Archivi del mese: marzo 2011

La rivoluzione non è una crociera

Giacobine e giacobini, piccoli fili d’erba intirizziti nella desolata tundra del fandom, bentornati su questi lidi! Sono il vostro ospite di questa sera (se poi leggete di mattina, fatti vostri) e la pietanza di oggi è quanto di più appropriato ci possa essere all’epiteto che noi di Fastidious ci portiamo dietro da tempo immemore. In altre parole, la ficcyna del giorno è ispirata a Versailles no Bara, vale a dire Lady Oscar, ma noi siamo puristi e ci facciamo fighi con i titoli originali; anche se forse è meglio attenerci all’italiano, perché qui Versailles non la si vedrà nemmeno con il binocolo. Sto parlando di “Love boat” di Tetide, che potete trovare a questo link: http://efpfanfic.net/viewstoryv.php?sid=554388.
Noi di Fastidious siamo severi ma giusti, quindi iniziamo dando a Cesare quel che è di Cesare, ovvero notando che c’è l’avviso di OOC, e anche quello di AU: troppa grazia, Sant’Antonio! Sarebbe ancor più grazioso se l’OOC non fosse una scusa per prendere degli ebeti sconosciuti e appiccicarci sopra i nomi di personaggi famosi che però nulla c’entrano, ma in fondo siamo qui per questo, no?
Ciancio alle bande, quindi, e iniziamo a leggere. La storia inizia al porto di Barcellona, dove una folla di turisti si prepara a salire su una nave da crociera. E in mezzo a costoro…
“André, accidenti, ma dove cavolo hai messo i teli da mare? Nella borsa non riesco proprio a trovarli! Sono in valigia, per caso?”,
“Stà tranquilla, Oscar: non ci sono, semplicemente perché non li ho portati. Li troveremo in cabina”,
“E come fai ad esserne certo?”,
“Perché me lo ha detto il tizio dell’agenzia. Su queste navi fighe non ti fanno mai mancar niente. Te ne accorgerai”.
La gioia di vedere la coppia più tragica dei manga per una volta unita e felice ci può fare anche passare sopra questo e altri inutili dialoghi che allietano il primo capitolo; ma i due piccioncini non sono soli, infatti han deciso di portarsi dietro Rosalie, per l’occasione promossa a sorella di Oscar. Ma come mai questa compagnia? Forse per portare la giovine nell’unico posto dove di sicuro non può essere investita da una carrozza? Ebbene, no: lo scopo è in realtà aiutare Rosalie a riprendersi dalla depressione in cui è piombatada quando aveva sorpreso il suo fidanzato Bernard a fare sesso con la loro comune collega Jeanne, in ufficio per di più.
Ammetto che è forte la tentazione di andare sotto casa del fedifrago con uno striscione “Bernard, ti capiamo!”, ma resisto perché siamo ancora all’inizio.
Sin dal primo capitolo è subito chiaro che sulla nave da crociera si affolleranno, nei ruoli più disparati ma tutti rigorosamente out of character, tutti i personaggi dell’originale, a partire da colui che è stato nominato comandante della nave, Maximilien de Robespierre (sarebbe divertente conoscere i mezzi con cui mantiene la disciplina a bordo); in questa folla variopinta, la buona notizia è che Rosalie si distingue dall’originale in positivo, nel senso che non piange mai; la cattiva notizia è che, in compenso, è diventata una squilibrata.
Oddio, forse il termine è un po’ forte; diciamo che ha assunto numerosi altri difetti tra cui nevrastenia e una preoccupante predisposizione alle seghe mentali. Il primo capitolo è un fiorire di mugugni emo e resistenze all’idea di andare in crociera, e quando la sua amica Charlotte prova a suggerirle che potrebbe trovare un uomo durante il viaggio la risposta è: “Ah, no, eh? Non venirmi a parlare di uomini!! Sono stufa ed arcistufa!! Per un po’, non voglio nemmeno sentirne parlare, chiaro?” Fin qua, ci siamo. Naturalmente, siccome siamo tutti lettori scafatissimi, sappiamo già che dopo una frase così è scontato che Rosalie si innamorerà eccome. E volete sapere di chi?
Per scoprirlo, bisogna superare tutta la descrizione della fila dei personaggi alla reception – dove però l’uomo misterioso appare, ma per ora non ve lo svelo – nonché una mortale panoramica della stanza (La cabina era abbastanza grande per essere chiamata cabina, chicca che introduce 253 parole per dire che era spaziosa, luminosa e ben arredata), ma ecco finalmente che Uscì, chiudendo la porta della cabina, e si accorse di un profumo sempre più forte che veniva dal fondo del corridoio verso di lei; aveva un che di… conturbante, quel profumo: muschio selvatico misto a sandalo, un’impronta maschile fortemente seducente… ma… un momento… era desiderio, quello che aveva avvertito?
Questo degno emulo del Gos scambia qualche battuta con Rosalie, che nel giro di pochi istanti dimentica il suo rifiuto degli uomini appena enunciato: Ma per tutto il giorno, non era riuscita a toglierselo dalla testa; continuava a ripensare a quell’uomo, che l’aveva tanto incuriosita sin dal momento dell’imbarco e che… sì, doveva ammettere che le piaceva. Ma insomma, chi è questo Apollo dai capelli fulvi? A metà del secondo capitolo, bontà sua, si presenta: Louis Saint-Just. Con Rosalie.
Saint-Just. E Rosalie.
Con Saint-Just.
Provo a ripeterlo fino a che le parole, diventando semplici suoni senza significato, rendano più accettabile una simile accoppiata. Ma non siamo qui a discutere della liceità dei pairing, anche perché qui la cosa che veramente lascia perplessi è l’effetto che il nostro bravo rivoluzionario ha sulle donne. A riprova, ecco un florilegio di pensieri, parole, opere e omissioni di Rosalie:
1. Schizofrenia paranoide: Ma che vai a pensare, stupida? Ti stai facendo delle paranoie per uno che appena conosci! D’accordo, ti ha baciato la mano, è molto bello, e allora? A te non deve importare nulla: ti sei imposta di non interessarti agli uomini per un po’, e devi mantenere la tua promessa! Vuoi cadere in un’altra trappola? Vuoi che finisca come con Bernard, stupida inetta? Non provarci neanche!! Questa è un’altra trappola, non caderci! Non avvicinarti nemmeno!!
Pericolo, pericolo, pericolo!
Però, quel profumo… mi fa sentire caldo all’improvviso… e quello sguardo obliquo…
Basta, deficiente!! Tu vuoi proprio passare un guaio! Poi, non dire che non ti avevo avvertita, quando il tuo bell’ometto ti farà piangere per qualcun’altra: gli uomini sono tutti uguali, lo vuoi capire o no?!?
2. Sbalzi di temperatura: Rosalie si sentì invasa da un’ondata di calore, calore che aumentò quando si accorse che Louis indossava una camicia aperta fino all’ombelico (cioè… che tamarro è Saint-Just in questa storia?!).
3. I dialoghi della vagina: Ma che vado a pensare! Mi sto montando decisamente la testa! Stai buona, tu!! Non ne hai avuto già abbastanza con quel cretino, a Parigi?, disse mentalmente rivolta alla sua parte più intima sotto la lunga gonna di seta colorata a fiori, la quale al ricordo della camicia aperta di Saint-Just le aveva manifestato un deciso pizzicore.
4. Allergie olfattive: Un’altra fortissima ondata di profumo investì la povera Rosalie, mandando in subbuglio le sue parti basse.
5. Allarme tsunami: Non potevi trattenerti, vero? Non potevi cercare in qualunque modo di frenare l’alluvione che avevi sotto le sottane, iersera, vero? No!!

Bisogna anche dire, però, che Saint-Just non è da meno: oltre ad avere questo effetto erotico sulla giovane sembra voler fare lo sborone a tutti i costi e in ogni occasione. Così eccolo che, nel ristorante più chic della nave, si offre volontario, insieme a André e Alain, per “uno spogliarello in stile Full Monty” (avranno equivocato su quali fossero i cannoni necessari per abbattere la Bastiglia), poi nella sala del karaoke seduto su di uno sgabello sotto una fumosa e soffusa luce rossastra, senza la giacca e con le maniche della camicia rivoltate, cantava Cigarettes and Coffee, suonando una chitarra. Potrei andare avanti, ma il succo è che ovunque ci sia Rosalie c’è anche il nostro giacobino preferito, intento a farle la corte con una dedizione che rasenta lo stalking. Anzi, quando tutti scendono a visitare Casablanca e solo Rosalie resta sulla nave per non incontrare Saint-Just, e lui invece si fa trovare in piscina, direi che il confine è ampiamente superato.
(dalla cabina di betaggio, Hyena mi fa notare la somiglianza di comportamento con Edward Cullen, ma per il buon nome della Rivoluzione è meglio non sottolineare questo aspetto…)
Ma sembra che tanta insistenza alla fine dia dei frutti: soli in piscina, Saint-Just le si avvicina dicendole dolci parole, e…
Ma chi ha riscaldato all’improvviso l’acqua?!?
È l’emozione, suppongo, ma mi piace immaginare un Saint-Just burlone (tanto, OOC per OOC…) che si diverte a fare la pipì in piscina. E invece no, lo scambio romantico continua, si dilunga con una interruzione a opere di turisti spagnoli, l’ennesima fuga di Rosalie, un altro giro di riflessioni dolenti, ma ecco che finalmente, in chiusura del capitolo 4, i due si baciano, e il lieto fine chiude il libro di questo improbabile amore.
Chiude? Ah ah, stavo scherzando! Ci sono ancora sette capitoli, in cui Rosalie, nell’ordine: fa sesso con Saint-Just, in un tripudio di braccia calde e forti e labbra infuocate (avrà la malaria), si dispera per averlo fatto  e va a sfogarsi con Oscar (“Oscar, ti prego, non scherzare: sto affogando in mezzo alla merda!!”, “Ma non mi dire! E com’è che la tua merda profuma di muschio?”), decide di lasciare la crociera, scende ad Alessandria, sale su un taxi il cui autista è un drogato che cerca di violentarla (non c’è niente da fare, con i mezzi di trasporto della terraferma non va d’accordo), viene salvata da Saint-Just, che l’ha seguita sino a lì e picchia l’aggressore. E qui noterei che il salvataggio mette in secondo piano il fatto l’atteggiamento quanto meno morboso del nostro bonazzo: se Rosalie avesse beccato un taxi normale l’avrebbe seguita sino all’aeroporto?
Vabbe’, di fatto l’ha salvata e quindi tutti sono felici, Rosalie torna sulla nave, la sera i due dormono di nuovo insieme, ma senza fare nulla, tanto recuperano qualche giorno dopo con una tripla razione in un alberghetto a Rodi, prima in stanza e poi in piscina, e chissà la gioia degli altri clienti; dopo di che, per gli ultimi tre-quattro capitoli… non succede niente. Scene di vita in crociera, dialoghi al glucosio tra i due piccioncini che discutono di quanto è bello e profondo il loro amore, e l’unico brivido in chiusura quando tutti scendono e Rosalie trova ad aspettarla Bernard, che vorrebbe tornare con lei (ritiro gli striscioni), ma quando scopre di essere stato rimpiazzato da Saint-Just – e, obiettivamente, non c’è partita… – perde la testa, diventa manesco e dà un pugno all’incolpevole André, colpendolo all’occhio. Fortunatamente non con le conseguenze dell’originale.
No, in realtà il vero brivido di chiusura non è questo: è Rosalie, che dopo aver stabilito che Saint-Just e’ quello giusto […]. Non ci credevo, ma debbo ammetterlo, ora. Voglio presentarlo a mamma e papà (questa donna non conosce le mezze misure), gli dice “[…] siamo appena all’inizio, dovrai sopportarmi per i prossimi cinquant’anni!”
Dopo una frase così, persino il Terrore sembra più accettabile.

Annunci