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Dieci anni e non sentirli.

Casa di riposo “La Vispa Teresa”.
Alba.

I primi raggi del sole illuminano dolcemente la scena, gli uccellini cinguettano e nell’aria c’è una dolce melodia…

All’improvviso una voce roca e decisamente incazzata : “Giovanotto, abbassi quella musica, che qui c’è gente che vuole dormire!”
“E va bene” ribatte l’infermiere chiudendo nuovamente le tende “vi lascio dormire un’altra oretta, ma poi dovete alzarvi.”
Gli risponde solo un russare asmatico, intervallato da qualche colpo di tosse.
L’infermiere scuote le spalle e se ne va.

Molte ore dopo.

Il sole tramonta dietro le colline, gli uccellini ritornano al nido, i gufi… gufano e alla casa di riposo “La Vispa Teresa” finalmente è l’ora delle visite.

Ad aprire la porta ai visitatori è un uomo alto e biondo, dallo sguardo altero che seduce. Osserva le persone in attesa che a loro volta osservano il suo sopracciglio, sogno erotico di intere generazioni…

“Allora, volete entrare o state sulla porta tutta la notte?”
“Oh, ci scusi infermiere Malfoy: ci eravamo distratti.”

I visitatori lo seguono lungo il corridoio ed entrano in una grande sala dove il chiacchiericcio copre la musica da camera: gli ospiti stanno ricordando i bei vecchi tempi.

L’infermiere Malfoy inizia il giro serale delle pillole, abbandonando i coraggiosi visitatori al loro destino.

Un’anziana donna seduta su una vecchia poltrona borbotta tra sé e sé, ma appena si accorge degli ospiti li richiama affabile. Ha gli occhi vispi incorniciati dagli occhiali e i capelli puntati in uno chignon disordinato tenuto fermo dai ferri da calza… di qualcun altro.

“Avvicinatevi, ragazzi…” mormora trepidante spargendo saliva -e qualche pezzo di broccolo, residuo della cena serale- sui malcapitati. “Sapete, oggi sono proprio contenta: esce l’ultimo libro di quel giovanotto che mi piace tanto… ora chiedo all’infermiere… Infermiere!”

Un uomo pallido dalle spalle larghe alza gli occhi scuri al cielo e si avvicina, tenendosi però appena fuori portata dalle mani rapaci della vecchia, che tenta inutilmente di palpargli il posteriore.

“Ma è uscito il nuovo di Martin?”

“No, signora Valpur, lo ha chiesto venti minuti fa e da cinque anni a questa parte la risposta è sempre la stessa”.

“Ah, giusto. Maaaa senta un po’, giovinotto: il nuovo di Martin è uscito?”

L’infermiere alza nuovamente gli occhi al cielo poi guarda i visitatori con la sua tipica espressione addolorata. Gli ospiti si allontanano senza fare domande: nonna Valpur sembra molto confusa e l’infermiere Snow, beh… conosciamo tutti la portata della sua ignoranza.

L’infermiera Granger si avvicina a una donna intenta a giocare una partita di scala quaranta che, nonostante tutto, non si è accorta dell’arrivo dei visitatori e le tocca una spalla per richiamare la sua attenzione.

“Signora Quinzell, lo vuole lo yogurt alla banana?”

“CHE? LUCIUS E DANANA?” urla la vecchia sorda, facendo sobbalzare i visitatori, che si allontanano prima di venire coinvolti nella conversazione.

Gironzolano per la sala senza meta, quando una signora fa loro cenno di avvicinarsi. Sorride e si sistema gli occhiali sul naso, prima di volgere lo sguardo alla finestra.
“Adoro gli uccelli”.

“Cos-” balbettano confusi.

“Mi piacciono gli uccelli.” ribatte seria. Un infermiere emaciato e chiaramente affetto da calvizie precoce si avvicina di corsa e zittisce la donna.

“Ma che ho detto di male, Draco?!” domanda Winola confusa.

“Dovete scusarla, proprio non ce la fa coi doppi sensi… è il suo fardello…”

“QUALCUNO HA DETTO CAMMELLO?” chiosa la signora Quinzell, e tutto nella sala si ferma per qualche istante, mentre i vecchi rimbalzano una serie di rime in -ELLO.

Draco sospira. “Dovete scusarli. È un gioco puerile tra di loro che va avanti da… da sempre. Non siamo riusciti a levargli il vizio!”

Un anziano lo guarda torvo. “Voi giovani non capite le tradizioni!” lo rimprovera.

“Ai miei tempi era tutta un’altra cosa!”

Una vecchia si aggiunge al discorso. Fa per alzarsi, tremolante sulle caviglie malmesse, e guarda il vecchio di prima con una muta richiesta negli occhi. Questi si alza con non poca fatica e sposta la carrozzina su cui è seduta la vecchia, che ora ha ricominciato a parlare.

“Una volta portavate rispetto, voialtri! Una volta eravate grati! Noi abbiamo fatto la guerra per voi, per la vostra sanità mentale” ricorda la vecchia stronza. “Fare gli spavaldi, ma noi ce lo ricordiamo come era qui… cioè, io non me lo ricordo, ma lei sì.” ammette, indicando la vecchia degli uccelli che al momento sta cercando di scavalcare la finestra con una corda di lenzuola sotto braccio. “Lei si ricorda di quando eravamo noi a prenderci cura di voi durante le vostre crisi d’identità! L’ex direttrice Abigale ha fatto tanto per voi, e voi adesso ci trattate come se fossimo rincoglioniti! Stronzi irriconoscenti!” spiega, mentre Fox, appoggiandosi alla sedia a rotelle, bandisce minacciosamente il bastone per enfatizzare i concetti espressi da Bella Lestrange.

A sedarlo ci pensa l’infermiere Snape, i cui capelli neri accendono dolci ricordi nella mente del vecchio.
“Mi dica, buon uomo…” mormora sistemando gli occhiali ormai inutili sugli occhi velati dalla cataratta “L’agente Prentiss è tornata? Al Bureau hanno bisogno di lei…”

L’interessante discussione viene però interrotta da un urlo: uno degli infermieri si allontana infuriato da nonna Valpur e dalla signora Quinzell, che si guardano ridacchiando e si danno il cinque.

“Basta, io me ne vado! Me ne vado! Quelle due vecchie mi molestano!”
Lucius Malfoy si avvicina per calmare il suo sottoposto.
“Avanti, infermiere Laufeyson, torni qua!” sbotta, facendo un cenno della testa a Zabini, che si avvicina alle due vecchiacce malefiche per separarle.

“Lei è proprio una ragazzina graziosa, sa?”

“Signora Quinzell, sono l’infermiere Zabini…”

“Come ti pare, cocca.”

L’infermiera Granger si avvicina e tenta di distrarre le due vecchiette.

“Signora Valpur, le ho portato la sua acqua.”

“Ma è piena di fervore? Sennò non la voglio!”

“Signora!” sbotta l’infermiera infastidita “La smetta!”

Poi si allontana di corsa, tallonata da Fox che brandisce minacciosamente il bastone mirando agli stinchi della malcapitata, rea di avergli servito verdure bollite per cena.

I visitatori, sempre più spaesati si avvicinano ad un altro vecchio, dall’aria decisamente più simpatica, ma vengono investiti da un olezzo (sensualissimo, eh!) di vaniglia, cannella, cioccolato e Chanel n.5.

Quando riprendono i sensi sono a terra con una vecchia incazzosa che troneggia su di loro, martoriandogli di calcetti gli stinchi e un gran mal di testa, non si sa se dovuto alla botta (“Nessuno che muoia accasciandosi con grazia!” bercia la vecchia) o al profumo che la pazza sta spruzzando ovunque.

“Oh! Ma siete ancora vivi? Oooh!! Infermieri, togliere queste persone morte dal tappeto! Qua la pulizia fa proprio schifo… E il personale! Sono tutti in disordine, calmi ma irrequieti e quei due non hanno nemmeno le curve al posto giusto!” sbraita Leochan, indicando gli infermieri Winchester, che stanno inutilmente tentando di convincere unanziana donna a ingoiare le pillole.

“Chiaramente è un caso di ficcynite” sta dicendo la vecchia “ora chiamo Brad e Jhonny, si prenderanno cura di voi e sarete presto come nuovi!”

“Signora Abigale, non è più la direttrice e Brad e Jhonny non lavorano più qui. Ora è una paziente e deve prendere le pillole.” sbotta Dean inutilmente, dato che la vecchia nemmeno lo ascolta e si allontana borbottando di cartelle cliniche da riordinare, terapie da assegnare e gravi casi di OOC cronico.

I due Winchester si scambiano uno sguardo rassegnato, poi si accorgono dei visitatori a terra e, mossi da pietà, allontano la pazza spruzza-profumo dai loro stinchi.

Finalmente liberi e con un mal di testa da primato, i malcapitati visitatori si avvicinano al vecchio dall’aria simpatica, sperando di non venire nuovamente malmenati.

“Sono un maschio!” esordisce il vecchio.

I visitatori si guardano perplessi.

“Sapete, sempre meglio specificare” continua imperterrito. Poi aggiunge, indicando le vecchie pazze sparse per la sala “per colpa loro sono anni che ho un’identità di genere confusa! E poi mi shippano con qualunque uomo passi di qua. Chiedete a Fox se non mi credete, è successo anche a lui…”

I visitatori si voltano verso il signor Fox, che sta agitando il bastone con aria minacciosa, e decidono di soprassedere. Nel mentre, la dottoressa Leila si avvicina al vecchio.

“Signor Skeight, l’infermiera di turno mi ha detto che ha rifiutato la cena…”

E lo credo bene! Da settimane chiedo di mangiare una cosa, e invece di nuovo patate lesse!”

Perché, cosa aveva chies-” inizia a chiedere la dottoressa prima di pentirsene subitamente.

“Patate scrisse.”

L’aria attorno all’uomo si fa improvvisamente gelida.
Se ne accorge anche Arwen che si alza felice, cercando di richiamare l’attenzione di Valpur

“Val! Vaaal! È l’Inverno! Sta finalmente arrivando!” esclama, ma Skeight scuote la testa. “Arwen, sono io…” borbotta.

I visitatori si allontano per non congelare, ma inciampano in una donna che, senza guardare dove cammina, lancia ordini a destra e a manca.

“TECNICO! LE LUCI! E vedete di inquadrare tutte le curve ai posti giusti, mi raccomando! Noi facciamo divulgazione scientifica!” esclama Hyena roteando le braccia.

“PUNIZIONE!” urla un’altra donna vestita di rosa, con vaporosi capelli biondi agitando una lunga bacchetta “NON SI INCIAMPA SUGLI INSEGNATI!”

“Signora Hyena, signora OdiolaRow, lasciate stare i visitatori, non sono né tecnici, né studenti” tenta di mediare l’infermiere Potter “o sarò costretto a sedarvi”.

“NON DEVI DIRE BUGIE” gli urla la vecchia vestita di rosa e l’infermiere Potter nasconde rapidamente la mano in tasca, con aria quasi impaurita.

I visitatori si guardano intorno straniti e decidono di cercare qualcuno più sano di mente.

Una nonnetta dall’aria furtiva sta girando tra i tavoli e ogni tanto si infila in tasca qualche lettera, ovviamente non sua.
Ad un certo punto si avvicina a all’infermiera Weasley e le allunga una delle lettere.

“Ha di nuovo rubato la posta, signora Civetta?” dice la Weasley.

“Rubato? Io non ho rubato niente, io sono Edvige la Civetta, io la posta la consegno, mica la rubo” ribatte la vecchia.

L’infermiera Weasley scuote la testa e torna a distribuire pasticcini alla vaniglia tra i tavoli.

“Signora Magnolia, vuole un pasticcino alla vaniglia?” domanda a un’altra vecchia, intenta a parlare, anzi urlare, con un attaccapanni.

“JETHRO, ORA DEVO ANDARE” dice all’attaccapanni e poi, rivolta all’infermiera “HERMIGLIA? PERDIO!”

“No signora, vaniglia, pasticcini alla vaniglia.”

“CHE? TEGAMINI AD HERMIGLIA? MA LA VOLETE PICCHIARE? MA ASPETTATEMI, MI RACCOMANDO!” strilla Steel Magnolia.

E a proposito di risse, proprio in quel momento si sente un rumore sordo.

VADO RETRO, PURITANO REPRESSO! TU E TUTTE LE TUE STRONZATE PATRIARCALI SULLA PROTEZIONE DELLE DONZELLE E SUL SESSO PREMATRIMONIALE!” esclama Irechan, ritta come un fuso e incazzata come una furia, brandendo l’asta porta-flebo -ormai deformata- contro l’infermiere Cullen. Sembra volerlo impalettare, pare si sia dimenticata che con loro non funziona.

Sempre più perplessi e ormai convinti che più che una casa di riposo quello sia un manicomio (e non hanno tutti i torti), gli ormai esausti visitatori tentano di guadagnare l’uscita senza essere visti, ma vengono immediatamente intercettati.

JETHRO” strilla in faccia a uno dei malcapitati la vecchia sorda, scambiandolo per, beh, l’attaccapanni “LA VUOI UNA MENTINA?” e gli ficca in mano una mentina appiccicaticcia a cui evidentemente è stato ciucciato lo zucchero che la ricopriva.

Richiamati dagli strilli gli altri vecchi si avvicinano chi minacciando col bastone, chi porgendo lettere, chi domandando se anche a loro piacciono gli uccelli, chi chiedendo notizie del libro di Martin, chi strillando indicazioni a un inesistente tecnico del suono.

I visitatori, sempre più frastornati, vengono salvati dall’infermiere Malfoy che con un’alzata di sopracciglio attira l’attenzione dei vecchietti.

L’ora delle visite è finita!”

I visitatori sollevati si allontanano dai vecchietti che continuano imperterriti i loro insensati discorsi, seguendo l’infermiere Malfoy (e il suo divino sopracciglio) verso l’uscita.

Alla casa di riposo “La Vispa Teresa” è ora di mettere a letto le mummie, l’infermiere Sparrow fa l’ultimo giro della sera distribuendo i pappagalli, tutto è pace, tutto è polvere, biscotti stantii e tisane digestive…

“Signori, ne ho trovata un’altra”

Con uno schiocco indefinito di legno e ossa, una voce vecchia, più acuta e stridula che mai risponde.

“HO CAPITO, HO CAPITO! VADO!

 

 

 

 

E niente, ieri era il decimo compleanno di Fastidious e questo è il nostro regalo per tutti quelli che ci hanno seguito in questi dieci anni.
Lo so che avreste preferito una recensione (abbiate fiducia, arriverà anche quella), ma neanche il compleanno ci ha reso meno culopesi e speriamo lo stesso di strapparvi un sorriso con questo er… delirio collettivo.

Sparta: il dramma prosegue.

La zia Selenya ha ragione, adorate e preziose Consorelle; questo pessimismo da Mary Sue non mi si addice. Bisogna guardare avanti e nonostante porti ancora i segni del mio orgoglio violato, sono pronta a rialzarmi e levare lodi al GoS.
Come riprendersi, dunque? Come ritrovare slancio, come non indietreggiare più e non arrendersi? Da brava malefica creatura, sono tornata al Tempio e lì, raccolta in purificatrice preghiera ho deciso che era ora di reagire.
Devo portare a voi le nuove, incredibili, mirabolanti, esaltanti e soprattutto imprevedibili avventure di Selene figlia di Aristarco.

Care sorelle, non tremate!Non mostrate la vostra comprensibile palpitazione!
…E non provate a scappare. Ho fatto sigillare le porte.
Non valgono come giustificazioni dire: "Ma non è successo nulla", "Non ho capito metà capitolo" e "Il mio elfo del Catino è in vacanza".
Perciò fate le brave e come tutti i cittadini spartani, confluite alla famosissima arena lacone per assistere al compimento del Volere Divino! *una misteriosa musica trionfale accompagna le ultime parole, rendendo drammatico e ricco di pathos un inutile delirio*

Avevamo lasciato Selene e simpatica famiglia alle prese con lo sconvolgente vaticinio dell’Oracolo.Nel senso che l’Oracolo ormai è chiaramante sconvolto e non sa più che dire.
Finalmente il gran giorno è arrivato. Le gare in onore di Artemide, unica divintà a risiedere in una chiesa aperta ai devoti, stanno per iniziare.
Ma prima di lasciarvi alla caterva di colpi di scena del capitolo, l’autrice ha un messaggio per voi.

scusate se sono sempre corti i capitoli! Ma non ho mai tempo!TT

Cara, lo avevamo capito ma c’è un modo più intelligente per nascondere il fatto che non sai dove far andare una trama che definire abbozzata è un eufemismo. Puoi migliorare.
Aristarco è un vero padre spartano, la più perfetta definizione di tale ruolo. Infatti "Il tempo passò fin troppo in fretta per Selene, che il giorno delle gare indossò la veste che il padre le aveva fatto cucire apposta ".
Padre comprensivo e premuroso!Avanti, quale padre di Sparta non regalerebbe alla propria figlia una veste da combattimento su misura?
*Leonida distoglie lo sguardo, Stelio all’improvviso deve sistemare un’ammaccatura sul suo scudo, il Capitano decide che è il momento perfetto per passare in rivista la truppa*

Qui qualcosa non torna… – Mi chiamo Astinos .- L’ aveva colta impreparata, per cui le ci vollero un paio di secondi per capire cosa dovesse rispondergli e farlo.

-Selene.- Strinse il palmo (della mano)che le porgeva. Non sapeva se dovesse prendere questo gesto come una dimostrazione di rispetto, visto che solito fra uomini, o un’offesa al suo sesso (ma che vuol dire?!Rileggetevi questa frase e spiegatemene il senso!Ti stringe la mano, e allora?Un’offesa sarebbe stata se uno non ti avesse rivolto la parola, due se non te l’avesse stretta!)

Finalmente sappiamo il nome!La Grande Rivelazione si è compiuta!Ma dato che la protagonista, evidentemente frastornata dagli allenamenti col padre non capisce molto, dopo la presentazione e un insentato augurio a rivedersi in finale, decide che deve andare in finale per battersi con lui.

Perché? Lo scopriremo solo leggendo, care sorelle. La puntata di "Stargate, la Linea di Confine secondo le Vestali" si conclude qui. Godetevi il riassuno della prossima e restate sintonizzate.

This is…Sparta?

…In effetti ho finito col domandarmelo pure io, stimate e adorate sorelle.
Dovete capirmi: sto vedendo anni di studio e convinzioni andare in fumo e quealcuno dovrà renderne conto.
Quindi, torniamo là dove il Taigeto e gli altri monti coronano la Laconia, per scoprire le nuove e mirabolanti avventure di Selene figlia di Aristarco (Valerio Massimo Manfredi ringrazia. Ma anche no.)

E no… nessuna di voi può usare come scusa il fatto che in ben due capitoli due non sia accaduta una beneamata cippa. Anche i vostri elfidel catino devono sgobbare, altrimenti il mio Sinisfildo si offende. (La par condicio, questa subdola arma…)

Siccome vi voglio bene, ho deciso che questa recensione necessita di qualcuno che possa chiarire i nostri tormentosi dubbi nati dopo la lettura di questa ficcyna; perciò signora Lestrange, le consiglio di tenersi pronta per aggiornare le quote delle nostre scommesse su chi possa essere il fantomatico giovine (no Maestro, non parlo di Voi…devo smettere di usare aggettivi riconducibili alla parola Fantasma!) che nel primo capitolo sarà sicuramente rimasto colpito dallo spartano sfoggio d’alterigia della nostra Selene.

NdelMisteriosoOspiteConVoceProfondaEtAutoritaria: ma se ha tenuto gli occhi incollati a terra per tutto il tempo…

Sire!Avete rovinato la sorpresa!

SempreNdelMisteriosoOspite: sono gli Ateniesi soliti a cavillare, o Sovrana di Gondor. Non io di certo.

Care sorelle, avrete già capito che il prode Leonida ha acconsentito ad aiutarmi in questa ricerca antropoligica atta a sfatare miti inopportuni su Sparta.All’ombra di un pergolato di vite, nel silenzio del cortile della reggia, ci accingiamo a portare avanti l’ingrato compito. L’espressione della Regina Gorgo basta a far capire come qui sono tutti contenti di tale ficcyna; in effetti la reggia mi pare un poco affollata…scorgo il cantore guerriero Delio, un accigliato Capitano e persino Stelio ha uno sguardo che dire adombrato è un eufemismo…

Leonida: come puoi vedere, l’entusiasmo per questa…*fa fatica a trovare una definizione* storia ha coinvolto tutti noi.

Allora non cavilliamo oltre, dato che non ci si addice…

Era una notte buia e tempestosa: Era buio e faceva freddo. Un sottile strato di neve ricopriva l’intera foresta. Una leggera, ma gelida brezza notturna le muoveva i capelli lunghi, scuri e ondulati, raccolti in un’alta coda. Quando entrò in una piccola valle fra gli alberi, strinse la lancia. Era stata seguita. Con un’unica mossa fluida e aggraziata, ma allo stesso tempo micidiale, si girò e scagliò l’arma, che si andò a conficcare nel collo di un grosso lupo nero poco lontano dalla ragazza. Un tiro perfetto, ma che non bastò ad uccidere la bestia. 

Allora, io ammetto candidamente di non essere stata spedita in una foresta da sola ma una lancia conficcata nel collo dovrebbe mandarmi presso le Aule di Mandos nel giro di pochissimi istanti. In più non mi pare di ricordare che un fanciullo di Sparta, durante la sua iniziazione, avesse a disposizione lancia, pugnale e spada…

Il soggetto, questo sconosciuto:Tirò fuori il pugnale dalla cintura di pelle e lo lanciò. Con un sibilo appena percettibile, volò dritto verso l’animale, che si spostò appena in tempo per evitarlo.

Fatemi capire; chi o cosa è volato verso il lupo mutante,dato che non è ancora morto?No, Sire, non lo voglio sapere…
Naturalmente la lotta tra la bestia e l’indomita fanciulla si conclude a favore del lupo…vi sarebbe piaciuto,vero?Illuse.
Selene esce vittoriosa, recupera il pugnale e decide di tosare la carcassa;a casa mia s’intende il tosare quando di parla di "portare il pelo".
Ma durante lo "squogliamento" (i neologismi, questa raffinatezza), un altro lupo decide di voler pranzare con la nostra Xena-Lady Oscar spartana e di nuovo, il colpo di scena! Un giovane la salva e lei, destandosi dal sogno, capisce che è lo stesso contro cui è andata a sbattere il giorno prima…ma ora mi sorge un dubbio…

Leonida: come fa a sapere che sono la stessa persona se durante quell’incontro cotale fanciulla ha studiato molto bene il terreno?

Maestà, come si vede che conoscete poco le Vestali! Per loro non esiste l’assioma azioni=conseguenze concatenate. Questa è arte che noi comuni mortali non possiamo comprendere e personalmente ne faccio a meno.
Il giorno dopo, la nostra eroina torna al tempio di Artemide. O alla Chiesa di Artemide. Sono ancora confusa a dire il vero; ho studiato che un tempio greco non è accessibile a ogni cittadino e che per penetrare nel Naos e ammirare il Simulacro del Dio come minimo bisogna essere dei sacerdoti ma anche questa mia illusione va in frantumi. Selene è Selene. E io devo solo stare zitta.

Le famosissime festività in onore di Artemide, celebri in tutta la Laconia (ehm, il Re mi sta sguardando sconsolato, mi chiedo come mai) giungono alfine al culmine e lo stesso sovrano, che sappiamo essere amico e confidente degli Efori, interroga il loro oracolo per sapere se la Dea ha gradito la devozione comunitaria.

Leonida: io e quei porci incestuosi…CHE COSA?!

Sire, per favore, non è il momento di chiamare a raccolta la falange degli Opliti!Qui c’è scritto così, perciò serbate ancora la vostra furia e leggete dell’ultima nota.

Volere divino?… Artemide ha grandemente gradito le onorificenze da noi dedicatele, ma desidera ancora qualcos’altro.(Venir lasciata in pace?) Qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Un tributo dai giovani Spartani fra i 15 e i 16 anni di vita, ma anche dalle giovani Spartane della stessa età.(detto così mi ricorda sinistramente il mito di Teseo e del Minotauro…) La dea desidera che si organizzino delle gare maschili e delle gare femminili e che il vincitore di ogni categoria maschile sfidi la vincitrice della rispettiva categoria femminile. (chiamate Grissom: voglio sapere la composizione chimica delle droghe che l’Oracolo ha sniffato per dire simili idiozie!)

Dunque…secondo voi, Sorelle mie e spartani coraggiosi, cosa non torna?Il fatto che nel primo capitolo Selene sia stata cresciuta segretamente come un uomo perché in questa Sparta da ficcyna le donne dovevano solo tacere, segregarsi e aprire le gambe senza emettere "bih"? Il fatto che, alla luce di ciò, le altre faciulle laconi saranno campionesse del Lancio del Coriandolo a voler essere buone? Il fatto che, per sostenere una trama esile, dopo Xena e Lady Oscar, si vada a pescare nel Torneo di Atena che vedrà assegnata l’Armatura d’ Oro?

E tra tutto questo ancora non sappiamo chi sia il giovine che salvò Selene (ma perché???) e che si è scontrato con lei. Un indizio criptico però lo abbiamo: "aveva gli occhi marroni". Semplicemente *o*
Rimaniamo tutti qui, in attesa di un responso. Da Sparta è tutto…per ora.

"Non c’è motivo di non essere civili"

Mie care sorelle, prendiamone atto. Non facciamo della vuota semantica, come amavano fare gente da nulla come Sofocle, o Platone.

Valori come onore, rispetto e coraggio sono equivalenti alla carta straccia che una Vestale qualsiasi potrebbe usare per foderare la gabbia del suo canarino troppo puccioso all’originalissimo nome: Billo.

In questi tempi bui ed ingrati però, in una notte che ora mi pare tanto lontana, giurai a una di voi che se mai l’antico sacrificio di non uno ma ben 300 eroi, or di nuovo alla ribalta, fosse stato stravolto dagli strilli di verginali e vogliose adepte del Tempio sarei intervenuta.

 

Mi dispiace (uh?) per loro ma io le promesse le mantengo sempre.

Volevo allietare il vostro sonnacchioso giorno di pennica settimanale con dotte elucubrazioni che avrebbero spiegato perché Lucius Malfoy è divenuto il Dio dell’Orgasmo, perché Pottah da dinoccolato e rachitico pidocchietto con chiari segni di scompenso mentale sia stato tramutato in un prestante ragazzetto con due smeraldi conficcati nelle cavità orbitali e una conoscenza del sesso che manco il Kamasutra.
Purtroppo non è andata così.

Ero nel nostro covo di nequizie e di perfidia, quando l’ardimentosa Gracetempest è arrivata, tra urla di guerra roboanti, a impormi la storia antica di Sparta. A me. A quella ragazzina-topo di biblioteca che quando studiava le Guerre Persiane, si commuoveva davanti al coraggio dimostrato da uomini che purtroppo oggi non esistono più. Sì, proprio a me. Che faceva colazione con Leonida e disquisiva di tecniche navali con Temistocle di Atene.

 

Non potevo resistere, vi pare?

 

Perciò, presi in prestito mantello cremisi e spada – l’elmo no, è pericoloso per le mie delicate orecchie a punta – sono scesa in quel vicolo cieco che sono le Termopili, famose come ben sappiamo perché dopo le 9 di sera non trovi un buco per parcheggiare. Tra le rocce e la ressa di gente, ecco lo scritto della dotta e delicata Vestale. Visto il monoblocco e l’incapacità nel conoscere un grammo d’italica grammatica, deduco sia stato scritto in greco e poi tradotto. Infilo i guanti bianchi sterili e catalogo la prov…ahem, il reperto.

 

Dalla perduta biblioteca di Alessandria: uno scritto di Gracetempest.

Titolo: Selene_la Luna. Avete notato la colta citazione?No?Selene è un nome greco, ignoranti Mangiamorte dedite solo alle orge!Per fortuna l’autrice ce ne fornisce anche la traduzione. Fortuna vostra, sia chiaro.

Chiave di traduzione:

 

Dunque, sono pronta alla pugna. “300”, da cui la Vestale trae ispirazione, è un film che tratta in temi fantastici della Battaglia delle Termopili ma per tutta la trama vi sono disseminati precisi riferimenti storici.

Precisi.Riferimenti.Storici.

La nostra Grace riesce nella mirabolante impresa d’ignorare e insultare ciascuna di queste tre parole! Nel stravolgerle, crea una Mary Sue spartana nata dalla dubbia fusione di Lady Oscar –assai attinente alla Grecia antica- e un libro scritto dal nostro Valerio Massimo Manfredi. Come lo so? Si dia il caso che il libro l’ho letto e il nome del padre di questa Xena del Taigeto sia, guarda caso, identico a quello del padre dei due protagonisti del romanzo.

Sicuramente una coincidenza.

Anche no.

 

La profezia illuminante: La sua unica tristezza era d’essere nata femmina. Se fosse stata un uomo a quest’ora sarebbe stata all’agoghè. Chiuse gli occhi. Si sentiva di aver deluso il padre, non nascendo maschio. Era stata ancora più dura per lui quando colui che scartava i bambini se erano deformi, vedendola, aveva affermato che se fosse stata un bambino, e non una bambina, sarebbe divenuta probabilmente un combattente migliore del re Leonida, in persona.”

 

Leonida ringrazia e si chiede perché mai sia andato lui a condurre i suoi opliti a morte certa:Selene li avrebbe salvati tutti, come minimo, e dato un corpo normale ad Efialte con la sola imposizione delle mani!

Notato qualcosa, a parte la grammatica sconclusionata, le virgole in cui inciampandoci ci si sbuccia le ginocchia e la solita, abusata convinzione vestale che le donne sono empie meretrici del demonio?

Piccolo indizio: basta una ricerca su Wikipedia o sfogliare anche il più scarno libro di Storia per sapere che le donne di Sparta erano molto più libere rispetto alle loro coetanee di altre polis. Non vi era tristezza nel nascere senza sacri ed evidenti tributi, per Zeus!Anzi, era un onore perché una dona spartana era l’unica a far nascere veri uomini.

 

Il padre, evidentemente parente di “colui che scartava i bambini se erano deformi” decide di nascondere la vergogna di una terza figlia femmina allevandola segretamente come un ragazzo.

 

Non solo la Regina Gorgo è indignata da così poca considerazione per una donna spartana, ma pure tutte le associazioni su Lady Oscar fanno sapere che l’infrazione del copyright ammonta a milioni di euro.

 

Selene è brava nel combattimento come un uomo, ama Sparta, vorrebbe combattere; tutte considerazioni riassunte in poche righe, infischiandosene altamente di un messaggio che dal film preso come base emerge lampante: le donne di Sparta venivano addestrate al pari dei loro uomini, potevano uscire di casa, presenziare alle cerimonie religiose. Mi prende una leggera sincope nel veder compresso in un unico capitolo tutto questo, compreso un non meglio specificato rito in onore di Artemide,poi una fuga di Selene Sue nell’ “Arena dell’Agoghé” per vedere i ragazzi mentre si allenano.

Suvvia, mai sentito parlare della famosissima arena dove si poteva intrufolare chiunque? Esistevano palestre, non arene e la povera ragazza dovrebbe sfondare il cranio del padre a suon di scudate  perché in quei cortili di sabbia avrebbe visto sue coetanee correre, saltare, apprendere i rudimenti del combattimento con a pochi metri i fanciulli futuri opliti!

 

Il sole cala, Selene deve correre a casa altrimenti i vampiri…no, scusate, non c’entrano nulla. Però anche loro darebbero più mordente a una storia che più compressa non si può; io ho un attacco di tachicardia dalla prima riga. Nell’uscire di soppiatto, la fanciulla si scontra con un giovane. Chi sarà?

Mi dispiace ma la suspance è suspance: la giovinetta tiene lo sguardo a terra (tipico atteggiamento da donna spartana!) si scusa per la sua “distrattezza” (Sempre più tipico e rimarcato, questo fiero atteggiamento!) e lascia il povero ragazzo con un laconico “addio”.

Sono aperte le scommesse su chi sia il prestante maschio: Astilos, figlio del valoroso Capitano?Stelio, il focoso guerriero? Delio?Oppure…l’inosabile e innominabile: Leonida stesso?

Vi lascio alle vostre tetre supposizioni.

 

 

 

 

 

 

Nuovi fandom degenerano

Mie stimate Bella e zietta.
Carissime Mangiamorte, avvocate del sublime GoS (sempre siate lodato, vostra orgasmica divinità!),coraggiose psicologhe di giovani Grifondoro.
Siamo qui per celebrare il mio primo commento in grande stile di una perla estratta da Kate dai fandom che ancora non allignano perniciosi nel mondo della scrittura amatoriale.

*segue lungo applauso*

Prima d’iniziare, come sempre ecco le coordinate per gustare questo capolavoro nascente, affrontabile anche da chi non ha la più pallida idea di cosa sia l’Alchimia, da dove vengano gli Homunculus e perché mai tutto questo debba c’entrare qualcosa con l’universo di “Streghe”.
Autrice: CHIHIRO
Titolo: “Il mio nome è Discordia…”
Il mistico codice per accedere alla meraviglia: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=104383&i=1

Ora v’illustrerò le disavventure di una Mary Sue che sopporta e ama tre sorellastre chiaro incrocio alchemico tra Dudley, quelle di Cenerentola e schizofrenie di vari tipi (signora Lestrange!L’ho sentita benissimo e mi dispiace deluderla..no, non siamo di fronte alla clonazione imperfetta della Nostra Perfetta Maestà francese); la madre di queste fanciulle è chiaramente affetta da gravi disturbi del comportamento, il suo nome è, come il crossover indica, Phoebe Hallywell.Una povera sventurata che ha sposato un Cupido, essere incredibile capace di comparire sugli stipiti delle porte.

Qualcuno mi spieghi come fa e come rimane in quelle posizioni assurde. E’ forse un mini-Cupido?E’ un essere bi-dimensionale?Non ci è dato sapere.

Queste le premesse.Ci tengo ad informare il mio stimato pubblico che l’autrice, sicuramente a cagione della sua giovane età, sparge aggettivi di cui non conosce il significato; e in linea con la caratterizzazione dei personaggi, ama abusare di virgole che schizzano impazzite per il testo.

Il primo capitolo di questa avvincente storia ci mostra Discordia Hallywell, la delicata protagonista, affacendata nei preparativi per andare a scuola. Preparativi così laboriosi che la piccola non s’immerge nella vasca; vi si immette.Tipo bancomat. Sia chiaro che esigo lo scontrino del prelievo, grazie…
Discordia è la più piccola della famiglia; vessata da una madre che passa dall’ignorarla ad alzare la mani su di lei e altre abiette azioni, in balia di tre splendide sorelle gemelle che la maltrattano (ammettetelo…siete molto solidali, fino al pianto, con la piccina vero?), ignorata da un padre che pensa solo a scalare di soppiatto gl’infissi di casa, lei si può rifugiare solo nella lettura di manga e nella visione del suo anime preferito:Full Metal Alchemist.

Cosa mai avrà fatto questa leggiadra ragazza?Semplice; il suo è l’aspetto di un’albina: capelli lisci, lunghi e bianchi, occhi non rossi, ennò mia cara Winola…ma di due colori diversi.Di cui uno tendente dal lilla all’azzurro.

Cercate di afferrare la poesia nella dualità-quasi-trio di questi colori…dopo gli occhi di smeraldo, le iridi di ghiaccio o cristallo nero, nuove frontiere si aprono a noi! Le gemme inastrate nei bulbi oculari sono un lontano ricordo;questo è il futuro!

Discordia è temuta dalla madre senza che noi sappiamo il perché (autrice crudele!!Vuoi ucciderci con la suspance??),è odiata dalle sorelle, streghe imbranate al suo confronto e deve preparare la colazione a tutta la famiglia venendo rinraziata con insulti e male parole.Ma lei è una ragazza pura e buona, ama comunque dei genitori psichicamente instabili e delle sorelle che sembrano uscite da un manga che parla di gals giapponesi. Lo sto ribadendo troppo questo concetto cardine?
Rassegnatevi!Perché anche l’autrice lo fa.

La ragazza, studentessa modello, esce prima da casa a dispetto delle mollaccione trigemini. Appena la madre, in un raro momento di lucidità, le avvisa che il padre non potrà portarle a scuola, le tre adorabili figlie si tramutano in una pessima versione di un infuriato Dudley Dursley. Atterrita, la genitrice fugge senza spiegare il motivo in giardino.
Al suo rientro, trova con disappunto un manga della piccola Dis-Sue e il marito le sussurra dall’altra stanza che non potrà andare a prendere le figlie alla fine delle lezioni.

La madre è in cucina, il padre in salotto…e con un sussurro si fa sentire.Sempre detto che le streghe hanno un udito eccezionale!Ma perché il Cupido, per gli amici Cup, esala quella funerea frase?Cosa o chi ha scatenato un lampo di luce che porta in casa una frotta indesiderata di ospiti misteriosi?

Le risposte alla prossima puntata…quando avrò finito di espellere la cena nel catino del mio fidato elfo domestico.