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La leggenda de 'sta ceppa

Dopo aver stampato il calcio d’ordinanza sul posteriore del mio tardo consorte e spiccato la testa dal busto al volatile più anziano dell’aia (dacché, come di proverbio, gallina vecchia fa buon brodo), mi sento in dovere di somministrarvi la vostra dose quotidiana di mangime. Che, nella fattispecie, consiste in una magnifica AU sulla serie di videogame che risponde al nome di The legend of Zelda.

Allez les filles!

Tloz: 21th Century, perché cresciate sani e robusti. Preparata per voi da ixior.

Che altro dire…il titolo dice tutto XD.
Certo; se già l’idea di una AU su Zelda è, di per sé, assolutamente improponibile, apprendere che la storiella ci è contemporanea ci conforta molto.
È la mia prima Fan Fiction (pregate per che sia pure l’ ultima 😛 )
E che altro fare, se non accendere un cero al GoS e inginocchiarci?
Pronti per il prologo…? Tenetevi forte.
In lontananza risuonavano le campane di una chiesa, un tempio.
Un momento: una chiesa o un tempio? Non mi pare che i termini si equivalgano. La qualifica di sinonimo si comprerà come i titoli nobiliari?
Tuttavia, desidero che sappiate che le suddette campane rappresentavano il tempo. Difatti io, quando odo rintocchi in lontananza, penso sempre a Death Not… er, a quant’è breve questa vita. Non solo: anticipavano un’avventura in procinto d’iniziare. Un’avventura, o meglio una leggenda, ripetutasi decine e decine di volte (quanti file di gioco avrà aperto, il signore?), pronta a rinascere, ma in un’altra epoca.
A non essere pronta per tutto questo son io, temo. Ozzy? Qua!

Col PRIMO CAPITOLO s’entra subito nel vivo dell’azione.
Link osservava il fiume, quel giorno particolarmente sporco.
Guarda meglio, Link, quelle son le fogne dell’Hyrule Castle.
Il nostro Eroe, curvo sul lordume, rifletteva su un suo sogno…
Era convinto che, come diceva Freud, i sogni rappresentassero le preoccupazioni, gli avvenimenti e, perchè no, anche ricordi di un’ altra vita.
Credevate mica che il Deku Tree ai Kokiri raccontasse favole e leggende? ‘Sta ceppa, preferiva di gran lunga legger loro l’opera omnia di Freud. Alla quale, a quanto pare, dovrei dare una ripassata: il vecchio Sigmund che sostiene la metempsicosi? Non nascondo che m’è nuova.
Ma non riusciva a collegare quella strana piramide dorata e onnipresente del sogno con la sua normale vita da studente universitario.
Link, fattene una ragione: i Lego, o Geomag che siano, non fanno per te. Come, ritengo, la vita da universitario: Hyrule la salvi tra un esame e l’altro?
Che un suo antenato fosse stato un grande maestro massonico? Ne dubitava profondamente.
E’ la prima cosa che viene naturale pensare, quando si sogna una piramide.
I filosofici pensieri (roba da far invidia ad Aristotele, converrete) del fanciullo vennero interrotti da un bolide che gli sfrecciò accanto, investendolo di una nube di scarichi tossici. Sticavoli, andava a benzina o a scorie radioattive…? La seconda, immagino, dal momento che la maglietta di Link, da bianca che era, divenne grigia. Cose che nemmeno a Chernobyl.
Il Nostro fece per andarsene, quando all’ improvviso squillò il cellulare, quasi nuovo di zecca, l’ultimo modello della marca Navi.
Ti ringrazio, sommo GoS, per questo miracolo: la fatina Navi, navigatore piuttosto seccante, è divenuta un cellulare dalla suoneria, tuttavia, fastidiosa (“Hey! Hey! Hey! Listen!”?)
A chiamare Link era nientepopodimenoché Mido (proprio lui, il bulletto Kokiri!), il suo compagno di stanza al campus dell’ università. (Ricordo ai signori lettori che i due non si tollerano, figurarsi se potrebbero condividere una stanza, finirebbe a legnate). Proponeva una festa negli appartamenti femminili.
A questo punto, viene spontaneo porre un paio di quesiti:
– Siamo in America?
– Come possono questi due signori andare a far festa negli appartamenti femminili?
Che originale. In pratica erano 2 anni che non si facevano feste altrove. Cioè, son due anni che ‘sti due campano a feste nel bagno delle donne? Fossi in Link, avrei seri dubbi sull’identità sessuale di Mido.
Si faceva tanto il ganzo
“A regazzi’, e mò v’o buco ‘sto pallone…”
…ma appena vedeva Saria, arrossiva come un peperone.
Questa rivelata tenerezza di Mido nasconde una virgola fuggita da Alcatraz.
Mido non era che un bambinone, un Peter Pan moderno (?), come tutti i suoi altri amici.
Ma io dico, perché non:
– Come tutti i suoi amici altri;
– Come tutti gli amici altri suoi;
– Come amici altri suoi tutti i
?
Non per nulla, il campus che i ragazzi frequentavano era chiamato “Il campus dell’eterna gioventù”.
Tralasciando il fatto che se apprendessi di un campus con questo nome penserei che ci sia sotto qualcosa di estremamente losco, pare che quello in questione sia una versione “attualizzata” della Kokiri Forest.
‘La faccia, miei signori…
SECONDO CAPITOLO
Di già?
Era una calda mattinata estiva, in un edificio storico del centro città. Al suo interno, i senatori discutevano su alcune riforme da attuare.
Un momento:
– I senatori sono quelli dell’Alleanza Galattica?
– Dove diamine si trovano, in che città, e in che edificio storico?
Che inferno questa stanza. Piena di comunisti che non si sono ancora accorti del crollo del muro.
Okay. Siamo in Italia, e forse ho anche una vaga idea di chi stia parlando…
Mi manca la guerra fredda. Anche per la temperatura…
Ma cosa diamine ci azzecca la guerra fredda? (E, soprattutto, era una battuta?)
Tutte queste belle cose le rimuginava un signore di nero vestito, che maledicendo il protocollo pensava che i prossimi fondi (?) li avrebbe usati per istallare l’aria condizionata al Senato (galattico). Quelli dopo ancora magari li stanzierà per un distributore di bibite.
Costui era figlio di uno sceicco arabo (anvedi!), cresciuto tra incontabili (come i nomi in anglico?) sorelle. Insomma, uno di quei politici di buona famiglia (ottima direi, se Papà è sceicco…) che, tuttavia, oltre al potere politico, desiderava qualcosa d’altro, qualche potere meno convenzionale e più arcaico, più oscuro.
Si darà mica al satanismo?
Avrà visto troppo Streghe.
I suoi “studi” erano destinati a trovare questo potere. Ed era sicuro d’ essere vicino alla sua meta. E quando la avesse raggiunta, nessun comunista, popolare o capitalista che fosse avrebbe potuto affrontarlo.
Questo Scienziato Pazzo è un tantino manicheo: pare veda il mondo spartito in “comunisti, popolari e capitalisti”. Senza dubbio la sua è una visione molto originale della politica. Strano luogo, l’Hyrule contemporanea…
Ma il nostro amico ha fatto i conti senza l’oste:
dall’ altra parte della stanza ellittica il senatore Daphnes lo osservava con sguardo inquisitore.
Unico IC.
Questo lo turbò assai, poichè egli aveva occhi e orecchie dappertutto per la città
Questo, invece, turba assai me. Occhi e orecchie sparsi per la città? Che visione antiestetica.
L’uomo in nero dunque prese e se ne andò, uscendo dal Senato in piena riunione, del tutto indisturbato.
Normale, no?
Si sentì lo sguardo di Daphnes attaccato alle sue ampie spalle fino all’ uscita dell’ edificio.
Sarà stato uno dei suoi paia d’occhi di riserva. Bleah. Gli avrà rovinato il doppiopetto?
Raggiunse la sua Ferrari nera.
Che classe, che eleganza.
Credette di vedere la piramide del potere
I Lego di Link?
Si tolse la targhetta della sua giacca. C’ era scritto il suo nome: Ganondorf.
Fermi tutti: la targhetta col nome? Ma è un senato o un ospedale?
Povero, povero il nostro amico nasuto, declassato da fine villain a politico truzzaglio con tanto di Ferrari traslucida. Poi, figurarsi, con la scritta “Ganondorf Dragmire” appuntata sul petto ci credo sì, che passa inosservato.
TERZO CAPITOLO
Questi cambi di capitolo ti prendono alla sprovvista…
Era una domenica mattina, momento di riposo per molti solerti lavoratori allo stremo delle forze, momento di messa per molti bravi cattolici, come lo era Zelda.
Momento di messa…? (Momento di vero godimento!) Ma soprattutto: Zoccol… Zelda una brava cattolica? Le tre dee protesteranno mica?
Era una bella ragazza, e soprattutto molto elegante.
Era una Mary S… una bella signorina, questa Zelda, figlia, inoltre, di un importante senatore (quello che semina occhi e orecchie in giro per il mondo, ndMe).
Era perennemente circondata da gorilla talmente loschi che avrebbero spaventato persino King Kong.
Sì. Tipo Impa. Non so bene se simulare una risata o immaginarmi tante repliche del buttafuori di Chi ha incastrato Roger Rabbit.
Era una chiesa gotica, lugubre (certo, se è gotica è lugubre, il nesso è spontaneo), tuttavia vi aleggiava una curiosa atmosfera di “epicità” (che?), di un passato glorioso e diverso, sia fisicamente che in quanto funzioni.
Che diamine…?
La povera (er) Zelda rabbrividì all’idea delle ossa di monaci sepolte sotto i suoi piedi (una signoVina Vaffinata, che faVci?), ma quanto meno loro erano in compagnia, mentre lei era sola soletta e senza l’ombra di un amico (mi dispiace! *corre a ringraziare il GoS*). Fossimo in Corpse Bride, le darei pure ragione…
Sotto di lei, in verità, era sepolto ben più che un mucchio d’ossa (Jack Skellington protesta!), ma per il momento non ci è dato sapere cosa. Le bodyguard erano rimaste tutte fuori dalla porta: perché? Nessuna di loro professava la fede cattolica, naturale.
Ora; è assai improbabile che una signorina perennemente a rischio della vita (senza che se ne comprenda bene il perché, aggiungo) come questa Zelda venga lasciata da sola in un luogo affollato come una chiesa solo perché tutti, e sottolineo tutti, i gorilloni al suo seguito hanno problemi di credo.
Zelda Sue, dunque, s’alzò per andare a prendere l’ostia (HA, HA, HA), ma in quanto fu davanti all’ altare (prego?) si sentì debole, strana. Le venne un improvviso mal di testa.
Ah, i mancamenti da Sue, quelli davvero non mancano mai. Zelda ha il ciclo.
Dunque il sacerdote estrasse un’accetta e pose fine alle sue sofferenze…
No?
vide delle immagini. Una foresta, un castello, un tempio, una spada.
Son queste immagini da sogno o carte dei tarocchi? (Non era Link quello che mangiava pesante?)
E tre piccole piramidi dorate, unite per formare una più grande.

Bene.
Non sono Lego né Geomag, bensì la dorata Triforza. Curiosamente, le tre “piramidi” in questione io le ho sempre viste bidimensionali, tre triangoli, in sostanza. Farà mica più fyko così?
In quel momento iniziarono i rintocchi delle campane.
Le senti, Ryuuzaki…?
Era troppo per lei. Svenì.
Provata oltre misura, la signorina svenì – termine che conclude il capitolo in una maniera che rasenta il sublime.
La messa è finita, andate in pace.

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