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The Marilyn Horror Picture Show

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero
prima d’immergerci nel torbido mondo delle real-person-fycci, urge una doverosa precisazione:

Alla sottoscritta piace Marilyn Manson. La sottoscritta apprezza il personaggio che Brian Warner si è creato addosso e la musica che compone e propone. La sottoscritta ne possiede inoltre l’intera discografia, quindi nulla di quanto verrà qui di seguito esposto è stato dettato da sentimenti quali antipatia, intolleranza o perbenismo assolutista.

Ciò esplicitato, ave a voi!
Quest’oggi v’imbatterete in qualcosa in cui mai vi siete imbattuti.
Quest’oggi dimenticherete gli addominali guizzanti scolpiti dai faticosi allenamenti di Quidditch, le chiappette tornite dei calciatori del Sol Levante, il fascino nascosto tra i capelli unti di un professore di Hogwarts a caso e il dialetto burino degli Elfi dei Boschi della Terra di Mezzo.
Quest’oggi, miei cari, avremo a che fare con:
1. un’ingenua ragazzina innamorata dell’uomo nero, dell’uomo che popola gli incubi dei bambini e dei genitori, dell’uomo che "tutti temono"
2. un tale maledettamente bello e dannato. Così fuori dal comune…
Per chi se lo stia chiedendo, non è una fyccina su Twilight. E nemmeno sulla coppia d’oro dell’iperglicemia Pattinson/Stewart. E’ piuttosto una piccola storia d’amore che ha per protagonista…


Marilyn Manson. No, non il signor Warner. Proprio Marilyn Manson.
L’autrice è missymanson e amore dannato potete trovarla qui: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=499471&i=1

Il macabro sipario si apre su un passo a due dal retrogusto vagamente vampiresco -ed anche un po’ trash. Era lì, davanti ai miei occhi innamorati, in tutto il suo splendore lunare. E, in effetti, lo splendore lunare potrebbe trarre in inganno e farci pensare proprio ad Edward Cullen… ma attenzione, mascherine! I glitter di Edward Cullen sbrilluccicano al giorno, non alla luce della luna. E a far pensare a un tuailaittoso vampiro sarebbe anche il fatto che ad aver perso la testa per lui è una ragazzina cui manca una chiara e netta visione delle priorità, tanto che si compiace nel perdersi nel sapore di alcool di quelle labbra vellutate. Ehm. Ora. Finché il sapore di alcol è sulle labbra va bene… potrebbe avere anche un che di poetico. Ma alla retrostante fiatella ci pensate? No, perché io uno così non lo vedo accontentarsi di un Vodka Martini agitato, non mescolato.
Colto alla sprovvista da un gesto così maledettamente sbagliato, così fottutamente immorale, Marilyn (lo chiameremo come è chiamato nella fycci, non abbiatene a male), solleva un sopracciglio in una magistrale imitazione del figlio illegittimo di Severus Piton e Lucius Malfoy e con voce calda e fredda allo stesso tempo (e qui potete sbizzarrirvi con gli ossimori più quotati nel fycciworld: sgarbata ma gentile, tenera ma dura, spigliata ma timida, buona ma cattiva… etc etc etc… etc.), tiene a specificare: saresti solo l’ennesima ragazza che lascio in lacrime!.
Io sono il predatore più pericoloso che ci sia al mondo. Ogni cosa, tutto di me, tutto ti attrae: la mia voce, la mia faccia, il mio odore perfino. Come se io avessi bisogno di questo. Come se tu potessi sfuggirmi! O potessi respingermi. Io sono fatto per uccidere.
La ragazzina tuttavia non demorde, anzi: mette in atto la tecnica di convincimento più antica di tutte, quella che le donne si tramandano di generazione in generazione: il sesso oral il pianto. Ebbene sì, si mette a piangere davanti a quel kattivone acattolico di Marilyn Manson. Il quale, secondo canon (laddove per canon intendo ciò che il personaggio lascia intendere di sé, non certo la persona che noi NON conosciamo), dovrebbe continuare a guardarla con il solito sopracciglio alzato o tutt’al più consolarla con un salomonico e laveyano il diavolo non esiste, il satanismo è il culto di se stessi, e invece no! Prima si scusa. Poi le chiede di non piangere. Poi la bacia, anzi no: la descrizione della scena è talmente BellaSwannesca che ve la propongo per intero;
Mi tirò a sè e mi baciò con forza. Un bacio, molto diverso dal primo, ci univa. Le gambe mi cedettero. Marilyn (visto? Lo chiama Marilyn! Non è assolutamente lol?) mi sostenne stringendomi a se, con l’accento.
Mi venne il dubbio se mi stesse baciando o succhiando via l’anima. Ma che importanza poteva avere? La mia anima gli apparteneva da sempre.
Ma perchè ora mi baciava con tanta foga? Aveva appena finito di dirmi che non c’era speranza con lui. Forse era solo impietosito dalle mie lacrime e mi stava accontentando per non avere dei sensi di colpa. Tuttavia non ce l’avevo con lui, anzi lo trovavo carino da parte sua.
Carino? CARINO?!? Le parole Marilyn+Manson+carino non vanno assolutissimamente d’accordo! Stonano più di Ozzy+Osborne+orsottodipeluche!! Mi faceva un po’ di paura. Ma lui era tutta la mia vita; se mi avesse uccisa, sarei morta felice.
Ovviamente, di tutto questo non viene specificato il perché.
Perché una ragazzina che non ha ancora varcato le soglie dell’adolescenza (se non fisica, mentale) si è trovata faccia a faccia con Marilyn Manson?
Perché questo amore così appassionato e folle, da cosa è nato, perché è nato?
Perché questo abbandonarsi in modo così totalizzante, financo immaginarsi felice a morire uccisa da lui (probabilmente dalla fiatella di cui sopra)?
E perché lui, dalla fase nonteladaròmmai è d’emblée passato alla fase emo-love?
Prese un coltello che passava di lì per caso e si fece un piccolo taglio sul polso.

*SPOT*
Al prossimo San Valentino, regala un grumo di sangue.
Non sarà per sempre come un diamante, ma perlomeno l’idea è originale e costa meno del ketchup.
*FINE SPOT*

Nonostante il tenero pensiero, però, la nostra protagonista pare non apprezzare del tutto. Lui non sapeva e non doveva sapere che il sangue mi faceva ribrezzo. Toh, ecco. Bastan due parole, dico due, e l’atmosfera romantic-gothic-emo va a balengo. Fortuna che ci pensa Marilyn a stemperare eventuali tensioni e a vincere titubanze quantomai inopportune. Che ti prende? Non ti voglio mica uccidere!
Abbèh, grazie tante!
Mi tolse la maglietta, prese con un dito dell’altra mano un po’ del sangue che gli colava dal polso e mi disegnò un cuore sul seno.
…Marilyn Manson che disegna cuoricini, anche se con sangue altrui, è più agghiacciante di… di… di questo.
Guarda che se ridi sei più bello sostiene lei. Sarà che de gustibus non disputandum est, potrà anche essere ovest, ma alla luce della foto poco sopra linkata, ne siamo proprio sicuri sicuri? Preferivo la sua espressione di pietra marmorea!

Fatto sta che com’è, come non è, comm’a Mmosé, diciamo che la mattina successiva a questa del tutto inaspettata risoluzione delle controversie, la luce del sole che riscalda il viso della protagonista non è stata l’unica cosa a penetrare e che i vetri della finestra non sono stata l’unica cosa penetrata. E qui non mi si dica che non siamo bravi a paracular parafrasare.
Ovviamente, essendo giorno, il bel vampiro (sic!! sicchissimo!!) se la ronfa ancora della bella, dando modo alla nostra innmominata ragazzina di contemplare la sua bellezza. E di giungere, infine, alla suprema verità fyccinesca:
Oh Marilyn, come eri bello tra quelle lenzuola nere! Splendevi di luce propria come la più bella delle stelle che popola il firmamento. La luna doveva essere proprio invidiosa perchè in quella notte di passione lei non brillava nel cielo!
La luna tiene ad informarci che se non brillava nel cielo non era perché fosse invidiosa, ma perché ha lo stomaco delicato e certe scene la debilitano. Ed aggiunge che è anche abbastanza scocciata di venir sempre chiamata in causa come invidiosa praticamente da Shakespeare in poi, ma insomma, ma perché giusto lei dovrebbe essere invidiosa? Solo perché è una palla con la faccia bianchiccia e butterata che ha la gobba a settimane alterne (tipo Igor di Frankenstein jr) e il ciclo perenne?
Ad ogni modo.
La contemplazione delle morbide labbra, del petto marmoreo (Quidditch anche lui?) e del volto struccato del bel demone (ipsa dixit), dura finché questi non si sveglia e le propone un bel giro turistico di Los Angeles. Ma di giorno, eh! Tanto che, per difendersi dai paparazzi, Marilyn ovviamente era struccato e indossava degli spessi occhiali da sole. Mano nella mano con la giovane fidanzatina.
I nostri due innamorati passeggiano per le vie della città raccogliendo margherite e ben attenti a non smarrire il cestino di focacce per la nonna finché, di punto in bianco, non si mette a piovere. E anziché imprecare in assortiti idiomi perché non hanno uno straccio di ombrello dietro, loro due cosa fanno? Ridendo come bambini, ci rifuggiammo in un vicolo cieco sotto il riparo offertoci da un balcone. Eravamo completamente fradici e così tremendamente felici.
Evidentemente nessuno dei due aveva le scarpe nuove, magari scamosciate. Ma non è finita qui.
Il signor Warner è evidentemente un po’ gracilino. Tutto pelle e ossa, lungo lungo e smunto smunto. Pallidino, anche. E’ plausibile che un bell’acquazzone possa causargli crisi febbrili immediate e conseguenti deliri. Tant’è che la stessa protagonista è colta alla sprovvista quando lui sussurrò un dolce "Ti amo" mentre mi prendeva il viso fra le mani (…) "Io ti amo, Bechy!"
Aaaaaah, ma è Ronco si chiama Bechy!

 
Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero
ritengo che ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Lascio a voi l’auditorium. Prendete parola e diffondete il Verbo! 

Incubi e Deliri

Miei carissimi pennuti in procinto di svernare per lande ben più temperate, rieccoci nuovamente dopo una lunghissima attesa a bordo della nostra amatissima Chevrolet Impala del ’67.

La vecchia radio sta diffondendo le note di “Sympathy for the Devil” del Rolling Stones, mentre mi accingo a scoprire cosa tale bsbina ha in serbo per i nostri due fratelli nel suo primo racconto sulla coppia Sam-Alice che potete trovare qui: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=408834&i=1

Se vi state per domandare chi sia costei, spegnete immediatamente le vostre “piccole scelluline grigie” (sì guardare Poirot costretta da mammà ha questi effetti, purtroppo), perché è la stessa autrice a prevenirvi nella descrizione lunga quanto un capitolo.

La vestale ritiene che nella serie manchi un tocco femminile, ergo ha inserito un personaggio ad hoc (che a me puzza tanto di self- inserction, dal momento che nell’unica storia che non tratta di Supernatural il personaggio creato da lei si chiama Alice) e ci consiglia di risparmiarci critiche tipo “Ah ma questa chi è?”,”Ma nel telefilm nn compare!” o altro… (tralasciamo che queste non sono critiche ma domande legittime quando si legge una storia con un personaggio che non si conosce? Sì, tralasciamo) tanto ciò che esce dalla mia testolina lo trasformo in racconto…. (ricordiamo a bsbina che i punti di interpunzione sono tre? Non due né quattro. Tre. E magari che dopo un qualsiasi segno di interpunzione ci va lo spazio?) le critiche costruttive le potrei prendere in considerazione…le critiche e basta…NO! (Io non so voi, ma l’ho quasi preso come un invito gratuito. Sì, sono stronza e me ne vanto)

Sto notando che ormai su EFP è di moda postare la presentazione della Sue di turno nella descrizione della trama, un arguto sistema per evitarsi di creare un capitolo a parte per raccontare la sua struggente e drammatica storia.

Alice, che fa Courteney di cognome e che ha la stessa età di Sammy, è una Sue come tutte le altre. Figlia di due hunters (dire “cacciatori” non fa feeeko) amici dei Winchester (non l’avrei mai detto…) morti, poverini, qualche notte prima di Mary W. (mi sembra di leggere un articolo su di un quotidiano: “Intervista a Mary W. che ha finalmente coronato il suo sogno di diventare una plafoniera umana”), uccisi anche loro casualmente dal demone dagli occhi gialli aka YED aka Azazel, che, sempre casualmente, ha “infettato” la piccola di famiglia (spazio) (cioè Alice) (spazio) con il suo sangue di demone (anche qui, non l’avrei mai detto). Vi chiederete che superfenomenali poteri cosmici abbia la nostra Alice. Be’… niente di particolare, telecinesi, divinazione… in pratica è la versione femminile di quel bel giovine dagli occhi da cane bastonato (cit.) di Sam. Ah, e poi c’è… no, dai, non ve lo dico, voglio costringervi a leggere tutta la storia per scoprire quanto sia Sue la nostra AliceSusanna.

Ma non usciamo troppo fuori dal seminato.

La nostra bimbetta viene affidata a nonno Michael, un altro hunter (aridaje… “cacciatore”. E’ così difficile da scrivere? Capisco che si sta scrivendo di una serie americana, ma si sta scrivendo in italiano. Se sono parole che tradotte non perdono assolutamente il proprio significato, perché non tradurle?), che le insegna a cacciare. A 12 (non “dodici”) anni conosce Dean e Sam. Ovviamente Sam-cane bastonato le risulta subito simpatico, Dean, invece, è troppo spaccone (leggasi tamarro-inside) per piacerle (attenta AliceSusanna, il motto dice: “chi disprezza compra”). John W. e Michael (trattasi di Johnny W. E Mike C., due nuovi rapper orginari del Kansas) durante una caccia affidano i due dodicenni alle amorevoli cure di Dean, talmente idiota da farsi trovare dall’essere cacciato, un vampiro, farsi scaraventare contro un muro perdendo i sensi e lasciando quindi i due ragazzini in balia del mostro.

Sì, lo so che nella serie originale i due Whinchester ignorano l’esistenza dei vampiri fino alla puntata venti della prima stagione, ma l’autrice ha messo un bel avviso AU, quindi non commenterò.

Cosa accade esattamente non ci è dato sapere (la povera vestale ha dovuto concentrare in poco spazio un’infinità di nozioni, povera stella; se le sfugge di accennare ad un dettaglio che diverrà fondamentale per capire il resto della storia, non è mica colpa sua!). Apprendiamo solamente che Alice salva Sam in qualche modo, venendo ferita lievemente e residuando dallo scontro una leggera cicatrice.

A 22 (e non “ventidue”) anni, come Sam e tutti quelli che ai tempi avevano ingerito il sangue dello YED, manifesta i suoi fenomenali poteri cosmici racchiusi in un minuscolo spazio vitale. Lo YED la cerca, la trova e uccide il nonno. La Sue promette sulla sua tomba di vendicare la famigghia e si dirige verso Stanford sperando di incontrare Sam, ma a quanto pare Sam non sta lì (e non si capisce perché visto che tutto si svolge prima della prima puntata della prima stagione – scusate le ripetizioni – e Sam a ventidue anni vive a Palo Alto con Jessica). Ma sono solo dettagli insignificanti per permettere alla nostra Alice di spostarsi di pochi km e di incontrare il futuro uomo della sua vita. Chi ha pensato che possa essere Dean alzi la mano. No, non c’è alcun premio in palio, visto che avevo sparso indizi in bella vista.

Ma analizziamo il tutto attentamente:

Arrivata a destinazione si incontra-scontra con lo stesso Dean che tanti anni prima detestava, il quale la riconosce dalla cicatrice che la ragazza ha (sul fianco) (dettaglio fondamentale non richiesto che apre la strada molti interrogativi, tipo: visto che solitamente da un incontro-scontro non si incappa in una svestizione casuale dei malcapitati, allora è il nuovo rituale di accoppiamento del Dean-mammifero? Sapevatelo, su rieduchescional ciannel!).

Lei vuole vedere Johnny W., ma Dean le spiega che è scomparso e lei accetta di seguirlo per ritrovare il padre di lui e per vendicare la sua famiglia. Ora, questa frase può essere interpretata in diverse maniere; barrate la risposta che vi sembra più corretta.

  • AliceSusanna ha dimenticato la promessa fatta sulla tomba del nonno e decide che è meglio vendicare la famiglia di Johnny W. (anche se Johnny W., Dean e Sam sono ancora vivi, ma avendo lei poteri di divinazione sa già che moriranno tutti a turno);
  • AliceSusanna, ignorando il corretto uso della grammatica italiana, perseguita ancora nel vendicare la PROPRIA famiglia, con l’aiuto di Johnny W.;
  • La vendetta per AliceSusanna è una mera scusa per potersi fare entro la fine delle storia tutti e tre i Winchester.

Nemmeno a dirlo, i due (Alice e Dean) si innamoreranno perdutamente nel corso della storia. Alla fine della II (e non “seconda”) stagione, quando Sam verrà imprigionato dallo YED a Cold Oak insieme agli altri bimbi prodigio (non è proprio la traduzione ideale per “psychic kids”, ma ci accontentiamo), anche Alice viene catturata (non fa una piega, è una psychic Sue) e, quando Jacob pugnala Sam, non lo fa perché sono rimasti solo loro due (ovvio, una Maria Susanna non può morire, e se muore, risorge), ma perché in realtà voleva colpire lei, e Sam si è semplicemente messo in mezzo.

Durante le III stagione, dopo aver scoperto quanto tempo gli rimane da vivere, Dean le chiederà di sposarlo.

Dean con molto self control si volta verso di me dal sedile del guidatore per esprimere la sua opinione in merito:

Dean, caro, non reagire così. Tutti quanti sappiamo che se sapessi di avere un solo anno di vita, ti daresti ai piaceri della carne e del cibo come mai nella tua vita (come è in effetti accaduto); ma, in fondo è solo una ficcyna. Poteva capitarti di molto peggio, potevi trovarti in una slash Winchest. Dean, per l’ultima volta… le vestali sanno che siete fratelli e… no, non le ferma neanche questo.

Coooomunque, la nostra adorabile (eh?) fanciulla accetterà con gioia la proposta, pur sapendo che il salvataggio di Sam non era dovuto a semplice amicizia… (vuoi vedere che la nostra incantevole – eh? – AliceSusanna ha fatto innamorare anche Sam?) poi dopo la morte di Dean… beh poi leggerete nella mia seconda fan fic!XD (anche voi fremete di leggere la sua seconda fan fic, vero, pennuti miei?)

Ma passiamo alla ficcina vera e propria; immancabile il monoblocco che tanto piace ai vostri occhi.

Ci troviamo sull’immancabile Impala, che scivolava silenziosa sull’asfalto bagnato dalla pioggia, come si può ben vedere da questo video girato da qualche fanghérl:

Oltre a scivolare, scopriamo anche che è il suo motore fa le fusa come un gatto; deve essere il primo prototipo di Kit, che solo dopo ha avuto il dono della parola. Dean russa beatamente sul sedile posteriore; anche Alice Sue (che d’ora in poi, per attenerci all’autrice, chiameremo Alice S.) se la dorme della bella, ma, ovviamente in modo più aggraziato, come si conviene ad una Sue. Ovviamente I rumori prodotti da Dean sono così forti che Sam è costretto a spegnere la radio per non alzare il volume e svegliare così la cognata.

Dean, è inutile che fai quella faccia inorridita. Te l’ho già detto che sei sposato.

Sam, il povero pirla di turno, invece, deve stare sveglio e attento, avendo il gravoso compito di guidare la creatura che il fratello considera molto più importante di una donna. Si lascia quindi andare ai ricordi e ripensa, con un po’ di invidia per Dean e Alice S. e a quello che hanno adesso, ai suoi passati amori: Jessica, Sarah, Madison… e invece no. Scopriamo che, in fondo non amava Jess, che era per lui alla stregua di un’amica (Un giovane Sam portabandiera della scopamicizia… ma ce lo vedete?), perché in realtà è sempre stato innamorato della figlia dei vicini, nonché amici di famiglia aka Alice S..

Il pezzo che spiega tutto DEVE essere citato per intero:

da piccolo, gli aveva raccontato il padre, lui era solito giocare con una ragazzina, la figlia dei loro vicini e migliori amici. (eccerto, perché in america i cacciatori del soprannaturale crescono sugli alberi come le pere e vivono tutti nello steso vicinato come un’allegra famigliola) Questa bimbetta con un incredibile sorriso e due occhioni blu cobalto (sembra Gollum) lo aveva stregato sin da piccolissimo e per lei aveva affrontato “prove” impossibili. (pretendo che mi si dica quali) Poi, dopo la morte dei nonni, gli avevano detto che la bimba era stata data in adozione ad un’altra famiglia e che non sarebbe più tornata. (Guh? Ma non era stata affidata al nonno-cacciatore, che era uno e non due, dopo la morte dei genitori? Ed il nonno non era morto quando lei aveva ventidue anni? Non era un po’ grande per essere affidata ai servizi sociali?) […]Che sorpresa quando, circa l’anno precedente (magari il “circa” leviamolo che non ci sta) se l’era trovata davanti la porta di casa insieme al fratello! (spazio) Quasi non era riuscito a riconoscerla! (spazio) Il fisico le si era modellato fino a donarle forme eleganti e sinuose (Mai che si parli di una Mary Sue piatta come una tavola. Però, devo ammettere che la Sue sinuosa mi era mancata! *_* E le curve al punto giusto dove le mettiamo?). Il viso le si era asciugato (E’ Victoria Beckam con le lenti colorate) e gli occhi blu (spazio) (questo lo ricordava benissimo!) (spazio) le illuminava (la discordanza fra soggetto e verbo è commovente)  il volto come stelle nel cielo.

E’ bello notare come Sarah e Madison non siano nemmeno lontanamente contemplate. Certo, se Jessica per lui era solo un’amica, loro due non hanno nemmeno motivo di essere menzionate; poco importa se l’una è la prima che riesce a fare realmente breccia nel cuore di Sam dopo la morte di Jess e l’altra è semplicemente la prima con cui fa sesso dopo la succitata morte.

Sam rasenta l’OoC quando, mentre guida, tenta di baciare la cognata ignara di tutto, rischiando di ammazzare tutti quanti.

No, Dean, purtroppo non ci riesce, la storia continua.

Puoi distrarti con la vostra nuova missione a San Diego; si tratta di una casa infestata, da quanto leggo qui. Di più, nin zo.

I tre si travestono da rappresentanti del Comitato Vigilanza Sicura, mostrano il loro tre distintivi fasulli alla tipica vecchietta inoffensiva e si presentano come agente Fich, Maryle e Johen. La vecchietta saluta solo Dean, come è logico che sia: “Salve, agente Fich, Maryle e Johen. Che cognome lungo che ha!”

Bugia questo l’ho aggiunto io.

Da brava vicina la vecchietta Mrs Witts li fa entrare e, mentre Dean chiede senza troppi preamboli se ha notato qualcosa di soprannaturale (Dean sa che se fa un domanda del genere a bruciapelo la gente chiama la vera polizia… di solito chiede cose del genere dopo due tre domande prive di risposte stranee con la sua solita faccia da schiaffi che tanto adoriamo) e lei risponde placidamente di non aver visto nulla, la casa viene circondata da gente posseduta.

Una trappola.

Uao, che suspence.

Anche l’anziana signora è posseduta, ovviamente, e si dirige non verso Dean, non verso Sam. Indovinate allora da chi? Ma verso Alice S., no?

Sam si para davanti a lei per proteggere l’amata (Dean, tira fuori le palle e proteggi tua moglie! Sì lo so che in realtà non sei sposato, ma non importa) e lancia contro la proprietaria di casa l’acqua benedetta ed il suo volto diventa un ammasso sfigurato, sfrigolante a causa del contatto con il liquido (si è fusa tipo il formaggio nell’olio bollente, quindi), ma non serve a niente, perché i tre vengono catturati in men che non si dica (Dean, vedi cosa succede a non fare un cacchio e a relegare tutto sulle spalle di quel pappamolle di tuo fratello?).

La Sue si risveglia, legata ad una parete (pretendo un disegno che mi mostri come fa ad essere legata ad una parete); Dean, come c’era da aspettarsi in questo caso, è ancora svenuto (cosa si fa pur di non salvare una Sue) e di Sam non c’è traccia (tranquilli, arriverà anche il suo momento di gloria da Gary Stu).

E’ in un’altra stanza anche lui, incatenato a petto nudo. Cerca di liberarsi, contranendo il muscoloso busto per lo sforzo (non dico a cosa mi fa pensare questa frase); Goccie (no comment) di sudore gl’imperlarono il torace nudo. Non riesce a muoversi, ma riesce comunque a studiare la sala soglia (credo intendesse “spoglia”, ma il dubbio rimane, eh) riuscendo a capire che le mura sono spesse (è un GaryStu, ha la vista a raggi x). Una porta si apre e una figura incappucciata (forse era troppo brutto per competere con Sam) trascina Alice S. nella stanza e la adagia su di una brandina vicino all’altare. E noi tutti in coro ci chiediamo: perché? Se, come ritengo trattandosi di una MarySue, dovrà essere sottoposta a qualche rituale, perché non adagiarla direttamente sull’altare? In realtà la Sue è una falsa magra e pesa centocinquanta chili? Sì, sì… sempre la storia che sono le ossa ad essere pesanti.

Ma voi vi starete chiedendo chi mai può organizzare tutto ciò e soprattutto, quale sarà il suo losco intento?

Suvvia, so che fremete dalla voglia di saperlo.

Eccovi accontentati: si tratta di Meg. Ed ecco spiegato anche Sam a torso nudo: Tutti i fan di Supernatural ben ricordano che la figlia di Azazel ha sempre avuto un debole per il nostro Sammy.

Anche lui si domanda perché Meg debba rompere loro le scatole pure in questa ficcyna, ma lei vuole tenerlo sulle spine. Lei sa che lui ama Alice e che vederla mentre si scambia effusioni con Dean (Sam, vergogna… anche vouyeur, adesso?) è una sofferenza per lui. Per farlo soffrire ancora di più, come se questa storia non lo stia torturando abbastanza, si avvicina a Alice S. e le tocca il volto, privo di vita (non gioite troppo presto, la nostra eroina non è morta).

Sam, in preda all’ira funesta crea con i suoi poteri da Gary Stu una sfera invisibile (WTF? E’ diventato un Sayan di quinto livello, adesso?) che colpisce il demone. Una delle tre figura incappucciate si avvicina a Meg, le sussurra qualcosa che al demone garba assai. Poi gli incappucciati sollevano la brandina e posizionano Alice accanto all’altare (in pratica la sollevano e la rimettono a posto, visto che era già posizionata VICINO all’altare) e Meg comincia a recitare un anatema che la vestale ci informa essere in latino: Exorte te, o demoa, vampiri figurae…vene nostrum te invoco…vene nostrum te invoco…

Siamo sicuri che sia proprio latino? E sì che sono parecchio arrugginita, ma dovrebbe essere più o meno: adhortor te, daemon, vampiri (massì, glielo concediamo) figura, invoco te, vene a nobis.

Ma proseguiamo.

A queste parole la Sue, che a Sam sembra morta, diventa improvvisamente la gemella di Edward Cullen: le labbra carnose erano più rosse (d)el solito, I capelli ora erano tendenti più all’oro che non al solito castano mielato. La pelle, infine, era pallida e diafana. Ad un tratto, Alice aprì gli occhi. Il blu cobalto che tanto amava, era stato sostituito da uno strabiliante color topazio, meno familiare ma conosciuto.

La parola “vampiri” fa supporre che Alice sia diventata un vampiro, ma a questo punto mi sovvengono alcune domande a cui spero sappiate dare una risposta:

  1. perché qualcuno si dovrebbe tramutare senza ragione in un vampiro semplicemente dopo che è stata recitata una formula tanto insulsa?
  2. perché un demone dovrebbe trasformare una Sue in un vampiro?
  3. e perché improvvisamente siamo piombati in un racconto della Meyer?

 I vampiri di Supernatural hanno un’identità ben definita. Una volta trasformati (quando il loro sangue umano viene a contatto con quello di un vampiro o quando ingeriscono sangue di vampiro) non cambiano colore di occhi, di capelli o di pelle. Semplicemente, diventano abili predatori dagli occhi iniettati di sangue e dalla bocca colma di aguzzi denti retrattili. Non una vera e propria bellezza, insomma. Il sole da loro fastidio, ma non li incenerisce, non vengono uccisi da paletti di frassino conficcati nel cuore e possono essere ammazzati solamente se si taglia loro via la testa. Sono creature senz’anima, che ricercano la lussuria. Non saranno fighi, ma hanno una loro dignità.

Il color topazio è quello degli occhi di Alice nella sua forma vampira (“vampiresca” no, eh?).

Perché questa Sue possieda una “forma vampira” non ci è dato sapere, né credo lo intuiremo mai. AliceSue si alza dalla brandina con la sete di qualcuno che ha vagato per anni nel deserto del Gobi, la gola pulsava convulsamente (ho bisogno di un disegnino anche qui per capire come una gola posa pulsare convulsamente. Le mie nozioni di anatomia mi hanno reso una frigida giacobina priva di qualsivoglia immaginazione) ma non è di acqua che ha bisogno, bensì di sangue. Meg le sussurra qualcosa in latino e gli occhi della sue diventano rosso rubino (‘sti cazzi. Una Maria Susanna con occhi normali  mai, eh?). Almeno la vestale stavolta ci risparmia altri strafalcioni che farebbero rivoltare nelle proprie tombe gli autori latini. Alice si alza, scruta la stanza, vede Meg incappucciata e la riconosce per quello che è, una vecchietta (anche la Sue ha la vista a raggi x) posseduta da un inutile demone.

Poi vede Sam.

Ricordiamoci che ha una sete della Madonna, quindi, giustamente pensa di affondare i propri dentini appuntiti nel collo di lui.

Meg vede la scena e gongola, perché forse, per una volta nella sua vita, il piano per uccidere i Winchester bros. sta per avere successo.

Meg, non gioire mai prima che tutto sia compiuto; è sempre dei Winchester che stiamo parlando. Se morissero (e non resuscitassero) le autrici di slash ne soffrirebbero.

Sam, che non a caso è il più intelligente dei due fratelli, capisce subito che Meg e gli altri incappucciati hanno evocato la bestia che dormiva beatamente dentro la Sue. Adesso capisco pure perché sia così incazzata: pure io se mi disturbano mentre dormo le ho girate per tutto il giorno e non ce n’è per nessuno.

Gary Stu-Sam cerca di far svegliare Alice, la cui coscienza è stata segregata da Meg, ma la Sue, ovviamente, non ci casca, va verso di lui ancheggiando come una lap dancer e lo bacia, quasi dispiaciuta per doverlo uccidere. Oddio… mi sorge il dubbio che tutto questo sia stato diabolicamente architettato per permettere alla Sue di farsi Sam senza commettere adulterio: tanto non era in sé in quel momento.

Lei, però, si limita a morderlo sul collo.

Sam non è felice di morire, ma lo rincuora il fatto che sarà per mano di Alice.

Non fa una piega. Anche io, se proprio mi devono uccidere, voglio che sia l’ammoreh della mia vita a farlo. Lo scriverò sul testamento.

Però stranamente non muore dissanguato.

Essì, perché la Sue mica può farsi infinocchiare così dal primo demone che passa (certo, il fatto che Meg abbia recitato una formula senza senso e con ogni probabilità priva di alcun potere forse ha aiutato un pochino); anzi, sussurra pure a Sam di fingere di essere morto.

Meg entra nella stanza raggiante, convinta di aver finalmente spedito Sam al Creatore, si dispiace di non aver offerto alla Sue anche il suo ex-marito, ma non si accorge della cosa più evidente: Alice non è assolutamente sporca di sangue. E i vampiri di Supernatural solitamente si sbrodolano. Ma tanto tanto, eh.

Alice S. finge di eseguire i nuovi ordini impartiti da Meg ed invece la azzanna alla gola e la uccide, anche se tecnicamente non può ucciderla, visto che è un demone, a meno che non usi la Colt o il pugnale di Ruby. Ma lei è una Merisù dalla forma vampirl… aehm, vampira, quindi può questo ed altro.

Dopo di che corre verso la sala dove Dean è tenuto prigioniero, privo di vita (No, Dean, non sei morto, come vuol far credere la vestale), prese un accendino e diede fuoco al fuoco del marito, come aveva dato ordine lui (eiah, questa non l’ho capita Se qualcuno dovesse giungere alla soluzione di questo intricato enigma, me lo faccia sapere).

Ma non è finita: Altri demoni giungono, Sam si piazza davanti alla Sue per difenderla (di nuovo… Dean, vuoi muovere un dito per difendere tua moglie? Se proprio non vuoi che sopravviva, fingi almeno di farlo!), non c’è più scampo… ma Sam, invece, si risveglia nell’Impala, per le urla di Dean che vuole evitare che Sammy li ammazzi tutti e tre.

Un sogno, un dejà-vu.

Sarà stato un sogno premonitore? La vestale fa intuire che lo sia.

Ma per me è stato solo un lungo incubo.

La raccomandata

Carissimi pulcini dalle penne verdi ed il sangue argenteo, voglio sancire la chiusura di un altro anno trascorso insieme con una splendida favola, che si potrebbe definire gotica. Ma anche no.
Un’emozionante e trasgressiva epopea scritta da CissYMalfoY dal titolo evocativo “Cuore di ghiaccio”, come la tradizione Harmony suggerisce.
Bene, stringetevi nelle copertine color topazio infuocato e fatevi trascinare a viva forza nella coinvolgente trama.

http://www.efpfanfic.net/viewuser.php?uid=25453 -> qui.

Entriamo subito nel cuore della vicenda; nella solita stanza avvolta dal manto dell’oscurità, un numero imprecisato di disgraziati sta celebrando un rituale, arcano e per fortuna sconosciuto.
Osserviamoli:
“molte avevano cappucci neri sulla testa, [siamo felici che non siano ben altri cappucci] altri erano a volto scoperto, al centro due uomini coperti da capo a piedi, [da ciò, ne arguisco che le altre otto anime sono nude] con solo gli occhi visibili [se li bendavano pure, facevano coppia con i poveracci incappucciati] stavano accendendo tredici candele bianche e quattro nere, [diciassette, numero che porta un poco sfiga, ma vedremo che s’intona con l’ambiente] l’uomo dagli occhi verdi si mise in piedi davanti a una porta mentre l’altro, dagli occhi azzurro cielo, si apprestò a sedersi”.
Interessante, davvero.
La numerologia sta gridando vendetta al mio fianco, mentre il buongusto storta il nasino per l’ accostamento fra candele bianche e nere.
In quel mentre, un altro maschio vestito fa entrare una femmina con lunga mantella e capelli “marroncini”, che cadevano a ciocche sul viso – segno evidente che serviva l’intervento di Cesare Ragazzi- naturalmente diafano; lo sguardo della signora indugia sui presenti, che non trovano di meglio da fare che prodursi in un imbarazzante: “Ave alla Dea Madre!”
*o*
Envie, i Sali presto!
Ora, fingerò che siate al corrente della cultura pagana, che niente ha a che spartire con tale pagliacciata e confido che l’autrice non creda sinceramente a codesta pantomima.
Proseguiamo.
La Dea Madre (e qui mi sorge dubbio: è stata eletta democraticamente? Si è autoproclamata tale? Qualcuno ha battuto la testa e gli altri si sono accodati al nuovo culto?) si lancia in un mirabolante monologo:
“in questa riunione festeggiamo il nostro primo anno di operato, [ho capito: è una congrega di parrucchiere] la nostra comunità di Deathwoman, [il nome porta una sfortuna pazzesca, non so voi, ma io non sarei felice di definirmi “Una donna morta”, ma è un titolo strong, un po’ punc e very trasgressive, yeah!]che da un anno [sì, abbiamo capito] si precorre lo scopo di ostacolare Voldemort e Potter… perché il vero potere è nostro, è delle donne, delle mangiamorte rinnegate!”
Sì!
*applausi in sala*
Date fuoco ai bustini vittoriani, ai reggiseni neri e marciate verso la libertà: lontano da Voldemort e da Potter (che ha l’autorità di un mollusco), prendete il potere e ribellatevi al God of Sex!
Uccidiamo Bellatrix e le altre giacobine asservite al sistema: noi siamo le Donne Morte!
*ovazioni da tutto il personale della clinica psichiatrica*
La Dea Madre (vabbè…) indica le nuove leve, raccattate in qualche bar di Caracas o trovate nello sgabuzzino di Gazza, insieme alle scope. L’ultima dalla Somma annunziata ha però qualcosa di speciale: è una bambina di circa undici anni ed è figlia della Dea.
“BUUUU! RACCOMANDATA!” urlano i più, ma signori miei tacete, perché non l’avete ancora veduta.
Sally Anne Perks è infatti una deliziosa e malevola riccioli d’oro, con pelle candita e ghiaccio nei bulbi oculari. La mocciosa, essendo una lattante, non sarà una Donna Morta ma una Ragazza Morta, dicasi “Deathgirl”.
*o*
Lo vorrei tatuato sulla natica destra e voi?
Il compito della raccomandata SallySue sarà controllare Pottah.
La motivazione di questa scelta?
“ha dimostrato potenziali capacità, freddezza fuori dal comune e determinata nei suoi scopi, vi presento la ragazza che ha preso il massimo dei punteggi ad ogni prova”.
Senti, Cosa Madre ma pretendi che ci creda?
Rispondi con sincerità. Avevi questa zavorra di marmocchia e hai pensato bene di darle un calcione ed infilarla nella setta, ma dato che sei la loro Vate (gente disperata, lo riconosco) hai inventato che SallySue non è soltanto capelli dorati e due occhi azzurri brillanti e vivaci, che vedono il mondo di rose fiorito, ma senza spine che pungano il dito.
C’è chi partorisce le sorelle Black, Luna Lovegood, Hermione Granger ed a te è toccata Sally: mi spiace.
La piccina, alla prospettiva di vegliare sullo Sfregiato “usci un bagliore di luce maniacale negli occhi” ad indicare:
a) La voglia di sedurre il figlio di Lily;
b) L’odio comprensibile verso mamma.
Ridendo e delirando siamo arrivati al rito di iniziazione delle novizie: Alina Heperkins si cosparge di Vagisil… Ehm… No, volevo dire che uccide la cugina mezzosangue; Tansy McDougal fa spirare la madre che l’aveva giustamente cacciata a pedate; Anbeta fa fuori l’amica delle elementari, una Magonò ma senza “rancore” perché l’amicizia va oltre queste quisquiglie; May Dolovh (parente mutilata dei Dolohov?) si leva dai piedi il fratellastro Benjy Fenwick e lo fa a pezzi per poi mangiarlo in allegria con le altre.
Il compito di Sally è uccidere il proprio adorabile coniglietto.
Sono allibita: posso capire che una stermini la propria famiglia, ne sventri i membri e se ne cibi, ma un indifeso coniglio, no!
La giustificazione?
“per Sally, siccome è una membro inferiore, ho deciso di non dargli da uccidere una persona”.
Questa smaccata spinta della Cosa Madre mi sta seccando, comunque, SallySue termina il battufolo di peli e va a dormire.
Pulcini miei, vi abbraccio tutti, sconvolta da tanta violenza!

I GoS ci liberino di queste scriteriate Donne Morte e torni a splendere  la potenza fallica.

Buon 2008!

Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

Mozzateste adorati, ve ne prego: abbandonate la ghigliottina sulla quale all’istante presente siete chini, e pazienza se il condannato scalcia e strepita; avete di meglio da fare, e lo sapete.
Non alludo al sudoku bensì alla parte seconda delle maggiche ed intusiasmanti avventure del Maestro: sta per aver luogo il ritorno agli abissi di nera disperazione dei sotterranei dell’Opéra Garnier, ove la seta sbrilluccica, sì, ma soltanto se è firmata Armani.
Se state domandandovi dove si trovi il nostro freak preferito, sappiate che ho il mio bel daffare a tenerlo lontano dalle armi bianche presenti in casa e no, non appartengono ad un licantropo i disperati ululati che state sentendo.
Avevamo lasciato la nostra piccola Sarah Esposito (nome da me affibbiatole per sopperire alla mancanza di un cognome, di una famiglia, di un background, un qualcosa, boh) a casa sua (vale a dire, er… in albergo), estatica in seguito all’incontro con un tale che vagheggiava d’esser Erik, fantasma dell’Opera redivivo (e chiunque affermi il contrario è un vile millantatore).
Ed in questo labirinth dove la notte è cieca, come da titolo random “massì-citiamo-pure-una-frase-del-brano-a-caso-dai-chissenefrega” di chappy, trascorre una settimana prima che la piccina possa rivedere il fantasma, una settimana che sembra non aver mai fine.
So che state augurandovi che il Tempo si dilati ma no, questo non accadrà.
La settimana è trascorsa in astinenza perché all’Opera stanno facendo dei lavori, niente di serio fortunatamente. Lavori. Sì. Certo. Stanno lavorando per noi (leggasi: ricoprendo di punte acuminate il pavimento sottostante la botola sul palco, in modo da assicurare alla pulzella una futura morbida caduta).
S’avvicina Natale e Sarah, per aver l’opportunità di sgattaiolar via, racconta alla mamma d’aver fatto amicizia con una ragazza irlandese e di aver intenzione di andarla a trovare (evidentemente frequenta una scuola specifica per transfughi anglosassoni). Dunque si veste e si reca presso l’Opéra, dove vede i leggeri residui dei lavori appena terminati.
Non solo costoro iniziano a far del restauro in stagione teatrale, ma abbandonano pure intonaco e calcinacci in giro. Immagino le espressioni di sconforto dei poveri abbonati. Tuttavia, sorge un problema: la sala rappresentazioni è chiusa.
Mio GoS!
Che fare, dunque, se non tentare di raggiungere i sotterranei passando attraverso il camerino di Christine? Ma la nostra non conosce la strada né, aggiungerei, può scorrazzare per l’opera come le piace, lavori in corso o no che siano.
Ma no, la strada la Esposito la conosce eccome: mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?
Fermi tutti.
Anzitutto, definire “libro”: un libretto d’opera, la bibbia, le profezie di Nostradamus? Presumendo si tratti del romanzo di Leroux, io non ricordo affatto d’aver letto “per raggiungere il camerino di Christine, salire le scale, percorrere il corridoio, dunque girare a destra; dieci passi dopo l’albero morto, seguire la direzione indicata dal cadavere del marinaio impiccato…” Inoltre, pare che la presunta reincarnazione di Christine in questa S…arah giustifichi le più azzardate reminescenze oltremondane.
Come Sarah possa essere la reincarnazione di Christine proprio mi sfugge, ma questi son dettagli.
Come pure son dettagli se la nostra amica scorrazza liberamente per l’opera sino a giungere al camerino di Christine, attraversando lo specchio come per maggia, per discendere infine lungo una gradinata e giungere presso un lago che ospita una gondola (che peraltro gondola non è) a lei familiare.
Con l’aiuto dell’istinto e delle solite reminescenze oltremondane Sarah perviene al covo del fantasma. Il che presuppone che sia saltata in barca e abbia remato da sé.
Cose che neanche Maciste, Batman e Mandrake messi assieme!
Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.
Il Maestro, da parte sua, è profondamente indignato da una simile maniera di trattare la sua castità forzata.
PuccyErik suona, naturalmente; suona una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
*O*
Il lirismo si spreca. Si scialacqua, oserei dire.
– Salve, emarginato dal mondo! –
“Bella lì, stronza!”
No, su, seriamente: che razza di maniera di salutare sarebbe?
Ma il Maestro non vi bada, è lieto; non riesce a credere che Sarah abbia mantenuto la promessa per palesarsi di fronte a lui come in un sogno, e sfodera un sorriso che avrebbe potuto oscurare il sole.
Esigo sapere che marca di dentifricio usi (Armani, forse?).
In preda alla felicità, Erik quasi dimentica l’esistenza del suo strumento, si fionda sulla fanciulla e la fa volteggiare stringendola in una morsa letale (e siamo al secondo tentativo di stritolamento andato a vuoto).
La morsa in questione è detta letale non perché sia troppo stretta, bensì per altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
La soluzione dell’enigma tanto ovvia non mi sembra, ma che sia chiaro: non voglio sapere niente.
Maestro, vuol smetterla di insozzarmi i catini? Non ne ho riserve infinite, sa.
Il fantasma rimprovera la ragazza per la lunga assenza, ponendo l’accento su quanto abbia penato per una settimana lontano da lei. Certo, dopo una vita facile come quella del Maestro una settimana senza Sue dev’essere un qualcosa d’insostenibile.
Ma la vera novità della giornata sta nel fatto che Sarah vuole portare il fantasma in un posto (detto così sembra il discorso di un adescatore di ragazzini). Dove mai lo condurrà? A Parigi, mon ami, dice lei, che parla come Poirot.
A Parigi Erik ci si trova già, come le fa notare, ma lei è convinta che questi conosca poco la città in cui vive. Il bello è che Erik sottoscrive.
Sottoscrive, capite?
Dopo essere andato a spasso per la ville lumiére non solo nel canon, ma anche nel fanon e a oltranza attraverso i secoli, le dà ragione!
Sarah lo prende sottobraccio e lo porta sino al cancello della grotta (chi? Cosa?); Erik, nel disperato tentativo di salvarsi, obietta che per andare a spasso serve denaro (e quello sarebbe, in effetti, il meno). Sarah ne ha, ha la bellezza di 20 euro!
Dopo un’affermazione del genere persino il Maestro della fyccina (quello autentico è impegnato a cucire bambole voodoo) scoppia a ridere come un matto, offendendo la povera mentecatta. Poi tira fuori la soluzione al problema, che come sempre ha un che di maggico: riconduce Sarah nelle sue stanze, e spalanca un vero e proprio forziere del tesoro colmo di euro.
Maestro! Che ha fatto in tutti questi anni, oltre che scherzi ai cantanti, ha svaligiato il caveau della Banca Centrale? Si fa mica chiamare Arsenio Lupin, adesso?
Sarah giustamente domanda donde venga il denaro, ma il Maestro sorride e non risponde, cosicché lei decide di non volerlo sapere.
Come dovrei chiamarla, associazione a delinquere?
Mentre i nostri sono in barca, Erik rivanga la deliziosa storiella della musica che solo lui può sentire, suonata da un misterioso figuro. Il Maestro è certo che il musicista oscuro non suonerà più, perché gliel’ha detto lei in persona.
Sarah fa cortesemente notare che non d’una lei si tratta ma d’un lui, e viene il sospetto che Erik in tanti anni si sia cibato non di abiti griffati ma delle pagine d’un libro di grammatica. Invece no, Erik ha creduto il misterioso musicista un lui finché non si è tolto la parrucca.
O_o
o_O
O_O
Si tratterà d’un altro trans?
Chi si celava, dunque, sotto la parrucca?
Ma Christine, è ovvio.
D’accordo, Maestro. Va bene, Maestro. Le credo, Maestro. Adesso chiamo dei signori molto disponibili, Maestro, che si prenderanno cura di lei…
Maccheccosadiamine…?
Ritroviamo i nostri alla luce del sole; dopo aver preso la sempreverde e beneamata metropolitana (pressoché l’unico mezzo di trasporto al mondo, stando a questa ff), Sarah sta conducendo Erik al centro di cortile con in mezzo una grande piramide di vetro. Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.
Penetrati nel palazzo del tutto indisturbati e senza che nessuno li abbia notati, i nostri hanno da decidere cosa visionare, visto che Sarah concede appena tre ore di visita al suo febbrile accompagnatore. Bèh, dice questi, per prima cosa s’ha da vedere la Monna Lisa.
Parole che più che di un parigino indigeno sembrerebbero d’uno sprovveduto qualsiasi.
Dopo venti minuti – perché è pazzesca l’immensità di quel posto -, i due arrivano a destinazione e finiscono nella gran calca. Merito, questa, della fama del quadro e del Codice da Vinci, osserva Erik.
Sì, perché lui il Codice da Vinci l’ha letto.
Ora capisco perché si sia ridotto tanto male.
Dopo aver visto la Vergine delle rocce e la Nike alata (chiaramente, viste queste tre è finito il Louvre) ed essersi scambiati allegre smorfie con linguaccia, i due riprendono il tour turistico e se ne vanno, con il consueto ZOOOM of Doom, a Notre Dame.
– Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! –
Che, anche il povero gobbo è ancora in vita? Non ditemi, sta anche lui preparando la cioccolata per una qualche Mary Sue di indicibile provenienza?
Notre Dame è molto bella, dice il fantasma, guardando Sarah invece che la cattedrale.
Se mi trovassi all’interno di Notre Dame, certo l’ultima cosa a cui guarderei sarebbe una Mary Sue insipida e boccoluta, ma il Maestro a quanto pare ha cotto il cervello assieme al ciobar.
Segue scialbo resoconto della visita dei due, al termine della quale tutti in metropolitana e via alla Torre Eiffel, ad attendere i fuochi d’artificio per la vigilia (sì, non ce l’aveva detto nessuno ma è il 25 di dicembre).
Fosse finita qua! Sarah pretende una cenetta a lume di candela in cima alla torre. Mais oui, mon amour, si sente rispondere, con una volce talmente calda da sciogliere il cuore.
Visto che parla come l’ispettore Clouseau, pretendo che entro il termine della fyccie Erik completi il repertorio di luoghi comuni in lingua francese, inclusi “c’est la vie”, “voulez-vous danser avec moi?” e allonsanfandelapatriiiiiie.
Terminata la cena, s’odono i primi botti, così Sarah e Maestro s’affacciano alle grate per vederli fianco a fianco. *O* La donzella ha freddo, perciò Erik la copre con la giacca.
Ora che non le fa più freddo (sic) Sarah può occuparsi di cose più serie; da brava Sue, comincia ad affannarsi, allarmando il fantasma (intimorito, credo, dalla prospettiva di una nuova crisi isterica).
Ciò che preoccupa la piccina è il momento dell’addio, e in particolare a cosa si potrà appellare quando dovrà lasciare Erik (lasciarlo? Ragazza mia, quello campa da un secolo e rotti e tu ti preoccupi di lasciarlo?).
Ai tuoi ricordi, Sarah. Ai tuoi ricordi.
Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti.
Trafugati, devo supporre, alla Trilogy. Certo che è diventato un manolesta, da quando Christine ha dato forfait.
Quanta… passione. Quanto… sentimento.
Quanta… colite spastica.
L’azione si sposta sul giorno della vigilia e del successivo giorno di S. Stefano, dandomi il tempo necessario ad impedire al Maestro di chiudersi nella camera degli specchi. Ricordate l’intrepida mammà? Eccola tornare in azione e annunciare alla preziosa figlioletta che tocca tornare a casa!
Signora, sappia che noi la supportiamo.
Il Maestro le dedicherà una sinfonia e un paio di notturni, per questo.
So bene che state tutti domandandovi il perché del trasferimentosenzasignificato2lavendetta. E’ presto detto: mi sono accorta appena due giorni fa che non è proprio il lavoro che voglio, così ce ne torniamo a Londra!
Una londinese che trova lavora in Francia, sosta in albergo, lavora fino a sera senza che si sappia bene cosa faccia e se ne ritorna a casa sua quando le pare io credo o che abbia stipulato un contratto molto peculiare, o che abbia battuto le strade.
Sarah è affranta: che fare? Ma dir tutto al fantasma, naturalmente!
– Erik? Erik, sei in casa? –
Tutto ciò come se Erik abitasse in una tranquilla villetta di periferia coi battenti in ottone. Il nostro la fa accomodare sul letto (stolti, non con quelle intenzioni – evidentemente mancavano sedie), dove gli viene rivelata la disgrazia imminente.
Erik si altera, ed in maniera talmente terrifica da scadere in una scenata isterica da quattordicenne in pieno ciclo mestruale.
– Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
Minchia!
Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*
Maestro, la prego, la smetta di tentare di strangolarsi col punjab lasso.
Marcanterik si china sul viso di Sarah, avido di carne, all’ultimo momento ci ripensa e le strilla di andarsene.
…fluffose ciabattine rosa anche pour vous, mon joli ami?
Tornata a casa scornata, la piccola ha da sorbirsi non soltanto la ramanzina di mammà, ma anche il suo interrogatorio riguardo a questo fantomatico (*cough*) amico che si è recata a salutare: è solo un amico? E’ carino? Ha gli occhiali?(no, d’accordo, non quest’ultima, ma l’insieme faceva tanto Indovina Chi).
Sarah proprio innamorata non si definirebbe, ma allora come chiamare quei brividi lungo la schiena, tutto quel desiderio inspiegabile (che non è esattamente l’unico elemento inspiegabile della storia)?
Volete davvero saperlo?
Come dite, “no”?
Maestro, non serve che faccia i vocalizzi per esprimere dissenso…
Inspiriamo, espiriamo e andiamo avanti: Sarah torna di corsa all’Opéra Garnier, in un istante eccola già sulle rive del lago, che attraversa in un batter d’occhio (in volo?).
Erik, mancaddirlo, da bravo pirla si fa trovar là, e auspica che Sarah non lo stia cercando per tormentarlo fino alla morte, ora che può morire. Ma perché? E perché prima non poteva?
Sai xché? Eeeehi!
Per farla breve, la nostra viene cacciata in malo modo.
Ma siccome lei è stylish, non intende andarsene via come un uccellino ferito, ma a testa alta! Perciò sfila l’anello e lo depone tra le mani di Erik. Poi, gli si inginocchia di fronte e gli toglie la maschera. Lui, in risposta, le strizza un braccio.
No, non ho idea del perché.
Sarah ha modo di esaminare il volto tumefatto del nostro glorioso Maestro, ma senza esser disgustataterrorizzata, semplicemente innamorata.
*O*
Di più poté l’aMMore!
La terribile ripugnanza fisica del Maestro sembra non farle effetto alcuno, tant’è che lo bacia sulla guancia piagata.
Allontana le labbra dalla veneranda pelle del Maestro, cosalì, che di nuove escoriazioni non se ne sente il bisogno.
Queste labbra disgraziate e profane s’avvicinano all’orecchio di Erik per sussurrargli “io ti amo”.
La colonna sonora di “Via col vento” sta prepotentemente manifestandosi nella mia testa, ma tenterò d’ignorarla.
In lacrime, la nostra se ne va (brava, sciò) congedandosi prima con un “addio”, poi con un “ciao”. Un climax discendente di saluti, ammetterete che è cosa rara.
Il giorno successivo, Sarah Saretta che sparisce in fretta sale sull’aereo (ricordiamo i collegamenti diretti albergo-metropolitana-aeroporto) come un condannato sale sul patibolo. Una hostess sorridente le porge una rosa rossa legata da un nastro nero.
Ebbene, ho da confessarlo: l’ho mandata io tramite Interflora, per ringraziarla del favore concesso all’umanità con la sua dipartita.
Sapendo di doversi affidare ai ricordi, Sarah guarda attraverso il finestrino dell’aereo (che spero si trovi ancora a terra, altrimenti la cosa sarebbe preoccupante) e vede cader la neve.
C’informa dunque che qualcos’altro succederà una settimana dopo il suo ritorno a Londra.
Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.
…E si dovrà raccontare un’altra volta (*cough*).
Ma anche no.
Maestro, si ricomponga e soprattutto metta via lasso, coltelli da torta e arnesi da intrattenimento della piccola sultana: è finita. Per davvero.
Maestro, mi sente…?
Maestro…!

Come il Maestro si vestì da Armani – atto primo

Miei mai troppo amati mozzateste, quest’oggi desidero condurvi in un luogo diverso dalle abituali maggiche ed intusiasmanti lande della fyccina. Prendetemi per mano, dunque, e seguite i miei passi all’interno di questi umidi sotterranei dalle pareti ricoperte di muschio.
Come dite, sentite gridare?
Udite forse una voce melodiosa, soave, quasi femminina e tuttavia maschile, levare alto il suo lamento?
Miei cari, è il Maestro.
Ebbene sì, questo straziante suono che le vostre orecchie hanno il piacere di udire è il grido di dolore dell’Angelo della Musica che tante volte ha cantato nelle nostre giacobine menti: Erik, altresì noto come il Fantasma dell’Opera.
Porgiamogli un fazzoletto di pizzo e seguiamo la direzione che egli, nel suo delirio tutt’altro che artistico, ci indica:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172045&i=1-, ad opera (*cough*) di elylesy.

Ore 11:00 : metropolitana. Escludiamo che si tratti della neonata metropolitana della Parigi dei primi del ‘900, visto che a bordo abbiamo una ragazza diciottenne alla quale il mondo ha voltato le spalle e che s’appresta, per volere della madre, a lasciare l’amato borgo natio, Londra (e assieme a questa il college, l’insegnante di canto e tutte le amenità di sorta) per trasferirsi a Parigi.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
La metropolitana in questione è, naturalmente, la tube londinese; la nostra amica scende nei pressi del British Museum (ho il vago sospetto che sia stato piazzato lì semplicemente perchè è tra gli edifici più noti di Londra, per quanto Bloomsbury sia deliziosa) per incontrare mammà; infine le due prendono nuovamente la metropolitana per andare in aeroporto (Heathrow, Gatwick, Stansted…? Vabbè) e dire addio alla dolcissima cittadina. Un incrocio di mezzi senz’altro mirabolante (nonché un tantinello insensato), ne converrete.
Apprendiamo che il nome della nostra amica è Sarah.
Sarah, come la Brightman.
Si calmi, Maestro.
Sarah trattiene lacrime in procinto di straripare. Immagino debba avere seri problemi al condotto lacrimale.
Prima che possiate domandarvi che razza di fine abbia fatto il venerabile papà della signorina, sappiate che lei e la sua mamma per amica in meno di ventisette secondi scendono dall’aereo, prendono i bagagli, escono per strada e prendono la metropolitana.
ZOOOM.
E voi stolti ignari del fatto che in aeroporto basta esibire il tesserino da Sue per ottenere armi e bagagli in un attimo.
Se le due siano atterrate a Orly o CDG non lo so, fatto sta che la prima cosa che mammina si premura di fare è prendere la métro per arrivare al Palais Garnier.
Non ho idea se la mamma abbia parenti in zona, se abbia una casa da quelle parti oppure se abbia in mente di sistemarsi in albergo, ma la prima cosa che si dovrebbe fare, appena arrivati, è depositare i bagagli.
Ma niente, la signora sente il richiamo della foresta e vuol mostrare alla figliola la prima cosa che lei, a suo tempo, vide della “vera” Parigi.
No, non chiedetemi dove si trovi la “finta” Parigi.
Eccoci dunque di fronte a quel luogo ameno dove si mescolano arte e passione, dove possiamo sentire lo scintillio della seta di un tempo ormai passato (grazie a Perlana sensitive effetto seta), dove semplicità e fastosità sono indissolubili, ma soprattutto dove gioca la festa e s’impara parlando a fare la pace.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
*rullo di tamburi*
‘Ntu culu all’attinenza!
Questa è fan fiction moderna.
La ragazzina, naturalmente, è sconvolta; ma no, non perchè lo spirito libero di mammà l’ha portata a spasso invece di portarla a disfare le valigie e a riposare come chiunque altro avrebbe fatto, ma perchè l’ha portata a vedere un teatro invece che Notre Dame o la Tour Eiffel (liberté, fraternité, banalité!), lei che il teatro lo odia.
Il suo sillogizzar non fa una grinza.
Questa coppia di sciamannate si reca dunque in un hotel in Place de l’ Opéra, dove disfa i bagagli. Sarah si pettina i riccioli castani (*O*) ed entrambe escono per intraprendere una visita guidata del Palais Garnier.
Io non so, oltre che a una certa irresponsabilità penserei all’abuso di anfetaminici.
La guida narra loro, in maniera esemplarmente sconnessa, della storia di un certo fantasma che però non era un fantasma, bensì un pover’uomo (Maestro! Giù quel coltello da torta!) e del suo amore infelice per la giovane Christine Daaé, che lo aveva infine abbandonato per un visconte, lasciando il povero fantasma a piangere su quel latte che lui stesso aveva versato.
Che gran pasticcione. Proprio quel giorno che doveva preparar la torta.
Secondo Sarah e mammà questa è la storia più stupida che abbiano mai sentito.
Tenetemi per il mantello, voglio colpirle in un occhio. E che qualcuno trattenga il Maestro, che vedo con un macigno appeso al collo, e Leroux, che sento picchiare sul soffitto della tomba.
Sarah dolce Sarah è in platea, quando avverte il dolce suono di un organo. La guida le spiega che si tratta dell’orchestra che sta provando (il pirla), ma Sarah sbircia nella buca nell’orchestra e non vede nessuno.
*O*
Sarà magia?
Il Maestro sta spiegandomi che certo una creatura ultraterrena non era, dunque non vede come si possa trovare nei sotterranei dell’Opéra della Pairigi contemporanea.
Eppure – è un fatto – Sarah ode, oltre che una musica che sembra sia stata composta soltanto per lei (sì, ma perchè? E soprattutt… vabbè), un canto come portato dal vento (ah, gli spifferi dell’Opéra Garnier!) che conduce dritto al suo cuore un accordo di suoni lontani, di corde di liuto sfiorate da mani che avevano conosciuto la purezza dell’ amore. *O*
Allora; il liuto è uno strumento a corde. A meno che il Maestro non sia passato al liuto (e sta scuotendo il capo forsennatamente) e pare di no, dal momento che un momento prima Sarah ha sentito un organo, come si risolve il paradosso?
Con una simpatica rivisitazione.
Non svenga, Maestro.
L’importante è che ci sia l’aMMore, il resto è acqua.
Mamma e figliola abbandonano l’edificio e prendono – indovinate? – la metropolitana, mentre il cuore della ragazza ancora urla e piange.
Non vorrei far la giacobina sovversiva, ma io urlare e piangere sento solo il Maestro.
Il giorno seguente, mentre mamma va al lavoro (dove lavorerà mai, in una casa di cura?) la piccina va a spasso per la Ville Lumière, e a sera si concede anche una scappata all’Opéra.
Del tutto indisturbata, attraversa la platea e sale sul palcoscenico, dove scova una botola: la apre, ci si tuffa, attirata (piatto ricco, mi ci ficco) e…
…precipita per i sotterranei e si sfracella al suolo.
No, sto scherzando.
Si ritrova, invece, in un corridoio buio, dove l’acqua fruscia e i topi (guarda meglio, son ratti d’un metro e mezzo) squittiscono, ma soprattutto è tutto buio come il tramonto dell’umanità. Che fa dunque Sarah? Estrae il cellulare dalla tasca dei jeans e preme tasti alla rinfusa per illuminare l’oscurità.
Al di là dell’incredibile schermo che deve avere il cellulare in questione, prego notare la poesia dell’immagine.
La nostra Indiana Jones continua a camminare (ma me lo son sognato io che arrivare al covo del fantasma fosse d’una complicatezza mai vista?) finché non giunge presso le rive di un lago…
Maestro, desidero ricordarle che lei ha escogitato uno dei più malvagi e mortiferi trucchi del suo repertorio per simili visitatori: il trucco della sirena. Lei s’immerge, canta attraverso una canna, attrae il visitatore con la sua voce melodiosa, e… l’afferra e l’annega.
Se lo ricorda, Maestro?
Sempre onore alla sua perfidia; adesso, metta in pratica.
…Ma invece no: la nostra guada il lago (senza che si capisca bene come) e giunge infine al covo del Fantasma, una sorta di grotta molto ben arredata dove si trovano tende, tavoli, centinaia di candele (devo dire che la descrizione è suggestiva ed esauriente) ma soprattutto, seduto all’organo, un uomo.
Se questo è un uomo.
Maestro, mi dica che non si tratta di lei.
Basta, non pianga.
Flattering child, you’ ll shall know me …
A fanta’, si vede che l’inglese non è la tua lingua madre: doppio futuro dell’Apocalisse? Ne bastava uno.
Il fantasma continua a cantare il testo di Lloyd Webber (in inglese, embè? E’ poliglotta), con una voce piena, tra le altre cose, di stanchezza della vita (io direi che la stanchezza della vita l’ha acquisita di fronte a questa fyccie) e soprattutto, ignaro della presenza di Sarah, nonché di quale sia la parte di testo che tocca a lui e quale quella che tocca a Christine, visto che canta entrambe indistintamente.
D’improvviso, il nostro si volta ed ha uno shock.
Comprensibile, direi.
Questo tuttavia non gli impedisce di esclamare – Christine! Sei tornata da me! – , di correre incontro a Sarah e baciarla.
Al che, si leva un grido che lacera la notte e i miei già oltremodo provati timpani.
Potete immaginare chi sia stato.
Ozzy! Catini con doppio rivestimento!
Il bacio sembra durare un’eternità, Erik stringe puccySarah tanto forte da farle male alle ossa (bravo, Maestro, stritolala!) poi la allontana da sé e le sorride.
Ho la netta impressione che un orsetto del cuore abbia preso il suo posto.
Sarah sviene tra le sue braccia (ah, meretrice!) e si risveglia alla vista d’un paio d’occhi color acquamarina (avrei preferito le due fosse color pece del fantasma del romanzo), distesa su un letto a forma di cigno. *O*
Improvvisamente, ha un attacco isterico (cosa non eccezionale, vista la sua conclamata instabilità emotiva) e inizia a gridare. Erik tenta di quietarla accarezzandole i boccoli bruni (ma per Giove, Maestro!), ma lei ha il ciclo e non molla.
Tu sei il … il … – Fantasma dell’ opera! – Ahhhhhhh! –
Persino i trattini, sconvolti da simile isteria, scappano a destra e a sinistra. Suggerisco anche a lei di scagliargli contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Erik la azzittisce; dopotutto non vede perchè dovrebbe farle del male. Perché tu sei un mostro malvagio, gli risponde Sarah.
Ora. Non è certo dimostrare tatto, dire una cosa del genere, né dimostrare intelletto, perchè non sono esattamente cose da dire a chi ti tiene prigioniera e può disporre di te come gli piace.
In secundis, se una certa, deliziosa perfidia al Maestro possiamo accordarla, la qualifica di “mostro” gradirei fargliela rimangiare assieme ad un buon numero di denti.
La donnina di zucchero ha, tuttavia, colpito nel segno: il fantasma va a sedersi all’organo con gli occhi lucidi. Poi si scusa per l’impetuosità precedente; la ragazza gli ha infatti ricordato Christine, come lei dimostra già di sapere. Erik se ne stupisce; dovrebbe esser l’unico a conoscere l’esito della storia… no, ribatte Sarah, è una leggenda (e basta?) molto nota. Talmente nota, avrei aggiunto, che ispira ogni genere di merchandising, piattini tazzine presine copriwater e coltelli da torta.
Ma ecco che si arriva alla domanda cruciale: come accidenti fa il fantasma ad essere ancora vivo, dopo tanti anni?
– Semplice, i fantasmi non possono morire. Purtroppo neanche i miei.
Caspita. Lampante.
Ma a Sarah la risposta non va giù; insiste. Malgrado i vani tentativi del fantasma di mandarla a quel paese, la risposta infine giunge: si tratta d’un incantesimo.
E’ quasi magia, Erik.
L’incantesimo consisterebbe in una musica, suonata ormai da più di centotrenta anni da un uomo che il fantasma, di tanto in tanto, arriva a scorgere. Un uomo che per lui è sempre uguale, ma per gli altri è diverso.
Tutte testuali parole, che fanno giustamente dubitare a Sarah della sanità mentale del Nostro.
Dopotutto, tutti quegli anni in quella grotta potevano dare un po’ alla testa.
Dopo aver assistito a un comportamento del genere, tendo a concordare.
Di colpo Erik s’irrigidisce, impallidisce, stringe le mani, dice di sentir la musica in questione (ma SarahSue non sente niente), poi torna normale.
Epilessia?
Indi s’accorge che la piccina ha i pantaloni bagnati (invece di ricordare in che maniera mirabolante abbia guadato il lago, preferisco dirvi che se l’è fatta addosso) e le propone di cambiarsi i vestiti.
Quando Sarah esprime le sue perplessità riguardo all’indossare abiti da uomo ottocenteschi (perchè, riducono l’appeal?) il fantasma scosta malizioso una tenda:
lì dentro c’ erano capi da uomo e da donna di Armani, Versace, Gucci e Valentino!
MAESTRO!
Armani… Versace… Valentino! Altro che fantasma, lei è un Diabolik dei poveri che si è ridotto a svaligiare i magazzini parigini delle griffe italiane più prestigiose!
No, non le tendo il coltello da torta, la smetta d’insistere.
Erik tapino e derelitto chiede a Sarah se il vestitume sia di suo gradimento, chiamandola mademoiselle, che fa tanto clichè del dandy franscese sensuale ed elegònte.
Sarah si domanda come possa Erik esser tanto buono, quando nelle storie che si raccontano, nei film e nel musical (che dimostra di conoscere, finalmente – ma il libro di Leroux?) è stato dipinto come una bestia senza cuore.
“Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero”. Non credo d’averlo scritto io.
Io non so che film e che musical abbia visto costei, ma eccetto che per le sue mattìe dagli esiti omicidi io ho sempre visto Erik ritratto come una figura solitaria, tragica ed intensamente romantica.
Dopo aver anacronisticamente commentato che Erik possiede quasi un centro commerciale (centro commerciale sì, ma Harrods), la fanciulla nota che se questi non fosse sfigurato sarebbe d’una bellezza statuaria.
Cosa certamente veridica nel caso di Butler o di diversi begli attori teatrali (ma assolutamente falsa nel caso del romanzo), ma non è questo il punto. Il fantasma è un brutto; un tragico sfigurato, magari sarebbe bello se Albus il cannaiolo dicesse “hocus pocus” e “abracadabra”, ma il suo grande fascino sta appunto nella sua tragica dualità, nel dramma del suo terribile aspetto.
Insomma: no. Erik è brutto. E ci piace per questo.
Lo statuario suo doppio della fyccina, invece, ammicca in direzione di Sarah e va a prepararle una cioccolata calda.
Santa pace. Il Maestro col ciobar. Ora attaccherà a cantare: when the rain is falling and it’s cold outside
Mentre in sottofondo suona invece la colonna sonora dello spot di Dolce&Gabbana, la signorina prova il vestito di Armani. Il fantasma, il quale – ormai lo sappiamo – ha trascorso i secoli a farsi di cocaina, commenta che le sta bene. Poi le confessa d’aver rubato i vari capi d’abbigliamento trés chic ai cantanti.
Insomma: il fantasma, invece di commettere i soliti delitti banali, va a nascondersi dietro le quinte, e quando i vari tenori e soprani da Armani vestiti s’inchinano al pubblico ed escono di scena, li aggredisce, li sveste e li lega nello sgabuzzino.
Non lo sospettavo dedito a certe pratiche.
Sarah si meraviglia di come il nostro fosse prima triste, ora tanto allegro (marpioneria portami via).
– Sono un uomo molto solo, lo sai. È la speranza di aver forse trovato un’ amica che mi fa reagire così. – L’ hai trovata, Erik. L’ hai trovata. – dissi io solennemente.
Capito, stolti?
Ad Erik serviva solo un’amica (e che amica!) per esser contento, porre fine alle sue turbe e vivere in completa letizia il suo dramma fino alla fine dei suoi giorni.
Tanto per citare uno slogan, in questa atmosfera da videoclip pubblicitario, keep it simple!
Sarah vede un manichino di Christine e si scopre identica a lei.
Volete dirlo assieme a me?
Ma vaffanculo!
Poi domanda ad Erik come abbia trascorso la vita in assenza di Christine.
Questi, dapprima, componeva solo requiem. Poi, visto che era davvero depresso, s’è messo a fare tanti begli scherzi allo staff dell’Opéra. La tristezza, sapete com’è. Infine ha preso ad andarsene a zonzo, tanto nel ventunesimo secolo chi vuoi che si accorga se un tizio va a zonzo con una maschera bianca.
Ma ti pare, nessuno.
Specie in Italia, dove è carnevale tutto l’anno.
Mi pareva d’averlo visto camminare a piedi nudi nel parco, l’altro giorno.
Così ha trascorso il tempo (oltre che arrotolando canne). Fortuna che ora la sua amata s’è incarnata in questa Suetta da sue soldi, dice, e della Sue in questione domanda appunto il nome.
Mary S… Sarah, lei risponde.
– È un nome bellissimo! – .
*O*
My little Erik.
Grazie al GoS, la pikkola s’accorge che son le tre ed è dardissimo, deve proprio scappare. Questo non le impedisce di gridargli dietro un teatrale e vomantico “Erik! Tornerò!”, con My heart will go on in sottofondo.
Al suo ritorno a casa, mammà le domanda se ha passato una buona giornata.
Le rispondiamo noi?
*Pernacchione*.
Mi abbracci, Maestro.
E voi, giacobini, prendetemi per mano; vi ricondurrò al mondo di superficie. A presto, per la parte seconda di questo tuffo nel sotterraneo di nera disperazione dove i monti vi sorridono e le caprette vi fanno “ciao”.

Raito's believe it or not

Ovvero: tutto quel che avreste voluto saperlo su addolorato Raito ed emo Elle e non avete mai osato chiedere. Per timore della risposta.
Ora, miei Robespierriani, vi chiedo di compiere una semplice operazione mentale: prendete L e Raito (…per la collottola; che credevate, stolti?) e imbottiteli di testosterone, moscato d’Asti e droghe pesanti.
Fa-fatto?
Ebbene, ora cacciate loro in mano una rivista pornografica, cospargeteli d’abbondante colla vinilica e affidate le loro gesta a una sintassi sconnessa, singhiozzante, sovente incomprensibile e sorretta da un’ortografia che definire inquietante è poco.
Fa-fatto?
Brrrrrrene; complimenti, avete ottenuto Le marpionerie di due signori che credevamo integerrimi, ovvero TransPub di SeryChan, da ammirare qui: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=177899&i=1-.

Da qualche parte del mondo v’è un’anima che vaga per le ridenti lande del paradiso cercando l’inferno (sta tenendo, suppongo, la cartina al contrario), nonché amore viuuuulento e qualcosa che possa rinnovare la propria grigia esistenza.
Sta bene. A questo punto potremmo aggiungere che da qualche parte del mondo un orso polare sta scodellando la propria prole; un gibbone sta consumando il pasto; un impiegato di banca in attesa del tram sta cantando Frank Sinatra; una Mary Sue vestita da Armani sta seducendo Severus Snape con una smorfia delle sensuose labbra…
La sintesi è: che cosa c’azzecca col resto della narrazione?
Incredibile zoooooooooooom sui nostri mitomani preferiti: Raito, con una voce che spezzo ogni pensiero, chiama L: ha qualcosa da mostrargli.
Non è quel che pensate voi, doppiamente stolti, bensì qualcosa di peggio: il povero L si volge al televisore e ha modo di ammirare un video porno (di quelli amatoriali, immagino).
"Light!!!! Cosa minchia mi fai vedere eh? Non mi piacciono queste cose !!! sei veramente un porco!!! maiale!!!"
Mancava che gli gridasse “iiiiiiiihhh!!” e gli scagliasse contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Vista la reazione, Raito (non a torto, insomma) pensa bene di far dell’ironia, dubitando delle sue tendenze sessuali: gli domanda se non preferisca lui alle signore.
L diniega – aspettate a trarre sospiri di sollievo, aspettate! -, semplicemente non ama veder cose sozze, le donne le preferisce dal vivo.
…Prepreprego?
Non bastava il savoir faire da raffinato seduttore, L è divenuto un perfetto allupato.
Il personaggio solitario, poco socievole ed assolutamente estraneo al gentil sesso dell’opera originale è ufficialmente scappato in Venezuela.
E’ da parecchio, dice L, che non va a rastrellar pulzelle (da mai, a quanto mi risulta). Raito gli propone di andare a rimorchiare, giusto per risvegliare la libidine. Ivi scopriamo che ELLE è affetto da schizofrenia (sic – no, non è una battuta, è proprio così) e che parla a se stesso chiamandosi “Ryu” (insensato abbreviativo di “Ryuuzaki”, suppongo).
OMG GMO WTF FTW?
…Parla a se stesso, dicevamo, dicendosi che con la faccia che si ritrova il rimorchio potrebbe risultar complicato.
Io – e non sarei l’unica -, se vedessi in giro qualcuno con la sua faccia (e il suo aspetto tutto, possibilmente) credo sverrei ai suoi piedi.
E’ d’accordo con me l’altra personalità dell’ELLE, che gli fa notare come le donne amino i bei tenebrosi.
Ammetto di aver appena avuto una visione angosciante di L mascherato da vampiro transilvanense.
Il giorno dopo
Paradosso temporale dell’Apocalisse; L e Raito (appena usciti dall’osteria, si presume) sono alla ricerca di dolci pulzelle da accalappiare. Ne adocchiano due: Raito decanta le doti delle tette di una, L vuol farsele tutte, secondo uno slogan che a me personalmente ricorda i Pokémon.
Premettendo che non sono riuscita a comprendere la differenza tra una personalità di L e l’altra, premettendo che non afferro assolutamente il perché L provi l’irresistibile tentazione di zompare addosso a qualcosa che non sia una torta al formaggio, premettendo che non riesco a trovare una logica in tutto ciò, qualcuno mi spiegherebbe che significhi intusiasmato?
I nostri avvicinano le due, che si chiamano Ayumi e Sakura. Sakura, tira fuori lo scettro e menalo in testa a questi due pornolesi, per favore.
Raito si presenta come “il figo della scuola” (no, L non si annuncia come l’emo del vicinato) e chiede alle tizie che classe frequentino; queste sono della 2^B (2^B? Ma di che scuola, di che istituto e soprattutto di che nazione?).
In mezzo a tanta allegria i nostri stabiliscono di andare tutti al pub a prendere un gelato.
Capirei se volessero bere birra o ordinare costolette d’agnello, ma per quale motivo sulla terra qualcuno dovrebbe andare in un pub a prendere il gelato?
Cammin facendo, Raito si stava dileguando all’arte del palpare.
Fornisco alcune interpretazioni dell’enigmatica espressione (quando posso faccio un colpo di telefono al Getto):
La prima: L ha tentato di palpare Raito, che in tutta risposta s’è dileguato prontamente.
La seconda: Raito s’è dileguato mentre L tentava di illustrargli i fondamenti teorici della nobile arte del palpare.
La terza: Raito, invece di conversar pacatamente come fan tutti, durante il cammino ha palpato come la piovra della laguna le nuove amyke, di fronte a tutti e in perfetta tranquillità.
Il premio “marpione dell’anno” vorrei concederglielo comunque.
Arrivati al pub, sorpresa: le due ragazze desiderano gli stessi gusti di gelato, che pronunciano in simultanea. Raito, palesemente sconvolto, si domanda se oltre a far cose mirabbolanti come questa vadano anche al bagno assieme.
No, non so quale sia il nesso tra le due cose.
Ayumi ordina, Raito paga, L e Sakura sembrano esser scomparsi; a Raito che chiede dove siano, Ayumi risponde:
“la mia amica sarà andata al bagno per fargli un bel servizietto… se vuoi lo faccio anche a te”
Per questo ed altro, chiama lo zerozerozeroseiseiseiduecinque.
Raito e L come Alex di Arancia Meccanica. Anzi peggio, almeno lui aspettava d’essere a casa per combinar cose turche.
Raito, ancor più inquieto di prima (e te credo), schizza in bagno…
BAGNO MASCHILE
Dicitura della targa affissa alla porta della toilette o nuovo cambio di scena dell’Apocalisse?
Il Nostro inciampa in un ragazzo vagamente somigliante ad L (verrà dalla fiera di Lucca), che esclama piuttosto stizzito: “Mica sono una donna che puoi salterle addosso così eh!!”
Perchè alle inutili femmine puoi saltare addosso dove, come e soprattutto quando vuoi, agli uomini no.
Evidentemente costui parla sotto ispirazione del sommo GoS.
Tizio avanza il dubbio che Raito sia omosessuale. Questi dichiara di essere omofobo, commettendo il fatale errore: il tizio è gay, e per dispetto – nonché per piacere – ora vuol stuprarlo.
Premesso che detesto l’offesa, non credo questo sia il modo più adatto e spontaneo per mostrare disappunto.
Invece i pub, specie se affollati, sono notoriamente il luogo più adatto a commettere stupro.
Faccio presente che, a scanso di equivoci, nelle scanlations di Death Note quell’epiteto che compariva tanto di sovente era “reaper” e non “raper”.
Raito scalpita come un bambino che ha da farsi un’iniezione (sic), sfonda la porta del bagno a calci (va’ che roba) e strilla il nome di L a squarciagola, mentre il tipastro sta cacciandogli un metro di lingua in gola.
Sì, tutto questo contemporaneamente.
Per fortuna nostra e di Raito, dal BAGNO MASCHILE vien fuori proprio il nostro emo preferito, che subito scaccia l’ardito attentatore alla virtù del serial killer.
Stava pensando così intensamente che non si accorse del enorme cartello che c’era davanti a lui con sopra la mascot
No, sul serio, non ho capito niente.
Pare comunque che Raito abbia scorto Ayumi girata di spalle e abbia pensato bene di palparle il seno (sì, così. In mezzo al pub. Respect, Raito, son cose che nemmeno la piovra!). Lei si volta, e gli parla con voce maschile.
Mi piacerebbe potervi dire che è appena stata operata alle corde vocali, ma vi mentirei.
La fanciulla in questione non è Ayumi, bensì un trans.
Mi sorge, lo confesso, più d’un dubbio: come faccia Raito a confondere una persona con l’altra con tanta facilità, se questo sia un pub oppure un altro genere di locale, in che cosa Raito sia “cascato”, ma soprattutto come mai L non abbia già tirato fuori un massiccio coltellone da torta per porre fine a questa raccapricciante pantomima.
Sopraggiunge Ayumi, quella vera: Raito le chiede di… (sic), lei prontamente accetta. Addirittura, mentre Raito tenta di giustificare la propria spudorata marpioneria lei lo liquida con un “sì sì sì, tranquillo”. Siam noi a farci tanti problemi, capite? Qualsiasi persona normale si lascerebbe portare nel gabinetto di un pub a giocare alla cavallina dal primo polipo che passa.
Raito non sperava in un consenso sì spontaneo (come qualunque persona normale avrebbe fatto, in effetti), dopotutto prima aveva flertato con un altro.
Marpione palpapoppe e Ayumi la meretrice del sottoscala s’imboscano in bagno; piovono al suolo jeans (mi sorprende che Raito non porti il solito completo griffato) e mutande.
"ehi ma cos’è questo coso duro che senza stuzzicare il mio sederino carino?"
Mais comme tu es fine et elegante, mademoiselle!
Cosa vuoi che sia, poi, una pistola puntata alle terga?
Raito, da bravo violentatore, la tranquillizza dicendole che non le farà male. Raito, sappi che sei convincente quanto L quando parla in percentuali. Tuttavia, un momento dopo il Nostro ha una nuova rivelazione folle (io comincio a credere che sia orbo): anche Ayumi è un trans!
*O*
Commedia degli equivoci?
Minchiatona colossale?
Propendo per la seconda.
Raito scappa fuor di bagno urlando per chiedere aiuto all’infallibile compare L, ma si vede accogliere con un sorrisetto furbetto: l’intera, paradossale vicenda è stata, in realtà, organizzata a tavolino da L.
Come dite, vi sfugge qualcosa?
Beh, anche a me.
Ricostruiamo il fatto per sommi capi: L, terribilmente annoiato (come fycci insegna), ha ingaggiato due insospettabili drag queen che si son fatte passare per fanciulle in fiore, il tutto per fare uno spassosissimo (?) scherzo a Raito.
Come L abbia certe conoscenze mi sfugge, salvo pensare che le due non siano in realtà altri che Aizawa e Matsuda molto ben camuffati.
Il resto, a mio modesto parere, va oltre l’umana comprensione.

L riporta Raito in ufficio, in modo che possa finalmente tranquillizzarsi alla vista di “uomini vestiti da uomini”. Sono certa che alla vista di individui come Matsuda ci si tranquillizzi facilmente.

Il povero marpione è accolto da uno striscione che a occhio e croce misura un chilometro: AMORE MIO TI SEI DIVERTITO?? VISTO CHE NON LO FAI MAI CON ME HO CREDUTO CHE FOSSI GAY… Misa
Che tu fossi la squinzia più slavata mai vista non t’è mai venuto in mente, invece, no?
Ebbene sì, avete capito bene. L ha scelto di architettare questa terrificante stronzata assieme a Misa.
Son cose che mi fanno tremar le vene e i polsi.
Il sipario cala su un Raito davvero arrabbiaito, tanto da minacciare L della estrema unzione, e su un L che pare non mancherà, in futuro, di rivangare la vicenda in modo da ricattare Raito (ma per ottener cos… NOASPETTATENONVOGLIOSAPERLO).

Credo che inforcherò la scopa e volerò molto rapidamente verso il cielo dell’Ovest, sperando che stasera non piova.

Hee hee, ha ha, ho ho ho

Dura, la vita dell’allevatrice. Scovi ovunque polli con falsi in bilancio, uova marce, stivali di gomma che tuo marito ha dimenticato di lucidare.
Allo stesso modo, vi sono remoti angoli del Tempio che celano delle sorprese: anfratti bui, ricoperti di muschio e – almeno apparentemente – inesplorati.

Afferrate dunque una torcia e avventuratevi con me nella Baracca di Cioccolato.

La Fabbrica di Cioccolato
Pure Immagination
tratto in particolar modo dal film con il mitico Jhonny

Il mitico JHonny? Non so voi, ma io non ricordo d’aver visto nessun film che avesse come protagonista un certo JHonny. E, soprattutto: non dovrebbe esser questa una fan fiction su un libro?

Capitolo 1 – Piromani, malinconia ed offerte di lavoro
Promette bene, non c’è che dire.

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Sono d’accordo.

-Signor Wonka! Signor Wonka! La bottega di Harley [I rivali di Willy Wonka si chiamano Prodnose, Fickelgruber e Slugworth: chi diamine è “Harley”?!], in Truecastle Road [dove…?], ha appena messo in vendita delle gomme da masticare che permettono di fare palloncini gigateschi [Gigateschi! Caspita! Ma tutto questo non era già avvenuto con uno dei suddetti?]!
Queste gomme sono perfettamente identiche alle Big Wonka BubbleGums [Willy Wonka non avrebbe mai chiamato un suo prodotto in questo modo becero, MAI] che stavamo per presentare sul mercato! [“Piacere, io sono un prodotto Wonka, e tu?”]-
-Che cosa?-
-Le sto dicendo la verità, anche Andy Abbot [Ma chi è Andy Abbot?! Il fratello di Hannah derubato di una ‘t’?] sta facendo grandi affari con le caramelle.-
-Semplici caramelle?- [No, bombe a mano.]
-No, sembra incredibile, ma si tratta di caramelle con la stessa composizione delle nostre Wonka Fruit Candies [Wonka impallidirebbe di fronte a tanta fantasia]. Ricorda, quelle caramelle che condensano tutti i sapori di frutta.. [Ma che schifezza.].-
-Certo che ricordo, stavamo per concluderne il progetto! [Concluderne il progetto?] Nell’ultimo periodo fatti di questo tipo sono diventati troppi per essere solo pure coincidenze. Ormai è ovvio: abbiamo una spia nella fabbrica!-

Lei si che è uno sveglione, signor Wonka.
Dopo aver preso atto della genialità del caro Willy, qualcuno di voi vuol spiegarmi quale sia l’utilità dell’appropriarsi di un avvenimento del libro e narrarlo daccapo, limitandosi a cambiare (e male) i nomi dei concorrenti di Wonka e dei prodotti “copiati”?

Qualcosa mi puzza d’Augustus Gloop bollito.

Ma ecco che abbiamo il nostro Willy Wonka, che, come se si fosse appena risvegliato, scuote il capo, e con un gesto si sistema i capelli e il cappello sulla testa (d’accordo il cappello, ma i capelli? Indossa una parrucca?). Tali capelli sono a caschetto, e ciò torna a riempirmi di dubbi: soltanto il secondo Willy Wonka cinematografico sfoggia un caschetto. E il libro, in tutto questo, cosa c’entra?

Wonka veste di blu (e quando mai?), più precisamente un completo composto da giacchetta, pantaloni gessati (veri trendi, non c’è che dire) e un paio di guanti. Si trova nel suo ufficio, a discorrere con quello che pare un grosso commerciante inglese.
I due disquisiscono della fornitura di prodotti che Wonka deve inviare al ciccione, che comprendono barrette chokocremose (costui non è Willy Wonka, è un dipendente della Milka). Willy liquida poi il signore inventando una pretestuosa riunione e stringendogli sedici volte (sic) la mano.

–Certo che è proprio difficile avere relazioni di lavoro di questo livello, non ci farò mai l’abitudine. [Ricordiamo, signori, che Willy ha avuto a che fare con un principe indiano] I commercianti che vengono qui parlano, parlano, parlano. Sono infinitamente noiosi ed oltretutto non fanno altro che pronunciare un sacco di numeri complicati! [Willy Wonka ha marinato le elementari.] Però Charlie dice che devo farlo, se voglio far migliorare l’immagine della fabbrica…-
Niente a che vedere col libro, evidentemente. Ma per quale motivo sulla terra Charlie dovrebbe dare un suggerimento del genere?

Willy Wonka accusa dolori di stomaco che io, in questo momento, condivido.

…era in momenti rari come quelli che necessitava assolutamente delle sue bambole.

Questo non sta né in cielo né in terra. Nessun Wonka mai scritto né filmato è mai stato un nevrastenico che gioca con le bambole per sedare le proprie inquietudini.

Questo signore suo omonimo, invece, va addirittura a cercare un Oompa Loompa per domandargli di allestire nuovamente lo spettacolo di pupazzi a ingresso fabbrica. Questi diniega: Charlie glielo interdisce, visto che giudica lo spettacolo osceno e crudele.

Capisco che Charlie è l’omino di zucchero, ma eran quattro bamboline che cantavano, mica il Rocky Horror.

-Molto bene ragazzi, oggi avete lavorato sodo. Per premiarvi di ciò, vi permetterò di giocare a quel che volete!- esclamò una giovane donna sistemandosi gli occhiali da vista. Era in tenuta da ginnastica, con i capelli castani legati in una treccia scompigliata, tanto che diverse ciocche sfuggivano dalla capigliatura.
Chi è questa, che c’entra col resto, macosacenefrega, macosaceneimporta?

-…ma signorina Withman…
Withman?

Will Withman sorrise ai suoi giovani studenti
Costei è un’insegnante, e mica una qualsiasi: è l’insegnante (di ginnastica?) del piccolo Bucket. Il signor Salt, venuto fuori dal nulla, le si avvicina con l’intenzione di offrirle un lavoro riguardante la Wonka Idustry.
Boh.

Hihi haha huhuhuhu!

Sono le risate da bertuccia che chiunque abbia letto questa fyccie inizia ad emettere, una volta perduta la sanità mentale.

Segue, per qualche ragione a noi ignota, la versione (italiana) integrale della canzone su Willy Wonka. Subito dopo, ecco Willy che osserva compiaciuto la sua sarabanda di pupazzi che, dopo essersi infiammati, si squagliano impietosamente. Sopraggiunge Charlie:

-Niente però! Guai a te se ti pesco di nuovo a dar fuoco a qualcosa! Lo sai cosa ti ha detto lo psicanalista, quella di bruciare bambole è una ossessione per te. Posso capire che ogni tanto la tristezza ti avvolga, ma dar fuoco alle cose per tirarsi su! Sei un piromane! Mi domando quand’è che hai cominciato questa azzurda baggiata.-

Serve a qualcosa ribadire che Willy Wonka, in qualsiasi interpretazione ne sia stata data, non ha insulsi connotati emo, non ama dar fuoco alle cose e, soprattutto, non ha la più pallida idea di cosa sia un’azzurda baggiata?

Sopravviene un flashback: Willy Wonka, da bambino, bruciava le sue bambole. Chissà se Freud avrebbe qualcosa da dire, in merito.

Ma torniamo al presente, dove Willy ripete una battuta già pronunciata nel film; Charlie, giustamente, si preoccupa, e gli fa notare che in questo infausto giorno è alquanto strano. Mio caro Charlie, il Wonka che conosciamo noi l’hanno rapito gli alieni, altro che “strano”.

Il cioccolataio rientra dunque nella sua fabbrica, col capo chino ricco di malinconia. I ricavati delle vendite, evidentemente, non bastavano.

Commentate per favore ^__^
Cm no, e t pare??!!11 ^*^

Nel secondo chap l’intreccio si complica (yawn): adorabili schermaglie familiari e discussioni riguardo al presunto ‘problema’ del signor Wonka, interrotte da un’epica rivelazione riguardo all’insegnante del piccolo Bucket:

-Non preoccuparti mamma, mi piace la mia scuola e la signorina Withman è la migliore insegnante dell’universo. È piuttosto giovane, ma dicono che insegna lì da tanto. È molto buona con noi nuovi arrivati, anche se devo dire che negli ultimi giorni ha fatto davvero sgobbare tutta la scuola. Sai, è una campionessa di sport, la volevano perfino nell’esercito! Lei però ha rifiutato e nessuno ne sa il motivo. Si dice in giro che conosca otto lingue.-

-Otto? Accipicchia, deve essere proprio una super donna!-

No, dev’essere proprio Lara Croft.
Oppure Miss Trunchbull di Matilda: crossover folle…?

Nonno Joe torna a casa, lava i piatti, Willy ha un nuovo flashback random nel quale dialoga con un amico, alla sottoscritta incoglie un colpo di sonno, un’inesattezza madornale mi riscuote:

-Mio padre, William Wonka…
Wilbur, si chiama. Wilbur.

Apprendiamo che il piccolo Willy incendiava le bambole con gli amici.
Meglio che torturare gli animali, no?

Nel frattempo, in un luogo inquietante e tenebroso si raduna una serie di vecchi amici: Salt padre e figlia, Augustus e la madre dalle guancie rosse modello maialino (le vostre guancie, invece, che modello sono? Le mie modello bertuccia) e dalle labbra rosse come il sangue (maquillage vampirico per la signora Gloop), Beauregarde madre e figlia, i due Teavee e, naturalmente, quella possente virago che risponde al nome di Will Withman.

L’arcano è presto svelato: le arcigne e detestabili famigliole reclamano vendetta ai danni di Wonka, e intendono servirsi della Withman per raggiungere i loro biechi scopi. La signora non è quel che sembra: pare infatti improbabile che una donna dal curriculum tanto incredibile (minghia!) insegni in una scuola elementare. Difatti costei altri non è che un ex capo della sicurezza al servizio di Willy Wonka (Wonka non ha altri dipendenti che gli Oompa-Loompa, ricordiamocelo), licenziato perché sospettato di attività spionistiche.

C’è bisogno che vi faccia notare quanto far ripetere gli avvenimenti della trama dopo la conclusione della stessa e arricchire il tutto in questa maniera originale sia divertente, simpatico e mozzafiato?
“Yawn”, dite?
Sottoscrivo.

Ci viene narrata la pittoresca storia del licenziamento della Withman, Wonka gioca a scacchi con un suo Oompa-Loompa, ripensa a quando gli toccherà chiudere la fabbrica (ma per che motivo?) e dare una festa d’addio.

Molto interessante.

Escursus sull’infanzia della Withman: generata da tali Wilbur (che è, sì, il nome del padre di Willy Wonka – WTF?) e Lilybeth (ugh), è stata educata come, in genere, si addestrano i marines.
Gli Oompa-Loompa le dedicano persino una canzuncella, nello stile – attenzione! – del film degli anni ’70:

Umpa Lumpa dubadidù [doompa-de-doo, che dubadidù?]

Ho un perfetto puzzle per te

Umpa Lumpa dubedadì [vabbè…]

Sei hai paura ascoltami

È assai importante che

Tu abbia fiducia in te.

Donna soldato sei e sarai…

…e tanto male ci farai se in questa fyccina resterai.
Il canto prosegue, ma io ho terminato i catini, Ozzy è stramazzato, e tutto ciò è abbastanza per chiunque.

Dal quinto capitolo inizia a non capirsi più nulla, compaiono Artemius, Madeline ed Emmaline, Wilbur diventa Wilbour e, prima che la noia, il malessere, il disgusto e la calura mi vincano definitivamente, mi convinco di dovervi rendere partecipi della fine del mondo: il povero Charlie a braccetto con una Mary Sue.

I due si avvicinarono all’ingresso e videro Charlie accompagnato da… da chi!? Chi era quella donna tanto splendida?! [La punteggiatura è costernata…] Aveva dei lunghi lisci capelli castani che le cadevano morbidi sulle spalle [*o*], indossava un vestito senza spalline [che secsi] color oro bruno [?] e scarpe dello stesso colore. Non aveva addosso gioelli particolari, soltanto un semplice paio di orecchini ed un girocollo. [E che altro volevate, la collana di tappi di bottiglia?] Aveva un fisico ben modellato, segno che era sportiva, ed il trucco color dell’oro [pure quello?] faceva risaltare ancor più i suoi due magnetici e brillanti occhi azzurro ghiaccio.

Niente gioelli vistosi, stavolta: soltanto, al posto degli occhi, un paio di magneti, che devono aver irrimediabilmente attratto il materiale metallico dell’orologio da polso di Charlie (altrimenti, converrete, una simile vicinanza non si spiegherebbe).
Allo stremo delle forze, mi chino a tergere la fronte di Ozzy e levo alto un lamento: l’universo di Dahl, ultimo, remoto santuario della letteratura per l’infanzia, è stato violato.

Nessun fandom è al sicuro?