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Paul is dead? Paul is slash!

Giacobine e giacobini, frigide zoccole e sfigati impotenti, ben ritrovati!

Ritorniamo oggi nel mondo delle real person, per la precisione tra le fanfiction dedicate ai cantanti. Sino ad ora spesso e volentieri ci siamo concentrati sui Tokio Hotel, qua e là, sotto e sopra, ma per una volta si può cambiare. No, non è senso di colpa dopo che Gustav è stato preso a botte da un imbecille, è semplicemente voglia di guardare anche altrove…

… e tornare immediatamente sui propri passi. Perché sì, diciamocelo, se i fratelli Kaulitz vanno in giro per le ficcy ad ingravidare adolescenti o a fornicare come se fossero Sam e Dean, in fondo non cambia la vita a nessuno; ma se ad essere calati in simili situazioni sono musicisti di ben altra caratura, allora si può avvertire un fastidioso restringimento alla bocca dello stomaco.

Prendete ad esempio If I fell di _Saruwatari_ (http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=375309). Il titolo è una citazione beatlesiana, e dovrebbe significare “Se cadessi”, ma non è da escludere che fell sia contrazione di fellatio, visto quel che ci aspetta.

I protagonisti di questa storia sono John e Paul. Vorrei potervi dire che si tratta di John Cena e Paul Donahoe, ma il wrestling non c’entra. C’entrano invece i Beatles, e i sopraccitati sono Paul McCartney e John Lennon, con quest’ultimo che fa anche da voce narrante.

La storia inizia con un momento di confusione dovuto al disclamer: ovviamente è ambientata nel vecchio anno ’65, a cui fa seguito un PS= Come in ogni mia fan fic sui Fab, tutto è ambientato ai giorni d’oggi. Delle due? Mah, ma tanto non è importante ai fini della trama: si trombava nel ’65 e si tromba tutt’oggi, per fortuna, e non è che ci sia molto altro qui…

Il casus belli è un weekend che, per motivi non del tutto chiari, John e Paul decidono di passare insieme da soli. Non ci vedevamo da un bel po’… è la motivazione ufficiale. Un po’ strano, considerato che nel 1965 hanno fatto solo due album, tre Ep, un tour in Europa e uno negli Stati Uniti. Ma si sa, il tempo è sempre relativo, soprattutto se si pasteggia a LSD, quindi chiudiamo un occhio.

Cynthia, l’ allora moglie di John, nel lasciarlo davanti casa di Paul si raccomanda: “Sei sicuro che non ci saranno delle ragazze? Cioè… me lo giuri?”. John la rassicura, e bisogna ammettere che dice la verità, anche se probabilmente non nel senso che Cynthia si augurava. Ma forse aveva subodorato qualcosa, dal momento che prima di ripartire esclama: “non combinate porcherie!” Della serie, quando scherzando si dice la verità.

Una volta andata via la donna, il migliore dei Beatles entra in casa con Paul (che indossa una vestaglia di raso viola, che fa molto film porno, oltre ad essere segno di rara tamarraggine) e si chiede come mai non ci siano anche George Harrison e Ringo Starr, in fondo erano nostri cari amici pure loro e ormai condividevamo tutto, pure la forchetta. Il lirismo di questa metafora mi fa sorvolare su tutte le possibili, ambigue interpretazioni, ma mi limito a osservare che l’interrogativo di John è, quanto meno, ingenuo.

La stanza era di colore celeste, spaziosa e luminosa. Vi erano delle grandi imposte color turchese che poi davano ad un grande balcone, erano queste che facevano entrare tanta luce solare nella stanza.

La collezione “descrizioni inutili” si arricchisce ogni giorno che passa… sta di fatto che Paul congeda il maggiordormo, chiude a chiave la porta, si avvicina a John (Le mie mani cominciarono a tremare: anche le dita sulla tastiera, se può consolare), si spoglia e lo bacia.

Adesso capivo per quale motivo non avesse invitato pure Geo e Rings.

Tralasciando che: a) era chiaro come il sole da principio, e b) non è esattamente il tipo di pensiero che verrebbe in mente nel momento in cui si è baciati da un collega/rivale… che soprannomi sono Geo e Rings?!

Vabbè, ovvio che in questo momento non sia l’interrogativo più pressante: chi si sarebbe mai aspettato che tra Cynthia e Yoko ci fosse stata anche quest’ avventura, nella vita di John Lennon? E chi si sarebbe mai aspettato la frase che segue? Strinsi i suoi capelli tra le dita, baciai le sue labbra così rosse e invitanti giocando con la sua lingua usando la propria. Frase che andrebbe benissimo se la storia fosse narrata in terza persona ma non nel caso specifico, a meno che John, nell’emozione del momento, non sia passato a parlare di sé come di un altro: il che spiegherebbe la volta in cui cantò I am he as you are he… in “I am the walrus” (e the walrus was Paul! disse poi in “Glass onion”: tutto torna!).

Segue la descrizione dell’amplesso che coinvolge i due Beatles: la scena dovrebbe essere molto erotica, e forse lo sarebbe se non fosse per la pesantezza delle descrizioni delle azioni: Mi tolse la giacca tirandola sopra una sedia in fondo alla stanza, nel mentre mi spingeva verso il letto dove mi sedetti, tanto per dirne una, e continua in questo modo per parecchie righe, sino a che John prende il preservativo che avevo messo lì (non) per caso (tutto calcolato, eh) e la descrizione della penetrazione prende un po’ più di ritmo. Basculante, direi. Ma dopo che i nostri eroi consumano, ecco che la narrazione riprende la ricchezza di particolari superflui a cui ci aveva abituato: Toccai questi con la mano destra, portandola dietro al suo collo, e con il pollice dell’altra mano sfiorai il labbro inferiore leggermente più carnoso e scarlatto.

La storia si chiude con Paul e John che si scambiano promesse di eterno amore citando la canzone del titolo, i romanticoni, ma non prima che Lennon faccia in tempo a lamentarsi della moglie: Ultimamente le cose tra noi due non andavano a gonfie vele… l’avevo tradita molte volte, litigavamo…
…E quando le dicevo di amarla lei cominciava a prendersi gioco di me e dei miei sentimenti.
In effetti è difficile prendere sul serio le dichiarazioni d’amore di un adultero seriale (però almeno Cynthia non ha scritto a Repubblica per lamentarsi).

“Paulie (continua la fiera dei soprannomi arguti)… se mi innamorassi di te… per favore, solo… non ferire il mio orgoglio come fa lei…” […]“Non farei mai una cosa del genere…” scrollò la testa in segno negativo. Già. Tanto è vero che nel 1971 McCartney dedicò nell’album “Ram” le seguenti parole a Lennon: piss off yeah, too many people going underground, you took your lucky break and broke it in two. E Lennon reagì massacrandolo in “How do you sleep?”, che in effetti potrebbe anche essere interpretata come la reazione di un amante deluso…

Se inizio a vedere anche io elementi slash è segno che le frequentazioni giacobine stanno iniziando ad influenzarmi più del previsto.

 

NOTE

Da alcuni mesi Fastidious Notes ha anche una fanpage su FaceBook. Se anche voi siete stati avviluppati dal malefico social network, iscrivetevi per ricevere aggiornamenti ed altro sulle giacobine attività!

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La Necst Generescion colpisce ancora.

Salve giovani amici.

Io vi voglio bene, lo sapete, vero, che vi voglio bene? E per dimostrarvi il mio affetto porto oggi alla vostra attenzione una fanfy veramente fyka.

Avrei potuto mandarvi rose e cioccolatini, scrivere una canzone per voi, farmi bannare da EFP come pegno del mio amore… Invece ho preferito fare le cose per bene e sottoporvi questa bella storiellina sulla Necst Generescion.  

Dite che vi mancava.

Ma rimediamo subito, non temete. 

La trovate qui: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=281405

“Oh my god”è il suo titolo. Esatto, con la minuscola. Il Signor Padreterno ringrazia.

 

Non sono passati più di diciassette/diciott’anni dalla fine della guerra, ci informa l’autrice. E i pargoli delle famiglie Potter, Weasley e Malfoy son nati prima di quanto voi crediate.

Ecco… Non è che lo crediamo noi, è mamma Row che ce lo dice: nell’epilogo c’è scritto chiaramente che sono passati diciannove anni dagli avvenimenti dell’ultimo libro, e Rose ha undici anni. Facciamo due conti…

Fa lo stesso, andiamo avanti.

La ficcy comincia con Rose  che si sveglia dopo una nottata di bagordi in discoteca. Anzi, in disco, che fa più Generazione di Fenomeni (non sentite già il tunzatunzatunza?). E’ il primo giorno di scuola (Ma dai? In TUTTE le ficcyne sulla Next Generation che ho letto l’incipit è sempre e invariabilmente collocato al primo giorno di scuola. Fantasia portami via).

La nostra amica decide di farsi una doccia, e grazie al cielo, perché da puzzona non l’avremmo neppure presa in considerazione. E poi, mi dispiace per voi, ma ci dobbiamo sorbire tutto il rituale della vestizione:

Quando vi uscì spazzolò i capelli buccolosi (non vi fa un po’ senso?) e rossi, mise la divisa scolastica e il distintivo da Caposcuola e poi si truccò con un filo di matita un po’ di mascara e un lip gloss alla frutta che inevitabilmente accentuava le sue labbra già rosse, ereditate dalla mamma. (I’m too sexy for my shirt…).

Compagni giacobini, tutti insieme: E AR POPOLO?

Dopo i preparativi di cui non potevamo proprio fare a meno, Rose, da quella gran donna delicata che è, decide di dedicarsi alla sua attività preferita.

Non è quello che pensate, tranquilli. Semplicemente si reca in camera del fratello per svegliarlo con tanto affetto, che manifesta nella fattispecie con una secchiata d’acqua gelida.

Simpatica, non c’è che dire.

 

Adesso facciamo un giochino divertente.

Prendete un bel respiro… fffffatto?

Ok, beccatevi questa:

Entrò silenziosamente in una stanza, questa era completamente all’oscuro poteva vedersi qualche spiraglio di luce dalla porta semiaperta, all’interno vi erano una serie di libri gettati in un angolo su di una scrivania, piume e boccette di inchiostro erano sparse per tutta la camera all’interno dominavano i colori caldi che variavano dall’oro al rosso con poster dei Cannoni di Chudley a sfondo arancione per tutta la camera e su un letto a baldacchino una grande sciarpa Grifondoro appuntata con due spilli.

Fatta questa, pure la scalata delle cime del Nepal senza ossigeno vi sembrerà una passeggiata.

 

Ovviamente, i dialoghi sono in stile copione.

Ovviamente, nessuno si degna di dare nessuna spiegazione in merito.

Ovviamente, ad un certo punto spuntano una serie di punti di domanda per indicare che ancora non si sa chi sia colui o colei che pronuncia quelle parole.

Proprio così:

Hugo:Oh miseriaccia Rose sei una stronza!!!

???:Hugo Arthur Weasley!!!

Ma che diavolo di bisogno c’è di fare un tal caos? Siamo forse a teatro? C’è forse un ometto seduto su una sedia da picnic con l’aria sfatta e un cappellino da baseball in testa che vi bercia di metterci più sentimento?

NO! Quindi, mi dispiace: niente Spielberg, niente copione.

 

Dopo un simpatico siparietto a cui partecipa anche mamma Hermione, che cazzia a dovere i due pargoli, la scenetta si sposta in cucina.

Sta scritto infatti (no, non cito le Scritture, grazie al Cielo):

Rose afferrò due fette di pane tostato ancora caldi(hanno improvvisamente subito un cambio di sesso) li mise nel suo piatto e si versò un succo di frutta all’albicocca in un bicchiere di vetro (vetro, plastica o carta, basta che sia riciclabile), poi diede un bacio al uomo (elle e apostrofo non pervenuti)che sedeva a capotavola.

Che altri non è se non il signor Ronald Weasley, il quale, l’autrice ci informa, ha concepito Rose durante il settimo anno di scuola.

Esattamente in quale dei tanti momenti di intimità trascorsi con Hermione sotto una tenda nei boschi, con Harry nella brandina a fianco, durante la ricerca degli Horcrux?

Ah, ma siamo in AU. Ok.

Ehm…  Dov’è che è scritto?

 

Ci informano che Rose nel frattempo sorseggia falsamente il suo succo.

Parte la musichina: tutti in fila per tre che si fa il ballo di gruppo!

Vero, che c’era il succo

Falso che l’ho bevuto

Falso, ho fatto un rutto

Vero, non l’ho finito…

 Hugo scende dabbasso. Manfrina su come abbia ereditato occhi dal padre, capelli dalla madre, ascelle da entrambi e alluce valgo da zio Tore . Penosa scena che descrive come il pargolo si ingozzi di salsiccia. Finalmente la famigliola si decide a salire in macchina e andar fuori dalle ball… alla stazione di King’s Cross, dove incontra i Potter. Ora, attenzione. In relazione a tal famiglia si dice che Rose  aveva sopportato per tanti anni e che rendeva meno dispiacevole solo l’adorata zia Ginny.

A parte il “dispiacevole”, che non si sa da dove sia venuto fuori, che cosa ne deducete? Che Rose non sta volentieri in compagnia dello zio e dei cugini, e che l’unica a salvarsi è zia Ginny.

SBAGLIATOOOOO! Perché due righe (DUE!) più sotto si racconta della grande amicizia che lega la ragazza al cugino Albus.

Ora.

O Rose è bipolare, o qui c’è qualcosa che non va.

Dopo qualche delirante riga (leggere per credere, non posso mica citare tutto, che poi mi arrivano i Finanzieri, la Polizia, i Carabinieri, la Croce Rossa e le Guardie Svizzere in casa, per Giove!)Rose, chiacchierando col cugino, gli chiede conto della sua vita sessuale durante la sua vacanza a Sharm e Shake, (ma i cazzacci suoi…?) che mi informano essere due bellissime cittadine egiziane dove la gente ama rifarsi l’immagine e bere frullati.

Vabbè, faceva schifo, ma capitemi! Sharm e Shake! Rabbrividisco.

Segue interessante discussione: perché Rose è un po’ come la Sora Camilla, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia? Albus ipotizza che la cugina incuta timore all’altro sesso. Son tutte balle, l’amara verità è che in realtà Rose è un uomo.

No, scherzavo.

Entra nello scompartimento un ragazzo la cui descrizione è tutto un programma:

biondo cono(“fragola e pistacchio da due euro, per favore” ) gli occhi verde oscuro (come il Cavaliere Oscuro o il Signore Oscuro?) quasi grigio del dire Cangianti o Smeraldini(???)

Chi è il misterioso? Dai che lo sapete.

… Ma si che è Scorpius! *O* Visto? Ci siete arrivati da soli. Siete talmente bravini che vi lascio un ultimo piccolo regalo:

Eterna sopportazione per loro da quando la guerra era finita non esisteva ne amicizia ne odio per loro non esisteva nulla tranne che quel saluto innocuo…innocuo solo all’apparenza…

Due virgole in più non ci sarebbero state male, eh. Pure due accenti sui né.

 

Noticina dell’autrice:

Mi scuso con chi voleva leggere le mia Fa fiction su Harry e Ginny ma purtroppo sto avendo poco tempo per quella nella mia testa e penso che con l’arrivare del Natale mi riuscirà qualcosa questa riuesco a pensarla anche durante la sucola è particolarmente facile scriverla visto che non ce ne sono molto su questi penrsonaggi!!!

“A Natale puoooooooi fare quello che non puoi fare maaaaaaai…”

… Il correttore automatico di Word sta impazzendo. E’ meglio che vi saluti.

 

Ringrazio Chris, Ire e Odiolarow  per la betatura. Vi lovvo! ❤

 

Harmony a Hogwards, Capitolo Secondo

Questa recensione può essere seguita in onde medie su RadioFastidious e con i sottotitoli alla pagina 777. Trattasi di recensione con contenuti espliciti, poco adatti ad un pubblico minorenne. Come si dice dalle mie parti, fatevene in conto.

 

Riassunto della puntata precedente: Una nuova, fighissima Sue stimola le voglie dell’esimio Snape, più OOC di un piccolo orsetto del cuore che si dedica al traffico internazionale d’organi. Si scopre poi che il suddetto Snape ama nascondersi nel buio (corre, corre, è Batman Baaaaatman) e palpeggiare il sedere alla nostra protagonista. I due si scambiano un bacio appassionato, dopodiché la Sue scappa.

Link alla puntata odierna: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=211068&i=1

 

La nostra fanciulla si ritira nelle sue stanze, in preda ad un conflitto interiore senza pari:

Sentivo due parti emergere dentro di me, l’una l’opposto dell’altra.[Lilian è una trans.]

Una mi diceva di andarmene, di finire questo gioco che mi avrebbe solo fatto del male; l’altra desiderava continuare, andare fino in fondo, fino a sentire il piacere che mi avrebbe fatto conoscere quel mondo di malizia…

Malizia, profumo d’intesa!

La nostra figherrima protagonista non sa che fare: è maggiorenne, vaccinata, ma rimane una studentessa di Hogwarst (sic!). La poverina è piuttosto confusa, e continua a porsi il dubbio amletico ( e intelligentissssssimo): “Ma siamo sicuri che fosse Snape? Non l’ho visto in faccia, dopotutto.”

Ma porca paletta, riflettiamo.

Porno-Lilian si reca nell’ufficio di Snape e gli fa delle esplicite avances facendo palesi le sue sordide intenzioni (e non mi dite che massaggiarsi il petto non è provarci. Almeno avesse avuto il Viks Vaporub, gliel’ avrei tenuta buona).

Lui è visibilmente agitato.

In giorno seguente la guarda come Silvestro guarda Titti il canarino.

Appena se ne va a gironzolare da sola un losco figuro la assalta.

Chi potrà mai essere? No, dico, ragioniamo insieme! Voi avete un’altra idea plausibile? Devo avvertirvi che io non sono stata di sicuro, ho un alibi per quel giorno e quell’ora. E preferisco gli uomini.

Le Sue me le ricordavo più intelligenti.

 

A fugare i dubbi di Lilian è l’incontro successivo, nell’ufficio del professore: ella è imbarazzata, e fissa il pavimento. Tesoro, mi sembra un po’ tardi per imbarazzarsi: ci hai già slinguazzato, con Snape, non vedo come la situazione possa farsi più compromettente. (Si, signori/e, abbiamo appreso che la calda striscia è la lingua. Ringraziamo tutti insieme il nuovo giacobino onorario che ci ha aiutato nel rebus, il mio uomo).

Lilian ha voglia di lui (anzi, per dirla alla Moccia, HVDL). Lui passa in maniera imbarazzante dal tu al lei. Tripudio di virgole a caso. E poi accade questo, che mi ha lasciata più basita di tutto ciò che segue (e ce ne vuole, eh!)

Snape si avvicina sempre più, poggiando come l’ultima volta le sue mani sui bracci della sedia, fino a farmi sentire il suo caldo alito annacquarmi il volto.

I bracci della sedia sono un po’ come i diti nel naso, e il volto annacquato dall’alito caldo mi ha fatto ricordare quel vecchio rimedio che mia nonna utilizzava per farmi passare il raffreddore: viso sopra una pignatta d’acqua bollente e asciugamano in testa. Mai provato? Ve lo consiglio. Una goduria.

Snape la smena tre quarti d’ora con la storia del cazzeggio durante la lezione, e io comincio ad innervosirmi. Lo sappiamo tutti dove vuoi arrivare, Bell’ Antonio, quindi vediamo di muoverci, che ho da fare (Non è vero, ma fa’ tanto fyko).

Ma Snape pare costipato, e non se ne fa nulla. Io comincio a vedere uno spiraglio di luce. Forse il Nc-17 rimarrà una dichiarazione d’intenti non realizzata!

(Lilian, tanto per cambiare, HVDL. Ancora.)

 

E invece no.

Ritiro tutto e mi batto il cilicio sulla schiena.

Lilian decide di infrangere le regole ed esce dalla sua stanza in piena notte. Che mossa assolutamente prevedibile, penso io, e non sono l’unica a pensarla così: la solita ombra di cui sopra la osserva. Solo che stavolta si manifesta: ed è proprio Snape, pelle bianca e lunghi capelli corvini. (E unti, aggiungo io. E naso a becco d’aquila).

Carramba, che sorpresa! E lui dove la porta? No, non ad un raduno di fricchettoni pentiti, e neppure a cogliere le nespole. La porta nel suo ufficio per fare le porcate.

Si, lo so, siete basiti. Ma in qualche modo dovevo dirvelo, e “via il dente, via il dolore”, no?

 

Ora signori/e, dovrei porvi una domanda. Non vi imbarazzate, per favore.

Sono solo io che quando vado a dormire adotto delle mise assolutamente terrificanti? Tipo pigiama con scritta imbarazzante del tipo “You are so… Chick!” e il disegno di una gallina, pantofole di Paperina e crema da notte sul muso per idratare la pelle e prevenire le rughe? Si, lo so, io non sono esattamente un bel bocconcino (diciamo pure che sono cessa), ma anche se fossi una bel pezzo di figliuola dubito che mi abbiglierei come tale Lilian per una sana notte di riposo. A meno che una non abbia in mente il celeberrimo sport del fiki-fiki… Solo allora, forse, indosserebbe una corta camicetta da notte di seta, color verde smeraldo e con una larga scollatura. Ma i gusti sono gusti, e non si discutono. E le Sue sono Sue, non si sindacano. Andiamo avanti, che qua si fa tardi e non siamo ancora arrivati al punto.

Snape, da Batman che era, diventa in un batter d’occhio il cugino primo del Conte Dracula, avido di saziare le sue voglie, ecc ecc. Lilian si avvicina, i loro occhi si incrociano, pathos incredibile, ormoni a mille e frase che non sono sicura di aver compreso:

(…) ma soprattutto sembrava piacergli la mia mano strusciargli invogliata in petto.

Una mano invogliata? Che sarà mai? A me viene in mente un sofficino che va su e giù sulla camicia… Si apre il televoto, al primo che risponderà in modo plausibile in regalo un set di tergicristalli nuovi e una camicia da notte uguale a quella di Lilian.

 

Allora, siete pronti? Siete saliti tutti in corriera? Devo fare l’appello? Dai, veloci, che dobbiamo andare alla Fiera del Pornosoft. Se poi ci avanza tempo vi porto anche a fare un giretto a Fiabilandia, contenti? E non vi azzardate a cantare “Se succede un incidente muore solo il conducente”, che dopo ci lascia tutti in autogrill come l’ultima volta.

Partiti!

A destra osservate mani che afferrano ai fianchi e voglia che cresce. A sinistra potete vedere  mani che passano sul seno e poi sul collo e fiato ansimante. A destra, ora, abbiamo mani che vanno in basso, poi in alto, poi in qua, poi in là… Ahò, autista, piano, che non ci sto più dietro! Vogliamo lasciarlo respirare ‘sto povero uomo?

Ora potete ammirare le vere attrazioni turistiche:

 

Genialata n. 1.

Mentre lentamente scivolavo in quell’eccitamento solenne

Lo voglio anch’io un eccitamento solenne! Come sarà? Immagino mezzosoprani che intonano un’aria in si bemolle e campane che suonano.

 

Genialata n. 2.

mi lasciai andare tra le sue forti braccia, soppesando tutta me stessa su di lui

Magari non soppesando, ma appoggiando. Che c’è una sottile ma fondamentale differenza, eh.

 

Genialata, n. 3.

con un piccolo tocco, quasi innocente, sfiorò la mia lei

La sua… LEI??? Ma dico, nemmeno mia nonna (quella di prima, del rimedio dell’acqua calda), che ha ottantadue anni ed è molto morigerata saprebbe creare una siffatta espressione! Al massimo direbbe “laggiù”, oppure “dove non batte il sole”.

 

Genialata, n. 4 (quel che c’è in mezzo ve lo risparmio, sono troppo frigida per capirne la poesia):

facendo uscire fuori da me un’acqua piena di fervore

Questa è ancora meglio di “lacrimava di donna”! Giacobbini, il vostro cuore non esulta col mio?

Ma perchè l’eccitazione femminile deve sempre sembrare un’esperienza pari ad un autolavaggio a gettoni, ad una cascata dei laghi di Plitvice, ad un gavettone? Perché? Rispondetemi, esigo una risposta!

 

E dopo ciò, amici, vi saluto. Parto. Vado a cercare la mia Lei.

 

 

 

 

 

 

 

 

Harmony a Hogwarts – Prima parte

Da quando le Mary Sue sono diventate una piaga comune nel mondo della scrittura amatoriale ne abbiamo viste veramente di tutti i colori, e non metaforicamente: more, bionde, rosse, alte, piccine, ma tutte, incredibilmente, dotate di seni sodi, chiappe di marmo e curve al posto giusto (manco fossimo all’autodromo di Imola).

Quella che oggi e in una serie di puntate successive vi propongo per ora non pare avere feeeeeeenomenaaaaaali poteeeeeeri coooosmici, ma in compenso è in grado di introdurre ai piaceri della carne anche un professionale, retto (non l’intestino), cinico e piacevolmente sadico docente quale il professor Snape.

Signori, signore, dobbiamo rassegnarci a questo triste fatto. Una Mary Sue può volare senza scopa, cambiare il colore degli occhi e sedurre l’algido Snape.

Fermi tutti.

Ci deve essere un errore.

Possibile? Snape illibato (forse), Snape totalmente devoto a Lily, Snape così perfido e severo, eppure coraggioso e incorruttibile… Siamo dunque allo sbaraglio, dobbiamo arrenderci alla mancanza di punti fermi, di certezze? Dobbiamo dedurne che la mamma non è sempre la mamma, che chi va con lo zoppo non impara a zoppicare e che la lana a novanta gradi non si restringe?

Non è ancora detta l’ultima parola, miei valorosi amici. Seguitemi, e vedrete che non ci sarà nulla da temere, perché il Bene trionferà, come sempre.

Dlindlon. Comunicazione di servizio. L’utenza è informata che la storia è classificata come NC-17. Preghiamo gli amici minorenni di allontanarsi dallo schermo, o esso li fagociterà. Dlindlon.

 

Potete trovare qui una cronaca fedele dell’accaduto: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=196450.

 

Lilian è una bellissima, sensualissima, provocantissima studentessa (insomma, l’ennesima Sue) che durante l’ora di Pozioni ha la brillante idea di farsi i casi suoi (possiamo dedurre che sia toppo intelligente per ascoltare la lezione, oltre al fatto che dichiaratamente odia Snape. Ricordatevi questo particolare, lei lo odia). Snape la guarda come per incenerirla e la rimprovera aspramente. Ecco. Fissate questo momento nella memoria, perché sarà l’unico, e dico, l’unico momento in cui tale personaggio sarà IC.

Non sia mai! “Ma è il mio compleaaaaaaaannnnooooooo!”, frigna mentalmente la gattamorta, che ne compie diciotto, giusto per aggirare il regolamento che vieta rapporti espliciti fra professori e alunni minorenni. E che, come se non bastasse, ha la fantastica idea di replicare, giusto per sottolineare che LEI è fyka e anticonformista e non si fa problemi a rispondere male all’intero corpo docente.

Snape, come ci si aspettava, si altera e le assegna una punizione non meglio definita: “Dopo cena, nel mio ufficio. Subito dopo il banchetto, bella topolona”.

No, spè, questo l’ho aggiunto io, ma nel contesto non avrebbe stonato.

 

La fighissima Lilian (spero che il nome almeno sia preso a caso, non potrei sopportare una versione porno della mia dolce Lily) si reca dunque in serata all’ufficio di Snape:

Dopo questione di attimi la mia mano prese il sopravvento e due tocchi esplosero dalla porta.

Hem, si. Il fatto che la mano prenda il sopravvento mi inquieta non poco, dato che ciò sembra preludere uno sviluppo torbido della vicenda. I tocchi sono bombe a mano, ve lo rammento, e questo amore è una camera a gas.

Snape, che nel frattempo si è trasformato in Gola Profonda, la invita sensualmente ad accomodarsi. Nell’ufficio, eh, per i doppi sensi andremo alla pari dopo.

Indossavo la solita orrenda uniforme della scuola, ma era sbottonata con sotto una maglietta scollata e aderente, in modo da mettere in mostra le mie forme, e avevo mossi capelli rossi che precipitavano fino ai miei seni alti e prorompenti.

Seno alto, seno bluuuuuuu….

Snape  ammira tutto quel ben di Dio in maniera assolutamente sconveniente (almeno per noi zitelle sessualmente insoddisfatte), “Mioddddio-Quanto-Sono-Sgnacchera” se ne accorge, e mentalmente ne gode.

Eh, già. Anch’io se un professore con naso adunco e i capelli unticci mi guardasse nella scollatura sarei felice e realizzata come dopo una gita all’Italia in Miniatura. Ma tant’è.

E poi, ricordiamoci ciò che abbiamo detto prima: LEI lo odia. E notoriamente se si odia qualcuno si cerca di portarselo a letto. Non l’avete mai fatto? Allora siete delle vecchie e frigide zitelle represse, (anche se siete uomini, beninteso) proprio come me, che personalmente credo che l’introspezione psicologica di questa ficcyna sia più o meno quella di un fumetto di Tiramolla. Ma torniamo alla storia.

 

Troviamo ora un dialogo surreale fra alunna e insegnante, durante il quale la bella manza prende ad accavallare le gambe e a fare altre mossette equivoche, di cui abbiamo una diapositiva:

la mia mano che si massaggiava innocentemente in petto, nelle vicinanze del mio seno caldo e pungente.

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia…

A Snape sta per venire un coccolone, non ce la fa più. E noi lo capiamo, povera stella, non è facile resistere ai tentacoli di una Sue arrapata.

Avevo paura! Paura che da un momento all’altro la mia voglia di giocare maliziosamente avesse causato la mia fine.

A casa mia la chiamiamo “troieggio”, comunque… Che cosa teme la nostra sgnaccherona? Che il prof le salti addosso? Ma non è quello che vuole? Oppure teme che la punisca ulteriormente? Ma soprattutto: Che senso ha questa frase? Che senso ha tutto questo?

Pare che il momento solenne sia giunto: Snape si avvicina, la Sue freme, Snape la blocca, la Sue protende le sue labbrone canottose,  Snape si avvicina… E poi si allontana. Sarà rinsavito? Avrà sentito al vocina della sua coscienza, modello Grillo Parlante? Avrà sentito la puzza di fiori, garofano e cannella che la Sue sprigiona? No, signori. Vuole semplicemente conservare il bocconcino per la sera seguente.

 

Il giorno dopo, a lezione e, successivamente, a pranzo, Snape non fa altro che fissare la cara ragazza, che a un certo punto ne ha piene le tasche e se ne va a passeggiare per i corridoi del secondo piano. Tutta sola. Furbissssssssima. Mi ricorda tanto le protagoniste dei film horror, che si cacciano sempre in un pasticcio andando ad aprire porte che non devono essere aperte, saltellando per i boschi dove si aggirano serial killer e trovandosi casualmente a cogliere violette nei pressi del castello del conte Vlad a mezzanotte. Delle complete deficienti, insomma.

OVVIAMENTE un’ombra la insegue e, al momento più opportuno, la abbranca. (Che vi avevo detto?)

Noi, che pure siamo arguti come un intero stormo di quaglie, non ci mettiamo molto a fare due più due e a capire chi sia il losco figuro. Ma la Sue no. Ella si crogiola nel dubbio. “Chi sarà mai che mi palpa il sederino? Di chi sarà mai questa voce così calda e sensuale che mi parla all’orecchio? Sarà forse il salumiere? Il tecnico della caldaia? Il metalmeccanico dell’angolo?”

Finchè, la rivelazione: “Sarà mica Snape?”

 

E qui il dubbio mi ha assalita.

Passi la voce calda e suadente (magari aveva una laringite). Passi la punizione nell’ufficio (anche miss Umbridge puniva gli studenti nelle proprie stanze). Passino anche le occhiate furtive a lezione (magari è stato colto da uno spasmo nervoso).

Ma l’inseguimento per i corridoi con annesso tentativo di stupro, no. Possibile che il nostro Snape si comporti in questo assurdo modo? E dire che l’OOC non è segnalato! Qui c’è qualcosa che non va.

 

Poi però ho pensato… fermi tutti, ma questo non è Snape. Infatti! Non è lui! Questo è il fantastico, il mitico, l’unico…

L’UOMO OMBRA!

Tattatà-tatatatà-tatàààà!

Ah, beh. Allora non ci son problemi.

Visto, amici? Anche per oggi il Canon è salvo.

 

Vi concedo qualche secondo per tirare un sospiro di sollievo e asciugarvi il sudore dopo questo attimo di suspance.

 

Ma non vi rilassate troppo: sta per arrivare il bello. Non posso non citare, qui, perché il momento è assolutamente catartico: Snape/Cavaliere Mascherato e la Sue si scambiano un appassionato bacio, a seguito del quale, fra lingue danzanti e mani palpeggianti, avviene ciò:

La sua calda striscia l’apprendevo fremere nella mia mentre le sue grandi mani mi accarezzavano il corpo…

Ormai è assodato che Snape “versione ficcyna” abbia dei badili al posto delle mani. Ma… La calda striscia? Cos’è, quella che si usa per fare la ceretta? Quella della carta moschicida? Si accettano scommesse.

E dopo tre quarti d’ora di slinguazzamenti la Sue pensa bene di scappare. Complimenti per il tempismo.

 

Fine primo tempo, signori. A risentirci dopo la pubblicità-tà-tà-tà-tà.

 

Ringrazio Half- Blood Rose per il titolo di questa recensione e per la preziosa segnalazione, e Odiolarow per il betaggio.

Tutti al mare

Miei stimatissimi montagnardi, inverno declina e, almeno dalle mie parti, un sole più carezzevole e la brezza primaverile già addolciscono le giornate. Le nevi si sciolgono, i fiori sbocciano, le ghigliottine si ricoprono d’edera, le Mary Sue entrano in calore e tutto il resto.
Se anche voi vi sentite rinfrancati dal cambiamento di clima, che ne dite di salire tutti sul nostro bus privato (quello con “La révolution est la guerre de la liberté contre ses ennemis” dipinto a lettere argentee sulla fiancata) e andare a fare una bella gita… che so, al mare?
Conduce ♠ † Gita Al Mare † ♠ di Nemia:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=203240&i=1-
Coordinate spaziali: ci troviamo all’interno del fandom dell’agenda ammazzakattivi meglio nota, in un Engrish approssimativo, come Death Note.
Esordisce Mello, biondino puffettoloso che si dice incredulo: possibile che l’intera Wammy’s House si trovi su un pullman diretto in spiaggia (ma che spiaggia, poi)?
Er… no.
Matt gioca al Gameboy per ore filate; Mello si domanda d’improvviso dove sia Near, per poi rendersi conto che gli è seduto di fronte (s’è fatto orbo) ed è intento a comporre e disfare puzzle con la rapidità di un marine che smonta e rimonta il fucile (“Questo è il mio puzzle; ce ne sono tanti come lui, ma questo è il m…” *cough*).
Ma il nerd maliziosamente ridacchia; Mello lo mena, in barba alla quiete e al povero Roger che si sarà senz’altro raccomandato di non strillare e di non lasciare chewing-gum appiccicate sotto i sedili.
_ Stronzo! _ sibilò sottovoce, fulminandolo con lo sguardo.
Prima di partire, i nostri devono aver fatto un salto in osteria. Oppure in un autogrill estremamente malfamato.
Mello, quasi fosse stato sorpreso a commettere un crimine, di qui in poi è inquieto e in profonda crisi ormonale.
_ Matt, ce l’hai un fottutissimo cd da ascoltare?! _
Amico cioccolatomane, fossi in Roger mi munirei di acqua e sapone per dare una vigorosa strigliata alla tua cavità orale. Hai trascorso il weekend con tre scaricatori di porto nerboruti?
Matt ha con sé un lettore mp3 con sopra le canzoni dei Nirvana. Mello glielo sottrae, nella vana speranza di sedarsi.
Il pulmino, dopo un tempo che al biondo appare infinito, si ferma; le portiere si spalancano (per un momento avrei sperato che no). Mello salta fuori, trascinandosi dietro con veemenza il povero e inerme Matt.
Roger è – a ragione – piuttosto preoccupato.
L’azione viene paradossalmente e immediatamente proiettata nell’albergo:
Ma sembrava avere solo stanze..
WUT? Nevermind, dal momento che ignoriamo che albergo sia e dove si trovi, propongo d’ora in poi di designarlo come ‘Overlook Hotel’.
Mello si domanda se l’Overlook abbia cucine (non ho idea del perché, forse cerca qualcuno con lo shining). A conti fatti non ve ne sono, si cena in un ristorante distinto.
Boh.
Roger espone un discorso sul perché i pargoli si trovino presso l’Overlook… che a noi non è dato ascoltare, perché a Mello non interessa. A me interessa molto, invece, specie alla luce dell’inspiegabilità della cosa.
Tuttavia Mello ha altre priorità, tipo il guardare Near e arrossire. Cose indispensabili ai fini della trama.
La stanza assegnatagli ha l’aspetto di una suite dell’Hilton, peccato abbia un solo letto, e matrimoniale.
Niente panico, amici ghigliottinari. Possiamo sempre sperare che dorma con una tavoletta di cioccolato a grandezza umana.
O forse no.
_ TU?!!? _ gridò stupefatto.

Near si arrotolò una ciocca di capelli attorno all’indice, stordito.
…ecco, no.
Suvvia, aveva giudicato Roger un po’ rimbambito dall’età, ma.. arrivare a mettere LUI in camera con NEAR era pura follia!!
Con tutto il rispetto che provo per il povero Roger, temo di dover sottoscrivere in pieno.
O meglio, potrei capire se su due letti separati, ma un letto matrimoniale, magari a forma di cuore, denota un certo sadismo. Cattivo, Roger.
Mello dà in ovvie escandescenze, mentre le guance di Near si tingono di rosa bubblegum.
Quanto a me, ho la nausea.
Matt ridacchia (spero stavolta non si becchi un manrovescio in pieno volto), Mello strilla, e in tutta risposta il nerd gli alita in faccia.
Il mio disgusto cresce, ma c’è da dire che non riesco a comprendere le ragioni del gesto.
_ Ma si può sapere quando hai fumato che fino a poco fa eravamo sul pulmino? _
Se parliamo dei tempi della Wammy’s, possibile che Matt fumi come un ottomano, e soprattutto che ciò gli venga permesso?
La Wammy’s House è divenuta un centro sociale.
Matt frugò nelle tasche, recuperando un pacchetto di Lucky Strike.
_ Ma sei rincoglionito?! C’è Near qui accanto! Potrebbe riferirlo a Roger _
Ma sì, ma suvvia, una bella canna e poi tutti di corsa al Transpub, che è serata di cabaret e lap dancing con L e Raito ignudi che dimenano il posteriore.
Roger è ormai il pusher ufficiale della Casa. Il vecchio cannaiolo de noantri, insomma.
Matt è infastidito: lui vuol fumare, che diamine. Raccomanda inoltre a Mello di non seccare Near, ma Mello vuol solo batterlo (quelle ambiguité), null’altro.
_ Vedi di non fottertelo, più che altro _
ROGER! Niente osteria per una settimana per questi soggetti. E niente più canne.
Mello arrossisce (ancora? Devo ricorrere al conteggio parole?), subito dopo esclama di non esser gay. Uh. Er. Matt dice di non aver mai pensato di “dargli del gay" (OMGWUT?). No, perché lo considera più come una ragazza.
Devo chiedervi di tenermi per il mantello, o presto questo sbarbatello si ritroverà coi più begli occhi pesti della sua vita.
Fortuna che ci pensa Mello, che subito s’avventa su Matt e inizia a strillare, palesemente sull’orlo dell’isterismo.
Il rosso stupisce.
RISPONDI CAZZO!
Mello, se ti mostri in sindrome premestruale è naturale che la gente si faccia idee strane, sai. Matt è poco convinto.
_ Hai detto che me lo fai vedere, no? _ insistette l’altro.
Tenermi per il mantello temo non basti, meglio che proviate a fermare il sortilegio che ho appena intessuto ai suoi danni. Mello si fa color porpora (l’unica cosa che i personaggi di questa funsfycscions sappiano fare, in effetti), e ciò diverte il rossino.
Quando si arriverà al ‘rossetto’ fatemi sapere, fremo dal desiderio di vedere Matt marcato Maybelline New York.
Il simpatico alterco prosegue, la nostra pazienza si logora, Mello promette di farsi vedere in costume da bagno.
UARGH, posso dirlo?
E Matt sembrava.. arrapato da lui.
Tutto ciò mi ricorda l’accoppiamento delle coccinelle d’un famigerato spot, ora fortunatamente mutato.
Mi auguro Ozzy si sollevi dal torpore e smetta di scrivere lettere d’amore a una catina secsi, il peggio ha ancora da venire.
Ecco, Mello bello s’introduce nel gabinetto della suite e…
_ E’ microscopico! Rischiamo di finire nel cesso mentre facciamo la doccia! _
Ozzy, QUA!
Desidero sapere di qualcuno che sia precipitato dalla doccia al water, ad ogni modo. Quanto alla prima esclamazione, preferisco ignorarla.
Mello intende andare a recriminare da Roger (il poveretto sembra la causa di ogni male terreno e ultraterreno). Near lo trattiene saggiamente.
Mello piagnucola, lacrima (L gli ha insegnato bene il mestiere), si domanda se si trovino lì per fare ricerche (azzarderei perché Roger ha fumato un po’ troppo) su flora e fauna (e Serenella) locali, manco avessero sei anni e frequentassero una scuola statale. Sente poi il bisogno di masticar cioccolata. Peccato le sue barrette non le abbia lui bensì…
…orsù, lo sapete. Matt.
La cioccolata, la sua cioccolata.. ce l’aveva quel fumatore allupato!!
*Yawn* che emozione.
Near con un sorrisetto fa insinuazioni riguardo alla dipendenza di Mello dal dolce. Mello, in risposta, gli prende a calci il puzzle (come Lucy con Schroeder).
La faccenda si fa veri angsti, fortuna che compare Roger il quale, naturalmente, è costretto a fornire spiegazioni sull’assegnazione dei posti a dormire dei due.
Voleva farli trombare socializzare, a quanto pare. Roger, l’ineccepibile pedagogista del nuovo millennio.
Ma non badiamogli, l’escursione è alle porte e Mello deve metter su un bel costume nero. Per questa ragione si reca in bagno, e tutto filerebbe liscio se non fosse che a metà dell’operazione Near gli cade addosso dalla tendina della doccia.
Cos’è, una statua di cera? La doccia non ha uno straccio d’antiscivolo?
Near pensa bene di menare una ginocchiata sui gioielli di famiglia di Mello, che ulula e si copre con le mani la parte lesa, senza curarsi di avere ancora l’altro spalmato sopra.
E finendo per toccargli il sedere.
Desidero che NON mi chiediate cosa vi sia di eccitante in tutto ciò. Certo non è roba che leggerei prima di andare a dormire.
Mello scaraventa Near nel cubicolo doccia, per poi fuggire da quel dannato buco chiamato erroneamente con l’epiteto “bagno”.
L’epiteto, come in Omero. Il bagno è quello della famigerata stanza 237.
Vieni a giocare con noi, Mello.
Per sempre.
Per sempre.
Mello si rende conto d’essersi eccitato, e la cosa sconvolge lui e noi con lui.
Anche quel COSO poteva sbagliarsi no?
Il suo membro è dotato di facoltà intellettuali. Chissà se gli parla come una Whirlpool, “salve, sono il tuo arnese; scegli un programma…” Lo sconvolgimento del lettore cede il passo all’angoscia.
Il poveretto dalla verga intelligente è alla disperata ricerca di qualcosa da indossare sopra il costume. Opta infine per un allegro paio di pantaloni al cui riguardo Matt si pronunciò così:
“Ti fanno proprio un bel culetto, sai?”
Io e te tre metri sopra l’osteria.
Mello sbircia Near in costume e lo trova un gran porco gracile. Non che alla Wammy’s si siano viste molte creature paffute (L in primis). Indi ascolta ‘Rape me’ dei Nirvana… e pensa a Matt.
Ma che cacchio di canzone era andato a sentire?!
Una buona domanda.
Rape me..
..
“stuprami”?

Bravo Mello, ti sei risparmiato l’edizione completa di English I can. The brain is on the table, ad ogni modo, ricorda.
Mello non sa bene perché pensi a Matt, che certo non è un potenziale stupratore (Mello, leggi Transpub e poi se ne riparla). Forse per via del teatrino precedente?
Parli del nerd, spunta il crine porporino: Matt il Rosso (sa tanto di guerriero goto) si palesa all’orizzonte.
_ Ascolto la tua musica di merda _

Matt lo guardò sollevando le sopracciglia, sorpreso. _ Cazzo, sono i Nirvana! _
Cazzo, e farei pure bene a rivedere il mio vocabolario, minchia, cazzo, merda!
L’uomo dall’esprit de finesse senza pari fissa lo sguardo sul sedere di Mello il Biondo Efebo. Questi fantastica su una casetta da fiaba dei Grimm, circondata da un lago di cioccolata.
E lui lì nel laghetto a nuotare e leccare quel liquido delizioso..
Sono io che vedo doppi e tripli sensi ovunque, o qui stiamo un po’ a fare gli allusivi?
I nostri vanno infine presso il pullman, Mello ascolta i My Chemical Romance (anacronisticamente) e domanda a Roger della cioccolata. L’uomo è stupito da quanto in fretta il fanciullo abbia consumato le sue scorte.
“No, ce l’ha tutta Matt, ma siccome penso mi stupri a vista preferisco non prenderla”.
BLEURGH! Ozzy!
Fortuna che almeno questo exploit se lo risparmia, preferisce dire a Roger di non averla seco.
A Mello sembra d’intravedere L in spiaggia (no, L, salvati almeno tu! ;_;) e Roger è al rimorchio: parla con una donna con una maglietta rossa indosso.
Dio, un’animatrice no!
Per tutte le zollette di zucchero del pianeta, QUOTO.
L’amica di Roger (spero non del volgo) si chiama Martina. D’accordo, non ci è dato di sapere dove questi poveri infelici si trovino, ma essendo la Wammy’s House in Inghilterra dubito che possano essere in gita sulla riviera adriatica.
Dubito direttamente che possano essere in gita, in verità, ma tacerò.
L’isola d’Elba..
Giunge come un colpo apoplettico la rivelazione spaziale (dell’Apocalisse): siamo sull’isola d’Elba.
O sono tutti in esilio (e visto quanto sono degenerati, in tal caso Roger avrebbe il mio rispetto), o l’erba pipa è cresciuta in piantagioni nel cortile della Wammy’s House. Il pullman è divenuto un mezzo di trasporto dai connotati fantascientifici, paragonabile alla metropolitana.
L’animatrice propone un bel gioco: i ragazzini dovranno raccogliere ogni genere d’oggetto, sassi, conchiglie, rami, unghie di Roger, pedalò, siringhe usate, sangue del buonsenso e pesci uccisi dall’Out of Character per realizzare un museo del mare in miniatura.
Signo’, sono piccoli geni e lei me li tratta come seienni?
A Mello tocca, poveretto, di stare in coppia con Near, e malgrado le contingenze ne vien fuori un bel lavoro (te credo, in coppia con Near… avrà eretto una Tour Eiffel di tappi di bottiglia usati). L’animatrice è ammirata, tanto che ce ne becchiamo persino una descrizione fisica:
Aveva i capelli riccioluti sul rossiccio, raccolti con un’enorme pinza nera a forma di farfalla. Gli occhi erano grandi e castani, il viso gioviale.
Come commentare? Affidiamoci alle parole della stessa:
Wuao..!
Il premio è in cioccolata, il che rallegra il povero Mello che è prossimo alla crisi d’astinenza. A vincere sono Mello e Near, e il bionderello è ben felice di consumare una tavoletta prima che Roger dia a tutti la licenza di gettarsi in acqua.
Anche lui si tuffa, naturale.
Mello lo guardò sorpreso ma non fece in tempo a toccare il fondale con i piedi e rimettersi in piedi che Matt aveva già premuto le labbra sulle sue e lo aveva spinto sott’acqua.
Ritiro il premio ‘Marpione dell’anno’ a Raito e lo concedo a Matt, neo-piovra della laguna. Il povero Mello sta annegando e te credo, Matt magari ha le bombole d’ossigeno sulle spalle, ma 45 minuti sott’acqua senza un minimo di respirazione preliminare possono essere pericolosi.
Il capitolo che segue abbraccia lo stile aya, con mio sommo gaudio et tripudio. I due, per fortuna, vengon fuori dall’acqua e continuano a incrociar labbra e lingue come due moschettieri.
Mello rabbrividì. Per il freddo, ma anche per lo sguardo che aveva l’amico.

Malizioso.
Quasi lacrimo. Di donna, beninteso.
Le effusioni proseguono, e le dita del marpione s’intrufolano nel costume del povero Mello.
Mello sentì il fiato mancare. Vicino a venire .
Lasciatelo dire, Mello, ti ci vuol veramente poco. Ma dimenticavo il setting, nel ficcyworld ogni cosa è perfetta, turgida e soprattutto istantanea.
Finalmente il biondo efebico si divincola e guizza via che manco un’anguilla. Matt, per nostra sciagura, lo riacchiappa.
Le sue dita sul sedere.
Inizio ad annoiarmi, le coreografie non cambiano mai. Mello scappa di nuovo, stavolta se ne corre su per le scale dell’albergo, dove fa un incontro da non credersi con un moro del mistero.
_ L?! _ esclamò Mello dimentico del fatto che fino a qualche minuto prima era stato a rischio stupro.
Per l’ennesima volta, lo ripeto: era reaper. Non raper. English I can, o Magic English in alternativa. I personaggi di Death Note NON sono ossessionati dall’idea di stuprare qualche collega.
Mello è molto angosciato dal pensiero che questa versione vacanziera di L abbia assistito allo spettacolo (mi sembra difficile, anche se continuo a sperare siano tutti su Scherzi a Sparta, e prima o poi Leonida faccia la sua comparsa strillando “QUESTA-E’-UNA CANDID CAMERAAAAAAAAH!”). Il buon vecchio emo Elle, che io mi figuro con indosso un paio di bermuda multicolori decorati a ibiscus e con aspetto simile a Hercule Poirot al mare, gli offre dapprima un lecca lecca (stolti, non quello), poi lo manda a comprar una cioccolata al piano di sotto.
Mello ubbidisce, e sorbisce tranquillo della cioccolata aromatizzata.
Cacchio, era deliziosa..
Matt ricompare all’improvviso, Mello è così. Sempre con perfetta noncuranza e nessuna inibizione, il nerd gli impone un bacio al sapor di cioccolato.
Non era il bacio di uno stupratore impazzito quello.
Ne sono convinta.

Il ventre di Matt pulsa, e la cosa mi preoccupa. Mello si domanda perché non abbia la forza di scansarlo, la noia del lettore degenera in spleen e il coltello da torta al mio fianco luccica invitante (cit.).
Matt, dal canto suo, ha uno sguardo secsi.
Too sexy for his shirt.
Segue contorsionismo:
Matt insinuò una gamba tra le sue e Mello non fece resistenza. Matt lo baciò di nuovo e Mello non fece resistenza. Matt aprì gli occhi per guardarlo e allontanò la bocca dalla sua.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Okay ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da dormire. Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare, e nel finale due volte i saluti! Fatelo bene! Gioca jouer!
Di botto, Mello si ritrova, alle 11 di sera, nel letto che condivide con Near, con indosso un pigiama che non si ricorda d’aver indossato.
Near, il puccycoso della situazione, lo stringe a sé. Aspettate a dire “che tenero orsetto del cuore, ne vorrei uno a casa mia”: ecco che, nel sonno, le dita di Near prendono maggicamente a muoversi da sé…
Boccheggiò mentre si insinuavano nei pantaloni.
Una forma di sonnambulismo altresì desueta.
Si sa che i sonnambuli non vanno svegliati, e con l’esile pretesto Mello esita ad allontanare il tentacolo del bimbo peloso.
Ozzy è al suolo privo di sensi.
Sfilò con imbarazzo la mano del ragazzo dai propri boxer, arrossendo vistosamente.
Mello è un po’ il “tuttimivogliono” della situazione, a quanto pare. Le lotte per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti…
Near inizia a ballare la danza del ventre su Mello. Sempre nel sonno.
Stava.. stava facendo un sogno erotico su di lui?!
Non è che facendone si debba per forza gridare a gran voce o darsi al latinoamericano, eh. Peccato che lo strusciarsi dell’orsetto sortisca un qualche effetto nei profondi recessi del nostro povero amico (davvero gli ci vuol poco):
Stava eccitando anche lui!
Ma ecco che Near grida un gemito, lasciando Mello ai suoi patemi esistenzialistici, alle sue fisime e ai suoi profondi interrogativi riguardo all’aMMore, che si concludono con le braccia del biondo efebico che si avvolgono intorno al collo dell’orsetto peloso.
Io ho paura d’aver preso un’insolazione, ma dopo un paio di decapitazioni starò meglio. Vi saluto e vi esorto ad attendere con ansia il prosieguo dell’escursione che-tutti-voi-avete-sempre-sognato-agitando-le-anche-nel-sonno.

Sette minuti in ambulatorio

Dopo aver portato al Maestro la canonica cassetta di arance (non senza prima avergli tersa la fronte tumefatta con un fazzolettino di pizzo) credevo che nulla avrebbe più potuto condurmi in sala rianimazione.
Evidentemente sbagliavo. Evidentemente la metropolitana mi aveva allontanato troppo dalle venuste pietre del tempio.
Per fortuna che c’è .::Seven Minutes in Heaven::., di Chibi_Cute:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=180674-
Fandom, Agendone Killerone… Death Note, pardon.
Pensa l’autrice ad avvertirci che in questa sua prima ficcy ad ogni capitolo si cambia pairing, quindi se non trovate subito la vostra coppia preferita non smettete di leggere, per carità.
Io continuerò a leggere finché non avrò trovato una Matsuda/petto di pollo. Staremo a vedere…
Ne vedremo di tutti i colori (e per tutti i gusti): pairing yaoi, pairing “normali” (het, suppongo), pairing tra pg di Death Note, pairing tra pg originali, e a questo punto aggiungerei tra Pippo e Topolino, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto e scemo e più scemo.
Per (nostra, s’intende) fortuna la ficcy sarà leggera, ragion per cui i personaggi non si scambieranno altro che casti baci, con gran rammarico dell’autrice.
Commenterei la scelta, ma sono troppo impegnata ad accendere un cero in forma fallica al GoS e a piangere di gioia sulla spalla di Ozzy per far altro. Sapere in anteprima che qualcuno finirà (in buona compagnia, suppongo) chiuso nello sgabuzzino, tuttavia, mi fa presagire il peggio.
Il primo, epocale chappy si chiama ::..Green Mint..::, con tanto di punteggiatura random a profusione.
-Rai-chan,ma quando arrivano??? Dovrebbero essere già qui!-
-Lo so Crim,ma vedi che traffico c’è?-

…Fermate il tram!
Chi sono costoro (presto s’aggiungerà una Ally), dove vivono, quanti anni hanno, cosa fanno nella vita, che genere di rilevanza hanno per la storia?
Magari chiedo troppo. In fondo, era ora che la logica narrativa si prendesse la sospirata vacanza alle Hawaii.
So solo che le auguro di scottarsi.
Pe’ farla corta, pe’ farla breve, abbiamo un gruppo di ragazze di età imprecisata che si sparpaglia per il salone di questa Rai-chan. E’ evidentemente il suo compleanno: le fanno gli auguri, le porgono i regali e tutto il resto.
Il che è di un interesse estremo per il lettore.
Gli ospiti si siedono in circolo attorno alla festeggiata (ho sempre trovato che questa usanza avesse un che di tribale), la quale impone loro di presentarsi. Scatta in piedi una pimpante ragazza che s’avvinghia ad un convitato e lo denuncia come suo fidanzato, parlando, ahimé, in terza persona e chiamando se stessa Misa e il suo uomo Raito.
Prego non urlare.
Raito sfodera un sorriso che fa venire i brividi alle astanti (quello sguardo da pazzo assassino l’ho sempre trovato un po’ inquietante anch’io), poi si scosta, con gesto molto secsi, una ciocca dal volto, finendo col presentare il ragazzo al suo fianco: Ryuuzaki.
Questi dice “hm” (piuttosto IC, lo riconosco).
Questo bel ragazzo (il più bel ragazzo di tutto il mondo *çççççççççççççç* Eru-kun 4ever!!! NdA) si limita a fare un cenno con la testa e a portarsi un pollice alla bocca (qualcuno mi trattenga o gli salto addosso…NdA) [mi offro io].
Cos’è, è nato suo figlio?
Credete sia finita qua? Stolti.
-Io invece sono Matt, e lui è Mello-
Tipo coppia di fatto.
Mello, dal canto suo, addenta una tavoletta di cioccolata e saluta senza entusiasmo alcuno.
Lo comprendo e compatisco.
Crimson e Ally, queste sconosciute, pensano bene di dar via al gioco della serata, vale a dire Seven minutes in Heaven.
Evidentemente il gioco della bottiglia è in ribasso.
Quella esagitata di Misa dichiara di conoscere cotesto giuoco e tenta di illustrarlo ai convitati:
-Allora…. ci sono sette minuti in cui bisogna pregare per andare in paradiso, e se non ci si pente, si muore all’istante per mano di Kira!!!-
Divertente quanto una freddura inglese raccontata da un fenicottero con l’alzheimer.
Macchè, il gioco in realtà consiste in ciò: ci sono due cestini (di vimini?), l’uno contenente delle immagini, l’altro contenente dei colori. Eh? Ah, son tesserini disegnati. Devo supporre che la distribuzione delle tessere (di partito) sia già avvenuta, perché a ciascuno degli invitati toccherà scoprire la propria e chiudersi nel ripostiglio con la persona con la quale avrà formato una coppia (e come dovrebbe stabilirsi, l’associazione immagine/colore?).
Attenzione, amici che ci seguite, non rifatelo a casa. Specie se il ripostiglio è pieno di scope e vasetti di conserve di alghe del giurassico.
Ally pesca il disegno di una foglia, e siccome la foglia è verde le tocca l’invitato col tesserino verde. Bella! Bella minchiata. Chi l’avrà mai il verde?
*Rullo di tamburi*.
Chi sarà mai il fortunato destinato a venir sacrificato sull’altare della patria per compiacere l’esile personaggino di turno?
…Matt!
Poteva andar peggio, lo confesso.
Il nerd tenta invano di non far notare il rossore che si stava lentamente espandendo sulle sue guance.
Temo per lui. Chissà se ha già avuto il morbillo.
-Oddea Rai….mi raccomando non violentarlo, ricordati che poi ci dobbiamo entrare noi là dentro..-
La finezza è di casa, vedo.
Abbiam poco da temere, pare che i due non possano fare “nulla di bello”.
Nulla di bello… tipo? Manette e pelle di leopardo?
Qualcuno chiude i due nello sgabuzzino e inizia a contare (le ore che ci separano dall’Apocalisse, immagino).
La ragazza sente i capelli di Matt sfiorarle la guancia. Ora, o i capelli di Matt sono creature senzienti, semoventi e dotate d’una volontà propria, oppure sono lunghi quanto quelli del GoS; altrimenti, lo sgabuzzino misura quattro centimetri quadri.
Matt si scusa (di non aver ammaestrato bene i capelli, di cosa?), ma cotanta cortesia nasconde, naturalmente, degli intenti marpioni: ecco che la bacia sul collo (alla Nosferatu). Poi confessa che Rai gli piace.
No, ma sul serio?
Dopo un’approfondita conoscenza di trenta secondi ha stabilito che costei – donna d’aspetto e personalità ignote – è capace di risvegliare l’animale sopito in lui?
Matt, meno canne, per cortesia.
Lei balbetta, lui la interrompe con un bacio improvviso ma passionale, ponendole le mani sui fianchi. Rai-chan vorrebbe dir qualcosa, ma tra balbettamenti, bamboleggiamenti e colpetti di tosse (e slinguazzate varie) sembra aver qualche difficoltà.
Rai, non riuscendo ad esprimersi a parole dato il certo imbarazzo che provava (………=çççççççççççç= NdA)[O.o …maccheccos…] andò a baciare nuovamente il ragazzo, lasciandolo alquanto sorpreso
Dopo di ciò, Rai dichiara di ricambiarlo. Volete applaudire?
L’allippamento continua, e capitano cose mai viste:
Matt spostò le sue labbra sul collo di Rai[…]fino a che non si fermò in un punto, iniziando a baciarlo, finchè al posto del suo bacio non comparì un segno rosso.
Costui è il conte Draaaaaaculaaaaaaah, minchia!
I due continuano a smacellarsi fino a che non suggellano il loro amore con un ultimo, intenso bacio. D’accordo i colpi di fulmine, ma gradirei sapere come ci si possa innamorare perdutamente di qualcuno standoci chiuso assieme in uno sgabuzzino (odoroso di muschio, con tutta probabilità, e di pomodori essiccati) per sette minuti.
Misteri degni de Il Grande Fratello.
TOCTOCTOC!!!
Bussano alla porta a quest’ora del mattino; chi sarà mai? Andiamo a vedere…

Questo per fare una dotta citazione. I sette minuti sono terminati, e la nostra pazienza con loro; Rai sfila gli occhialini a Matt e li indossa. Sì, così, random. Prima d’uscire, però, sente un vento caldo sul collo.

E’ scirocco, oppure Matt ha mangiato ‘nduja e cipolle fritte?
Con una voce tremendamente sexy quest’uomo dall’alito micidiale le confessa d’aver trascorso sette minuti in paradiso.
Non provateci col vostro partner, amici da casa, gli esiti potrebbero essere differenti.
La ragazza, con un sorriso malizioso, promette nuove delizie al neomarpione Matt. Non so se a pagamento o meno.
Fuori i due, tale Ally chiama tale Crim(son) a pescare il prossimo tesserino. Quest’ultima ne pesca uno e lo gira (ma perché non guardarlo appena pescato, e soprattutto cosa previene dal comprendere di che tesserino si tratti semplicemente dando un’occhiata all’interno del cestino?).
-Mi è uscito…………………..
Ancora una volta, suspense accentuata da una tribù di puntini di sospensione sfollati (se volete offrire denaro per questa povera punteggiatura colpita dalle alluvioni, mandate un sms).
..::FiNe CaPiToLo 1 ::..
Ci Fa PiAcErE, mOlTo PiAcErE, nE tErReMo CoNtO.
Prima d’attaccare col capitolo secondo, sono rimasta colpita da quest’affermazione:
Si, in effetti la storia è difficile da articolare
No, ma sul serio…?
Il secondo chappy s’intitola ..::Yellow Sun::.. – il che, sì, lascia bene ad intendere che Crimson ha pescato il disegno d’un sole e le toccherà il personaggio che detiene il colore giallo.
Sto tremando.
Ho la fronte imperlata di sudore.
Scoloro.
Mello si alzò
…NNOOOOOOOOOOOOOH!
*Si ricompone*. Orbene. La porta dello sgabuzzino dell’aMMore non fa nemmeno in tempo a chiudersi che Mello sbatte Crimson contro il muro (credo, gridando “SNAP ON IT, WOMAN!”).
Siffatta veemenza non può che preludere a una scena deliziosamente pornosoft: Mello s’impossessa dolcemente (splendido splendente, con un tocco di liquore) delle labbra di Crimson, le morde, le lecca, le affitta a una famiglia di turisti per l’estate e ci pattina sul ghiaccio.
Le ultime due no, d’accordo, però sarebbe potuto accadere.
Alla ragazza serve un poco di tempo per riprendersi dallo shock.
Anche a me, per lustrare assieme ad Ozzy l’ultimo catino rimastomi.
Crim cercava di reimpossessarsi sia del suo orecchio che del suo fiato, e in quel fare Mello prese al volo l’occasione, mordendo più forte l’orecchio della ragazza
Io non capisco bene se si tratti di effusioni oppure di un torneo di lotta libera. Tanto più che la pulzella grida vendetta e prende, con le dita, a torturare il di lui petto.
Spiegatemi voi come, le forze mi abbandonano.
Altre banalità: è una sfida, sì, no, te la sei cercata, no, sì, SBADABAM e tutti contro il muro (giù per terra?). Crimson ha addirittura l’ardire di darsi all’esplorazione della schiena di Mello, in barba alla maglietta inamidata in similpelle che costui indossa (già la sento fare SQUEEEAK SQUEEEAK).
É il festival delle onomatopee, a quanto pare: la porta fa SBAM!!!!!!, i due prendono un colpo e sulla soglia si palesa Misa.
Una volta tanto devo dire che la apprezzo.
(è colpa sua!!!Uccidetela!NdA)(Ma se sei stata tu a farmi aprire la porta???NdMisa)(Infatti!Tu l’hai aperta!Crimson, odia Misa, non me ”’^-^ NdA)
Inserzioni adorabili, per quanto incomprensibili.
Misa si pente d’aver disturbato l’intimità dei due: strilla, invoca l’aiuto di Raito (non so se in quanto Raito o in quanto Kira-divinità) ; gli astanti ridono come matti, Rai e Matt inclusi, al risveglio della belva/Mello dal suo “sonno profondo del ripostiglio”.
Non ho idea di cosa significhi, ma figurarmi Mello che ruggisce (“Rawr I’m a Mello”) muovendosi come Beyoncé non è confortante.
Adesso tocca ad Ally pescare la carta; esito, per il momento, ignoto. Cosa succederà? Che combineranno i convitati, mentre nello sgabuzzino avviene l’indicibile?
Vogliamo saperlo?
No.
Vi saluto, corro a chiudermi nello sgabuzzino col mio coltello da torta più affilato. Chissà che non nasca l’aMMore.

Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

Mozzateste adorati, ve ne prego: abbandonate la ghigliottina sulla quale all’istante presente siete chini, e pazienza se il condannato scalcia e strepita; avete di meglio da fare, e lo sapete.
Non alludo al sudoku bensì alla parte seconda delle maggiche ed intusiasmanti avventure del Maestro: sta per aver luogo il ritorno agli abissi di nera disperazione dei sotterranei dell’Opéra Garnier, ove la seta sbrilluccica, sì, ma soltanto se è firmata Armani.
Se state domandandovi dove si trovi il nostro freak preferito, sappiate che ho il mio bel daffare a tenerlo lontano dalle armi bianche presenti in casa e no, non appartengono ad un licantropo i disperati ululati che state sentendo.
Avevamo lasciato la nostra piccola Sarah Esposito (nome da me affibbiatole per sopperire alla mancanza di un cognome, di una famiglia, di un background, un qualcosa, boh) a casa sua (vale a dire, er… in albergo), estatica in seguito all’incontro con un tale che vagheggiava d’esser Erik, fantasma dell’Opera redivivo (e chiunque affermi il contrario è un vile millantatore).
Ed in questo labirinth dove la notte è cieca, come da titolo random “massì-citiamo-pure-una-frase-del-brano-a-caso-dai-chissenefrega” di chappy, trascorre una settimana prima che la piccina possa rivedere il fantasma, una settimana che sembra non aver mai fine.
So che state augurandovi che il Tempo si dilati ma no, questo non accadrà.
La settimana è trascorsa in astinenza perché all’Opera stanno facendo dei lavori, niente di serio fortunatamente. Lavori. Sì. Certo. Stanno lavorando per noi (leggasi: ricoprendo di punte acuminate il pavimento sottostante la botola sul palco, in modo da assicurare alla pulzella una futura morbida caduta).
S’avvicina Natale e Sarah, per aver l’opportunità di sgattaiolar via, racconta alla mamma d’aver fatto amicizia con una ragazza irlandese e di aver intenzione di andarla a trovare (evidentemente frequenta una scuola specifica per transfughi anglosassoni). Dunque si veste e si reca presso l’Opéra, dove vede i leggeri residui dei lavori appena terminati.
Non solo costoro iniziano a far del restauro in stagione teatrale, ma abbandonano pure intonaco e calcinacci in giro. Immagino le espressioni di sconforto dei poveri abbonati. Tuttavia, sorge un problema: la sala rappresentazioni è chiusa.
Mio GoS!
Che fare, dunque, se non tentare di raggiungere i sotterranei passando attraverso il camerino di Christine? Ma la nostra non conosce la strada né, aggiungerei, può scorrazzare per l’opera come le piace, lavori in corso o no che siano.
Ma no, la strada la Esposito la conosce eccome: mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?
Fermi tutti.
Anzitutto, definire “libro”: un libretto d’opera, la bibbia, le profezie di Nostradamus? Presumendo si tratti del romanzo di Leroux, io non ricordo affatto d’aver letto “per raggiungere il camerino di Christine, salire le scale, percorrere il corridoio, dunque girare a destra; dieci passi dopo l’albero morto, seguire la direzione indicata dal cadavere del marinaio impiccato…” Inoltre, pare che la presunta reincarnazione di Christine in questa S…arah giustifichi le più azzardate reminescenze oltremondane.
Come Sarah possa essere la reincarnazione di Christine proprio mi sfugge, ma questi son dettagli.
Come pure son dettagli se la nostra amica scorrazza liberamente per l’opera sino a giungere al camerino di Christine, attraversando lo specchio come per maggia, per discendere infine lungo una gradinata e giungere presso un lago che ospita una gondola (che peraltro gondola non è) a lei familiare.
Con l’aiuto dell’istinto e delle solite reminescenze oltremondane Sarah perviene al covo del fantasma. Il che presuppone che sia saltata in barca e abbia remato da sé.
Cose che neanche Maciste, Batman e Mandrake messi assieme!
Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.
Il Maestro, da parte sua, è profondamente indignato da una simile maniera di trattare la sua castità forzata.
PuccyErik suona, naturalmente; suona una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
*O*
Il lirismo si spreca. Si scialacqua, oserei dire.
– Salve, emarginato dal mondo! –
“Bella lì, stronza!”
No, su, seriamente: che razza di maniera di salutare sarebbe?
Ma il Maestro non vi bada, è lieto; non riesce a credere che Sarah abbia mantenuto la promessa per palesarsi di fronte a lui come in un sogno, e sfodera un sorriso che avrebbe potuto oscurare il sole.
Esigo sapere che marca di dentifricio usi (Armani, forse?).
In preda alla felicità, Erik quasi dimentica l’esistenza del suo strumento, si fionda sulla fanciulla e la fa volteggiare stringendola in una morsa letale (e siamo al secondo tentativo di stritolamento andato a vuoto).
La morsa in questione è detta letale non perché sia troppo stretta, bensì per altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
La soluzione dell’enigma tanto ovvia non mi sembra, ma che sia chiaro: non voglio sapere niente.
Maestro, vuol smetterla di insozzarmi i catini? Non ne ho riserve infinite, sa.
Il fantasma rimprovera la ragazza per la lunga assenza, ponendo l’accento su quanto abbia penato per una settimana lontano da lei. Certo, dopo una vita facile come quella del Maestro una settimana senza Sue dev’essere un qualcosa d’insostenibile.
Ma la vera novità della giornata sta nel fatto che Sarah vuole portare il fantasma in un posto (detto così sembra il discorso di un adescatore di ragazzini). Dove mai lo condurrà? A Parigi, mon ami, dice lei, che parla come Poirot.
A Parigi Erik ci si trova già, come le fa notare, ma lei è convinta che questi conosca poco la città in cui vive. Il bello è che Erik sottoscrive.
Sottoscrive, capite?
Dopo essere andato a spasso per la ville lumiére non solo nel canon, ma anche nel fanon e a oltranza attraverso i secoli, le dà ragione!
Sarah lo prende sottobraccio e lo porta sino al cancello della grotta (chi? Cosa?); Erik, nel disperato tentativo di salvarsi, obietta che per andare a spasso serve denaro (e quello sarebbe, in effetti, il meno). Sarah ne ha, ha la bellezza di 20 euro!
Dopo un’affermazione del genere persino il Maestro della fyccina (quello autentico è impegnato a cucire bambole voodoo) scoppia a ridere come un matto, offendendo la povera mentecatta. Poi tira fuori la soluzione al problema, che come sempre ha un che di maggico: riconduce Sarah nelle sue stanze, e spalanca un vero e proprio forziere del tesoro colmo di euro.
Maestro! Che ha fatto in tutti questi anni, oltre che scherzi ai cantanti, ha svaligiato il caveau della Banca Centrale? Si fa mica chiamare Arsenio Lupin, adesso?
Sarah giustamente domanda donde venga il denaro, ma il Maestro sorride e non risponde, cosicché lei decide di non volerlo sapere.
Come dovrei chiamarla, associazione a delinquere?
Mentre i nostri sono in barca, Erik rivanga la deliziosa storiella della musica che solo lui può sentire, suonata da un misterioso figuro. Il Maestro è certo che il musicista oscuro non suonerà più, perché gliel’ha detto lei in persona.
Sarah fa cortesemente notare che non d’una lei si tratta ma d’un lui, e viene il sospetto che Erik in tanti anni si sia cibato non di abiti griffati ma delle pagine d’un libro di grammatica. Invece no, Erik ha creduto il misterioso musicista un lui finché non si è tolto la parrucca.
O_o
o_O
O_O
Si tratterà d’un altro trans?
Chi si celava, dunque, sotto la parrucca?
Ma Christine, è ovvio.
D’accordo, Maestro. Va bene, Maestro. Le credo, Maestro. Adesso chiamo dei signori molto disponibili, Maestro, che si prenderanno cura di lei…
Maccheccosadiamine…?
Ritroviamo i nostri alla luce del sole; dopo aver preso la sempreverde e beneamata metropolitana (pressoché l’unico mezzo di trasporto al mondo, stando a questa ff), Sarah sta conducendo Erik al centro di cortile con in mezzo una grande piramide di vetro. Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.
Penetrati nel palazzo del tutto indisturbati e senza che nessuno li abbia notati, i nostri hanno da decidere cosa visionare, visto che Sarah concede appena tre ore di visita al suo febbrile accompagnatore. Bèh, dice questi, per prima cosa s’ha da vedere la Monna Lisa.
Parole che più che di un parigino indigeno sembrerebbero d’uno sprovveduto qualsiasi.
Dopo venti minuti – perché è pazzesca l’immensità di quel posto -, i due arrivano a destinazione e finiscono nella gran calca. Merito, questa, della fama del quadro e del Codice da Vinci, osserva Erik.
Sì, perché lui il Codice da Vinci l’ha letto.
Ora capisco perché si sia ridotto tanto male.
Dopo aver visto la Vergine delle rocce e la Nike alata (chiaramente, viste queste tre è finito il Louvre) ed essersi scambiati allegre smorfie con linguaccia, i due riprendono il tour turistico e se ne vanno, con il consueto ZOOOM of Doom, a Notre Dame.
– Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! –
Che, anche il povero gobbo è ancora in vita? Non ditemi, sta anche lui preparando la cioccolata per una qualche Mary Sue di indicibile provenienza?
Notre Dame è molto bella, dice il fantasma, guardando Sarah invece che la cattedrale.
Se mi trovassi all’interno di Notre Dame, certo l’ultima cosa a cui guarderei sarebbe una Mary Sue insipida e boccoluta, ma il Maestro a quanto pare ha cotto il cervello assieme al ciobar.
Segue scialbo resoconto della visita dei due, al termine della quale tutti in metropolitana e via alla Torre Eiffel, ad attendere i fuochi d’artificio per la vigilia (sì, non ce l’aveva detto nessuno ma è il 25 di dicembre).
Fosse finita qua! Sarah pretende una cenetta a lume di candela in cima alla torre. Mais oui, mon amour, si sente rispondere, con una volce talmente calda da sciogliere il cuore.
Visto che parla come l’ispettore Clouseau, pretendo che entro il termine della fyccie Erik completi il repertorio di luoghi comuni in lingua francese, inclusi “c’est la vie”, “voulez-vous danser avec moi?” e allonsanfandelapatriiiiiie.
Terminata la cena, s’odono i primi botti, così Sarah e Maestro s’affacciano alle grate per vederli fianco a fianco. *O* La donzella ha freddo, perciò Erik la copre con la giacca.
Ora che non le fa più freddo (sic) Sarah può occuparsi di cose più serie; da brava Sue, comincia ad affannarsi, allarmando il fantasma (intimorito, credo, dalla prospettiva di una nuova crisi isterica).
Ciò che preoccupa la piccina è il momento dell’addio, e in particolare a cosa si potrà appellare quando dovrà lasciare Erik (lasciarlo? Ragazza mia, quello campa da un secolo e rotti e tu ti preoccupi di lasciarlo?).
Ai tuoi ricordi, Sarah. Ai tuoi ricordi.
Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti.
Trafugati, devo supporre, alla Trilogy. Certo che è diventato un manolesta, da quando Christine ha dato forfait.
Quanta… passione. Quanto… sentimento.
Quanta… colite spastica.
L’azione si sposta sul giorno della vigilia e del successivo giorno di S. Stefano, dandomi il tempo necessario ad impedire al Maestro di chiudersi nella camera degli specchi. Ricordate l’intrepida mammà? Eccola tornare in azione e annunciare alla preziosa figlioletta che tocca tornare a casa!
Signora, sappia che noi la supportiamo.
Il Maestro le dedicherà una sinfonia e un paio di notturni, per questo.
So bene che state tutti domandandovi il perché del trasferimentosenzasignificato2lavendetta. E’ presto detto: mi sono accorta appena due giorni fa che non è proprio il lavoro che voglio, così ce ne torniamo a Londra!
Una londinese che trova lavora in Francia, sosta in albergo, lavora fino a sera senza che si sappia bene cosa faccia e se ne ritorna a casa sua quando le pare io credo o che abbia stipulato un contratto molto peculiare, o che abbia battuto le strade.
Sarah è affranta: che fare? Ma dir tutto al fantasma, naturalmente!
– Erik? Erik, sei in casa? –
Tutto ciò come se Erik abitasse in una tranquilla villetta di periferia coi battenti in ottone. Il nostro la fa accomodare sul letto (stolti, non con quelle intenzioni – evidentemente mancavano sedie), dove gli viene rivelata la disgrazia imminente.
Erik si altera, ed in maniera talmente terrifica da scadere in una scenata isterica da quattordicenne in pieno ciclo mestruale.
– Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
Minchia!
Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*
Maestro, la prego, la smetta di tentare di strangolarsi col punjab lasso.
Marcanterik si china sul viso di Sarah, avido di carne, all’ultimo momento ci ripensa e le strilla di andarsene.
…fluffose ciabattine rosa anche pour vous, mon joli ami?
Tornata a casa scornata, la piccola ha da sorbirsi non soltanto la ramanzina di mammà, ma anche il suo interrogatorio riguardo a questo fantomatico (*cough*) amico che si è recata a salutare: è solo un amico? E’ carino? Ha gli occhiali?(no, d’accordo, non quest’ultima, ma l’insieme faceva tanto Indovina Chi).
Sarah proprio innamorata non si definirebbe, ma allora come chiamare quei brividi lungo la schiena, tutto quel desiderio inspiegabile (che non è esattamente l’unico elemento inspiegabile della storia)?
Volete davvero saperlo?
Come dite, “no”?
Maestro, non serve che faccia i vocalizzi per esprimere dissenso…
Inspiriamo, espiriamo e andiamo avanti: Sarah torna di corsa all’Opéra Garnier, in un istante eccola già sulle rive del lago, che attraversa in un batter d’occhio (in volo?).
Erik, mancaddirlo, da bravo pirla si fa trovar là, e auspica che Sarah non lo stia cercando per tormentarlo fino alla morte, ora che può morire. Ma perché? E perché prima non poteva?
Sai xché? Eeeehi!
Per farla breve, la nostra viene cacciata in malo modo.
Ma siccome lei è stylish, non intende andarsene via come un uccellino ferito, ma a testa alta! Perciò sfila l’anello e lo depone tra le mani di Erik. Poi, gli si inginocchia di fronte e gli toglie la maschera. Lui, in risposta, le strizza un braccio.
No, non ho idea del perché.
Sarah ha modo di esaminare il volto tumefatto del nostro glorioso Maestro, ma senza esser disgustataterrorizzata, semplicemente innamorata.
*O*
Di più poté l’aMMore!
La terribile ripugnanza fisica del Maestro sembra non farle effetto alcuno, tant’è che lo bacia sulla guancia piagata.
Allontana le labbra dalla veneranda pelle del Maestro, cosalì, che di nuove escoriazioni non se ne sente il bisogno.
Queste labbra disgraziate e profane s’avvicinano all’orecchio di Erik per sussurrargli “io ti amo”.
La colonna sonora di “Via col vento” sta prepotentemente manifestandosi nella mia testa, ma tenterò d’ignorarla.
In lacrime, la nostra se ne va (brava, sciò) congedandosi prima con un “addio”, poi con un “ciao”. Un climax discendente di saluti, ammetterete che è cosa rara.
Il giorno successivo, Sarah Saretta che sparisce in fretta sale sull’aereo (ricordiamo i collegamenti diretti albergo-metropolitana-aeroporto) come un condannato sale sul patibolo. Una hostess sorridente le porge una rosa rossa legata da un nastro nero.
Ebbene, ho da confessarlo: l’ho mandata io tramite Interflora, per ringraziarla del favore concesso all’umanità con la sua dipartita.
Sapendo di doversi affidare ai ricordi, Sarah guarda attraverso il finestrino dell’aereo (che spero si trovi ancora a terra, altrimenti la cosa sarebbe preoccupante) e vede cader la neve.
C’informa dunque che qualcos’altro succederà una settimana dopo il suo ritorno a Londra.
Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.
…E si dovrà raccontare un’altra volta (*cough*).
Ma anche no.
Maestro, si ricomponga e soprattutto metta via lasso, coltelli da torta e arnesi da intrattenimento della piccola sultana: è finita. Per davvero.
Maestro, mi sente…?
Maestro…!