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Dieci anni e non sentirli.

Casa di riposo “La Vispa Teresa”.
Alba.

I primi raggi del sole illuminano dolcemente la scena, gli uccellini cinguettano e nell’aria c’è una dolce melodia…

All’improvviso una voce roca e decisamente incazzata : “Giovanotto, abbassi quella musica, che qui c’è gente che vuole dormire!”
“E va bene” ribatte l’infermiere chiudendo nuovamente le tende “vi lascio dormire un’altra oretta, ma poi dovete alzarvi.”
Gli risponde solo un russare asmatico, intervallato da qualche colpo di tosse.
L’infermiere scuote le spalle e se ne va.

Molte ore dopo.

Il sole tramonta dietro le colline, gli uccellini ritornano al nido, i gufi… gufano e alla casa di riposo “La Vispa Teresa” finalmente è l’ora delle visite.

Ad aprire la porta ai visitatori è un uomo alto e biondo, dallo sguardo altero che seduce. Osserva le persone in attesa che a loro volta osservano il suo sopracciglio, sogno erotico di intere generazioni…

“Allora, volete entrare o state sulla porta tutta la notte?”
“Oh, ci scusi infermiere Malfoy: ci eravamo distratti.”

I visitatori lo seguono lungo il corridoio ed entrano in una grande sala dove il chiacchiericcio copre la musica da camera: gli ospiti stanno ricordando i bei vecchi tempi.

L’infermiere Malfoy inizia il giro serale delle pillole, abbandonando i coraggiosi visitatori al loro destino.

Un’anziana donna seduta su una vecchia poltrona borbotta tra sé e sé, ma appena si accorge degli ospiti li richiama affabile. Ha gli occhi vispi incorniciati dagli occhiali e i capelli puntati in uno chignon disordinato tenuto fermo dai ferri da calza… di qualcun altro.

“Avvicinatevi, ragazzi…” mormora trepidante spargendo saliva -e qualche pezzo di broccolo, residuo della cena serale- sui malcapitati. “Sapete, oggi sono proprio contenta: esce l’ultimo libro di quel giovanotto che mi piace tanto… ora chiedo all’infermiere… Infermiere!”

Un uomo pallido dalle spalle larghe alza gli occhi scuri al cielo e si avvicina, tenendosi però appena fuori portata dalle mani rapaci della vecchia, che tenta inutilmente di palpargli il posteriore.

“Ma è uscito il nuovo di Martin?”

“No, signora Valpur, lo ha chiesto venti minuti fa e da cinque anni a questa parte la risposta è sempre la stessa”.

“Ah, giusto. Maaaa senta un po’, giovinotto: il nuovo di Martin è uscito?”

L’infermiere alza nuovamente gli occhi al cielo poi guarda i visitatori con la sua tipica espressione addolorata. Gli ospiti si allontanano senza fare domande: nonna Valpur sembra molto confusa e l’infermiere Snow, beh… conosciamo tutti la portata della sua ignoranza.

L’infermiera Granger si avvicina a una donna intenta a giocare una partita di scala quaranta che, nonostante tutto, non si è accorta dell’arrivo dei visitatori e le tocca una spalla per richiamare la sua attenzione.

“Signora Quinzell, lo vuole lo yogurt alla banana?”

“CHE? LUCIUS E DANANA?” urla la vecchia sorda, facendo sobbalzare i visitatori, che si allontanano prima di venire coinvolti nella conversazione.

Gironzolano per la sala senza meta, quando una signora fa loro cenno di avvicinarsi. Sorride e si sistema gli occhiali sul naso, prima di volgere lo sguardo alla finestra.
“Adoro gli uccelli”.

“Cos-” balbettano confusi.

“Mi piacciono gli uccelli.” ribatte seria. Un infermiere emaciato e chiaramente affetto da calvizie precoce si avvicina di corsa e zittisce la donna.

“Ma che ho detto di male, Draco?!” domanda Winola confusa.

“Dovete scusarla, proprio non ce la fa coi doppi sensi… è il suo fardello…”

“QUALCUNO HA DETTO CAMMELLO?” chiosa la signora Quinzell, e tutto nella sala si ferma per qualche istante, mentre i vecchi rimbalzano una serie di rime in -ELLO.

Draco sospira. “Dovete scusarli. È un gioco puerile tra di loro che va avanti da… da sempre. Non siamo riusciti a levargli il vizio!”

Un anziano lo guarda torvo. “Voi giovani non capite le tradizioni!” lo rimprovera.

“Ai miei tempi era tutta un’altra cosa!”

Una vecchia si aggiunge al discorso. Fa per alzarsi, tremolante sulle caviglie malmesse, e guarda il vecchio di prima con una muta richiesta negli occhi. Questi si alza con non poca fatica e sposta la carrozzina su cui è seduta la vecchia, che ora ha ricominciato a parlare.

“Una volta portavate rispetto, voialtri! Una volta eravate grati! Noi abbiamo fatto la guerra per voi, per la vostra sanità mentale” ricorda la vecchia stronza. “Fare gli spavaldi, ma noi ce lo ricordiamo come era qui… cioè, io non me lo ricordo, ma lei sì.” ammette, indicando la vecchia degli uccelli che al momento sta cercando di scavalcare la finestra con una corda di lenzuola sotto braccio. “Lei si ricorda di quando eravamo noi a prenderci cura di voi durante le vostre crisi d’identità! L’ex direttrice Abigale ha fatto tanto per voi, e voi adesso ci trattate come se fossimo rincoglioniti! Stronzi irriconoscenti!” spiega, mentre Fox, appoggiandosi alla sedia a rotelle, bandisce minacciosamente il bastone per enfatizzare i concetti espressi da Bella Lestrange.

A sedarlo ci pensa l’infermiere Snape, i cui capelli neri accendono dolci ricordi nella mente del vecchio.
“Mi dica, buon uomo…” mormora sistemando gli occhiali ormai inutili sugli occhi velati dalla cataratta “L’agente Prentiss è tornata? Al Bureau hanno bisogno di lei…”

L’interessante discussione viene però interrotta da un urlo: uno degli infermieri si allontana infuriato da nonna Valpur e dalla signora Quinzell, che si guardano ridacchiando e si danno il cinque.

“Basta, io me ne vado! Me ne vado! Quelle due vecchie mi molestano!”
Lucius Malfoy si avvicina per calmare il suo sottoposto.
“Avanti, infermiere Laufeyson, torni qua!” sbotta, facendo un cenno della testa a Zabini, che si avvicina alle due vecchiacce malefiche per separarle.

“Lei è proprio una ragazzina graziosa, sa?”

“Signora Quinzell, sono l’infermiere Zabini…”

“Come ti pare, cocca.”

L’infermiera Granger si avvicina e tenta di distrarre le due vecchiette.

“Signora Valpur, le ho portato la sua acqua.”

“Ma è piena di fervore? Sennò non la voglio!”

“Signora!” sbotta l’infermiera infastidita “La smetta!”

Poi si allontana di corsa, tallonata da Fox che brandisce minacciosamente il bastone mirando agli stinchi della malcapitata, rea di avergli servito verdure bollite per cena.

I visitatori, sempre più spaesati si avvicinano ad un altro vecchio, dall’aria decisamente più simpatica, ma vengono investiti da un olezzo (sensualissimo, eh!) di vaniglia, cannella, cioccolato e Chanel n.5.

Quando riprendono i sensi sono a terra con una vecchia incazzosa che troneggia su di loro, martoriandogli di calcetti gli stinchi e un gran mal di testa, non si sa se dovuto alla botta (“Nessuno che muoia accasciandosi con grazia!” bercia la vecchia) o al profumo che la pazza sta spruzzando ovunque.

“Oh! Ma siete ancora vivi? Oooh!! Infermieri, togliere queste persone morte dal tappeto! Qua la pulizia fa proprio schifo… E il personale! Sono tutti in disordine, calmi ma irrequieti e quei due non hanno nemmeno le curve al posto giusto!” sbraita Leochan, indicando gli infermieri Winchester, che stanno inutilmente tentando di convincere unanziana donna a ingoiare le pillole.

“Chiaramente è un caso di ficcynite” sta dicendo la vecchia “ora chiamo Brad e Jhonny, si prenderanno cura di voi e sarete presto come nuovi!”

“Signora Abigale, non è più la direttrice e Brad e Jhonny non lavorano più qui. Ora è una paziente e deve prendere le pillole.” sbotta Dean inutilmente, dato che la vecchia nemmeno lo ascolta e si allontana borbottando di cartelle cliniche da riordinare, terapie da assegnare e gravi casi di OOC cronico.

I due Winchester si scambiano uno sguardo rassegnato, poi si accorgono dei visitatori a terra e, mossi da pietà, allontano la pazza spruzza-profumo dai loro stinchi.

Finalmente liberi e con un mal di testa da primato, i malcapitati visitatori si avvicinano al vecchio dall’aria simpatica, sperando di non venire nuovamente malmenati.

“Sono un maschio!” esordisce il vecchio.

I visitatori si guardano perplessi.

“Sapete, sempre meglio specificare” continua imperterrito. Poi aggiunge, indicando le vecchie pazze sparse per la sala “per colpa loro sono anni che ho un’identità di genere confusa! E poi mi shippano con qualunque uomo passi di qua. Chiedete a Fox se non mi credete, è successo anche a lui…”

I visitatori si voltano verso il signor Fox, che sta agitando il bastone con aria minacciosa, e decidono di soprassedere. Nel mentre, la dottoressa Leila si avvicina al vecchio.

“Signor Skeight, l’infermiera di turno mi ha detto che ha rifiutato la cena…”

E lo credo bene! Da settimane chiedo di mangiare una cosa, e invece di nuovo patate lesse!”

Perché, cosa aveva chies-” inizia a chiedere la dottoressa prima di pentirsene subitamente.

“Patate scrisse.”

L’aria attorno all’uomo si fa improvvisamente gelida.
Se ne accorge anche Arwen che si alza felice, cercando di richiamare l’attenzione di Valpur

“Val! Vaaal! È l’Inverno! Sta finalmente arrivando!” esclama, ma Skeight scuote la testa. “Arwen, sono io…” borbotta.

I visitatori si allontano per non congelare, ma inciampano in una donna che, senza guardare dove cammina, lancia ordini a destra e a manca.

“TECNICO! LE LUCI! E vedete di inquadrare tutte le curve ai posti giusti, mi raccomando! Noi facciamo divulgazione scientifica!” esclama Hyena roteando le braccia.

“PUNIZIONE!” urla un’altra donna vestita di rosa, con vaporosi capelli biondi agitando una lunga bacchetta “NON SI INCIAMPA SUGLI INSEGNATI!”

“Signora Hyena, signora OdiolaRow, lasciate stare i visitatori, non sono né tecnici, né studenti” tenta di mediare l’infermiere Potter “o sarò costretto a sedarvi”.

“NON DEVI DIRE BUGIE” gli urla la vecchia vestita di rosa e l’infermiere Potter nasconde rapidamente la mano in tasca, con aria quasi impaurita.

I visitatori si guardano intorno straniti e decidono di cercare qualcuno più sano di mente.

Una nonnetta dall’aria furtiva sta girando tra i tavoli e ogni tanto si infila in tasca qualche lettera, ovviamente non sua.
Ad un certo punto si avvicina a all’infermiera Weasley e le allunga una delle lettere.

“Ha di nuovo rubato la posta, signora Civetta?” dice la Weasley.

“Rubato? Io non ho rubato niente, io sono Edvige la Civetta, io la posta la consegno, mica la rubo” ribatte la vecchia.

L’infermiera Weasley scuote la testa e torna a distribuire pasticcini alla vaniglia tra i tavoli.

“Signora Magnolia, vuole un pasticcino alla vaniglia?” domanda a un’altra vecchia, intenta a parlare, anzi urlare, con un attaccapanni.

“JETHRO, ORA DEVO ANDARE” dice all’attaccapanni e poi, rivolta all’infermiera “HERMIGLIA? PERDIO!”

“No signora, vaniglia, pasticcini alla vaniglia.”

“CHE? TEGAMINI AD HERMIGLIA? MA LA VOLETE PICCHIARE? MA ASPETTATEMI, MI RACCOMANDO!” strilla Steel Magnolia.

E a proposito di risse, proprio in quel momento si sente un rumore sordo.

VADO RETRO, PURITANO REPRESSO! TU E TUTTE LE TUE STRONZATE PATRIARCALI SULLA PROTEZIONE DELLE DONZELLE E SUL SESSO PREMATRIMONIALE!” esclama Irechan, ritta come un fuso e incazzata come una furia, brandendo l’asta porta-flebo -ormai deformata- contro l’infermiere Cullen. Sembra volerlo impalettare, pare si sia dimenticata che con loro non funziona.

Sempre più perplessi e ormai convinti che più che una casa di riposo quello sia un manicomio (e non hanno tutti i torti), gli ormai esausti visitatori tentano di guadagnare l’uscita senza essere visti, ma vengono immediatamente intercettati.

JETHRO” strilla in faccia a uno dei malcapitati la vecchia sorda, scambiandolo per, beh, l’attaccapanni “LA VUOI UNA MENTINA?” e gli ficca in mano una mentina appiccicaticcia a cui evidentemente è stato ciucciato lo zucchero che la ricopriva.

Richiamati dagli strilli gli altri vecchi si avvicinano chi minacciando col bastone, chi porgendo lettere, chi domandando se anche a loro piacciono gli uccelli, chi chiedendo notizie del libro di Martin, chi strillando indicazioni a un inesistente tecnico del suono.

I visitatori, sempre più frastornati, vengono salvati dall’infermiere Malfoy che con un’alzata di sopracciglio attira l’attenzione dei vecchietti.

L’ora delle visite è finita!”

I visitatori sollevati si allontanano dai vecchietti che continuano imperterriti i loro insensati discorsi, seguendo l’infermiere Malfoy (e il suo divino sopracciglio) verso l’uscita.

Alla casa di riposo “La Vispa Teresa” è ora di mettere a letto le mummie, l’infermiere Sparrow fa l’ultimo giro della sera distribuendo i pappagalli, tutto è pace, tutto è polvere, biscotti stantii e tisane digestive…

“Signori, ne ho trovata un’altra”

Con uno schiocco indefinito di legno e ossa, una voce vecchia, più acuta e stridula che mai risponde.

“HO CAPITO, HO CAPITO! VADO!

 

 

 

 

E niente, ieri era il decimo compleanno di Fastidious e questo è il nostro regalo per tutti quelli che ci hanno seguito in questi dieci anni.
Lo so che avreste preferito una recensione (abbiate fiducia, arriverà anche quella), ma neanche il compleanno ci ha reso meno culopesi e speriamo lo stesso di strapparvi un sorriso con questo er… delirio collettivo.

Fastidious Special – Aspettando i White Walkers

ATTENZIONE! Questa recensione contiene spoiler relativi all’intera 5° stagione di Game of Thrones e al romanzo A Dance with Dragons. Siete stati avvisati.

Giacobini asserviti al sistema, usurpatori assortiti, frigide zoccole sul libro paga di Lord Baelish, eunuchi senza vita sociale e decadenti nobildonne, bentornati. Con l’arrivo dell’estate, cosa c’è di meglio di una nuova recensione per affrontare il caldo?

“Un Calippo!”
“Un bagno in mare!”
“Leggere Novella 2000 sotto l’ombrellone!”
“Una birra gelata!”
“Va bene anche della sugna! Tutto ma non la recensione!”

Zitti, maledetti ingrati!
Dicevamo… cosa c’è di meglio di una nuova recensione? Una recensione speciale! Per la vostra giuoia, i nostri ricercatori hanno individuato un esemplare che a prima vista può sembrare incompatibile con i canoni della nostra setta-a-delinquere; tuttavia, le caratteristiche di quest’opera – e che opera! – la rendono recensibile come una qualsiasi altra ficcy.
Che ne dite, quindi, di addentrarci in un’autentica enciclopedia di cliché, pessime scelte narrative, situazioni forzate oltre ogni limite, illogicità a non finire, grossolanità degne di un cinepanettone, personaggi talmente OOC da far girare la testa (e anche altro) e un Kattivo Sue di rara fattura, il tutto condito con l’immancabile violenza sessuale gratuita? Se la risposta è sì, potete trovare l’opera incriminata a questo indirizzo.

No, non ho sbagliato link. Al termine del nostro classico sabba durante una notte senza luna, noi delle alte sfere abbiamo deciso di considerare la serie l’equivalente di una ficcy dell’opera Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin. Pertanto, quest’ultima stagione è passibile di recensione. Siccome ciò che stiamo per esplorare sfida la logica e il buonsenso (anche il buongusto) dei più, consigliamo a chiunque abbia uno stomaco sensibile o voglia mantenere intatto il proprio ottimismo nei confronti dell’umanità di astenersi dalla lettura. Gli scafati misantropi, invece, sono pregati di seguirci in questo viaggio periglioso.

Al termine della quarta stagione, avevamo lasciato Westporno Westeros in condizioni tutto sommato decenti: Stannis era arrivato alla Barriera, Tywin aveva ricevuto un regalo inaspettato per la festa del papà e Tyrion si era preso una piccola vacanza. Nel Continente Orientale, Daenerys stava affrontando le prime avvisaglie di ribellione adolescenziale dei suoi draghi. Tutto normale. A parte quel piccolo dettaglio che ora ricordo vagamente… una cosa come lo stupro di Cersei, mi pare.
Comunque, la quinta stagione aveva la possibilità di esplorare nuove trame molto interessanti ma, per ovvi motivi, non vi era modo di farle entrare tutte in dieci episodi. Di sicuro, però, avrebbero trovato dello spazio per i Greyjoy. Ah, no, niente Greyjoy. I Manderly? Neanche. Le casate del Nord radunate a Grande Inverno? No. Lady Stoneheart? Ahahahahah, ma quando mai.

Vabbè, almeno ci siamo schivati Griff il Giovane.

Nonostante tutti questi tagli, il primo episodio lascia comunque sperare in qualcosa di buono: i Lannister rimasti si ritrovano per piangere (più o meno) la morte di Tywin, Tyrion arriva nel Continente Orientale e Varys gli offre di sostenere Daenerys (così forse la Madre dei Draghi smetterà di parlare fissando un punto indefinito nello spazio), Stannis rischia di far sciogliere la Barriera con il suo spropositato calore umano (più con quello di Mance, in realtà), Jaime e Bronn partono per Dorne, Sansa…

Fermi tutti! Perché mai Jaime dovrebbe andare a Dorne? A quanto pare, Cersei ha ricevuto un messaggio minaccioso e teme per la vita di Myrcella. Fin qui la cosa sarebbe comprensibile, ma perché incaricare una sola persona, per di più con una mano finta, di un’improbabile missione segreta quando sarebbe molto più semplice e sicuro mandare un’ambasciata? Ma perché così si possono combinare azione e divertimento, grazie alla presenza dell’impagabile Bronn come guardia personale di Jaime in questo viaggio periglioso! E poi Dorne = sesso sfrenato. Cosa c’è di meglio?

Koba, tieni pronto il catino da cinepanettone, me la vedo nera…

(Questa splendida immagine è stata realizzata da Uollascomix.)

Tra un “me cojoni” e un “anvedi ‘sto fijo de ‘na mignotta”, Jaime e Bronn partono per Dorne, dove una Ellaria Sand gravemente OOC decide di darsi una spuntatina ai capelli con una mietitrebbia e di vendicare la morte di Oberyn mutilando la povera Myrcella. La colpa della ragazza?

“Oberyn è morto e quella Lannister se ne va in giro per i nostri giardini, mangiando il nostro cibo, respirando la nostra aria!”

Meno male che non si è accorta che Myrcella beve anche la loro acqua, altrimenti Cersei avrebbe già ricevuto un orecchio della poverina per posta prioritaria. Consolati con questo, Ellaria: almeno non è andata dal tuo parrucchiere.

Nel frattempo, un’ignara Sansa si dirige a nord in compagnia di Ditocorto per un matrimonio combinato i cui dettagli non le vengono rivelati. Durante una sosta in una locanda, i due vengono notati da Brienne e Pod. Non avendo avuto abbastanza scene inutili durante la quarta stagione, Brienne decide di bruciare qualsiasi copertura le fosse rimasta e chiede a Sansa di seguirla, il tutto di fronte a Baelish e alle sue guardie. Com’era prevedibile, visti anche i precedenti con Renly, Catelyn e Arya, Sansa preferisce seguire Pedo Petyr, il quale si premura di mandare i suoi cavalieri a eliminare Brienne. Con l’aiuto (più o meno) di Pod, la donna riesce a salvarsi e decide di seguire Sansa. Cosa che avrebbe potuto fare da subito senza stare a creare del casino inutile e rendere Ditocorto consapevole della sua presenza al Nord.

Superato questo piccolo inconveniente, Sansa inizia a domandarsi tra chi sia questo matrimonio combinato e Petyr le dà una notizia meravigliosa: è stata promessa in sposa a Ramsay Bolton. Alle proteste di Sansa, Ditocorto risponde con una delle sue solite frasi prese dal Manuale del perfetto manipolatore:

“Non c’è giustizia al mondo a meno che non siamo noi a farcela. Amavi la tua famiglia. Vendicala.”

Tutto molto bello, eh, Petyr. Una bella frase, di grande effetto. Peccato solo che nel tuo piano ingegnosoh e machiavellicoh ci siano un paio di falle.
1) Tutti sanno che Roose Bolton ha partecipato alle Nozze Rosse, anche Sansa e Stannis.
2) Il dominio dei Bolton sulle terre del Nord è traballante, soprattutto a causa della fedeltà che il popolo e buona parte dei lord nutrono ancora verso gli Stark.
3) A giudicare dalla leggerezza con cui intendi dare in sposa Sansa a Ramsay, non sai una ceppa sul conto dello sposo. E dire che basterebbe chiedersi che fine abbia fatto Theon.
4) Stannis ha intenzione di attaccare Grande Inverno il prima possibile. Perché non aspettare la fine della battaglia e poi usare Sansa come merce di scambio con il vincitore, giusto per non lasciarla in un posto ad alto rischio con gente della quale, vorrei sottolineare il concetto, non sai una ceppa?

Queste domande sono destinate a rimanere senza risposta. I due raggiungono Grande Inverno, dove Sansa decide di iniziare la propria guerra psicologica contro i Bolton. La riverenza e il sorriso finto davanti a Roose le riescono bene. Il resto, come vedremo, decisamente meno.

Ci spostiamo rapidamente a Dorne, dove Ellaria viene informata dalle Serp… mmmph… dalle Serpi… no, non ce la faccio… dalle Serpi delle Sabbie ahahahahah! Fanno pena! La loro prima scena è una delle peggiori di tutta la serie fino a questo punto, e non dimentichiamo che Game of Thrones ci ha donato perle di un certo livello.

Le nostre serpentine, stavo dicendo, rivelano a Ellaria che Jaime è arrivato a Dorne. Dopo l’obbligatoria scenetta da “siamo faighe, siamo belle, siamo guerriere fotomodelle”, le ragazzine fomentate decidono di aiutare Ellaria a scatenare una guerra contro i Lannister. L’Ellaria dei libri rifiuta di perpetrare un circolo vizioso di vendette pur piangendo ancora la morte di Oberyn, ma questi sono dettagli irrilevanti di fronte al grande cinepanettone dorniano. Se ci fosse anche Davos, potrebbe rubare la scena a tutti gridando “Me chiamano Er Cipolla perché, si ve pijo, ve facco piagne!”.

Bronn e Jaime, in piena modalità stealth, si fanno subito beccare da un manipolo di guardie. I nostri due impagabili burloni decidono di ammazzarli tutti, giusto perché fra Approdo del Re e Dorne non c’era già abbastanza tensione. A nessuno è venuto in mente di scrivere due righe a Doran prima di montare su tutto questo putiferio?

L’intera storyline di Dorne riassunta in un’immagine.

Nel frattempo, Daenerys manda gli Immacolati a pattugliare le strade di Meereen dopo gli agguati compiuti dai Figli dell’Arpia. Ed è così che i soldati più temuti della Baia degli Schiavisti iniziano a cadere sotto i colpi di un gruppetto di aristocratici armati di maschere e pugnali. Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, il povero Barristan Selmy decide di passeggiare per la città senza armatura. Potete già intuire il risultato, vero?

Con la morte di ser Barristan, la serie perde uno dei pochi cavalieri rimasti con un po’ di buonsenso, armatura a parte. Forse era proprio l’ultimo rimasto, giacché Brienne, colta da un senso di inutilità esistenziale, decide di seguire Sansa e al contempo giura di vendicare la morte di Renly avvenuta per mano di Stannis. Brienne, capisco che Renly abbia fatto il carino con te durante un ballo e che ti abbia trovato un posto nella sua guardia personale, ma continuare a ritenerlo il legittimo erede al trono è di un’ottusità stupefacente. Forse la morte di Robb Stark ha creato uno sbilanciamento nella Stupidità (ovvero la cugggina della Forza che lavora alla Postale) ed è stato necessario ridistribuirla fra gli individui rimasti.

Piccola digressione: a parte un paio di gentilezze, cos’ha fatto Renly per meritarsi la devozione di Brienne? Una donna così ligia all’onore e alle leggi ha giurato fedeltà ad un usurpatore nella cui breve carriera politica si può annoverare l’aver appoggiato la decisione di Robert di far assassinare Daenerys, l’aver abbandonato Ned nel momento del bisogno e l’essersi fatto radere il petto (crimine ancor più grave del tradimento).

Consci che questo dubbio non otterrà mai una risposta, torniamo a Grande Inverno per assistere alla lenta ma inesorabile trasformazione di Ramsay in un Kattivo Sue fatto e finito. Le prime avvisaglie si hanno con i cambiamenti apparentemente irrilevanti apportati alla famiglia Bolton. Il caso più emblematico è quello di Roose, anche perché Walda sarà comparsa in scena sì e no per venti secondi in totale.

Roose nei libri: Ramsay, sei tonto come un mulo e due volte più brutto. Se Domeric fosse ancora vivo, avrei già foderato il divano in soggiorno con la tua pelle. Sfortunatamente, il mio figlio legittimo era furbo come uno Stark e, per buona misura, hai pensato bene di farlo fuori. Aspetta solo che Walda mi dia un erede. Provo più simpatia per le sanguisughe che per te. Almeno prova a non sembrare appena uscito da un carcere di massima sicurezza. E impara un po’ di strategia, se non vuoi che i nostri nemici ci facciano un culo come un capanno.

Roose nella serie TV: Ramsay bell’e papà, anche se sono un po’ duro con te, lo faccio solo perché ti lovvo tanto. Certo, continua pure a scorticare la gente a piacere; io mi limiterò a darti qualche schiaffetto sulle mani di tanto in tanto. Sei così belloccio che, anche se non hai avuto il tempo materiale di guidare della gente in battaglia, voglio che tu mi aiuti ad affrontare l’armata di Stannis. Pensa che culo, hanno anche tolto Domeric di mezzo, perché non sia mai che qualcuno possa avercela con te.

Con la benedizione di papino, Sansa e Ramsay si sposano. E arriva la fatidica notte di nozze.

Non ho intenzione di soffermarmi sull’evento in sé: era inevitabile che Ramsay avesse questo in mente e, nei libri, a Jeyne Poole non va certo meglio. Quello che rende questa scena orribilmente gratuita, oltre al fatto che qualcuno abbia pensato che ci fosse ancora bisogno di umiliare Sansa e di mostrare quanto Ramsay sia depravato (c’è un punto oltre il quale la crudeltà diventa un ridicolo pleonasmo, e Ramsay ci era già arrivato vicino nella terza stagione), è il fatto che, almeno nella serie, questo sviluppo degli eventi si sarebbe potuto evitare. Nello stesso episodio, infatti, Ditocorto raggiunge Approdo del Re per comunicare a Cersei che Sansa si trova a Grande Inverno e promette di riconquistare il Nord con le armate della Valle, a patto di essere nominato Guardiano del Nord. Ora, siccome i Lannister vogliono la testa di Sansa e Petyr non è certamente intenzionato a permettere che ciò accada, è logico pensare che si solo in cerca di un pretesto per attaccare i Bolton e conquistare il Nord. Ma allora, e mi ripeto, perché non lasciare che Stannis e i Bolton si massacrino a vicenda prima di portare Sansa al Nord? Oppure, siccome i Lannister sono prossimi al tracollo e Petyr lo sa bene, perché non usare Sansa per unire le casate del Nord contro i Bolton? Ma soprattutto, perché lasciare la tua pedina più importante nelle mani di uno psicolabile del quale, non fa male ripeterlo, non sai una ceppa?

Perché gli ascolti valgon bene uno stupro, ecco perché. E poi guai a togliere spazio a Ramsue e alla Psicotica Inutile, ormai trasformati in grotteschi emuli di Joker e Harley Quinn, solo per nulla divertenti.

Per aggiungere la beffa al danno, vale la pena notare la velocità con la quale Ditocorto si sposta da una parte all’altra di Westeros, neanche usasse i suoi postriboli come hangar per dei jet privati. Manca solo che commenti con “Cersei, fai ballare l’occhio sul tic: da Grande Inverno ad Approdo del Re, 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing!”.

Nel mentre, Daenerys decide di rendere giustizia a Ser Barristan nel modo più logico e razionale possibile: facendo arrostire un nobile prigioniero a caso dai suoi draghi e minacciando Hizdahr di fargli fare la stessa fine. Poi cambia idea e lo obbliga a sposarla. La differenza sostanziale rispetto a quello che è successo a Sansa (e meno male che questa differenza c’è) è che almeno Daenerys non intende forzare Hizdahr a consumare il matrimonio. Si limiterà a piazzargli in testa un palco di corna da far invidia allo stemma dei Baratheon.

Torniamo a Dorne, dove il dinamico duo riesce finalmente a raggiungere i Giardini dell’Acqua. Jaime si rende conto che Myrcella corre un grave pericolo a star vicina a quel giovane bellimbusto di Trystane e cerca di portarla via, solo per essere interrotto da un raid delle Serpi. Il tutto in pieno giorno. In un posto pieno di guardie.

[youtube:https://youtu.be/E4HlWzVvR7s%5D

Siamo sicuri che il titolo dell’episodio non sia Mega Lannister vs. Giant Snakes?

Al termine di questa… cosa, le guardie circondano la congrega di disgraziati. Sconvolte dal non essere riuscite a spaventare le guardie con le loro ciarle, le Serpi si arrendono immediatamente. Mugugnando un “li mortacci”, Bronn e Jaime fanno lo stesso. In prigione, Tyene inizia a denudarsi per far salire la pressione (e anche altro) di Bronn. Mancava solo che il mercenario facesse la linguina da infoiato come Fantozzi e si sarebbe arrivati all’estasi mistica del trash. Già sentivo in lontananza gli angeli che intonavano Skatman’s World con le trombe.

Ma quello di Tyene non è altro che un piano malfaccio per far sì che il veleno entrato in circolo in seguito ad un piccolo taglio faccia effetto sul povero Bronn più velocemente. Non che la cosa mi dispiacesse particolarmente: dopo cinque stagioni a far da spalla comica per Tyrion e poi per Jaime, e sempre con battute di bassa lega, Bronn aveva ormai l’utilità della crema solare a gennaio e, a prescindere da questo, il suo assassinio sarebbe stato il primo gesto con un minimo di pianificazione da parte delle serpentine.

Il tempo di pensare questa cosa ed ecco che Tyene, un po’ per celia e un po’ per non (far) morire, si pente e somministra a Bronn l’antidoto giusto in tempo. Avventura, comicità, azione e un nuovo amore! Cos’altro può offrire la storyline di Dorne a questo punto?

Ellaria, hai mai pensato di sostituire le Serpi con il tuo parrucchiere? Qualcosa mi dice che sia più propenso alla crudeltà.

A questo punto potreste chiedervi perché io abbia continuato a guardare una serie che si stava trasformando sempre più rapidamente in un disastro ferroviario. Il motivo è semplice: avevo il sentore che questa ficcy glorificata non avesse ancora toccato il fondo e che riservasse i momenti peggiori per gli episodi finali.

Ah, quanto è orribile avere sempre ragione.

Anche se l’episodio di Aspra Dimora aveva risollevato almeno in parte le mie speranze, temevo fortemente per la nona puntata. Avevo già messo in conto che almeno un personaggio importante ci avrebbe lasciato le penne, e così è stato.

Cosa accade? Ramsue e un manipolo di venti uomini decidono di sabotare l’armata di Stannis distruggendone le provviste. Tuttavia Stannis è uno degli strateghi più esperti di Westeros e prende facilmente Ramsue in contropiede. Melisandre organizza un bel falò per il Capodanno e sono tutti contenti.

Questo se la serie seguisse ancora i dettami della logica. Siccome però il prezioso Ramsue deve sempre averla vinta, lui e i suoi allegri compari riescono tranquillamente a distruggere le provviste di Stannis senza che nessuno se ne accorga. Quel che è peggio, la scena non ci viene neanche mostrata. Forse, però, è un bene: se nella quarta stagione Ramsue aveva messo in fuga Yara Greyjoy e i migliori assassini delle Isole di Ferro senza indossare neanche un’armatura, c’era il rischio di vederlo girare per il campo di Stannis con le chiappe al vento a stordire le guardie a colpi di batacchio.

Koba, il catino! Muoviti!

Senza provviste e con la neve che blocca i movimenti delle sue truppe, Stannis si trova in grave difficoltà. Ricordiamo che, sotto il suo comando, cinquecento soldati resistettero per un anno intero a Capo Tempesta nonostante la fame e l’assedio continuo, e che per un assedio del genere è sempre necessario avere dei piani di riserva. Nei libri è dedicato molto più spazio al suo lavoro strategico. Qui, invece, decide di rimandare Davos al Castello Nero per chiedere delle provviste (ma non erano bloccati dalla neve?) e lascia che Melisandre bruci Shireen, l’unica erede legittima della casa Baratheon.

“Mel, non potremmo provare con le sanguisughe?”
“No.”
“Ma con tre sanguisughe abbiamo ammazzato due usurpatori, e Balon non è che se la passi benissimo…”
“No.”
“Non potresti portarti a letto un soldato per generare un’altra ombra e fare Roose Bolton allo spiedo?”
“Stannis, per quanto la prospettiva mi attizzi, devo dire di no.”
“Ma perché?”
“Perché devi farti odiare.”
“Giusto.”

E così anche la povera Shireen cade vittima di una pessima sceneggiatura. Almeno le circostanze che avevano portato alla morte di Ned e alle Nozze Rosse avevano una loro coerenza, erano stabili dal punto di vista logico e narrativo. Ora, invece, si è passati alle morti insensate volte solo a scioccare. Inoltre l’intera caratterizzazione di Stannis va allegramente a farsi arrostire sulla pira assieme a Shireen; una scelta più che voluta dai realizzatori, i quali in un’intervista (un po’ l’equivalente delle note dell’autore alla fine del capitolo) hanno dichiarato che Stannis è spinto dall’ambizione.

Koba, usa i pattini a rotelle! Velocizza il cambio dei catini! Siamo in piena emergenza!
… toh, il pandoro del ’95.

Fra un OOC e un altro, Daenerys e la sua corte (alla quale si è aggiunto anche Tyrion, giusto per fugare qualsiasi dubbio su chi sia destinato a conquistare il Trono di Spade) si apprestano ad assistere alla riapertura dei giochi gladiatori di Meereen. Siccome anche ad Essos la sicurezza sembra essere un optional, nessuno nota che i Figli dell’Arpia si sono infiltrati nell’intero anfiteatro (e dire che non sono difficili da notare) finché uno di questi non cerca di uccidere la regina. Nel tumulto che segue, grazie anche all’inutilità di Daario, il povero Hizdahr ci lascia le penne. Dopo aver visto il padre crocefisso senza prove di colpevolezza, essere schernito dal concilio della platinata, chiuso in prigione, minacciato di morte e costretto a sposare la causa di tutti i suoi problemi, era più che giusto che la sua parabola esistenziale si chiudesse al grido di “Hizdahr infame, per te solo lame!”.

Addio, Hizdahr. Ci mancherai. Ti ricorderemo come l’ultimo uomo ragionevole rimasto a Meereen, costantemente umiliato e costretto ad assistere impotente a decisioni insensate e dannose per tutti. Un po’ come noi spettatori di Game of Thrones.

Messe alle strette, Daenerys e Missandei decidono di affrontare la morte con dignità, si tengono per mano, chiudono gli occhi e… improvvisamente arriva Drogon, probabilmente evocato dal Potereh dell’Ammòreh. Invece di spargere morte e distruzione sugli spettatori e di bruciare i capelli di Daenerys, come accade nel libro, il draghetto ribelle si limita ad arrostire qualche Figlio dell’Arpia e poi porta in salvo la mammina, quest’ultima ancora con tutti i capelli al proprio posto (oltre che immobili nonostante le correnti che il volo di Drogon dovrebbe provocare, ma questo è un problema secondario).

E arriviamo così al finale di stagione. Secondo i nostri ricercatori, con questo episodio il maltrattamento ficcynaro subito da Stannis raggiunge l’undicesimo grado della scala PP (Pansy Parkinson): nel giro di un paio di scene, Lady Macbeth Selyse s’impicca in preda al rimorso per aver lasciato che sacrificassero Shireen (dopo tre stagioni passate a maltrattarla, mi sembra giusto un attimino forzato), Melisandre scappa per tornare al Castello Nero in un tempo da record, la cavalleria diserta di punto in bianco (anche se Melisandre, per qualche motivo, ha ancora un cavallo) e l’esercito, che era inizialmente formato da diecimila soldati esperti (meno i 250 disertori del settimo episodio e i 2-3 morti mentre asfaltavano i Bruti), si ritrova improvvisamente ridotto ad una masnada di questo livello:

[youtube:https://youtu.be/0uqOCMsCjdE%5D

E Davos gli ha pure cancellato per sbaglio gli episodi de La signora in giallo dall’hard-disk. Ma è bello essere arrivati a Grande Inverno, vero, padron Stannis?

Nonostante la caterva di sfighe, Stannis non si dà per vinto. Raduna i soldati rimasti (tutta fanteria, fra l’altro, neanche un arciere), squadra le truppe dei Bolton, sfodera la spada e… nel giro di cinque secondi, viene sconfitto. Wow. Much action, very climax.

Ma aspettate, c’è di più! Costretto alla ritirata, riesce a uccidere almeno due soldati nemici prima di accasciarsi, ferito e sfinito, contro un albero. E qui viene raggiunto da Brienne, la quale preferisce vendicare Renly (e aridaje con ‘sta storia del “legittimo re”) che aiutare Sansa a fuggire, pur avendo giurato di proteggere quest’ultima a qualsiasi costo. Ormai sfinito, più per la marea di boiate che per la battaglia, Stannis dice le sue ultime parole (traducibili come “A poraccia, ripijate”), Brienne sfodera la spada e… cambio di scena.

Intanto Sansa, che era riuscita a sottrarre un piccolo strumento di tortura, si decide a usarlo per aprire la serratura della camera nella quale è imprigionata… e poi lo lascia cadere invece di tenerlo come arma. Sansa, ma devi ricordarti di essere una Stark sempre nei momenti meno opportuni?

Il suo tentativo di fuga viene interrotto dalla Psicotica Inutile, la quale per fortuna viene scaraventata giù dalla balaustra da un Reek non più Reek (almeno si spera). Pur di non sopportare ancora le sevizie e la suosità di Ramsue, che nel frattempo sta facendo lo splendido sul campo di battaglia senza aver riportato neanche un graffio, i due decidono di tentare il tutto per tutto. Sperando che la neve attutisca la loro caduta, si gettano nel vuoto e… cambio di scena.

Daenerys e Drogon atterrano lontano da Meereen e vengono raggiunti da dei guerrieri Dothraki… cambio di scena.

Per aver ucciso Meryn Trant (per il quale c’era assolutamente bisogno di una scena da pedofilo, il pubblico già non lo odiava abbastanza) al posto di un altro uomo, Arya, dopo una scena che sembra presa da Shriek – Hai impegni per venerdì 17?, perde la vista e… cambio di scena.

Jaime e Bronn vengono finalmente liberati e le Serpi sembrano riconciliarsi con Doran. Ellaria addirittura dà un bacio d’addio a Myrcella prima che questa parta per Approdo del Re assieme a Trystane. Poco dopo, mentre è in viaggio, la ragazza inizia a perdere sangue dal naso a causa del veleno che Ellaria le ha passato con un bacio. Quanto sei trasgry, Ellaria. Peccato che tu ti sia dimenticata che adesso Trystane è nelle mani dei Lannister e che la nave potrebbe tranquillamente tornare indietro, se non in tempo per trovare un antidoto, almeno per convincere Doran a condannare a morte Ellaria e le Serpi. Però cioè, Myrcella è l’emblema dei Lannister. Cioè, zio, se non la avveleni sei un coglione.

Ah, già, c’è un altro cambio di scena. Sembra di essere sulle montagne russe. Almeno, la sensazione del vomito incombente è quella.

Penso che ci si possa fermare qui. Sono onestamente sconvolto dal modo in cui questa serie, che pure era sopravvissuta ad alcuni cambiamenti discutibili nella stagioni precedenti, sia deragliata nel giro di così pochi episodi. Le soluzioni escogitate non sono solo infime, sono controproducenti. Intere sottotrame sono state distrutte o stravolte, e viene spontaneo chiedersi cosa succederà nella sesta stagione. Probabilmente lunghi, interminabili scambi di battutine sarcastiche fra Tyrion, Varys (che è il minore dei mali) e Daario (che invece è il peggiore), scenette di Ramsue che dà la caccia a Sansa e Theon correndo a culo nudo nei boschi ed Ellaria con un mullet o una cresta da mohicano.

Avevo pensato di continuare a seguire la serie anche solo per deriderla, ma il travaso di bile provocatomi da questi ultimi episodi mi hanno spinto a rivedere la mia decisione. Vorrei però chiudere in bellezza con quella che considero la scena madre della stagione, quel momento che è riuscito a incapsulare perfettamente lo Zeitgeist di questi dieci episodi.

[youtube:https://youtu.be/Sggmx8vysoc%5D

I catini per gli ospiti sono in fondo a destra.

Canotte a rete e sindromi scandinave

Sanguinari seguaci di Robespierre, algide peripatetiche, loschi contrabbandieri di boa rosa, giganti del ghiaccio caduti in disgrazia e miserrime quote azzurre di Fastidious, bentornati nella sala autopsie della nostra setta-a-delinquere. Proprio così, noi perfidi individui senza vita sociale lavoriamo anche sotto il sole (e la pioggia) d’agosto. Vi prego di accomodarvi mentre gli elfi del catino (all’occorrenza anche assistenti, ovviamente senza retribuzione alcuna) estraggono il corpo dalla formalina.

Vi consigliamo di stare attenti, cari giacobini, in quanto stasera abbandoneremo i sicuri lidi del Tempio per esplorare i meandri di Archive of Our Own. Non siate amareggiati, in quanto questo spostamento ci ha permesso di mettere le nostre avide e rinsecchite mani artigliate su qualcosa di colossale, un’autentica rarità, una toccante favola romantica che vede protagonista la coppia più gettonata del decennio.

Voce fuori campo: E allora Antonio e Rosita?

… che vede protagonista la seconda coppia più gettonata del decennio. Ebbene sì, è una Thorki.

Prima di cominciare, è bene far presente che questa fanfiction è una rape non-con. Consigliamo pertanto a tutti i minorenni, ai cardiopatici, alle donne in gravidanza e a chi è allergico alle arachidi di astenersi dalla lettura.

Il fatto che sia una non-con, tuttavia, non giustifica una serie di strafalcioni da capogiro, specialmente l’OOC folle eppure non segnalato. E forse non basterebbe neanche come avvertimento, in quanto questa è la fiera della follia, da Thor in preda a quella che si potrebbe descrivere come una grave crisi d’astinenza da steroidi a Loki simil-principessa ostinata che finisce per godere delle violenze subite, fino ad una Frigga chiaramente alienata che si rifiuta di vedere lo scempio davanti ai propri occhi, preferendo occuparsi di arredamento e fastose serate di gala. Ma procediamo con calma.

Il corpo da esaminare, gentilmente recapitatoci da LaraDAmore, si apre con Loki che si riprende da uno stato di incoscienza grazie al lieve suono del suo stesso respiro. Speriamo che il dio degli inganni non russi né digrigni i denti di notte: trascorrere l’eternità a svegliarsi di soprassalto e riprendere sonno non deve essere piacevole.

Una volta ripresi i sensi, Loki si accorge di essere nelle proprie stanze. Fatto strano, in quanto l’ultima cosa che ricorda è quella di essersi lasciato cadere nel vuoto durante la distruzione del Bifrost ad opera di Thor. Il dio ricorda bene di aver preferito la morte proprio davanti al fratellastro, con quello sguardo cristallino dentro al suo (gioia e tripudio, gli sguardi penetranti! I classici non passano mai di moda). Ma non è quella l’unica cosa fuori posto: Loki è infatti incatenato con i polsi bloccati dietro la schiena

“Ma com’è possibile? L’inferno può avere un aspetto tanto familiare?”

Noi navigati giacobini non possiamo fare a meno di sorridere (o meglio, ghignare mostrando i nostri denti aguzzi) di fronte a tanta ingenuità. Sapete già cosa sta per succedere, vero?

Nel giro di pochi minuti, Thor fa il suo ingresso nella stanza. Vorrà forse chiedere a Loki il motivo del suo tradimento? Vorrà comprendere il perché dell’insano gesto?

« Cosa è successo? Perché sono qui? »

Lo interpella il prigioniero, dimenandosi disperato.

La caparbietà con la quale tenta di sfuggire al morboso abbraccio non gli fa ottenere null’altro che maggior vigore nella morsa.

Il fiato gli si spezza quando il fragile petto viene oppresso da quello possente del suo carceriere, inorridisce nel sentire il suo respiro caldo mischiarsi al proprio.

« Sei stato soccorso, fratello mio. Ti ho voluto salvare. »

Che culo!

Scopriamo infatti che Thor, probabilmente in seguito alla lettura compulsiva di Misery, ha deciso di imprigionare Loki al fine di convincerlo ad aprire il proprio cuore (e anche altro, come già avrete intuito) a lui e a lui soltanto. Non è difficile immaginare quali siano i metodi scelti dal principe asgardiano.

Un violento manrovescio termina la crudele ilarità e stordisce il ribelle a tal punto da ammorbidirsi all’abbraccio del suo aggressore.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=AwRB1sVqVZI%5D

« Ti ho sempre amato, fratello, il mio affetto era sincero, puro, forse più di quanto avrei dovuto. »

Pensate se fosse stato malizioso!

Le dita delineano i contorni della bocca di colui che lo tradì e gli spezzò il cuore (in cambio Thor gli sta spezzando le ossa, ma vabbè), gli occhi ben chiusi mentre lentamente si avvicina fino ad appropriarsene.

Nasce così un devoto e casto bacio.

 

Devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… devoto e casto… vedo attraverso il tempo… l’umanità è condannata… iä iä Shub Niggurath! Ph’nglui Mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn…

Che c’è? Ah sì, la recensione. Scusate, ho avuto un attimo di smarrimento. Procediamo.

Fra una descrizione barocca e lamenti da operetta (vorrei ricordare che Loki è quello che se ne è uscito con un “vulvetta lamentosa”), Thor fa un’altra sconcertante rivelazione:

« Hai una piccola scheggia del mio martello sottopelle, una necessaria precauzione affinchè i tuoi poteri non possano infliggermi alcun danno. »

Qui devo ringraziare sia ~Elianto che Hyena88 per aver creato l’immagine mentale più bella fra tutte quelle nate dalla lettura di questa ficcy. Immaginate Loki che se ne sta per i fatti suoi (se mai riuscirà ad uscire da quell’incubo pseudo-sadiano), magari mentre sta facendo due passi o è in bagno… e improvvisamente si ritrova a sfrecciare per Asgard perché quel genio di Thor ha pensato bene di richiamare il Mjollnir. D’altra parte, Thor non deve passarsela meglio: si mette in posa tutto gasato in attesa che arrivi il martello… e invece gli piomba addosso Loki con la stessa velocità di un MiG-35.

Questa teoria pare infatti trovare conferma poche righe più sotto.

« Intendi restituirmi il titolo? » Gli chiede incredulo Loki, affrontando a disagio quegli intensi occhi cristallini, irresistibili calamite che lo attraggono (che vi dicevo?) e gli annebbiano inesorabilmente i pensieri.

Due specchi di cielo si immergono in acque smeraldine, si seducono, si legano, si vincolano.

Non potete immaginare la commozione (cerebrale, s’intende) che questa frase mi provoca. Gli occhi di cielo e le verdi acque! Altro che classici delle ficcy, qui siamo ai livelli del mito. E gli occhi vincolati non sono forse l’apice del romanticismo?

Il sorriso di Thor affiora sincero (no, ma ci crediamo, eh) e Loki si sente irradiare di serenità in maniera incomprensibile (sottolineerei “incomprensibile”), i capelli dorati e l’armatura argentea gli accecano la vista.

Splende il figlio di Odino, di una luce forte, abbagliante.

Meravigliosa quanto il dolore che gli provoca.

La luce del giusto sovrasta le tenebre del vinto.

Dopo una cavalcata di crudeltà fisica e mentale spacciata per amore, mi sembra il minimo parlare di “meraviglioso dolore” e dare del giusto a Thor. Continuiamo così, facciamoci del male…

« Ti ho già detto di non chiamarmi così, noi non siamo fratelli! » Protesta Loki, che scuote il capo per destare la lucidità perduta.

Ora. Thor e Loki non saranno fratelli biologicamente, ma l’aver trascorso l’infanzia insieme nella stessa famiglia mi sembra che sia più che sufficiente. Ciò nonostante, un incurante Lannis-Thor espone il suo folle piano:

« E’ vero. Non lo siamo. (Thor stahp!) Per questo ho preso ben altra decisione, in modo da poterti avere per sempre accanto a me. Un legame oltretutto ben visto da Odino, antico alleato di Laufey, poiché capace di rinnovare l’alleanza perduta tra i nostri due popoli. »

Segue un altro bacio forzato. Pardon, il bacio di due amanti. Loki, o per meglio dire lo schiavo sottomesso che ha preso il suo posto, geme e piange quando si sente afferrare senza alcuna gentilezza i glutei, trema nel percepire la durezza dell’erezione di lui contro lo stomaco. (ma che meraviglia!)

Terminata questa sessione di molestie, Thor annuncia trionfale: « Tu sei promesso a me. Diverrai amante devoto e fedele compagno, e insieme apriremo un’era nuova su Asgard, che suona di pace e armonia fra i nostri popoli. »

Un’era di pari opportunità, senza dubbio, come conferma Thor subito dopo rispondendo freddamente alle minacce di Loki:

« Non sarai consenziente, non subito almeno. Ma non m’importa. »

Non vi tragga in inganno questa frase. Thor è un dio dalle molte sfumature (cinquanta, a voler essere pignoli) e la ficcy ci tiene a specificare che egli lo ama, irrazionalmente, con tutto se stesso. Sarà che noi giacobini siamo figli dell’Età dei Lumi, ma un po’ di sano razionalismo non farebbe male.

« Mi spiace redarguirti, quindi. Anche se digiuni, io esigerò i tuoi doveri sotto le lenzuola ugualmente. Ogni notte. »

Anche questo è chiaramente amore. Siamo noi ad essere maliziosi.

Fra una violenza e l’altra, Thor si diletta anche a scegliere gli abiti che Loki dovrà indossare. Ed ecco che il dio degli inganni si ritrova prigioniero di lunghe vesti velate, con le gambe fasciate in aderenti pantaloni neri e ai piedi stivali di pelle, erotici accessori alti fino a coprirgli le delicate ginocchia.

Al termine di una cena con tanto di battibecco ed ennesimo promemoria di Thor su come il matrimonio lo renderà anche l’indiscusso signore di Loki (ci sarà anche il delitto d’onore su Asgard?), Loki è costretto a recarsi nella stanza dove Thor intende consumare la notte. E qui il dio degli inganni, in un inaspettato momento di orgoglio e IC, decide di cogliere l’occasione per pugnalare il suo aguzzino.

Tranquilli, questa sanità mentale dura poco. Loki si spoglia davanti a Thor, che subito procede a sedurlo.

“E’ solo un bacio … è solo uno stupido bacio insignificante … non può compensare la perdita di un trono che mi spetta di diritto!” Si ripete disperato Loki, mentre assapora con gusto le morbide labbra del suo tentatore.

Il dio degli inganni ormai non inganna altri che sé stesso. Sarebbe divertente se la situazione non fosse così terribilmente malsana. E così Loki si lascia andare alla scriteriata passione, estasiato dalla sintonia delle loro lingue che insieme danzano sensualmente a lungo (le lingue danzanti! L’emozione sta facendo battere il mio cuore colmo di polvere e sabbia).

Ogni astio nutrito l’uno verso l’altro viene assopito attraverso quel bacio, risveglio del piacere dei sensi carnali.

L’amore (leggi: il condizionamento mentale) sopprime l’odio, il desiderio (leggi: la sindrome di Stoccolma) prevale sulla vendetta.

Le dita dell’audace amante scivolano impudiche sulla pelle delicata del giovane disteso sotto di sé, si beano di quella straordinaria morbidezza, dei suoi gemiti sommessi (Le dita hanno le orecchie?).

Improvvisamente, l’odio di Loki si ridesta, afferra l’arma nascosta sotto il cuscino e… fallisce. A Thor che lo trattiene per i polsi, Loki rinfaccia di non averlo mai amato.

Mente Loki, anche a se stesso.

La fierezza gli impedisce di ammettere la verità, la brama di potere gli impone di seppellire nei meandri della sua anima nera le piacevoli sensazioni provate.

Ma certo! A chi non piace subire simili abusi?

Thor, ormai entrato in piena modalità Annie Wilkes, decide di prendere Loki con la forza. Altra violenza, per altro fatta passare come una battaglia cavalleresca, con i due antichi avversari che si sfidano ancora una volta, in un campo di battaglia fatto di candide lenzuola di seta e di sensualità.

Koba, tieni pronto il catino.

Violenza, violenza, descrizione opulenta della violenza, altra violenza finché la sfida si conclude alla pari, senza un vinto nè un vincitore.

Koba, prendi il catino grande! Quello da dieci litri!

Lascia perdere, vai a prendere secchio e straccio.

Il giorno successivo, Loki inizia a contrastare l’influenza della scheggia manipolando la mente di una serva. Nel frattempo, Frigga si strugge di angoscia. Sarà perché Thor è diventato uno stupratore? Ovviamente no, bensì perché teme il crollo emotivo del primogenito, straziato dal rifiuto di un promesso sposo che lo disprezza e non intende riconosce né come consorte, tantomeno quale legittimo erede di Asgard.

Capito adesso? È tutta colpa di quel cattivaccio di Loki!

« Figlio mio, ascoltami. Il tuo tentativo è inutile, accetta il fallimento. » Enuncia con tono afflitto la regina. « Non riuscirai mai a umanizzare Loki, devi arrenderti. »

Frigga, ha mai pensato di cambiare spacciatore? O di prendersi a martellate in testa con il Mjollnir fino a riacquistare il senno perduto?

« Loki non è più il tuo caro fratello, ha giurato di ucciderti! (chissà come mai) E di certo non ti ama come meriteresti (infatti lo ama fin troppo). L’abbiamo perso per sempre, figlio mio. »

In preda ad un’overdose di Real Time, Frigga decide di organizzare una festa in grande stile e dona a Thor un anello per il suo fidanzamento.

Nel frattempo, la passeggiata di Loki nella sua gabbia dorata viene interrotta dall’arrivo di Sif, Hogun, Fandral e Volstagg.

« Che cosa fai!? »

La voce di Loki si spezza, i suoi occhi riflettono quelli ambigui del proprio aggressore e gli trasmettono tutto il suo timore.

Fandral si perde a contemplarne l’androgina avvenenza, fischiando volgarmente per creargli ulteriore imbarazzo.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=R4ySVTCAcUk%5D

« Tu non sarai mai un vero principe, sei solo il temporaneo giocattolo erotico di Thor, sei la sua puttana. » Gli sussurra ad un orecchio.

La sconcertante rivelazione (una sorpresona, proprio!) trafigge l’orgoglio di Loki, pallido e silenzioso, tra le sue braccia, da restare senza fiato all’ascolto delle sue parole.

« Devi sapere che di solito il nostro signore ama condividere ogni cosa con i suoi amici. Ogni cosa, anche i suoi balocchi preferiti … »

Altra violenza? No, perché Sif a un certo punto decide che Loki ne ha avuto abbastanza (quanta premura!) e comunica a Loki il motivo per cui sono lì: per ricondurlo da Thor.

Seguono smancerie, descrizioni inutilmente barocche, ulteriore instabilità emotiva da parte di entrambi i fratelli. Ordinaria amministrazione, insomma, almeno finché Loki non si ribella e dice a Thor che quella notte non sarà suo. Thor rimane con il cuore spezzato e l’anello in mano (più tardi anche altro, forse) a domandarsi perché Loki lo abbia rifiutato. Ora, Thor non è mai stato il più brillante fra gli Avengers, ma fin lì dovrebbe arrivarci.

Il biondo principe, tuttavia, non si dà per vinto e, dopo una bella bevuta, riesce a ritrovare il fratello.

‹‹ Fandral mi ha raccontato del tuo lusinghevole corteggiamento ai giardini, nel tentativo di piegare la sua mente con la tua magia! ››

[…]

‹‹ Loki adesso basta! Molti testimoniano l’inspiegabile attrazione nei tuoi confronti da parte del valente spadaccino asgardiano e l’improvvisa effusione che ne è conseguita ha sollevato palesi sospetti! ››

Questo non è Thor, è un carabiniere con la parrucca di Lucius che sta redigendo un verbale.

La voglia di concedersi è evidente in Loki dai suoi lunghi sospiri, gli occhi ben chiusi quando esperte le mani del fratello armeggiano con le rispettive cinture e le dita impudenti si fanno spazio tra il tessuto aderente, smaniose di eliminare ogni ostacolo tra il vestiario e il suo sesso ormai turgido.

E poi, diciamocelo, Loki aveva la gonna troppo corta. Se l’è andata a cercare.

Entrambi in difesa della propria dignità, sfregiano il cuore l’uno dell’altro senza alcuna compassione.

A parte il fatto che ormai la dignità di Thor è integra quanto il Bifrost, questa equiparazione fra stupratore e vittima comincia a darmi sui nervi.

‹‹ Fa male … fa male … ›› Gli riesce a dire in un debole bisbiglio l’amante punito, sottomesso in un atto carnale privo di qualsiasi piacere fisico o mentale.

‹‹ Credimi, è più lancinante quello che hai inflitto a me! ›› Gli risponde Thor, mentre una lacrima solitaria gli riga il volto provato dal dolore.

Dolore.

Ineguagliabile, insopportabile.

Il supplizio di Thor a causa di Loki.

Koba! Il catino da venti litri!

Terminata l’ennesima violenza, Loki chiede a Thor di perdonarlo e Thor si chiede come sia possibile nutrire fiducia verso il Signore degli Inganni.

Mi sa che dovrò concedere un giorno di vacanza al mio elfo del catino dopo tutto questo lavoro.

Ma arriviamo all’evento più glamour della ficcyna. Ebbene sì, è grande festa alla corte di Asgard. In mezzo allo sfarzo, ai tessuti pregiati, a cibi e vini sopraffini e ad altre sciccherie, Loki ha finalmente l’occasione di incontrare Frigga. Comprensibilmente disperato, prega la madre di liberarlo dalla prigionia nella quale si trova. Come risponderà Frigga?

‹‹ Figlio mio, non pensare a Thor come tuo carceriere, ma come al tuo salvatore. ›› Lo riprende con dolcezza nell’asciugargli alcune lacrime ‹‹ E’ grazie a lui se sei vivo, e sempre a lui devi il tuo ritorno a palazzo con tutti gli onori. ››

Koba, mentre vai a prendere il catino modello Esorcista, ricordati di declinare gentilmente l’invito ad Asgard.

‹‹ Loki, figlio mio, onora chi ti ama così immensamente da perdonare il tuo tradimento. ››

Osservate, signore e signori, queste sezioni di tessuto cerebrale. Esse mostrano chiaramente come la demenza senile colpisca anche le divinità nordiche. Se cercate un’ulteriore conferma, eccovi serviti.

Dal tuo ventre nascerà il futuro erede di Asgard, tu sarai strumento e fato di questo regno! ››

D’accordo, Loki ha avuto qualche bizzarra scappatella, ma una gravidanza imposta non è che l’ennesima umiliazione totalmente gratuita che il dio deve subire.

La festa procede secondo il protocollo, ma Thor finge soltanto di essere contento. L’assenza di Loki lo tormenta perché, come confessa a Sif, il suo amore per lui è smisurato e sincero. E quale modo migliore per dimostrarlo se non nel seguente modo?

‹‹ Miei amici, ascoltatemi bene, ›› li richiama a gran voce ‹‹ Lo sconvenevole atteggiamento libertino di Loki è l’ultima delle sue pungenti ripicche, e come tale dovrà essere archiviata anche da voi. Ieri notte io e il mio promesso abbiamo chiarito ogni cosa, e non ho intenzione di entrare in piccanti dettagli con voi … ››

Mentre Sif, toccata da queste meravigliose parole, propone un brindisi al vèroH ammòreH, Loki fa il suo ingresso nel salone. E qui vi consiglio di mettervi comodi e di allacciare le cinture, perché il banchetto è giunto alla pièce de résistance.

Loki assottiglia malizioso gli occhi nell’incrociare quelli incantati del suo futuro sposo, compiaciuto avanza tra gli asgardiani, stregati dal suo oscuro fascino ambiguo.

Nella sala cala un silenzio assoluto, tanto da udire il suadente fruscio dell’ampio strascico che ondeggia come un serpente ad ogni suo passo, enunciato dai tacchi degli alti stivali di pelle, impreziositi ai lati da piccole gemme verdi (questa ficcy ricorda sempre più i peccaminosi festini dei Serpeverde nella Stanza della Necessità).

La casacca di raso rivela tra le velate trasparenze il suo petto glabro castigato da una canotta a rete che ne esalta l’androgina sensualità (cinquanta bocca, cento amore), stretta da una deliziosa cintura argentata, si rilassa dalla vita in giù come un sipario quando le sue snelle gambe avanzano verso il centro della sala, mostrandosi fasciate in aderenti pantaloni di pelle nera (Thor deve aver svaligiato il guardaroba di una qualche popstar degli anni ’80 prima di distruggere il Bifrost).

Sul suo volto delicato sono dipinti tatuaggi che ammorbidiscono le linee decise sugli zigomi e riprendono perfettamente il colore dei suoi occhi, esaltati anche da un ombretto di identiche tonalità.

Lucenti pietre ornamentali verdi o argento sono preziosi accessori tra i suoi capelli, morbida seta mora sulle sue nude spalle, il candore delle sue braccia è un delizioso contrasto con i veli che le avvolgono, sulle dita affusolate spiccano altri tatuaggi simili ai disegni sul suo ovale gentile.

E su questa sublime immagine di Loki cigno nero vi saluto e vi do appuntamento alla seconda parte dell’autopsia. Ma prima di lasciarci, vorrei ricordare una cosa. Nel sistema giudiziario asgardiano, i reati a sfondo sessuale sono considerati particolarmente esecrabili… ah no. Niente. Ma neanche uno schiaffetto sulle mani? Come dite? Ah, è per la nuova era di pace e armonia. Bella roba. Vabbè, fate partire la sigla.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=6JfPMGLuyEM%5D

Stay strong Ramsay

Attenzione: Questa recensione contiene spoiler relativi alla 3° stagione de Il trono di spade.

Giacobini dimmerda asserviti al sistema, corrottissimi membri del Concilio Ristretto, frigidi piani alti della setta-a-delinquere, buonasera. Si sa, il Tempio è oscuro e pieno di terrori, e la sezione dedicata a Game of Thrones offre delle ghiotte occasioni: il testo che vi propongo oggi, scritto su una pergamena di pelle umana nella lingua comune di Westeros e proveniente da Forte Terrore, è stato prontamente recapitato da LadyArien.

La ficcy si apre con un Ramsay Bolton decisamente malconcio, disteso sul letto a causa di un terribile attacco di OOC una brutta slogatura della caviglia. Sarà scivolato sul sangue sparso durante l’ultima sessione di torture, penseranno subito i più arguti. E invece no: la colpa di questo infortunio è da imputarsi a Theon Greyjoy.
Come dite? Ha trovato il modo di liberarsi e di fuggire? Signori, questo è chiedere troppo. Qualcuno lo ha soccorso, recapitando una provvidenziale mazzolata al giovane Bolton? Bel tentativo, ma ancora troppo credibile. I fatti si sono svolti in questo modo:

Si era fidato di Theon, gli aveva concesso di uscire senza catene, lo aveva trattato molto meglio di un qualunque servo e lui… lui era fuggito, lo aveva lasciato solo, lo aveva abbandonato

Sono allibito oltre ogni dire. Che tempi, signore mie, non c’è più religione! Dove sono finite le buone maniere? E dire che Ramsay con Theon si è sempre comportato bene: mai uno sgarbo, mai un dispetto. E Theon non se la passava certo male, giusto? L’ultima volta che l’abbiamo visto era felice, spensierato e in buona salute, con l’unico, piccolissimo inconveniente di essere…

Dicevamo… quell’ingrato di Theon fugge senza una valida motivazione e lascia il povero Ramsay pesto e dolorante. Ma più che del corpo le ferite, da Ramsay son sentite le bramosie d’amor. Il ragazzo, infatti, è vittima di piccoli problemi di cuore. No, il cuore in questione non gli è caduto di mano dopo che l’aveva estratto da una cassa toracica. È successo di peggio.

La verità era che Theon gli mancava e che era deluso soprattutto perché lo aveva tradito e abbandonato.

Sicuramente si riferisce al fatto di non averlo potuto scuoiare e mutilare ulteriormente. Certo, è sicuramente così. Deve essere così.
Per la nostra giuoia (un po’ meno per la sua), Theon viene riacciuffato quasi subito, ma Ramsay si rifiuta di vedere il prigioniero e preferisce trascorrere la notte a segamentalizzare. Solo il mattino seguente, dopo aver riordinato con cura le copie di Piangersi addosso 2000 e aver provato l’espressione imbronciata che ogni divaH capricciosaH deve saper sfoderare in qualsiasi circostanza, decide di scendere nelle segrete.
Preparate gli occhialini 3D (la D sta per “delirio”), cari giacobini, perché inizia la parata dell’assurdo.

“Come osi sorridere, maledetto bugiardo? Io mi sono fidato di te, ti ho concesso tanto e tu… e tu… alla prima occasione tu…hai rovinato tutto!” gridò Ramsay, avventandosi su di lui e prendendolo a pugni e a schiaffi. “Hai rovinato tutto, hai rovinato tutto!” continuò, picchiandolo più con disperazione che con rabbia.

Più che di Roose Bolton, in questo momento Ramsay sembra il figlio di un altro genio del male.
Dopo aver frignato e strepitato ancora per un po’, correndo il serio rischio di essere incenerito da un Loki vestalico di passaggio geloso del proprio Lamentino d’Oro, Ramsay si volta e fa per andarsene, quand’ecco che Theon riesce a farlo restare:

volevo tornare da te, ho solo te al mondo

Non preferiresti dei deliziosi cereali Cheerios?
Ad ogni modo, Ramsay torna sui propri passi perché, ci viene detto, nemmeno lui vuole perdere Theon ed è in cerca di una scusa per riprenderselo. E io che pensavo che tenerlo chiuso in una segreta fosse più che sufficiente.
Chiaramente rimbambito dall’aria gelida del Nord, Ramsay inizia a liberare Theon (Forte Terrore si sta trasformando in una tana di volpi, a quanto pare) e, nel pallido tentativo di convincerci di avere ancora qualche sprazzo di IC, minaccia di tagliargli le dita dei piedi la prossima volta che tenterà di scappare. In tutta risposta, Theon usa il braccio appena liberato per stringere Ramsay a sé e lo soffoca con l’ausilio dell’ascella commossa lo bacia appassionatamente.

Arrivato a questo punto, ero tentato di spezzare una lancia (e anche un braccio random, perché senza torture Forte Terrore non è la stessa cosa) a favore della ficcy. Avevo pensato che facesse tutto parte di un piano di Theon. “Sì, ma certo!” avevo esclamato ad alta voce, facendo trasalire i miei scagnozzi “Adesso è tutto chiaro! Theon ha intenzione di approfittare del fatto che Ramsay è vittima di un grave stordimento, chiaramente dovuto all’aver soffiato troppo a lungo nel corno, per liberarsi e fuggire di nuovo, non prima di aver gambizzato per bene il caro Bolton.”
Ma, ahinoi, le mie aspettative sono state presto deluse. Già le intenzioni iniziali di Theon non andavano oltre il tira e molla sentimentale, poi accade questo:

si rese conto che anche a lui era mancato (no, non si sta riferendo ad un certo organo), che anche lui lo desiderava, così lo baciò sempre più profondamente e appassionatamente. Ramsay, colto alla sprovvista, si abbandonò al giovane Greyjoy, sentendo che dentro di sé tutte le emozioni rabbiose e negative che lo avevano tormentato si stavano sciogliendo.

Scusate se non sentite ancora il violino: mi sono fatto male alla mandibola nel tentativo di non scoppiare a ridere e non riesco a tenerlo fermo. Non appena Koba sarà di ritorno con il fidato catino, gli assegnerò il compito di fornire un’adeguata colonna sonora.
Al termine del bacio, Ramsay-Orsetto-Del-Cuore finisce di slegare Theon, il quale in tutta risposta lo abbraccia. Silenzio in terza fila, non cercherà di strangolarlo se è questo che pensate.
Dopo l’ennesima occasione sprecata, Ramsay torna nella propria stanza da letto con il rampollo dei Greyjoy tenuto saldamente in braccio, la camicia bianca aperta sul petto imponente e tornito, i lunghi capelli scompigliati dal vento, sullo sfondo il tramonto infuocato che illumina la foresta selvaggia… ah no, scusate, quella era la copertina di un Harmony. Mi sono confuso un attimo.
Theon viene fatto lavare e vestire, quindi Ramsay gli permette di dormire con sé nel letto. Ed è a questo punto che Theon si rivela per quel mostro di astuzia ed aggressività passiva che è sempre stato e lo pugnala nel sonno.
Ci speravate, eh? Se pensate che questa ficcy abbia un lieto fine, non avete fatto attenzione. Come dite? Troppo crudele? Beh, qualcuno deve pur compensare.
In realtà, non ho detto proprio una bugia. Il problema è che quello usato da Theon non è esattamente un pugnale.

Theon si accorse che il giovane Lord era totalmente in sua balìa e, sempre baciandolo e accarezzandolo, si fece più appassionato, lo strinse, lo penetrò e lo possedette

Fermi tutti! Qualcosa non torna…

(Si ringrazia Hyena88 per il link)

Il vendicatore calvo di Theon non era stato recapitato a Balon in una truculenta parodia della pizza alla salsiccia? Oppure è stato finalmente trovato un altro uso per quel maledetto corno? Ci interessa davvero saperlo? (A Jon Snow forse sì, dato che l’unica cosa che sa è dove metterlo e potrebbe approfondire gli studi in tal senso, ma non divaghiamo.) Ramsay è forse entrato nel tunnel del latte di papavero? Il corno fa parte degli ‘mbuti? I Greyjoy sono dei subbaqqui? Questo ed altro su Fastidious Channel!

Persino per Theon era in fondo piacevole addormentarsi stringendo Ramsay tra le braccia…

Siano ringraziati i sette dei, Koba è tornato appena in tempo con il catino.

Optional, metà lupi e fanciulle alla Barriera.

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero
Frigide giacobine promiscue e impotenti giacobini
Lord e Lady dei Sette Regni e delle Libere Città di Westeros
A voi tutti, ave.

Di nuovo, mi sono immersa in uno dei miei lunghi viaggi alla ricerca della Verità, di risposte a domande esistenziali quali chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando? Perché i personaggi originali nelle fanfiction tendono ad essere così irritanti qualunque sia il fandom e perché infilati così a cazzo così stridenti rispetto al canon?
Chissà che Il Corvo e il Pettirosso di PrincesMonica (http://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=1052665) non riesca a illuminarci. Con la benedizione degli Antichi Dei e di quelli Nuovi.

***ATTENZIONE***

La recensione che segue potrebbe contenere qualche blando spoiler della serie A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin, almeno fino al libro A Storm of Swords.

***TORNATE PURE A DISTRARVI***

Le premesse non sono delle migliori; già dalle prime righe l’autrice rende noto che cambierà parecchie cose rispetto ai libri in quanto dotata di un cuore tenero e non sadica come George R.R Martin. Odio far morire personaggi come fossero mosche. Soprattutto i personaggi che amo. Mi ricorda qualcuno:

L’incipit è un tributo mirabile alla specificazione dell’ovvio, puntualizzando come, nelle terre del Nord, il sole era un optional. Optional è esattamente una delle parole che mi aspetterei di trovare in un libro di Martin, o di sentir pronunciare nel corso della serie tv, più o meno quanto trazione anteriore, chiavi in mano ed ecoincentivi.
Così come mi aspetterei di trovare un Jon Snow con un mezzo lupo come famiglio che si fa coccolare da una sconosciuta e grattare la pancia pelosa anziché sbranarla. Poi l’autrice si correggerà con un bel metà lupo, ma pur cambiando l’ordine degli addendi il risultato è sempre quello: you fail, but thanks for trying.

Come prevedibile, la suddetta sconosciuta, inspiegabilmente rinvenuta nelle nevi durante una discutibile spedizione dei Guardiani della Notte a Città della Talpa, non solo ha la straordinaria capacità di trasformare un feroce metalupo in uno Yorkshire da compagnia, ma può concedersi un inchino quasi derisorio e di farsi squadrare dal povero Jon che praticamente le radiografa.
Vi prego di porre particolare rilievo ai due vividi occhi scuri che sembrava brillassero, è importante, e al passaggio logico secondo il quale lo stesso Jon decreta che non doveva essere una puttana della città delle Talpe e chi aveva pensato venisse da lì? a meno che non fosse particolarmente brava ecco spiegato il rating rosso o la protetta di qualcuno di importante.
Non avete trovato il passaggio logico? Peccato, speravo avreste aiutato anche me a scovarlo.
Il siparietto che segue, con Jon-Snow-boccalone e Mary-Sue-figa-di-porfido-perché-il-legno-non-rende-abbastanza-l-idea si conclude con una scena che ha del raccapricciante: i due si separano e Spettro, anziché seguire il suo padrone, cosa fa? Le feste. A lei. E non si schioda, tanto che Jon non può tornare alla Barriera. E ha anche la giustificazione per Lord Mormont! Basterà solo dirgli che aveva dovuto controllare delle cose sospette. Io immagino la reazione del Vecchio Orso più o meno così:

La passeggiatina fuori programma ha termine in una casetta in mezzo al nulla che, purtroppo per noi, non è né quella dei sette nani né quella di quei brutti film dell’orrore alla fine dei quali l’unica sopravvissuta resta la videocamera. No, è il luogo dove Robyn, la nostra originalissima e imprevedibilissima protagonista dal corpo quantomeno avvenente (Jon Snow dixit, anzi, cogitavit in quanto troppo Stark per arrischiare di offendere la sua ospite) vive e lavora (trascrivendo le storie del Nord e mandandole alla Cittadella… perché pensate sempre male?) in barba al piatto appetibile che potrebbe essere per potenziali ladri e/o stupratori. Ma lei pare non avere alcun timore a riguardo: perché venire a rischiare l’ira del Nord profanando me?
Perché pensare che al Nord gliene freghi realmente qualcosa?

Ma il peggio non è arrivato ancora: Robyn ha un pugnale in acciaio di Valyria (questo metallo sta iniziando ad esser troppo inflazionato, per i miei gusti); tanto quanto basta, insomma, per spronare Jon Snow a diventare cretino: verrò comunque più spesso a vedere come te la cavi e se stai bene. Il perché della minchiata bizzarra decisione, per fortuna, se lo pone la stessa Robyn. Ma è un attimo di fyccinosa lucidità che dura poco giacché, poche righe più avanti, veniamo rapiti dalla descrizione delle labbra sottili e rosse di lei, della pelle pallida che pareva quasi porcellana, dei capelli di un intenso color mogano con dei riflessi ramati che splendevano solo alla luce del fuoco e dei succitati occhi in grado di guarargli dentro, scavargli il cuore e la mente. Ve l’avevo detto che erano importanti. Vi è anche una descrizione da manuale fyccinico di Jon, di qui in avanti definito “Diversamente Stark”, ma ve la risparmio per pietà nei vostri confronti.

Purtroppo per voi non posso risparmiarvi la successiva visita di Diversamente Stark a Robyn, che non aspettando ospiti casualmente affiora sull’uscio con un bel vestito rosso che risalta i dolci seni pieni ed abbondanti e le dolci curve della vita e con la solita cafonaggine da ce-l-ho-solo-io, almeno finché non l’invita ad entrare. E finché lui non le chiede di cantargli qualcosa.

Comunque… no.  Neanche nel corso di questo secondo, intenso incontro finiscono in seconda base. Ho idea che sarà una cosa lunga.  Anche Robyn deve pensarlo, forse è per questo che è così interessata a Jon.

E’ proprio il pensiero del Diversamente Stark che, nei freddi giorni a venire, a fronte del tempo più impervio scalda il cuore di Robyn. Insieme al disgusto per Joffrey (sì, quel Joffrey), reo di avere ucciso il suo unico vero amico (…) Spike, il suo bellissimo gatto nero.
E non fate quelle facce. Adesso spiega.
Era stato un regalo di suo padre quando aveva compiuto otto anni ed era solo un cucciolo. Erano cresciuti assieme e quel bamboccio glielo aveva infilzato con la freccia di una balestra. Avrebbe voluto schiaffeggiarlo a sangue per quel poco che le mani le sarebbero rimaste ancora attaccate alle braccia ma la Regina Cercei parente prossima della più nota Cersei l’aveva fulminata col potere di Thor? e pochi giorni dopo lei era partita. Peccato che la moda “metti la testa su una picca” sia esplosa anni dopo.
Di quale elevato lignaggio possa mai essere questa Robyn, tale da renderla degna di fare da compagna di giochi a un futuro re, fa parte del mistero che avvolge il suo passato e che ci verrà rivelato nel corso della storia a spizzichi e bocconi  non del tutto coerenti tra loro.

Proprio mentre Robyn si perde nel ricordo di queste piacevolezze, toh, caso vuole che qualcuno raspi alla porta. No, non è ancora il Diversamente Stark, di ritorno dall’aver accompagnato alcuni attendenti alla città per comprare scorte di cibo, anche se ormai in questa storia nessuno si stupirebbe di vederlo sbavare e camminare a quattro zampe, ma Spettro. Che, provvidenzialmente, salta addosso a Robyn, e talmente la inzacchera di fango da costringerla a cambiarsi. Sarà che anziché esser metalupo è metà lupo, ma se un animale di quella stazza ti caracolla addosso, nel migliore dei casi ti uccide per schiacciamento. Invece i metà lupi ti danno solo una scusa per cambiarti alle spalle di un Guardiano della Notte che per definizione non dovrebbe vedere figa da un po’.

Dopo altre righe superflue di contemplazione della nuova mise di Robyn, e di quanto possa somigliare a Lady Stark, la perla: Diversamente Stark le chiede di lavorare per i Guardiani della notte.

E no, signori miei. OOC e What if? tra le note alla storia non sono sufficienti a giustificare quello che è un vero e proprio Alternate Universe e nemmeno dei più blandi. Tanto più che, come vedrete più avanti, le argomentazioni addotte a un simile sconvolgimento di una tradizione secolare sono quanto mai ridicole.
Quella lucida, paradossalmente, è di nuovo Robyn. Alle sue perplessità viene risposto con lodi alla buona libreria del Castello Nero, di come lei potrebbe occuparsi dei libri, aiutare Sam nelle cose e dare ai Guardiani della notte un utile lavoro.



Uhm. Di lavori che una donna potrebbe fare in un casermone di reietti che hanno fatto praticamente voto di castità me ne viene in mente soltanto uno.

Vi avevo detto di non pensar male.

Certo, il problema che adesso potrebbe porsi è come convincere Mormont. Ovviamente convincendo Maestro Aemon. Perché se è vecchio allora è anche rincoglionito, dunque l’uomo sul quale puntare per spezzare un’istituzione antica di secoli.
… se dovesse servire, ti verrò a prendere e ti riporterò a casa ogni giorno (…) in fono me lo hai detto tu che se non trovavi qualcuno che ti finanziasse, saresti dovuta partire (…) Mormont non permetterà che una ragazza sola intraprenda il viaggio verso il sud con questa guerra: motivazioni che un sempre più ingenuo Diversamente Stark snocciola come realmente convincenti.
Come dite voi Stark, The winter is coming. Mi sa che c’avete ragione.

Vi sarebbe piaciuto. E invece no: Diversamente Stark non solo non la trucida per avere sbagliato il motto (IL MOTTO, SANTISETTEDDEI!) ma piagnucola anche di non essere uno Stark. Robyn, però, è ancora pronta a stupirci: lei sa che Jon è uno Stark, perché è tale e quale a suo padre.
Sì, miei lord e mie lady. Robyn ha avuto l’onore di essere ricevuta da Eddard Stark e dalla moglie per ottenere il permesso per poter vivere al nord come suggerito dal suo Maestro alla Cittadella perché sarebbe stato più onorevole.

Francamente, come espediente per mettere maggiormente in risalto il lato emo di Diversamente Stark, il passato misterioso sul quale Robyn mente (una figlia di mercanti mandata alla Cittadella per diventare Septa che finisce a fare la scrivana è, lo ribadiamo, esattamente la compagna d’infanzia ideale per il futuro re degli Andali e dei Primi Uomini, lord dei Sette Regni e protettore del reame) e per farle prendere tra le proprie la mano di lui con relativo scompenso ormonale, mi aspettavo di meglio.
No. Non è vero. Anche se il peggio ha da venire.

Come da previsione, Maestro Aemon e Lord Mormont si sono lasciati convincere con estrema facilità all’idea di un’inedita presenza femminile nella Confraternita; certo, prima di prendere una decisione finale, volevano vederla e parlarle. E immagino sarà un colloquio difficilissimo.  Godiamoci i preliminari.
Robyn era entrata nella corte del castello seduta sul cavallo di Jon alla amazzone perché la signorina è in grado di combattere e procacciarsi il cibo da sola, ma siccome ora dobbiam fare bella figura e stupire con effetti speciali e figosi cavalchiamo all’amazzone come una lady con lui che la sosteneva tenendo le redini. Cielo. E’ così prevedibile che potrebbe farmi tenerezza. Quella mattina Robyn si era vestita come meglio poteva e in effetti Aemon e Mormont sono Enzo Miccio e Carla Gozzi aveva indossato il vestito blu che tanto era piaciuto a Jon e per coprirsi una pesanta cappa bianca di pelliccia di coniglio con cucito, sul cuore, lo stemma di un gatto bianco su sfondo blu. Aaaaaah, ecco. Era giusto una scusa per fare scorgere lo stemma di famiglia, capito. E ovviamente per far perdere Diversamente Stark nella contemplazione della mirabile fattura di ogni cosa lei portasse addosso e del suo corpo tonico e scattante, non certo pingue come quello di alcune donne. L’arrivo di Robyn, di qui in avanti definita “DrizzaCazzi”, causa stupore e soprattutto turgore nei poveri Confratelli, che non tardano ad esibirsi in quei commenti poco signorili che ritroviamo sempre nelle brutte fyccine in cui la protagonista capita casualmente in un covo di ragazzacci; ma non preoccupatevi, poiché era bastata una ringhiata di Spettro e si erano zittiti tutti.

Il colloquio d’ammissione ha un che di imbarazzante. Nell’ordine:
– alla domanda di Mormont su cosa farebbe se la fortezza fosse assediata, DrizzaCazzi risponde corro a casa per non intralciarvi;
– alla replica casa tua è a un miglio e mezzo da qui. Pensi di poteci arrivare senza essere presa da qualcuno?, come se ce ne importasse veramente qualcosa, interviene a sproposito maestro Aemon: non credo che riceveremo minacce di assedio troppo a breve le ultime parole famose e se mai dovesse succedere qualcosa, uno dei nostri confratelli, uno fidato, la riporterà a casa. Perché i Guardiani della Notte sono così tanti da potersi permettere di fare da scorta alla Mary Sue di turno;
– messo a tacere Mormont, di qui in avanti definito “Povero Orso”, Aemon tocchiccia il volto di DrizzaCazzi e chiede a Diversamente Stark di che colore abbia gli occhi. Lui all’inizio si salva, rispondendo con un normalissimo “castani”. Ma poi ci mette il carico da novanta: scuri come il tronco di un pino, ma brillanti come un rubino;
– niente cazzi: Aemon vuole che lavori in biblioteca e in biblioteca lei lavorerà. Perché non possiamo farci accecare dall’orgoglio del nostro sesso e scacciare la mano di chi ce la tende. Dai, su. Lo scherzo è bello finché dura poco: ridateci il Targaryen originale e riprendetevi nonno Abraham;
Snow, sia ben chiaro: Lady Robyn è sotto la tua resposabilità decreta Povero Orso.

I pipponi mentali sulle occhiate colme di lussuria, curiosità e odio che le scoccano i confratelli, su come venga considerata come una leccornia piuttosto che come una semplice lavorante e su come Diversamente Stark la guardi con desiderio, anche se magari non se ne era reso conto si sprecano. Ma lui è giustificato: almeno c’era del sincero affetto per lei. E Sam avrà reazioni più dignitose con Gilly. Insomma, in confronto al disagio che prova la nostra bella protagonista che, protetta del Castello Nero, verrà trattata con i massimi riguardi, come se fosse una regina, e non le sarà torto un capello, pena la morte per chi la disonora il fatto che Jon si sia accidentalmente lasciato scappare con lei che Maestro Aemon è un Targaryen passa del tutto in secondo piano.

Dimenticavo: le verrà dato cibo ed un tetto se ella lo desidera e lavorerà per i Guardiani come scrittrice. Al minimo cenno di pericolo faremo in modo che ritorni a casa perfettamente scortata. Perché in realtà la Barriera non è l’ultimo baluardo dei Sette Regni contro Bruti ed Estranei composto al 90% dalla feccia della società, non è una confraternita che vive in condizioni al limite dell’umanamente tollerabile e non ha un numero di membri così esiguo: in realtà è una spa con tanto di terme eretta nel profondo Nord per consentire un soggiorno dotato di ogni comfort, ivi compresa una scorta personale semmai qualche nemico dovesse far capolino e disturbare la quiete del resort.
Neanche l’attacco notturno alle stanze del Povero Orso, durante il quale Diversamente Stark si ustiona la mano, riesce a porre fine a questo sodalizio agghiacciante. Anzi. Eventi quali l’odio di Alliser Thorne per Jon (e, di riflesso, per lei, che gli tiene verbalmente testa da figa-di-porfido quale è), la decapitazione di Eddard Stark, il tentativo di fuga di Jon continuano ad essere espedienti assai poco originali per porre in evidenza pensieri, opere ed omissioni di DrizzaCazzi, che si prende anche il merito di convincere Diversamente Stark a non disertare. Non che Sam, Grenn e Pyp non si siano scapicollati a rincorrerlo anche loro, eh. Solo che, per ammissione dello stesso Pyp, Robyn ha delle motivazioni migliori delle nostre per farlo restare qui, perché tira più un pelo di figa di un giuramento solenne fatto davanti agli dèi propri e del proprio padre, di onore e di amicizia.
Suvvia, cosa volete che sia un giuramento solenne, in confronto ad una bocca che sapeva di menta, usata per lavarsi i denti prima del sonno?

L’ultimo degli otto capitoli finora pubblicati si chiude con Diversamente Stark che, al seguito del Povero Orso, lascia la Barriera per spostarsi a Nord -non prima di aver donato a DrizzaCazzi una pacchiana spilla di dubbio gusto.
DrizzaCazzi resterà ovviamente al Castello Nero, con Maestro Aemon a prendersi cura di lei e Hobb Tre Dita a provare tenerezza, con il suo passato a gravarle sulle delicate spalle ed i suoi dubbi.
Alcuni dubbi, invero, sono restati anche a noi. Primo tra tutti… dopo il piccolo incidente che avverrà con Ygritte, Robyn riuscirà a passare ancora dalle porte senza andarci a sbattere con le corna?

A Stereotype of Ice and Fire

WARNING: potrebbero esserci degli spoiler (molto vaghi) relativi ad “A Song of Ice and Fire”. Io vi avviso, poi fate come vi pare, ma se poi venite a lamentarvi vi metto il toluene nel caffè.

All’ombra di una sgangherata veranda ornata da tralci di rovi e cespugli di ortiche morenti due sagome curve e minute si stagliano ingobbite su sedie dall’alto schienale. Sul tintinnio della porcellana si distinguono due vecchie voci cinguettanti.
Oh, siete voi.
Di nuovo.
Mph. Una signora non può prendere un tè di gramigna con una cara amica e pam! Eccovi lì a dar fastidio.
E va bene, va bene. Accomodatevi, se proprio dovete.
Non conoscete l’adorabile Lady Olenna, immagino. Non ve la presenterò, è perfettamente in grado di farlo da sola. E non chiedetele l’età, se ci tenete a vivere. Né perché la chiamino la Regina di Spine. E, so che sembra assurdo, ma siate accorti con i suoi regali.
Sapete, solitamente lei non si addentra nei meandri delle spaventevoli realtà che sorgono come bubboni attorno alle grandi storie che amiamo. D’altro canto al suo mondo è sempre stato risparmiato, almeno pubblicamente, tale tristo destino.
Ma, o tempora o mores!, la società si evolve, la tecnologia avanza, sbucano le serie tv di successo e Sean Bean indossa di nuovo piastre di metallo per fare lesto una brutta fine.
Sì, miei dolci acari della polvere –cui la vostra povera nonna Valpur è orrendamente allergica, quindi ora sapete quanto mi fa piacere che mi appestiate casa- sto parlando proprio di Game of Thrones. O meglio, di A Song of Ice and Fire, perché il vecchio zio George quando non è impegnato ad uccidere personaggi di successo fa ipotetiche retromarce riguardo i divieti di scrivere fanfiction sulle sue opere.
Pare. Forse. Non si sa.
Di fatto, dopo l’uscita della serie si direbbe che le fanfiction a riguardo siano fiorite come le verruche dopo una camminata a bordo piscina.
E con esse, puntuali che neanche la sindrome premestruale, arrivano le solite protagoniste improbabili.
Solite, proprio.

Never forget what you are, ci mette in guardia l’autrice (SyriaStark, tho che caso!). What, appunto. Nemmeno who. E cosa è, quindi, la immancabile protagonista?
Non ve lo dico neanche, tanto già lo sapete.
Questa graziosa fanciulla si chiama Syria. Nome originalissimo, come mi ha prontamente fatto notare un certo spadaccino Braavosiano che si portava dietro un enorme cane nero con gli occhi chiari.
Syria Snow. Una bastarda, quindi. Un’ennesima figlia di Stark che, dimentichi dell’onore e dei propri voti, piantano seme in ogni utero disponibile.
Questa volta, quanto meno, non si tratta del solito Ned (che per la cronaca NO non credo sia il padre di quel cumulo di sfiga di Jon Snow, NO) ma del fratello Brandon.
L’autrice si premura di fornirci una graziosa fotina della cara Syria, che sembra una Stark più o meno come Joffrey sembra un Baratheon. E no, non ha preso dalla madre.
Facciamo la conoscenza della mirabolante protagonista quando, tho che caso, Robb Stark e Theon Greyjoy le piombano in casa. Un Robb Stark coi poteri magicissimi:
Syria sgranò gli occhi grigi e rimase immobile come una delle statue nella cripta di Winterfell: in quel momento, un brivido percorse la schiena di Robb… la somiglianza era davvero innegabile, a quel punto.
Eh be’, un po’difficile a dirsi, vero, piccolo, stupido Robb? Non per altro, ma per quanto lo zio possa somigliare a papà tu… ecco… non lo hai mai visto. E’ morto tipo due anni prima della tua nascita, se i conti non mi tradiscono. E no, non aiuta il fatto che tu ci dica che l’hai riconosciuta dalle statue nella cripta di Winterfell. Anzi, direi che peggiora la situazione, perché ora io Syria me la immagino così:

La splendida Syria: grigia, granulosa, dai lineamenti indefiniti.

Syria, al di là dell’aspetto fisico, è proprio Starkissima: non solo non ha paura di Greywind (che, ricordiamolo, è una bestia incazzosa tutta denti e mascelle della dimensione di un bovino adulto di media stazza) ma possiede un metalupo.
Pure lei. E un po’si risente quando Robb se ne stupisce.
Stanno diventando più diffusi dei chihuahua all’epoca di Paris Hilton, vedrete se tra qualche anno i canili non saranno invasi di metalupi abbandonati perché passati di moda.
(Il problema è che se una creatura del genere ti fa la cacca al parchetto ti ci vuole una ruspa per rimuovere la deiezione).
Tale metalupo, comunque, si chiama Shadow ed è nero, tutto nero, che in contrasto con Ghost sta una meraviglia.
Ma torniamo alla protagonista. Poooovera stella, è orfana e vive in una baracca. Aveva le mucche e i polli ma sono morti.

Il bestiame di Syria si è suicidato preventivamente.
La dolce fanciulla ha giusto un orticello. Diciamo che quanto meno la sfiga che tende ad aleggiare attorno agli Stark è riportata abbastanza fedelmente.
Dopo esser stata oggetto della cavalleria di Robb (“Dormo per terra” “no dormo io per terra” “Ma guarda, insisto, dormo io per terra”) e del solito fascino da sventrapapere di Theon (“Scopatela Robb dai dai dai! Ihihi come sono malizioso ihihi non maschero assolutamente la mia frustrazione per una storia personale tragica e un padre rompiballe col machismo da operetta!”) pare scendere la calma su questa casa.
Ma no. Robb non dorme (credo abbia un principio di erezione che non gli permette di tenere giù le coperte), quindi si alza e va di là, dove Syria ronfa.
Si avvicinò, invece, in modo cauto e la scrollò per una spalla. Syria aprì un poco le palpebre, strofinandosi gli occhi, e si mise seduta. “Avete bisogno di qualcosa, ser?”
“No, volevo solo… parlare un po’”.

Fallo a me, bel roscetto, e ti pianto una scure nella fronte.
Syria, ovviamente, no. Si alza –sicuramente senza un minimo di fiatella mattutina- e ascolta pazientemente.
E Robb le rivela tutto l’ambaradan di chi potrebbe essere suo padre, e sai Syria è facile parlare con te e se andiamo avanti così prima di domani mattina ti avrò ingravidata.
Troppo facile, fin qui. Sorge il sole e il terzetto si dirige verso il campo così vediamo se qualcun altro riconosce ‘sta sciacquetta.
La cosa buffa è che c’è una frase preimpostata per salutare Robb quando non lo si vede da un po’, usata sia da Theon all’inizio che da Armigero Generico N°1. La formula rituale comprende “Per tutti gli déi!” e “Mi sono preoccupato/Eravamo preoccupati” e “Temo vi/ti avessero preso”. Segnatelo nel vostro prontuario “Come accogliere un signorotto feudale che non vedo per un periodo compreso tra i quindici minuti e le otto ore”.
I giorni passano e Syria si abbandona ai flashback.
Tipo quando si era seduta sulla tomba di mamma.
[…]si era seduta, fissando quella pietra tombale, e aveva aspettato per una reazione. “Cosa devo fare, madre? Sono davvero chi dice quel ragazzo?” aveva chiesto, ma sua madre non aveva risposto.
E ci mancherebbe altro. E’ morta. Certo, se fosse emersa dalla tomba in un tripudio di carni putrescenti e larve necrofaghe la trama ne avrebbe improvvisamente guadagnato.
(Meglio non dirlo troppo forte, che poi Martin mi prende sul serio. Sappiamo benissimo che non è nuovo a questo genere di cose!)
“Perché non me l’hai mai detto?” implorò, riferita al vento.
“Perché sono solo una corrente d’aria. Cosa vuoi da me? Sono solo di passaggio. Ciao.”
Vabbe’, dicevamo. Syria è lì che fa da zavorra al campo di Robb, che già ha i suoi problemi e ora si porta appresso questa qua che già si fa chiamare “una di famiglia”.
Viene –ovviamente- importunata da Theon che, come tutti ben sanno, non sembra essere in grado di tenere il pene nelle braghe. Ma la cosa qui si fa creepy. Shadow, essendo scontatamente astuto e dotato di proverbiale sesto senso, ringhia ogni volta che il giovane Greyjoy si avvicina.
Per una settimana intera, Theon non aveva fatto altro che corrergli dietro, neanche fosse un cane in calore.
Theon! Tieni giù le zampe dal metalupo o ti denunzio alla Protezione Animali!
La presenza di Syria, oltre a scatenare discutibili istinti zoofili nei rampolli del Kraken, rende scemi gli altri.
“È arrivata una lettera da King’s Landing” esclamò poi, in un sussurro dal tono quasi rabbioso.
“Dalla capitale?” fece ser Rodrik.

No, ser Rodrik. La nuova capitale è Ancona, non te l’avevano detto?
Giunge il momento delle presentazioni in famiglia. Era un po’anche l’ora, Robb. Sei il solito cafone.
Catelyn, cara lei, non la prende bene. E un po’la capisco, cornuta e mazziata prima dal promesso sposo mancato e poi (FORSE, sia chiaro) pure dal marito di riserva, morto pure lui.
Cat, porti rogna, lasciatelo dire.
Nel giro di una settimana Syria viene accolta dagli Stark (condoglianze), fa imbarzottire tutti i protagonisti under 30 e viene ufficiosamente nominata consigliera ufficiale di Robb.
Questo spiega un sacco di cose sull’esito della guerra. Bravo Robb, bravo. Grandi scelte strategiche.
Siamo ora in territorio Frey e i due mezzicugini disquisiscono di politica.
Quelle due parole, ′matrimonio′ e ′combinato′, non si sarebbero mai dovute trovare nella stessa frase, secondo lei: non riusciva a capire, o meglio non le piaceva, il pensiero di due persone che dovevano passare insieme il resto delle loro vite, dormire insieme e avere dei figli, per la decisione di qualcun altro.
Welcome to Middle Age, darling.
Si vira quindi sui massimi sistemi, su Syria che prevedibilmente è uno spirito libero, un’eccezione nel mondo in cui vive, una che ignora le consuetudini sociali e decide che si sposerà solo per amore.
Syria rimase immobile, poi abbassò lo sguardo e vide Shadow che la fissava. “Non guardarmi così, neanche io ci ho capito nulla” gli disse.
E non ce ne stupiamo. Anche tu, lascia stare quel povero metalupo che è ancora provato dal tentacle rape di Theon.
Il vecchio, adorabile Walder (feh!) pone le ben note condizioni. Nel giro di qualche anno Arya dovrà sposare uno dei suoi mocciosi, e Robb un’altra.
E qui Theon, per una volta, indirizza il suo torrente circolatorio verso il cervello invece che verso i corpi cavernosi.
Molliamo questa tizia, Syria, al vecchio e ci teniamo Robb. Tanto ormai l’avete ufficialmente presa in casa senza rifletterci troppo, no? A posto!
Invece no. Cat, che a quanto pare i cagnotti nel cervello li ha sempre avuti, preferisce tenersi una sconosciuta e mollare il figlio ai casini che seguiranno. Figlio che prende e va in battaglia e forse sotto sotto un po’spera di lasciarci le penne.
No, Shadow, nemmeno io ci sto capendo qualcosa. Riprenditi, però, ti prego. Quando te la sentirai ne possiamo parlare, non ti metterò fretta.
Dopo una discussione strappalacrime coi cagnotti di Cat che evidentemente sente così tanto la nostalgia delle sue figlie da fare le coccole a una semisconosciuta, le armate tornano.
Con Azzurr… ehm… Jaime.

Spot the differences.
Jaime che viene malmenato, fa il figo, viene malmenato di nuovo, poi se c’è tempo fa il figo ancora per un attimo, si piglia qualche altro schiaffo e poi nota Syria. Che oooh è uguale a suo padre.
Ci sarà stato ripetuto almeno ventordicimila volte.
L’ha capito pure Shadow, questo.
Giunge un corvo –versione Westerosi di Twitter- con un messaggio.

oOJeoffrey_BaratheonOo Just beheaded Stark moron asd @RobbWolfStark #frikkinasshole

Forse lo shock, forse si sono impupati e hanno smesso di dar fastidio, i cagnotti del cervello di Cat lasciano spazio ai neuroni.
Nel fitto del dolore condiviso tra una madre e un figlio che hanno perso l’uomo, il punto di riferimento, il marito e padre, Syria salta su per fare la consolatrice di stocazzo.
E Cat sbrocca un attimo.
“Qualsiasi cosa tu stia provando, o pensi di provare, per mio figlio, toglitelo dalla testa: lui si sposerà con una lady, alla fine di questa guerra”.
Là. Così si fa.
Ma Syria… non capisce. Mi odia? Ma come mai? Ma perché? Solo perché mio padre doveva sposare lei e invece ha ingravidato un’altra? Fa l’acida per questa inezia?
Sì.
Da brava prezzemolina, Syria viene poi invitata al concilio di guerra in quanto cugggina e poi perché i cagnotti sono ereditari e ce li ha anche Robb, che la vuole lì. Così, senza un motivo preciso.
E mentre il giovane lupo viene acclamato King in the North, Theon allunga il tentacolino e propone a Syria di sposarlo. Syria, un po’giustamente, lo sfancula.
Povero, povero calamaretto. Non te ne va bene una. Torna a molestare gli animali che forse hai più successo.
Dopo l’ebbrezza di aver tirato un due di picche all’uomo già più umiliato dell’intero continente, la nostra amichetta va a trovare Jaime. Che fa il figo nonostante sia stato, come detto poco fa, pestato come un tasso in un sacco.
Altra luuuunga chiacchierata su cose che chiunque abbia letto i libri sa già (ovvero: Aerys era fulminato, tuo padre è morto, ciao). Il povero Kingslayer ha preso delle botte in testa e quindi è confuso alla vista di Shadow.
“È un meta-lupo” affermò.
No, è un lemure.
Pure Syria non brilla per coerenza nelle risposte.
“È mio. Mia madre diceva che mio padre era venuto per proteggermi”
Jaime ha mandato una lettera tramite il suo legale per far presente che no, non gliene fregava una beneamata mazza della storia di ‘sto cane acromegalico. Si chiamano domande retoriche, dolcezza, presente?
Syria però decide di rischiarsela: sfida Jaime a una gara di figosità.
“Forse, Sterminatore, ucciderò te” disse in un bisbiglio appena udibile. “E sarò ricordata come colei che ha ucciso lo Sterminatore di Re” e sorrise.
Mettiti in coda, stellina. L’ultima che ha detto una cosa del genere ha finito per perdere pezzi di faccia e mettere ai saldi la propria verginità (che è, ahimè, rimasta invenduta).
Il povero Lannister è chiaramente alterato dal trauma cranico perché ha paura. E Syria lo lascia lì a delirare e presumibilmente a perdere il controllo delle funzioni fisiologiche per l’emorragia.
Riciccia fuori Theon che non è mai stufo delle palate di merda. Ha appena saputo di dover andare a Pyke e decide di riprovarci. E quale modo migliore per far capitolare una donzella che dirle “Ti scopi Jaime Lannister! Ah-ha!”

Tipico humor sottile delle Iron Island.
Syria lo sfancula. Di nuovo. E gli aizza contro Shadow.
“Stavi per stuprarmi, Theon” riuscì a dire. “Se Shadow non fosse arrivato, tu mi avresti stuprato”.
Stronza! Per salvarti dai in pasto il tuo cucciolo a quella bestia ingrifata! Vergogna! Denunzio anche te!
Una gitarella nel cervello di Theon ci rivela che Syria gli serve sia come svuotapalle che come scaricaparanoie, dopo esser stato cazziato dal padre.
Ma soprattutto, se Syria fosse stata con lui, a quell’ora avrebbe già sfogato tutta la frustrazione della giornata su di lei.
Vi risparmio ulteriori repliche abbastanza fedeli delle pagine dei libri, differenti solo per la spocchia di Syria che rovina gli stemmi dei Tully in quel di Riverrun. Capisco che la trota sia un po’discutibile come simbolo, ma tu Syria sei una cafona a cucirci sopra il blasone degli Stark.

Grandi scelte per i blasoni.
Il povero Jaime, portato a spasso come un gatto in un trasportino, risente ancora dei postumi del trauma.
Giunge un altro twitter:

StannisBADASSBaratheon: Cersei&Jaime twincesting. No rightful heir. WTF @Westeros

“Sei il padre di Joffrey, Tommen e Myrcella?” chiese a bruciapelo, guardandolo. Gli occhi dello Sterminatore si spalancarono, e non disse niente. “Allora? È vero quello che dice Stannis?”
“Stannis?”

No, banana. Ma ripigliati, dyo!
C’è di buono che sputtana Syria. Syria ama Robb, Syria ama Robb pappappero!
No ma non ce lo aspettavamo, no no.
Povero Robb, confermiamo l’ipotesi delle larve in testa. Soprattutto quando, a occhio non più di un mese dopo averla incontrata, il lupacchiotto la trasforma da Snow in Stark. Anche questo è inaspettato eh? Quasi come l’adipe dopo le vacanze di Natale.
E mentre Theon continua a progettare nuovi modi per fare figure imbarazzanti, ci trasliamo con un agile colpo di reni fino a King’s Landing.
Dove Cersei, radunato il consiglio ristretto, dimentica di essere se stessa e scorda le buone maniere.
“Oh taglia corto: Jamie è vivo o no?”
Eccheccazzo.
Il tema principale è lo stato dell’imene di Syria, se sia stato o meno lacerato da Jaime.
Il legale dei Lannister continua a mandare note in cui sottolinea che il suo cliente non tollererà altri attacchi alla sua reputazione. Assassino incestuoso sì, scemo no.
Purtroppo la storia è ancora in corso, e chissà quanto durerà.
Non sappiamo quindi ancora chi si prenderà la verginità di Syria, nonostante l’attenzione del narratore vaghi senza meta tra l’estremo Nord, casa Baratheon, Pyke, grufolando tra personaggi e avvenimenti e limitandosi a inserire il nome di Syria ogni volta che si rende possibile. Badando, ovviamente, a lasciarla sempre al centro dell’attenzione.
La vediamo nelle fiamme.
No, non esultate. Sono le fiamme di quella sciroccata di Melisandre, che per motivi che conosce solo lei e che credo siano riconducibili a disturbi cognitivi vorrebbe usare Syria come arma in mano a Stannis.
Ma anche no.
Ecco, mi avete fatto freddare il tè ora.
Vi lascio in sospeso e torno ad aspettare l’evolversi della faccenda.
Olenna, tesoro, hai ancora qualcuna di quelle deliziose caramelline viola?

RincoBella & TamarrEddy in ficcyland

Carissimi, oggi vengo a voi dopo tanto tempo porgendovi le mie scuse: miei dolci animalini, vi ho lasciati a lungo senza nutrimento e vi ritrovo ora deperiti e tutt’ossa.

Non come Lindsay Lohan ma quasi.

Che volete, noi megere abbiamo talvolta una vita sociale: ogni centocinquant’anni, è vero, ogni congiunzione astrale, ogni morte di Albus Dumbledore, ma ce l’abbiamo.

Insomma, vi porto oggi questa meeeeeraviglia di ficcy in un fandom per me ancora inesplorato: Twilight.

Vi sento già rumoreggiare: buoni che non ho ancora iniziato!

E poi, insomma, a me Twilight in sé non è dispiaciuto. I seguiti non li ho apprezzati, ma il primo libro l’ho letto con piacere. Ergo mi inoltro nel fandom con particolare sofferenza, ma non senza un che di gioia sadomasochistica.

Ma bando alle ciance e ciancio alle bande, è ora di iniziare.

 

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=392360 : Tutto può cambiare, di valenessie.

 

Allora, prima di tutto chiariamo subito alcune delle Verità Fondamentali di questa ficcy:

1) Isabella Swan è un affarino lagnoso e rompipalle, e pure vagamente rincoglionito;

2) Edward Cullen è un tamarro che fa fatica a tenere il suo affare dentro i pantaloni per più di dodici secondi;

3) Tutti i personaggi secondari sembrano essere stati colpiti da un vaso di gerani: in sostanza sono uno più imbecille dell’altro.

 

E no, l’OOC non è dichiarato. Neppure l’AU.

 

Bella, Alice e Rosalie prendono casa insieme per l’università con bagaglio a seguito. Ovvero Emmet, Jasper e Edward, che però, nel ficcy-time, non sta con Bella.

Iniziamo subito con due domande. Domanda Prima: Perché mai le tre squinzie si portano dietro anche Edward, dato che a Bella sta pure sulle balle? (Simpatica l’assonanza Bella- balle). Non sanno dove parcheggiarlo? A casa mamma e papà non lo vogliono in mezzo ai piedi perché ha l’alito pesante?

Domanda Seconda: negli USA esistono i college, i quali forniscono agli studenti vitto e alloggio (e ci credo, con tutto quello che  si spende di tasse….) Perché le belle figheire dovrebbero preferire un alloggio privato? Perchè fa fiko o molto più semplicemente perché la ficcy altrimenti non avrebbe ragione di esistere?

Ovviamente si tratta di domande retoriche, dato che non riceveremo mai risposta. Piuttosto, vediamo di proseguire.

 

<< Bella, lo sai che si fa ora? >>,(spazio)mi stuzzicò Alice(punto)
<< Dovrei? >>,
(spazio)chiesi confusa(punto)
<< Ma come?
(spazio)non vorrai venire all’università con quei vestiti,vero? >>,(spazio)mi chiese scioccata(punto)
<< Perchè
(virgola)cos’hanno?(spazio)a me piacciono >>,(spazio)replicai.
<< Si, si.
(spazio)Come no!(spazio)Bella(virgola)
non puoi presentarti così. E poi ci serve qualcosa per la festa!!! >>
<< Rose
(virgola) di che festa parli? >>,(spazio)chiesi scocciata(punto)

<< Bella
(virgola) abbiamo preso casa(virgola) è ovvio che dobbiamo inaugurarla con una festa! Su(virgola) preparati(virgola) che andiamo al centrocommerciale >>.
Risposi alle ragazze con una smorfia, la più brutta che riuscii a fare, ma non essendo capace le feci scoppiare in una rumorosa risata che contaggiò anche me.

Bella non vi sembra tanto una deficiente, qui?

 

Ecco che, mentre l’allegra brigata porta a termine il trasloco, la nostra protagonista si rende conto che qualcosa non va:

mentre mi dirigevo in camera mia, sentii delle urla provenire da camera di Edward.

Sarebbe il caso che qualcuno andasse a controllare, no?

Fantastico aveva già inaugurato la sua camera,pensai.

Aaaaaah, ma in quel senso!

 

Così, nel troiaio che dal detto al fatto è diventato l’appartamento, arriva pure Jacob. Ora, chi mi conosce sa che ho un debole per Jacob (molto meglio di quel merluzzo gelido di Edward), indi per cui io so già che da qui in poi soffrirò tanto. Ma proprio tanto.

Bella chiede a Jacob di fermarsi da loro per un po’, con un ragionamento del tipo “massì, dove si mangia in sei si mangia anche in sette!” Ora, se avete capito almeno un pochino come funziona il cervello della nostra RincoBella, dovreste essere pure in grado di intuire dove gli offrirà il posto per dormire.

No, non sul divano, come farebbe qualsiasi persona normale.

Neppure sul tappeto. E niente sacchi a pelo.

Esatto, direttamente nel suo letto. Che sorpresona, eh?

Fra l’altro, cose come queste

<< Torniamo a casa >>,proposi quando ormai il sole era sparito.
Con un segno del capo acconsentii.

Mi fanno seriamente pensare che la nostra protagonista soffra pure di un disturbo da personalità multipla.

 

I due si mettono a tavola con gli altri, (in tutto ciò i vampiri cosa mangiano? Sugoli umani?) e, con uno scambio di battute veramente *YAWN*, Edward e Jacob si beccano come i galli cedroni nell’arena. Ma è quando Bella da’ la buonanotte a tutti che si scatena l’ira funesta, e non del Pelide Achille, ma del nostro tamarro preferito:

<< Dove credi di andare?!? >>,(spazio)mi intimò Edward con voce profonda. Il suo alito fresco mi colpì in pieno viso.

Mentos, the freshmaker!

<< Che hai Cullen?(spazio)hai bevuto un troppo stasera? >>. Non capivo cos’aveva(virgola) gli occhi avevano cambito espressione(punto)

Il Sangue Alcolico è una specialità della casa. La preparazione è semplice: pigliate un umano, attaccatelo ad una bottiglia di Alchermes et voilà. Servire fresco.

<< Tu non dormirai nello stesso letto con quello! >>,ringhiò furioso stringendo più forte la presa.

Edward versione Macho Man mi mancava.

Ovviamente la nostra RincoBella non si capacita del comportamento di Edward. Non se ne spiega proprio il motivo, povera innocente. E sta lì a macerarsi, come una fetta di limone nello spritz (si, è l’ora dell’aperitivo, problemi?), cercando una risposta ai suoi mille perché. Perché Edward si comporta così? Perché mi guarda in quel modo strano? Perché non trovo più le mutande? Perché Jacob mi palpeggia sotto il lenzuol… ok, no, questo me lo sono inventato.

 

La mattina dopo i due si trovano in cucina.

Era a dorso nudo e anche di prima mattina era stupendo.

In sostanza aveva uno di quei maglini da transessuale, presente quali? Quelli traforati sul davanti che lasciano la schiena nuda…

<< Dormito bene? >>(spazio)gli chiesi (punto)
<< mmm… >>,
(spazio)era troppo aspettarsi una risposta concreta da lui.

No, cretina, semplicemente i vampiri non dormono.

Dopo avergli servito la colazione (probabilmente plasma alla coque), Jacob fa il suo ingresso approfittando per dare alla nostra protagonista una bella palpata sul culo, senza peraltro ottenere da lei alcuna reazione. Edward, dal canto suo, reagisce anche troppo, facendo una scena madre da crisi premestruale e sbattendo la porta (e pure un po’ il tavolo).

No, mie bestiole, non è finita qui. Ora dobbiamo sorbirci la stessa pappardella dal punto di vista del nostro Edward Faccia di Culo.

Scherzavo, dai. Solo un paio di genialate, giusto perché non si dica che vi lascio a stecchetto.

 Genialata numero 1:

Non capiva cosa provavo. No. Non poteva saperlo.(spazio)Nessuno sapeva che la desiderava, che la volevo e che nessuno l’avrebbe toccata.

Tre subordinate e tre soggetti diversi. Come dire, sono estasiata. Ma esplicitiamo il periodo:

“Nessuno sapeva che la desiderava”. Le ipotesi a questo punto sono due: o il soggetto sottinteso è Jacob, e se Jacob la desiderava, non è corretto dire che nessuno lo sapeva, perché almeno lui avrebbe dovuto saperlo, oppure “desiderava” è un errore di battitura al posto di “desideravo”. Cosa che mi sembra parecchio più probabile.

“Nessuno sapeva che la volevo”, e ok.

“Nessuno sapeva che nessuno l’avrebbe toccata”. Ma nessuno nel senso di nessuno o nel senso di “Nessuno” che poi si scopre essere uno che ha fatto come Ulisse con Polifemo? Perché ha senso solo in questo caso, il che è un po’ grave.

 

Genialata numero 2:

Quella notte non dormii bene perciò mi alzai presto

MA SE SEI UN VAMPIRO MI SPIEGHI COME FAI A DORMIR BENE? Solo nel sonno eterno, e poi neanche, visti i satanassi che ti troverai attaccati ai malleoli.

 

Genialata numero 3:

Fantasticavo su come sarebbe stato farlo con lei, terribilmente impacciata ma decisamente sexy,sentirla urlare per il piacere con la sua calda voce

Eddy, vabbè che sei tamarro, ma ‘sta mania di farle urlare…

 

Genialata numero 4:

mentre il cane si dirisse verso di lei

Incommentabile. Davvero.

 

Ok, siete a posto? Dovete fare pipì? No, ve la tenete, che qua stiamo arrivando al meglio.

 

Capitolo due:

mi voltai e lo vidi appoggiato contro la porta a scquadrarmi dalla testa ai piedi.

…Ve l’avevo detto che sarebbe arrivato il meglio!

 

In quella che pare una sceneggiatura perfetta per un porno, Edward si offre di aiutare la nostra RincoBella a sistemare l’armadio, e, arrapato come pochi, afferra un suo reggiseno (di Bella, non di Edward) uscendosene con un<< Perchè non mi fai vedere come ti sta? >> di fronte al quale Bella capitola. E CHI non lo farebbe?

… Vabbè, dai, si fa per dire.

Segue bacio appassionato, nel bel mezzo del quale i due vengono interrotti da Jacob, che come al solito fa la figura del coglione.

Diciamo che nel gruppo almeno non stona.

 

Passarono un paio di ore e mentre ero intenta a scendere le scale suonò il campanello.
Apri la porta
(chi, io?) e mi ritovai davanti una spilungona bionda (la Sellerona!)
 
<< Qual’è la camera di Eddy?
(Oddio, credevo di essere solo io a chiamarlo così o_O)
>>,mi chiese l’oca
e la accompagnai in camera sua
(… Brava pirla.)

<< Cullen ci sono visite per te >>,dissi nel tono di voce più acido che riuscissi a fare
(meglio un congiuntivo in più che uno in meno.)
<< Ah Shelly che piacere vederti! >>,rispose entusiasto
(doppio ARGH) lui
<< Mi fai schifo >>,sussurrai mentre mi voltavo per diriggermi
(voce del verbo diriggere) in camera mia

 

Dopo di ciò, Bella va al cinema con Jacob (il fatto che blateri contemporaneamente di gente senza cuore e di ragazzi stronzi non lo insospettisce nemmeno un po’, e già da qui ho detto tutto). Una volta tornati, assistiamo ad un pietoso siparietto di ritorsioni e ripicche in cucina fra i nostri due beneamati, che termina più o meno così:

Mi afferrò per il polso e mi girò verso di lui andando a sbattere contro i suoi pettorali duri come il marmo.

Va a sbattere contro se stesso? Minchia, questo c’ha un ego che manco Silvio!

Sentivo il suo eccitamento attraverso i vestiti.

Se è come i pettorali ci credo.

 

Andiamo al capitolo tre, che non è altro che il due dal punto di vista di Edward. Anche qui mi limito per evitare di provocarvi latte alla ginocchia: In sostanza scopriamo che Eddy caro ha problemi di prestazione con le fanciulle perché pensa troppo a Bella.

Amore, c’hai provato a fare il God of Sex, ma non c’hai il fisico.

 

Dopo il teatrino di cui sopra, in cucina si presenta Rosalie:

<< Ragazzi ma sempre a litigare state? >>,chiese Rosalie

Meeeeeeeeeeeeeenghia!

<< Non stiamo litigando! >>,la ammonimmo insieme

Fallo in area! E mica il fallo che pensate voi, maiali! Cartellino giallo!

<< Oh beh,se lo dite voi… >>,e uscii dalla stanza

Ma chi, Edward? E le pianta lì così?

<< Allora dove eravamo…? >>,dissi riavvicinandomi a lei

Ma non era uscito?

(…)

E un sorriso di sfida mi si aprì in volto.

Io vorrei capire perché ‘sta gente ha la mania di farsi aprire sorrisi in faccia. Per colpa loro Joker s’é rotto le palle ed è andato in pensione, e gli unici a cui Batman può dare la caccia sono i quattro pirla del pulmino della Tim.

 

All’inizio del capitolo quarto troviamo un avvertimento da parte dell’autrice:

Si, i Cullen in questa ff sono dei vampiri solo che mangiano e dormono proprio come degli umani ma i loro istitnti da cacciatori non mancheranno!!!

E’ molto utile che ciò venga aggiunto a questo punto, quando non c’è uno straccio di avvertimento di AU nell’introduzione.

Niente sugoli umani, mi dispiace.

 

Ma torniamo alla storia: Alice piomba in camera di Bella e Jacob di prima mattina, non preoccupandosi minimamente della possibilità di trovarli a culo nudo.

No, non li trova a culo nudo, tranquilli. Evidentemente conosce i nostri polli meglio di noi.

Bella si rifiuta di indossare per la festa che si svolgerà quella sera il vestito che l’amica ha comprato per lei, preoccupandosi perché troppo corto e appariscente; d’altro canto Jacob non ne vuol sapere di camicia e cravatta.

E c’hanno ragione, è una festa in casa, mica un party di Vanity Fair!

Alla fine raggiungono un accordo: ognuno dei due indosserà il suo abito se l’altro farà lo stesso.

Alice, che pare una pazza sotto anfetamine, saltella via felice.

 

Colazione, shopping, blablabla, Bella arriva a casa e si fa un bagno.

E ovviamente cosa succede?

Che proprio mentre sta uscendo col suo mini asciugamano addosso, incontra Edward.

Care protagoniste delle ficcyne, mi appello al vostro buon senso. Ammesso che ne abbiate uno.

Esiste una cosa che si chiama ACCAPPATOIO. Dai, ripetiamolo tutte insieme, non è difficile. E sapete a che serve? Serve ad asciugarsi senza mostrare la vostra lei (scusatemi, gentili lettori, devo parlare come loro, altrimenti non mi capiscono) e il vostro culetto sodo e le vostre curvealpostogiusto a tutto l’universo creato che puntualmente andrete ad incontrare una volta uscite dalla doccia.

 

Ma andiamo alla festa. Bella è, non c’è bisogno che lo dica, fighissima, fasciata nel suo abito da battona di periferia, e tutti ci provano con lei, pure quel povero cristo di Quil (il quale, trascinato in questa follia collettiva, ha tutta la mia solidarietà). La nostra amica beve un po’ troppo, forse anche a causa di Eddy che balla il ballo del mattone con un’altra, e ad un certo punto comincia ad usare Jake e Quil come pali per la lap dance, prima di essere trascinata via da una mano ignota.

Si, vabbè, si fa per dire.

 

Soddisfatti, piccolotti? Giuro che non starò via a lungo e che vi porterò da gustare la seconda parte di questa meraviglia quanto prima. Nel frattempo buoni, cuccia e se dovete fare pipì usate pure l’albero in fondo al giardino.