Archivi del mese: novembre 2007

Dossier 0001: Rapimento dal Potter Manor *__*

Lunedì. Tempo variabile, sta cominciando il freddo.
Trovo giusto ora il tempo per scrivere qualche nota, la giornata è stata decisamente movimentata.
Nella mattinata siamo finalmente riusciti a ritrovare Draco: venerdì il giovane Malfoy era riuscito a forzare la sicurezza della clinica promettendo favori sessuali ad una giovane ed ingenua infermiera.
Sono stati giorni di panico, tuttavia quando l’abbiamo trovato era in discrete condizioni: nessun piercing ai genitali, niente meches rosse e, stranamente, non è entrato a far parte di un gruppo Rock.
Ma non divaghiamo, il povero Malfoy era prostrato e ho scoperto il perché esaminando gli oggetti che i miei infermieri gli hanno trovato addosso.
Probabilmente mentre vagava per strada qualche giovane vestale l’ha riconosciuto e, sicuramente pensando di fare un opera benefica, gli ha messo in mano questa ficcy    

-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=161796&i=1%20- ,
Rapimento dal Potter Manor *__* di Gokychan.

Mi è bastato leggere il titolo per capire che le dosi di calmante che ho prescritto al paziente sono meno che niente.
Ugo, il mio caporeparto, si è recato allo zoo per avere la dose che danno agli elefanti.
Vi devo avvertire, questa ficcy non è per animi sensibili, ma leggete pure miei cari minorenni: posto in clinica ne abbiamo quanto basta!

Veniamo introdotti alla storia tramite uno scorcio di vita quotidiana.
Harry, perfetta mogliettina, sta cucinando il brodino per il suo amoruccio Dracuzzolo, quando una chiamata inaspettata rompe la quiete familiare: chi sarà mai che disturba i nostri protagonisti ALL’ORA DEI PASTI?!
L’educazione proprio non esiste più, bisognerebbe insegnarla ai giovani a suon di psicofarmaci e camicie di forza!
Ma Harry, anima candida, ancora non sa che la tempesta sta per abbattersi sulla sua vita apparentemente perfetta.
In realtà non sa nemmeno che convive conun giovane dalle gravi turbe mentali: all’improvviso Draco cominciò ad urlare come un forsennato tutti gli insulti che conosceva( ed erano molti)contro il poveretto dall’altra parte del telefono. Harry, preso alla sprovvista,invece di sorseggiare il brodo si ingoiò tutto il cucchiaino
Per il GOS, presto presto, chiamate l’ambulanza!
Un cucchiaino! Potter, ma che gola profonda hai?
Certo, se parliamo di anatomia posso immaginare come sia cambiata la conformazione della gola di Harry Potter da quanto convive con Draco Malfoy(degno erede del GOS, perdiana!)

La scena successiva è un misto di pathos e risate, o almeno, credo che l’intento fosse quello.
Purtroppo Harry non possiede un elfo domestico abile come il mio Rodolfo ed è quindi costretto a improvvisarsi mimo per fare capire al povero Dobby cosa realmente gli sia successo.
Potter infine infligge la giusta punizione al suo elfo: lo chiude nel forno.
Che io ricordi Harry non era particolarmente entusiasta delle teste impagliate della cara zia Elladora, ma si dice che il tempo cambia le persone anche se io prenderei come più attendibile l’ipotesi della schizofrenia!
In ogni caso personalmente preferisco chiudere Rodolfo nella camera di Pansy, quando ne esce è incredibilmente sottomesso e obbediente.
Ma poco importa, so che tutti attendete di sapere CHI era al telefono.
Ma procediamo con calma, non amo andare di fretta, se avete dei tic nervosi o state andando in iperventilazione i calmati sono le pastiglie gialle poste affianco a voi. A stomaco pieno, mi raccomando.
Drachino tesoruccio è sconvolto(e anche io, se devo ammetterlo) ed Harry capisce al volo che cos’è successo, alquanto strano, non trovate?
” era lei amoruccio ” disse Draco leggermente più rilassato ora che c’era il suo pussipussi vicino a lui.
Harry impallidisce tanto da sembrare uno straccio da buttare, e la sua voce gracchia come quella di un uccellaccio.
Sono i primi sintomi dell’influenza che si sta per abbattere sulle nostre città: un’aspirina e un letto caldo e passa tutto.
O forse Harry Potter se la sta facendo nei pantaloni, come possono dimostrare la sua improvvisa balbuzie e le domande serrate che rivolge al suo compagno in preda al panico?
Cosa voleva, cosa le hai detto, cosa le hai risposto, hai buttato la spazzatura?
Le ha risposto picche, naturalmente, perché i Malfoy non si mischiano con certa gentaglia(e allora qualcuno mi spieghi perché convive con Harry Potter).
Come tutte noi ben sappiamo i Malfoy, oltre a selezionare le proprie amicizie, sono spesso colti da attacchi di marpioneria improvvisa.

Tuttavia se il nostro divino GOS è l’uomo, pardon, il dio che non deve chiedere, il suo seme ha qualche problema in più e spesso utilizza espedienti per avere ciò che desidera.

Ecco, forse di solito ha delle trovate più originali di quella sottoriportata, questa è un po’ una caduta di stile, direi!
“Il biondo cogliendo l’occasione al volo disse ” non ti preoccupare ciccino(blea!ndme >__<)ti proteggo io da quella sadica
Questo si che è rassicurante! Se Draco Malfoy mi chiamasse ciccina inizierei ad avere DAVVERO paura!
Come volevasi dimostrare la luce salta e una risata malefica spezza il silenzio: i nostri baldi giovani svengono come gentili fanciulle alla vista del sangue.

Ma cerchiamo di indagare a fondo su chi sia LEI:
Dalle poche informazioni di cui disponiamo possiamo capire che la persona di cui parlavano amoruccio-uccio e ciccino-lovelove è:
una donna, che è sadica e che a quanto pare fa svenire la gente.
Non è molto ma ulteriori informazioni non si fanno certo attendere!

Addentriamoci nel chappy due: rivelazioni.
Dun tratto l’armadio si aprì e una persona ne uscì fuori di botto.
”HUAAAAAAAAAAAA” urlarono di nuovo Harry e Draco, ma stavolta lo shock era troppo e bianchi da far paura, svennero cadendo, Draco sul pavimento, e Harry sul morbido letto

Dun tratto mi sento confusa: come si fa svenire cadendo? Mentre stanno svenendo cadono? Cadendo Svengono? Credo che farò qualche prova sulla dinamica dello “svenire cadendo” utilizzando uno dei pazienti come cavia.
Magari Blasie, tende a dimenticare anche i connotati della sua faccia, ultimamente.
Non ne avrà a male, ne sono sicura.

Probabilmente se ne dimenticherà con la stessa rapidità con cui si scorda di essere un energumeno di colore e si crede un fragile irlandese dai capelli color dell’oro chiaro e gli occhi blu cobalto( cosa che , credetemi, capita anche più volte nel giro di mezz’ora).

La figura misteriosa esce allo scoperto e scuote la testa fissando le figure dei ragazzi svenuti

Accidenti, non so se sono più sconvolta dall’apparizione della figura misteriosa o dal fatto che così, di punto in bianco, siamo passati al presente.
Il povero Potter(non credevo l’avrei mai detto) si desta dallo “svenimento a caduta libera” per primo, e la sua sorte è quella di venire legato a una sedia.

Immagine che in me rievoca i bei tempi andati, quando Lucius sfoggiava tutine di latex e percuoteva le virili natiche di Severus con un frustino.

Ma l’attesa si è fatta snervante anche per me, ormai è il caos: Draco grida disperato, Potter è ancora legato! Smascheriamo chi ha compiuto quest’attentato alla routine quotidiana!
“ Ma si ,si che dico sul serio!!! Parola di Gokychan “ (OHHHHHHHHHHHHH!!! Nd lettori O___O ebbene si! La persona misteriosa sono io!!!ndme^___- ).

Mie carissime consorelle, non è Just *O* ?
L’autrice ha rapito i suoi personaggi! Devo dire che è la prima volta che mi imbatto di una cosa del genere!
Segue animato dibattito in cui il sig. Malfoy difende strenuamente la sua posizione di purosangue dissentendo apertamente come le idee di pairing(Draco/Ron) che il personaggio dell’autrice gli propone.
Draco, forse per te c’è ancora speranza!

Non sei attratto dai pettorali scolpiti dal “Kuiddic” di Ron?
I suoi capelli color pel di carota ancora ti fanno sbottare nel tanto amato : “Lurido babbanofilo straccione” ?

E una domanda sorge spontanea: perché un’autrice dovrebbe rapire i propri personaggi?
Forse ho qualche teoria, ma sono solo teorie.
Spero che lo svilupparsi della ficcy mi illumini a riguardo!

Lo stesso giovane Malfoy esprime le sue perplessità(in un momento di lucidità): perché sono stati trasportati nella stanza dell’autrice? Un altro punto per te, giovane Malfoy!
“ Vi ho portato qui per intervistarvi miei cari!!”
Ma allora è tutto chiaro!
Come vuole il regolamento del Tempio:

CITAZIONE

E’ vietato pubblicare testi che non siano storie/racconti/poesie. Si accettano le ‘interviste’ ai personaggi, purchè esse abbiano una trama.


Che brillante escamotage per intervistare i propri personaggi!

L’alternanza di imperfetto e presente continua a imperversare nel testo e le virgole, indignate, hanno infine abbandonato la ficcy per recarsi in luoghi più gradevoli, tipo il libro di grammatica.
Un leggero senso di nausea potrebbe cogliervi, ma non preoccupatevi, la clinica ha messo a disposizione antinausea per tutti.

Basta rivolgervi a uno dei simpatici addetti col camice bianco, non abbiate paura!
La stanza in cui ci troviamo inizia a dilatarsi, spuntano spalti e spunta il pubblico, spunta anche una scrivania e spuntano le immancabili sedie per gli intervistati.
Sento che inizia anche a spuntarmi un po’ di orticaria, ma niente paura, antistaminici e si va avanti!
Il nuovo cambio di scenario mi ha provocato un certo mal di testa, ma ci sono cose come i dialoghi sotto forma di copione che risollevano sempre lo spirito!
E Draco rivela a tutti un’inquietante realtà…
D: “Andiamo amore riprenditi a casa ti darò la tua dose di psico-farmaci”

Mie care consorelle, non occorre certo che vi dica che gli psico-farmaci devono essere prescritti da un medico in seguito a una diagnosi. Se si prendono senza aver consultato il proprio dottore il risultato non può essere che:
H: “ Nooooooo non dirò più bugie lo giurologiuuuuurooo buhaaaaa!!! Non mi faccia del male ! confesso sono stato io a fare delle foto a Ron nudo e a metterle su tutte le pareti della stanza di Draco “
E capirete che, a questo punto, nemmeno il fedele Ugo o tutto il corpo infermieristico della mia clinica potrebbe fare qualcosa per aiutarvi.  
Le foto di Ron nudo al momento mi stomacano, tuttavia il colpo di grazia lo da questo mirabile esempio di periodo che se ne frega della consecutio.
Un bel respiro, prego, non vorrei che l’apnea uccidesse qualcuno di voi, purtroppo l’unica virgola che è non è scappata si trova in una posizione del tutto casuale. Colpa degli psico-farmaci di Potter, sicuramente.
Il biondino sentendo queste parole si gira di scatto verso l’amante e preso da una rabbia omicida, si libera con uno strattone delle cinghie che lo tenevano imprigionato e prende per il colletto Harry cominciando a strattonarlo malamente.
Il chappy si conclude con frasi allusive a proposito di tu-sai-cosa (si, noi lo sappiamo benissimo) tuttavia la giornalista in erba non manca di invitarci alla lettura del prox chappy dove i due baldi giovani, una volta finito di copulare, si lasceranno intervistare.
Starei davvero qui a congetturare a proposito di che cosa ci aspetta nei prossimi chappy, ma si è fatto tardi e devo fare un giro di controllo dei pazienti.
Hermione era molto inquieta, oggi.
Sosteneva di dover andare a una gara di macchine e ha cercato in ogni modo di procurarsi un tubino rosso.
Sarà il caso che vada ad accertarmi che si trovi ancora nella sua camera.

Come il Maestro si vestì da Armani – atto primo

Miei mai troppo amati mozzateste, quest’oggi desidero condurvi in un luogo diverso dalle abituali maggiche ed intusiasmanti lande della fyccina. Prendetemi per mano, dunque, e seguite i miei passi all’interno di questi umidi sotterranei dalle pareti ricoperte di muschio.
Come dite, sentite gridare?
Udite forse una voce melodiosa, soave, quasi femminina e tuttavia maschile, levare alto il suo lamento?
Miei cari, è il Maestro.
Ebbene sì, questo straziante suono che le vostre orecchie hanno il piacere di udire è il grido di dolore dell’Angelo della Musica che tante volte ha cantato nelle nostre giacobine menti: Erik, altresì noto come il Fantasma dell’Opera.
Porgiamogli un fazzoletto di pizzo e seguiamo la direzione che egli, nel suo delirio tutt’altro che artistico, ci indica:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172045&i=1-, ad opera (*cough*) di elylesy.

Ore 11:00 : metropolitana. Escludiamo che si tratti della neonata metropolitana della Parigi dei primi del ‘900, visto che a bordo abbiamo una ragazza diciottenne alla quale il mondo ha voltato le spalle e che s’appresta, per volere della madre, a lasciare l’amato borgo natio, Londra (e assieme a questa il college, l’insegnante di canto e tutte le amenità di sorta) per trasferirsi a Parigi.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
La metropolitana in questione è, naturalmente, la tube londinese; la nostra amica scende nei pressi del British Museum (ho il vago sospetto che sia stato piazzato lì semplicemente perchè è tra gli edifici più noti di Londra, per quanto Bloomsbury sia deliziosa) per incontrare mammà; infine le due prendono nuovamente la metropolitana per andare in aeroporto (Heathrow, Gatwick, Stansted…? Vabbè) e dire addio alla dolcissima cittadina. Un incrocio di mezzi senz’altro mirabolante (nonché un tantinello insensato), ne converrete.
Apprendiamo che il nome della nostra amica è Sarah.
Sarah, come la Brightman.
Si calmi, Maestro.
Sarah trattiene lacrime in procinto di straripare. Immagino debba avere seri problemi al condotto lacrimale.
Prima che possiate domandarvi che razza di fine abbia fatto il venerabile papà della signorina, sappiate che lei e la sua mamma per amica in meno di ventisette secondi scendono dall’aereo, prendono i bagagli, escono per strada e prendono la metropolitana.
ZOOOM.
E voi stolti ignari del fatto che in aeroporto basta esibire il tesserino da Sue per ottenere armi e bagagli in un attimo.
Se le due siano atterrate a Orly o CDG non lo so, fatto sta che la prima cosa che mammina si premura di fare è prendere la métro per arrivare al Palais Garnier.
Non ho idea se la mamma abbia parenti in zona, se abbia una casa da quelle parti oppure se abbia in mente di sistemarsi in albergo, ma la prima cosa che si dovrebbe fare, appena arrivati, è depositare i bagagli.
Ma niente, la signora sente il richiamo della foresta e vuol mostrare alla figliola la prima cosa che lei, a suo tempo, vide della “vera” Parigi.
No, non chiedetemi dove si trovi la “finta” Parigi.
Eccoci dunque di fronte a quel luogo ameno dove si mescolano arte e passione, dove possiamo sentire lo scintillio della seta di un tempo ormai passato (grazie a Perlana sensitive effetto seta), dove semplicità e fastosità sono indissolubili, ma soprattutto dove gioca la festa e s’impara parlando a fare la pace.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
*rullo di tamburi*
‘Ntu culu all’attinenza!
Questa è fan fiction moderna.
La ragazzina, naturalmente, è sconvolta; ma no, non perchè lo spirito libero di mammà l’ha portata a spasso invece di portarla a disfare le valigie e a riposare come chiunque altro avrebbe fatto, ma perchè l’ha portata a vedere un teatro invece che Notre Dame o la Tour Eiffel (liberté, fraternité, banalité!), lei che il teatro lo odia.
Il suo sillogizzar non fa una grinza.
Questa coppia di sciamannate si reca dunque in un hotel in Place de l’ Opéra, dove disfa i bagagli. Sarah si pettina i riccioli castani (*O*) ed entrambe escono per intraprendere una visita guidata del Palais Garnier.
Io non so, oltre che a una certa irresponsabilità penserei all’abuso di anfetaminici.
La guida narra loro, in maniera esemplarmente sconnessa, della storia di un certo fantasma che però non era un fantasma, bensì un pover’uomo (Maestro! Giù quel coltello da torta!) e del suo amore infelice per la giovane Christine Daaé, che lo aveva infine abbandonato per un visconte, lasciando il povero fantasma a piangere su quel latte che lui stesso aveva versato.
Che gran pasticcione. Proprio quel giorno che doveva preparar la torta.
Secondo Sarah e mammà questa è la storia più stupida che abbiano mai sentito.
Tenetemi per il mantello, voglio colpirle in un occhio. E che qualcuno trattenga il Maestro, che vedo con un macigno appeso al collo, e Leroux, che sento picchiare sul soffitto della tomba.
Sarah dolce Sarah è in platea, quando avverte il dolce suono di un organo. La guida le spiega che si tratta dell’orchestra che sta provando (il pirla), ma Sarah sbircia nella buca nell’orchestra e non vede nessuno.
*O*
Sarà magia?
Il Maestro sta spiegandomi che certo una creatura ultraterrena non era, dunque non vede come si possa trovare nei sotterranei dell’Opéra della Pairigi contemporanea.
Eppure – è un fatto – Sarah ode, oltre che una musica che sembra sia stata composta soltanto per lei (sì, ma perchè? E soprattutt… vabbè), un canto come portato dal vento (ah, gli spifferi dell’Opéra Garnier!) che conduce dritto al suo cuore un accordo di suoni lontani, di corde di liuto sfiorate da mani che avevano conosciuto la purezza dell’ amore. *O*
Allora; il liuto è uno strumento a corde. A meno che il Maestro non sia passato al liuto (e sta scuotendo il capo forsennatamente) e pare di no, dal momento che un momento prima Sarah ha sentito un organo, come si risolve il paradosso?
Con una simpatica rivisitazione.
Non svenga, Maestro.
L’importante è che ci sia l’aMMore, il resto è acqua.
Mamma e figliola abbandonano l’edificio e prendono – indovinate? – la metropolitana, mentre il cuore della ragazza ancora urla e piange.
Non vorrei far la giacobina sovversiva, ma io urlare e piangere sento solo il Maestro.
Il giorno seguente, mentre mamma va al lavoro (dove lavorerà mai, in una casa di cura?) la piccina va a spasso per la Ville Lumière, e a sera si concede anche una scappata all’Opéra.
Del tutto indisturbata, attraversa la platea e sale sul palcoscenico, dove scova una botola: la apre, ci si tuffa, attirata (piatto ricco, mi ci ficco) e…
…precipita per i sotterranei e si sfracella al suolo.
No, sto scherzando.
Si ritrova, invece, in un corridoio buio, dove l’acqua fruscia e i topi (guarda meglio, son ratti d’un metro e mezzo) squittiscono, ma soprattutto è tutto buio come il tramonto dell’umanità. Che fa dunque Sarah? Estrae il cellulare dalla tasca dei jeans e preme tasti alla rinfusa per illuminare l’oscurità.
Al di là dell’incredibile schermo che deve avere il cellulare in questione, prego notare la poesia dell’immagine.
La nostra Indiana Jones continua a camminare (ma me lo son sognato io che arrivare al covo del fantasma fosse d’una complicatezza mai vista?) finché non giunge presso le rive di un lago…
Maestro, desidero ricordarle che lei ha escogitato uno dei più malvagi e mortiferi trucchi del suo repertorio per simili visitatori: il trucco della sirena. Lei s’immerge, canta attraverso una canna, attrae il visitatore con la sua voce melodiosa, e… l’afferra e l’annega.
Se lo ricorda, Maestro?
Sempre onore alla sua perfidia; adesso, metta in pratica.
…Ma invece no: la nostra guada il lago (senza che si capisca bene come) e giunge infine al covo del Fantasma, una sorta di grotta molto ben arredata dove si trovano tende, tavoli, centinaia di candele (devo dire che la descrizione è suggestiva ed esauriente) ma soprattutto, seduto all’organo, un uomo.
Se questo è un uomo.
Maestro, mi dica che non si tratta di lei.
Basta, non pianga.
Flattering child, you’ ll shall know me …
A fanta’, si vede che l’inglese non è la tua lingua madre: doppio futuro dell’Apocalisse? Ne bastava uno.
Il fantasma continua a cantare il testo di Lloyd Webber (in inglese, embè? E’ poliglotta), con una voce piena, tra le altre cose, di stanchezza della vita (io direi che la stanchezza della vita l’ha acquisita di fronte a questa fyccie) e soprattutto, ignaro della presenza di Sarah, nonché di quale sia la parte di testo che tocca a lui e quale quella che tocca a Christine, visto che canta entrambe indistintamente.
D’improvviso, il nostro si volta ed ha uno shock.
Comprensibile, direi.
Questo tuttavia non gli impedisce di esclamare – Christine! Sei tornata da me! – , di correre incontro a Sarah e baciarla.
Al che, si leva un grido che lacera la notte e i miei già oltremodo provati timpani.
Potete immaginare chi sia stato.
Ozzy! Catini con doppio rivestimento!
Il bacio sembra durare un’eternità, Erik stringe puccySarah tanto forte da farle male alle ossa (bravo, Maestro, stritolala!) poi la allontana da sé e le sorride.
Ho la netta impressione che un orsetto del cuore abbia preso il suo posto.
Sarah sviene tra le sue braccia (ah, meretrice!) e si risveglia alla vista d’un paio d’occhi color acquamarina (avrei preferito le due fosse color pece del fantasma del romanzo), distesa su un letto a forma di cigno. *O*
Improvvisamente, ha un attacco isterico (cosa non eccezionale, vista la sua conclamata instabilità emotiva) e inizia a gridare. Erik tenta di quietarla accarezzandole i boccoli bruni (ma per Giove, Maestro!), ma lei ha il ciclo e non molla.
Tu sei il … il … – Fantasma dell’ opera! – Ahhhhhhh! –
Persino i trattini, sconvolti da simile isteria, scappano a destra e a sinistra. Suggerisco anche a lei di scagliargli contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Erik la azzittisce; dopotutto non vede perchè dovrebbe farle del male. Perché tu sei un mostro malvagio, gli risponde Sarah.
Ora. Non è certo dimostrare tatto, dire una cosa del genere, né dimostrare intelletto, perchè non sono esattamente cose da dire a chi ti tiene prigioniera e può disporre di te come gli piace.
In secundis, se una certa, deliziosa perfidia al Maestro possiamo accordarla, la qualifica di “mostro” gradirei fargliela rimangiare assieme ad un buon numero di denti.
La donnina di zucchero ha, tuttavia, colpito nel segno: il fantasma va a sedersi all’organo con gli occhi lucidi. Poi si scusa per l’impetuosità precedente; la ragazza gli ha infatti ricordato Christine, come lei dimostra già di sapere. Erik se ne stupisce; dovrebbe esser l’unico a conoscere l’esito della storia… no, ribatte Sarah, è una leggenda (e basta?) molto nota. Talmente nota, avrei aggiunto, che ispira ogni genere di merchandising, piattini tazzine presine copriwater e coltelli da torta.
Ma ecco che si arriva alla domanda cruciale: come accidenti fa il fantasma ad essere ancora vivo, dopo tanti anni?
– Semplice, i fantasmi non possono morire. Purtroppo neanche i miei.
Caspita. Lampante.
Ma a Sarah la risposta non va giù; insiste. Malgrado i vani tentativi del fantasma di mandarla a quel paese, la risposta infine giunge: si tratta d’un incantesimo.
E’ quasi magia, Erik.
L’incantesimo consisterebbe in una musica, suonata ormai da più di centotrenta anni da un uomo che il fantasma, di tanto in tanto, arriva a scorgere. Un uomo che per lui è sempre uguale, ma per gli altri è diverso.
Tutte testuali parole, che fanno giustamente dubitare a Sarah della sanità mentale del Nostro.
Dopotutto, tutti quegli anni in quella grotta potevano dare un po’ alla testa.
Dopo aver assistito a un comportamento del genere, tendo a concordare.
Di colpo Erik s’irrigidisce, impallidisce, stringe le mani, dice di sentir la musica in questione (ma SarahSue non sente niente), poi torna normale.
Epilessia?
Indi s’accorge che la piccina ha i pantaloni bagnati (invece di ricordare in che maniera mirabolante abbia guadato il lago, preferisco dirvi che se l’è fatta addosso) e le propone di cambiarsi i vestiti.
Quando Sarah esprime le sue perplessità riguardo all’indossare abiti da uomo ottocenteschi (perchè, riducono l’appeal?) il fantasma scosta malizioso una tenda:
lì dentro c’ erano capi da uomo e da donna di Armani, Versace, Gucci e Valentino!
MAESTRO!
Armani… Versace… Valentino! Altro che fantasma, lei è un Diabolik dei poveri che si è ridotto a svaligiare i magazzini parigini delle griffe italiane più prestigiose!
No, non le tendo il coltello da torta, la smetta d’insistere.
Erik tapino e derelitto chiede a Sarah se il vestitume sia di suo gradimento, chiamandola mademoiselle, che fa tanto clichè del dandy franscese sensuale ed elegònte.
Sarah si domanda come possa Erik esser tanto buono, quando nelle storie che si raccontano, nei film e nel musical (che dimostra di conoscere, finalmente – ma il libro di Leroux?) è stato dipinto come una bestia senza cuore.
“Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero”. Non credo d’averlo scritto io.
Io non so che film e che musical abbia visto costei, ma eccetto che per le sue mattìe dagli esiti omicidi io ho sempre visto Erik ritratto come una figura solitaria, tragica ed intensamente romantica.
Dopo aver anacronisticamente commentato che Erik possiede quasi un centro commerciale (centro commerciale sì, ma Harrods), la fanciulla nota che se questi non fosse sfigurato sarebbe d’una bellezza statuaria.
Cosa certamente veridica nel caso di Butler o di diversi begli attori teatrali (ma assolutamente falsa nel caso del romanzo), ma non è questo il punto. Il fantasma è un brutto; un tragico sfigurato, magari sarebbe bello se Albus il cannaiolo dicesse “hocus pocus” e “abracadabra”, ma il suo grande fascino sta appunto nella sua tragica dualità, nel dramma del suo terribile aspetto.
Insomma: no. Erik è brutto. E ci piace per questo.
Lo statuario suo doppio della fyccina, invece, ammicca in direzione di Sarah e va a prepararle una cioccolata calda.
Santa pace. Il Maestro col ciobar. Ora attaccherà a cantare: when the rain is falling and it’s cold outside
Mentre in sottofondo suona invece la colonna sonora dello spot di Dolce&Gabbana, la signorina prova il vestito di Armani. Il fantasma, il quale – ormai lo sappiamo – ha trascorso i secoli a farsi di cocaina, commenta che le sta bene. Poi le confessa d’aver rubato i vari capi d’abbigliamento trés chic ai cantanti.
Insomma: il fantasma, invece di commettere i soliti delitti banali, va a nascondersi dietro le quinte, e quando i vari tenori e soprani da Armani vestiti s’inchinano al pubblico ed escono di scena, li aggredisce, li sveste e li lega nello sgabuzzino.
Non lo sospettavo dedito a certe pratiche.
Sarah si meraviglia di come il nostro fosse prima triste, ora tanto allegro (marpioneria portami via).
– Sono un uomo molto solo, lo sai. È la speranza di aver forse trovato un’ amica che mi fa reagire così. – L’ hai trovata, Erik. L’ hai trovata. – dissi io solennemente.
Capito, stolti?
Ad Erik serviva solo un’amica (e che amica!) per esser contento, porre fine alle sue turbe e vivere in completa letizia il suo dramma fino alla fine dei suoi giorni.
Tanto per citare uno slogan, in questa atmosfera da videoclip pubblicitario, keep it simple!
Sarah vede un manichino di Christine e si scopre identica a lei.
Volete dirlo assieme a me?
Ma vaffanculo!
Poi domanda ad Erik come abbia trascorso la vita in assenza di Christine.
Questi, dapprima, componeva solo requiem. Poi, visto che era davvero depresso, s’è messo a fare tanti begli scherzi allo staff dell’Opéra. La tristezza, sapete com’è. Infine ha preso ad andarsene a zonzo, tanto nel ventunesimo secolo chi vuoi che si accorga se un tizio va a zonzo con una maschera bianca.
Ma ti pare, nessuno.
Specie in Italia, dove è carnevale tutto l’anno.
Mi pareva d’averlo visto camminare a piedi nudi nel parco, l’altro giorno.
Così ha trascorso il tempo (oltre che arrotolando canne). Fortuna che ora la sua amata s’è incarnata in questa Suetta da sue soldi, dice, e della Sue in questione domanda appunto il nome.
Mary S… Sarah, lei risponde.
– È un nome bellissimo! – .
*O*
My little Erik.
Grazie al GoS, la pikkola s’accorge che son le tre ed è dardissimo, deve proprio scappare. Questo non le impedisce di gridargli dietro un teatrale e vomantico “Erik! Tornerò!”, con My heart will go on in sottofondo.
Al suo ritorno a casa, mammà le domanda se ha passato una buona giornata.
Le rispondiamo noi?
*Pernacchione*.
Mi abbracci, Maestro.
E voi, giacobini, prendetemi per mano; vi ricondurrò al mondo di superficie. A presto, per la parte seconda di questo tuffo nel sotterraneo di nera disperazione dove i monti vi sorridono e le caprette vi fanno “ciao”.

Surprise!

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, mia fedele ciurma.
Liberiamoci dei nostri mantelli neri e godiamoci il venticello che spira sull’impavesata della H.M.S. Surprise.
Il mio vecchio amico Jack Aubrey mi ha offerto quella brodaglia scura che sulle fregate è nota come caffè, e con la morte nel cuore mi ha confessato il motivo per il quale nessuno più lo chiama Jack il Fortunato.
“Miss Umbridge”, ha esordito, mentre asciugava le lacrime con un fazzoletto d’organza, “hanno violato il nome mio e del mio fedele amico Maturin. Siamo stati menzionati in quella forma letteraria che a voi è nota come fyccina. Il caro Maturin, così cagionevole, giace svenuto nella sua branda: nemmeno i mercuriali hanno avuto effetto. Io ho tentato di affogare il mio dispiacere nel grog. Ma il grog è finito, ed ora vado avanti a flaconi di colluttorio, che tanto l’igiene orale dei miei uomini lascia parecchio a desiderare. Sarà che prevenire è meglio che curare, ma le robe stratificate sui loro denti hanno avuto il coraggio di studiarle solo al CERN di Ginevra”.
 
La storia del mio amico Aubrey è caratterizzata da picchi di inenarrabile drammaticità.
Tutto comincia il giorno in cui l’onorata H.M.S. Surprise ha finalmente la meglio sulla Acheron, fregata dell’odiato Corso.
Contrariamente alle usanze, il capitano della ciurma sconfitta venne incaprettato come nei migliori sequestri di mafia e trascinato di peso sulla nave inglese.
Non che la cosa sia stata facile, eh.
Ovviamente il duello tra Aubrey e le capitain ha avuto un che di apocalittico: nessuno dei due riusciva a soverchiare l’altro, Aubrey non era mai stato tanto in difficoltà, le capitain si muoveva con grazia ed eleganza, oltre che con la solita destrezza, eccetera, eccetera.
Sì, insomma.
Per farla breve… il capitano della Acheron ha un nome che inizia con Mary e finisce con Sue.
“Una donna?!” esclamò sconvolto e con una punta di disprezzo il capitano.
Noi sconvolti non siamo più di tanto, nevvero Mangiamorte?
“Cosa? Una donna a capo di una ciurma, ma è inaudito!” aggiunse il Signor Pullings.
Inaudito? THIS IS FYCCIIIIIIIIIIH!!!
Perché? Una donna secondo la mentalità inglese non può essere degna di tale ruolo?
A parte il fatto che non mi risulta che i Francesi fossero tanto più tolleranti degli Inglesi sul ruolo della donna… ma su, cara, non giustificarti: sei una Sue, un ingrediente fondamentale per ogni fycci che si rispetti. Le tue parole riescono a zittire tutti, anche quelli più loquaci. Hai veramente un bel caratterino, vuoi farti rispettare sempre e comunque… suvvia, non c’è davvero motivo di aggiungere altro.
No, scherzavo.
Era molto diversa dalle donne normali che subivano le diverse sottomissioni da parte dell’uomo in silenzio.
Non trovate memorabile il concetto espresso da questa frase? E la costruzione, il modo in cui le parole si susseguono l’un l’altra? Confesso che mi sto un po’ innamorando.
No, lei era un tipo determinato (mai che ci fosse una pappamoscia… tutte toste, le Sue! *o*) e, forse per l’istruzione che aveva ricevuto (istruzione?? o_O) o per la sua indole, reputava che tutte le persone fossero alla pari, sia uomini che donne e che quest’ultime dovevano ribellarsi alla loro condizione di schiavitù ed inferiorità (perché lei ha un sogno: lei è MarySue Luther King).
Oltretutto, visto che la cosa non può essere taciuta, la fanciulla del paese del Camembert non è quella che si definirebbe un autentico cesso: per capitan Jack era in assoluto quella più bella che avesse mai visto, e sicuramente lo era anche per il resto della ciurma (beh, dopo mesi passati in mare tra soli uomini, il marinaio medio si infoierebbe anche per Margherita Hack). I suoi capelli erano nerissimi, talmente scuri da avere dei riflessi bluastri (perché il nero semplice è decisamente OUT) (…) Erano mossi ma non troppo (mossi moderati?), poiché le onde che i capelli formavano erano molto morbide (anche perché le onde dure fanno male assai) e le scendevano sulla schiena fin quasi alla vita (e questo esplicherebbe il concetto del mosse ma non troppo? Mi perplimo).
E ancora.
Era alta (ma non mi dire), con un gran bel fisico (ma non mi dire!), snello e longilineo, ma con le sue “ciccette” nei punti giusti.
C… c… ciccetteeeeeeeh??
Ossantopiripillo.
*Odio rovina malamente sulle scale che portano sottocoperta*
Dicevo, dunque.
Se le “ciccette” sono nei punti giusti, che fine hanno fatto le nostre amate curve? Saranno mica finite nei posti sbagliati?
Ad ogni modo.
Nancy Marton, parente del più famoso Sandy, vanta un passato che farebbe invidia alla migliore puntata de L’isola dei famosi, come lei stessa racconta: lui era venuto in francia (minuscolo! *o*) per lavoro, dove incontrò mia madre. Si sono innamorati, sposati ed eccomi qua (d’oh! Mai che i Sue-genitori guardino la tv, alla sera). I miei genitori hanno sempre voluto rimanere in francia (e due!), ma io so parlare anche l’inglese, non vi eravate ancora chiesto perché ci siamo capiti fino ad ora?
Perché, non si sa per quale motivo, non c’è film/libro/manga in cui le barriere linguistiche non siano un problema, no?
E poi, si sa, l’ammoreeh vince ogni cosa.
Sì, perché, nonostante l’umiliazione della sconfitta, Nancy-Sue non può proprio fare a meno che uno altro sentimento di…come definirlo, forse di simpatia e ammirazione verso il suo peggior nemico stava nascendo dentro di lei.
E te pareva.
Quantomeno, Maturin e Pullings sono stati risparmiati, e di questo sono lieta.
Giusto per dimostrarle quanto i suoi sentimenti siano condivisi, Aubrey ordina che venga sbattuta in cella. E Nancy-Sue inizia a farsela candidamente sotto. Ma, a ben vedere, nemmeno quello costituisce un problema: molte volte era scampata da situazioni difficili usando il suo influente carisma; si, perché quando voleva sapeva anche essere molto convincente, e non vedeva il motivo per cui non sarebbe dovuta riuscirci un’altra volta ancora (soprattutto durante una fycci. Mica possiamo fare brutte figure, su!).
In qualche modo sarebbe riuscita a farsi amare dalla ciurma, e allora da li il gioco era fatto (sono in astinenza da… tipo sette mesi, sarà difficile il contrario).
L’arrivo della fanciulla turba non poco il capitano della Surprise, che reagisce come ogni vero uomo deve reagire: sfogandosi con l’amyketto del cuore.
“E allora? Non vedo cosa ci sia di male”
Maturin è così naif… è adorabile, sul serio.
Ma la carne è la carne, e ogni scusa è buona, per il capitano, per andare a trovare la sua avvenente prigioniera. Persino un buco nella stiva. Perché ogni manuale di navigazione recita a chiare lettere “se vi si sforacchia la nave e rischiate di affondare, andate a trovare la Sue che avete appena imprigionato: non serve a niente, ma crea l’atmosfera. Soprattutto se sotto i castigati abiti maschili che indossa s’intravede un bellissimo fisico, snello e abbastanza formoso”.
Ma no, scusatemi.
Tutti questi anni passati negli umidi antri del Ministero mi hanno resa sospettosa e malpensante.
In realtà, Aubrey vuole solo sapere il nome delle altre navi francesi che solcano i mari, e soprattutto la loro posizione.
Certo, la sua richiesta funge da spunto ad un lungo scambio di opinioni sulla fedeltà alla patia natale, sulla simpatia degli Inglesi e sull’importanza del fare valere i propri diritti e le proprie idee… che si conclude con la condanna di Nancy-Sue a tre settimane di lavori forzati.
Così, per simpatia.
*o*
 
E così io vi lascio, Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero.
Io e Aubrey abbiamo finito il nostro caffè e, comunque, da parte mia sarebbe troppo crudele continuare a raccontare la sua triste sorte… anche perché l’autrice interrompe bruscamente questo diario di bordo dalle pagine profumate di sandalo e lillà.
Il mio fiero amico capitano oggi si è alzatopresto, per approntarmi una degna accoglienza. Sembra davvero uno zombie, e a nulla gli è valso tamponare il viso con i suoi “asciugamani”. Ora, comunque, raggiungerà Maturin e Pullings nello slashoso talamo, e lì cadrà nel profondo sonno del giusto.
A me non resta che raggiungere il timoniere, indicandogli la rotta in questo mare di liquame.
Le coordinate?
Archivio: manga.it
Titolo: Un capitano davvero insolito
Autore: embrido
E speriamo che non arrivi l’onda.
 

Come fermare una lingua che gioca

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=167451&i=1 -> qui è pubblicata la favola di "Heroes".

Miei piumati giacobini, la vostra zietta è stata assai impegnata di recente, ma a colmare la mia assenza sono bastati i primi voli dei più coraggiosi della nidiata.
Ora, andate nei vostri baldacchini dai drappeggi in velluto argentato, sorseggiate la vostra tazza di assenzio caldo ed ascoltate la mirabolante favola di Peter e Nathan Petrelli.
“Eroe, fratello, amante” di AmarA.
È il compleanno del giovine eroe, ma non è affatto un dì di festa: Simone si è rivelata un’inutile femmina e l’ha scaricato, ancora prima che Peter le chiedesse di cominciare una relazione.
Sono cose che accadono, se ti piantano due proiettili negli organi vitali e non rispondi al nome di Claire Bennet…
Angela Petrelli è corsa da una non meglio specificata sorella, che potrebbe essere la gemella nascosta di Nathan, oppure la zia ammalata.
Desumo che Angie sia corsa ad assicurasi, che nel testamento fosse stata nominata.
Certo, coraggiosi piumini di cipria, cosa volete che importi a Peter di due squallidi, sozzi, monumenti del Peccato?
Dei Vascelli del Demonio e della Malattie più impensabili?
Niente, vadano dal loro creatore –il Diavolo- Simone ed Angela, si trascinino dietro pure la cognata, la nipote e tutte le sgualdrine, che con il loro respiro, avvelenano la società.
Peter desidera Nathan e non per una sana chiacchierata tra fratelli.
Il piccolo di casa Petrelli al terzo bicchiere è già sbronzo e barcolla sino alla porta, trovando ad aspettarlo…
Sylar!
No, eroici pulcini, ho invano sperato, ma fu mera illusione.
Alla porta c’è l’uomo volante, meglio conosciuto come "L’unica voce al mondo capace di fargli perdere il respiro aveva parlato! L’unica persona al mondo capace di fargli fermare il cuore per un istante era lì!”
YATTA!
*o* aggiungo.
L’entusiasmo mi ha contagiata, sono così garrula che potrei divorare l’intera genia Petrelli.
Nathan è un uomo di potere, capace di ammaliare con il suo adorabile modo di fare, persino un intero governo, come da testimonianza diretta: “Li ho mandati a stendere. Ho detto loro: ehi, è il compleanno del mio fratellino, fatevelo da soli, il congresso, che io devo festeggiare con lui!”
I membri del Congresso hanno, ovviamente, annuito e sono andati a stendere… I panni, credo.
Il che non è OOC, è qualcosa che sfiora la follia con la punta delle dita, non trovate?
Non c’è solo Nathan che se ne infischia della carriera, ma pure il Congresso che si ritira perché Peter compie gli anni. Peter, lo sperticato “fratellino” di Nathan.
Quando Nathan s’accorge che il fratello è ubriaco, gli strizza l’occhio, per avere accesso alle scorte di alcolici.
“Il respiro gli si era mozzato. Quella strizzatina d’occhio era tutta per lui. Suo fratello era lì per lui.”
I casi sono molteplici: Peter soffre di problemi cardio- vascolari.
Peter è una ragazzina di tredici anni davanti al cantante (?) dei Tokio Hotel.
Peter ha sniffato qualcosa in bagno.
Io, implumi eroi, mi scolo una bottiglia di Vodka per dimenticare e chiamo Envie, perché ne avremo bisogno.
Visto che Peter ha deciso di imitare Jack Sparrow, barcollando e parlando in maniera sibillina, Nathan lo aiuta a scartare la scatolina contenete l’anello di fidanzamento.
Ci siete cascati?
Sì, beh… Non siete lontani dalla tragica realtà, mentre Envie porta i sali alla signora Petrelli, proseguiamo.
Il contatto delle calde mani di Nathan (ha preso il potere di Ted? Sarà lui, l’uomo che esplode?) manda in estasi la fanciulla… Volevo dire, Peter.
Il dono è un album delle fotografie, qualcosa di sconosciuto a questa famiglia di debosciati.
Scorriamo Nathan sul vasetto, Peter fare pipì senza il pannolino, Nathan che va in bicicletta, Peter che va sul triciclo, Nathan a letto con Jessica… Oops… Questa la togliamo?
E pure quella in cui Peter è a letto con Simone?
Bene, innanzi a tale idilliaco tuffo nel passato, il sentimento ha la meglio sulla ragione: Peter ammette di essere innamorato del fratello, gli accarezza il labbro con un dito e lo bacia.
Envie, un catino, prego.
Intanto, tutti insieme facciamo: *o*
Nathan, invece, di spingerlo via e chiamare un esorcista, un genetista, uno psichiatra e trecento suoi collaboratori, nonché la madre; ricambia.
*o*
E catino.
*o*
E catino.
“aprì istintivamente la bocca alla lingua dell’uomo che gli stava di fronte.”
A me farebbe impressione: una lingua snudata davanti a te, manco fossi un medico!
Petrelli, un po’ di contegno, su!
“La sua lingua giocava a nascondino con quella di Nathan: si rincorrevano, si inseguivano, si trovavano e si accarezzavano”.
Qualcuno, di grazia, può fare un disegno di questo aberrante contatto?
Le lingue sono in giro per l’appartamento e giocano, con stridule grida di gioia?
Le lingue hanno le mani per accarezzarsi?
Hanno le gambe?
La signora Petrelli sta vomitando e maledicendo i suoi figli, suo marito, la sorella, la nonna, la mamma.
Io sono d’accordo con lei.
Questa toccante, struggente, delicata scena d’amore si chiude con un minaccioso “Dimostramelo” di Nathan a Peter e no… Non stanno parlando di abilità speciali, ma di vero, turgido sentimento incestuoso.
Io preferisco immaginarli avvinti dalla passione, con le lingue a spasso per casa, dimentichi di tutto.
Li vedo e scorgo Sylar giungere da loro, sopportare maschiamente il ribrezzo, scoperchiare loro il cranio e cibarsi dei loro cervelli.
Sì, per me, la storia, si conclude così.
*o*
C’è sempre un lieto fine.

Raito's believe it or not

Ovvero: tutto quel che avreste voluto saperlo su addolorato Raito ed emo Elle e non avete mai osato chiedere. Per timore della risposta.
Ora, miei Robespierriani, vi chiedo di compiere una semplice operazione mentale: prendete L e Raito (…per la collottola; che credevate, stolti?) e imbottiteli di testosterone, moscato d’Asti e droghe pesanti.
Fa-fatto?
Ebbene, ora cacciate loro in mano una rivista pornografica, cospargeteli d’abbondante colla vinilica e affidate le loro gesta a una sintassi sconnessa, singhiozzante, sovente incomprensibile e sorretta da un’ortografia che definire inquietante è poco.
Fa-fatto?
Brrrrrrene; complimenti, avete ottenuto Le marpionerie di due signori che credevamo integerrimi, ovvero TransPub di SeryChan, da ammirare qui: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=177899&i=1-.

Da qualche parte del mondo v’è un’anima che vaga per le ridenti lande del paradiso cercando l’inferno (sta tenendo, suppongo, la cartina al contrario), nonché amore viuuuulento e qualcosa che possa rinnovare la propria grigia esistenza.
Sta bene. A questo punto potremmo aggiungere che da qualche parte del mondo un orso polare sta scodellando la propria prole; un gibbone sta consumando il pasto; un impiegato di banca in attesa del tram sta cantando Frank Sinatra; una Mary Sue vestita da Armani sta seducendo Severus Snape con una smorfia delle sensuose labbra…
La sintesi è: che cosa c’azzecca col resto della narrazione?
Incredibile zoooooooooooom sui nostri mitomani preferiti: Raito, con una voce che spezzo ogni pensiero, chiama L: ha qualcosa da mostrargli.
Non è quel che pensate voi, doppiamente stolti, bensì qualcosa di peggio: il povero L si volge al televisore e ha modo di ammirare un video porno (di quelli amatoriali, immagino).
"Light!!!! Cosa minchia mi fai vedere eh? Non mi piacciono queste cose !!! sei veramente un porco!!! maiale!!!"
Mancava che gli gridasse “iiiiiiiihhh!!” e gli scagliasse contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Vista la reazione, Raito (non a torto, insomma) pensa bene di far dell’ironia, dubitando delle sue tendenze sessuali: gli domanda se non preferisca lui alle signore.
L diniega – aspettate a trarre sospiri di sollievo, aspettate! -, semplicemente non ama veder cose sozze, le donne le preferisce dal vivo.
…Prepreprego?
Non bastava il savoir faire da raffinato seduttore, L è divenuto un perfetto allupato.
Il personaggio solitario, poco socievole ed assolutamente estraneo al gentil sesso dell’opera originale è ufficialmente scappato in Venezuela.
E’ da parecchio, dice L, che non va a rastrellar pulzelle (da mai, a quanto mi risulta). Raito gli propone di andare a rimorchiare, giusto per risvegliare la libidine. Ivi scopriamo che ELLE è affetto da schizofrenia (sic – no, non è una battuta, è proprio così) e che parla a se stesso chiamandosi “Ryu” (insensato abbreviativo di “Ryuuzaki”, suppongo).
OMG GMO WTF FTW?
…Parla a se stesso, dicevamo, dicendosi che con la faccia che si ritrova il rimorchio potrebbe risultar complicato.
Io – e non sarei l’unica -, se vedessi in giro qualcuno con la sua faccia (e il suo aspetto tutto, possibilmente) credo sverrei ai suoi piedi.
E’ d’accordo con me l’altra personalità dell’ELLE, che gli fa notare come le donne amino i bei tenebrosi.
Ammetto di aver appena avuto una visione angosciante di L mascherato da vampiro transilvanense.
Il giorno dopo
Paradosso temporale dell’Apocalisse; L e Raito (appena usciti dall’osteria, si presume) sono alla ricerca di dolci pulzelle da accalappiare. Ne adocchiano due: Raito decanta le doti delle tette di una, L vuol farsele tutte, secondo uno slogan che a me personalmente ricorda i Pokémon.
Premettendo che non sono riuscita a comprendere la differenza tra una personalità di L e l’altra, premettendo che non afferro assolutamente il perché L provi l’irresistibile tentazione di zompare addosso a qualcosa che non sia una torta al formaggio, premettendo che non riesco a trovare una logica in tutto ciò, qualcuno mi spiegherebbe che significhi intusiasmato?
I nostri avvicinano le due, che si chiamano Ayumi e Sakura. Sakura, tira fuori lo scettro e menalo in testa a questi due pornolesi, per favore.
Raito si presenta come “il figo della scuola” (no, L non si annuncia come l’emo del vicinato) e chiede alle tizie che classe frequentino; queste sono della 2^B (2^B? Ma di che scuola, di che istituto e soprattutto di che nazione?).
In mezzo a tanta allegria i nostri stabiliscono di andare tutti al pub a prendere un gelato.
Capirei se volessero bere birra o ordinare costolette d’agnello, ma per quale motivo sulla terra qualcuno dovrebbe andare in un pub a prendere il gelato?
Cammin facendo, Raito si stava dileguando all’arte del palpare.
Fornisco alcune interpretazioni dell’enigmatica espressione (quando posso faccio un colpo di telefono al Getto):
La prima: L ha tentato di palpare Raito, che in tutta risposta s’è dileguato prontamente.
La seconda: Raito s’è dileguato mentre L tentava di illustrargli i fondamenti teorici della nobile arte del palpare.
La terza: Raito, invece di conversar pacatamente come fan tutti, durante il cammino ha palpato come la piovra della laguna le nuove amyke, di fronte a tutti e in perfetta tranquillità.
Il premio “marpione dell’anno” vorrei concederglielo comunque.
Arrivati al pub, sorpresa: le due ragazze desiderano gli stessi gusti di gelato, che pronunciano in simultanea. Raito, palesemente sconvolto, si domanda se oltre a far cose mirabbolanti come questa vadano anche al bagno assieme.
No, non so quale sia il nesso tra le due cose.
Ayumi ordina, Raito paga, L e Sakura sembrano esser scomparsi; a Raito che chiede dove siano, Ayumi risponde:
“la mia amica sarà andata al bagno per fargli un bel servizietto… se vuoi lo faccio anche a te”
Per questo ed altro, chiama lo zerozerozeroseiseiseiduecinque.
Raito e L come Alex di Arancia Meccanica. Anzi peggio, almeno lui aspettava d’essere a casa per combinar cose turche.
Raito, ancor più inquieto di prima (e te credo), schizza in bagno…
BAGNO MASCHILE
Dicitura della targa affissa alla porta della toilette o nuovo cambio di scena dell’Apocalisse?
Il Nostro inciampa in un ragazzo vagamente somigliante ad L (verrà dalla fiera di Lucca), che esclama piuttosto stizzito: “Mica sono una donna che puoi salterle addosso così eh!!”
Perchè alle inutili femmine puoi saltare addosso dove, come e soprattutto quando vuoi, agli uomini no.
Evidentemente costui parla sotto ispirazione del sommo GoS.
Tizio avanza il dubbio che Raito sia omosessuale. Questi dichiara di essere omofobo, commettendo il fatale errore: il tizio è gay, e per dispetto – nonché per piacere – ora vuol stuprarlo.
Premesso che detesto l’offesa, non credo questo sia il modo più adatto e spontaneo per mostrare disappunto.
Invece i pub, specie se affollati, sono notoriamente il luogo più adatto a commettere stupro.
Faccio presente che, a scanso di equivoci, nelle scanlations di Death Note quell’epiteto che compariva tanto di sovente era “reaper” e non “raper”.
Raito scalpita come un bambino che ha da farsi un’iniezione (sic), sfonda la porta del bagno a calci (va’ che roba) e strilla il nome di L a squarciagola, mentre il tipastro sta cacciandogli un metro di lingua in gola.
Sì, tutto questo contemporaneamente.
Per fortuna nostra e di Raito, dal BAGNO MASCHILE vien fuori proprio il nostro emo preferito, che subito scaccia l’ardito attentatore alla virtù del serial killer.
Stava pensando così intensamente che non si accorse del enorme cartello che c’era davanti a lui con sopra la mascot
No, sul serio, non ho capito niente.
Pare comunque che Raito abbia scorto Ayumi girata di spalle e abbia pensato bene di palparle il seno (sì, così. In mezzo al pub. Respect, Raito, son cose che nemmeno la piovra!). Lei si volta, e gli parla con voce maschile.
Mi piacerebbe potervi dire che è appena stata operata alle corde vocali, ma vi mentirei.
La fanciulla in questione non è Ayumi, bensì un trans.
Mi sorge, lo confesso, più d’un dubbio: come faccia Raito a confondere una persona con l’altra con tanta facilità, se questo sia un pub oppure un altro genere di locale, in che cosa Raito sia “cascato”, ma soprattutto come mai L non abbia già tirato fuori un massiccio coltellone da torta per porre fine a questa raccapricciante pantomima.
Sopraggiunge Ayumi, quella vera: Raito le chiede di… (sic), lei prontamente accetta. Addirittura, mentre Raito tenta di giustificare la propria spudorata marpioneria lei lo liquida con un “sì sì sì, tranquillo”. Siam noi a farci tanti problemi, capite? Qualsiasi persona normale si lascerebbe portare nel gabinetto di un pub a giocare alla cavallina dal primo polipo che passa.
Raito non sperava in un consenso sì spontaneo (come qualunque persona normale avrebbe fatto, in effetti), dopotutto prima aveva flertato con un altro.
Marpione palpapoppe e Ayumi la meretrice del sottoscala s’imboscano in bagno; piovono al suolo jeans (mi sorprende che Raito non porti il solito completo griffato) e mutande.
"ehi ma cos’è questo coso duro che senza stuzzicare il mio sederino carino?"
Mais comme tu es fine et elegante, mademoiselle!
Cosa vuoi che sia, poi, una pistola puntata alle terga?
Raito, da bravo violentatore, la tranquillizza dicendole che non le farà male. Raito, sappi che sei convincente quanto L quando parla in percentuali. Tuttavia, un momento dopo il Nostro ha una nuova rivelazione folle (io comincio a credere che sia orbo): anche Ayumi è un trans!
*O*
Commedia degli equivoci?
Minchiatona colossale?
Propendo per la seconda.
Raito scappa fuor di bagno urlando per chiedere aiuto all’infallibile compare L, ma si vede accogliere con un sorrisetto furbetto: l’intera, paradossale vicenda è stata, in realtà, organizzata a tavolino da L.
Come dite, vi sfugge qualcosa?
Beh, anche a me.
Ricostruiamo il fatto per sommi capi: L, terribilmente annoiato (come fycci insegna), ha ingaggiato due insospettabili drag queen che si son fatte passare per fanciulle in fiore, il tutto per fare uno spassosissimo (?) scherzo a Raito.
Come L abbia certe conoscenze mi sfugge, salvo pensare che le due non siano in realtà altri che Aizawa e Matsuda molto ben camuffati.
Il resto, a mio modesto parere, va oltre l’umana comprensione.

L riporta Raito in ufficio, in modo che possa finalmente tranquillizzarsi alla vista di “uomini vestiti da uomini”. Sono certa che alla vista di individui come Matsuda ci si tranquillizzi facilmente.

Il povero marpione è accolto da uno striscione che a occhio e croce misura un chilometro: AMORE MIO TI SEI DIVERTITO?? VISTO CHE NON LO FAI MAI CON ME HO CREDUTO CHE FOSSI GAY… Misa
Che tu fossi la squinzia più slavata mai vista non t’è mai venuto in mente, invece, no?
Ebbene sì, avete capito bene. L ha scelto di architettare questa terrificante stronzata assieme a Misa.
Son cose che mi fanno tremar le vene e i polsi.
Il sipario cala su un Raito davvero arrabbiaito, tanto da minacciare L della estrema unzione, e su un L che pare non mancherà, in futuro, di rivangare la vicenda in modo da ricattare Raito (ma per ottener cos… NOASPETTATENONVOGLIOSAPERLO).

Credo che inforcherò la scopa e volerò molto rapidamente verso il cielo dell’Ovest, sperando che stasera non piova.

Alla scoperta del Crossover Folle

Buonasera, giacobine, e benvenute a Fastidious Geographic.
Oggi ci occuperemo di uno dei numerosi fenomeni che abbiamo avuto modo di osservare nel mondo della scrittura amatoriale: la self-insertion.
Trattasi di casi nei quali l’autore di una fanfiction inserisce nella storia – solitamente in qualità di protagonista – un nuovo personaggio che, guarda caso, ha lo stesso nome dell’autore stesso. Non solo: in alcuni casi ne condivide persino interessi e – incredibile! – data di nascita.
Coincidenze, eh…
Mi accingo dunque senza indugio ad mostrarvi un fulgido esempio di questo fenomeno che sta prendendo sempre più piede negli archivi di fanfiction:
Harry Potter e Dragonball fanfiction 
Ebbene sì, si tratta di un crossover, altro fenomeno che miete, ahimè, numerose vittime. Vorrà dire che tratteremo entrambi gli argomenti, per la gioia (?) di chi ci segue da casa.
Il crossover è una fenomeno curioso. Consiste nell’inserire gli elementi di due o più differenti opere – che si tratti di film, libri, fumetti o altro – in un’unica storia.
Non è sempre un fenomeno negativo: usando bene gli elementi a disposizione, se ne possono trarre spunti estremamente interessanti.
Tali casi sono, purtroppo, più unici che rari. Molto spesso, il crossover altro non è che un calderone nel quale vengono buttati a caso elementi di due opere che nulla hanno a che vedere l’una con l’altra, senza alcuna motivazione logica.
Ma bando alle ciance e passiamo finalmente a sezionare la ficcy – priva, peraltro, di un paio di simpatici avvertimenti noti come “AU” e, appunto, “Crossover”. La loro assenza è un mistero.
Stazione di King’s cross binario 9 e tre quarti, sono le undici meno un quarto, gli studenti stanno arrivando pronti per un nuovo anno ad Hogwarts.  
10:50 tutti iniziano a salire sul treno, me compresa con la mia micina Ombra
La nostra protagonista è una fanciulla di nome Sabrina che, come avete letto, si appresta a salire sull’Espresso per Hogwarts.
Domanda per gli spettatori: chi di voi sa dirmi il nick dell’autrice di questa ficcy?
Chi ha risposto “Sabrina”? Ci siete andati vicino. Provate ad accorciare… Chi ha detto “Sabri”? Tutti?
Bravissimi.
Dopo poche righe scopriamo che la nostra Sabrina è pappa e ciccia con Harry, Ron, Hermione e gemelli. Così, senza nemmeno sprecare due righe per spiegarci come e quando si sono conosciuti e come sono diventati tanto amici. Fred sembra avere con lei più confidenza di chiunque altro.
Fred: sorellina hai visto Harry?
Che la misteriosa Sabrina sia la gemella segreta di Ginny, segregata nella cantina dei Weasley con una maschera di ferro a nasconderne il volto fino a quando non è riuscita a scambiarsi con la sorella (che, effettivamente, in questa ficcy non compare)?
Al momento non ci è dato saperlo.
 
Del resto mi pare giusto non dare alcuna informazione su questa giovinetta: inutile sprecare spazio con queste informazioni secondarie. Anzi, già che ci siamo non sprechiamolo neppure per segni di interpunzione (a che servono?) ed inutili descrizioni: la storia, scritta in stile da copione (con tanto di azioni tra parentesi!) non è altro che un continuo scambio di battute, con la punteggiatura che va e viene e senza la minima descrizione non dico dei pensieri dei personaggi, ma anche solo dell’ambiente che li circonda. Persino i cambi di scena vengono descritti semplicemente scrivendo “Sala Grande” o “Dormitorio femminile” prima di ogni scena. Nulla ci viene detto neppure circa l’aspetto fisico – non dico psicologico, non ci spero nemmeno – di questa Sabrina.
Ma non temete, l’autrice porrà rimedio a questa pecca più avanti. Pazientate e saprete perché.
 
Poco dopo l’arrivo ad Hogwarts, la presenza di una nuova professoressa, la Umbridge, ci f a capire che siamo al quinto anno.
Altra domanda per gli spettatori.
Se i nostri eroi sono al quinto anno, avranno presumibilmente quindici anni. Se, per assurdo (per assurdo, eh…) anche l’autrice avesse, oh caso, quindici anni, il suo anno di nascita sarebbe – presumibilmente – 1992.
Ora: chi di voi mi sa dire il nick COMPLETO della nostra autrice?
Chi ha detto “Sabri92”? Tutti? Di nuovo?
Ma io qui che ci sto a fare?
Dopo qualche scambio di battute e un paio di striminzite descrizioni, i nostri eroi si ritirano nei dormitori.
Sabrina si addormenta pensando al suo fidanzato…e chi sarà mai il suo fidanzato?
Aiutino: nel suo profilo, l’autrice dichiara di amare moltissimo Mirai Trunks.
Esatto, avete indovinato:
Penso al mio fidanzato Trunks che mi manca tanto
E, tanto per essere sicura che nessuno di noi si dimentichi chi è Mirai Trunks, l’autrice è tanto gentile da mettere una sua immagine alla fine del capitolo, oltre ad una doll della protagonista con tanto di sbrilluccicosa scritta “Sabrina”.
Luminoso esempio per tutti noi: anziché perdere tempo a descrivere un personaggio, basta farne una doll.
Un inchino, prego.
 
Nel secondo capitolo il copione (in tutti i sensi) non cambia più di tanto.
Botta e risposta continuo, praticamente nessuna descrizione, personaggi piatti come una sottiletta. Tuttavia scopriamo finalmente il cognome di Sabrina: Weasley.
Le nostre ipotesi si sono dunque rivelate corrette: la soave fanciulla è davvero sorella di Ron e dei gemelli. Ginny è realmente rinchiusa in cantina (con tanto di maschera di ferro) in attesa che qualcuno vada a salvarla. Dirlo subito no, eh…
Ma torniamo alla trama.
La nostra eroina – si fa per dire – si reca a Divinazione. E la Cooman, ovviamente, non perde occasione di predire disgrazie:
Succederà qualcosa di brutto a qualcuno a te molto caro.
La ragazza è preoccupatissima e, nonostante le rassicurazione di amici e fratelli, spedisce una lettera a Trunks per assicurarsi che stia bene.
E, con un’altra doll della protagonista (e sbrilluccicosa firma) si chiude il secondo capitolo.
 
Vi prego di notare come, nonostante la protagonista non faccia che parlare del suo Truks, non una sola riga venga spesa per dirci qualcosa di più sul loro rapporto o sul modo in cui si sono conosciuti. Nemmeno una: sappiamo che si sono conosciuti chissà come e che per qualche motivo stanno insieme. Punto.
Forse non sarebbe nemmeno corretto definire questa storia un crossover vero e proprio, dal momento che si tratta sostanzialmente di una ficcy su Harry Potter nella quale sono stati inseriti l’ater-ego dell’autrice e il personaggio di Trunks.Conciliare due universi come quello di Harry Potter e quello di Dragonball – completamente diversi – non è sicuramente facile. Ma limitarsi ad inserire nella storia un personaggio lasciando fuori l’intero universo a cui appartiene non ha senso.
Se proprio lo si vuole inserire, tanto varrebbe farne un AU in cui Trunks è un normale terrestre, babbano o mago che sia. Ma, anche in questo caso, bisognerebbe creare per lui un nuovo background. Cosa che, al momento, non c’è affatto.
Ma chissà, forse tutti i nostri dubbi saranno chiariti nei prossimi capitoli. Proseguiamo dunque nella lettura.
 
Nel terzo capito, Sabrina viene svegliata nottetempo da Trunks che, per non farla preoccupare troppo, ha deciso di raggiungerla a scuola entrando da una finestra.
No, mi dispiace: nessuno verrà ad illuminarci riguardo la loro storia. Si limitano a scambiarsi un paio di battute e a baciarsi, e Trunks rimane a dormire con lei per la notte. Apprendiamo così che Sabrina non sta in dormitorio come tutti i comuni mortali: no, lei ha una camera privata.
Perché mai? Talvolta l’esistenza di camere private viene giustificata, nelle ficcy, dalla ricchezza dell’alunno in questione. Ma questa Sabrina è una Weasley, quindi praticamente una morta di fame. Perché la camera privata?
Ma non soffermiamoci su certe piccolezze e proseguiamo. Vi sorprende che non approfondisca la scena che ho appena descritto e che non inserisca citazioni? Credetemi, non c’è nulla da approfondire e ben poco di significativo da citare. Niente pensieri né emozioni: vi sono solo tre battute in croce e un fiacco tentativo di descrivere Trunks dicendo che è un bravo baciatore e che è bello. Punto.
Ho letto liste della spesa scritte con più sentimento.
Il giorno dopo, Trunks se n’è andato lasciando un biglietto:
“Non preoccuparti per me, come ti ha detto tuo fratello Ron, badare a me stesso, ci vediamo il sei ottobre ad Hogsmade, ti amo tanto, tuo Trunks”
“So” con l’accento, rendiamoci conto. Come l’autrice abbia fatto a scriverlo è un mistero. A me word lo ha impedito: ogni volta che tento di scriverlo, mi cancella l’accento automaticamente.
Hagsmade, invece, è una ridente cittadina dell’universo di Dragonball gemellata con la più nota Hogsmeade Potteriana. In fondo si tratta pur sempre di un crossover, no?
Mi vesto e scendo nella sala comune con un buon umore, che giuro, niente ucciderà
Qualcosa mi dice che queste saranno le tipiche “ultime parola famose”.
Le lettere ci avvisano che Bill è ricoverato all’ospedale di San Mungo in seguito ad un incidente, ma non dice cosa è successo ne come sta
Scopriamo così che l’oggetto della profezia della Cooman non era Trunks, bensì il povero Bill. Ma c’è un’altra scioccante sorpresa: Ginny – che, notate, non era mai stata nemmeno nominata finora – ricompare improvvisamente ad Hogwarts per disperarsi insieme agli altri. Come avrà fatto a liberarsi dalla cantina? I tre moschettieri saranno accorsi per tirarla fuori? Non lo sapremo mai.
I nostri decidono di andare a chiedere a Silente il permesso di andare a trovare Bill, ed ecco cosa dice quel genio di Sabrina:
Sabrina: Venerdì andremo a chiedere il permesso a Silente
Ron: Quindi dopodomani
Sabrina: Dobbiamo aspettare solo tre giorni, ma mi sembrano un’eternità
La domanda sorge spontanea: perché dovresti aspettare tre giorni prima di chiedere a Silente il permesso di recarti al capezzale di tuo fratello che, per quanto ne sai, potrebbe essere in punto di morte?
Una sensibilità mostruosa…
La nostra eroina sente un gran bisogno di sostegno, e manda una lettera a Trunks per chiedergli di raggiungerla in camera. Di nuovo.
Lui la consola – a tratti con tutta la delicatezza di un elefante indiano, a mio parere – e i due si addormentano abbracciati. L’ ultimo pensiero di Sabrina è quanto lei ami il suo ragazzo e quanto abbia paura di perderlo.
Ma naturale: tuo fratello potrebbe star morendo e tu, anziché precipitarti da lui, pensi a quanto temi di perdere il tuo ragazzo (che sta benissimo, peraltro). Oltretutto, non potresti spedire lui – che, non dimentichiamolo, è un sayan e può volare – a vedere come sta Bill, anziché tenertelo in camera per spupazzarlo?
Non so voi, ma al posto di Bill l’avrei cordialmente mandata al diavolo.
 
Il capitolo si conclude non con la solita doll, bensì con un’ altra immagine di Trunks – giusto perché nessuno di dimentichi che faccia abbia, chiaro.
La scritta sbrilluccicosa (IO AMO TRUNKS) non può certo mancare. In effetti, non lo avevamo ben capito: è stato un bene che l’autrice abbia deciso di ribadire il concetto.
 
Nel terzo capitolo, Trunks (che ormai ha piantato le tende a Hogwarts, a quanto pare) esprime i suoi sospetti riguardo l’incidente di Bill:
Trunks: Credo, anzi sono sicuro che non sia stato un incidente, ma qualcuno l’ha aggredito, deve aver trovato qualcosa di importante in Egitto
Sabrina: Cosa?
Trunks: Forse ha trovato una delle sfere del drago
Sabrina: Cosa sono le sfere del drago?
Trunks: Sono sette sfere, che se riunite insieme, possono evocare un drago, che può realizzare tre desideri
Sabrina: E chi non vorrebbe un drago che realizza desideri?
Trunks: Non ne ho idea, ma ho sentito dire in giro che sono stati visti degli strani esseri, ho indagato un pò e me ne hanno descritto uno, dalla descrizione si deduce che sia Cell al suo primo stadio
Bene.
Fermi tutti.
Abbiamo finalmente appreso che Trunks non è semplicemente stato estrapolato dal suo universo per venir sbattuto nel Potterverse: l’universo di Dragonball esiste, in questa storia.
Ma allora, possibile che l’autrice si ostini ad ignorare questo universo?
In quale continuità temporale ci troviamo? Dal momento che è di Mirai Trunks che parliamo, dovremmo trovarci nel futuro dopo la sconfitta dei Cyborg e di Cell. Ma allora perché Cell sarebbe ancora in giro? E perché dei Cyborg non ne parliamo nemmeno? In fondo hanno solo devastato il pianeta…
L’unica conclusione a cui posso giungere è che l’autrice si sia limitata ad ignorare questi “dettagli” per evitare di dover dare una spiegazione su COME, esattamente, sia possibile conciliare un mondo come quello di Dragonball con la realtà e le società – sia magica che babbana – descritta nel Potterverse.
Molto carino. Ha senso fare una cosa del genere?
No. Così come non ha senso quel “po’” accentato.
Ma andiamo avanti.
Ottenuto il permesso da Silente, i nostri eroi vanno finalmente a trovare Bill. Da notare che i signori Weasley – i GENITORI di Bill, santo cielo! – non compaiono neppure, né si fa alcun riferimento a loro.
Ancora una volta, pochissime – praticamente assenti – le descrizioni dei pensieri e delle emozioni dei personaggi, che risultano assolutamente piatti. Seriamente, sembrano delle marionette.
Apprendiamo che Bill è stato aggredito dopo aver trovato un sfera del drago, presumibilmente da Cell.
Che, naturalmente, si è limitato a tramortirlo anziché farlo secco per evitare che raccontasse al mondo cosa aveva trovato. Lo stravolgimento dell’universo in cui viveva ha stordito anche lui, poverino.
Nel cortile di Hogwarts, Sabrina nota uno strano oggetto che luccica e se lo mette in borsa.
Per sapere di cosa si tratta dovete aspettare il prossimo capitolo
No, stavolta non vi chiedo di indovinare nulla. Sarebbe troppo facile.
Solita doll, solita scritta sbrilluccicosa e fine del capitolo.
 
Nel quinto capitolo, l’ultimo finora pubblicato, Trunks ci conferma (carramba, che sorpresa!) che l’oggetto trovato da Sabrina è nientemeno che una sfera del drago.
Trunks: Non so chi ce l’abbia messa, ma di sicuro l’ha messa lì in attesa di trovare anche le altre, stai molto attenta, se si accorge che è sparita e che ce l’hai tu sarai in serio pericolo, forse dovrei tenerla io?
Insomma, Cell – almeno, si presume si tratti di lui – ha nascosto la sfera che era riuscito a trovare in un angolo di un cortile il modo che il primo che passava potesse intascarsela.
Mi sembrate perplessi, cari spettatori. In effetti, lo sono anch’io: Cell me lo ricordavo un tantinello più furbo. Evidentemente, questo cambio di universo l’ ha scombussolato davvero tanto.
E’ un interessante effetto collaterale dei crossover: i personaggi che ne sono coinvolti tendono ad agire senza la minima logica.
La risposta di Sabrina:
Sabrina: Ti ricordo che non può trovarla qui
Perché no, di grazia? Se aveva – per motivi a noi ignoti – nascosta la sfera nel cortile della scuola stessa…
Segue un siparietto pseudo-angst:
Sabrina: però niente, (lo abbraccio) lo so che in teoria non potrei neppure essere la tua ragazza, perché il ministero della magia dice che siamo troppo diversi, però a me non importa lo stesso, perché ti amo
Mah. Onestamente, non mi risulta che il Ministero abbia mai creato troppi problemi, considerata la quantità di maghi sposati con babbani che troviamo nei libri. Al massimo sono le singole famiglie a dare problemi, ma francamente non ce li vedo i babbanofili Weasley ad impedire alla figlia di frequentare un non-mago.
Tu che hai alzato la mano, cosa vuoi chiedere? Se saremo finalmente messi al corrente del modo in cui quei due si sono conosciuti, sul perché stanno insieme e così via?
Ma è ovvio che no. Si conoscono “perché sì” e stanno insieme “perché sì”. Tanto vi basti.
La scena successiva si apre nel cortile di pietra dove Sabrina aveva trovato la sfera del drago.
E, come tutti voi saprete, tornare nel luogo del misfatto non è mai una buona idea: infatti viene aggredita da qualcuno la cui identità è a noi ancora ignota: tuttavia, dal momento che pare trattarsi di due persone, forse non è stato Cell a scatenare tutto questo macello. E meno male, almeno possiamo illuderci che non sia stato ridotto ad un totale decelebrato.
Il capitolo si conclude con ben DUE scritte sbrilluccicose (I MIEI OCCHI!) e un’altra immagine di Trunks a far compagnia alla solita doll.
 
E qui la storia si interrompe, mettendo fine al nostro viaggio fra i due interessanti fenomeni quali indubbiamente sono il crossover la self-insertion. Interessanti ma devastanti, specialmente quando vengono adoperati come scusa per un’ auto inserimento in una storia col proprio personaggio preferito fregandosene ampiamente della logica e della leggibilità di uno scritto: una serie ininterrotta di botta e risposta senza la minima descrizione e senza alcun approfondimento sui pensieri dei personaggi non è esattamente il massimo, ne converrete.
Grazie per essere stati con noi: vi auguro una buona serata e vi attendo per la prossima puntata di Fastidious Geographic.

Un amore infinito

Buondì, confratelli e consorelle del Male.

Inizio la mia attività fra voi con il cuore (ma noi cattivoni abbiamo un cuore? Vabbè, quella cosa lì che pulsa) colmo di gioia. Per l’occasione mi sono permessa di portarvi in dono una piccola delizia che ho scovato fresca fresca ieri sera. Datemi retta, è troppo bella per essere vera.

Vi chiedo ora gentilmente di fare attenzione nello scartarla: è piuttosto umidiccia (troppe lacrime versate), potrebbe bagnare per terra e farvi scivolare.  

Ecco… bravi… attenzione che parte…

Eccola!

UN AMORE INFINITO, di strega12.(http://www.manga.it/fanfic/view.php?c=90773)

 

La nostra ficcy inizia con Rose gemente e piangente nei pressi della Statua della Libertà, poco dopo essere stata tratta in salvo dal naufragio dell’Inaffondabile, ovvero il Titanic. Piove e tira vento, come da migliore tradizione. E, giusto per non mancare nemmeno un clichè, la consecutio temporum è momentaneamente assente:

Aveva perso Jack… l’unico uomo che abbia mai amato…

gli aveva promesso che avrebbe vissuto fino alla fine… lo ricorderà per sempre come un colpo di fulmine”.

Tempo passato, tempo presente, poi di nuovo passato, poi di nuovo presente: Ahò! Ferma la giostra che mi sento male!

Comunque. Rose si fa un epico viaggio mentale, incerta se vivere o morire, se andarsene o restare, se pane o polenta, se cacio o cavallo. Nel bel mezzo di questi amletici dilemmi, un uomo si avvicina alla povera ragazza chiedendole il nome.

Chi è costui? Non lo sappiamo, né lo sapremo mai, perché non viene detto. Per noi potrebbe essere un impiegato portuale, un medico, un supereroe in calzamaglia, un vigile urbano, un amico di Roger Rabbit. Non si sa, quindi mettetevi il cuore in pace e rassegnatevi all’inevitabile incertezza dell’essere.

La nostra protagonista il problema non se lo pone e con grande nonchalance risponde dandosi il cognome Dawson, in omaggio al suo defunto innamorato.

E qui si giunge a vette altissime di lirismo: La ragazza sviene. Anzi, letteralmente, “svenì”. Si, svenì. Perché “svenne” se n’è andato a Majorca in vacanza con “venne”, il suo gemello eterozigote (dovete scusarli, troppo stress, anche i verbi hanno bisogno di una vacanza ogni tanto).

Ma proseguiamo. Rose si sveglia (presumibilmente in ospedale, visto che ha alcuni “medici di fronte a lei”, ma non ne siamo sicuri) e le viene data una notizia: aspetta un bambino. Colpo di scena!

E lei che fa? Piange (che strano, in questa ficcy Rose non piange mai). Piange di tristezza ma anche un po’ di felicità:  Jack è ora un cubetto di ghiaccio in fondo all’Oceano, ma le ha lasciato qualcosa prima di morire. E non una casa a Cortina o un attico in Via Monte Napoleone. No! Un bebè. Un piccolo Jack con gli occhioni sbrillucciconi e il ciuffo impomatato! Sono già commossa (però, quanto sono venale quando mi ci metto).

 

E qui abbiamo il primo salto temporale. Il primo di una lunga serie.

Nove mesi dopo, Rose da’ alla luce il piccolo Jack, così chiamato in onore del papà (ma dai, pensavo del postino), che come era prevedibile è un bambino stupendo.  Null’altro si dice. Né dove madre e figlio vivano, né come Rose mantenga se stessa e il bambino, nemmeno una minuscola descrizione fisica del piccolo. Non che ci serva, eh, dicevo così per dire, anche perché come sia il pupo ce lo immaginiamo tutti molto bene.

 

Vai col secondo salto temporale.

Dieci anni dopo: al piccolo Jack viene regalato dalla mamma un kit da disegno.

“Che palle, mamma! Non bastava il nome di papà, adesso pure mi devo mettere a disegnare! Non è che se papà era un netturbino mi regalavi ramazza e paletta*”. 

No.

Non disse così il piccolo Jack.

In realtà, non sappiamo realmente cosa disse, né cosa fece.

Dobbiamo proprio rassegnarci: la vita è breve e incerta.

 

Siore e siori, ecco a voi il terzo e ultimo salto temporale.

Trent’anni  dopo: Jack vince un concorso per artisti con un’opera dal titolo “Il Titanic di Jack e Rose, il mio papà e la mia mamma”.

A trent’anni.

Ce lo vedo proprio il Piccolo Jack spremersi le meningi per dare un titolo così poetico e commovente a quello che verrà definito il suo capolavoro.

Ma non ha degli amici quest uomo? Una donna? Dei figli? Qualcuno che possa fermarlo? Basta anche solo la prima parte del titolo: “Il Titanic di Jack e Rose”. Non è così male. Ma no!E’ necessaria anche la precisazione! “Il mio papà e la mia mamma”… gnè gnè!

La madre non riesce ad essere presente (alla premiazione suppongo). Che fine ha fatto? E’ morta? Ammalata? Al lavoro? In coda in autostrada? A comprare il Sapientino per il figlio? Altri interrogativi a cui non verrà mai data una risposta.

Fine.

 

Esatto, fine, miei cari amici.

Ricapitoliamo. Prime quattordici righe: Introspezione psicologica a manetta. L’azione si svolge in circa mezzora al massimo.

Ultime sette righe: Introspezione psicologica: nulla. L’azione si svolge in trent’anni e nove mesi.

Disclaimer dell’autrice: “NON HO SCRITTO TANTO, PERCHè UN FOGLIO NON BASTA PER RACCONTARE UN AMORE GRANDE COME L’OCEANO, BELLO COME LA PASSIONE E TRISTE COME QUEL MALEDETTO ICEBERG”.

E perché, probabilmente, a una cert’ora si fa tardi e si deve anche andare a cena.

 

 

*lessico familiare (ovvero: non è che mi sono messa a cannare i congiuntivi).