Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

Mozzateste adorati, ve ne prego: abbandonate la ghigliottina sulla quale all’istante presente siete chini, e pazienza se il condannato scalcia e strepita; avete di meglio da fare, e lo sapete.
Non alludo al sudoku bensì alla parte seconda delle maggiche ed intusiasmanti avventure del Maestro: sta per aver luogo il ritorno agli abissi di nera disperazione dei sotterranei dell’Opéra Garnier, ove la seta sbrilluccica, sì, ma soltanto se è firmata Armani.
Se state domandandovi dove si trovi il nostro freak preferito, sappiate che ho il mio bel daffare a tenerlo lontano dalle armi bianche presenti in casa e no, non appartengono ad un licantropo i disperati ululati che state sentendo.
Avevamo lasciato la nostra piccola Sarah Esposito (nome da me affibbiatole per sopperire alla mancanza di un cognome, di una famiglia, di un background, un qualcosa, boh) a casa sua (vale a dire, er… in albergo), estatica in seguito all’incontro con un tale che vagheggiava d’esser Erik, fantasma dell’Opera redivivo (e chiunque affermi il contrario è un vile millantatore).
Ed in questo labirinth dove la notte è cieca, come da titolo random “massì-citiamo-pure-una-frase-del-brano-a-caso-dai-chissenefrega” di chappy, trascorre una settimana prima che la piccina possa rivedere il fantasma, una settimana che sembra non aver mai fine.
So che state augurandovi che il Tempo si dilati ma no, questo non accadrà.
La settimana è trascorsa in astinenza perché all’Opera stanno facendo dei lavori, niente di serio fortunatamente. Lavori. Sì. Certo. Stanno lavorando per noi (leggasi: ricoprendo di punte acuminate il pavimento sottostante la botola sul palco, in modo da assicurare alla pulzella una futura morbida caduta).
S’avvicina Natale e Sarah, per aver l’opportunità di sgattaiolar via, racconta alla mamma d’aver fatto amicizia con una ragazza irlandese e di aver intenzione di andarla a trovare (evidentemente frequenta una scuola specifica per transfughi anglosassoni). Dunque si veste e si reca presso l’Opéra, dove vede i leggeri residui dei lavori appena terminati.
Non solo costoro iniziano a far del restauro in stagione teatrale, ma abbandonano pure intonaco e calcinacci in giro. Immagino le espressioni di sconforto dei poveri abbonati. Tuttavia, sorge un problema: la sala rappresentazioni è chiusa.
Mio GoS!
Che fare, dunque, se non tentare di raggiungere i sotterranei passando attraverso il camerino di Christine? Ma la nostra non conosce la strada né, aggiungerei, può scorrazzare per l’opera come le piace, lavori in corso o no che siano.
Ma no, la strada la Esposito la conosce eccome: mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?
Fermi tutti.
Anzitutto, definire “libro”: un libretto d’opera, la bibbia, le profezie di Nostradamus? Presumendo si tratti del romanzo di Leroux, io non ricordo affatto d’aver letto “per raggiungere il camerino di Christine, salire le scale, percorrere il corridoio, dunque girare a destra; dieci passi dopo l’albero morto, seguire la direzione indicata dal cadavere del marinaio impiccato…” Inoltre, pare che la presunta reincarnazione di Christine in questa S…arah giustifichi le più azzardate reminescenze oltremondane.
Come Sarah possa essere la reincarnazione di Christine proprio mi sfugge, ma questi son dettagli.
Come pure son dettagli se la nostra amica scorrazza liberamente per l’opera sino a giungere al camerino di Christine, attraversando lo specchio come per maggia, per discendere infine lungo una gradinata e giungere presso un lago che ospita una gondola (che peraltro gondola non è) a lei familiare.
Con l’aiuto dell’istinto e delle solite reminescenze oltremondane Sarah perviene al covo del fantasma. Il che presuppone che sia saltata in barca e abbia remato da sé.
Cose che neanche Maciste, Batman e Mandrake messi assieme!
Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.
Il Maestro, da parte sua, è profondamente indignato da una simile maniera di trattare la sua castità forzata.
PuccyErik suona, naturalmente; suona una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
*O*
Il lirismo si spreca. Si scialacqua, oserei dire.
– Salve, emarginato dal mondo! –
“Bella lì, stronza!”
No, su, seriamente: che razza di maniera di salutare sarebbe?
Ma il Maestro non vi bada, è lieto; non riesce a credere che Sarah abbia mantenuto la promessa per palesarsi di fronte a lui come in un sogno, e sfodera un sorriso che avrebbe potuto oscurare il sole.
Esigo sapere che marca di dentifricio usi (Armani, forse?).
In preda alla felicità, Erik quasi dimentica l’esistenza del suo strumento, si fionda sulla fanciulla e la fa volteggiare stringendola in una morsa letale (e siamo al secondo tentativo di stritolamento andato a vuoto).
La morsa in questione è detta letale non perché sia troppo stretta, bensì per altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
La soluzione dell’enigma tanto ovvia non mi sembra, ma che sia chiaro: non voglio sapere niente.
Maestro, vuol smetterla di insozzarmi i catini? Non ne ho riserve infinite, sa.
Il fantasma rimprovera la ragazza per la lunga assenza, ponendo l’accento su quanto abbia penato per una settimana lontano da lei. Certo, dopo una vita facile come quella del Maestro una settimana senza Sue dev’essere un qualcosa d’insostenibile.
Ma la vera novità della giornata sta nel fatto che Sarah vuole portare il fantasma in un posto (detto così sembra il discorso di un adescatore di ragazzini). Dove mai lo condurrà? A Parigi, mon ami, dice lei, che parla come Poirot.
A Parigi Erik ci si trova già, come le fa notare, ma lei è convinta che questi conosca poco la città in cui vive. Il bello è che Erik sottoscrive.
Sottoscrive, capite?
Dopo essere andato a spasso per la ville lumiére non solo nel canon, ma anche nel fanon e a oltranza attraverso i secoli, le dà ragione!
Sarah lo prende sottobraccio e lo porta sino al cancello della grotta (chi? Cosa?); Erik, nel disperato tentativo di salvarsi, obietta che per andare a spasso serve denaro (e quello sarebbe, in effetti, il meno). Sarah ne ha, ha la bellezza di 20 euro!
Dopo un’affermazione del genere persino il Maestro della fyccina (quello autentico è impegnato a cucire bambole voodoo) scoppia a ridere come un matto, offendendo la povera mentecatta. Poi tira fuori la soluzione al problema, che come sempre ha un che di maggico: riconduce Sarah nelle sue stanze, e spalanca un vero e proprio forziere del tesoro colmo di euro.
Maestro! Che ha fatto in tutti questi anni, oltre che scherzi ai cantanti, ha svaligiato il caveau della Banca Centrale? Si fa mica chiamare Arsenio Lupin, adesso?
Sarah giustamente domanda donde venga il denaro, ma il Maestro sorride e non risponde, cosicché lei decide di non volerlo sapere.
Come dovrei chiamarla, associazione a delinquere?
Mentre i nostri sono in barca, Erik rivanga la deliziosa storiella della musica che solo lui può sentire, suonata da un misterioso figuro. Il Maestro è certo che il musicista oscuro non suonerà più, perché gliel’ha detto lei in persona.
Sarah fa cortesemente notare che non d’una lei si tratta ma d’un lui, e viene il sospetto che Erik in tanti anni si sia cibato non di abiti griffati ma delle pagine d’un libro di grammatica. Invece no, Erik ha creduto il misterioso musicista un lui finché non si è tolto la parrucca.
O_o
o_O
O_O
Si tratterà d’un altro trans?
Chi si celava, dunque, sotto la parrucca?
Ma Christine, è ovvio.
D’accordo, Maestro. Va bene, Maestro. Le credo, Maestro. Adesso chiamo dei signori molto disponibili, Maestro, che si prenderanno cura di lei…
Maccheccosadiamine…?
Ritroviamo i nostri alla luce del sole; dopo aver preso la sempreverde e beneamata metropolitana (pressoché l’unico mezzo di trasporto al mondo, stando a questa ff), Sarah sta conducendo Erik al centro di cortile con in mezzo una grande piramide di vetro. Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.
Penetrati nel palazzo del tutto indisturbati e senza che nessuno li abbia notati, i nostri hanno da decidere cosa visionare, visto che Sarah concede appena tre ore di visita al suo febbrile accompagnatore. Bèh, dice questi, per prima cosa s’ha da vedere la Monna Lisa.
Parole che più che di un parigino indigeno sembrerebbero d’uno sprovveduto qualsiasi.
Dopo venti minuti – perché è pazzesca l’immensità di quel posto -, i due arrivano a destinazione e finiscono nella gran calca. Merito, questa, della fama del quadro e del Codice da Vinci, osserva Erik.
Sì, perché lui il Codice da Vinci l’ha letto.
Ora capisco perché si sia ridotto tanto male.
Dopo aver visto la Vergine delle rocce e la Nike alata (chiaramente, viste queste tre è finito il Louvre) ed essersi scambiati allegre smorfie con linguaccia, i due riprendono il tour turistico e se ne vanno, con il consueto ZOOOM of Doom, a Notre Dame.
– Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! –
Che, anche il povero gobbo è ancora in vita? Non ditemi, sta anche lui preparando la cioccolata per una qualche Mary Sue di indicibile provenienza?
Notre Dame è molto bella, dice il fantasma, guardando Sarah invece che la cattedrale.
Se mi trovassi all’interno di Notre Dame, certo l’ultima cosa a cui guarderei sarebbe una Mary Sue insipida e boccoluta, ma il Maestro a quanto pare ha cotto il cervello assieme al ciobar.
Segue scialbo resoconto della visita dei due, al termine della quale tutti in metropolitana e via alla Torre Eiffel, ad attendere i fuochi d’artificio per la vigilia (sì, non ce l’aveva detto nessuno ma è il 25 di dicembre).
Fosse finita qua! Sarah pretende una cenetta a lume di candela in cima alla torre. Mais oui, mon amour, si sente rispondere, con una volce talmente calda da sciogliere il cuore.
Visto che parla come l’ispettore Clouseau, pretendo che entro il termine della fyccie Erik completi il repertorio di luoghi comuni in lingua francese, inclusi “c’est la vie”, “voulez-vous danser avec moi?” e allonsanfandelapatriiiiiie.
Terminata la cena, s’odono i primi botti, così Sarah e Maestro s’affacciano alle grate per vederli fianco a fianco. *O* La donzella ha freddo, perciò Erik la copre con la giacca.
Ora che non le fa più freddo (sic) Sarah può occuparsi di cose più serie; da brava Sue, comincia ad affannarsi, allarmando il fantasma (intimorito, credo, dalla prospettiva di una nuova crisi isterica).
Ciò che preoccupa la piccina è il momento dell’addio, e in particolare a cosa si potrà appellare quando dovrà lasciare Erik (lasciarlo? Ragazza mia, quello campa da un secolo e rotti e tu ti preoccupi di lasciarlo?).
Ai tuoi ricordi, Sarah. Ai tuoi ricordi.
Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti.
Trafugati, devo supporre, alla Trilogy. Certo che è diventato un manolesta, da quando Christine ha dato forfait.
Quanta… passione. Quanto… sentimento.
Quanta… colite spastica.
L’azione si sposta sul giorno della vigilia e del successivo giorno di S. Stefano, dandomi il tempo necessario ad impedire al Maestro di chiudersi nella camera degli specchi. Ricordate l’intrepida mammà? Eccola tornare in azione e annunciare alla preziosa figlioletta che tocca tornare a casa!
Signora, sappia che noi la supportiamo.
Il Maestro le dedicherà una sinfonia e un paio di notturni, per questo.
So bene che state tutti domandandovi il perché del trasferimentosenzasignificato2lavendetta. E’ presto detto: mi sono accorta appena due giorni fa che non è proprio il lavoro che voglio, così ce ne torniamo a Londra!
Una londinese che trova lavora in Francia, sosta in albergo, lavora fino a sera senza che si sappia bene cosa faccia e se ne ritorna a casa sua quando le pare io credo o che abbia stipulato un contratto molto peculiare, o che abbia battuto le strade.
Sarah è affranta: che fare? Ma dir tutto al fantasma, naturalmente!
– Erik? Erik, sei in casa? –
Tutto ciò come se Erik abitasse in una tranquilla villetta di periferia coi battenti in ottone. Il nostro la fa accomodare sul letto (stolti, non con quelle intenzioni – evidentemente mancavano sedie), dove gli viene rivelata la disgrazia imminente.
Erik si altera, ed in maniera talmente terrifica da scadere in una scenata isterica da quattordicenne in pieno ciclo mestruale.
– Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
Minchia!
Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*
Maestro, la prego, la smetta di tentare di strangolarsi col punjab lasso.
Marcanterik si china sul viso di Sarah, avido di carne, all’ultimo momento ci ripensa e le strilla di andarsene.
…fluffose ciabattine rosa anche pour vous, mon joli ami?
Tornata a casa scornata, la piccola ha da sorbirsi non soltanto la ramanzina di mammà, ma anche il suo interrogatorio riguardo a questo fantomatico (*cough*) amico che si è recata a salutare: è solo un amico? E’ carino? Ha gli occhiali?(no, d’accordo, non quest’ultima, ma l’insieme faceva tanto Indovina Chi).
Sarah proprio innamorata non si definirebbe, ma allora come chiamare quei brividi lungo la schiena, tutto quel desiderio inspiegabile (che non è esattamente l’unico elemento inspiegabile della storia)?
Volete davvero saperlo?
Come dite, “no”?
Maestro, non serve che faccia i vocalizzi per esprimere dissenso…
Inspiriamo, espiriamo e andiamo avanti: Sarah torna di corsa all’Opéra Garnier, in un istante eccola già sulle rive del lago, che attraversa in un batter d’occhio (in volo?).
Erik, mancaddirlo, da bravo pirla si fa trovar là, e auspica che Sarah non lo stia cercando per tormentarlo fino alla morte, ora che può morire. Ma perché? E perché prima non poteva?
Sai xché? Eeeehi!
Per farla breve, la nostra viene cacciata in malo modo.
Ma siccome lei è stylish, non intende andarsene via come un uccellino ferito, ma a testa alta! Perciò sfila l’anello e lo depone tra le mani di Erik. Poi, gli si inginocchia di fronte e gli toglie la maschera. Lui, in risposta, le strizza un braccio.
No, non ho idea del perché.
Sarah ha modo di esaminare il volto tumefatto del nostro glorioso Maestro, ma senza esser disgustataterrorizzata, semplicemente innamorata.
*O*
Di più poté l’aMMore!
La terribile ripugnanza fisica del Maestro sembra non farle effetto alcuno, tant’è che lo bacia sulla guancia piagata.
Allontana le labbra dalla veneranda pelle del Maestro, cosalì, che di nuove escoriazioni non se ne sente il bisogno.
Queste labbra disgraziate e profane s’avvicinano all’orecchio di Erik per sussurrargli “io ti amo”.
La colonna sonora di “Via col vento” sta prepotentemente manifestandosi nella mia testa, ma tenterò d’ignorarla.
In lacrime, la nostra se ne va (brava, sciò) congedandosi prima con un “addio”, poi con un “ciao”. Un climax discendente di saluti, ammetterete che è cosa rara.
Il giorno successivo, Sarah Saretta che sparisce in fretta sale sull’aereo (ricordiamo i collegamenti diretti albergo-metropolitana-aeroporto) come un condannato sale sul patibolo. Una hostess sorridente le porge una rosa rossa legata da un nastro nero.
Ebbene, ho da confessarlo: l’ho mandata io tramite Interflora, per ringraziarla del favore concesso all’umanità con la sua dipartita.
Sapendo di doversi affidare ai ricordi, Sarah guarda attraverso il finestrino dell’aereo (che spero si trovi ancora a terra, altrimenti la cosa sarebbe preoccupante) e vede cader la neve.
C’informa dunque che qualcos’altro succederà una settimana dopo il suo ritorno a Londra.
Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.
…E si dovrà raccontare un’altra volta (*cough*).
Ma anche no.
Maestro, si ricomponga e soprattutto metta via lasso, coltelli da torta e arnesi da intrattenimento della piccola sultana: è finita. Per davvero.
Maestro, mi sente…?
Maestro…!

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13 risposte a “Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

  1. Ire, se proprio ti disperi perché la ff è finita, c’è anche il seguito…peccato sia messa su un forum, e basta.

    Lo so, è dura da accettare; per favore, tu e il Maestro mettete giù quei coltelli da torta!
    Impressionante come il lunghissimo periodo di pringionia in terra francese di Sarah sia durato esattamente un…nulla?Niente?Fate voi.

    E poi certe frasi, soprattutto certi lirismi mi puzzano molto…ma questa è davvero un’altra storia e la racconterò in separata sede.

    Arwen (mentre carica il Maestro su un’ambulanza, aiutata da Ire)

  2. Maestro, la imploro di riprendersi!
    Non può permettere ad un’ insipida Mary Sue qualunque di ridurla in questo modo…

  3. una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
    Detta così pare che sia una buona alternativa alla masturbazione.

    altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
    Una mano sul seno e l’altra tra le gambe?

    Dai, che questa volta ad Erik è andata bene…

  4. Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
    Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.

    OssantoGoS, Ire, non… ci riesco! ‘__’
    ha la bellezza di 20 euro!

    Venti euro!
    Er milione de noantri!
    Eppoi, mi chiedo: se i Maestro ha un forziere, e non è mai uscito dall’umido antro lacrimante di donna… i dindini che stanno là dentro saranno vecchi franchi, no? Il tempo utile per cambiare il vecchio conio con l’euro non è passato da un pezzo?
    Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.

    L’avrà portato ad inginocchiarsi davanti alla tomba della Maddalena?
    Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti
    Da quando in qua i nastri hanno l’anulare sinistro?

    Ho gli occhi appannati da lacrime defunte.

  5. Credo di essere riuscita a svelare il mistero della visita al Louvre, probabilmente lo avrà portato a trovare il suo cugino-gemello astrale, Belfagor (il fantasma de Louvre).

  6. °_°
    Mi spiegate, come hanno fatto Sarah ed il Maestro a visitare Parigi con una simile velocità?
    In metropolitana, fra l’altro?
    Le file chilometriche, la folla incurante, i biglietti da fare in qualsiasi stamberga parigina, la distanza dall’Operà al Louvre, erano dunque, unicamente miraggi per una NonSue?
    Parigi è un grazioso e piccolo borgo?
    Bah… Mah…
    Maestro, vi prego, tornate ai componimenti e lasciate in pace il vostro organo.

    *Selenya senza log*

  7. °_°
    Mi spiegate, come hanno fatto Sarah ed il Maestro a visitare Parigi con una simile velocità?
    In metropolitana, fra l’altro?

    Sono misteri della fede.
    Vuolsi così colà dove Sue puote ciò che Sue vuole, e più non dimandare.

    Non pensavo avrei trovato una bamboccia boccoluta più odiosa della stessa Christine -mia indegna omonima-, ma le fyccy sono un momndo meraviglioso ancora tutto da esplorare, a quanto vedo.
    Maestro, resista.

    Chris, con la piastra in mano perchè ahimè è anch’ ella boccoluta e vuole eliminare qualsiasi analogia

  8. cavolo se davvero gli faceva incontrare belfagor aveva tutto il mio rispetto… come fyccina comica^_^
    I vestiti di armani e Gucci eccetera…sono stati il colpo di grazia, Il fantasme dell’opera che deruba i poveri attori che devono tornare a casa poi in mutande… o vestiti con i costumi di scena… ve li immaginate…
    scatterebbero una serie di attacchi di isteria che ce li sognamo di notte… scusate faccio scenografia e le conosco le prime donne del teatro…
    Cattivo maestro perchè vuoi male a noi poveri lavoratori sottopagatiT_T
    Lithis

  9. Lithis te le immagini le sarte se gli attori se ne andassero a casa con i costumi di scena?

    Scoppierebbe la terza guerra mondiale, minimo!

  10. Ho un presentimento.
    Non è che Sarah tornando a Londra, prende la super-metropolitana e passa poi per Canterville, vero?!
    Ditemi di no! T_T

  11. Potrebbe, non c’è dubbio, potrebbe.

  12. No, il fantasma di Canterville no!
    Non ha già sofferto abbastanza? T_T

  13. No Maestro, Vi prego, non cercate di usare il mio flauto traverso come arma contundente!!!! Costa molto e poi come fareste a darmi lezioni se non ho con cosa suonare?!?!?
    Calmatevi!!

    Premettendo che penso sinceramente che data la raffinatezza dei gusti del Maestro e date le specifiche dello stesso Leroux (ricordate che Erik corre a comprare della biancheria per Christine), non avrebbe rubato i vestiti ai cantanti, ma avrebbe telefonato agli stilisti per farsi confezionare dei vestiti su misura……..credo che noleggerò due elfi del catino, uno per me ed uno per il Maestro, non ci sentiamo troppo bene.

    mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?

    Ma sono io l’unica alla quale gl’insegnanti facevano leggere soltanto i classici, non lo so, Verga, Pirandello, Gogol, Kafka??Addirittura più volte!
    Mah, io però non credo sinceramente che, ammesso che nessuno abbia mai modificato la struttura originale dell’Operà (perchè, si sa, le norme di sicurezza ed altre quisquilie del genere non vanno osservate!) sia così facile arrivare all casa del Fantasma….
    Il resto della frase si commenta da sè……sorattutto perchè il Maestro ha avuto una sincope e devo soccorrero!


    – Salve, emarginato dal mondo! –

    Ma perchè? PERCHE’ nessuno si ricorda mai del Persiano? Perchè nessuno consiera che Erik usciva, sia per vedere le opere dal palco numero 5 che per fare le spese quotidiane?? Ricordo bene che Leroux descriveva il naso finto che il Maestro utilizzava ed i commenti della gente che di solito erano "Toh, ecco la Morte che passa"!

    – Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! –

    *No Maestro, mettete giù quella spada di acciaio di Toledo, era di mio nonno e deve restare nella vetrina!!!*

    – Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
    Minchia!
    Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*

    Meno male che scopro su questo blog di non essere l’unica alla quale il Maestro piace così com’è: alto, scheletrico, con due occhi di brace -gialli- che si intravedono solo di notte e con un viso tale da spaventare la Morte stessa…..ma con una voce d’Angelo, un genio sconfinato ed un gran cuore (sì, Leroux lo cita e dopotutto è vero: le autrici delle fyccine sono ancora tutte vive, se non è magnanimità questa!).
    *Rivolge al Maestro uno sguardo adorante e riverente*

    Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.

    Ma anche no!

    *Astidamia bacia e consola il Maestro, sconvolto dalla fyccina*

    Grazie per il noleggio degli elfi del catino, ci sentiamo sollevati (no, non abbiamo usato Gran Soleil….però è un idea!)

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