Archivi categoria: i cubetti di ghiaccio di ire

Dieci anni e non sentirli.

Casa di riposo “La Vispa Teresa”.
Alba.

I primi raggi del sole illuminano dolcemente la scena, gli uccellini cinguettano e nell’aria c’è una dolce melodia…

All’improvviso una voce roca e decisamente incazzata : “Giovanotto, abbassi quella musica, che qui c’è gente che vuole dormire!”
“E va bene” ribatte l’infermiere chiudendo nuovamente le tende “vi lascio dormire un’altra oretta, ma poi dovete alzarvi.”
Gli risponde solo un russare asmatico, intervallato da qualche colpo di tosse.
L’infermiere scuote le spalle e se ne va.

Molte ore dopo.

Il sole tramonta dietro le colline, gli uccellini ritornano al nido, i gufi… gufano e alla casa di riposo “La Vispa Teresa” finalmente è l’ora delle visite.

Ad aprire la porta ai visitatori è un uomo alto e biondo, dallo sguardo altero che seduce. Osserva le persone in attesa che a loro volta osservano il suo sopracciglio, sogno erotico di intere generazioni…

“Allora, volete entrare o state sulla porta tutta la notte?”
“Oh, ci scusi infermiere Malfoy: ci eravamo distratti.”

I visitatori lo seguono lungo il corridoio ed entrano in una grande sala dove il chiacchiericcio copre la musica da camera: gli ospiti stanno ricordando i bei vecchi tempi.

L’infermiere Malfoy inizia il giro serale delle pillole, abbandonando i coraggiosi visitatori al loro destino.

Un’anziana donna seduta su una vecchia poltrona borbotta tra sé e sé, ma appena si accorge degli ospiti li richiama affabile. Ha gli occhi vispi incorniciati dagli occhiali e i capelli puntati in uno chignon disordinato tenuto fermo dai ferri da calza… di qualcun altro.

“Avvicinatevi, ragazzi…” mormora trepidante spargendo saliva -e qualche pezzo di broccolo, residuo della cena serale- sui malcapitati. “Sapete, oggi sono proprio contenta: esce l’ultimo libro di quel giovanotto che mi piace tanto… ora chiedo all’infermiere… Infermiere!”

Un uomo pallido dalle spalle larghe alza gli occhi scuri al cielo e si avvicina, tenendosi però appena fuori portata dalle mani rapaci della vecchia, che tenta inutilmente di palpargli il posteriore.

“Ma è uscito il nuovo di Martin?”

“No, signora Valpur, lo ha chiesto venti minuti fa e da cinque anni a questa parte la risposta è sempre la stessa”.

“Ah, giusto. Maaaa senta un po’, giovinotto: il nuovo di Martin è uscito?”

L’infermiere alza nuovamente gli occhi al cielo poi guarda i visitatori con la sua tipica espressione addolorata. Gli ospiti si allontanano senza fare domande: nonna Valpur sembra molto confusa e l’infermiere Snow, beh… conosciamo tutti la portata della sua ignoranza.

L’infermiera Granger si avvicina a una donna intenta a giocare una partita di scala quaranta che, nonostante tutto, non si è accorta dell’arrivo dei visitatori e le tocca una spalla per richiamare la sua attenzione.

“Signora Quinzell, lo vuole lo yogurt alla banana?”

“CHE? LUCIUS E DANANA?” urla la vecchia sorda, facendo sobbalzare i visitatori, che si allontanano prima di venire coinvolti nella conversazione.

Gironzolano per la sala senza meta, quando una signora fa loro cenno di avvicinarsi. Sorride e si sistema gli occhiali sul naso, prima di volgere lo sguardo alla finestra.
“Adoro gli uccelli”.

“Cos-” balbettano confusi.

“Mi piacciono gli uccelli.” ribatte seria. Un infermiere emaciato e chiaramente affetto da calvizie precoce si avvicina di corsa e zittisce la donna.

“Ma che ho detto di male, Draco?!” domanda Winola confusa.

“Dovete scusarla, proprio non ce la fa coi doppi sensi… è il suo fardello…”

“QUALCUNO HA DETTO CAMMELLO?” chiosa la signora Quinzell, e tutto nella sala si ferma per qualche istante, mentre i vecchi rimbalzano una serie di rime in -ELLO.

Draco sospira. “Dovete scusarli. È un gioco puerile tra di loro che va avanti da… da sempre. Non siamo riusciti a levargli il vizio!”

Un anziano lo guarda torvo. “Voi giovani non capite le tradizioni!” lo rimprovera.

“Ai miei tempi era tutta un’altra cosa!”

Una vecchia si aggiunge al discorso. Fa per alzarsi, tremolante sulle caviglie malmesse, e guarda il vecchio di prima con una muta richiesta negli occhi. Questi si alza con non poca fatica e sposta la carrozzina su cui è seduta la vecchia, che ora ha ricominciato a parlare.

“Una volta portavate rispetto, voialtri! Una volta eravate grati! Noi abbiamo fatto la guerra per voi, per la vostra sanità mentale” ricorda la vecchia stronza. “Fare gli spavaldi, ma noi ce lo ricordiamo come era qui… cioè, io non me lo ricordo, ma lei sì.” ammette, indicando la vecchia degli uccelli che al momento sta cercando di scavalcare la finestra con una corda di lenzuola sotto braccio. “Lei si ricorda di quando eravamo noi a prenderci cura di voi durante le vostre crisi d’identità! L’ex direttrice Abigale ha fatto tanto per voi, e voi adesso ci trattate come se fossimo rincoglioniti! Stronzi irriconoscenti!” spiega, mentre Fox, appoggiandosi alla sedia a rotelle, bandisce minacciosamente il bastone per enfatizzare i concetti espressi da Bella Lestrange.

A sedarlo ci pensa l’infermiere Snape, i cui capelli neri accendono dolci ricordi nella mente del vecchio.
“Mi dica, buon uomo…” mormora sistemando gli occhiali ormai inutili sugli occhi velati dalla cataratta “L’agente Prentiss è tornata? Al Bureau hanno bisogno di lei…”

L’interessante discussione viene però interrotta da un urlo: uno degli infermieri si allontana infuriato da nonna Valpur e dalla signora Quinzell, che si guardano ridacchiando e si danno il cinque.

“Basta, io me ne vado! Me ne vado! Quelle due vecchie mi molestano!”
Lucius Malfoy si avvicina per calmare il suo sottoposto.
“Avanti, infermiere Laufeyson, torni qua!” sbotta, facendo un cenno della testa a Zabini, che si avvicina alle due vecchiacce malefiche per separarle.

“Lei è proprio una ragazzina graziosa, sa?”

“Signora Quinzell, sono l’infermiere Zabini…”

“Come ti pare, cocca.”

L’infermiera Granger si avvicina e tenta di distrarre le due vecchiette.

“Signora Valpur, le ho portato la sua acqua.”

“Ma è piena di fervore? Sennò non la voglio!”

“Signora!” sbotta l’infermiera infastidita “La smetta!”

Poi si allontana di corsa, tallonata da Fox che brandisce minacciosamente il bastone mirando agli stinchi della malcapitata, rea di avergli servito verdure bollite per cena.

I visitatori, sempre più spaesati si avvicinano ad un altro vecchio, dall’aria decisamente più simpatica, ma vengono investiti da un olezzo (sensualissimo, eh!) di vaniglia, cannella, cioccolato e Chanel n.5.

Quando riprendono i sensi sono a terra con una vecchia incazzosa che troneggia su di loro, martoriandogli di calcetti gli stinchi e un gran mal di testa, non si sa se dovuto alla botta (“Nessuno che muoia accasciandosi con grazia!” bercia la vecchia) o al profumo che la pazza sta spruzzando ovunque.

“Oh! Ma siete ancora vivi? Oooh!! Infermieri, togliere queste persone morte dal tappeto! Qua la pulizia fa proprio schifo… E il personale! Sono tutti in disordine, calmi ma irrequieti e quei due non hanno nemmeno le curve al posto giusto!” sbraita Leochan, indicando gli infermieri Winchester, che stanno inutilmente tentando di convincere unanziana donna a ingoiare le pillole.

“Chiaramente è un caso di ficcynite” sta dicendo la vecchia “ora chiamo Brad e Jhonny, si prenderanno cura di voi e sarete presto come nuovi!”

“Signora Abigale, non è più la direttrice e Brad e Jhonny non lavorano più qui. Ora è una paziente e deve prendere le pillole.” sbotta Dean inutilmente, dato che la vecchia nemmeno lo ascolta e si allontana borbottando di cartelle cliniche da riordinare, terapie da assegnare e gravi casi di OOC cronico.

I due Winchester si scambiano uno sguardo rassegnato, poi si accorgono dei visitatori a terra e, mossi da pietà, allontano la pazza spruzza-profumo dai loro stinchi.

Finalmente liberi e con un mal di testa da primato, i malcapitati visitatori si avvicinano al vecchio dall’aria simpatica, sperando di non venire nuovamente malmenati.

“Sono un maschio!” esordisce il vecchio.

I visitatori si guardano perplessi.

“Sapete, sempre meglio specificare” continua imperterrito. Poi aggiunge, indicando le vecchie pazze sparse per la sala “per colpa loro sono anni che ho un’identità di genere confusa! E poi mi shippano con qualunque uomo passi di qua. Chiedete a Fox se non mi credete, è successo anche a lui…”

I visitatori si voltano verso il signor Fox, che sta agitando il bastone con aria minacciosa, e decidono di soprassedere. Nel mentre, la dottoressa Leila si avvicina al vecchio.

“Signor Skeight, l’infermiera di turno mi ha detto che ha rifiutato la cena…”

E lo credo bene! Da settimane chiedo di mangiare una cosa, e invece di nuovo patate lesse!”

Perché, cosa aveva chies-” inizia a chiedere la dottoressa prima di pentirsene subitamente.

“Patate scrisse.”

L’aria attorno all’uomo si fa improvvisamente gelida.
Se ne accorge anche Arwen che si alza felice, cercando di richiamare l’attenzione di Valpur

“Val! Vaaal! È l’Inverno! Sta finalmente arrivando!” esclama, ma Skeight scuote la testa. “Arwen, sono io…” borbotta.

I visitatori si allontano per non congelare, ma inciampano in una donna che, senza guardare dove cammina, lancia ordini a destra e a manca.

“TECNICO! LE LUCI! E vedete di inquadrare tutte le curve ai posti giusti, mi raccomando! Noi facciamo divulgazione scientifica!” esclama Hyena roteando le braccia.

“PUNIZIONE!” urla un’altra donna vestita di rosa, con vaporosi capelli biondi agitando una lunga bacchetta “NON SI INCIAMPA SUGLI INSEGNATI!”

“Signora Hyena, signora OdiolaRow, lasciate stare i visitatori, non sono né tecnici, né studenti” tenta di mediare l’infermiere Potter “o sarò costretto a sedarvi”.

“NON DEVI DIRE BUGIE” gli urla la vecchia vestita di rosa e l’infermiere Potter nasconde rapidamente la mano in tasca, con aria quasi impaurita.

I visitatori si guardano intorno straniti e decidono di cercare qualcuno più sano di mente.

Una nonnetta dall’aria furtiva sta girando tra i tavoli e ogni tanto si infila in tasca qualche lettera, ovviamente non sua.
Ad un certo punto si avvicina a all’infermiera Weasley e le allunga una delle lettere.

“Ha di nuovo rubato la posta, signora Civetta?” dice la Weasley.

“Rubato? Io non ho rubato niente, io sono Edvige la Civetta, io la posta la consegno, mica la rubo” ribatte la vecchia.

L’infermiera Weasley scuote la testa e torna a distribuire pasticcini alla vaniglia tra i tavoli.

“Signora Magnolia, vuole un pasticcino alla vaniglia?” domanda a un’altra vecchia, intenta a parlare, anzi urlare, con un attaccapanni.

“JETHRO, ORA DEVO ANDARE” dice all’attaccapanni e poi, rivolta all’infermiera “HERMIGLIA? PERDIO!”

“No signora, vaniglia, pasticcini alla vaniglia.”

“CHE? TEGAMINI AD HERMIGLIA? MA LA VOLETE PICCHIARE? MA ASPETTATEMI, MI RACCOMANDO!” strilla Steel Magnolia.

E a proposito di risse, proprio in quel momento si sente un rumore sordo.

VADO RETRO, PURITANO REPRESSO! TU E TUTTE LE TUE STRONZATE PATRIARCALI SULLA PROTEZIONE DELLE DONZELLE E SUL SESSO PREMATRIMONIALE!” esclama Irechan, ritta come un fuso e incazzata come una furia, brandendo l’asta porta-flebo -ormai deformata- contro l’infermiere Cullen. Sembra volerlo impalettare, pare si sia dimenticata che con loro non funziona.

Sempre più perplessi e ormai convinti che più che una casa di riposo quello sia un manicomio (e non hanno tutti i torti), gli ormai esausti visitatori tentano di guadagnare l’uscita senza essere visti, ma vengono immediatamente intercettati.

JETHRO” strilla in faccia a uno dei malcapitati la vecchia sorda, scambiandolo per, beh, l’attaccapanni “LA VUOI UNA MENTINA?” e gli ficca in mano una mentina appiccicaticcia a cui evidentemente è stato ciucciato lo zucchero che la ricopriva.

Richiamati dagli strilli gli altri vecchi si avvicinano chi minacciando col bastone, chi porgendo lettere, chi domandando se anche a loro piacciono gli uccelli, chi chiedendo notizie del libro di Martin, chi strillando indicazioni a un inesistente tecnico del suono.

I visitatori, sempre più frastornati, vengono salvati dall’infermiere Malfoy che con un’alzata di sopracciglio attira l’attenzione dei vecchietti.

L’ora delle visite è finita!”

I visitatori sollevati si allontanano dai vecchietti che continuano imperterriti i loro insensati discorsi, seguendo l’infermiere Malfoy (e il suo divino sopracciglio) verso l’uscita.

Alla casa di riposo “La Vispa Teresa” è ora di mettere a letto le mummie, l’infermiere Sparrow fa l’ultimo giro della sera distribuendo i pappagalli, tutto è pace, tutto è polvere, biscotti stantii e tisane digestive…

“Signori, ne ho trovata un’altra”

Con uno schiocco indefinito di legno e ossa, una voce vecchia, più acuta e stridula che mai risponde.

“HO CAPITO, HO CAPITO! VADO!

 

 

 

 

E niente, ieri era il decimo compleanno di Fastidious e questo è il nostro regalo per tutti quelli che ci hanno seguito in questi dieci anni.
Lo so che avreste preferito una recensione (abbiate fiducia, arriverà anche quella), ma neanche il compleanno ci ha reso meno culopesi e speriamo lo stesso di strapparvi un sorriso con questo er… delirio collettivo.

Pigiama, parti?

E’ estate; starete certamente leggendo queste righe lunghi distesi sotto l’ombrellone armati di sudoku o di Settimana Enigmistica (un piccolo suggerimento: il dieci verticale di nove lettere, “lo era Robespierre”, è “G-I-A-C-O-B-I-N-O”). Se siete delle Sue starete sfoggiando un push-up in cemento armato sulla riviera romagnola sperando che il GoS in vacanza con pargolo, moglie e treno di amanti vi noti, se siete un pairing yaoi OOC starete facendo con l’anguria e la crema solare strane cose di cui i membri del nostro club politico non vorranno sentire oltre. Pertanto, glissons.

Com’è noto, la fyccina non è mai in vacanza (no, non era il crimine!). E se del clima festaiolo dell’estate, con notti bianche e compagnia bella, ne avete fin sopra le orecchie, sarete felici di apprendere che anche alla Wammy’s House, noto riformatorio per giovani virgulti gravemente deviati, ci si diverte come può; ce lo racconta una storia dal titolo emblematico, “Pigiama Party” di Elly_Mello: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=231287&i=1-

< Non ne ho voglia Matt…ho sonno.>

Voi perversi politicanti vi sarete già convinti che a) a parlare sia Mello, b) il biondo affiliato alla mafia stia respingendo una delle avances sessuali del suo insistente braccio destro (o mano amica, a seconda). Incorreggibili stolti! Se la prima ipotesi è immancabilmente corretta, caschetto biondo sta semplicemente rifiutando un invito a partecipare a uno spassosissimo pigiama party. Neppure senza motivo: lui quei ragazzi non li sopporta. Non è chiaro a chi alluda, forse a un corteo di spogliarellisti capitanato da Roger in lingerie. Matt non si arrende: informa l’amico che alla festa presenzieranno anche diverse ragazzine. Oh beh, questo cambia tutto. In effetti no. Mello osserva che, per dolci fanciulle che siano, finiranno certamente per ubriacarsi. Ma con cosa? Roger cresce i suoi rampolli a pane, Vodka e Martini con ghiaccio?

Indovinate? Bravi: Matt riesce a trascinare lo sventurato – e poco convinto – Mello in camera di un compagno. D’armi? Di vita? “Piccoli geni di tutto il mondo unitevi”? Chissà. Mello, però,

Odiava quei ragazzi

e odiava il loro modo di fare

Se c’è una cosa che io amo di questa storia, invece, è il modo in cui è formattata. Un enorme fossato separa una sentenza dall’altra, lo stesso entro cui dev’essere precipitata la punteggiatura.

Birra, droga…sesso…

E rock’n’roll. Jim Morrison ha frequentato la Wammy’s, sapevate? No, no, un momento, fate con me un bel respiro e ragioniamo assieme: come può tutto questo avvenire in un gruppo di orfani e genialoidi studenti di un istituto che più che al rigore morale di Bob Marley farebbe pensare a quello di Jane Eyre?

Sento il coro dell’Antoniano che canta “sono solo fan fictioooons” sulle note di “volevo un gatto nero”, pertanto non ragioniam di lor, ma guardiamo e passiamo.

Apprendiamo che a Mello piace bere (sul serio? A quanti anni, dieci? E cosa, soprattutto? Tequila?) ma non si drogherebbe nemmeno a pagarlo, e naturale: è uno dei successori di L!

Tutti in coro: EH?!

Tolti i due elementi, ne resta uno che voi maliziosi ben conoscete: le giostre.

riguardo il sesso…non gli interessava nemmeno quello, sopratutto quella sera, quando un terribile mal di testa aveva deciso di impossessarsi del suo corpo.

Mello sta copulando col suo mal di testa. Qualcuno ponga fine a tutto questo, per favore. Preferivo le classiche e sonore ingroppate a opera di Matt, Roger, L, Raito, Mikami, Watari o Misa (sì, Misa).

Nonostante ciò (sì, era tutto nella testa di Mello: la narrazione deve ancora entrare nel suo vivo! YAAY!), Mello accetta di recarsi a questo benedetto pigiama party. Mi andrebbe di precisare che il tipo di party a cui il Nostro allude si chiama piuttosto “rave”, e che i pigiama party degli anni d’infanzia sono generalmente delle occasioni più o meno innocenti per esibire la nuova camicia da notte di Barbie o dell’orso Yogi. Cambio di scena improvviso (emozionati, eh? Eh?): un ragazzo dall’identità imprecisata apre la porta al duo M&M, designandoli come attesissimi ultimi arrivati.

Entrarono nella stanza dove li attendevano un gruppo di ragazzi seduti , o meglio, sdraiati sui divani, con delle ragazzine in intimo e delle bottiglie di birra in mano.

Giacobinenigmistica per voi raffinati vacanzieri: trovate l’errore.

1) “Attendevano” non concordato con “gruppo”?

2) La cameretta assimilata a uno stand di “Divani&Divani”?

3) I “ragazzi” accostati a “ragazziNE” in maniera un attimino disgustosa?

4) Le ragazzine non in pigiama bensì in intimo con tanto di bottiglie di birra alla mano, in un’affascinante atmosfera da video di Ludacris, mentre i ragazzi non è ben chiaro cosa indossino (magari sono nudi)?

5) L’intera frase o meglio l’intera storia o meglio eccetera eccetera eccetera?

La risposta esatta è la numero 5. I fortunati del giorno vincono le autoreggenti di Roger.

Ci si premura di darci delucidazioni riguardo all’età degli invitati: tra 16 e 18 anni, mentre Mello e Matt ne hanno 14. Ma perché? La malandrina coppia ama imbucarsi alle feste dei seniors? Non è dato saperlo. Coro dell’Antoniano, abbi pietà di noi.

Matt abbranca una lattina di coca cola (con chissà quali meravigliose sostanze disciolte all’interno), Mello si guarda attorno disgustato, che è più o meno quello che sto facendo io al momento presente. Finalmente, il quesito che tutti noi stavamo già ponendoci da diverse ore:

Possibile che Roger non si rendesse conto di quello che succedeva all’interno dell’istituto?

Mi sorprende che Mello, dopo aver dimostrato tanta perspicacia, non arrivi alla risposta corretta: “no”. Devia invece su smanettamenti mentali di perfetta inutilità, dicendosi che non le feste non sono roba per lui (“non ho l’etààà”), mentre Matt è come a casa sua perché è uno che ama festeggiare a tarallucci e vino, stare con gli altri e naturalmente distrarre il biondino che ultimamente non pensa che ai libri.

Un pietoso avventore della malfamata locanda “da Wammy” invita Mello a sedersi. Non so voi, ma io ho immaginato una scena del genere: tutti seduti o distesi sul triclinio a bere e giocare a canasta, Mello in piedi a farsi traghettate mentali infinite con lo sguardo da cernia perso nel vuoto siderale.

Si sedette e nemmeno mezzo minuto dopo una ragazza gli piombò addosso sedendosi sulle sue gambe.

Eccheccosera. Manco c’avesse un cartello “fammiti entro domani” appeso al collo. Fortuna che il Nostro è ancora sufficiente IC e sano di mente da apostrofare in toni freddi la fanciulla ed invitarla ad andarsene.

< Su su…non fare il duro…>

La dialettica di questa signorina cela una malizia impenetrabile, degna del migliore “Orrore a Hogwarts”. Mello s’arrabbia non poco, la tizia finalmente si toglie di mezzo, qualcuno domanda al poveretto se abbia le paturnie (uno sputo in un occhio
a questo punto sarebbe appropriato). L’infelice continua a sentirsi fuori posto, e piuttosto perplesso accetta di tracannare un po’ di sana, vecchia birra. A esser precisi, una lattina. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. Poi rischia di svenire. E’ uno che si ubriacherebbe col succo di frutta.

Ma per amor della propria immagine, Mello di fronte agli altri finge d’avere un semplice mal di testa. Un ignoto qualcuno gli propone una pasticca bianca per liberarsi dal male. La prossima volta che mi verrà un’emicrania, invece dell’ Aulin prenderò dell’ecstasy. Con l’aranciata.

Un po’ meno pirla di quanto ci si aspetterebbe in un contesto simile, caschetto biondo getta un’occhiata a Matt che di lui se ne strafrega (questo amore è una camera a gas). Poi ingoia il pillolone come fosse zucchero. E poi muore. No, sto scherzando.

E poi, e poi, e poi abbiamo un climax ascendente di avvenimenti dal sapore mistico:

– Mello spalanca gli occhi di scatto, le sue pupille d’improvviso si dilatano (mi ricorda la trasformazione in lupo mannaro del Lupin cinematografico, in senso inverso – che sia un X-men?) tanto da celare, quasi, l’azzurro dell’iride (che non è azzurra se non nell’anime, tengo a precisarlo);

– Mello vomita le budella mentre Matt gli sorregge la pancia. Non la fronte, la pancia. Con tutta probabilità, Mello è incinto;

– Mello trema come d’autunno sugli alberi le foglie;

– Mello piomba al suolo come corpo morto cade, perduti definitivamente i sensi.

Matt vorrebbe chiamare Roger, ma c’è chi teme l’espulsione (non proprio a torto) e lo trattiene per i polsi.

< Ma che stai dicendo idiota! Mello stà male! Me ne sbatte di quello che succederà dopo! Roger può anche buttarmi fuori dall’istituto, ma prima devo aiutare Mello! fammi passare!

Non siete commossi (dai monosillabi accentati a caso)? No? Nemmeno io. Ho voglia di uccidere un coniglietto di pelouche. Ma il cammino di Matt è irrimediabilmente impedito.

Ci fù un forte rumore

Come qualcosa che si rompeva

Chissà cosa sarà

Siamo molto curiosi

Ci sono buone probabilità che si tratti degli attributi dell’audience

Un dolore allucinante alla testa

Sangue

Elephant: qualcuno deve aver tirato fuori un mitra e fatto piazza pulita degli alunni. Se così fosse, meriterebbe una medaglia al valore per aver prematuramente soppresso questa fonte di tedio senza fine. Invece, i corpi dei ragazzi sono integri benché ofuscati agli occhi di Matt, che d’improvviso si trova di fronte Mello col corpo “rivolto verso l’alto”. Mello deve avere una struttura analoga a quegli scatoloni con la scritta “tenere sempre in alto questo lato” sul fianco. Sui suoi occhi pende la frangia. Questo dettaglio è essenziale all’economia del racconto (ma che racconto?).

Per farla breve: qualcuno dei genietti, magari uno schizzato studente di fisica nucleare, ha fracassato una bottiglia sulla nuca di Matt il cui degno compare, lo ricordiamo, dorme già il sonno dei giusti grazie a tre birre e una pasticca magica (sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria).

< Che ne facciamo di loro?>

Later on, when it’s dark, we’ll take it to some secret place and bury it.

Yeah… of course we could do that. But… you know me. Seems a downright shame… seems an awful waste…

Il ghignante bottigliatore chiama a sé tali Carl e David (Copperfield) intimando loro di portare Matt e Mello in quell posto là.

Vale a dire, laddove possano qualificarsi come partner passivi in un rapporto tra maschi adulti consenzienti?

Scopriremo ora che la Wammy’s House cela anfratti segreti e mortiferi quali nemmeno il collegio di Rule of Rose. Il quoziente di follia omicida degli orfani è pressappoco il medesimo.

I due ragazzi presero i corpi portandoli via, pensando di agire senza essere visti.

Errato

Il narratore di questa graziosa vicenda dev’essere il computer di Watari, visto il linguaggio che adopera. Due occhietti vispi stanno osservando la scena da dietro la porta di camera di Mello (ma come? Attraverso il buco della serratura? Con la vista a raggi X?), mentre il loro proprietario trema per via dei tuoni. Era una notte buia e tempestosa? Sì, ma soltanto da questo momento in poi: difatti attacca a piovere a dirotto, come di buona norma in qualsiasi fan fiction angsty su Death Note che si rispetti (mancano le campane che suonano a festa, e siamo a posto). I ragazzi (ma quali?) nel frattempo dormono felici e beati sotto le lensuola (i ragazzi sono veneti). Roger, invece, è intento a chiudere il portone dell’edificio. Ma che, alle tre di notte? Questa gente dorme con la porta aperta? Ti credo che entrano gli spacciatori e i contrabbandieri d’armi.

Due corpi, sporchi di sangue e fango giacevano accatastati l’uno all’altro in mezzo al boschetto dell’ istituto.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa

Forse quelli della mala, forse la pubblicità…

Bene. Abbiamo Matt e Mello agonizzanti nel boschetto. Attendiamo l’arrivo di Cappuccetto Rosso e del lupo che banchetterà coi loro resti. Saremo grati a quest’ultimo.

Ma no: Matt si muove appena, emette un gemito, sente il sangue che gli scorre lungo le tempie e la testa che pulsa, riesce ad alzarsi in piedi, sobbalza udendo i tuoni, di colpo s’immobilizza.

la mano destra sfiorò qualcosa di morbido e fradicio sotto di se

Mio Dio, che schifo. Ah no, sono capelli. Matt ha dunque un flash. Mi viene in mente Willy Wonka che confessa “scusate, stavo avendo un flashback”. In breve, Matt ricorda tutto quello che è successo durante il mirabolante party dieci minuti prima. Vorrà mica gli applausi? Fortuna che si ricorda d’essere in compagnia di Mello.

Indietreggiò di scatto spostando anche l’amico che, con la testa immersa nella pozza d’acqua dello stagno, non riusciva a respirare.

La pozza d’acqua dello stagno…? Li avranno scaricati del parco di Yellowstone? Fossi in loro starei attenta ai geyser (e agli orsi). Tempo un minuto, e Mello verrà proiettato sulla luna. Matt, però, non trova proprio niente di meglio da fare che stringerlo forteforteforte a sé, nel buio e nel silenzio (e i tuoni, scusate? Sono in sordina?). State già chiedendovi quanto ci metterà a violentarlo, confessate.

In realtà, il casto fanciullo continua a tenerselo stretto mentre la testolina bionda ricade all’indietro con un’espressione neutra (cioé da imbecille), occhi e bocca chiusi, un pallore vampiresco che stinge sul viso, un freddo mortifero che tutto lo avvolge (è una dollfie).

< Mello…avanti non…non scherzare > sul volto del rosso si dipinse un sorriso tra la disperazione e la pazzia

Matt è il Joker. Dopotutto: why so serious? Non dimentichiamoci che sta parlando a un individuo privo di sensi come se potesse sentirlo.

Il corpo di Mello casca a terra con un tonfo. E’ una dollfie after all.

Bright eyes, b
urning like fire… bright eyes, how can you close and fail…

Mentre Matt sta lì a scoprirsi necrofilo, Near corre su e giù per i corridoi dell’istituto con un orsacchiotto sottobraccio. Naturalmente (?) è lui ad aver visto tutto, e da bravo Sherlock Holmes dei poveri adesso vuol scoprire che fine abbiano fatto i corpi esanimi e sanguinolenti degli amici.

La storia si tinge di toni noir. L’aspetto sconvolgente della faccenda è: potevamo benissimo farne a meno.

Near ripercorre con la mente gli avvenimenti della serata e si reca prontamente in questo misterioso boschetto idilliaco che circonda la Wammy’s House (cose che manco Hogwarts).

Sicuramente era stata tutta una montatura per prendere in trappola i due ragazzini…

Elementary, Near. Ma che trappola? Qualcuno vuol morti i due? E chi? Il cervello del lettore rischia l’implosione.

Un rombo di tuono interrompe Near e lo fa rovinare a terra, tanta è la fifa che ha dei temporali quando Mello non c’è; perchè Mello si, era duro con lui, visto che noi amiamo i doppi sensi, ma durante i temporali se lo infilava nel letto e lo stringeva a sé come un orsetto di pezza (e chissà quante altre belle cose faceva pur di placare il suo terrore).

Mi domando perché Near, da personaggio freddo e del tutto padrone di sé (al contrario ad esempio di Mello, che è dominato dall’impulsività) si trasformi puntualmente o in parte della mobilia o in un accessorio adorabile, puccioso e peloso che tiene il pollice in bocca, frigna e chiama la mamma.

Near raggiunge il boschetto e corre, ma gli prende male quando assiste allo spettacolo di Mello abbracciato a Matt.

Lui chi è?

Come mai l’hai portato con te?

Il suo ruolo, mi spieghi qual è?

Io volevo incontrarti da solo, semmai!

Il triangolo no, non l’avevo considerato; ma Matt, direi giustamente, è disperato e poco se ne cura.

< Near ti prego aiutami…Mel Non si sveglia…>

Mel?! Ma chi sarebbe ‘Mel’? Mel C? Mel B? Mello è una Spice Girl in incognito. E nell’incavo del suo collo di cigno si immergono Matt e la sua disperazione. Persino Near, sempre tremante, si porta il caschetto biondo al petto, come fosse frutto del suo grembo. No, non ho idea della ragion d’essere di tutta questa melassa che tracima, tutti questi gesti affettuosi privi di senso, tutto questo OOC gratuito, tutta questa violenza nello sciagurato mondo d’oggi.

Il sangue colava dai suoi capelli macchiandogli il volto. A malapena riusciva a distinguere il rosso dei capelli da quello del liquido.

Che Matt abbia i capelli color rosso sangue mi giunge nuovo (“volevo una fan fiction, fiction, fiction, mi hai dato ‘sta boiata, con te non gioco più” canta l’Antoniano sempre sulle note di “volevo un gatto nero”).

Near, improvvisatosi medico legale, annuncia che Mello è sì vivo, ma va subito portato al chiuso. Propone così di raggiungere la casetta dietro l’istituto.

Miiii, una casetta!

Sono il conte Near, colui che viene nella notte, che vaga a destra e a manca; e ciò che manca a manca, non manca a destra.

I due si caricano il peso morto di Mello in spalla, mentre a Matt vengon su una rabbia e un desiderio di vendetta incommensurabili.

Matt, un consiglio spassionato: never forget, never forgive.

Continua…

O anche no.

Non per Ozzy, almeno, che è caduto a testa in giù in un catino; e non per me, che sto già pensando ad organizzare un esclusivo pigiama party del club giacobino, con soluzione al 7% di cocaina e rhum al cocco gratis per tutti.

Ai fil iu, OOC

Amici del club giacobino, in un recente passato abbiamo appurato assieme che non esiste posto come Londra. Quel che ancora non sapete, e che io mi appresto a rivelarvi, è che i mortiferi complici Benkamin Barker aka Sweeney Todd e Nellie Lovett, nel loro intimo, sono vivaci e zuzzurelloni quanto ragazzini di terza media, se non di terza elementare. Prova ne è che non appena se ne presenta l’occasione si prestano ad attività istruttive quanto acchiapparello, nascondino e il gioco della bottiglia, e vi assicuro che invece che a simili passatempi preferirei saperli dediti a un gioco di ruolo ambientato nella Londra vittoriana (a loro contemporanea).
Ce lo racconta GIOCHI DI MEZZANOTTE, di nellie89.

E’ ormai calata la mezzanotte su Fleet Streat quando il nostro barbiere preferito si sveglia di soprassalto, desideroso di bere del gin. Non meravigliatevi di ciò, evidentemente il controllo del Super Io sul suo Es è ormai piuttosto labile, visto anche che senza indugi il nostro s’alza e va a procurarsi il prezioso bicchiere; ma nel buio (nella notte e nel buio) della bottega, o meglio del negozio, scorge una sagoma umana seduta al tavolo. Ne vede addirittura gli occhi, chiusi, e le labbra incurvate in un piccolo sorriso.

Non d’un ladro si tratta ma di Madama Lovett, che prontamente propone a doppia B di giocare. "A cosa?" domanda l’infelice, che ancora non sa cosa lo aspetti. "Obbligo o verità" , risponde pronta la letale panettiera, che in un impeto di generosità si premura anche di spiegare al suo compagno le regole del gioco.

Era ubriaca. Era evidente che lei fosse ubriaca. Le opinioni di Sweeney mi trovano perfettamente d’accordo, come pure le sue azioni: difatti si dirige verso l’uscio, probabilmente in preda al panico più totale. Col trucco più vecchio del mondo l’astuta Lovett è capace di richiamarlo indietro: insinua che Sweeney abbia paura, al che, naturalmente, l’idiotico barbiere di Fleet Street non può che cedere e partecipare al gioco.
La prima domanda la pone lui: chiede se Mrs Lovett desiderasse davvero diventare fornaia. La risposta è illuminante:

“Che razza di domanda è questa Mrs Todd?” “Adesso tocca a me fare domande piccola” “Bene, si” “Il mio turno…obbligo o verità?” “Verità” “Perché mi odiate Mr T?”
Non ho capito un cetriolo di quanto è avvenuto tra i due, ma ho il sospetto che sia stato qualcosa di brutto brutto brutto, neh.
Lo psicotico imbecille di Fleet Street, l’omonimo ma-no-che-non-sono-Sweeney-gli-somiglio-solo-un-sacco, afferma di non odiarla. In effetti, piuttosto che odio mi sembra provi un completo disinteresse per la volonterosa signora, che tuttavia è scettica di fronte a una simile risposta. Forse per questo decide di sobbarcarsi l’obbligo, e su ordine del sadico barbiere assaggia uno dei suoi pasticci.

Poi tocca a lei prendere le redini dell’emozionante attività ricreativa, e Sweeney si dichiara disposto all’obbligo.
Serata di gala da Chi vuol essere giacobino: venti milioni di franchi a chiunque riesca a indovinare cosa la perfida Lovett obbligherà lo spaurito barbiere a fare.
Lei, signora? Sentiamo. No, mi spiace, non lo costringerà a ricamare a punto croce. Lei, con la mano alzata? No, non lo forzerà a scrivere una NC-17 Turpin/Anthony/il bastone di Bamford. Lei che saltella? Mi scusi, non credevo volesse semplicemente andare al bagno.
“Io vi obbligo a…baciami!”
Arriverà direttamente a casa di voi arguti giacobini che l’avevate subodorato la bambola del messo Bamford che dice "excuse me my Lord", "gioca con me" e "mamma" quando la schiacci.
Todd è ritroso, ma si fa coraggio e imprime le labbra su quelle della graziosa signora. L’esperienza si rivela meno peggiore di quanto pensasse: Dopotutto erano 15 anni che non baciava una donna.

Dovevamo pensarci prima. E’ per via dell’astinenza che Sweeney Todd, nello scontare la sua pena, s’è ridotto così male. Avrebbero potuto essere abbastanza pietosi da lasciargli una bambola di gomma. No, non quella del messo Bamford.

Il bacio si fa approfondito (sic) e duraturo, tanto che al suo termine Mrs Lovett sospira soddisfatta. Il gioco si rivela terminato – per nostra fortuna – e il barbiere si avvia su per le fatidiche scale.
“Buona notte piccola mia” “Buona notte Mr T"
I dialoghi sono degni del migliore Kiss me Licia, come pure il "ti amo" pronunciato con decisione da Nellie Lovett poco prima che il socio varchi la soglia.
Se servono catini, Ozzy li noleggia a 10 pence al minuto all’angolo di Fleet Street.

La mattina dopo Mrs Lovett si sveglia con un gran mal di testa, un bicchiere vuoto di fronte e oppressa dalle premurose cure del giovane Toby. Per far luce sulla misteriosa emicrania pensa bene di tener chiusa la bottega e, dopo aver comunicato tale decisione a Toby, torna in camera sua e si distende sul letto. In un crescendo di disperazione, ricorda gradatamente ogni evento della sera precedente e sceglie di dirigersi verso gli appartamenti di Sweeney, mentre il cuore sembrava stesse per uscirle dal petto.

La stessa mattina (ogni mattina, a Londra, un Todd si sveglia…) un tristo barbiere è stato incapace di prendere sonno per l’intera notte. Lo vediamo rimuginare, ruminare e rimasticare gli spaventosi (per noi anzitutto) avvenimenti della sera innanzi, e dialogare con la sua voce interiore (schizofrenico oltre che psicopatico).
”Povera Nellie??? Da quando sciocco barbiere ti preoccupi per lei? Da quando è diventata il centro dei tuoi pensieri?”
Da mai. Pertanto torna IC, sciocco barbiere, altrimenti ti ci facciamo ritornare noi a suon di sonore mazzate.
Fortuna che il nostro torna a pensare a Johanna (Johaaaaaaaaaaanna) e a Lucy, rassicurandoci non poco. Ma siccome vuol continuare a farsi del male (cit.), con un guizzo il suo pensiero devia verso Mrs Lovett, descrivendo i suoi capelli come neri come l’ebano e non privi di ciocche rosse.
Sweeney Todd, signori, è ufficialmente diventato daltonico.

D’improvviso la porta della sua stanza scatta.
Desiderosa di sapere in che posizione si sia classificata per i 100 metri, stendo un velo pietoso e faccio calare il sipario sugli intrattenimenti preferiti di un barbiere e una fornaia della Londra vittoriana (perché le carte, attenzione!, erano fuori moda).

No place like London

Vi sono degli assiomi che stanno alla base dello scibile umano. Il primo: ogni volta che viene inaugurata una nuova sezione del Tempio, una marmotta muore. Raccogliendo pietosamente la creatura stramazzata ai miei piedi vi invito, mio stimatissimo pubblico di rivoluzionari, a non attendere la venuta dei moscardini ingozzandovi dei salatini del rinfresco, bensì a seguirmi attraverso la soglia marmorea che reca l’insegna “Sweeney Todd”.
Ad accoglierci, LA FINE CHE CI HA UNITO di Tonks94.
Comincio col dire che la storia contiene SPOILER MASSICCI per chiunque non fosse arrivato a vedere l’ultima, splendida opera di Burton dal principio alla fine (o comunque non conoscesse la storia per altre vie), ergo vi consiglio vivamente di correre a vedere il fil… di nn lggr se nn v piace… no… di chiudere immediatamente la finestra del browser se non avete prima visionato la pellicola.

…siete ancora qui? Sciò, ho detto. Sciò!

Il corpo di Lucy, l’ormai sfigurata consorte del barbiere, giace a terra in una pozza di sangue innocente. Proprio lei, disgraziata creatura, motivo scatenante della vendetta del tristo Sweeney, colei che credeva morta, invece era viva, ora morta.
Fermiamoci un momento.
Dal momento che dal Singleton, dal Getto e da Scevola Mariotti suona occupato, sono lieta d’introdurvi alla domanda da un milione di dollari della serata: che scuola ha frequentato Sweeney To… no, che vorrà mai dire il nostro feroce e sanguinario tagliagole?
Avanzo ipotesi:
– Lucy è morta. Poi è risorta. Poi è morta di nuovo.
– Lucy era viva. Adesso è morta, ma per un disguido non si trova sull’Acheronte bensì a Busto Arsizio.
– Lucy era viva, poi è morta, poi è tornata in vita, poi è morta, poi ha prenotato una sdraio al limbo con cinquanta pence di mancia a Caronte.
Sweeney si dispera, il suo pensiero sfiora abissi tali da spingerlo a formulare acute considerazioni sulla brevità della vita e sulla sua sanguinolenta metà. “E pensare, che fino a poco tempo fa… era viva!” geme lo sciagurato, dimostrando di avere le idee assai meno chiare delle nostre.
Quindi, com’è giusto, non riesce a perdonarsi il terribile gesto; sotto gli occhi protettivi di Mrs Lovett, ormai incapace di trattenersi, sbotta: LO UCCISA IO PER COLPA TUA!
Il dramma è tale da far dimenticare al barbiere le più elementari norme linguistiche (no, non è una svista, è la seconda volta che l’espressione compare sulle sue labbra emaciate in questa esatta forma). Evidentemente Anthony si è curato della salute dell’uomo ma non d’insegnargli la grammatica, e andrebbe ripreso senza fallo se non fosse troppo impegnato a intonare “I feeeeeeel you, Johaaaaaaaaaaanna”.
Altro dettaglio interessante: le battute del dialogo non sono chiuse da virgolette ma introdotte da due punti, che svolgono la graziosissima funzione di addobbo al lato sinistro della pagina. Ma più della forma poté il contenuto, degno del migliore Beautiful.
Cantate con me:
Tuttuttuturu- tutturu
Tu-tu
Tututtuturu-turutu-turutu-tuttuttututturu-tutturu
Tuu-tuu
Tu-tuttutturu-tu-tuuuu…
Ripreso fiato? Sì? Bene. A voi:
:è TUTTA COLPA TUA! È SOLAMENTE COLPA TUA!! MI HAI MENTITO!
:no
:SI INVECE
:Sweeney, io credevo…
:TU CREDEVI COSA!?

“Io credevo che tu avessi lasciato Brooke, Sweeney!”
“E io credevo che tu e Dawson vi foste vicendevolmente abbandonati!”
“Ma io ti amo quanto una donna non potrà mai amare un uomo!”
“E io quanto un uomo non potrà mai amare un uomo!”
“Oh, Benj…”
“Parlami d’amore, Loviù”.
…no, d’accordo, le ultime battute sono una mia personale aggiunta, ma ammetterete che ben s’intonano al resto. Il tedio prosegue, con Mrs Lovett che attribuisce alla forza dell’aMMore la sua imperdonabile manchevolezza e pone una mano sulla spalla di Sweeney.
Il signore, dal canto suo, è un tantino maldisposto:
:IO AMO SOLTANTO UNA DONNA, E QUELLA NON SEI TU!
A Sweeney il copione deve averlo scritto Venditti, ma questo poco importa a Nellie Lovett che, scossa dal suo sguardo denso d’odio e assieme di tristezza, pensa bene d’implorare perdono. Il barbiere non vuol concederglielo, s’intende, né ha intenzione di disinserire il caps lock.
Pertanto leva una lama (WUT?) in direzione della Lovett, mancandola (WUT?, e due) e dandole modo di fuggire in direzione del campo.
Amici, giacobini, concittadini. Ci troviamo in Fleet Street, Londra. Dove accidenti sarebbe, il campo? La Lovett possiede una piantagione (di cosa, lo immagino) nascosta nel sottoscala? Ma soprattutto, che ne sa lei di un campo di grano?
Risolviamo il paradosso:
To somewhere that’s safe and sunlit, and serene… oh! And absolutely green.

:è INUTILE CHE SCAPPI NELLIE! IO MI VENDICHERÒ!
Il diabolico maniaco del caps lock di Fleet Street non mente: egli la inseguirà sino a ferirle la gola, a vedere il suo sangue zampillare, finché il suo cuore non smetterà di battere.

Nel prossimo episodio: Sweeney tenta d’insinuare in Anthony il sospetto che Adolfo Pirelli abbia sparato ai suoi genitori. Nel frattempo, Mrs Lovett è gelosa della nuova ragazza di Toby: quale sarà la sua scelta? Il giudice Turpin e il messo Bamford sono divenuti ben più che semplici amici. Ma Johanna ha filmato l’ultimo loro incontro ed è pronta a pubblicarlo sul web…
Restate con noi. Pubblicità!
…no, there’s no place like London.

Tutti al mare

Miei stimatissimi montagnardi, inverno declina e, almeno dalle mie parti, un sole più carezzevole e la brezza primaverile già addolciscono le giornate. Le nevi si sciolgono, i fiori sbocciano, le ghigliottine si ricoprono d’edera, le Mary Sue entrano in calore e tutto il resto.
Se anche voi vi sentite rinfrancati dal cambiamento di clima, che ne dite di salire tutti sul nostro bus privato (quello con “La révolution est la guerre de la liberté contre ses ennemis” dipinto a lettere argentee sulla fiancata) e andare a fare una bella gita… che so, al mare?
Conduce ♠ † Gita Al Mare † ♠ di Nemia:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=203240&i=1-
Coordinate spaziali: ci troviamo all’interno del fandom dell’agenda ammazzakattivi meglio nota, in un Engrish approssimativo, come Death Note.
Esordisce Mello, biondino puffettoloso che si dice incredulo: possibile che l’intera Wammy’s House si trovi su un pullman diretto in spiaggia (ma che spiaggia, poi)?
Er… no.
Matt gioca al Gameboy per ore filate; Mello si domanda d’improvviso dove sia Near, per poi rendersi conto che gli è seduto di fronte (s’è fatto orbo) ed è intento a comporre e disfare puzzle con la rapidità di un marine che smonta e rimonta il fucile (“Questo è il mio puzzle; ce ne sono tanti come lui, ma questo è il m…” *cough*).
Ma il nerd maliziosamente ridacchia; Mello lo mena, in barba alla quiete e al povero Roger che si sarà senz’altro raccomandato di non strillare e di non lasciare chewing-gum appiccicate sotto i sedili.
_ Stronzo! _ sibilò sottovoce, fulminandolo con lo sguardo.
Prima di partire, i nostri devono aver fatto un salto in osteria. Oppure in un autogrill estremamente malfamato.
Mello, quasi fosse stato sorpreso a commettere un crimine, di qui in poi è inquieto e in profonda crisi ormonale.
_ Matt, ce l’hai un fottutissimo cd da ascoltare?! _
Amico cioccolatomane, fossi in Roger mi munirei di acqua e sapone per dare una vigorosa strigliata alla tua cavità orale. Hai trascorso il weekend con tre scaricatori di porto nerboruti?
Matt ha con sé un lettore mp3 con sopra le canzoni dei Nirvana. Mello glielo sottrae, nella vana speranza di sedarsi.
Il pulmino, dopo un tempo che al biondo appare infinito, si ferma; le portiere si spalancano (per un momento avrei sperato che no). Mello salta fuori, trascinandosi dietro con veemenza il povero e inerme Matt.
Roger è – a ragione – piuttosto preoccupato.
L’azione viene paradossalmente e immediatamente proiettata nell’albergo:
Ma sembrava avere solo stanze..
WUT? Nevermind, dal momento che ignoriamo che albergo sia e dove si trovi, propongo d’ora in poi di designarlo come ‘Overlook Hotel’.
Mello si domanda se l’Overlook abbia cucine (non ho idea del perché, forse cerca qualcuno con lo shining). A conti fatti non ve ne sono, si cena in un ristorante distinto.
Boh.
Roger espone un discorso sul perché i pargoli si trovino presso l’Overlook… che a noi non è dato ascoltare, perché a Mello non interessa. A me interessa molto, invece, specie alla luce dell’inspiegabilità della cosa.
Tuttavia Mello ha altre priorità, tipo il guardare Near e arrossire. Cose indispensabili ai fini della trama.
La stanza assegnatagli ha l’aspetto di una suite dell’Hilton, peccato abbia un solo letto, e matrimoniale.
Niente panico, amici ghigliottinari. Possiamo sempre sperare che dorma con una tavoletta di cioccolato a grandezza umana.
O forse no.
_ TU?!!? _ gridò stupefatto.

Near si arrotolò una ciocca di capelli attorno all’indice, stordito.
…ecco, no.
Suvvia, aveva giudicato Roger un po’ rimbambito dall’età, ma.. arrivare a mettere LUI in camera con NEAR era pura follia!!
Con tutto il rispetto che provo per il povero Roger, temo di dover sottoscrivere in pieno.
O meglio, potrei capire se su due letti separati, ma un letto matrimoniale, magari a forma di cuore, denota un certo sadismo. Cattivo, Roger.
Mello dà in ovvie escandescenze, mentre le guance di Near si tingono di rosa bubblegum.
Quanto a me, ho la nausea.
Matt ridacchia (spero stavolta non si becchi un manrovescio in pieno volto), Mello strilla, e in tutta risposta il nerd gli alita in faccia.
Il mio disgusto cresce, ma c’è da dire che non riesco a comprendere le ragioni del gesto.
_ Ma si può sapere quando hai fumato che fino a poco fa eravamo sul pulmino? _
Se parliamo dei tempi della Wammy’s, possibile che Matt fumi come un ottomano, e soprattutto che ciò gli venga permesso?
La Wammy’s House è divenuta un centro sociale.
Matt frugò nelle tasche, recuperando un pacchetto di Lucky Strike.
_ Ma sei rincoglionito?! C’è Near qui accanto! Potrebbe riferirlo a Roger _
Ma sì, ma suvvia, una bella canna e poi tutti di corsa al Transpub, che è serata di cabaret e lap dancing con L e Raito ignudi che dimenano il posteriore.
Roger è ormai il pusher ufficiale della Casa. Il vecchio cannaiolo de noantri, insomma.
Matt è infastidito: lui vuol fumare, che diamine. Raccomanda inoltre a Mello di non seccare Near, ma Mello vuol solo batterlo (quelle ambiguité), null’altro.
_ Vedi di non fottertelo, più che altro _
ROGER! Niente osteria per una settimana per questi soggetti. E niente più canne.
Mello arrossisce (ancora? Devo ricorrere al conteggio parole?), subito dopo esclama di non esser gay. Uh. Er. Matt dice di non aver mai pensato di “dargli del gay" (OMGWUT?). No, perché lo considera più come una ragazza.
Devo chiedervi di tenermi per il mantello, o presto questo sbarbatello si ritroverà coi più begli occhi pesti della sua vita.
Fortuna che ci pensa Mello, che subito s’avventa su Matt e inizia a strillare, palesemente sull’orlo dell’isterismo.
Il rosso stupisce.
RISPONDI CAZZO!
Mello, se ti mostri in sindrome premestruale è naturale che la gente si faccia idee strane, sai. Matt è poco convinto.
_ Hai detto che me lo fai vedere, no? _ insistette l’altro.
Tenermi per il mantello temo non basti, meglio che proviate a fermare il sortilegio che ho appena intessuto ai suoi danni. Mello si fa color porpora (l’unica cosa che i personaggi di questa funsfycscions sappiano fare, in effetti), e ciò diverte il rossino.
Quando si arriverà al ‘rossetto’ fatemi sapere, fremo dal desiderio di vedere Matt marcato Maybelline New York.
Il simpatico alterco prosegue, la nostra pazienza si logora, Mello promette di farsi vedere in costume da bagno.
UARGH, posso dirlo?
E Matt sembrava.. arrapato da lui.
Tutto ciò mi ricorda l’accoppiamento delle coccinelle d’un famigerato spot, ora fortunatamente mutato.
Mi auguro Ozzy si sollevi dal torpore e smetta di scrivere lettere d’amore a una catina secsi, il peggio ha ancora da venire.
Ecco, Mello bello s’introduce nel gabinetto della suite e…
_ E’ microscopico! Rischiamo di finire nel cesso mentre facciamo la doccia! _
Ozzy, QUA!
Desidero sapere di qualcuno che sia precipitato dalla doccia al water, ad ogni modo. Quanto alla prima esclamazione, preferisco ignorarla.
Mello intende andare a recriminare da Roger (il poveretto sembra la causa di ogni male terreno e ultraterreno). Near lo trattiene saggiamente.
Mello piagnucola, lacrima (L gli ha insegnato bene il mestiere), si domanda se si trovino lì per fare ricerche (azzarderei perché Roger ha fumato un po’ troppo) su flora e fauna (e Serenella) locali, manco avessero sei anni e frequentassero una scuola statale. Sente poi il bisogno di masticar cioccolata. Peccato le sue barrette non le abbia lui bensì…
…orsù, lo sapete. Matt.
La cioccolata, la sua cioccolata.. ce l’aveva quel fumatore allupato!!
*Yawn* che emozione.
Near con un sorrisetto fa insinuazioni riguardo alla dipendenza di Mello dal dolce. Mello, in risposta, gli prende a calci il puzzle (come Lucy con Schroeder).
La faccenda si fa veri angsti, fortuna che compare Roger il quale, naturalmente, è costretto a fornire spiegazioni sull’assegnazione dei posti a dormire dei due.
Voleva farli trombare socializzare, a quanto pare. Roger, l’ineccepibile pedagogista del nuovo millennio.
Ma non badiamogli, l’escursione è alle porte e Mello deve metter su un bel costume nero. Per questa ragione si reca in bagno, e tutto filerebbe liscio se non fosse che a metà dell’operazione Near gli cade addosso dalla tendina della doccia.
Cos’è, una statua di cera? La doccia non ha uno straccio d’antiscivolo?
Near pensa bene di menare una ginocchiata sui gioielli di famiglia di Mello, che ulula e si copre con le mani la parte lesa, senza curarsi di avere ancora l’altro spalmato sopra.
E finendo per toccargli il sedere.
Desidero che NON mi chiediate cosa vi sia di eccitante in tutto ciò. Certo non è roba che leggerei prima di andare a dormire.
Mello scaraventa Near nel cubicolo doccia, per poi fuggire da quel dannato buco chiamato erroneamente con l’epiteto “bagno”.
L’epiteto, come in Omero. Il bagno è quello della famigerata stanza 237.
Vieni a giocare con noi, Mello.
Per sempre.
Per sempre.
Mello si rende conto d’essersi eccitato, e la cosa sconvolge lui e noi con lui.
Anche quel COSO poteva sbagliarsi no?
Il suo membro è dotato di facoltà intellettuali. Chissà se gli parla come una Whirlpool, “salve, sono il tuo arnese; scegli un programma…” Lo sconvolgimento del lettore cede il passo all’angoscia.
Il poveretto dalla verga intelligente è alla disperata ricerca di qualcosa da indossare sopra il costume. Opta infine per un allegro paio di pantaloni al cui riguardo Matt si pronunciò così:
“Ti fanno proprio un bel culetto, sai?”
Io e te tre metri sopra l’osteria.
Mello sbircia Near in costume e lo trova un gran porco gracile. Non che alla Wammy’s si siano viste molte creature paffute (L in primis). Indi ascolta ‘Rape me’ dei Nirvana… e pensa a Matt.
Ma che cacchio di canzone era andato a sentire?!
Una buona domanda.
Rape me..
..
“stuprami”?

Bravo Mello, ti sei risparmiato l’edizione completa di English I can. The brain is on the table, ad ogni modo, ricorda.
Mello non sa bene perché pensi a Matt, che certo non è un potenziale stupratore (Mello, leggi Transpub e poi se ne riparla). Forse per via del teatrino precedente?
Parli del nerd, spunta il crine porporino: Matt il Rosso (sa tanto di guerriero goto) si palesa all’orizzonte.
_ Ascolto la tua musica di merda _

Matt lo guardò sollevando le sopracciglia, sorpreso. _ Cazzo, sono i Nirvana! _
Cazzo, e farei pure bene a rivedere il mio vocabolario, minchia, cazzo, merda!
L’uomo dall’esprit de finesse senza pari fissa lo sguardo sul sedere di Mello il Biondo Efebo. Questi fantastica su una casetta da fiaba dei Grimm, circondata da un lago di cioccolata.
E lui lì nel laghetto a nuotare e leccare quel liquido delizioso..
Sono io che vedo doppi e tripli sensi ovunque, o qui stiamo un po’ a fare gli allusivi?
I nostri vanno infine presso il pullman, Mello ascolta i My Chemical Romance (anacronisticamente) e domanda a Roger della cioccolata. L’uomo è stupito da quanto in fretta il fanciullo abbia consumato le sue scorte.
“No, ce l’ha tutta Matt, ma siccome penso mi stupri a vista preferisco non prenderla”.
BLEURGH! Ozzy!
Fortuna che almeno questo exploit se lo risparmia, preferisce dire a Roger di non averla seco.
A Mello sembra d’intravedere L in spiaggia (no, L, salvati almeno tu! ;_;) e Roger è al rimorchio: parla con una donna con una maglietta rossa indosso.
Dio, un’animatrice no!
Per tutte le zollette di zucchero del pianeta, QUOTO.
L’amica di Roger (spero non del volgo) si chiama Martina. D’accordo, non ci è dato di sapere dove questi poveri infelici si trovino, ma essendo la Wammy’s House in Inghilterra dubito che possano essere in gita sulla riviera adriatica.
Dubito direttamente che possano essere in gita, in verità, ma tacerò.
L’isola d’Elba..
Giunge come un colpo apoplettico la rivelazione spaziale (dell’Apocalisse): siamo sull’isola d’Elba.
O sono tutti in esilio (e visto quanto sono degenerati, in tal caso Roger avrebbe il mio rispetto), o l’erba pipa è cresciuta in piantagioni nel cortile della Wammy’s House. Il pullman è divenuto un mezzo di trasporto dai connotati fantascientifici, paragonabile alla metropolitana.
L’animatrice propone un bel gioco: i ragazzini dovranno raccogliere ogni genere d’oggetto, sassi, conchiglie, rami, unghie di Roger, pedalò, siringhe usate, sangue del buonsenso e pesci uccisi dall’Out of Character per realizzare un museo del mare in miniatura.
Signo’, sono piccoli geni e lei me li tratta come seienni?
A Mello tocca, poveretto, di stare in coppia con Near, e malgrado le contingenze ne vien fuori un bel lavoro (te credo, in coppia con Near… avrà eretto una Tour Eiffel di tappi di bottiglia usati). L’animatrice è ammirata, tanto che ce ne becchiamo persino una descrizione fisica:
Aveva i capelli riccioluti sul rossiccio, raccolti con un’enorme pinza nera a forma di farfalla. Gli occhi erano grandi e castani, il viso gioviale.
Come commentare? Affidiamoci alle parole della stessa:
Wuao..!
Il premio è in cioccolata, il che rallegra il povero Mello che è prossimo alla crisi d’astinenza. A vincere sono Mello e Near, e il bionderello è ben felice di consumare una tavoletta prima che Roger dia a tutti la licenza di gettarsi in acqua.
Anche lui si tuffa, naturale.
Mello lo guardò sorpreso ma non fece in tempo a toccare il fondale con i piedi e rimettersi in piedi che Matt aveva già premuto le labbra sulle sue e lo aveva spinto sott’acqua.
Ritiro il premio ‘Marpione dell’anno’ a Raito e lo concedo a Matt, neo-piovra della laguna. Il povero Mello sta annegando e te credo, Matt magari ha le bombole d’ossigeno sulle spalle, ma 45 minuti sott’acqua senza un minimo di respirazione preliminare possono essere pericolosi.
Il capitolo che segue abbraccia lo stile aya, con mio sommo gaudio et tripudio. I due, per fortuna, vengon fuori dall’acqua e continuano a incrociar labbra e lingue come due moschettieri.
Mello rabbrividì. Per il freddo, ma anche per lo sguardo che aveva l’amico.

Malizioso.
Quasi lacrimo. Di donna, beninteso.
Le effusioni proseguono, e le dita del marpione s’intrufolano nel costume del povero Mello.
Mello sentì il fiato mancare. Vicino a venire .
Lasciatelo dire, Mello, ti ci vuol veramente poco. Ma dimenticavo il setting, nel ficcyworld ogni cosa è perfetta, turgida e soprattutto istantanea.
Finalmente il biondo efebico si divincola e guizza via che manco un’anguilla. Matt, per nostra sciagura, lo riacchiappa.
Le sue dita sul sedere.
Inizio ad annoiarmi, le coreografie non cambiano mai. Mello scappa di nuovo, stavolta se ne corre su per le scale dell’albergo, dove fa un incontro da non credersi con un moro del mistero.
_ L?! _ esclamò Mello dimentico del fatto che fino a qualche minuto prima era stato a rischio stupro.
Per l’ennesima volta, lo ripeto: era reaper. Non raper. English I can, o Magic English in alternativa. I personaggi di Death Note NON sono ossessionati dall’idea di stuprare qualche collega.
Mello è molto angosciato dal pensiero che questa versione vacanziera di L abbia assistito allo spettacolo (mi sembra difficile, anche se continuo a sperare siano tutti su Scherzi a Sparta, e prima o poi Leonida faccia la sua comparsa strillando “QUESTA-E’-UNA CANDID CAMERAAAAAAAAH!”). Il buon vecchio emo Elle, che io mi figuro con indosso un paio di bermuda multicolori decorati a ibiscus e con aspetto simile a Hercule Poirot al mare, gli offre dapprima un lecca lecca (stolti, non quello), poi lo manda a comprar una cioccolata al piano di sotto.
Mello ubbidisce, e sorbisce tranquillo della cioccolata aromatizzata.
Cacchio, era deliziosa..
Matt ricompare all’improvviso, Mello è così. Sempre con perfetta noncuranza e nessuna inibizione, il nerd gli impone un bacio al sapor di cioccolato.
Non era il bacio di uno stupratore impazzito quello.
Ne sono convinta.

Il ventre di Matt pulsa, e la cosa mi preoccupa. Mello si domanda perché non abbia la forza di scansarlo, la noia del lettore degenera in spleen e il coltello da torta al mio fianco luccica invitante (cit.).
Matt, dal canto suo, ha uno sguardo secsi.
Too sexy for his shirt.
Segue contorsionismo:
Matt insinuò una gamba tra le sue e Mello non fece resistenza. Matt lo baciò di nuovo e Mello non fece resistenza. Matt aprì gli occhi per guardarlo e allontanò la bocca dalla sua.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Okay ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da dormire. Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare, e nel finale due volte i saluti! Fatelo bene! Gioca jouer!
Di botto, Mello si ritrova, alle 11 di sera, nel letto che condivide con Near, con indosso un pigiama che non si ricorda d’aver indossato.
Near, il puccycoso della situazione, lo stringe a sé. Aspettate a dire “che tenero orsetto del cuore, ne vorrei uno a casa mia”: ecco che, nel sonno, le dita di Near prendono maggicamente a muoversi da sé…
Boccheggiò mentre si insinuavano nei pantaloni.
Una forma di sonnambulismo altresì desueta.
Si sa che i sonnambuli non vanno svegliati, e con l’esile pretesto Mello esita ad allontanare il tentacolo del bimbo peloso.
Ozzy è al suolo privo di sensi.
Sfilò con imbarazzo la mano del ragazzo dai propri boxer, arrossendo vistosamente.
Mello è un po’ il “tuttimivogliono” della situazione, a quanto pare. Le lotte per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti…
Near inizia a ballare la danza del ventre su Mello. Sempre nel sonno.
Stava.. stava facendo un sogno erotico su di lui?!
Non è che facendone si debba per forza gridare a gran voce o darsi al latinoamericano, eh. Peccato che lo strusciarsi dell’orsetto sortisca un qualche effetto nei profondi recessi del nostro povero amico (davvero gli ci vuol poco):
Stava eccitando anche lui!
Ma ecco che Near grida un gemito, lasciando Mello ai suoi patemi esistenzialistici, alle sue fisime e ai suoi profondi interrogativi riguardo all’aMMore, che si concludono con le braccia del biondo efebico che si avvolgono intorno al collo dell’orsetto peloso.
Io ho paura d’aver preso un’insolazione, ma dopo un paio di decapitazioni starò meglio. Vi saluto e vi esorto ad attendere con ansia il prosieguo dell’escursione che-tutti-voi-avete-sempre-sognato-agitando-le-anche-nel-sonno.

E se il mondo coi suoi guai alle spalle lascerai…

Accarezzavo l’eburnea mano del Maestro – recentemente ricoverato per accertamenti – quando il mio Ozzy, irrompendo nella stanza, mi ha improvvisamente distolto dal pensare alle articolazioni delle scimmie alate emettendo una serie di suoni sensibilmente privi di significato alcuno.
Ho dovuto soccorrerlo, naturalmente, e farmi accompagnare per mano in lungo e in largo per le gradinate di marmo del Tempio perché mi mostrasse, con braccio tremulo, il seguente scritto:

Lettera, di lemnia.

Da Fiumicino pare sia appena partito un aereo e no, mes jacobins, non è diretto a Parigi; ma andiamo oltre, dove il nostro ancora ignoto protagonista si è chiuso la porta alle spalle, con uno schiocco secco che lascia supporre che invece che chiudere una porta abbia appena stappato il tavernello. Il suo cuore palpita furiosamente e la sua macchina ruggisce, una volta acceso il motore (“metti un tigre nel motore”, disse il Saggio).
Il Nostro confessa di aver sempre apprezzato la cromatura della sua auto, rossa come il sangue,come la passione,come il peccato.
Se il rosso peccato a me personalmente ricorda le labbra di certe innominabili donnacce di fine ‘800, confessate: è dalla nascita che desiderate un’auto rossa peccato (chissà che risponderebbero, in concessionaria, a sentirsene chiedere una).
Le ruote del peccaminoso veicolo corrono sull’asfalto simile alla notte che lentamente stinge gli ultimi vermigli riflessi di questo sole morente.
*O*
Il sole è stato lavato con Perlana, o in alternativa con qualche prodotto concorrente di ben più scarsa qualità. Fortuna che il cielo fa da cattura-colori: tenere sempre in lavatrice, ricordate.
Le luci delle città rifulgono in ogni dove, trafiggono il cielo (con lo stocco di Lady Oscar), gareggiano con le stelle (chissà in che disciplina). E noi siamo figli delle stelle, ma Matt, a quanto pare, ancora non lo sa.
E quando passa ride tuta la città.
D’improvviso il flescebèc: un dialogo tra Matt e Mello nel bel mezzo del quale Mello esprime la volontà di vincere contro la vita stessa.
Di questi tempi l’erba pipa esce alta e rigogliosa e il mercato della cioccolata drogata temo sia altrettanto fiorente. Mello, freak mio adorato, da quando è verificata l’equazione Near = vita globalmente intesa?
Dallo specchietto retrovisore posso vederle chiaramente.
Minacciose emissarie della fine,mi inseguono senza sosta.

Matt, guarda bene: son due mignotte.
Se agitano la mano e mettono in mostra la mercanzia, non hai di che preoccuparti: così fan tutte (come noi ben sappiamo). Naturalmente, nel fanon sei il servizievole giocattolo sessuale di Mello e ben poco sai delle cose della vita.
Matt si domanda perché non abbia paura (evidentemente le calze a rete sono particolarmente di cattivo gusto). Pondera anche che a volte la speranza è peggio della disperazione, quand’ecco che gli pneumatici lanciano un doloroso grido.
Ho una serie di domande di natura puramente scientifica:
– Gli pneumatici sono dotati di corde vocali?
– Se sì, possono soffrire?
-E’ lecito formare su queste basi un comitato in difesa dei diritti degli pneumatici?
Il grido dei poveri pneumatici dà voce al grido interiore di Matt (don’t ask), che pensa bene di accelerare per far mangiare la polvere ai suoi inseguitori (don’t ask – e sono due).
Tenaci, le signore. Serata magra, suppongo.
Flescebéc due, la vendetta: Matt è assalito dalle reminescenze.
“Mello passa,passa!”

“Vai” Gol…
La punteggiatura è in confusione, e noi altrettanto: non possiamo resistere a cotale stream of consciousness. Segue una serie di brandelli di dialogo generalmente insignificanti, quali:
"Mello la mensa è aperta,andiamo?”
*O* La mensa della Wammy’s House, laddove a mio modesto parere distribuiscono anfetaminici, antidepressivi, spinelli e cibo da astronauti.
“Mello com’è andato il compito in classe?”
Mi ripeto, ma non è che la Wammy’s House sia un istituto qualsiasi, con ritmi e prassi da istituto qualsiasi (e ad ogni modo, con tutta probabilità si tratterebbe di test).
“Mello,Mello,Mello!!”
Cazz’è, calmati, meno vodka da oggi in poi. E, esiste una cosa chiamata backspace che di norma dovrebbe separare una parola dall’altra.
Ritorno al Presente: Matt stringe forteforteforte il volante e s’interroga intorno al significato della vita che ha trascorso.
Le battone naturalmente gli sono alle calcagna, anche se iniziano a barcollare sui rispettivi tacchi a spillo e ad avere il fiatone.
La mente del nerd si volge a Mello, l’amante perfetto e cioccolatoso:
Sai quante volte il mio cuore ha sanguinato,da solo,in silenzio per non disturbare il tuo riposo?
Non saprei, ma m’è venuto da pensare alla caverna delle meraviglie di Aladdin che spalanca le fauci per rombare: “CHI OSA DISTURBARE IL MIO RIPOSOOOH?!”
How tender, how sweet, how simply *O*.
Matt chiede perdono all’aMMante per essere nato così insignificante. Su, Matt, per essere un comprimario in un manga con pochissimi personaggi di rilievo non sei malaccio, suvvia.
Per lui, tuttavia, ciò non conta: è determinato a schiantarsi da qualche parte per acquistare finalmente valore agli occhi di Mello.
Matt, mio caro. Vedi laggiù quel signore con l’eyeliner, i capelli arruffati e arti lunghi e affilati? Ecco, quello è un emo. Sei certo di voler appartenere alla categoria? Certissimissimo?
Oh, sia fatto il volere del GoS.
Senza accorgermene mi ritrovo a sgommare bruscamente,trovandomi di fronte uno schieramento di auto ad attendermi.
Eccheccosè, la Confederazione delle Mignotte che viene a chiedere giustizia per il torto subito?
Matt si accoccola sulla (?) portiera (forse deve deporre un uovo) ed espira il fumo in artistiche volute oltre il finestrino.
Il che fa molto Gandalf, e mi porta ad immaginare la Venere di Milo riprodotta da spire di fumo (di Marlbrbroro, rigorosamente).
Il suo animo è incendiato dalla rabbia, e l’estintore del suo quore è evidentemente irreperibile.
se solo tu non fossi stato così cieco…se solo io non fossi stato così muto…
Ma andarvi a curare, tutti e due, no?
Colgo l’occasione per ricordare che Febbraio è il mese dell’udito, dunque suggerisco di recarvi presso il più vicino punto Amplifon il più presto possibile.
Il Nostro ripensa a una lettera compilata affettuosamente per il suo aMMore Mello. Poi scende dalla vettura, alza le mani e s’arrende.
Indi viene sepolto da una pioggia di fluffose ciabattine rosa.
…No, ma sarebbe potuto succedere.
Ma non a loro,mi arrendo a questo sentimento che ancora mi da la forza di scherzare,di prenderli in giro…
Ti tengono le armi puntate contro e il tuo più recondito desiderio è quello di far loro uno sberleffo? Sento puzza di Joker e del suo famigerato gas esilarante…

Matt rivede il sorriso di Mello e crepa contento.
Amen e cosissia.
Il pensiero (post mortem?) ritorna alla lettera a Mello, abbandonata su una scrivania adiacente (ma perché non dirimpetto, dico io?) alla finestra.
La missiva è stata vergata in inchiostro rosso come… indovinate? Sì, come sangue, passione e peccato. Il che riesce a procurarmi un’immagine mentale che mescola lo spot della Campari a quello del Togo e a quelli di diverse specie di Magnum.
Vorrei volare oltre questi confini…tu ,la mia unica patria…
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte; siam pronti alla morte, Mello chiamò!
vorrei essere ovunque per non essere da nessun’altra parte se non dentro di te,
Fingerò d’ignorare il doppio senso. Come dite? Ah, era proprio intesa così? La logica consequenziale resta comunque alle Hawaii…
vorrei avere davanti tutti i paesi del mondo per serbare solo il tuo

riflesso…poichè sei tu…tutte le mie ragioni…
Matt, perché scrivi lettere come se fossero canzoni composte da Laura Pausini e Gigi d’Alessio dopo una notte di bagordi in casa di Condoleeza Rice, con drink offerti dai Tokio Hotel?
La lettera prosegue sullo stesso tono, fino a giungere a una chiusa con svolazzo (letterale) che non ha pari:
voltati e guarda nel tuo passato e mi troverai ancora in volo…

ancora in volo verso di te….
Matt, scoperta la polvere di fata, indossa un abito verde e dispiega le braccia, diretto verso la seconda stella a destra.
So da fonti sicure che Mello, reperita la lettera, l’ha invece frantumata col tritacarne e poi masticata, per poi prontamente rimetterla sulla moquette, sulla scrivania e sul computer di L.
Io, che per volare non ho da ricorrere a simili mezzucci, inforco paciosamente la scopa e mi sollevo a fatica sotto il peso (morto) di Ozzy, al quale sto già pensando d’impiantare un bel paio d’ali.
Puoi volar, puoi volar

Sette minuti in ambulatorio

Dopo aver portato al Maestro la canonica cassetta di arance (non senza prima avergli tersa la fronte tumefatta con un fazzolettino di pizzo) credevo che nulla avrebbe più potuto condurmi in sala rianimazione.
Evidentemente sbagliavo. Evidentemente la metropolitana mi aveva allontanato troppo dalle venuste pietre del tempio.
Per fortuna che c’è .::Seven Minutes in Heaven::., di Chibi_Cute:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=180674-
Fandom, Agendone Killerone… Death Note, pardon.
Pensa l’autrice ad avvertirci che in questa sua prima ficcy ad ogni capitolo si cambia pairing, quindi se non trovate subito la vostra coppia preferita non smettete di leggere, per carità.
Io continuerò a leggere finché non avrò trovato una Matsuda/petto di pollo. Staremo a vedere…
Ne vedremo di tutti i colori (e per tutti i gusti): pairing yaoi, pairing “normali” (het, suppongo), pairing tra pg di Death Note, pairing tra pg originali, e a questo punto aggiungerei tra Pippo e Topolino, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto e scemo e più scemo.
Per (nostra, s’intende) fortuna la ficcy sarà leggera, ragion per cui i personaggi non si scambieranno altro che casti baci, con gran rammarico dell’autrice.
Commenterei la scelta, ma sono troppo impegnata ad accendere un cero in forma fallica al GoS e a piangere di gioia sulla spalla di Ozzy per far altro. Sapere in anteprima che qualcuno finirà (in buona compagnia, suppongo) chiuso nello sgabuzzino, tuttavia, mi fa presagire il peggio.
Il primo, epocale chappy si chiama ::..Green Mint..::, con tanto di punteggiatura random a profusione.
-Rai-chan,ma quando arrivano??? Dovrebbero essere già qui!-
-Lo so Crim,ma vedi che traffico c’è?-

…Fermate il tram!
Chi sono costoro (presto s’aggiungerà una Ally), dove vivono, quanti anni hanno, cosa fanno nella vita, che genere di rilevanza hanno per la storia?
Magari chiedo troppo. In fondo, era ora che la logica narrativa si prendesse la sospirata vacanza alle Hawaii.
So solo che le auguro di scottarsi.
Pe’ farla corta, pe’ farla breve, abbiamo un gruppo di ragazze di età imprecisata che si sparpaglia per il salone di questa Rai-chan. E’ evidentemente il suo compleanno: le fanno gli auguri, le porgono i regali e tutto il resto.
Il che è di un interesse estremo per il lettore.
Gli ospiti si siedono in circolo attorno alla festeggiata (ho sempre trovato che questa usanza avesse un che di tribale), la quale impone loro di presentarsi. Scatta in piedi una pimpante ragazza che s’avvinghia ad un convitato e lo denuncia come suo fidanzato, parlando, ahimé, in terza persona e chiamando se stessa Misa e il suo uomo Raito.
Prego non urlare.
Raito sfodera un sorriso che fa venire i brividi alle astanti (quello sguardo da pazzo assassino l’ho sempre trovato un po’ inquietante anch’io), poi si scosta, con gesto molto secsi, una ciocca dal volto, finendo col presentare il ragazzo al suo fianco: Ryuuzaki.
Questi dice “hm” (piuttosto IC, lo riconosco).
Questo bel ragazzo (il più bel ragazzo di tutto il mondo *çççççççççççççç* Eru-kun 4ever!!! NdA) si limita a fare un cenno con la testa e a portarsi un pollice alla bocca (qualcuno mi trattenga o gli salto addosso…NdA) [mi offro io].
Cos’è, è nato suo figlio?
Credete sia finita qua? Stolti.
-Io invece sono Matt, e lui è Mello-
Tipo coppia di fatto.
Mello, dal canto suo, addenta una tavoletta di cioccolata e saluta senza entusiasmo alcuno.
Lo comprendo e compatisco.
Crimson e Ally, queste sconosciute, pensano bene di dar via al gioco della serata, vale a dire Seven minutes in Heaven.
Evidentemente il gioco della bottiglia è in ribasso.
Quella esagitata di Misa dichiara di conoscere cotesto giuoco e tenta di illustrarlo ai convitati:
-Allora…. ci sono sette minuti in cui bisogna pregare per andare in paradiso, e se non ci si pente, si muore all’istante per mano di Kira!!!-
Divertente quanto una freddura inglese raccontata da un fenicottero con l’alzheimer.
Macchè, il gioco in realtà consiste in ciò: ci sono due cestini (di vimini?), l’uno contenente delle immagini, l’altro contenente dei colori. Eh? Ah, son tesserini disegnati. Devo supporre che la distribuzione delle tessere (di partito) sia già avvenuta, perché a ciascuno degli invitati toccherà scoprire la propria e chiudersi nel ripostiglio con la persona con la quale avrà formato una coppia (e come dovrebbe stabilirsi, l’associazione immagine/colore?).
Attenzione, amici che ci seguite, non rifatelo a casa. Specie se il ripostiglio è pieno di scope e vasetti di conserve di alghe del giurassico.
Ally pesca il disegno di una foglia, e siccome la foglia è verde le tocca l’invitato col tesserino verde. Bella! Bella minchiata. Chi l’avrà mai il verde?
*Rullo di tamburi*.
Chi sarà mai il fortunato destinato a venir sacrificato sull’altare della patria per compiacere l’esile personaggino di turno?
…Matt!
Poteva andar peggio, lo confesso.
Il nerd tenta invano di non far notare il rossore che si stava lentamente espandendo sulle sue guance.
Temo per lui. Chissà se ha già avuto il morbillo.
-Oddea Rai….mi raccomando non violentarlo, ricordati che poi ci dobbiamo entrare noi là dentro..-
La finezza è di casa, vedo.
Abbiam poco da temere, pare che i due non possano fare “nulla di bello”.
Nulla di bello… tipo? Manette e pelle di leopardo?
Qualcuno chiude i due nello sgabuzzino e inizia a contare (le ore che ci separano dall’Apocalisse, immagino).
La ragazza sente i capelli di Matt sfiorarle la guancia. Ora, o i capelli di Matt sono creature senzienti, semoventi e dotate d’una volontà propria, oppure sono lunghi quanto quelli del GoS; altrimenti, lo sgabuzzino misura quattro centimetri quadri.
Matt si scusa (di non aver ammaestrato bene i capelli, di cosa?), ma cotanta cortesia nasconde, naturalmente, degli intenti marpioni: ecco che la bacia sul collo (alla Nosferatu). Poi confessa che Rai gli piace.
No, ma sul serio?
Dopo un’approfondita conoscenza di trenta secondi ha stabilito che costei – donna d’aspetto e personalità ignote – è capace di risvegliare l’animale sopito in lui?
Matt, meno canne, per cortesia.
Lei balbetta, lui la interrompe con un bacio improvviso ma passionale, ponendole le mani sui fianchi. Rai-chan vorrebbe dir qualcosa, ma tra balbettamenti, bamboleggiamenti e colpetti di tosse (e slinguazzate varie) sembra aver qualche difficoltà.
Rai, non riuscendo ad esprimersi a parole dato il certo imbarazzo che provava (………=çççççççççççç= NdA)[O.o …maccheccos…] andò a baciare nuovamente il ragazzo, lasciandolo alquanto sorpreso
Dopo di ciò, Rai dichiara di ricambiarlo. Volete applaudire?
L’allippamento continua, e capitano cose mai viste:
Matt spostò le sue labbra sul collo di Rai[…]fino a che non si fermò in un punto, iniziando a baciarlo, finchè al posto del suo bacio non comparì un segno rosso.
Costui è il conte Draaaaaaculaaaaaaah, minchia!
I due continuano a smacellarsi fino a che non suggellano il loro amore con un ultimo, intenso bacio. D’accordo i colpi di fulmine, ma gradirei sapere come ci si possa innamorare perdutamente di qualcuno standoci chiuso assieme in uno sgabuzzino (odoroso di muschio, con tutta probabilità, e di pomodori essiccati) per sette minuti.
Misteri degni de Il Grande Fratello.
TOCTOCTOC!!!
Bussano alla porta a quest’ora del mattino; chi sarà mai? Andiamo a vedere…

Questo per fare una dotta citazione. I sette minuti sono terminati, e la nostra pazienza con loro; Rai sfila gli occhialini a Matt e li indossa. Sì, così, random. Prima d’uscire, però, sente un vento caldo sul collo.

E’ scirocco, oppure Matt ha mangiato ‘nduja e cipolle fritte?
Con una voce tremendamente sexy quest’uomo dall’alito micidiale le confessa d’aver trascorso sette minuti in paradiso.
Non provateci col vostro partner, amici da casa, gli esiti potrebbero essere differenti.
La ragazza, con un sorriso malizioso, promette nuove delizie al neomarpione Matt. Non so se a pagamento o meno.
Fuori i due, tale Ally chiama tale Crim(son) a pescare il prossimo tesserino. Quest’ultima ne pesca uno e lo gira (ma perché non guardarlo appena pescato, e soprattutto cosa previene dal comprendere di che tesserino si tratti semplicemente dando un’occhiata all’interno del cestino?).
-Mi è uscito…………………..
Ancora una volta, suspense accentuata da una tribù di puntini di sospensione sfollati (se volete offrire denaro per questa povera punteggiatura colpita dalle alluvioni, mandate un sms).
..::FiNe CaPiToLo 1 ::..
Ci Fa PiAcErE, mOlTo PiAcErE, nE tErReMo CoNtO.
Prima d’attaccare col capitolo secondo, sono rimasta colpita da quest’affermazione:
Si, in effetti la storia è difficile da articolare
No, ma sul serio…?
Il secondo chappy s’intitola ..::Yellow Sun::.. – il che, sì, lascia bene ad intendere che Crimson ha pescato il disegno d’un sole e le toccherà il personaggio che detiene il colore giallo.
Sto tremando.
Ho la fronte imperlata di sudore.
Scoloro.
Mello si alzò
…NNOOOOOOOOOOOOOH!
*Si ricompone*. Orbene. La porta dello sgabuzzino dell’aMMore non fa nemmeno in tempo a chiudersi che Mello sbatte Crimson contro il muro (credo, gridando “SNAP ON IT, WOMAN!”).
Siffatta veemenza non può che preludere a una scena deliziosamente pornosoft: Mello s’impossessa dolcemente (splendido splendente, con un tocco di liquore) delle labbra di Crimson, le morde, le lecca, le affitta a una famiglia di turisti per l’estate e ci pattina sul ghiaccio.
Le ultime due no, d’accordo, però sarebbe potuto accadere.
Alla ragazza serve un poco di tempo per riprendersi dallo shock.
Anche a me, per lustrare assieme ad Ozzy l’ultimo catino rimastomi.
Crim cercava di reimpossessarsi sia del suo orecchio che del suo fiato, e in quel fare Mello prese al volo l’occasione, mordendo più forte l’orecchio della ragazza
Io non capisco bene se si tratti di effusioni oppure di un torneo di lotta libera. Tanto più che la pulzella grida vendetta e prende, con le dita, a torturare il di lui petto.
Spiegatemi voi come, le forze mi abbandonano.
Altre banalità: è una sfida, sì, no, te la sei cercata, no, sì, SBADABAM e tutti contro il muro (giù per terra?). Crimson ha addirittura l’ardire di darsi all’esplorazione della schiena di Mello, in barba alla maglietta inamidata in similpelle che costui indossa (già la sento fare SQUEEEAK SQUEEEAK).
É il festival delle onomatopee, a quanto pare: la porta fa SBAM!!!!!!, i due prendono un colpo e sulla soglia si palesa Misa.
Una volta tanto devo dire che la apprezzo.
(è colpa sua!!!Uccidetela!NdA)(Ma se sei stata tu a farmi aprire la porta???NdMisa)(Infatti!Tu l’hai aperta!Crimson, odia Misa, non me ”’^-^ NdA)
Inserzioni adorabili, per quanto incomprensibili.
Misa si pente d’aver disturbato l’intimità dei due: strilla, invoca l’aiuto di Raito (non so se in quanto Raito o in quanto Kira-divinità) ; gli astanti ridono come matti, Rai e Matt inclusi, al risveglio della belva/Mello dal suo “sonno profondo del ripostiglio”.
Non ho idea di cosa significhi, ma figurarmi Mello che ruggisce (“Rawr I’m a Mello”) muovendosi come Beyoncé non è confortante.
Adesso tocca ad Ally pescare la carta; esito, per il momento, ignoto. Cosa succederà? Che combineranno i convitati, mentre nello sgabuzzino avviene l’indicibile?
Vogliamo saperlo?
No.
Vi saluto, corro a chiudermi nello sgabuzzino col mio coltello da torta più affilato. Chissà che non nasca l’aMMore.