Archivi del mese: ottobre 2007

Milano, città dell'ammore

Quando una vecchiaccia acida come me è afflitta dal catarro e dalla raucedine cosa fa?
Suffumigi? Tisane puzzolenti? Impacchi caldi?
No!
Una ficcyna: se non t’ammazza, ti rimette in piedi.
E in effetti, leggendo questa (http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172127) perla ho riso così tanto che mi si sono stappate le trombe di Eustachio e almeno una narice mi si è liberata.
"Draco e il concerto rock" è il titolo, e la madre dell’opera tal the fly.
Il fandom di riferimento è il sempreverde Harry Potter, fonte inesauribile di chimere improbabili.
L’opera in questione è pure una Draco/Harry: per me è stato come tornare al primo ammmore, e i peli del mio augusto naso si son messi a fremere per l’emozione!

Dicevamo: lo Sfregiato e il Divin Pargolo sono la tipica coppia gay del ventesimo secolo, e l’autrice ci delizia con uno spaccato struggente della loro vita coniugale.
Innanzitutto si sono trasferiti in via Monte Napoleone, a Milano. Sgranate gli occhi, su. Così… un po’di più… ecco, ci siamo.
Draco, con la scusa “io sono un Auror (!!!) e sono bravo quindi il Ministero mi manda a far base all’estero e non è assolutamente perchè c’è la settimana della moda eh!” ha insistito per prender casa nel capoluogo lombardo. E fa pure il modello, con gran scorno del consorte (qualcuno ha detto Zoolander?).
Harry è il solito, patetico babbanofilo checca fino al midollo. Non solo si fa recapitare vari quotidiani non magici (credo Novella 2000, visto il tipo) e ne impesta la casa, ma s’è trasformato, in un momento non meglio identificato, in una strillante fangirl.
Essì, perchè all’Alcatraz a Milano (locale che è notoriamente tappa di magici pellegrinaggi) suonano i 30 Second to Mars,e Harry vuole andare al concerto!
Ci sorbiamo così qualche riga (sempre troppe) di “DracoDracuccioAmorinoAmoruccio mi porti al concerto ti prego ti prego ti prego?” con tanto di occhioni sbrilluccicosi e broncio finale, quando il figlio del GoS dice, saggiamente, di no.

Ma non temete, giacobine Wikipediamaniache, il peggio deve ancora arrivare.
La gayosità della scena deve ancora esplodere in tutta la tua follia di strass e ombretto azzurro.
Draco, che pur essendo un pelino più virile del consorte si diverte a leggere i giornali babbani (ho detto proprio “leggere”, non “dar fuoco”) a causa della sezione moda, s’imbatte in un articolo su Jared Leto e compagnia.
Al Divin Pargolo non va bene niente: non l’aspetto del frontman, che ci viene sciorinato nei minimi dettagli (dai “capelli color dell’ebano lisci e lucenti con le punte rosso fuoco” agli “occhi azzurro intenso” passando per l’eye-liner e i “lineamenti fanciulleschi”, tutte che ai fini della storia sono futili come un accendino scarico), non i nomi degli altri membri, su cui Draco ironizza in maniera abbastanza goffa. Ma soprattutto il meglio:

“E poi, che cavolo, si stira i capelli come una donniciola!”

… il tutto esclamato con l’algido nasino arricciato, proprio un secondo prima che Potter entri ancheggiando in camera, con le fantomatiche lenti a contatto (non sentite la mancanza degli addominali scolpiti dal Quidditch?) e l’espressione sognante.
Ci sono anche gli uccellini che cinguettano, non potete sentirli solo perchè li ho abbattuti io con la lupara.
Caro Draco, fammi capire: ti spupazzi tutte le sere una specie di checca isterica zompettante e lagnosa, e te la prendi con un povero tizio solo perchè ha dei capelli ridicoli? No, ma complimenti per la coerenza eh…

Harry ricompare al fianco del consorte, bello come un dio greco col suo fisico forgiato da Quidditch eccetera eccetera.
Ma alt! C’è qualcosa che non va.
Harry non porta gli occhiali: quelle lenti a contatto, cosa all’apparenza innocua, sono causa di uno screzio tra i due piccioncini.
Draco è geloso.
Geloso non si sa bene di chi: si spara una sacrosanta pippa mentale (e non dite che è una mia fissazione, è davvero così! Lo fa sempre!), supponendo che l’amato bene si sia tolto gli occhiali per sbatter le ciglia ad un losco figuro incontrato per caso.
Ma non temete, amate luride femmine! Arriva Potter a salvare la situazione!
Il miele inizia a grondare, e la mia glicemia s’impenna.

“Lo vide avvicinarsi a lui sopra il tavolo imbandito e poco dopo sentì chiaramente le sue mani incorniciare il suo volto attirandolo verso di sé.
Oddio Potter era un baciatore formidabile e Draco si sciolse come un ghiacciolo al sole non appena la sua morbida lingua si attorcigliò alla propria trattenendola possessivamente per buona parte del bacio.”

Perchè nella testa mi è balenata l’immagine di un polpo avvinto alla preda? Non è affatto romantico… soprattutto se a questo aggiungiamo un Draco che si liquefa e cola al suolo.

Bene, dopo altre infinite righe di battibecchi, infarcite di “il moro”, “Il biondo”, un misterioso “Il grifone” (Harry si metamorfa in un animale e Draco diventa zoofilo? Argh.) e altre amenità sulle guance nivee del divin pargolo, salta fuori che:
a) Harry al concerto ci va lo stesso, pappappero;
b) A Draco Jared Leto non fa così schifo. Al contrario. E te pareva.

Mentre il Potterverse si trasforma in una succursale malriuscita di Casa Vianello, la storia ristagna.
Harry e Draco si scambiano accuse e pestano i piedi, si rinfacciano il rinfacciabile e si tengono vicendevolmente un po’di sano muso. Alla fine Harry se ne va dalla stanza, furente.
Per richiamarlo, Draco caro ha la brillante pensata di punzecchiarlo ancora un po’, affermando che la concerto ci saranno orde di pruriginose adolescenti dalle vocette acute.
Sapete cosa gli risponde il caro Pottah? Che non sarà ovviamente così, visto che il gruppo riscuote un buon successo anche tra i maschi.
E Draco si impanica.

“Sarebbe stato pieno di giovani gay disponibili che gli sarebbero saltati addosso complice la confusione generale!”

Oi, facciamo il punto della situazione.
A me i 30stm non piacciono neanche un po’, ma dubito fortemente che il loro pubblico sia composto da una marea di giovanotti pronti a strusciarsi contro il primo maschione di passaggio!
Sniff sniff… questa rappresentazione dell’universo gay profuma un po’troppo di sandalo e lillà…

Tornamo alla storia, vi va? Perchè il bello… oh sì, il bello deve ancora arrivare!
Draco sclera. Vuole assolutamente un biglietto per quel maledettissimo concerto, visto che si sta rodendo di gelosia. E ha senso, no? Un mago che può Materializzarsi a piacere, che può Confondere un bigliettaio deve per forza trovare un biglietto, sennò come fa a entrare all’Alcatraz?
Santi numi, ci si riesce anche senza magia!
Gira e rigira, il nobile rampollo non combina niente.
Poi… l’illuminazione. Finnigan!
Seamus, a quanto pare, fa il bagarino.
Bene, ora pensiamo un attimo alle buone maniere. Voi vi fiondereste mai in casa di chiunque senza prima, quantomeno, bussare?
Draco lo fa, nonostante si suppone abbia ricevuto un’educazione particolarmente curata.
Lo fa, appunto, e sbuca dal camino del caro Seamus.
In camera da letto.
E ovviamente lo becca in atteggiamenti che non si possono nemmeno definire ambigui –erano palesi- con Zabini (qui in versione occhi blu. Chissene se nel libro è di colore).
A questo punto una persona normale cosa farebbe? A parte meravigliarsi di quanto l’omosessualità sia di moda tra gli ex studenti di Hogwarts (colpa di Silente, vedrete che salterà fuori anche questo), indietreggerebbe furtivamente verso la porta e farebbe finta di non aver visto niente.
Draco rimane lì imbambolato finchè gli altri due non han finito. Solo allora si lascia cadere sul materasso (io non l’avrei fatto, considerato ciò che stava accadendo, ma deh, son pareri) e spiattella a Seamus tutta la storia.
Dopo un’altra sessione di seghe mentali, si scopre che di biglietti non ce n’è.
Blaise e Seamus sono stati anche troppo cordiali: io avrei fracassato il lampadario in testa all’idiota che mi avesse interrotta sul più bello, restando a guardare, ma si sa, sono acida.
Con le pive nel sacco, Dracolove torna a casuccia, meditabondo.

Arrivati a questo punto ci si potrebbe aspettare di tutto.
Invece no, la ficcyna riserva ancora una meravigliosa sorpresa: un salto fuori dal carattere del personaggio tale da trasformare Draco (che già, fin qui, non brilla per sicurezza di sè e padronanza delle proprie capacità mentali) in una vedovella affranta.
Draco implora Harry di non andare.
Avete letto bene. Lo implora. L’erede della nobile casa dei Malfoy, schizzinoso e snob come nessun altro, abbastanza orgoglioso da risultare fastidioso (perdonate la rima, ma m’è scappato il lirismo) si piega a gemere davanti all’amato bene cose come “Portami con te ti prego”, frignando che sarebbe “morto di solitudine” se abbandonato per qualche ora a se stesso (come un Tamagotchi, solo con gli occhi algidi e la pelle nivea) e lasciandosi andare ai peggiori capricci.
Ma Harry è dolcemente irremovibile: no, non ce lo vuole l’altro al concerto, eccheddiamine! E soprattutto non gli lascerà usare la magia per entrare. Tiè.
Il capitolo si conclude con l’insonnia di Malfoy e la consueta bava sul corpo di Harry.
C’è un secondo capitolo, non siete felici, care vecchie megere?
Prevedibilmente, Draco un maledettissimo biglietto lo trova, approfittando della malattia di una povera ragazzuola.
Giunge così, tra altri litigi e piccole rappresaglie (eccheppalle, questa coppia è davvero irritante!) il fatidico momento del concerto.
La Splendida Coppia Gay n°2 (Seamus e Zabini) sbuca dal caminetto di via Monte Napoleone, dove si intrattiene per qualche istante col caro Divin Pargolo, ancora tutto ringufato e imbronciato (ciclo mestruale? Probabile).
Harry si sta dando il belletto. Fa un così buon lavoro che, quando ricompare, gli ormoni corrono impazziti.

  “Harry era semplicemente da prendere e sbattere al muro lì al momento pensò quando lo vide arrivare.”


Se è per massacrarlo di botte sono pienamente d’accordo, eh.

“Quei jeans neri scoloriti avevano il giro vita più basso che avesse mai visto, il primo bottone era almeno a cinque centimetri sotto l’ombelico, riusciva a vedere le ossa del bacino spuntare deliziosamente (???) oltre il bordo dei pantaloni. Per non parlare della maglia bianca che sembrava una seconda pelle sul suo corpo asciutto e atletico. Gli occhi verde smeraldo del moro erano incorniciati dalla stessa sottile linea nera che Draco aveva visto la sera prima ed erano a dir poco abbaglianti. I suoi ribelli capelli color notte erano leggermente umidi e qualche ciuffo ricadeva sulla sua fronte lasciando intravedere appena la piccola saetta.
Il biondo notò anche due polsini rossi con degli strani simboli bianchi incisi sopra che avvolgevano i polsi del suo ragazzo.” 

… ed ecco a voi emo!Potter!
Basta coi conati, applaudite, da brave!
Credetemi, è stata dura andare avanti dopo la visione paradisiaca del bacino di Potter e del suo ombelico di fuori. Avrei preferito evitare, giuro…

Come potete comunque ben immaginare, alla fine Draco ci va, a questo dannatissimo concerto; Seamus si cammuffa per un attimo da fatina di Cenerentola, e a colpi di bacchetta (niente malizia, giurin giurello!)  trasforma il sobrio ma pur sempre elegante completo beige dell’algido Serpeverde in un… un… qualcosa… che non stonasse di fianco ad Harry: quindi via di pantaloni bianchi (brrr), maglia nera senza maniche e con collo a V (per lasciar intravedere le nobili clavicole del giovin signore) e l’immancabile matita nera agli occhi.Il tocco di classe però è il “ciondolo a forma di teschio pendente da una piccola stringa nera di caucciù”.
Draco si trasforma in un tamarro da periferia, in sostanza; già me lo vedo, il Sommo Padre Lucius Malfoy, che colpisce l’indegna prole sulle rotule con l’impugnatura del bastone.
E fa pure bene!

Torniamo all’Alcatraz: Draco raggiunge Harry e gli caccia la lingua in bocca. Scremando il testo delle inutili divagazioni su quanto sia sexy Jared Leto, il succo è questo.
Si riappacificano, i due amorini… non siete sollevate? Io no.

Il piccolo, grande capolavoro si conclude con un cambio scena: i due amanti, sfiniti dopo l’amplesso (sono i geni del GoS che si risvegliano) consumato ascoltando il cd del 30stm si scambiano paroline dolci.
Ma per “dolci” intendo proprio “nauseanti”.
Draco di nuovo si trasforma in qualcosa che ha pochissimo a che fare con il personaggio che dovremmo conoscere, e giunge a sussurrare… anzi, miagolare all’orecchio dello Sfregiato:

 “Ti avrò tutto per me, sempre?” disse il serpeverde con l’espressione innocente di un bimbo che supplica i suoi genitori di confermare l’esistenza di Babbo Natale” 

Argh.
Cincinnatus, questo è troppo anche per me. Catino, subito!

Siamo prossime alla conclusione, giacobine mie adorate. Propongo un attimo di raccoglimento per prepararci spiritualmente all’estasi delle ultime righe, dove Draco, definito “piccola serpe ingorda” (ma santo Chtulu! No, questo no! Che Pazoozo emerga dagli inferi e purifichi questi regni immondi!) propone ad Harry caro di cambiare posizione e di rimettere su il cd.

Io propongo di rimettere e basta.

Avere delle passioni è bello e lecito.
Io, personalmente, distillo veleni e amo, al contempo, dedicarmi alla cucina.
Questo per dire che, spesso, unire i due ambiti che fanno palpitare i nostri piccoli cuori carbonizzati non è una buona idea.
E non lo dico solo perchè Harry e Draco finiscono, in troppe ficcyne pseudoslash, per sembrare due checche improbabili, finite assieme in una casetta tutta rosa e frufru in barba ad anni di angherie e rivalità; non lo dico solo perchè il mio stereo rigurgita le note stridule dei Satyricon, e ciò che fa meno rumore per me non è abbastanza “true”… lo dico perchè il miscuglio indiscriminato di Potterverse e Jared Leto  senza uno straccio di avviso che dica “ehi, questi personaggi non c’entrano una beneamata mazza con quelli creati da mamma Rowling” (mi sarebbe bastato un OOC. Avrei riso lo stesso, ma senza troppa malignità…) è proprio una chimera bizzarra.

Bah.
Miei piccoli embrioni di ratto sotto formalina, torno nel mio antro a dar da mangiare ai miei Nepenthes.
Vi lascio una manciata di caramelline all’amanita, non strafogatevi, mi raccomando!

 

 

No good deed goes unpunished so it's time to try defying gravity

Signori, signore,

sono perplessa.

Ho creato Fastidious come blog di critica negativa ironico, pungente, satirico.

Ho creato un regolamento nel rispetto di quelli degli archivi di fanfictions più famosi.

Ho ammesso recensori e “conquistato” lettori che non mi hanno mai dato motivo di lamentarmi di loro: hanno sempre rispettato il regolamento, mi hanno segnalato cosa secondo loro non andava, così da migliorare il Blog.

 

Così per oltre un anno.

 

Come sempre quando iniziative controverse come Fastidious prendono il via, in molti non sono d’accordo, tuttavia chiunque abbia avuto una qualche diatriba con noi credo possa confermare che, educato o meno, il suo intervento non è stato censurato: chiunque voglia contestarci è libero di farlo ed il suo intervento rimarrà a dimostrazione della sua intelligenza o stupidità, educazione o cafonaggine.

Credevo che questo bastasse.

 

Ho dato la possibilità ai miei recensori di citare brani delle fanfictions, ma in maniera moderata e chiedendo agli amministratori di archivi quanto potessimo “osare”, attenendoci alle loro risposte (per quanto in alcuni casi vaghe).

Ancora, credevo che questo bastasse.

 

Abbiamo sempre parlato di critica alle fanfiction e non alla persona dello scrittore: nessuno si è mai permesso di esprimere giudizi, chi l’ha fatto è stato rimproverato pubblicamente. Niente ban, non banniamo nessuno, mai.

Anche qui, credevamo bastasse.

 

Nessuno dei miei recensori ha mai fatto distinzioni: d’età, di popolarità eccetera. Per qualcuno forse non è equo, ma pensiamo esistano quattordicenni molto brave a scrivere come trentenni semi-analfabeti, autori molto popolari per motivi a noi ignoti e autori semi-sconosciuti ma dotati di grande talento.

Indovinate? Credevo bastasse anche questo.

 

Abbiamo cercato di ragionare anche con chi non era d’accordo con noi e con l’iniziativa Fastidious, spiegando le nostre ragioni e non insultando mai qualcuno solo perché aveva idee diverse.

Il fatto che non cambiassimo idea non voleva dire che non avessimo letto o preso in considerazione idee discordanti dalle nostre, ma che, anche dopo un’attenta analisi, rimanevamo convinte delle nostre azioni.

 

Abbiamo sempre preferito evitare crociate, consci che il nostro parere non era la verità assoluta, consci che lo scrittore, l’amministratore dell’archivio, il lettore arrabbiato non fossero il nemico: erano qualcuno che aveva idee differenti dalle nostre, col quale si poteva tentare un dialogo, col quale si poteva tentare i capire cosa non andasse nel mondo della scrittura amatoriale.

 

Oggi ci sentiamo dire che non diamo la possibilità agli autori di esprimere la propria opinione, che le citazioni sono troppe sia rispetto alla fanfiction che rispetto al testo della recensione (e dalle stesse persone che pochi giorni fa consideravano il 15% massimo di citazioni alla storia una buon limite su cui regolarsi; le stesse, oltretutto, che avevano dichiarato legittima una mia recensione per oltre il 40% composta da citazioni); ci viene detto che offendiamo la persona dell’ autore “svilendo” il suo lavoro, quando è oltre un anno che lavoriamo in questo modo e nessuno di loro ci ha mai detto “ragazzi, state esagerando, sarebbe il caso moderaste i toni” (la stessa recensione dichiarata legittima dal sito che ora banna un recensore per questo era ben più aspra); ci viene detto che offendiamo anche chi la storia l’ha letta e l’ha  trovata degna di un premio; ci viene detto “siete pochi, controversi e cattivi, quindi alzare la testa non vi conviene”.

 

Essere in disaccordo vuol dire offendere?

Avere delle opinioni, seppur ascoltando quelle altrui, è dunque negazione del diritto di replica?

Attenersi ad un regolamento scritto e a delle dichiarazioni date da amministratori è quindi sbagliato, in virtù di un regolamento non scritto e palesato solo dopo la  richiesta di spiegazioni per un ban? Dovremmo piegare la testa quando ci bannano e poi fanno la legge che spiega il ban?

Esprimere l’indignazione propria e dei propri utenti, cercando comunque un dialogo perché fare una crociata non gioverebbe a nessuno è l’equivalente di una dichiarazione di guerra, tanto da dover spingere chi risponde a consigliare di starcene buoni buoni nel nostro angolino, perché loro sono di più e hanno l’armatura lucente?

 

 

Ho creato un sito trasparente, ho voluto essere corretta con chiunque, sono stata coerente con me stessa e con le mie idee e lo stesso hanno fatto i miei collaboratori.

Questo ci basta.

 

 

BellaLestrange

 

Anche le VIF piangono.

Bentrovati a voi, cari Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero.
L’opera che oggi ci troviamo a smembrare famelici non è una fycci qualunque.
No!
Questa fan fiction è arrivata seconda al concorso indetto su Endless Field da Izumi e Melantò.
Capito?
Questa è una Very Important Fycci, e va trattata col rispetto che merita.
La sfida, di eos75.
Consiglio a minori, cardiopatici, donne gravide, epilettici, ipocondriaci, ambliopi e a tutti coloro che hanno almeno un unghio incarnito di astenersi dalla lettura, ché qui ci si va (o viene, a seconda delle prospettive) dentro di brutto.
 
Tra lenzuola devastate, spazi esigui e sospiri assordanti e rochi, spiccano gli addominali contratti ed i capezzoli turgidi di Genzo Wakabayashi. Sì: il Benji Price della nostra infanzia.
Grazie al cielo, questa volta i duri allenamenti di Quidditch non c’entrano.
C’entra, invece, e non solo in senso figurato, l’oggetto della passione del portiere-dal-cappellino-perennemente-appiccicato-sulla-testa: Kojiro Hyuga, per gli amici Mark Landers. Lo sciupafemmine, sciupamaschi-che-però-per-me-è-la-prima-volta-non-l’ho-mai-fatto-con-un-uomo e sciupaemo del Sol Levante. Il Dean Winchester dagli occhi a mandorla e dalla pelle ambrata (e no, non chiedetermi come fa uno con gli occhi a mandorla ad essere più abbronzato di Briatore pure in pieno inverno).
Dopo aver esplorato le solite cavità che gli esperti del meraviglioso mondo dello slash ben conoscono, Kojiro lascia la calda alcova grondante umori, si riveste e se ne va, lasciando Genzo-Sue solo con i suoi pensieri, con un labbro sanguinante, lo stampo netto di un mozzico sulla clavicola e simpatici graffi sulla schiena.
When the moon hits your eye like a big pizza pie,that’s amore!
Il che è un peccato, perché Genzo-Sue viene descritto come Gerard Butler in “300”: spalle larghe, braccia muscolose sulle quali spiccavano qua e là lividi dovuti a cadute e pallonate, pettorali ampi, perfettamente delineati, addominali scolpiti, linea dei fianchi stretta, che scendeva morbidamente cesellata fino all’inguine.
Mancano le chiappette di marmo, ma gliele aggiungo io: qui a Fastidious non si bada a spese!
E l’albero a cui Genzo, sotto il getto freddo della doccia, tende la pargoletta mano (grande ma ben fatta, ruvida per il continuo e violento contatto con quei palloni che arrivavano con potenza bruciante nella sua presa ferma) NON è il verde melograno, ma tutt’altro tipo di arbusto. Arbusto che, nonostante ne abbia passate parecchie, è ancora allegro e pimpante.
Era stanco, spossato, svuotato (e te credo), ma non aveva il coraggio di rientrare tra quelle coltri (c’è chi dorme tra le lenzuola, chi tra le coltri), di risentire quell’ odore di animale selvatico che altrimenti gli avrebbe tormentato il sonno (…). Che Hyuga non si lavasse, diciamocelo, non era esattamente un mistero.
La mente era sgombra ora, nuovamente fredda ed analitica, come quando ogni giorno si poneva solido tra i pali della porta (il problema è la notte, quando è il palo a porsi solido in lui) e si apprestava a ricevere le cannonate che invano tentavano di sfondare la sua impenetrabile difesa.
Cannonate.
Sfondare.
Impenetrabile.
No, dai.
Così è troppo facile.
E il tiro della Tigre che si spegneva, mite come un gattino, tra le sue braccia mi diventa a buon diritto il Manifesto del Furry. Come Klimt e la Secessione. Sì, da noi la cultura la si dà via come il pane. O come altro, secondo chi ci ama poco.
 
Come spiega il flashback, la passione esplode una placida sera di ritiro della Nazionale, sul grande prato verde dove nascono speranze, dove di giorno ci si allena e di notte si organizzano incontri clandestini di boxe, tra un pugno qui, un gancio là, respiri affannati sopra e corpi rotolanti e accaldati sotto, tra colpi di reni e un trionfo di forme possenti e ben tornite, il tutto condito da un odore morbido, quasi selvatico (E LAVATEVI, PERDIO!!) che scatena pensieri proibiti.
Dopo essersele suonate di santa ragione fino a ridursi più simili a panda (l’animale, non l’automobile) che ad esseri umani (per via delle orbite nere peste), i due decidono di raggiungere le rispettive camere. Ma no, eh no, non ne abbiamo avuto abbastanza. Furbo come una Panda (l’automobile, non l’animale), Genzo-Sue, con il cuore che aveva preso a battergli forte in petto ed in bocca la saliva che era diventata morbida (alzi la mano chi non ha la saliva dura, qui!), usa la classica battuta “Potrei pensare che sei innamorato di me!”.
E Hyuga, che non è un santo, che non è di legno e, soprattutto, non è un santo di legno, nell’ordine:
1.   – lo sbatte contro la porta
2.   – lo zittisce tappandogli la bocca con la sua (quando leggo questa espressione, mi chiedo sempre se alla fine l’aggressore esclami sorridendo “stappa un Crodino!”)
3.   – ?%$&&, @#!|£, €*§°#%$&£ e soprattutto ç°§=&%$£@#§!!!

Non c’era ombra di tenerezza tra loro.
Sì, diciamo che si era vagamente intuito.
Lo aveva già fatto con un uomo, non era una cosa nuova, nulla che lo scandalizzasse, nulla di cui vergognarsi. Era solo sesso.
Una sana scopamicizia, insomma.
Ma quello con cui lo stava facendo era Wakabayashi! L’odiato, detestato idiota borioso che non faceva che disprezzare da anni!
Va be’, scopinimicizia, è uguale!
Ed ora era lì, tra le sue braccia, caldo e voglioso come una gatta in calore.
Ve l’avevo detto che era furry!
 “Sei solo una lurida puttana.”
Non ho capito se è Kojiro a parlare a Genzo o qualche Vestale di passaggio a parlare a noi.
“Approfittane, Hyuga. (…) Questo è l’unico modo in cui hai la possibilità di penetrare la mia difesa…”
E vi avevo detto pure che era troppo facile…
Sesso.
Solo questo poteva sperare di avere da Hyuga, sesso e null’altro. (…)
Era impensabile chiedere amore.
Suvvia, sì che si può.
“Quanto prendi?”
Fatto!

L'eneide perduta

È con la morte nel cuore, miei pulcini, che vi comunico la drammatica perdita dell’Eneide, quindi mai sapremo che l’amica lesbica di Elettra era un’alcolizzata.
Sono davvero affranta, mi ritiro a meditare con Dean Winchester.

Aspiranti recensori, avanti!

Sì, signori e signore, se volete far parte dei recensori di questo blog potete nuovamente farvi avanti!
Le regole son le solite.

Death Mary Sue Note

La vostra allevatrice di polli preferita, tramutatasi per l’occasione in una strega verde disadattata, si palesa in una nuvola di fumo rosso (dopotutto, we can’t all come and go by bubble) per mandare ogni singola scimmia alata al suo seguito a portarvi in tavola questa delizia:
 +Wicked Game+ di DarkRose86.

Inizio col chiarire che, malgrado il nome potenzialmente ingannevole, si tratta di una fan ficczion su Death Note (il vostro emo detective preferito – no, non Conan – vi mancava, ammettetelo). Un’altra cosa che mi sento in dovere di dire è che, come l’autrice stessa rimarca, le tematiche trattate in questa fanfiction sono piuttosto pesanti, dunque se ritenete che la sua lettura possa offendervi chiudete immediatamente quella dannata finestra.
Chiudetela, ho detto.

Io sono rimasta offesa, ma per ragioni piuttosto differenti.
Aggiungo che la bomba al tritolo contiene citazioni del romanzo di Death Note, " Another Note ". Ohé, non guardatemi così, ambasciator non porta pena.
Alcuni personaggi, soprattutto L, saranno OOC – cosa peraltro non segnalata tra gli avvertimenti – ma lo devono essere per esigenze di storia. E’ chiaro: se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto. Dopotutto chi glielo fa fa’, a questi personaggi, di essere così dannatamente IC? Un po’ di spensieratezza, perdiana.

Ma andiamo con l’opera. E uno. E due. E tre…
Mi chiamo Sarah, sono nata a Los Angeles e cresciuta in un orfanotrofio che si trova tutt’ora a Winchester, in Inghilterra…
Perfettamente sensato: tutti gli orfani di Los Angels vengono prontamente spediti in Inghilterra all’interno di grosse navi da cargo. La Wammy’s House, da istituto per pargoli particolarmente brillanti, è stata declassata ad un centro d’accoglienza profughi. Sento, tuttavia, la mancanza di qualcosa… una sorta di vuoto cosmico…
Sarah non è il mio vero nome.
Aaaaaahhhhhh, ecco.
Perchè ho deciso di farmi chiamare così?

Perché con tutta probabilità ti chiami Genoveffa Guinevere Rosabelle Dubois e non ti va d’esser presa in giro ogni volta che Roger fa l’appello. Oh, non t’offendere; olezzi di mughetto di montagna…

Ed eccola, la nostra incognita amica: ammessa (chissà come, poi – le avran fatto prima comporre un tangram?) alla Wammy’s House a tredici anni, troppo tardi rispetto agli altri (ma guarda te, che strano), viene presentata da Roger come Evangeline, una nuova arrivata.
Vi dico io cos’è successo dopo: trascorsi tre minuti di silenzio, le risate degli orfani sono diventate talmente assordanti da costringere Roger a sparare un colpo in aria per richiamare l’ordine; Mello ha accusato improvvisi dolori di stomaco, Near ha rovesciato un puzzle ed L è andato a nascondersi nell’armadio.

…e invece no. La nostra piccola amica ha tuttavia sorprendenti difficoltà a inserirsi, e diviene mesta e solitaria. Apprendiamo che i suoi genitori sono stati barbaramente uccisi; per l’orfanotrofio corre addirittura voce che sia stata lei a liquidarli, perché la maltrattavano. Smantellate pure il Telefono Azzurro, oramai ci pensano i ragazzini a difendere se stessi dai soprusi dei familiari. A colpi di machete.
Ma in realtà no, ad ammazzarli è stato un pluriomicida che si divertiva un mondo a "giocare" con i corpi delle sue vittime (li metteva tutti in piedi e ci faceva le tessere del domino), ma la ragazza non conosce nè il suo volto, nè il suo nome.
Scommetto che tiene ancora i genitori di Evangeline come portachiavi.

Per amor di cronaca, almeno quattro persone speciali la nostra amica le ha incontrate, in questa valle di lacrime (e noi, fidatevi, non le conosciamo). Al momento, tuttavia, un solo individuo osa avvicinarsi a questa creatura dai torbidi natali, ed è un tipo piuttosto, come dire… particolare.
E’ ossessionato dai dolciumi, è un detective eccezionale e, soprattutto, fa un uso massiccio di coltelli da torta.
< Ciao, tu sei Evangeline, vero? Piacere di conoscerti. >
L: un uomo comunicativo, dall’intensa vita sociale, famoso in tutto il globo per il suo savoir faire, playboy da febbre del sabato sera.
< Sono Evangeline Rose Carter, piacere mio. > risposi, calma e pacata, sforzandomi di sorridere.

In seguito a ciò, L di Death Note si sarebbe probabilmente grattato il sedere, per poi tornare paciosamente a saturare il caffellatte.
Come abbia reagito questo suo libertino doppio non si sa. Probabilmente sarà andato a chiudersi in bagno di corsa, per evitare che le risa risuonassero per l’Inghilterra intera.
Lui mi affascinava.

Troppo.
E questo è comprensibile, tesoro.
Ora, qualora volessi ritirarti in un convento di clausura per il resto della tua vita, sappi che hai chi ti sostiene.

Tre mesi dopo, la nostra leggiadra fanciulla trascorre una vita piuttosto lieta, grazie alla compagnia di quattro individui speciali che, purtroppo per noi, non sono gli inservienti del manicomio. Il tempo passa, tra pagine di romanzi e corse in giardino (mi ricordo montagne verdi…); insomma, la Wammy’s House è divenuta una sorta di giardino per l’infanzia che per qualche ragione a noi ignota non è ancora stato ribattezzato “Ore liete”.
Ma dite un po’, non morite dalla voglia di conoscere l’identità di questi quattro spostati che hanno il coraggio d’affiancarsi ad una persona del genere?
No?
Eh, spiacente.
Il primo ha nome Mello, ama il cioccolato, è abbastanza viziato, è ossessionato da (leggasi: vorrebbe sfasciare di mazzate) tale Near, un altro mattoide che passa le giornate a comporre sempre il medesimo puzzle tutto bianco (poveretto). Poi abbiamo Matt, nerdaccio che presta i videogames alla nostra donna, ed è anche il suo migliore amico.
…Aspettate. Non ponetevi lo stesso quesito che mi sto ponendo io in questo momento. Abbiate fede, fratelli. Abbiate fede.
Insomma, ognuno di noi aveva una propria passione; io avevo L.
Ho da dire una cosa soltanto, ed è questa.

Veniamo a scoprire che il giovine L intrattiene i compari – Sue inclusa – raccontando loro le storie della buona notte, e questi lo ascoltano rapiti dalla sua innata fantasia e dallo splendido suono della sua voce.
Non so voi, ma io sto cominciando a figurarmi L come una sorta di Frank Sinatra dei poveri.
Evangelion supporta (live, qual privilegio) il pairing MelloxMatt, cosa che ci riempie d’umano sconforto.
Lei ed Elle, nel frattempo, approfondiscono la conoscenza.
mi capitava spesso di pensare che lui fosse il mio uomo ideale; una tredicenne non dovrebbe pensare a queste cose.
Mi spiegate per quale legge di natura ciò non dovrebbe avvenire?
Non potevo fare a meno di osservarlo, sempre [spy story] soprattutto di guardarlo furtivamente dalla finestra della mia stanza quando camminava in giardino senza una meta precisa [decisamente ci troviamo in un manicomio], con lo sguardo fisso davanti a sè, attento, i suoi capelli che ondeggiavano sotto il vento leggero di primavera [*O*] , e la sua pelle chiara che pareva brillare [è fosforescente], sotto il sole alto nel cielo.

Lui mi piaceva; tanto.
Io provo ripugnanza. Tanta.
Rimango incuriosita dal fatto che Evangeline sia convinta che, in quanto tredicenne, invece di disperarsi, avvinta nei lacci d’amore, dovrebbe comportarsi in modo allegro e spensierato. Davvero è regola imposta che le preadolescenti debbano essere vacue, inconsistenti e lobotomizzate?

Nei giorni a venire, la signorina ha modo di scambiare due parole con L, e di rendersi conto che nonostante tutto, era una persona normalissima [no, esigo almeno 15 minuti di silenzio per l’enormità della cazzata] : con i suoi desideri, le sue paure, i suoi sorrisi e le sue preoccupazioni; era come me.
L era una Mary Sue.
E voi stolti che non l’avevate ancora capito. Come avete fatto a non vedere i boccoli biondi sotto la tintura nera?
Come tutti noi.
No – aspetta…
Ma ecco che insorge un problema: L deve partire (lo dice Roger) per andare ad occuparsi del caso di Kira, un pluriomicida di criminali.
La donnina commenta così la condotta del serial killer:
Santo cielo, quanto possono essere stupidi gli esseri umani; ma io non posso parlare.
Proprio tu, in effetti…

Serata tormentata: Mello urla, Near prova a metterlo a tacere (sapete, i vicini…) ed Evangeline torna a sentirsi un’estranea, ragion per cui decide di punto in bianco d’andare a fare una passeggiata in giardino. Si siede sull’erba (che dev’esser fradicia, non voglio sapere in che condizioni verserà il suo pigiama quando si sarà alzata), guarda il cielo, ammira le stelle che lo ornavano d’oro (*O*), e amenità del genere.
Poi passa accanto al topico cespo di rose (chissà chi è ad avere il buon gusto di curare le aiole, sempre Roger?) e qui casca l’asino, o meglio, l’allure pour homme de Chanel: un misterioso seduttore le pone una mano sulla spalla, coglie uno dei fiori (a mani nude – ahia) e lo intreccia ai biondi capelli della fanciulla.
Inutile dirlo, questo campione di romanticheria e di ars amandi è il nostro caro L.
Evangeline gli confessa d’esser triste, lui ne domanda il perché. E’ presto detto: la ragione è, naturalmente, la sua imminente partenza.
< Evangeline Rose… > sussurrò, voltandosi poi verso quella bellissima pianta, < …il tuo secondo nome è Rosa… il nome di questi fiori che tanto mi piacciono… > asserì, < …è curioso, non trovi? >
Quel che IO trovo curioso è che L possa comportarsi come se si trovasse in Quattro amiche e un paio di jeans, o un qualsiasi romanzetto per ragazzine di bassa lega. OOC a fini di trama, d’accordo – ma di L che resta, l’involucro mortale?

Lei piange, lui l’abbraccia, le accarezza i capelli, in sottofondo suona la messa da requiem in re minore di Mozart per il funerale del buonsenso (in realtà no, ma avrebbe anche potuto).
< Sai, tempo fa, mi capitò di dare un nome a questa pianta di rose. > disse, continuando ad abbracciarmi.
< Davvero? E quale? > chiesi, e mi sfuggì una sincera risata; era curioso, ciò che aveva appena detto.
< Sarah… >

In principio era il Verbo; poi venne L, e diede un Nome Senza Senso ad Ogni Cosa.

< Che ne dici se, da ora in poi, ti chiamiamo Sarah? >
< Ok ma… perchè? >
< Ho come la sensazione che il tuo nome non ti piaccia… >

Una parte di genio l’ha conservata, il nostro uomo. Certo che se io avessi un nome del genere, al momento mi troverei su un promontorio a picco sul mare con al collo un masso di settemila tonnellate.
Evangy – neobattezzata Sarah – gli sussurra “ti amo”, lui che ha buon udito sente tutto e le risponde che forse ricambia, lei ribatte che L non può volerla, perchè è troppo giovane (ora che ci penso, deve aver contratto un bel complesso di lolita, nel frattempo), e…
Non finiì la frase, perchè lui si appropriò velocemente delle mie labbra…
Con una visita al catasto e un contratto dal notaio.
…con un dolcissimo bacio; il mio primo bacio.
Ah, no.
Puro *O*.
Le promette che ritornerà, perché l’ama davvero; Evy gli domanda come possa esserne sicuro. Ma è chiaro: lei è ancora una bambina, ma nel suo profondo è in realtà adulta. Insomma: tra le varie disgrazie che la vita le ha riservato, vanno annoverate anche le personalità multiple.
L’emozione travolge la ragazza come una marea.

< Sei così bella… > disse poi, abbracciandomi di nuovo, teneramente.
Se io ed Ozzy non fossimo così impegnati a far scorte d’insulina per i prossimi tredici anni, potrebbe anche scapparmi un po’ di commozione.
Giusto per rifuggire ogni banalità e luogo comune, Evangeline gli domanda se è sempre così dolce. In verità no, confessa L, è la prima volta che si sente così. (Così come? Come un coglione?)
Per completare l’opera le sussurra all’orecchio il suo vero nome (sapete, con Kira a piede libero è cosa veramente saggia andare a sbandierare la propria identità ai quattro venti).

Per nostra fortuna, L parte l’indomani, come previsto. La gnappona corre a piangere in grembo a Mello (mi auguro che l’atto consolatorio sia rimasto circoscritto a questo). Addio, amor, è grande il mio dolor….
< Tornerò, te lo prometto. >
< Ti amo, L. >
< Anche io, Sarah… >

*Musica di Via col Vento* .
…l’avrei aspettato, per tutta la vita, se necessario.
Domani è un altro giorno; si vedrà.
Grosse lacrime scorrono copiose sulle mie guance (damn, tears, they burn like fire); mentre vado alla ricerca d’un fazzolettino di pizzo in cui affondare il viso prima che mi causino un’escoriazione, desidero che meditiate a lungo su quanto avete appena letto.

Al prossimo episodio, miei amati mozzatori di teste.