà anche il delitto d’onore su Asgard?), Loki è costretto a recarsi nella stanza dove Thor intende consumare la notte. E qui il dio degli inganni, in un inaspettato momento di orgoglio e IC, decide di cogliere l’occasione per pugnalare il suo aguzzino.

Tranquilli, questa sanità mentale dura poco. Loki si spoglia davanti a Thor, che subito procede a sedurlo.

“E’ solo un bacio … è solo uno stupido bacio insignificante … non può compensare la perdita di un trono che mi spetta di diritto!” Si ripete disperato Loki, mentre assapora con gusto le morbide labbra del suo tentatore.

Il dio degli inganni ormai non inganna altri che sé stesso. Sarebbe divertente se la situazione non fosse così terribilmente malsana. E così Loki si lascia andare alla scriteriata passione, estasiato dalla sintonia delle loro lingue che insieme danzano sensualmente a lungo (le lingue danzanti! L’emozione sta facendo battere il mio cuore colmo di polvere e sabbia).

Ogni astio nutrito l’uno verso l’altro viene assopito attraverso quel bacio, risveglio del piacere dei sensi carnali.

L’amore (leggi: il condizionamento mentale) sopprime l’odio, il desiderio (leggi: la sindrome di Stoccolma) prevale sulla vendetta.

Le dita dell’audace amante scivolano impudiche sulla pelle delicata del giovane disteso sotto di sé, si beano di quella straordinaria morbidezza, dei suoi gemiti sommessi (Le dita hanno le orecchie?).

Improvvisamente, l’odio di Loki si ridesta, afferra l’arma nascosta sotto il cuscino e… fallisce. A Thor che lo trattiene per i polsi, Loki rinfaccia di non averlo mai amato.

Mente Loki, anche a se stesso.

La fierezza gli impedisce di ammettere la verità, la brama di potere gli impone di seppellire nei meandri della sua anima nera le piacevoli sensazioni provate.

Ma certo! A chi non piace subire simili abusi?

Thor, ormai entrato in piena modalità Annie Wilkes, decide di prendere Loki con la forza. Altra violenza, per altro fatta passare come una battaglia cavalleresca, con i due antichi avversari che si sfidano ancora una volta, in un campo di battaglia fatto di candide lenzuola di seta e di sensualità.

Koba, tieni pronto il catino.

Violenza, violenza, descrizione opulenta della violenza, altra violenza finché la sfida si conclude alla pari, senza un vinto nè un vincitore.

Koba, prendi il catino grande! Quello da dieci litri!

Lascia perdere, vai a prendere secchio e straccio.

Il giorno successivo, Loki inizia a contrastare l’influenza della scheggia manipolando la mente di una serva. Nel frattempo, Frigga si strugge di angoscia. Sarà perché Thor è diventato uno stupratore? Ovviamente no, bensì perché teme il crollo emotivo del primogenito, straziato dal rifiuto di un promesso sposo che lo disprezza e non intende riconosce né come consorte, tantomeno quale legittimo erede di Asgard.

Capito adesso? È tutta colpa di quel cattivaccio di Loki!

« Figlio mio, ascoltami. Il tuo tentativo è inutile, accetta il fallimento. » Enuncia con tono afflitto la regina. « Non riuscirai mai a umanizzare Loki, devi arrenderti. »

Frigga, ha mai pensato di cambiare spacciatore? O di prendersi a martellate in testa con il Mjollnir fino a riacquistare il senno perduto?

« Loki non è più il tuo caro fratello, ha giurato di ucciderti! (chissà come mai) E di certo non ti ama come meriteresti (infatti lo ama fin troppo). L’abbiamo perso per sempre, figlio mio. »

In preda ad un’overdose di Real Time, Frigga decide di organizzare una festa in grande stile e dona a Thor un anello per il suo fidanzamento.

Nel frattempo, la passeggiata di Loki nella sua gabbia dorata viene interrotta dall’arrivo di Sif, Hogun, Fandral e Volstagg.

« Che cosa fai!? »

La voce di Loki si spezza, i suoi occhi riflettono quelli ambigui del proprio aggressore e gli trasmettono tutto il suo timore.

Fandral si perde a contemplarne l’androgina avvenenza, fischiando volgarmente per creargli ulteriore imbarazzo.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=R4ySVTCAcUk%5D

« Tu non sarai mai un vero principe, sei solo il temporaneo giocattolo erotico di Thor, sei la sua puttana. » Gli sussurra ad un orecchio.

La sconcertante rivelazione (una sorpresona, proprio!) trafigge l’orgoglio di Loki, pallido e silenzioso, tra le sue braccia, da restare senza fiato all’ascolto delle sue parole.

« Devi sapere che di solito il nostro signore ama condividere ogni cosa con i suoi amici. Ogni cosa, anche i suoi balocchi preferiti … »

Altra violenza? No, perché Sif a un certo punto decide che Loki ne ha avuto abbastanza (quanta premura!) e comunica a Loki il motivo per cui sono lì: per ricondurlo da Thor.

Seguono smancerie, descrizioni inutilmente barocche, ulteriore instabilità emotiva da parte di entrambi i fratelli. Ordinaria amministrazione, insomma, almeno finché Loki non si ribella e dice a Thor che quella notte non sarà suo. Thor rimane con il cuore spezzato e l’anello in mano (più tardi anche altro, forse) a domandarsi perché Loki lo abbia rifiutato. Ora, Thor non è mai stato il più brillante fra gli Avengers, ma fin lì dovrebbe arrivarci.

Il biondo principe, tuttavia, non si dà per vinto e, dopo una bella bevuta, riesce a ritrovare il fratello.

‹‹ Fandral mi ha raccontato del tuo lusinghevole corteggiamento ai giardini, nel tentativo di piegare la sua mente con la tua magia! ››

[…]

‹‹ Loki adesso basta! Molti testimoniano l’inspiegabile attrazione nei tuoi confronti da parte del valente spadaccino asgardiano e l’improvvisa effusione che ne è conseguita ha sollevato palesi sospetti! ››

Questo non è Thor, è un carabiniere con la parrucca di Lucius che sta redigendo un verbale.

La voglia di concedersi è evidente in Loki dai suoi lunghi sospiri, gli occhi ben chiusi quando esperte le mani del fratello armeggiano con le rispettive cinture e le dita impudenti si fanno spazio tra il tessuto aderente, smaniose di eliminare ogni ostacolo tra il vestiario e il suo sesso ormai turgido.

E poi, diciamocelo, Loki aveva la gonna troppo corta. Se l’è andata a cercare.

Entrambi in difesa della propria dignità, sfregiano il cuore l’uno dell’altro senza alcuna compassione.

A parte il fatto che ormai la dignità di Thor è integra quanto il Bifrost, questa equiparazione fra stupratore e vittima comincia a darmi sui nervi.

‹‹ Fa male … fa male … ›› Gli riesce a dire in un debole bisbiglio l’amante punito, sottomesso in un atto carnale privo di qualsiasi piacere fisico o mentale.

‹‹ Credimi, è più lancinante quello che hai inflitto a me! ›› Gli risponde Thor, mentre una lacrima solitaria gli riga il volto provato dal dolore.

Dolore.

Ineguagliabile, insopportabile.

Il supplizio di Thor a causa di Loki.

Koba! Il catino da venti litri!

Terminata l’ennesima violenza, Loki chiede a Thor di perdonarlo e Thor si chiede come sia possibile nutrire fiducia verso il Signore degli Inganni.

Mi sa che dovrò concedere un giorno di vacanza al mio elfo del catino dopo tutto questo lavoro.

Ma arriviamo all’evento più glamour della ficcyna. Ebbene sì, è grande festa alla corte di Asgard. In mezzo allo sfarzo, ai tessuti pregiati, a cibi e vini sopraffini e ad altre sciccherie, Loki ha finalmente l’occasione di incontrare Frigga. Comprensibilmente disperato, prega la madre di liberarlo dalla prigionia nella quale si trova. Come risponderà Frigga?

‹‹ Figlio mio, non pensare a Thor come tuo carceriere, ma come al tuo salvatore. ›› Lo riprende con dolcezza nell’asciugargli alcune lacrime ‹‹ E’ grazie a lui se sei vivo, e sempre a lui devi il tuo ritorno a palazzo con tutti gli onori. ››

Koba, mentre vai a prendere il catino modello Esorcista, ricordati di declinare gentilmente l’invito ad Asgard.

‹‹ Loki, figlio mio, onora chi ti ama così immensamente da perdonare il tuo tradimento. ››

Osservate, signore e signori, queste sezioni di tessuto cerebrale. Esse mostrano chiaramente come la demenza senile colpisca anche le divinità nordiche. Se cercate un’ulteriore conferma, eccovi serviti.

Dal tuo ventre nascerà il futuro erede di Asgard, tu sarai strumento e fato di questo regno! ››

D’accordo, Loki ha avuto qualche bizzarra scappatella, ma una gravidanza imposta non è che l’ennesima umiliazione totalmente gratuita che il dio deve subire.

La festa procede secondo il protocollo, ma Thor finge soltanto di essere contento. L’assenza di Loki lo tormenta perché, come confessa a Sif, il suo amore per lui è smisurato e sincero. E quale modo migliore per dimostrarlo se non nel seguente modo?

‹‹ Miei amici, ascoltatemi bene, ›› li richiama a gran voce ‹‹ Lo sconvenevole atteggiamento libertino di Loki è l’ultima delle sue pungenti ripicche, e come tale dovrà essere archiviata anche da voi. Ieri notte io e il mio promesso abbiamo chiarito ogni cosa, e non ho intenzione di entrare in piccanti dettagli con voi … ››

Mentre Sif, toccata da queste meravigliose parole, propone un brindisi al vèroH ammòreH, Loki fa il suo ingresso nel salone. E qui vi consiglio di mettervi comodi e di allacciare le cinture, perché il banchetto è giunto alla pièce de résistance.

Loki assottiglia malizioso gli occhi nell’incrociare quelli incantati del suo futuro sposo, compiaciuto avanza tra gli asgardiani, stregati dal suo oscuro fascino ambiguo.

Nella sala cala un silenzio assoluto, tanto da udire il suadente fruscio dell’ampio strascico che ondeggia come un serpente ad ogni suo passo, enunciato dai tacchi degli alti stivali di pelle, impreziositi ai lati da piccole gemme verdi (questa ficcy ricorda sempre più i peccaminosi festini dei Serpeverde nella Stanza della Necessità).

La casacca di raso rivela tra le velate trasparenze il suo petto glabro castigato da una canotta a rete che ne esalta l’androgina sensualità (cinquanta bocca, cento amore), stretta da una deliziosa cintura argentata, si rilassa dalla vita in giù come un sipario quando le sue snelle gambe avanzano verso il centro della sala, mostrandosi fasciate in aderenti pantaloni di pelle nera (Thor deve aver svaligiato il guardaroba di una qualche popstar degli anni ’80 prima di distruggere il Bifrost).

Sul suo volto delicato sono dipinti tatuaggi che ammorbidiscono le linee decise sugli zigomi e riprendono perfettamente il colore dei suoi occhi, esaltati anche da un ombretto di identiche tonalità.

Lucenti pietre ornamentali verdi o argento sono preziosi accessori tra i suoi capelli, morbida seta mora sulle sue nude spalle, il candore delle sue braccia è un delizioso contrasto con i veli che le avvolgono, sulle dita affusolate spiccano altri tatuaggi simili ai disegni sul suo ovale gentile.

E su questa sublime immagine di Loki cigno nero vi saluto e vi do appuntamento alla seconda parte dell’autopsia. Ma prima di lasciarci, vorrei ricordare una cosa. Nel sistema giudiziario asgardiano, i reati a sfondo sessuale sono considerati particolarmente esecrabili… ah no. Niente. Ma neanche uno schiaffetto sulle mani? Come dite? Ah, è per la nuova era di pace e armonia. Bella roba. Vabbè, fate partire la sigla.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=6JfPMGLuyEM%5D

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The Phantom of the Opera: Mary Sue never dies

Carissimi giacobini e carissime giacobine, balocchi difettosi quindi privi di una vita sessuale soddisfacente, credevate forse che vi avessi dimenticato?

Lo so, suona come una minaccia.Cosa che in effetti è. Ma il mondo della ficcyna non è mai dolce e non potevo starne lontana; specie quando i miei odiosi occhietti di inutile donna sono tornati a posarsi su un fandom che in Italia si era sempre preservato, nei limiti del possibile. Dopo la nostra Ire, sono dovuta accorrere io al capezzale del Maestro, lasciando ovviamente a casa qualsiasi derivato dal cacao ed evitando di azzardare il minimo cenno a come lui starebbe bene in un completo Armani. Ovviamente, non ho trovato uno straccio di linea metropolitana che mi conducesse in un lampo a Parigi e questo m’irrita alquanto.

Ci sarebbe da benedire il fatto che Gerard Butler, attore scozzese reso celebre con 300 e in rapida ascesa, non sia un giovinetto di primo pelo come fu Orlando Bloom ai tempi di Legolas ma gli ormoni sono ormoni, le Vestali sono Vestali e l’Italia sportiva ci ha deluso alle Olimpiadi. Questi ultime tre asserzioni hanno profonde basi scientifiche e dal momento che è stato appurato quanto qui siamo maleducati e malvagi, le impongo comunque perché la parola crudeltà è quella che di gran lungo preferisco.

Ma prima d’iniziare, le coordinate spazio-temporali per accedere alla Dimora sul Lago!

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=226596&i=1

L’autrice è Nydrali.

Siamo ormai in autunno e pare che tra meno di un anno vedremo la nascita di un nuovo musical sul nostro adorato Maestro; so che la cosa irriterà non poco il fandom perché questo significherà porre fine a un’ epoca di tormentoni, di mode ripescate, di glitter sparsi su cose palesemente viste, riviste e già ampiamente digerite.

Solo un assioma non potrà mai venir abbandonato: l’osservazione delle Mary Sue. Perché le Mary Sue sono eterne, con teorie certe come il teorema di Pitagora applicato alla ficcyna.

Un rapido ripasso?Lo so che scuole e università sono ampiamente iniziate, ma voglio verificare che siate sempre ben preparati.Diamo quindi il via alla prima lezione del Nuovo Anno Accademico di noi Giacobini!Prego signori e signore, prendete posto nei banchi.E no, non fate caso a quei simpatici signori dietro di voi.

Sì.

Lo so.

Sono armati. E hanno sprangato le porte. Ma è per rendervi più partecipi e attenti qui…non avrete pensato male? *Arwen sfoggia un sorriso che rasenta il ghigno mefistofelico.Ma facciamo finta di nulla*

Cosa deve avere una Merisù per essere degna del titolo che spetta solo alle più fulgide rappresentanti?Andiamo a esplorare i vari teoremi.

Teorema "namber uan":

I feeenomenali poteri cosmici. Andiamo a dimostrarlo:

« Schiocco le dita ed ottengo l’obbedienza d’eserciti interi,(considerata l’epoca storica, stiamo parlando dell’Imperatore d’Austria!) zittisco papi e vescovi con un’inarcar di ciglio(i papi ringraziano.Pensavano di essere uno solo), mi tiro dietro come cagnolini ammaestrati re ed imperatori, gestisco complicati balletti fra nazioni nemiche… e non riesco a farti uscire dalla mia stanza! Subito! ».

Siamo di fronte alla presenza di fenomenali attitudini, rendiamocene conto!Ma il dilemma si spalanca assieme a tale dispiegamento di forze. La nostra impavida protagonista è niente meno che la "Mano di Dio" (no, non è una mia licenza poetica, giuro!) e nulla c’entrano certi inquietanti cacciatori di vampiri dal grande cappello e un film che è una perla di comicità involontaria.

Eccoci di fronte all’apparizione mirabolante della nostra amata fanciulla. Ovviamente, siamo a Parigi.Altrettanto ovviamente, è trascorso un lasso di tempo ragionevole dalla fine degli avvenimenti visti nel film "The Phantom of the Opera". Il fatto che tale film e musical siano chiaramente frutto di fantasia mescolata a storia- il 1870 non fu un anno annoverato per la Pace e la calma, in Francia…- dovrebbe rasserenarci, eppure qualcosa stona.

Chissaràmmai questa ragazza in grado simili prodezze?La figlia di Napoleone III? L’Imperatrice Eugenia moglie di suddetto Imperatore?

E’ ora di passare al…

Teorema "namber tù"

-Un lignaggio che faccia sparire dalla faccia della terra qualsiasi altro personaggio previsto nel Canon ufficiale. Il che ci porta a chiedere perché mai si azzardino anche solo ad esistere, questi personaggi originali così poco trendy, così poco fighi.

Ma fosse così, dovremmo già sbaraccare tutto e andarcene a casa. Perché la Comune spazzò via la monarchia imperiale restaurata dei Bonaparte e i nobili per un certo periodo non furono ben visti a Parigi. Ma allora, chi può far tacere papi, dire a uno chi sposare, all’altro chi alleare chi?

Un’esponente dell’illustre famiglia dei Lorena, un tempo ramo imparentato con gli Asburgo, la cui ultima rappresentante col rango di regina fu ghigliottinata. Tocchiamo ferro e proseguiamo.

I Lorena, dopo la perdita del principato con lo stesso nome hanno guadagnato il Granducato di Toscana ma non sono certo tra le famiglie più illustri del continente europeo di allora.

Queste cose però sono quinsquiglie, nel mondo della ficcina.E io che cerco sempre di dar loro un senso…

Non è questo il luogo per aprire una disquisizione su alberi genealogici di Famiglie Reali; i Lorena non esistettero più come unica discendenza dal 1700; finirono con l’amalgamarsi attraverso matrimoni ed alleanze ad altre famiglie e finirono con…lo sparire.

Tragico eh?

Incredibile vero?

Wikipedia lo dice!E noi amiamo Wiki cara, anzi, siamo addirittura suo servi.Almeno, così ci dissero…e pondero di mettere su Wiki anche questi interessanti teoremi, a uso e consumo delle Vestali.Ecco gli ultimi due!

-Un aspetto fisico che riassuma quanto di più bbono ci sia al mondo ma che abbia qua e là dei difetti che renderanno sicuramente tanto simpatica questa ragazzaal lettore.

-Un carattere dispotico, fiero, che però sarà capace di svelarsi in tutta la sua dolcezza nascosta causa genitori infami/traumi spicologici subiti da bambina/altri evvenimenti che però l’autore non sempre spiegherà perché ci devono apparire ovvi.

Finito il ripasso propedeutico, avventuriamoci adesso all’atto pratico e vediamo applicata tale formula a un fandom che, come ho detto poche righe sopra, in Italia ha relativamente attecchito.

Se poi volete farvi male e andare a fare un giro su fanfiction.net per voi è solo un sadico diversivo, fate pure.Non sapete a cosa andate incontro e là le botole in cui incappare sono molte di più che nel nostro sempre più scalcinato Stivale. Vi ho avvertito, quindi ora procedo alla verifica con metodo scientifico di quanto ho prima affermato: anche se, pare, nemmeno così siamo sicuri di scansare accuse di crudeltà mentale, sovradimensionamento dell’io a discapito di poveri autori in erba che trucidiamo nelle notti di luna piena.

Per farvi capire meglio chi abbiamo davanti, vi porgo altri passi significativi.

« Non fa così freddo », commentò Francesca, ignorando deliberatamente la sua osservazione circa il disperato strabismo del vescovo.

« Oh, to’, un pinguino! », esclamò Eleonora di rimando, fingendo d’indicare qualcosa fuori dal finestrino.

Sì, l’umorismo mordace di questa frase è davvero sublime.

Avrete sicuramente notato che nei passi citati non vi sono errori grammaticali, la struttura è scorrevole, la scelta dei termini e le battute a volte strappano un sorriso. Perché allora tanto accanimento?

Sarà che odio le sviste.Sarà che non sopporto un personaggio originale buttato subito al centro della storia senza un perché, un come, un quando. Voglio una spiegazione e vorrei, per una volta, non dovermi annoiare di fronte all’ennesima presentazione di qualcuno che sicuramente riuscirà a redimere un personaggio contorto come il Fantasma dell’Opera nel giro di pochi capitoli. E’ un insulto, credo, verso il canon originale e un appiattimento insopportabile che ormai puzza di visto e rivisto. Perché è avvilente essere al secondo capitolo della storia e intuire già come andrà avanti.

Eleonora Matilde Lorena parla come uno scaricatore di porto, ma rende l’Arcivescovo di Notre Dame inerme e assolutamente succube. E’ dispotica e tagliente nel parlare, viziata e ostinata.

Ci viene ribattutto questo concetto ogni riga e a ogni punto. La noia subentra al secondo paragrafo, insieme all’insofferenza per un personaggio che si smonta da solo.Basta una ricerca su Wikipedia e un passaggio come: Il lungo abito azzurro ghiaccio le conferiva una maestà algida, lontana, intoccabile, nemmeno fosse una dea del nord giunta a farsi rimirare dai comuni mortali. L’arcivescovo di Notre Dame – che a mala pena aveva chinato il capo di fronte a Sua Santità il papa – di colpo ebbe l’urgenza di inchinarsi, di piegare ginocchia e schiena di fronte a quella creatura di pura superbia e grandezza, imponente e magnifica come nessuna imperatrice o regina era mai stata nella storia dell’umanità mi suona un tantino esagerato.

Specie considerato il fatto che circa un decennio prima, era nato il Regno d’Italia, era stata aperta la breccia a Porta Pia e tutta una serie di altri simpatici fatti che sono noti a pochi eletti col nome di Risorgimento.

Possiamo tranquillamente passare oltre l’ennesimo sfoggio di bellezza, grandezza, nobiltà austera ma teniamo a mente come Eleonora ci è stata subito presentata. Un raro caso di doppia personalità?

E quale delle due prende il sopravvento quando, di punto in bianco, apprendiamo che questa Altezza Reale vuole acquistare l’intera, distrutta Opèra Populaire? Così, la notizia ci viene sbattuta in faccia in questa maniera. E il lettore deve digerirla, magari non avendo mai visto il film in questione o sentito il musical da cui è nato. E c’è chi nei commenti confessa candidamente queste lacune…ma la storia è "beeeeelaaaaa" e bisogna "continuarlaaa!!!!"

Ed è così che l’elemento "mostro sputato dall’Inferno che ha incendiato un intero teatro" salta nella storia. Se per Eleonora si sono spese parole su parole, il fatto che lei compri teatri e musei e ora voglia l’Opèra è liquidato con due.

Maestro, essenzialmente, lei che ci sta a fare qui?

A parte l’avere ora questa fobia insulsa per qualsiasi cosa contenente la cioccolata, intendo!

Il punto è questo, giacobini e giacobine, lurker e simpatizzanti, Vestali e loro difensori. Non mi rassegno a questo ripetersi di cliché che dopo un po’ generano da soli ironia e frecciate; spunti notevoli si perdono in un marasma di cose già scritte e diventate a torto famose. E’ un grido da idealista il mio, questa volta. Smonterò ancora questa storia ma non sarò per questo soddisfatta.

Preparatevi a prossimi, mirabolanti eventi assolutamente imprevedibili.

Perché ovviamente nessuno di voi si aspetterà davvero l’acquisto di un teatro semidistrutto, una visita a tali ruderi e poi un’ulteriore ritorno perché così si ha il motivo per far sbucare un’ombra sospetta dal palco distrutto…vero?

 

 

Anche le VIF piangono.

Bentrovati a voi, cari Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero.
L’opera che oggi ci troviamo a smembrare famelici non è una fycci qualunque.
No!
Questa fan fiction è arrivata seconda al concorso indetto su Endless Field da Izumi e Melantò.
Capito?
Questa è una Very Important Fycci, e va trattata col rispetto che merita.
La sfida, di eos75.
Consiglio a minori, cardiopatici, donne gravide, epilettici, ipocondriaci, ambliopi e a tutti coloro che hanno almeno un unghio incarnito di astenersi dalla lettura, ché qui ci si va (o viene, a seconda delle prospettive) dentro di brutto.
 
Tra lenzuola devastate, spazi esigui e sospiri assordanti e rochi, spiccano gli addominali contratti ed i capezzoli turgidi di Genzo Wakabayashi. Sì: il Benji Price della nostra infanzia.
Grazie al cielo, questa volta i duri allenamenti di Quidditch non c’entrano.
C’entra, invece, e non solo in senso figurato, l’oggetto della passione del portiere-dal-cappellino-perennemente-appiccicato-sulla-testa: Kojiro Hyuga, per gli amici Mark Landers. Lo sciupafemmine, sciupamaschi-che-però-per-me-è-la-prima-volta-non-l’ho-mai-fatto-con-un-uomo e sciupaemo del Sol Levante. Il Dean Winchester dagli occhi a mandorla e dalla pelle ambrata (e no, non chiedetermi come fa uno con gli occhi a mandorla ad essere più abbronzato di Briatore pure in pieno inverno).
Dopo aver esplorato le solite cavità che gli esperti del meraviglioso mondo dello slash ben conoscono, Kojiro lascia la calda alcova grondante umori, si riveste e se ne va, lasciando Genzo-Sue solo con i suoi pensieri, con un labbro sanguinante, lo stampo netto di un mozzico sulla clavicola e simpatici graffi sulla schiena.
When the moon hits your eye like a big pizza pie,that’s amore!
Il che è un peccato, perché Genzo-Sue viene descritto come Gerard Butler in “300”: spalle larghe, braccia muscolose sulle quali spiccavano qua e là lividi dovuti a cadute e pallonate, pettorali ampi, perfettamente delineati, addominali scolpiti, linea dei fianchi stretta, che scendeva morbidamente cesellata fino all’inguine.
Mancano le chiappette di marmo, ma gliele aggiungo io: qui a Fastidious non si bada a spese!
E l’albero a cui Genzo, sotto il getto freddo della doccia, tende la pargoletta mano (grande ma ben fatta, ruvida per il continuo e violento contatto con quei palloni che arrivavano con potenza bruciante nella sua presa ferma) NON è il verde melograno, ma tutt’altro tipo di arbusto. Arbusto che, nonostante ne abbia passate parecchie, è ancora allegro e pimpante.
Era stanco, spossato, svuotato (e te credo), ma non aveva il coraggio di rientrare tra quelle coltri (c’è chi dorme tra le lenzuola, chi tra le coltri), di risentire quell’ odore di animale selvatico che altrimenti gli avrebbe tormentato il sonno (…). Che Hyuga non si lavasse, diciamocelo, non era esattamente un mistero.
La mente era sgombra ora, nuovamente fredda ed analitica, come quando ogni giorno si poneva solido tra i pali della porta (il problema è la notte, quando è il palo a porsi solido in lui) e si apprestava a ricevere le cannonate che invano tentavano di sfondare la sua impenetrabile difesa.
Cannonate.
Sfondare.
Impenetrabile.
No, dai.
Così è troppo facile.
E il tiro della Tigre che si spegneva, mite come un gattino, tra le sue braccia mi diventa a buon diritto il Manifesto del Furry. Come Klimt e la Secessione. Sì, da noi la cultura la si dà via come il pane. O come altro, secondo chi ci ama poco.
 
Come spiega il flashback, la passione esplode una placida sera di ritiro della Nazionale, sul grande prato verde dove nascono speranze, dove di giorno ci si allena e di notte si organizzano incontri clandestini di boxe, tra un pugno qui, un gancio là, respiri affannati sopra e corpi rotolanti e accaldati sotto, tra colpi di reni e un trionfo di forme possenti e ben tornite, il tutto condito da un odore morbido, quasi selvatico (E LAVATEVI, PERDIO!!) che scatena pensieri proibiti.
Dopo essersele suonate di santa ragione fino a ridursi più simili a panda (l’animale, non l’automobile) che ad esseri umani (per via delle orbite nere peste), i due decidono di raggiungere le rispettive camere. Ma no, eh no, non ne abbiamo avuto abbastanza. Furbo come una Panda (l’automobile, non l’animale), Genzo-Sue, con il cuore che aveva preso a battergli forte in petto ed in bocca la saliva che era diventata morbida (alzi la mano chi non ha la saliva dura, qui!), usa la classica battuta “Potrei pensare che sei innamorato di me!”.
E Hyuga, che non è un santo, che non è di legno e, soprattutto, non è un santo di legno, nell’ordine:
1.   – lo sbatte contro la porta
2.   – lo zittisce tappandogli la bocca con la sua (quando leggo questa espressione, mi chiedo sempre se alla fine l’aggressore esclami sorridendo “stappa un Crodino!”)
3.   – ?%$&&, @#!|£, €*§°#%$&£ e soprattutto ç°§=&%$£@#§!!!

Non c’era ombra di tenerezza tra loro.
Sì, diciamo che si era vagamente intuito.
Lo aveva già fatto con un uomo, non era una cosa nuova, nulla che lo scandalizzasse, nulla di cui vergognarsi. Era solo sesso.
Una sana scopamicizia, insomma.
Ma quello con cui lo stava facendo era Wakabayashi! L’odiato, detestato idiota borioso che non faceva che disprezzare da anni!
Va be’, scopinimicizia, è uguale!
Ed ora era lì, tra le sue braccia, caldo e voglioso come una gatta in calore.
Ve l’avevo detto che era furry!
 “Sei solo una lurida puttana.”
Non ho capito se è Kojiro a parlare a Genzo o qualche Vestale di passaggio a parlare a noi.
“Approfittane, Hyuga. (…) Questo è l’unico modo in cui hai la possibilità di penetrare la mia difesa…”
E vi avevo detto pure che era troppo facile…
Sesso.
Solo questo poteva sperare di avere da Hyuga, sesso e null’altro. (…)
Era impensabile chiedere amore.
Suvvia, sì che si può.
“Quanto prendi?”
Fatto!