Archivi del mese: ottobre 2009

Inglourious Kaulitz Basterds

Giacobine di illustri casate, sanculotti dell’ultimo minuto, vandeane d’accatto e pazienti girondini, ben ritrovati!

Il precedente profluvio di epiteti storici non è senza un perché, anche se si potrebbe polemizzare sul percome: la ficcyna che oggi vengo a sottoporre alle vostre fameliche fauci è infatti di ambientazione storica; roba per gente colta, quindi, come voi Fastidious Readers siete senza dubbio.

Si tratta quindi di una storia storica; e meno male che non è destinata a rimanere nell’immaginario, altrimenti diventerebbe una storica storia storica. Ma non divaghiamo: si tratta di Ready, Set, Go, it’s time to run.., venuta alla luce dalla leggiadra penna (o tastiera) di dark483, e la potete trovare a questo link: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=403461&i=1.

Lo so, il titolo sembra suggerire sviluppi più sportivi che storici, ma abbiate pazienza, in fondo l’autrice, come lei stessa dice nell’avvertenza iniziale, non ha studiato il periodo storico in cui la ff è ambientata perciò le affermazioni che seguono potrebbero non essere attendibili al 100%. Non storcete il naso, cari lettori e lettrici, di fronte allo spettacolo di un racconto storico scritto senza conoscere la storia: pensate a quante ficcyne avete letto scritte in lingua italiana da vestali che non sanno l’italiano, e la cosa vi sembrerà quasi normale. Qui almeno non ci sono linguaggio sms ed errori ogni due parole. Un po’ di indulgenza, per Depp!

Però mi rendo conto che ancora non ho specificato di quale periodo storico stiamo parlando. Ce lo chiarisce subito l’introduzione alla storia stessa: Una storia romantica che nasce, ai tempi della seconda guerra mondiale, nei campi di concentramento.

E fu così che ogni possibile indulgenza andò a farsi benedire.

Cioè, no, seriamente: tra tutti i possibili periodi storici in cui si può ambientare una storia d’amore contrastata (perché di questo si tratta, come vedremo) proprio quello più delicato, e su cui occorrerebbe un minimo di preparazione? A quanto pare, sì.

Ora, come dico sempre io, mai giudicare troppo presto: magari, nonostante le premesse non siano delle migliori (a partire dal titolo: cosa c’entra con i lager?), l’autrice saprà trattare la materia storica con la delicatezza che merita.

Le speranze si incrinano quando si considera che la fan fiction è una real person sui Tokio Hotel, in cui Bill, come gli altri tre membri del gruppo, è un soldato come tanti altri. Tuttavia, visto che i quattro debosciati nella storia si occupano di eliminare gli ebrei e lavorano in un campo di concentramento, è più facile che si tratti di SS, visto che nei lager la Wermacht non aveva incarichi. Chissà come saranno felici questi poveri musicisti di essere accomunati all’esercito più efferato della storia europea, e per giunta dalle fan: non oso pensare se fossero detrattori…

Comunque, la presenza dei Tokio Hotel in questa ficcy è già il segno che la sensibilità storica ha comprato un biglietto di sola andata per Gotham City. Come si sa, i nazisti non hanno sterminato solo ebrei, slavi e rom, ma anche oppositori politici ed omosessuali. E d’accordo, nonostante le numerose ed autorevoli voci i Tokio Hotel gay non sono, ma ciò non toglie che è molto difficile che un uomo con questo aspetto

venga accettato dalle SS o da qualsivoglia gruppo armato della Germania nazista. Dovremmo magari immaginarci Bill Kaulitz con i capelli corti, o magari rasato a zero, struccato e senza tette ma con tutta la buona volontà non ci riesco.

Vabbe’, soprassediamo, e passiamo alla trama vera e propria. Protagonista di questa storia è Gretel, una ragazza tedesca che vive da sola da quando il padre se n’è andato, durante la di lei infanzia (e pensare che doveva accudirla e impararle tante cose! La grammatica, tra le altre) e la madre è morta di un male incurabile. Per dirla in una parola, è una Sue, e sono certo che non avreste mai indovinato se non ve lo avessi detto io. Ed è proprio la pu-pulzella a raccontarci il contesto storico della ff: Tre anni fa nel 1933 i Tedeschi hanno fatto la scelta più stupida che avrebbero potuto fare, votarono Hitler come cancelliere. E sin qua, ci siamo.

All’inizio sembrava solo avere attitudini strane ma mai nessuno avrebbe capito quello che la sua mente diabolica in realtà aveva partorito. Mah, diciamo che ben prima di prendere il potere aveva idee ben chiare (Mein Kampf), altro che “attitudini strane”… forse queste:

In pochi anni, un paese democratico come il nostro è diventato un regime soprannominato : il Terzo Reicht. Reich senza t, ma non impuntiamoci.

E al suo comando Hitler ha preso il nome di Fürher, ha attaccato la polonia e così era scoppiata la seconda guerra mondiale. A parte che non si capisce cosa abbia fatto di male la Polonia per meritarsi l’iniziale minuscola e i tempi verbali per essere mescolati a casaccio, se Gretel ha esordito con “tre anni fa” allora siamo nel 1936. Ma la Polonia viene invasa nel 1939. Quindi i casi sono tre:

1.   Gretel è una veggente;

2.   Gretel è stata la prima astronauta della storia e ha subito una serie di paradossi temporali;

3.   Gretel è vittima del primo errore storico di questa ficcyna.

Propendo per la terza ipotesi; ma in fondo si tratta di soli tre anni, cosa volete che sia successo di importante tra il 1936 e il 1939, a parte guerra di Spagna, occupazione dell’Albania, anschluss dell’Austria, conferenza di Monaco e occupazione della Cecoslovacchia? Bruscolini.

Ok, meglio non accanirsi. Il racconto di Gretel prosegue con una descrizione (semplicistica ma passabile) delle atrocità antisemite dei nazisti.

Qui finisce l’introduzione pseudo-storica, e torniamo in casa di Gretel, dove c’è un’altra persona.

No, non è Hansel.

Si tratta di Ester, ragazza ebrea, che si nasconde dalla sua amica Gretel dopo che la sua famiglia è stata catturata.

I soldati nazisti perquisiscono casa di Gretel, senza trovare nessuno, e una volta che se ne vanno Ester esce dal nascondiglio, depressa (e vorrei vedere), e l’amica per distrarla la invita a giocare: cominciamo a rincorrerci fra tutte le cose che poco prima [i soldati] hanno messo in disordine. E quando l’afferrò, ci buttiamo per terra senza fiato e ridiamo a crepapelle.

Fermiamoci un attimo. Tutte le testimonianze di chi si è nascosto in case private per sfuggire ai nazisti, dal Diario di Anna Frank a Maus, coincidono sotto un aspetto: gli ebrei nascosti avevano spazi ridottissimi e facevano il minor rumore possibile, evitando anche di avvicinarsi alle finestre per non farsi scorgere da altri, in quanto il rischio di essere denunciati dai vicini, per fanatismo, paura o avidità, era molto elevato. E queste due invece corrono e ridono?

Stando così le cose, non stupisce ciò che avviene nel capitolo successivo: Gretel va a fare delle compere, e quando torna trova la porta aperta e più nessuna traccia di Ester: è stata portata via. Stupisce invece che non venga arrestata anche Gretel, per aver nascosto degli ebrei, eventualità che era stata carezzata nel primo capitolo (se prendono lei prendono anche me, anche se sono tedesca). Ennesimo sfondone storico, a cui però Gretel decide di rimediare: per raggiungere l’amica e morire con lei, si cuce sui vestiti una stella di David e esce in strada, per farsi passare come ebrea e arrestare dai nazisti.

Sino a qui, se non fosse per gli errori storici e lo stile zoppicante, la trama in sé non sarebbe male (dalla regia mi fanno segno che non sono d’accordo, ma a volte mi piace essere indulgente): un dramma dell’amicizia con possibili risvolti interessanti. E quindi la domanda è: era proprio necessario mandare tutto in vacca inserendo i Tokio Hotel? (per esser chiari, l’effetto sarebbe stato lo stesso anche con Who, Pink Floyd, Queen o Radiohead, non è una questione di qualità musicale)

La narrazione si alterna tra Gretel e Bill. Quest’ultimo, insieme agli altri tre TH, lavora in un lager, ma odia il suo lavoro e non vuole uccidere, da cui uno stato di crisi permanente; Gustav sembra condividere il suo stato d’animo, mentre Tom e Georg si divertono un mondo (suppongo che ciò sia un riflesso della classifica di gradimento dell’autrice). Comunque, nonostante tutto, è proprio Bill a trovarsi di fronte Ester – la quale gli dice senza mezzi termini “ora sbrigati..uccidimi!” – e con qualche riluttanza la uccide, per trovarsi poi ovviamente pieno di rimorsi. Solo che, nelle sue amare riflessioni, appare anche questa: Ester…già, doveva chiamarsi così.

Me lo ha detto con un tono di speranza.

Come se io avrei dovuto salvarla da quel destino crudele.

Come, prego? Ester gli ha detto di sbrigarsi ad ucciderla, e lui ci vede la speranza?

Oltre che nazista, in questa ficcyna Bill Kaulitz è pure tonto (nel suo caso, probabilmente, SS sta per So Stupid!).

È proprio per non sparare sulla Croce Rossa che evito di far notare che l’arruolamento nelle SS era di natura volontaria, non obbligatoria come per l’esercito, e che pertanto se Bill si trovava a lavorare in un lager non poteva lamentarsi di esserci stato costretto, quindi i rimorsi sono a dir poco non credibili [toh, evitando di farlo notare, l’ho fatto notare…].

Ritorniamo alla storia. Mentre Bill è preda dei rimorsi per aver ucciso Ester, arriva il gruppo di deportati in cui si trova Gretel. Lui e lei ovviamente si scorgono a vicenda, si guardano a lungo. Come si suol dire, è amore a prima vista, per entrambi.

Un soldato mi sta portando da qualche parte.

Non so dove.

L’unica cosa a cui penso sono gli occhi di uno di loro.

Ma che dico.

Uno di noi.

Perchè io sono tedesca.

Eh, la forza dell’ammmoreh! Gretel si è finta ebrea per morire insieme all’amica, e basta uno sguardo per innamorarsi di un soldato, cioè uno di quelli che perseguitava l’amica (nel caso specifico, proprio dell’assassino). Adoro la coerenza. Ma Bill fa di meglio, inizia a correre istintivamente verso di lei. La scena va riportata per intero perché merita:

Sta correndo verso di me.

-LASCIALA!!-urla liberandomi-lei no!-

Lo osservo confusa.

Che vuole questo da me?

Mi abbraccia forte e mi accarezza i capelli.

Non so perchè ma, mi sento bene, benissimo.

Proprio il tipico stato d’animo di chi è appena stato portato in un lager, no?

Bill viene trascinato via da un generale, Gretel si sente un in colpa perché per quel gesto potrebbe essere condannato a morte. In effetti è proprio ciò che dovrebbe succedere, ma il generale, portato in disparte Bill, dice di non poterlo deferire e farlo uccidere. Il motivo? È suo nonno.

Non ho la forza di commentare questo coup de theatre, ma penso che potrete farlo benissimo voi in vece mia.

Negli ultimi due capitoli, i piccioncini passano la notte a pensarsi reciprocamente. Bill sente già che senza di lei non può andare avanti (a fare l’SS?), mentre a Gretel quel soldato tedesco […] l’ha colpita al cuore come mai nessuno ha fatto (“colpire al cuore” parlando di soldati, soprattutto in un lager, non è la metafora migliore…). La giovane si trova al di fuori di quello che potrebbe essere un dormitorio, perché ovviamente le prigioniere nei campi di concentramento potevano stare dove volevano loro, e viene raggiunta da un’altra internata, che intuisce i suoi problemi di cuore e le chiede di chi si tratti.

-è un soldato..Bill..si chiama Bill!-

-Quel Bill ..-

Com’è, tutti i prigionieri lo conoscono? Già, ma con quei capelli, figuriamoci se non si notava, in mezzo agli altri nazisti…

-l’ha fatto anche con una mia amica..poi l’ha uccisa- mente la misteriosa-non fidarti e toglietelo dalla testa!- e soddisfatta per averla ferita si alza e se ne va.

E certo, il campo di concentramento diventa teatro di diatribe amorose nemmeno fosse un college da telefilm americano. Infatti, “stupida” grida dentro di sè Gretel “ti eri illusa di nuovo? Vaffanculo Bill!!”, mentre dall’altra parte del campo Bill pensa “beh notte, Gretel” e sorride di nuovo, e su questo saluto si interrompe la storia sinora pubblicata. E direi che una buona notte sia la cosa migliore da darci anche di fronte a questa ficcyna.

Incubi e Deliri

Miei carissimi pennuti in procinto di svernare per lande ben più temperate, rieccoci nuovamente dopo una lunghissima attesa a bordo della nostra amatissima Chevrolet Impala del ’67.

La vecchia radio sta diffondendo le note di “Sympathy for the Devil” del Rolling Stones, mentre mi accingo a scoprire cosa tale bsbina ha in serbo per i nostri due fratelli nel suo primo racconto sulla coppia Sam-Alice che potete trovare qui: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=408834&i=1

Se vi state per domandare chi sia costei, spegnete immediatamente le vostre “piccole scelluline grigie” (sì guardare Poirot costretta da mammà ha questi effetti, purtroppo), perché è la stessa autrice a prevenirvi nella descrizione lunga quanto un capitolo.

La vestale ritiene che nella serie manchi un tocco femminile, ergo ha inserito un personaggio ad hoc (che a me puzza tanto di self- inserction, dal momento che nell’unica storia che non tratta di Supernatural il personaggio creato da lei si chiama Alice) e ci consiglia di risparmiarci critiche tipo “Ah ma questa chi è?”,”Ma nel telefilm nn compare!” o altro… (tralasciamo che queste non sono critiche ma domande legittime quando si legge una storia con un personaggio che non si conosce? Sì, tralasciamo) tanto ciò che esce dalla mia testolina lo trasformo in racconto…. (ricordiamo a bsbina che i punti di interpunzione sono tre? Non due né quattro. Tre. E magari che dopo un qualsiasi segno di interpunzione ci va lo spazio?) le critiche costruttive le potrei prendere in considerazione…le critiche e basta…NO! (Io non so voi, ma l’ho quasi preso come un invito gratuito. Sì, sono stronza e me ne vanto)

Sto notando che ormai su EFP è di moda postare la presentazione della Sue di turno nella descrizione della trama, un arguto sistema per evitarsi di creare un capitolo a parte per raccontare la sua struggente e drammatica storia.

Alice, che fa Courteney di cognome e che ha la stessa età di Sammy, è una Sue come tutte le altre. Figlia di due hunters (dire “cacciatori” non fa feeeko) amici dei Winchester (non l’avrei mai detto…) morti, poverini, qualche notte prima di Mary W. (mi sembra di leggere un articolo su di un quotidiano: “Intervista a Mary W. che ha finalmente coronato il suo sogno di diventare una plafoniera umana”), uccisi anche loro casualmente dal demone dagli occhi gialli aka YED aka Azazel, che, sempre casualmente, ha “infettato” la piccola di famiglia (spazio) (cioè Alice) (spazio) con il suo sangue di demone (anche qui, non l’avrei mai detto). Vi chiederete che superfenomenali poteri cosmici abbia la nostra Alice. Be’… niente di particolare, telecinesi, divinazione… in pratica è la versione femminile di quel bel giovine dagli occhi da cane bastonato (cit.) di Sam. Ah, e poi c’è… no, dai, non ve lo dico, voglio costringervi a leggere tutta la storia per scoprire quanto sia Sue la nostra AliceSusanna.

Ma non usciamo troppo fuori dal seminato.

La nostra bimbetta viene affidata a nonno Michael, un altro hunter (aridaje… “cacciatore”. E’ così difficile da scrivere? Capisco che si sta scrivendo di una serie americana, ma si sta scrivendo in italiano. Se sono parole che tradotte non perdono assolutamente il proprio significato, perché non tradurle?), che le insegna a cacciare. A 12 (non “dodici”) anni conosce Dean e Sam. Ovviamente Sam-cane bastonato le risulta subito simpatico, Dean, invece, è troppo spaccone (leggasi tamarro-inside) per piacerle (attenta AliceSusanna, il motto dice: “chi disprezza compra”). John W. e Michael (trattasi di Johnny W. E Mike C., due nuovi rapper orginari del Kansas) durante una caccia affidano i due dodicenni alle amorevoli cure di Dean, talmente idiota da farsi trovare dall’essere cacciato, un vampiro, farsi scaraventare contro un muro perdendo i sensi e lasciando quindi i due ragazzini in balia del mostro.

Sì, lo so che nella serie originale i due Whinchester ignorano l’esistenza dei vampiri fino alla puntata venti della prima stagione, ma l’autrice ha messo un bel avviso AU, quindi non commenterò.

Cosa accade esattamente non ci è dato sapere (la povera vestale ha dovuto concentrare in poco spazio un’infinità di nozioni, povera stella; se le sfugge di accennare ad un dettaglio che diverrà fondamentale per capire il resto della storia, non è mica colpa sua!). Apprendiamo solamente che Alice salva Sam in qualche modo, venendo ferita lievemente e residuando dallo scontro una leggera cicatrice.

A 22 (e non “ventidue”) anni, come Sam e tutti quelli che ai tempi avevano ingerito il sangue dello YED, manifesta i suoi fenomenali poteri cosmici racchiusi in un minuscolo spazio vitale. Lo YED la cerca, la trova e uccide il nonno. La Sue promette sulla sua tomba di vendicare la famigghia e si dirige verso Stanford sperando di incontrare Sam, ma a quanto pare Sam non sta lì (e non si capisce perché visto che tutto si svolge prima della prima puntata della prima stagione – scusate le ripetizioni – e Sam a ventidue anni vive a Palo Alto con Jessica). Ma sono solo dettagli insignificanti per permettere alla nostra Alice di spostarsi di pochi km e di incontrare il futuro uomo della sua vita. Chi ha pensato che possa essere Dean alzi la mano. No, non c’è alcun premio in palio, visto che avevo sparso indizi in bella vista.

Ma analizziamo il tutto attentamente:

Arrivata a destinazione si incontra-scontra con lo stesso Dean che tanti anni prima detestava, il quale la riconosce dalla cicatrice che la ragazza ha (sul fianco) (dettaglio fondamentale non richiesto che apre la strada molti interrogativi, tipo: visto che solitamente da un incontro-scontro non si incappa in una svestizione casuale dei malcapitati, allora è il nuovo rituale di accoppiamento del Dean-mammifero? Sapevatelo, su rieduchescional ciannel!).

Lei vuole vedere Johnny W., ma Dean le spiega che è scomparso e lei accetta di seguirlo per ritrovare il padre di lui e per vendicare la sua famiglia. Ora, questa frase può essere interpretata in diverse maniere; barrate la risposta che vi sembra più corretta.

  • AliceSusanna ha dimenticato la promessa fatta sulla tomba del nonno e decide che è meglio vendicare la famiglia di Johnny W. (anche se Johnny W., Dean e Sam sono ancora vivi, ma avendo lei poteri di divinazione sa già che moriranno tutti a turno);
  • AliceSusanna, ignorando il corretto uso della grammatica italiana, perseguita ancora nel vendicare la PROPRIA famiglia, con l’aiuto di Johnny W.;
  • La vendetta per AliceSusanna è una mera scusa per potersi fare entro la fine delle storia tutti e tre i Winchester.

Nemmeno a dirlo, i due (Alice e Dean) si innamoreranno perdutamente nel corso della storia. Alla fine della II (e non “seconda”) stagione, quando Sam verrà imprigionato dallo YED a Cold Oak insieme agli altri bimbi prodigio (non è proprio la traduzione ideale per “psychic kids”, ma ci accontentiamo), anche Alice viene catturata (non fa una piega, è una psychic Sue) e, quando Jacob pugnala Sam, non lo fa perché sono rimasti solo loro due (ovvio, una Maria Susanna non può morire, e se muore, risorge), ma perché in realtà voleva colpire lei, e Sam si è semplicemente messo in mezzo.

Durante le III stagione, dopo aver scoperto quanto tempo gli rimane da vivere, Dean le chiederà di sposarlo.

Dean con molto self control si volta verso di me dal sedile del guidatore per esprimere la sua opinione in merito:

Dean, caro, non reagire così. Tutti quanti sappiamo che se sapessi di avere un solo anno di vita, ti daresti ai piaceri della carne e del cibo come mai nella tua vita (come è in effetti accaduto); ma, in fondo è solo una ficcyna. Poteva capitarti di molto peggio, potevi trovarti in una slash Winchest. Dean, per l’ultima volta… le vestali sanno che siete fratelli e… no, non le ferma neanche questo.

Coooomunque, la nostra adorabile (eh?) fanciulla accetterà con gioia la proposta, pur sapendo che il salvataggio di Sam non era dovuto a semplice amicizia… (vuoi vedere che la nostra incantevole – eh? – AliceSusanna ha fatto innamorare anche Sam?) poi dopo la morte di Dean… beh poi leggerete nella mia seconda fan fic!XD (anche voi fremete di leggere la sua seconda fan fic, vero, pennuti miei?)

Ma passiamo alla ficcina vera e propria; immancabile il monoblocco che tanto piace ai vostri occhi.

Ci troviamo sull’immancabile Impala, che scivolava silenziosa sull’asfalto bagnato dalla pioggia, come si può ben vedere da questo video girato da qualche fanghérl:

Oltre a scivolare, scopriamo anche che è il suo motore fa le fusa come un gatto; deve essere il primo prototipo di Kit, che solo dopo ha avuto il dono della parola. Dean russa beatamente sul sedile posteriore; anche Alice Sue (che d’ora in poi, per attenerci all’autrice, chiameremo Alice S.) se la dorme della bella, ma, ovviamente in modo più aggraziato, come si conviene ad una Sue. Ovviamente I rumori prodotti da Dean sono così forti che Sam è costretto a spegnere la radio per non alzare il volume e svegliare così la cognata.

Dean, è inutile che fai quella faccia inorridita. Te l’ho già detto che sei sposato.

Sam, il povero pirla di turno, invece, deve stare sveglio e attento, avendo il gravoso compito di guidare la creatura che il fratello considera molto più importante di una donna. Si lascia quindi andare ai ricordi e ripensa, con un po’ di invidia per Dean e Alice S. e a quello che hanno adesso, ai suoi passati amori: Jessica, Sarah, Madison… e invece no. Scopriamo che, in fondo non amava Jess, che era per lui alla stregua di un’amica (Un giovane Sam portabandiera della scopamicizia… ma ce lo vedete?), perché in realtà è sempre stato innamorato della figlia dei vicini, nonché amici di famiglia aka Alice S..

Il pezzo che spiega tutto DEVE essere citato per intero:

da piccolo, gli aveva raccontato il padre, lui era solito giocare con una ragazzina, la figlia dei loro vicini e migliori amici. (eccerto, perché in america i cacciatori del soprannaturale crescono sugli alberi come le pere e vivono tutti nello steso vicinato come un’allegra famigliola) Questa bimbetta con un incredibile sorriso e due occhioni blu cobalto (sembra Gollum) lo aveva stregato sin da piccolissimo e per lei aveva affrontato “prove” impossibili. (pretendo che mi si dica quali) Poi, dopo la morte dei nonni, gli avevano detto che la bimba era stata data in adozione ad un’altra famiglia e che non sarebbe più tornata. (Guh? Ma non era stata affidata al nonno-cacciatore, che era uno e non due, dopo la morte dei genitori? Ed il nonno non era morto quando lei aveva ventidue anni? Non era un po’ grande per essere affidata ai servizi sociali?) […]Che sorpresa quando, circa l’anno precedente (magari il “circa” leviamolo che non ci sta) se l’era trovata davanti la porta di casa insieme al fratello! (spazio) Quasi non era riuscito a riconoscerla! (spazio) Il fisico le si era modellato fino a donarle forme eleganti e sinuose (Mai che si parli di una Mary Sue piatta come una tavola. Però, devo ammettere che la Sue sinuosa mi era mancata! *_* E le curve al punto giusto dove le mettiamo?). Il viso le si era asciugato (E’ Victoria Beckam con le lenti colorate) e gli occhi blu (spazio) (questo lo ricordava benissimo!) (spazio) le illuminava (la discordanza fra soggetto e verbo è commovente)  il volto come stelle nel cielo.

E’ bello notare come Sarah e Madison non siano nemmeno lontanamente contemplate. Certo, se Jessica per lui era solo un’amica, loro due non hanno nemmeno motivo di essere menzionate; poco importa se l’una è la prima che riesce a fare realmente breccia nel cuore di Sam dopo la morte di Jess e l’altra è semplicemente la prima con cui fa sesso dopo la succitata morte.

Sam rasenta l’OoC quando, mentre guida, tenta di baciare la cognata ignara di tutto, rischiando di ammazzare tutti quanti.

No, Dean, purtroppo non ci riesce, la storia continua.

Puoi distrarti con la vostra nuova missione a San Diego; si tratta di una casa infestata, da quanto leggo qui. Di più, nin zo.

I tre si travestono da rappresentanti del Comitato Vigilanza Sicura, mostrano il loro tre distintivi fasulli alla tipica vecchietta inoffensiva e si presentano come agente Fich, Maryle e Johen. La vecchietta saluta solo Dean, come è logico che sia: “Salve, agente Fich, Maryle e Johen. Che cognome lungo che ha!”

Bugia questo l’ho aggiunto io.

Da brava vicina la vecchietta Mrs Witts li fa entrare e, mentre Dean chiede senza troppi preamboli se ha notato qualcosa di soprannaturale (Dean sa che se fa un domanda del genere a bruciapelo la gente chiama la vera polizia… di solito chiede cose del genere dopo due tre domande prive di risposte stranee con la sua solita faccia da schiaffi che tanto adoriamo) e lei risponde placidamente di non aver visto nulla, la casa viene circondata da gente posseduta.

Una trappola.

Uao, che suspence.

Anche l’anziana signora è posseduta, ovviamente, e si dirige non verso Dean, non verso Sam. Indovinate allora da chi? Ma verso Alice S., no?

Sam si para davanti a lei per proteggere l’amata (Dean, tira fuori le palle e proteggi tua moglie! Sì lo so che in realtà non sei sposato, ma non importa) e lancia contro la proprietaria di casa l’acqua benedetta ed il suo volto diventa un ammasso sfigurato, sfrigolante a causa del contatto con il liquido (si è fusa tipo il formaggio nell’olio bollente, quindi), ma non serve a niente, perché i tre vengono catturati in men che non si dica (Dean, vedi cosa succede a non fare un cacchio e a relegare tutto sulle spalle di quel pappamolle di tuo fratello?).

La Sue si risveglia, legata ad una parete (pretendo un disegno che mi mostri come fa ad essere legata ad una parete); Dean, come c’era da aspettarsi in questo caso, è ancora svenuto (cosa si fa pur di non salvare una Sue) e di Sam non c’è traccia (tranquilli, arriverà anche il suo momento di gloria da Gary Stu).

E’ in un’altra stanza anche lui, incatenato a petto nudo. Cerca di liberarsi, contranendo il muscoloso busto per lo sforzo (non dico a cosa mi fa pensare questa frase); Goccie (no comment) di sudore gl’imperlarono il torace nudo. Non riesce a muoversi, ma riesce comunque a studiare la sala soglia (credo intendesse “spoglia”, ma il dubbio rimane, eh) riuscendo a capire che le mura sono spesse (è un GaryStu, ha la vista a raggi x). Una porta si apre e una figura incappucciata (forse era troppo brutto per competere con Sam) trascina Alice S. nella stanza e la adagia su di una brandina vicino all’altare. E noi tutti in coro ci chiediamo: perché? Se, come ritengo trattandosi di una MarySue, dovrà essere sottoposta a qualche rituale, perché non adagiarla direttamente sull’altare? In realtà la Sue è una falsa magra e pesa centocinquanta chili? Sì, sì… sempre la storia che sono le ossa ad essere pesanti.

Ma voi vi starete chiedendo chi mai può organizzare tutto ciò e soprattutto, quale sarà il suo losco intento?

Suvvia, so che fremete dalla voglia di saperlo.

Eccovi accontentati: si tratta di Meg. Ed ecco spiegato anche Sam a torso nudo: Tutti i fan di Supernatural ben ricordano che la figlia di Azazel ha sempre avuto un debole per il nostro Sammy.

Anche lui si domanda perché Meg debba rompere loro le scatole pure in questa ficcyna, ma lei vuole tenerlo sulle spine. Lei sa che lui ama Alice e che vederla mentre si scambia effusioni con Dean (Sam, vergogna… anche vouyeur, adesso?) è una sofferenza per lui. Per farlo soffrire ancora di più, come se questa storia non lo stia torturando abbastanza, si avvicina a Alice S. e le tocca il volto, privo di vita (non gioite troppo presto, la nostra eroina non è morta).

Sam, in preda all’ira funesta crea con i suoi poteri da Gary Stu una sfera invisibile (WTF? E’ diventato un Sayan di quinto livello, adesso?) che colpisce il demone. Una delle tre figura incappucciate si avvicina a Meg, le sussurra qualcosa che al demone garba assai. Poi gli incappucciati sollevano la brandina e posizionano Alice accanto all’altare (in pratica la sollevano e la rimettono a posto, visto che era già posizionata VICINO all’altare) e Meg comincia a recitare un anatema che la vestale ci informa essere in latino: Exorte te, o demoa, vampiri figurae…vene nostrum te invoco…vene nostrum te invoco…

Siamo sicuri che sia proprio latino? E sì che sono parecchio arrugginita, ma dovrebbe essere più o meno: adhortor te, daemon, vampiri (massì, glielo concediamo) figura, invoco te, vene a nobis.

Ma proseguiamo.

A queste parole la Sue, che a Sam sembra morta, diventa improvvisamente la gemella di Edward Cullen: le labbra carnose erano più rosse (d)el solito, I capelli ora erano tendenti più all’oro che non al solito castano mielato. La pelle, infine, era pallida e diafana. Ad un tratto, Alice aprì gli occhi. Il blu cobalto che tanto amava, era stato sostituito da uno strabiliante color topazio, meno familiare ma conosciuto.

La parola “vampiri” fa supporre che Alice sia diventata un vampiro, ma a questo punto mi sovvengono alcune domande a cui spero sappiate dare una risposta:

  1. perché qualcuno si dovrebbe tramutare senza ragione in un vampiro semplicemente dopo che è stata recitata una formula tanto insulsa?
  2. perché un demone dovrebbe trasformare una Sue in un vampiro?
  3. e perché improvvisamente siamo piombati in un racconto della Meyer?

 I vampiri di Supernatural hanno un’identità ben definita. Una volta trasformati (quando il loro sangue umano viene a contatto con quello di un vampiro o quando ingeriscono sangue di vampiro) non cambiano colore di occhi, di capelli o di pelle. Semplicemente, diventano abili predatori dagli occhi iniettati di sangue e dalla bocca colma di aguzzi denti retrattili. Non una vera e propria bellezza, insomma. Il sole da loro fastidio, ma non li incenerisce, non vengono uccisi da paletti di frassino conficcati nel cuore e possono essere ammazzati solamente se si taglia loro via la testa. Sono creature senz’anima, che ricercano la lussuria. Non saranno fighi, ma hanno una loro dignità.

Il color topazio è quello degli occhi di Alice nella sua forma vampira (“vampiresca” no, eh?).

Perché questa Sue possieda una “forma vampira” non ci è dato sapere, né credo lo intuiremo mai. AliceSue si alza dalla brandina con la sete di qualcuno che ha vagato per anni nel deserto del Gobi, la gola pulsava convulsamente (ho bisogno di un disegnino anche qui per capire come una gola posa pulsare convulsamente. Le mie nozioni di anatomia mi hanno reso una frigida giacobina priva di qualsivoglia immaginazione) ma non è di acqua che ha bisogno, bensì di sangue. Meg le sussurra qualcosa in latino e gli occhi della sue diventano rosso rubino (‘sti cazzi. Una Maria Susanna con occhi normali  mai, eh?). Almeno la vestale stavolta ci risparmia altri strafalcioni che farebbero rivoltare nelle proprie tombe gli autori latini. Alice si alza, scruta la stanza, vede Meg incappucciata e la riconosce per quello che è, una vecchietta (anche la Sue ha la vista a raggi x) posseduta da un inutile demone.

Poi vede Sam.

Ricordiamoci che ha una sete della Madonna, quindi, giustamente pensa di affondare i propri dentini appuntiti nel collo di lui.

Meg vede la scena e gongola, perché forse, per una volta nella sua vita, il piano per uccidere i Winchester bros. sta per avere successo.

Meg, non gioire mai prima che tutto sia compiuto; è sempre dei Winchester che stiamo parlando. Se morissero (e non resuscitassero) le autrici di slash ne soffrirebbero.

Sam, che non a caso è il più intelligente dei due fratelli, capisce subito che Meg e gli altri incappucciati hanno evocato la bestia che dormiva beatamente dentro la Sue. Adesso capisco pure perché sia così incazzata: pure io se mi disturbano mentre dormo le ho girate per tutto il giorno e non ce n’è per nessuno.

Gary Stu-Sam cerca di far svegliare Alice, la cui coscienza è stata segregata da Meg, ma la Sue, ovviamente, non ci casca, va verso di lui ancheggiando come una lap dancer e lo bacia, quasi dispiaciuta per doverlo uccidere. Oddio… mi sorge il dubbio che tutto questo sia stato diabolicamente architettato per permettere alla Sue di farsi Sam senza commettere adulterio: tanto non era in sé in quel momento.

Lei, però, si limita a morderlo sul collo.

Sam non è felice di morire, ma lo rincuora il fatto che sarà per mano di Alice.

Non fa una piega. Anche io, se proprio mi devono uccidere, voglio che sia l’ammoreh della mia vita a farlo. Lo scriverò sul testamento.

Però stranamente non muore dissanguato.

Essì, perché la Sue mica può farsi infinocchiare così dal primo demone che passa (certo, il fatto che Meg abbia recitato una formula senza senso e con ogni probabilità priva di alcun potere forse ha aiutato un pochino); anzi, sussurra pure a Sam di fingere di essere morto.

Meg entra nella stanza raggiante, convinta di aver finalmente spedito Sam al Creatore, si dispiace di non aver offerto alla Sue anche il suo ex-marito, ma non si accorge della cosa più evidente: Alice non è assolutamente sporca di sangue. E i vampiri di Supernatural solitamente si sbrodolano. Ma tanto tanto, eh.

Alice S. finge di eseguire i nuovi ordini impartiti da Meg ed invece la azzanna alla gola e la uccide, anche se tecnicamente non può ucciderla, visto che è un demone, a meno che non usi la Colt o il pugnale di Ruby. Ma lei è una Merisù dalla forma vampirl… aehm, vampira, quindi può questo ed altro.

Dopo di che corre verso la sala dove Dean è tenuto prigioniero, privo di vita (No, Dean, non sei morto, come vuol far credere la vestale), prese un accendino e diede fuoco al fuoco del marito, come aveva dato ordine lui (eiah, questa non l’ho capita Se qualcuno dovesse giungere alla soluzione di questo intricato enigma, me lo faccia sapere).

Ma non è finita: Altri demoni giungono, Sam si piazza davanti alla Sue per difenderla (di nuovo… Dean, vuoi muovere un dito per difendere tua moglie? Se proprio non vuoi che sopravviva, fingi almeno di farlo!), non c’è più scampo… ma Sam, invece, si risveglia nell’Impala, per le urla di Dean che vuole evitare che Sammy li ammazzi tutti e tre.

Un sogno, un dejà-vu.

Sarà stato un sogno premonitore? La vestale fa intuire che lo sia.

Ma per me è stato solo un lungo incubo.