Archivi del mese: luglio 2010

Il demone pecora

Giacobine e giacobini, testimoni del GoS e paladini del libero pensiero, l’estate è iniziata e finalmente anche il clima sembra essersene accorto, e quindi è giunto il momento di tuffarsi. Non in una piscina colma di acqua piena di fervore, ça va sans dire, ma in un fandom piuttosto trafficato, e a cui da un po’ non mi avvicinavo: quello di Inuyasha. Ma oggi ci ritorno grazie a questa chicca di marrion: ONLY HOPE….UNICA SPERANZA, che trovate al link http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=515555&i=1.

Trattasi di una one shot su uno dei pairing più gettonati del manga: Sesshomaru/Rin. Non ci sono riferimenti precisi alla trama originale, ci viene solo detto che Sesshomaru, dopo aver portato con sé Rin per dieci anni, la lascia in un villaggio umano, per poi rendersi conto, dopo altri due anni, che la ama. Che acume! Eh, questi uomini che ci mettono una vita per capire le cose (ah, vero, sono uomo anche io… vabbe’ lasciamo perdere). In realtà, però, non di durezza di comprendonio si tratta, ma di consumata scaltrezza: essendo Rin nel manga una bambina, Sesshomaru aspetta saggiamente che raggiunga la maggiore età, in modo da non essere scambiato per un volgare pedofilo.

Passiamo alla storia vera e propria: è divisa in due parti, le cui voci narranti sono rispettivamente Rin e Sesshomaru. Ed entrambi utilizzano continuamente per quest’ultimo il titolo di “principe dei demoni”; titolo in realtà quanto meno dubbio, visto che appare nel nome di una puntata dell’anime e poi mai più, e del resto il padre era un generale, e non un re. Tanta protervia va punita con una robusta dose di perculatio. Dicevamo quindi che Rin e il principe del menga si alternano come voci narranti, e raccontano i propri patimenti amorosi. Sul monologo di Rin possiamo anche non soffermarci, non è nulla di eccezionale, ma nemmeno è paragonabile a certi obbrobri apparsi sui nostri lidi. Certo, potremmo dire qualcosa sulla forma, potremmo confutare la sua dichiarazione “Eppure adesso mio principe non mi lamento” quando invece la sua orazione è tutta una geremiade (ma come dicono i bannerini su FB, questa è “roba da donne”), così come potrebbe perplimerci che, avendo la giovane imparato a cantare, dedichi a Sesshomaru come regalo d’addio una canzone di Mandy Moore (Only hope, come da titolo) del 2004, ovvero parecchi secoli successivi all’era Sengoku in cui la storia è ambientata. Ma può anche darsi che Rin sia passata per il pozzo, sia arrivata nel presente, abbia imparato l’inglese e si sia fatta una subcultura musicale, quindi lasciamole il beneficio del dubbio.

Anche perché, diciamolo, queste sono piccolezze rispetto a ciò che leggeremo nel pezzo di Sesshomaru, che dilapida tutto il fascino accumulato in 558 capitoli di alterigia in poche righe di ficcyna in cui riassume tutte le storture del maschio contemporaneo. Andiamo a vedere come.

Il nostro principe degli sboroni esordisce dichiarando il suo dolore da quando si è separato da Rin, alla quale attribuisce una precisa conoscenza delle cause di questa situazione, come si evince da queste frasi: Rin sai spiegarmi cos’è questa stretta che sento al cuore. Sai spiegarmi perché quando ti penso soffro. Gli editor mi suggeriscono che siano invece domande i cui punti interrogativi sono scomparsi nella melassa, ma sono semplici illazioni, che comunque nulla tolgono allo struggimento del principe degli albini, che passa a rivolgersi al padre: Padre sapete spiegarmi perché non riesco a smettere di pensare a lei? Sapete dirmi perché sento un peso enorme al cuore?

Il sollievo per il ritrovamento dei punti interrogativi vivi e vegeti non può però impedirmi di chiedere perché continui a fare a tutti le stesse domande. Chi sarà il prossimo, la redazione di Cioè? Per fortuna, prima che si arrivi a tanto degrado, Sesshomaru sente una voce, è il canto di Rin. A quanto pare, per una delle solite incredibili coincidenze si trova vicino proprio al suo villaggio, ma non impuntiamoci: a parte che ha un udito di cane, ma ricordiamo che il Giappone di Inuyasha è notoriamente più piccolo del campo di calcio di Holly e Benji…

Sta di fatto che il principe degli emo incontra Rin nel bosco, e inizia a belare. Voi direte “Ma come, belare? Sesshomaru è un demone cane, qui per giunta allupato, al massimo potrebbe ululare, o al più abbaiare.” Sono d’accordo, ma non è colpa mia se nel giro di poche righe leggiamo queste tre frasi:

Be, si posso fare questo effetto ma non a lei. […]

Be, si devo ammettere è irritante. […]

Non la facevo così sicura di se e sfrontata. Be, mi intriga.

Forse qualche h o degli apostrofi avrebbero trasformato questi belati in intercalari, ma in loro assenza siamo legittimati a fare ipotesi animalesche.

E comunque, il principe degli ovini si intriga con poco.

Rin non sembra affatto contenta di incontrare Sesshomaru, e a ben vedere: dopo due anni di separazione, ha finalmente deciso di sposarsi, le nozze sono prossime. E proprio ora il principe dei macho viene a dichiararle il suo amore! Ma quando viene a sapere che c’è un altro uomo, assume un tono inquisitorio – che non potrebbe permettersi, visto che l’ha abbandonata, ma almeno su questo il personaggio non è ooc:

“è Buono con te Rin?”

Lei annuisce […]

“ E dolce Rin?”

Lei annuì di nuovo […] (e i tempi verbali a casaccio salutano il loro affezionato pubblico)

“ Rin, è protettivo?”

“ SI, per quello che può si […]”

“Come si chiama Rin?”

“A’ principe dei poveri, ho capito che stai parlando con me, non c’è bisogno che ripeti ogni istante il mio nome! Rin non è il diminutivo di Rincoglionita!”

No, quest’ultima frase non la dice, ma sarebbe stata appropriata. Fatto sta che se citassi tutte le battute in cui Sesshomaru  ripete il nome di Rin sforerei abbondantemente il limite del 15% di citazioni, quindi vi basti.

Tra un vocativo e l’altro, emerge che Rin non ama Taro (il nome del suo promesso; e, tra l’altro, il nomignolo per indicare gli scarafaggi in Excel Saga e Fullmetal Alchemist. Info da otaku… questo è Fastidious!), ma lo sposa solo per dimenticare Sesshomaru, che invece adesso è lì, sfoggia un repertorio da innamorato adorante e fa il grande passo: chiede a Rin di sposarlo.

Lei sgrana gli occhi più di quanto non avessi mai immaginato, ma posso comprenderla; non tutti i giorni si riceve una proposta di matrimonio dal principe dei demoni. Non l’ha ricevuta nemmeno oggi, non essendo lui principe, ma il senso è chiaro, e comunque Rin accetta di sposarlo. Dopo aver superato le fasi “stalker” e “seduttore”, il principe degli arrapati giunge finalmente allo stadio “grand’uomo”: Sorrido soddisfatto e la bacio con passione. Un bacio tira l’ altro e siamo finiti con il fare l’  amore.

Due volte.

Ma sì, vantiamoci! Un attimo prima sei disperato per riconquistare una ragazza e appena ci riesci subito vuoi fare il figo sulla tua prestanza sessuale. Che poi, ricordo mestamente che i confronti vanno fatti non con la media umana, ma con la media canina, ma meglio non addentrarsi su questo argomento.

Non insisto oltre su queste meschine vanterie perché stiamo arrivando al culmine. I due amanti si stanno godendo il relax post-coito, quando Rin si alza di scatto e guarda un punto terrorizzata. Un punto nero? Il punto vita? No, è Taro.

Oh, il fidanzato di Rin. Mi dispiace bello lei è mia.

Il principe dei simpatici è approdato alla fase padronale: nonostante Taro si dimostri sin da subito rassegnato e comprensivo, non tollera comunque che la giovane mostri tenerezza o affetto verso l’ex futuro sposo. Rin si alza prende il mio Kimono lo indossa [perché non indossa il suo? Le misure non dovrebbero essere proprio uguali…] e si avvicina a quel Taro e lo abbraccia. Metti giù le mani umano.

“Metti giù le mani, stolto umano!”

Ora, a parte che semmai le mani dovrebbe metterle giù Rin visto che l’ha abbracciato lei, non si capisce perché si debba ripetere due volte lo stesso concetto; lo aveva già fatto in precedenza, lo rifà subito dopo:

“ ah ah ah ah. E’ normale Rin è geloso!” esclama Taro.

Io geloso? Mai.

“Sesshomaru geloso? No, Mai Taro semmai possessivo.”

Mancava solo che il principe delle reiterazioni utilizzasse la più abusata delle giustificazioni per la gelosia. Ma Rin, in quanto a sensibilità, non sembra poi essere molto meglio: a Taro che ammonisce Sesshomaru di renderla felice dice “Taro tranquillo. Solo il fatto che lui è qui e mi ha chiesta in moglie mi da felicità. Una felicità immensa credimi.” Che ok, sarà anche vero, ma non è proprio una frase carina da dire all’uomo che hai appena mollato – anzi, visto che ufficialmente non lo avevi lasciato, che hai appena tradito e mollato. E anche quando Taro le dice che la amava da due anni non ha reazione, tranne il rispondere alla battuta di Sesshomaru sulla lentezza degli umani (“Senti chi parla, tu ci ai messo dieci anni per renderti conto di amarmi e chiedermi in moglie.”), e alla fine liquida questa scena di teatro dell’assurdo con la seguente frase: “ Dai, ciao Taro ci vediamo. Sesshomaru vestiti [suppongo con i vestiti di Rin, visto che lei ha messo i suoi; quindi può fare anche il principe dei travestiti] e andiamo.”

Ciao Taro ci vediamo. Cioè, si può dire una cosa così all’uomo che hai appena eccetera, ormai lo sapete. Ma pensiamoci un attimo: tutto il racconto verte intorno alla tensione sessuale e sentimentale tra Rin e Sesshomaru, non c’è una parola, per quanto smielata, che non sia indirizzata a costruire questa atmosfera di amore, passione e tutti gli annessi e i connessi, e appena la coppia si riunisce si manda tutto all’aria con un abbruttimento dei protagonisti, con un dialogo così sconclusionato? Se si arriva a questo poi non si può chiedere indulgenza per la punteggiatura intermittente, per l’abuso di retorica, per gli anacronismi musicali, per le coincidenze impossibili.

Più comprensivo di noi, Taro non reagisce come avrebbe diritto di fare, sfanculando Rin e il suo principe degli zebedei, ma di fronte a quel capolavoro di cinismo che è stata l’ultima frase della giovane commenta, all’unisono con Sesshomaru, con una esclamazione: “Donne!” E il principe dei marpioni sente la necessità di concludere con una massima come quelle che tramandavano le nostre nonne: Già donne! Sono una disgrazia, ma senza di loro non potresti vivere. Fatevelo dire dal principe dei demoni che si è appena scoperto innamorato.

Con una dichiarazione che sembra uscita dalla Vedova Allegra (che rispetto a Mandy Moore è un bel passo in avanti, se mi è concesso un parere!), termina la ficcyna. Il mio giudizio sulla storia in generale l’ho dato qualche capoverso più su, ma in chiusura cosa possiamo dire di questo Sesshomaru? Ultimamente, quelli che millantano il titolo di principe finiscono a Sanremo o a Ballando con le stelle. Qualcosa tipo questo:

 

Sì, lo ricorderemo così.

 

 

P.S. Oggi Fastidious compie quattro anni. Champagne!