Archivi del mese: agosto 2008

Quando Draco tentò di emulare il suo divin padre (e fallì miseramente nel farlo)

Adorati Mangiamorte,

è con trepidazione che vi presento una ficcy alla vecchia maniera, agghindata come quelle vecchie signore della buona società.

Gli stereotipi ci sono tutti: Draco (no, scusate “Il Principe delle Serpi”) e Blaise amici e superfighi, un nuovo personaggio femminile e dotato di fenomenali poteri cosmici, una scena piccante nel primo capitolo nella carrozza dell’Hogwarts Express.

Ne avevamo bisogno? No, ma il mondo è un posto crudele, quindi beccatevi “Una storia imperfetta” (io direi disastrata, ma sono opinioni!) di Sly_monica.

 http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=236004&i=1

Ma passiamo subito all’azione: la nostra protagonista, Shane Davees (un caso di ermafroditismo sequenziale?) è sul treno per Hogwarts, quando incontra un personaggio a noi tristemente noto: l’erede Malfoy.

Conscio di doversi guadagnare il titolo fulgidamente appartenuto a suo padre, Draco tenta l’approccio con l’amica: questa, le cui virtù maggiori non sembrano essere né la pudicizia né la castità, dopo un breve scambio di battute, lo scaraventa nel primo scompartimento a portata di mano (sfrattando un gruppo di primini che da questo momento in poi avranno seri problemi di crescita).

Da questo momento si fa tutto buio ed ovattato (le luci verranno spente con la magia, le pareti insonorizzate e la porta bloccata): Draco ha appena il tempo per scacciare i poveri pargoletti prima che Shane abusi di lui.

Stremato, Draco viene lasciato da solo nello scompartimento dalla temibile donzella, nudo come un verme alla sola luce della luna (sì, perché notoriamente l’Hogwarts Express viaggia di notte e c’è bisogno di accendere le luci appena partiti!), alla fredda temperatura di sedici gradi e con la porta dello scompartimento aperta.

Tiè Draco, così impari.

Qua si conclude il primo capitolo e, mentre aspettiamo che Draco prenda il raffreddore, vorrei svelarvi un piccolo segreto su di me: amo le introduzioni.

Spesso sono di un’inutilità imbarazzante, come l’introduzione a questo secondo capitolo: ad esempio, perché dirci che il titolo si riferisce a Draco (il capitolo in questione s’intitola “Cosa si prova dall’altra parte”) e che capiremo il perché leggendo? Non dovrebbe essere ovvio?

Pensate che sia finita qua? No. Dopo la spiegazione del titolo ci viene anche chiarito che il “chap” in questione è introduttivo (ah, ed io che pensavo che il “chap” introduttivo fosse quello con la trombata sul treno!), che in particolare verrà detto qualcosa sul nuovo personaggio femminile (ma perché parlare in maniera così asettica?) e che impareremo comunque a conoscere meglio durante il proseguimento della storia (mi pare un po’ ovvio, dato che inserire un personaggio senza dire nulla a riguardo sarebbe totalmente insensato).

Dopo queste essenziali precisazioni possiamo quindi tornare al nostro Draco (che farebbe volentieri a meno di presenziare a questa ficcy, ma che ci volete fare? Ha detto “ciao!” ad una Sue e adesso il suo mondo non sarà più come prima) che, truce e depresso (e pure un po’ scioccato, secondo me: è stato stuprato nel giro di sedici righe dall’inizio di una ficcina non PWP!) incontra Blaise.

Menzione d’onore a questa frase:

“Draco non rispose, Blase è il suo migliore amico, per questo se gli raccontasse tutto, lo prenderebbe per il culo a vita…”

Io non la commento nemmeno.

Ma torniamo al “chap” dove, invece che sciorinarci le seghe mentali di Draco come promesso dal titolo, viene descritta nei minimi dettagli vitamorteemiracoli della Sue, come si “intuiva” dal resto della introduzione.

A fine capitolo troverete le mie impressioni, che spiegano ciò che io penso a riguardo di ciò che la nostra autrice ha scritto, mentre qua riassumo ciò che lei ha scritto, ovvero dico in breve ciò che l’autrice ha voluto farci sapere della sua Creatura, con qualche breve commento ironico, vale a dire con delle battutine divertenti che mi sono venute in mente leggendo il “chap”.

Scopriamo che Shane è una strega naturale (strano, io pensavo si fosse fatta fare l’operazione per il cambio di sesso, dato il nome!), un tipo di strega quasi estinta, dopo la guerra contro Voldemort (ah, come i catpeople, i mezzi draghi, e tante altre etnie…). Silente l’ha convinta ad andare ad Hogwarts (le MarySue che ogni anno arrivano a frotte non bastavano!), promettendole di darle una mano nella scoperta e nel controllo dei suoi strabilianti poteri (giuro che “strabilianti” non lo ho aggiunto io!), “in confronto ai quali un comune mago è ben poco” (qua aggiungerei uno “sticazzi!” giusto per gradire). L’arguto vecchietto (io Silente lo chiamerei in molti modi, ma nessuno di questi è “arguto vecchietto”!), non credendo alla definitiva morte del Signore Oscuro e ha deciso di portare Shane dalla parte del bene (uh, è stato lui a consigliargli l’operazione?), in modo da avere una così grande risorsa dalla sua parte. E difatti avevano avuto ben poche perdite (Sì? Io ricordo una strage…), grazie allo scudo protettivo che Shane aveva creato intorno al castello (ma va a cager!)

Tornando seri: come è possibile che esistano streghe non “naturali” nel mondo di Harry Potter? O sei Mago o sei Babbano, punto. La magia è un dono innato, comune tra i figli dei maghi ma che può capitare pure ai figli dei Babbani. I poteri si manifestano già dai primi anni di vita, non sono una cosa che si apprende in qualche modo (si imparano le formule che sono un modo per incanalare tali poteri, che è differente!).

Altro punto: ma è così difficile creare un personaggio senza dotarlo di fenomenali poteri cosmici? È così terribile lasciare che in un libro/telefilm/altro almeno i fatti principali vadano come devono andare, senza far intervenire Superman e Wonder Woman?

Ma la cosa importante, come c’è scritto nel nostro “chap” è che la guerra è finita, Draco e l’intera generazione di Harry-ci-siamo-pure-rotti-di-leggere-in-ogni-ficci-prese-per-il-culo-scritte-così Potter devono ripetere l’anno e Shane è con loro nonostante abbia due anni in più.

Che culo, eh? Sarà un’altra trovata dell’astuto vecchietto.

In ogni caso la situazione della ragazza è particolare (ma va?): non segue le loro stesse lezioni perché non usa la bacchetta (immagino che a Pozioni la bacchetta serva a rimestare il contenuto del calderone e che in Erbologia venga usata come sostegni per le giovani piante) e, per lo più, riceve lezioni private da alcuni professori (sì, sto pensando decisamente male!). il cappello parlante non l’ha smistata (probabilmente si è rifiutato di prender parte a questa follia) ma Silly ha deciso comunque di mandarla a Grifodoro.

Draco (allora non è morto ad inizio capitolo!) è comunque convinto che Shane sarebbe stata una perfetta Serpeverde:

aveva quell’innato disprezzo per le regole[caratteristica tutta Grifondoro, i Serpeverde le regole le aggirano, è diverso!], a cui dava sfogo già dal modo di vestire[caratteristica dei freak come Luna, i Serpeverde vestono in maniera impeccabile, di solito, come la gran parte degli studenti di Hogwarts!], dando un’interpretazione tutta sua della divisa scolastica[WTF?]; e poi quel modo di rispondere, con quel ghigno tanto simile al suo… e la malizia! Neanche Pansy arrivava a tanto a volte[perché Serpeverde = zoccola?]!

Shane è la ragazza ideale di Draco (non fosse che è maschio?) anche perché lei è bona e i Malfoy sono esteti… Ma lei vuole solo violentarlo ogni tanto, ‘na botta e via, e Draco non riesce proprio a prendere in considerazione l’idea che una donna possa andare a letto con lui e poi non votarsi a lui per sempre (come tutti gli idioti pomposi, del resto).

Lei è una sorta di Malfoy al femminile ( perché, non possono esistere donne Malfoy?) e lui è riuscito a portarsela a letto solo altre due volte: una volta lei era ubriaca (bravo Draco, che bella testolina di cazzo che sei!) e l’altra in treno, nel capitolo precedente. Insomma, in questa fanfiction Draco è l’incrocio tra un porco ed uno zerbino. Uno zerbiporco insomma.

Comunque, negli ultimi periodi della guerra avevano collaborato parecchio (ma lei non stava dalla parte di Harry&Co.?) ed era stata tra i pochi a piangere la morte di Severus (ma che fregatura… Questa fa le supermagie, crea scudi protettivi sul castello e alla fine Sev tira comunque le cuoia!) e lo zerbiporco si era illuso che, con queste premesse, lei avesse deciso di ammollargliela un po’ più spesso.

 

E dopo "l’introduzione dell’autrice", a grande richiesta ecco a voi "la postilla dell’autrice":

Lo so che il concetto di ‘strega naturale’ è abbastanza strano, ma io ho sempre pensato che ci fosse una certa differenza.. (sì, avete ragione, sono da manicomio… sigh!)

Il perché a me invece sembra una cazzata di proporzioni bibliche l’ho già spiegato… Però mi piacerebbe sapere la versione dell’autrice, invece ci viene detto solo che “secondo lei c’è una certa differenza”. Io sono una rompipalle e mi piace capire vita, morte e miracoli delle cose, una spiegazione sul perché della distinzione mi sarebbe piaciuto nonostante il mio scetticismo.

E invece no, ci dice solo questo, per ora.

 

L'amo dell'ammoreh.

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero
La canicola, si sa, è insostenibile per tutti. In particolare per noi purosangue dai nivei zigomi, dai lunghi colli di cigno e, soprattutto, da tutte le curve al posto giusto (sì, anche i giacobini maschi).
Solo la Fyccina pare resistere a questo sfiancante aumento di temperatura: le novità al Tempio continuano a galleggiare come a mare i liquami di una discarica abusiva, ed è giunta l’ora di fare un po’ di pulizia.
Per restare in tema, tra l’altro, ho selezionato per voi l’opera di Vale92, che reca l’accattivante titolo l’amo dell’amore (http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=252224&i=1).  
Non illudetevi: il titolo inganna, ma non è un porno. Anche se si parla di ami, canne, pesci e… ami, appunto.
Il paring principale di questa storia è Tom/Nuovo personaggio.
Non è un po’ di cattivo gusto parlare di “personaggi”, quando si tratta di persone reali? Anzi, non è un po’ di cattivo gusto scrivere di persone reali da far accoppiare? Ma il discorso sulle real person è lungo e ostico, e non è questa la sede più adatta per affrontarlo.
Per quanto riguarda la fiction sappiate che non è a scopo di lucro (ci mancherebbe pagare per leggere certe cose) e Tom Felton appartiene a se stesso (Tom ne sarà grato) quanto i personaggi inventati appartengono a me (ho idea che non sia esattamente la stessa cosa, ma posso sbagliarmi).
Quindi, dopo il solito, immancabile invito a recensire lo scritto, veniamo introdotti alla storia, passando per le elucubrazioni mentali di un giovane attore allo sbaraglio.
Se Tom Felton avesse voluto riassumere la sua vita con una parola quella sarebbe stata lavoro. Mi immagino un piccolo Tom a lavorare in miniera: un Rosso Malpelo di verghiana memoria, con la sola differenza dei capelli ossigenati. Lui, oramai giovane ventenne (capisco che i giovani d’oggi maturano in fretta, ma considerare i vent’anni come la soglia della senescenza temo sia un filino esagerato), infatti era oramai già diventato un’attore (sì che nelle slash Draco è sempre in passivo, ma un’attore è crudeltà gratuita) abbastanza famoso grazie i film di Harry Potter che aveva oramai finito di girare da un’anno (slashiamo, anche l’anno? Threesome!). Nel suo paesino, dove era tornato ad abitare alla fine delle riprese, veniva oramai considerato una specie celebrità. Beh. È considerato una celebrità anche in signore città come Londra, figuriamoci in un paesino dove passa per famoso pure quello che fa le ghirlande a Natale. I suoi compaesani lo consideravano una specie di attore genio (er Mozart de noantri) che aveva portato benessere al villaggio, che era diventato una specie di meta turistica per i fan accaniti del ragazzo. Mi immagino la cittadina natale di Felton diventare meta di pellegrinaggio per vestali e sacerdos del culto del divin pargolo. All’ingresso una grotta e, nel sacro antro, una statua del Divino in drappi verdi e argento. A fianco della statua una sorgente dalla quale sgorga perenne acqua ossigenata, da raccogliere e portare ai propri cari in bottigliette che richiamano le effigie della celebrità o, per i più fedeli, di forma fallica. Anche in famiglia aveva una situazione più che rosea; tutti lo stimavano: sua madre, suo padre, i suoi due fratelli e la sua sorella maggiore. Se non fosse diventato attore, invece, il padre l’avrebbe preso a cinghiate da mattina a sera, e la madre l’avrebbe mandato a prostituirsi al parco. Una vita perfetta quindi…. o almeno, lo era da un punto di vista di un’estraneo (l’estraneo, in quanto estraneo, sarà lieto di farsi slashare a propria volta). Difatti Tom non era felice. E te pareva. Soldi, fama, fans-zerbini… tutto questo non dona la felicità. Anzi, alla lunga diventa persino noioso.
c’era qualcosa che gli mancava della vita precedente (quando era un trafficante di schiavi dell’Africa sub sahariana?), quando era un bambino come tutti gli altri (ah, ecco, specifichiamo), quando nessuno lo conosceva. In verità Felton ha iniziato a recitare da piccolissimo. Magari non era conosciuto come lo è adesso, ma in giro la sua faccia la si vedeva. Per questo invidiava segretamente i ragazzi comuni (non quanto i ragazzi comuni invidiano lui) che si potevano permettere di andare in giro per strada tranquillamente, senza doversi travestire (Tom Felton è una drag queen) per non essere assaliti da un’orda assatanata di ragazze con l’unico obbiettivo di portarsi via un ricordino (le fans coprofile, mi mancavano!) e quindi rischiare, se scoperto, di tornare a casa in mutande (sì, e secondo te, dopo tanta fatica, gli lasciavano addosso giusto le mutande??). Invidiava tutto di loro, perfino la loro possibilità di andare a scuola (i ragazzi comuni vorrebbero obiettare qualcosa) e, perchè no, di avere una ragazza senza che tutto il mondo lo sappia (lo sapesse) e ne parli (parlasse) per mesi. Qui si evince come, in realtà, il povero Felton sappia ben poco dei ragazzi normali. Perché, e questo vale soprattutto per i signori uomini, se si fa centro è obbligo morale andare a scrivere sulle porte dei bagni della scuola “M SN FATTO KUELLA VAKKA DI DHEBHORAH”, perché il mondo sappia che non è vero che si continua a sbavare guardando le mutandine di Bulma di Dragonball. Li invidiava soprattutto per il fatto che non avevano nessuna etichetta come era successo a lui (voglio sapere dove gliel’hanno attaccata, l’etichetta, e soprattutto… è rimasto spazio per Potter?), che era conosciuto a posteri solo come Draco Malfoy.
Dunque Tom Felton ha il dono della preveggenza. Perché lui sa, lo sa e ne è certo, che AI posteri sarà conosciuto solo ed esclusivamente come Draco Malfoy. Un po’ pessimista, in effetti. L’altra opzione è che l’autrice non abbia la minima idea di che cosa significhi posteri, che è decisamente più probabile.
Fu il desiderio di una vita normale che portò Tom a fare una scelta; ed è da qui che incomincia la nostra storia…
 
…e quale modo migliore di iniziare una storia, se non facendosi scaricare da un camionista trentenne in un paesino di campagna molto isolato con un piccolo fiumiciattolo dall’aria molto pescosa? Ovviamente, cotanto trionfo di carne fresca non può sfuggire a tre vecchiette che prendono l’immancabile tea in piazza (così quella italiana, anche l’economia inglese si basa sul bar), che così commentano:
-Sarà un cittadino.-
-Mica sarà un criminale? Pensateci bene: quale cittadino altrimenti verrebbe qui di sua spontanea volontà?-
-Magari sarà un turista!-
-Perchè non facciamo una scommessa? (…) terremo d’occhio il ragazzo e la prima di noi che avrà ragione sulla sua identità vincerà… (…) …Dieci confezioni giganti di tè verde!-
Io spero che abbia ragione quella del criminale: sai che bella scena, un cadavere di cui si è fatto scempio che stringe gongolante dieci confezioni giganti di tea verde?
Mentre Grazia, Graziella e l’amica meno simpatica scommettono bustine di tea (e poi non venitemi a dire che le fyccine non sono politically correct), il nostro eroe raggiunge la meta del viaggio alla ricerca di se stesso, una piccola casa colorata di un giallo oramai sbiadito da tempo, e bussa alla porta.
“Chi è?” domandò una vocina in falsetto al di là dell’uscio.
“Sono Cappuccetto Rosso…”
“Vade retro, comunista!”
No, scusate, ho sbagliato fiaba.
Dicevamo.
Il nostro eroe bussa alla porta, e ad aprirgli è un arzillo vecchietto che gestiva da anni un negozio di pesca, a sua volta appartenuto a suo padre. E indovinate? Dal momento che il vecchietto è solo al mondo e non ha a chi smollare la baracca, il biondino con gli occhi azzurri è una vera e propria manna dal cielo. Anche se, al suo occhio esperto, Tom appariva come il classico cittadino che conosceva che cos’era una canna da pesca grazie ai libri illustrati.
Va bene. Non penserò male.
Davvero… non sto pensando male.
Sul serio.
No, non è vero.
Non ha imparato cos’è una canna da pesca dai libri illustrati. Ha conosciuto ben altri tipi di canne. Grazie alle fyccine slash.
Ecco, l’ho detto.
 
Ad ogni modo, al vecchio Bill non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di lasciare l’amato negozio al pischello.
Così, in un’atmosfera carica di aspettative e tensione e di disgustoso odore di cavolo fritto, si arriva ad un compromesso: al nostro Tom verrà dato un mese di prova per dimostrarsi degno ed idoneo, per dimostrare di aver messo piede in un fiume almeno una volta nella vita, per dimostrare che non ha mani troppo curate per essere un pescatore.
Carta da bollo, dunque, e stretta di mano. E una richiesta da parte del giovane:
Potrebbe evitare di chiamarmi Tom Felton? Potrei incappare in seri guai se non lo facesse (…) Sono solo un ex-attore molto famoso e  …ehm… diciamo… che ho ancora problemi con i miei ex fans… quindi  mi chiami Charlie, Charlie Black, per favore.
Perché non presentarsi già dall’inizio come Charlie Black, anziché con un allegro sono Tom Felton?
Conoscendo le fanghèrl medie, poi, che hanno occhi e orecchie ovunque… non ci sono paesini di campagna e tanfi di cavolo fritto che tengano, quando una fanghèrl ci si mette.
Tra Bill e Charlie (eh, mica è colpa mia!) è subito amoreh. Già dal primo giorno di lavoro, il titolare fa sgobbare l’aspirante pescatore, armandolo di stracci, pezze e secchi nemmeno fosse Cenerentola. Ed è proprio durante il primo giorno di lavoro, mentre Bill è già ad ubriacarsi in uno dei peggiori bar di Caracas e Charlie, chino sul pavimento, schiaccia blatte e pantegane sulle note di “Canta Usignol”, che appare… che appare lei. Lei. Jane Brown, una  giovane ragazza che non doveva avere più di 20 anni. Aveva gli occhi color menta e dei bellissimi capelli castani. E’ talmente bella che Tom rimase bloccato ad osservarla per un pò con uno sguardo trasognato. E con un rivoletto di bava all’angolo delle labbra, non dimentichiamolo.
-P-piacere io sono Charlie Black.-
-Charlie, eh? Bel nome.-
-Grazie Jane anche il tuo lo è!-
Ricordiamo ai gentili lettori che stanno assistendo all’ipotetica conversazione tra due ventenni.
La fyccina è ancora work in progress, anche se siamo tutti in possesso delle facoltà per indovinarne svolgimento e finale.
Ma consolatevi, Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero: l’autric ci consola con una chicca, un delizioso off-fycci-self-insertion intitolata le recensioni del pescatore, che lenirà la sofferenza dell’attesa spasmodica per il prossimo capitolo.

Pigiama, parti?

E’ estate; starete certamente leggendo queste righe lunghi distesi sotto l’ombrellone armati di sudoku o di Settimana Enigmistica (un piccolo suggerimento: il dieci verticale di nove lettere, “lo era Robespierre”, è “G-I-A-C-O-B-I-N-O”). Se siete delle Sue starete sfoggiando un push-up in cemento armato sulla riviera romagnola sperando che il GoS in vacanza con pargolo, moglie e treno di amanti vi noti, se siete un pairing yaoi OOC starete facendo con l’anguria e la crema solare strane cose di cui i membri del nostro club politico non vorranno sentire oltre. Pertanto, glissons.

Com’è noto, la fyccina non è mai in vacanza (no, non era il crimine!). E se del clima festaiolo dell’estate, con notti bianche e compagnia bella, ne avete fin sopra le orecchie, sarete felici di apprendere che anche alla Wammy’s House, noto riformatorio per giovani virgulti gravemente deviati, ci si diverte come può; ce lo racconta una storia dal titolo emblematico, “Pigiama Party” di Elly_Mello: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=231287&i=1-

< Non ne ho voglia Matt…ho sonno.>

Voi perversi politicanti vi sarete già convinti che a) a parlare sia Mello, b) il biondo affiliato alla mafia stia respingendo una delle avances sessuali del suo insistente braccio destro (o mano amica, a seconda). Incorreggibili stolti! Se la prima ipotesi è immancabilmente corretta, caschetto biondo sta semplicemente rifiutando un invito a partecipare a uno spassosissimo pigiama party. Neppure senza motivo: lui quei ragazzi non li sopporta. Non è chiaro a chi alluda, forse a un corteo di spogliarellisti capitanato da Roger in lingerie. Matt non si arrende: informa l’amico che alla festa presenzieranno anche diverse ragazzine. Oh beh, questo cambia tutto. In effetti no. Mello osserva che, per dolci fanciulle che siano, finiranno certamente per ubriacarsi. Ma con cosa? Roger cresce i suoi rampolli a pane, Vodka e Martini con ghiaccio?

Indovinate? Bravi: Matt riesce a trascinare lo sventurato – e poco convinto – Mello in camera di un compagno. D’armi? Di vita? “Piccoli geni di tutto il mondo unitevi”? Chissà. Mello, però,

Odiava quei ragazzi

e odiava il loro modo di fare

Se c’è una cosa che io amo di questa storia, invece, è il modo in cui è formattata. Un enorme fossato separa una sentenza dall’altra, lo stesso entro cui dev’essere precipitata la punteggiatura.

Birra, droga…sesso…

E rock’n’roll. Jim Morrison ha frequentato la Wammy’s, sapevate? No, no, un momento, fate con me un bel respiro e ragioniamo assieme: come può tutto questo avvenire in un gruppo di orfani e genialoidi studenti di un istituto che più che al rigore morale di Bob Marley farebbe pensare a quello di Jane Eyre?

Sento il coro dell’Antoniano che canta “sono solo fan fictioooons” sulle note di “volevo un gatto nero”, pertanto non ragioniam di lor, ma guardiamo e passiamo.

Apprendiamo che a Mello piace bere (sul serio? A quanti anni, dieci? E cosa, soprattutto? Tequila?) ma non si drogherebbe nemmeno a pagarlo, e naturale: è uno dei successori di L!

Tutti in coro: EH?!

Tolti i due elementi, ne resta uno che voi maliziosi ben conoscete: le giostre.

riguardo il sesso…non gli interessava nemmeno quello, sopratutto quella sera, quando un terribile mal di testa aveva deciso di impossessarsi del suo corpo.

Mello sta copulando col suo mal di testa. Qualcuno ponga fine a tutto questo, per favore. Preferivo le classiche e sonore ingroppate a opera di Matt, Roger, L, Raito, Mikami, Watari o Misa (sì, Misa).

Nonostante ciò (sì, era tutto nella testa di Mello: la narrazione deve ancora entrare nel suo vivo! YAAY!), Mello accetta di recarsi a questo benedetto pigiama party. Mi andrebbe di precisare che il tipo di party a cui il Nostro allude si chiama piuttosto “rave”, e che i pigiama party degli anni d’infanzia sono generalmente delle occasioni più o meno innocenti per esibire la nuova camicia da notte di Barbie o dell’orso Yogi. Cambio di scena improvviso (emozionati, eh? Eh?): un ragazzo dall’identità imprecisata apre la porta al duo M&M, designandoli come attesissimi ultimi arrivati.

Entrarono nella stanza dove li attendevano un gruppo di ragazzi seduti , o meglio, sdraiati sui divani, con delle ragazzine in intimo e delle bottiglie di birra in mano.

Giacobinenigmistica per voi raffinati vacanzieri: trovate l’errore.

1) “Attendevano” non concordato con “gruppo”?

2) La cameretta assimilata a uno stand di “Divani&Divani”?

3) I “ragazzi” accostati a “ragazziNE” in maniera un attimino disgustosa?

4) Le ragazzine non in pigiama bensì in intimo con tanto di bottiglie di birra alla mano, in un’affascinante atmosfera da video di Ludacris, mentre i ragazzi non è ben chiaro cosa indossino (magari sono nudi)?

5) L’intera frase o meglio l’intera storia o meglio eccetera eccetera eccetera?

La risposta esatta è la numero 5. I fortunati del giorno vincono le autoreggenti di Roger.

Ci si premura di darci delucidazioni riguardo all’età degli invitati: tra 16 e 18 anni, mentre Mello e Matt ne hanno 14. Ma perché? La malandrina coppia ama imbucarsi alle feste dei seniors? Non è dato saperlo. Coro dell’Antoniano, abbi pietà di noi.

Matt abbranca una lattina di coca cola (con chissà quali meravigliose sostanze disciolte all’interno), Mello si guarda attorno disgustato, che è più o meno quello che sto facendo io al momento presente. Finalmente, il quesito che tutti noi stavamo già ponendoci da diverse ore:

Possibile che Roger non si rendesse conto di quello che succedeva all’interno dell’istituto?

Mi sorprende che Mello, dopo aver dimostrato tanta perspicacia, non arrivi alla risposta corretta: “no”. Devia invece su smanettamenti mentali di perfetta inutilità, dicendosi che non le feste non sono roba per lui (“non ho l’etààà”), mentre Matt è come a casa sua perché è uno che ama festeggiare a tarallucci e vino, stare con gli altri e naturalmente distrarre il biondino che ultimamente non pensa che ai libri.

Un pietoso avventore della malfamata locanda “da Wammy” invita Mello a sedersi. Non so voi, ma io ho immaginato una scena del genere: tutti seduti o distesi sul triclinio a bere e giocare a canasta, Mello in piedi a farsi traghettate mentali infinite con lo sguardo da cernia perso nel vuoto siderale.

Si sedette e nemmeno mezzo minuto dopo una ragazza gli piombò addosso sedendosi sulle sue gambe.

Eccheccosera. Manco c’avesse un cartello “fammiti entro domani” appeso al collo. Fortuna che il Nostro è ancora sufficiente IC e sano di mente da apostrofare in toni freddi la fanciulla ed invitarla ad andarsene.

< Su su…non fare il duro…>

La dialettica di questa signorina cela una malizia impenetrabile, degna del migliore “Orrore a Hogwarts”. Mello s’arrabbia non poco, la tizia finalmente si toglie di mezzo, qualcuno domanda al poveretto se abbia le paturnie (uno sputo in un occhio
a questo punto sarebbe appropriato). L’infelice continua a sentirsi fuori posto, e piuttosto perplesso accetta di tracannare un po’ di sana, vecchia birra. A esser precisi, una lattina. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. Poi rischia di svenire. E’ uno che si ubriacherebbe col succo di frutta.

Ma per amor della propria immagine, Mello di fronte agli altri finge d’avere un semplice mal di testa. Un ignoto qualcuno gli propone una pasticca bianca per liberarsi dal male. La prossima volta che mi verrà un’emicrania, invece dell’ Aulin prenderò dell’ecstasy. Con l’aranciata.

Un po’ meno pirla di quanto ci si aspetterebbe in un contesto simile, caschetto biondo getta un’occhiata a Matt che di lui se ne strafrega (questo amore è una camera a gas). Poi ingoia il pillolone come fosse zucchero. E poi muore. No, sto scherzando.

E poi, e poi, e poi abbiamo un climax ascendente di avvenimenti dal sapore mistico:

– Mello spalanca gli occhi di scatto, le sue pupille d’improvviso si dilatano (mi ricorda la trasformazione in lupo mannaro del Lupin cinematografico, in senso inverso – che sia un X-men?) tanto da celare, quasi, l’azzurro dell’iride (che non è azzurra se non nell’anime, tengo a precisarlo);

– Mello vomita le budella mentre Matt gli sorregge la pancia. Non la fronte, la pancia. Con tutta probabilità, Mello è incinto;

– Mello trema come d’autunno sugli alberi le foglie;

– Mello piomba al suolo come corpo morto cade, perduti definitivamente i sensi.

Matt vorrebbe chiamare Roger, ma c’è chi teme l’espulsione (non proprio a torto) e lo trattiene per i polsi.

< Ma che stai dicendo idiota! Mello stà male! Me ne sbatte di quello che succederà dopo! Roger può anche buttarmi fuori dall’istituto, ma prima devo aiutare Mello! fammi passare!

Non siete commossi (dai monosillabi accentati a caso)? No? Nemmeno io. Ho voglia di uccidere un coniglietto di pelouche. Ma il cammino di Matt è irrimediabilmente impedito.

Ci fù un forte rumore

Come qualcosa che si rompeva

Chissà cosa sarà

Siamo molto curiosi

Ci sono buone probabilità che si tratti degli attributi dell’audience

Un dolore allucinante alla testa

Sangue

Elephant: qualcuno deve aver tirato fuori un mitra e fatto piazza pulita degli alunni. Se così fosse, meriterebbe una medaglia al valore per aver prematuramente soppresso questa fonte di tedio senza fine. Invece, i corpi dei ragazzi sono integri benché ofuscati agli occhi di Matt, che d’improvviso si trova di fronte Mello col corpo “rivolto verso l’alto”. Mello deve avere una struttura analoga a quegli scatoloni con la scritta “tenere sempre in alto questo lato” sul fianco. Sui suoi occhi pende la frangia. Questo dettaglio è essenziale all’economia del racconto (ma che racconto?).

Per farla breve: qualcuno dei genietti, magari uno schizzato studente di fisica nucleare, ha fracassato una bottiglia sulla nuca di Matt il cui degno compare, lo ricordiamo, dorme già il sonno dei giusti grazie a tre birre e una pasticca magica (sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria).

< Che ne facciamo di loro?>

Later on, when it’s dark, we’ll take it to some secret place and bury it.

Yeah… of course we could do that. But… you know me. Seems a downright shame… seems an awful waste…

Il ghignante bottigliatore chiama a sé tali Carl e David (Copperfield) intimando loro di portare Matt e Mello in quell posto là.

Vale a dire, laddove possano qualificarsi come partner passivi in un rapporto tra maschi adulti consenzienti?

Scopriremo ora che la Wammy’s House cela anfratti segreti e mortiferi quali nemmeno il collegio di Rule of Rose. Il quoziente di follia omicida degli orfani è pressappoco il medesimo.

I due ragazzi presero i corpi portandoli via, pensando di agire senza essere visti.

Errato

Il narratore di questa graziosa vicenda dev’essere il computer di Watari, visto il linguaggio che adopera. Due occhietti vispi stanno osservando la scena da dietro la porta di camera di Mello (ma come? Attraverso il buco della serratura? Con la vista a raggi X?), mentre il loro proprietario trema per via dei tuoni. Era una notte buia e tempestosa? Sì, ma soltanto da questo momento in poi: difatti attacca a piovere a dirotto, come di buona norma in qualsiasi fan fiction angsty su Death Note che si rispetti (mancano le campane che suonano a festa, e siamo a posto). I ragazzi (ma quali?) nel frattempo dormono felici e beati sotto le lensuola (i ragazzi sono veneti). Roger, invece, è intento a chiudere il portone dell’edificio. Ma che, alle tre di notte? Questa gente dorme con la porta aperta? Ti credo che entrano gli spacciatori e i contrabbandieri d’armi.

Due corpi, sporchi di sangue e fango giacevano accatastati l’uno all’altro in mezzo al boschetto dell’ istituto.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa

Forse quelli della mala, forse la pubblicità…

Bene. Abbiamo Matt e Mello agonizzanti nel boschetto. Attendiamo l’arrivo di Cappuccetto Rosso e del lupo che banchetterà coi loro resti. Saremo grati a quest’ultimo.

Ma no: Matt si muove appena, emette un gemito, sente il sangue che gli scorre lungo le tempie e la testa che pulsa, riesce ad alzarsi in piedi, sobbalza udendo i tuoni, di colpo s’immobilizza.

la mano destra sfiorò qualcosa di morbido e fradicio sotto di se

Mio Dio, che schifo. Ah no, sono capelli. Matt ha dunque un flash. Mi viene in mente Willy Wonka che confessa “scusate, stavo avendo un flashback”. In breve, Matt ricorda tutto quello che è successo durante il mirabolante party dieci minuti prima. Vorrà mica gli applausi? Fortuna che si ricorda d’essere in compagnia di Mello.

Indietreggiò di scatto spostando anche l’amico che, con la testa immersa nella pozza d’acqua dello stagno, non riusciva a respirare.

La pozza d’acqua dello stagno…? Li avranno scaricati del parco di Yellowstone? Fossi in loro starei attenta ai geyser (e agli orsi). Tempo un minuto, e Mello verrà proiettato sulla luna. Matt, però, non trova proprio niente di meglio da fare che stringerlo forteforteforte a sé, nel buio e nel silenzio (e i tuoni, scusate? Sono in sordina?). State già chiedendovi quanto ci metterà a violentarlo, confessate.

In realtà, il casto fanciullo continua a tenerselo stretto mentre la testolina bionda ricade all’indietro con un’espressione neutra (cioé da imbecille), occhi e bocca chiusi, un pallore vampiresco che stinge sul viso, un freddo mortifero che tutto lo avvolge (è una dollfie).

< Mello…avanti non…non scherzare > sul volto del rosso si dipinse un sorriso tra la disperazione e la pazzia

Matt è il Joker. Dopotutto: why so serious? Non dimentichiamoci che sta parlando a un individuo privo di sensi come se potesse sentirlo.

Il corpo di Mello casca a terra con un tonfo. E’ una dollfie after all.

Bright eyes, b
urning like fire… bright eyes, how can you close and fail…

Mentre Matt sta lì a scoprirsi necrofilo, Near corre su e giù per i corridoi dell’istituto con un orsacchiotto sottobraccio. Naturalmente (?) è lui ad aver visto tutto, e da bravo Sherlock Holmes dei poveri adesso vuol scoprire che fine abbiano fatto i corpi esanimi e sanguinolenti degli amici.

La storia si tinge di toni noir. L’aspetto sconvolgente della faccenda è: potevamo benissimo farne a meno.

Near ripercorre con la mente gli avvenimenti della serata e si reca prontamente in questo misterioso boschetto idilliaco che circonda la Wammy’s House (cose che manco Hogwarts).

Sicuramente era stata tutta una montatura per prendere in trappola i due ragazzini…

Elementary, Near. Ma che trappola? Qualcuno vuol morti i due? E chi? Il cervello del lettore rischia l’implosione.

Un rombo di tuono interrompe Near e lo fa rovinare a terra, tanta è la fifa che ha dei temporali quando Mello non c’è; perchè Mello si, era duro con lui, visto che noi amiamo i doppi sensi, ma durante i temporali se lo infilava nel letto e lo stringeva a sé come un orsetto di pezza (e chissà quante altre belle cose faceva pur di placare il suo terrore).

Mi domando perché Near, da personaggio freddo e del tutto padrone di sé (al contrario ad esempio di Mello, che è dominato dall’impulsività) si trasformi puntualmente o in parte della mobilia o in un accessorio adorabile, puccioso e peloso che tiene il pollice in bocca, frigna e chiama la mamma.

Near raggiunge il boschetto e corre, ma gli prende male quando assiste allo spettacolo di Mello abbracciato a Matt.

Lui chi è?

Come mai l’hai portato con te?

Il suo ruolo, mi spieghi qual è?

Io volevo incontrarti da solo, semmai!

Il triangolo no, non l’avevo considerato; ma Matt, direi giustamente, è disperato e poco se ne cura.

< Near ti prego aiutami…Mel Non si sveglia…>

Mel?! Ma chi sarebbe ‘Mel’? Mel C? Mel B? Mello è una Spice Girl in incognito. E nell’incavo del suo collo di cigno si immergono Matt e la sua disperazione. Persino Near, sempre tremante, si porta il caschetto biondo al petto, come fosse frutto del suo grembo. No, non ho idea della ragion d’essere di tutta questa melassa che tracima, tutti questi gesti affettuosi privi di senso, tutto questo OOC gratuito, tutta questa violenza nello sciagurato mondo d’oggi.

Il sangue colava dai suoi capelli macchiandogli il volto. A malapena riusciva a distinguere il rosso dei capelli da quello del liquido.

Che Matt abbia i capelli color rosso sangue mi giunge nuovo (“volevo una fan fiction, fiction, fiction, mi hai dato ‘sta boiata, con te non gioco più” canta l’Antoniano sempre sulle note di “volevo un gatto nero”).

Near, improvvisatosi medico legale, annuncia che Mello è sì vivo, ma va subito portato al chiuso. Propone così di raggiungere la casetta dietro l’istituto.

Miiii, una casetta!

Sono il conte Near, colui che viene nella notte, che vaga a destra e a manca; e ciò che manca a manca, non manca a destra.

I due si caricano il peso morto di Mello in spalla, mentre a Matt vengon su una rabbia e un desiderio di vendetta incommensurabili.

Matt, un consiglio spassionato: never forget, never forgive.

Continua…

O anche no.

Non per Ozzy, almeno, che è caduto a testa in giù in un catino; e non per me, che sto già pensando ad organizzare un esclusivo pigiama party del club giacobino, con soluzione al 7% di cocaina e rhum al cocco gratis per tutti.

Ho scritto Ti Odio sulla sabbia del gatto

Giacobini, giacobine, giacobimbi e giacobone, aprite bene le orecchie. Fatto? Bene, ora volendo potete anche chiuderle, visto che questa recensione non è in formato audio. Spero che non vi lamentiate di questa carenza tecnologica, anche perché non sempre la tecnologia porta a risultati positivi: come ricorda il compianto professor Fontecedro, dimentichiamo troppo spesso che l’invenzione del treno è stata anche l’invenzione degli incidenti ferroviari. Allo stesso modo, l’invenzione della scrittura è stata anche l’invenzione delle ficcyne.
Ma andiamo oltre, e  per la precisione rechiamoci nell’universo di Final Fantasy, ottavo capitolo. La primizia di oggi è New Entry di Rinoa_88 (link: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=254610).
L’opera è ambientata nel Garden di Balamb. O meglio, questo lo sa il lettore che conosce la trama del videogioco; chi invece non conosce bene le vicende vivrà nel dubbio amletico, visto che la nostra autrice dà tutto per scontato, ma vogliamo inchiodarla forse a simili inezie? Giammai! Quindi chiariamo per tutti che in Final Fantasy VIII i Garden sono istituti che forgiano i SeeD, truppe speciali con il compito di intervenire nei conflitti globali, i SeeD. Esaurito il momento “Fastidious Informations” passiamo alla fanfiction vera e propria, che si apre con la dichiarazione di intenti di non si sa chi:
”Io sarò in grado di salvaguardare il mondo dagli attacchi nemici e sarò capace di vincere le guerre, con la sentita speranza di porre finalmente un fine a tutte queste improduttive battaglie”
 
*O*
Subito dopo la scena cambia completamente – ammesso e non concesso che quella di prima si possa definire una scena – e inizia il primo capitolo, narrato in prima persona dalla protagonista, tale Haris, personaggio originale e matricola (ne ero sicuro, chissà perché!) del Garden. Se Haris sia nome, cognome o nickname su Netlog non è dato sapere, ma dal riassunto sappiamo che sconvolgerà i sentimenti di uno dei protagonisti della storia (CHI L’AVREBBE MAI DETTO), e sappiamo anche  che la ragazza odia svegliarsi presto la mattina.
All’ assordante squillo della sveglia sul comodino a fianco del mio letto, susseguì a fatica l’ apertura dei miei occhi, che venendo incontro all’ immagine del soffitto vuoto, mi avvertì del mio risveglio.
… con calma…
Se mi è chiaro il senso, quando suona la sveglia Haris apre a fatica gli occhi e vedendo il soffitto (vuoto, perché di solito il soffitto è utilizzato come ripostiglio a prova di gravità) capisce di essersi svegliata. Della serie “complichiamoci la vita”, come dimostrato poco dopo: mi sforzai nell’ intento di ruotare lo sguardo sul quadrante del mio orologio da tavolo e mi accorsi di che ore fossero: le sei in punto.
“Ma su una Punto potete essere massimo in cinque!”
Ok, scusate. ora che la personalità idiota di Skeight ha fatto la sua battutaccia torniamo a commentare la fanfiction; per la quale, comunque, la metafora automobilistica è molto appropriata: leggere questa storia è come guidare un auto da città su un terreno difficile, si procede a fatica, ci si ingolfa, per raggiungere luoghi poco distanti occorrono ore. Come si può definire altrimenti una frase come feci irruzione nello spazio che svolgeva alla porta di uscita, capeggiato da un longilineo tavolo?
Ma sto correndo troppo: prima di questa irruzione – evidentemente la ragazza si allena per entrare nelle forze d’assalto – Haris ha il tempo per un grosso sbadiglio colmo di torpore (dev’essere parente dell’acqua piena di fervore) e per raggiungere il bagno nella parete di fronte: se non sapessi che siamo a Balamb, crederei che la protagonista sia uno dei fantasmi che affollano le toilet di Hogwarts. Ma una volta uscita dalla sua stanza Haris incontra le sue amiche, Judy, Kim e Sarah.
Rinfrescatemi la memoria, siamo nel fandom di Final Fantasy o di qualche teen-movie della Disney?
Comunque, sta di fatto che la prima ad entrare in scena è Judy, sua compagna di stanza, che la aspetta nonostante il ritardo e le dà il buongiorno con schiettezza, cioè con una cosa che non c’entra niente con i saluti. Haris è felice che l’abbia aspettata: io al posto suo non l’avrei fatto. In effetti è sembre stupefacente scoprire che gli altri sono meno maleducati di noi. Veniamo a sapere che le due sono grandi amiche in quanto c’è tra loro una certa concordanza. E questo, converrete con me, apre numerosi interrogativi: che tipo di concordanza? Tra tempi o tra sostantivi e aggettivi? E chi delle due è la principale, e chi la subordinata? Chi è il nome, e chi l’attributo? Chi è Caino, e chi Abele? Chi è Peter, e chi è Parker?
Domande inquietanti, e nel frattempo la storia procede: arrivano Kim e Sarah, che al saluto della protagonista rispondono in coro Ciao!, al che Haris non può fare a meno di notare che è incredibile la coincidenza con la quale pronunciarono la stessa parola nello stesso, preciso istante. E santa pace, hanno detto solo “Ciao”! Avessero detto contemporaneamente “Buongiorno a te, cara Mary Sue dei miei ammenicoli”, allora sì che sarebbe stata una coincidenza impressionante.
Le quattro squinzie si mettono a parlare, ma il suono delle campane le riporta alla realtà. No, non della campanella, proprio delle campane. Avranno lezione di catechismo? Mah. Sta di fatto che allorquando tornammo a fissarci ci comunicammo con i sensi estetici qualcosa che tutte quante comprendemmo al volo. Per favore, non chiedetemi cosa siano questi sensi estetici; piuttosto, leggete questo pezzo e ammirate come venga resa alla perfezione la velocità con cui la protagonista corre per non fare tardi: Cominciai subito a correre al fine di raggiungere il più in fretta possibile l’ ascensore e mi diressi verso di esso, controllando di tanto in tanto che tutte quante le mie compagne fossero alle mie spalle e nel momento in cui fortunatamente mi rendevo conto che era così, salivo rapidamente la rampa di scale innanzi a me. Gradino dopo gradino, mi ritrovai dinanzi all’ ascensore, dove accedei con tutto il subbuglio che avevo in fisico.
Mi limito a segnalare che, se il Garden di Balamb non è stato ristrutturato di recente, le scale che portano all’ascensore sono tre gradini scarsi, ma vabbè.
Senza che nessuno se ne stupisca, le ragazze fanno ritardo. Entrano in aula, e vedono i loro colleghi già piazzati ai loro posti come studenti modello e che non facevano che contemplarci taciturni e quasi atterriti al posto nostro, ma mai atterriti quanto me di fronte a questa tortura della lingua. Per fortuna adesso la scena madre si avvicina, ma prima le nostre quattro amiche devono ascoltare il rimprovero della professoressa Quistis, che si voltò verso di noi e posò cautamente la sua stecca di legno sulla cattedra, con un estrinsecazione del volto parecchio seriosa (pietà…). La prof è piena d’ira per quello che è il terzo ritardo delle quattro, e fa una paternale di mezzora in cui le minaccia di espellerle dall’istruzione alla maturità (eh?) se ne faranno altri due. Certo. E se fa tutto questo per qualche ritardo di pochi minuti, allora a Seifer che ha solo abbandonato una postazione da difendere dagli invasori di Galbadia che doveva fargli, decapitarlo di fronte alla classe? Domanda lecita, ma occorrono due precisazioni:
1)      le ragazze non sono in ritardo, ma in non puntualità, come scrive Quistis sul registro. Del resto, anche questa ficcyna non è scritta con i piedi, ma “non con le mani”.
2)      Seifer in realtà è in aula. Ma poco prima l’autrice ci ha detto che Quistis era tornata sulla sua decisione di abbandonare l’insegnamento, decisione che nella storia gioco veniva presa dopo l’esame, quando ormai Seifer con le lezioni aveva poco a che fare. E allora come può avvenire la scena che stiamo leggendo? Forse ce lo chiarirà la prossima puntata di Voyager.
Quello che ora importa è che il posto di Haris è, per una incredibile coincidenza, a fianco di Seifer, e, contro ogni previsione, la giovane Sue lo odia.
*cerca di trattenere sbadiglio*
Per amore di precisione, la nostra Haris sostiene che Seifer sia molto bello e affascinante esteticamente, ma indubbiamente ripugnante interiormente. Infattamente, non si può negare che spessatamente Seifer ripugni, purtroppamente, come direbbe l’onorevole Cetto La Qualunque.
Ora, che Seifer prenda in giro Haris ci sta, è proprio del personaggio. Ma che per farlo canti amò di filastrocca “In fondo non è mica colpa sua se non c’è più la mammina che la chiama alla mattina!” grida vendetta. Ma adesso arriva lo spannung: Quistis intima a Seifer di smetterla di ridere e disturbare, lui non parve nel proposito serio di finire di ridacchiare, e l’istitutrice è così costretta a sopraggiungere colui che stava rumoreggiando.
Mi sembra di essere in uno dei momenti più drammatici di Torna a casa, Lessico, ma qui non c’è il lieto fine, ahinoi.
Seifer insulta Quistis, che reagisce con violenza: gli si para di avanti per non farlo andare via (e qui l’autrice si dà la pena di farci sapere che comunque lui non sarebbe mai fuggito, vista la sua capienza di essere valoroso) e, di fronte alla calma del giovane, perde le staffe e dopo qualche secondo di taciturnità svolge una delle mani. Perché dico “svolge”? Perché stando alla storia, poco prima le mani erano avvolte in pugni. Non divaghiamo: con la mano svolta Quistis schiaffeggia Seifer, dimostrando così pochissimo autocontrollo, incapacità di gestire le situazioni difficili e scarsa fiducia in se stessa. Insomma, tutto il contrario di ciò che una brava insegnante dovrebbe essere. Non solo, ma dopo lo scatto ha pure il coraggio di mettere un due in condotta al giovane ribelle, e di invitare gli altri studenti a non imitare mai esseri come Seifer. Esseri! Alla faccia del rispetto. A questo punto, non posso che rammaricarmi che abbiano rifiutato le sue dimissioni. Forse i dirigenti del Garden avranno pensato che non era giusto giudicare una lavoratrice in base ad una ficcyna.
Il primo capitolo giunge ormai a termine, dopo aver lasciato sul terreno i cadaveri di molti elementi di lingua italiana. Sto per rilassarmi nel chiudere la recensione; anche l’atmosfera della storia, tesissima dopo lo schiaffo, si rilassa con un ritorno alla normale lezione e con una interrogazione di Haris sui Guardian Force, che va a buon fine (però mi chiedo come faccia la ragazza a sapere che i G.F. causano una perdita di memoria, visto che è una informazione tenuta segreta persino ai comuni SeeD), tanto che Quistis le mette un buon voto: – Brava Haris. – dichiarò l’insegnante, denotandomi un punto in più sul registro.
Un sospiro di malinconia mi accompagna mentre preparo le valigie per il weekend alle Isole Funiculì Funiculà.