Archivio delle Categorie: nuovi fandom degenerano

A Stereotype of Ice and Fire

WARNING: potrebbero esserci degli spoiler (molto vaghi) relativi ad “A Song of Ice and Fire”. Io vi avviso, poi fate come vi pare, ma se poi venite a lamentarvi vi metto il toluene nel caffè.

All’ombra di una sgangherata veranda ornata da tralci di rovi e cespugli di ortiche morenti due sagome curve e minute si stagliano ingobbite su sedie dall’alto schienale. Sul tintinnio della porcellana si distinguono due vecchie voci cinguettanti.
Oh, siete voi.
Di nuovo.
Mph. Una signora non può prendere un tè di gramigna con una cara amica e pam! Eccovi lì a dar fastidio.
E va bene, va bene. Accomodatevi, se proprio dovete.
Non conoscete l’adorabile Lady Olenna, immagino. Non ve la presenterò, è perfettamente in grado di farlo da sola. E non chiedetele l’età, se ci tenete a vivere. Né perché la chiamino la Regina di Spine. E, so che sembra assurdo, ma siate accorti con i suoi regali.
Sapete, solitamente lei non si addentra nei meandri delle spaventevoli realtà che sorgono come bubboni attorno alle grandi storie che amiamo. D’altro canto al suo mondo è sempre stato risparmiato, almeno pubblicamente, tale tristo destino.
Ma, o tempora o mores!, la società si evolve, la tecnologia avanza, sbucano le serie tv di successo e Sean Bean indossa di nuovo piastre di metallo per fare lesto una brutta fine.
Sì, miei dolci acari della polvere –cui la vostra povera nonna Valpur è orrendamente allergica, quindi ora sapete quanto mi fa piacere che mi appestiate casa- sto parlando proprio di Game of Thrones. O meglio, di A Song of Ice and Fire, perché il vecchio zio George quando non è impegnato ad uccidere personaggi di successo fa ipotetiche retromarce riguardo i divieti di scrivere fanfiction sulle sue opere.
Pare. Forse. Non si sa.
Di fatto, dopo l’uscita della serie si direbbe che le fanfiction a riguardo siano fiorite come le verruche dopo una camminata a bordo piscina.
E con esse, puntuali che neanche la sindrome premestruale, arrivano le solite protagoniste improbabili.
Solite, proprio.

Never forget what you are, ci mette in guardia l’autrice (SyriaStark, tho che caso!). What, appunto. Nemmeno who. E cosa è, quindi, la immancabile protagonista?
Non ve lo dico neanche, tanto già lo sapete.
Questa graziosa fanciulla si chiama Syria. Nome originalissimo, come mi ha prontamente fatto notare un certo spadaccino Braavosiano che si portava dietro un enorme cane nero con gli occhi chiari.
Syria Snow. Una bastarda, quindi. Un’ennesima figlia di Stark che, dimentichi dell’onore e dei propri voti, piantano seme in ogni utero disponibile.
Questa volta, quanto meno, non si tratta del solito Ned (che per la cronaca NO non credo sia il padre di quel cumulo di sfiga di Jon Snow, NO) ma del fratello Brandon.
L’autrice si premura di fornirci una graziosa fotina della cara Syria, che sembra una Stark più o meno come Joffrey sembra un Baratheon. E no, non ha preso dalla madre.
Facciamo la conoscenza della mirabolante protagonista quando, tho che caso, Robb Stark e Theon Greyjoy le piombano in casa. Un Robb Stark coi poteri magicissimi:
Syria sgranò gli occhi grigi e rimase immobile come una delle statue nella cripta di Winterfell: in quel momento, un brivido percorse la schiena di Robb… la somiglianza era davvero innegabile, a quel punto.
Eh be’, un po’difficile a dirsi, vero, piccolo, stupido Robb? Non per altro, ma per quanto lo zio possa somigliare a papà tu… ecco… non lo hai mai visto. E’ morto tipo due anni prima della tua nascita, se i conti non mi tradiscono. E no, non aiuta il fatto che tu ci dica che l’hai riconosciuta dalle statue nella cripta di Winterfell. Anzi, direi che peggiora la situazione, perché ora io Syria me la immagino così:

La splendida Syria: grigia, granulosa, dai lineamenti indefiniti.

Syria, al di là dell’aspetto fisico, è proprio Starkissima: non solo non ha paura di Greywind (che, ricordiamolo, è una bestia incazzosa tutta denti e mascelle della dimensione di un bovino adulto di media stazza) ma possiede un metalupo.
Pure lei. E un po’si risente quando Robb se ne stupisce.
Stanno diventando più diffusi dei chihuahua all’epoca di Paris Hilton, vedrete se tra qualche anno i canili non saranno invasi di metalupi abbandonati perché passati di moda.
(Il problema è che se una creatura del genere ti fa la cacca al parchetto ti ci vuole una ruspa per rimuovere la deiezione).
Tale metalupo, comunque, si chiama Shadow ed è nero, tutto nero, che in contrasto con Ghost sta una meraviglia.
Ma torniamo alla protagonista. Poooovera stella, è orfana e vive in una baracca. Aveva le mucche e i polli ma sono morti.

Il bestiame di Syria si è suicidato preventivamente.
La dolce fanciulla ha giusto un orticello. Diciamo che quanto meno la sfiga che tende ad aleggiare attorno agli Stark è riportata abbastanza fedelmente.
Dopo esser stata oggetto della cavalleria di Robb (“Dormo per terra” “no dormo io per terra” “Ma guarda, insisto, dormo io per terra”) e del solito fascino da sventrapapere di Theon (“Scopatela Robb dai dai dai! Ihihi come sono malizioso ihihi non maschero assolutamente la mia frustrazione per una storia personale tragica e un padre rompiballe col machismo da operetta!”) pare scendere la calma su questa casa.
Ma no. Robb non dorme (credo abbia un principio di erezione che non gli permette di tenere giù le coperte), quindi si alza e va di là, dove Syria ronfa.
Si avvicinò, invece, in modo cauto e la scrollò per una spalla. Syria aprì un poco le palpebre, strofinandosi gli occhi, e si mise seduta. “Avete bisogno di qualcosa, ser?”
“No, volevo solo… parlare un po’”.

Fallo a me, bel roscetto, e ti pianto una scure nella fronte.
Syria, ovviamente, no. Si alza –sicuramente senza un minimo di fiatella mattutina- e ascolta pazientemente.
E Robb le rivela tutto l’ambaradan di chi potrebbe essere suo padre, e sai Syria è facile parlare con te e se andiamo avanti così prima di domani mattina ti avrò ingravidata.
Troppo facile, fin qui. Sorge il sole e il terzetto si dirige verso il campo così vediamo se qualcun altro riconosce ‘sta sciacquetta.
La cosa buffa è che c’è una frase preimpostata per salutare Robb quando non lo si vede da un po’, usata sia da Theon all’inizio che da Armigero Generico N°1. La formula rituale comprende “Per tutti gli déi!” e “Mi sono preoccupato/Eravamo preoccupati” e “Temo vi/ti avessero preso”. Segnatelo nel vostro prontuario “Come accogliere un signorotto feudale che non vedo per un periodo compreso tra i quindici minuti e le otto ore”.
I giorni passano e Syria si abbandona ai flashback.
Tipo quando si era seduta sulla tomba di mamma.
[...]si era seduta, fissando quella pietra tombale, e aveva aspettato per una reazione. “Cosa devo fare, madre? Sono davvero chi dice quel ragazzo?” aveva chiesto, ma sua madre non aveva risposto.
E ci mancherebbe altro. E’ morta. Certo, se fosse emersa dalla tomba in un tripudio di carni putrescenti e larve necrofaghe la trama ne avrebbe improvvisamente guadagnato.
(Meglio non dirlo troppo forte, che poi Martin mi prende sul serio. Sappiamo benissimo che non è nuovo a questo genere di cose!)
“Perché non me l’hai mai detto?” implorò, riferita al vento.
“Perché sono solo una corrente d’aria. Cosa vuoi da me? Sono solo di passaggio. Ciao.”
Vabbe’, dicevamo. Syria è lì che fa da zavorra al campo di Robb, che già ha i suoi problemi e ora si porta appresso questa qua che già si fa chiamare “una di famiglia”.
Viene –ovviamente- importunata da Theon che, come tutti ben sanno, non sembra essere in grado di tenere il pene nelle braghe. Ma la cosa qui si fa creepy. Shadow, essendo scontatamente astuto e dotato di proverbiale sesto senso, ringhia ogni volta che il giovane Greyjoy si avvicina.
Per una settimana intera, Theon non aveva fatto altro che corrergli dietro, neanche fosse un cane in calore.
Theon! Tieni giù le zampe dal metalupo o ti denunzio alla Protezione Animali!
La presenza di Syria, oltre a scatenare discutibili istinti zoofili nei rampolli del Kraken, rende scemi gli altri.
“È arrivata una lettera da King’s Landing” esclamò poi, in un sussurro dal tono quasi rabbioso.
“Dalla capitale?” fece ser Rodrik.

No, ser Rodrik. La nuova capitale è Ancona, non te l’avevano detto?
Giunge il momento delle presentazioni in famiglia. Era un po’anche l’ora, Robb. Sei il solito cafone.
Catelyn, cara lei, non la prende bene. E un po’la capisco, cornuta e mazziata prima dal promesso sposo mancato e poi (FORSE, sia chiaro) pure dal marito di riserva, morto pure lui.
Cat, porti rogna, lasciatelo dire.
Nel giro di una settimana Syria viene accolta dagli Stark (condoglianze), fa imbarzottire tutti i protagonisti under 30 e viene ufficiosamente nominata consigliera ufficiale di Robb.
Questo spiega un sacco di cose sull’esito della guerra. Bravo Robb, bravo. Grandi scelte strategiche.
Siamo ora in territorio Frey e i due mezzicugini disquisiscono di politica.
Quelle due parole, ′matrimonio′ e ′combinato′, non si sarebbero mai dovute trovare nella stessa frase, secondo lei: non riusciva a capire, o meglio non le piaceva, il pensiero di due persone che dovevano passare insieme il resto delle loro vite, dormire insieme e avere dei figli, per la decisione di qualcun altro.
Welcome to Middle Age, darling.
Si vira quindi sui massimi sistemi, su Syria che prevedibilmente è uno spirito libero, un’eccezione nel mondo in cui vive, una che ignora le consuetudini sociali e decide che si sposerà solo per amore.
Syria rimase immobile, poi abbassò lo sguardo e vide Shadow che la fissava. “Non guardarmi così, neanche io ci ho capito nulla” gli disse.
E non ce ne stupiamo. Anche tu, lascia stare quel povero metalupo che è ancora provato dal tentacle rape di Theon.
Il vecchio, adorabile Walder (feh!) pone le ben note condizioni. Nel giro di qualche anno Arya dovrà sposare uno dei suoi mocciosi, e Robb un’altra.
E qui Theon, per una volta, indirizza il suo torrente circolatorio verso il cervello invece che verso i corpi cavernosi.
Molliamo questa tizia, Syria, al vecchio e ci teniamo Robb. Tanto ormai l’avete ufficialmente presa in casa senza rifletterci troppo, no? A posto!
Invece no. Cat, che a quanto pare i cagnotti nel cervello li ha sempre avuti, preferisce tenersi una sconosciuta e mollare il figlio ai casini che seguiranno. Figlio che prende e va in battaglia e forse sotto sotto un po’spera di lasciarci le penne.
No, Shadow, nemmeno io ci sto capendo qualcosa. Riprenditi, però, ti prego. Quando te la sentirai ne possiamo parlare, non ti metterò fretta.
Dopo una discussione strappalacrime coi cagnotti di Cat che evidentemente sente così tanto la nostalgia delle sue figlie da fare le coccole a una semisconosciuta, le armate tornano.
Con Azzurr… ehm… Jaime.

Spot the differences.
Jaime che viene malmenato, fa il figo, viene malmenato di nuovo, poi se c’è tempo fa il figo ancora per un attimo, si piglia qualche altro schiaffo e poi nota Syria. Che oooh è uguale a suo padre.
Ci sarà stato ripetuto almeno ventordicimila volte.
L’ha capito pure Shadow, questo.
Giunge un corvo –versione Westerosi di Twitter- con un messaggio.

oOJeoffrey_BaratheonOo Just beheaded Stark moron asd @RobbWolfStark #frikkinasshole

Forse lo shock, forse si sono impupati e hanno smesso di dar fastidio, i cagnotti del cervello di Cat lasciano spazio ai neuroni.
Nel fitto del dolore condiviso tra una madre e un figlio che hanno perso l’uomo, il punto di riferimento, il marito e padre, Syria salta su per fare la consolatrice di stocazzo.
E Cat sbrocca un attimo.
“Qualsiasi cosa tu stia provando, o pensi di provare, per mio figlio, toglitelo dalla testa: lui si sposerà con una lady, alla fine di questa guerra”.
Là. Così si fa.
Ma Syria… non capisce. Mi odia? Ma come mai? Ma perché? Solo perché mio padre doveva sposare lei e invece ha ingravidato un’altra? Fa l’acida per questa inezia?
Sì.
Da brava prezzemolina, Syria viene poi invitata al concilio di guerra in quanto cugggina e poi perché i cagnotti sono ereditari e ce li ha anche Robb, che la vuole lì. Così, senza un motivo preciso.
E mentre il giovane lupo viene acclamato King in the North, Theon allunga il tentacolino e propone a Syria di sposarlo. Syria, un po’giustamente, lo sfancula.
Povero, povero calamaretto. Non te ne va bene una. Torna a molestare gli animali che forse hai più successo.
Dopo l’ebbrezza di aver tirato un due di picche all’uomo già più umiliato dell’intero continente, la nostra amichetta va a trovare Jaime. Che fa il figo nonostante sia stato, come detto poco fa, pestato come un tasso in un sacco.
Altra luuuunga chiacchierata su cose che chiunque abbia letto i libri sa già (ovvero: Aerys era fulminato, tuo padre è morto, ciao). Il povero Kingslayer ha preso delle botte in testa e quindi è confuso alla vista di Shadow.
“È un meta-lupo” affermò.
No, è un lemure.
Pure Syria non brilla per coerenza nelle risposte.
“È mio. Mia madre diceva che mio padre era venuto per proteggermi”
Jaime ha mandato una lettera tramite il suo legale per far presente che no, non gliene fregava una beneamata mazza della storia di ‘sto cane acromegalico. Si chiamano domande retoriche, dolcezza, presente?
Syria però decide di rischiarsela: sfida Jaime a una gara di figosità.
“Forse, Sterminatore, ucciderò te” disse in un bisbiglio appena udibile. “E sarò ricordata come colei che ha ucciso lo Sterminatore di Re” e sorrise.
Mettiti in coda, stellina. L’ultima che ha detto una cosa del genere ha finito per perdere pezzi di faccia e mettere ai saldi la propria verginità (che è, ahimè, rimasta invenduta).
Il povero Lannister è chiaramente alterato dal trauma cranico perché ha paura. E Syria lo lascia lì a delirare e presumibilmente a perdere il controllo delle funzioni fisiologiche per l’emorragia.
Riciccia fuori Theon che non è mai stufo delle palate di merda. Ha appena saputo di dover andare a Pyke e decide di riprovarci. E quale modo migliore per far capitolare una donzella che dirle “Ti scopi Jaime Lannister! Ah-ha!”

Tipico humor sottile delle Iron Island.
Syria lo sfancula. Di nuovo. E gli aizza contro Shadow.
“Stavi per stuprarmi, Theon” riuscì a dire. “Se Shadow non fosse arrivato, tu mi avresti stuprato”.
Stronza! Per salvarti dai in pasto il tuo cucciolo a quella bestia ingrifata! Vergogna! Denunzio anche te!
Una gitarella nel cervello di Theon ci rivela che Syria gli serve sia come svuotapalle che come scaricaparanoie, dopo esser stato cazziato dal padre.
Ma soprattutto, se Syria fosse stata con lui, a quell’ora avrebbe già sfogato tutta la frustrazione della giornata su di lei.
Vi risparmio ulteriori repliche abbastanza fedeli delle pagine dei libri, differenti solo per la spocchia di Syria che rovina gli stemmi dei Tully in quel di Riverrun. Capisco che la trota sia un po’discutibile come simbolo, ma tu Syria sei una cafona a cucirci sopra il blasone degli Stark.

Grandi scelte per i blasoni.
Il povero Jaime, portato a spasso come un gatto in un trasportino, risente ancora dei postumi del trauma.
Giunge un altro twitter:

StannisBADASSBaratheon: Cersei&Jaime twincesting. No rightful heir. WTF @Westeros

“Sei il padre di Joffrey, Tommen e Myrcella?” chiese a bruciapelo, guardandolo. Gli occhi dello Sterminatore si spalancarono, e non disse niente. “Allora? È vero quello che dice Stannis?”
“Stannis?”

No, banana. Ma ripigliati, dyo!
C’è di buono che sputtana Syria. Syria ama Robb, Syria ama Robb pappappero!
No ma non ce lo aspettavamo, no no.
Povero Robb, confermiamo l’ipotesi delle larve in testa. Soprattutto quando, a occhio non più di un mese dopo averla incontrata, il lupacchiotto la trasforma da Snow in Stark. Anche questo è inaspettato eh? Quasi come l’adipe dopo le vacanze di Natale.
E mentre Theon continua a progettare nuovi modi per fare figure imbarazzanti, ci trasliamo con un agile colpo di reni fino a King’s Landing.
Dove Cersei, radunato il consiglio ristretto, dimentica di essere se stessa e scorda le buone maniere.
“Oh taglia corto: Jamie è vivo o no?”
Eccheccazzo.
Il tema principale è lo stato dell’imene di Syria, se sia stato o meno lacerato da Jaime.
Il legale dei Lannister continua a mandare note in cui sottolinea che il suo cliente non tollererà altri attacchi alla sua reputazione. Assassino incestuoso sì, scemo no.
Purtroppo la storia è ancora in corso, e chissà quanto durerà.
Non sappiamo quindi ancora chi si prenderà la verginità di Syria, nonostante l’attenzione del narratore vaghi senza meta tra l’estremo Nord, casa Baratheon, Pyke, grufolando tra personaggi e avvenimenti e limitandosi a inserire il nome di Syria ogni volta che si rende possibile. Badando, ovviamente, a lasciarla sempre al centro dell’attenzione.
La vediamo nelle fiamme.
No, non esultate. Sono le fiamme di quella sciroccata di Melisandre, che per motivi che conosce solo lei e che credo siano riconducibili a disturbi cognitivi vorrebbe usare Syria come arma in mano a Stannis.
Ma anche no.
Ecco, mi avete fatto freddare il tè ora.
Vi lascio in sospeso e torno ad aspettare l’evolversi della faccenda.
Olenna, tesoro, hai ancora qualcuna di quelle deliziose caramelline viola?

RincoBella & TamarrEddy in ficcyland

Carissimi, oggi vengo a voi dopo tanto tempo porgendovi le mie scuse: miei dolci animalini, vi ho lasciati a lungo senza nutrimento e vi ritrovo ora deperiti e tutt’ossa.

Non come Lindsay Lohan ma quasi.

Che volete, noi megere abbiamo talvolta una vita sociale: ogni centocinquant’anni, è vero, ogni congiunzione astrale, ogni morte di Albus Dumbledore, ma ce l’abbiamo.

Insomma, vi porto oggi questa meeeeeraviglia di ficcy in un fandom per me ancora inesplorato: Twilight.

Vi sento già rumoreggiare: buoni che non ho ancora iniziato!

E poi, insomma, a me Twilight in sé non è dispiaciuto. I seguiti non li ho apprezzati, ma il primo libro l’ho letto con piacere. Ergo mi inoltro nel fandom con particolare sofferenza, ma non senza un che di gioia sadomasochistica.

Ma bando alle ciance e ciancio alle bande, è ora di iniziare.

 

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=392360 : Tutto può cambiare, di valenessie.

 

Allora, prima di tutto chiariamo subito alcune delle Verità Fondamentali di questa ficcy:

1) Isabella Swan è un affarino lagnoso e rompipalle, e pure vagamente rincoglionito;

2) Edward Cullen è un tamarro che fa fatica a tenere il suo affare dentro i pantaloni per più di dodici secondi;

3) Tutti i personaggi secondari sembrano essere stati colpiti da un vaso di gerani: in sostanza sono uno più imbecille dell’altro.

 

E no, l’OOC non è dichiarato. Neppure l’AU.

 

Bella, Alice e Rosalie prendono casa insieme per l’università con bagaglio a seguito. Ovvero Emmet, Jasper e Edward, che però, nel ficcy-time, non sta con Bella.

Iniziamo subito con due domande. Domanda Prima: Perché mai le tre squinzie si portano dietro anche Edward, dato che a Bella sta pure sulle balle? (Simpatica l’assonanza Bella- balle). Non sanno dove parcheggiarlo? A casa mamma e papà non lo vogliono in mezzo ai piedi perché ha l’alito pesante?

Domanda Seconda: negli USA esistono i college, i quali forniscono agli studenti vitto e alloggio (e ci credo, con tutto quello che  si spende di tasse….) Perché le belle figheire dovrebbero preferire un alloggio privato? Perchè fa fiko o molto più semplicemente perché la ficcy altrimenti non avrebbe ragione di esistere?

Ovviamente si tratta di domande retoriche, dato che non riceveremo mai risposta. Piuttosto, vediamo di proseguire.

 

<< Bella, lo sai che si fa ora? >>,(spazio)mi stuzzicò Alice(punto)
<< Dovrei? >>,
(spazio)chiesi confusa(punto)
<< Ma come?
(spazio)non vorrai venire all’università con quei vestiti,vero? >>,(spazio)mi chiese scioccata(punto)
<< Perchè
(virgola)cos’hanno?(spazio)a me piacciono >>,(spazio)replicai.
<< Si, si.
(spazio)Come no!(spazio)Bella(virgola)
non puoi presentarti così. E poi ci serve qualcosa per la festa!!! >>
<< Rose
(virgola) di che festa parli? >>,(spazio)chiesi scocciata(punto)

<< Bella
(virgola) abbiamo preso casa(virgola) è ovvio che dobbiamo inaugurarla con una festa! Su(virgola) preparati(virgola) che andiamo al centrocommerciale >>.
Risposi alle ragazze con una smorfia, la più brutta che riuscii a fare, ma non essendo capace le feci scoppiare in una rumorosa risata che contaggiò anche me.

Bella non vi sembra tanto una deficiente, qui?

 

Ecco che, mentre l’allegra brigata porta a termine il trasloco, la nostra protagonista si rende conto che qualcosa non va:

mentre mi dirigevo in camera mia, sentii delle urla provenire da camera di Edward.

Sarebbe il caso che qualcuno andasse a controllare, no?

Fantastico aveva già inaugurato la sua camera,pensai.

Aaaaaah, ma in quel senso!

 

Così, nel troiaio che dal detto al fatto è diventato l’appartamento, arriva pure Jacob. Ora, chi mi conosce sa che ho un debole per Jacob (molto meglio di quel merluzzo gelido di Edward), indi per cui io so già che da qui in poi soffrirò tanto. Ma proprio tanto.

Bella chiede a Jacob di fermarsi da loro per un po’, con un ragionamento del tipo “massì, dove si mangia in sei si mangia anche in sette!” Ora, se avete capito almeno un pochino come funziona il cervello della nostra RincoBella, dovreste essere pure in grado di intuire dove gli offrirà il posto per dormire.

No, non sul divano, come farebbe qualsiasi persona normale.

Neppure sul tappeto. E niente sacchi a pelo.

Esatto, direttamente nel suo letto. Che sorpresona, eh?

Fra l’altro, cose come queste

<< Torniamo a casa >>,proposi quando ormai il sole era sparito.
Con un segno del capo acconsentii.

Mi fanno seriamente pensare che la nostra protagonista soffra pure di un disturbo da personalità multipla.

 

I due si mettono a tavola con gli altri, (in tutto ciò i vampiri cosa mangiano? Sugoli umani?) e, con uno scambio di battute veramente *YAWN*, Edward e Jacob si beccano come i galli cedroni nell’arena. Ma è quando Bella da’ la buonanotte a tutti che si scatena l’ira funesta, e non del Pelide Achille, ma del nostro tamarro preferito:

<< Dove credi di andare?!? >>,(spazio)mi intimò Edward con voce profonda. Il suo alito fresco mi colpì in pieno viso.

Mentos, the freshmaker!

<< Che hai Cullen?(spazio)hai bevuto un troppo stasera? >>. Non capivo cos’aveva(virgola) gli occhi avevano cambito espressione(punto)

Il Sangue Alcolico è una specialità della casa. La preparazione è semplice: pigliate un umano, attaccatelo ad una bottiglia di Alchermes et voilà. Servire fresco.

<< Tu non dormirai nello stesso letto con quello! >>,ringhiò furioso stringendo più forte la presa.

Edward versione Macho Man mi mancava.

Ovviamente la nostra RincoBella non si capacita del comportamento di Edward. Non se ne spiega proprio il motivo, povera innocente. E sta lì a macerarsi, come una fetta di limone nello spritz (si, è l’ora dell’aperitivo, problemi?), cercando una risposta ai suoi mille perché. Perché Edward si comporta così? Perché mi guarda in quel modo strano? Perché non trovo più le mutande? Perché Jacob mi palpeggia sotto il lenzuol… ok, no, questo me lo sono inventato.

 

La mattina dopo i due si trovano in cucina.

Era a dorso nudo e anche di prima mattina era stupendo.

In sostanza aveva uno di quei maglini da transessuale, presente quali? Quelli traforati sul davanti che lasciano la schiena nuda…

<< Dormito bene? >>(spazio)gli chiesi (punto)
<< mmm… >>,
(spazio)era troppo aspettarsi una risposta concreta da lui.

No, cretina, semplicemente i vampiri non dormono.

Dopo avergli servito la colazione (probabilmente plasma alla coque), Jacob fa il suo ingresso approfittando per dare alla nostra protagonista una bella palpata sul culo, senza peraltro ottenere da lei alcuna reazione. Edward, dal canto suo, reagisce anche troppo, facendo una scena madre da crisi premestruale e sbattendo la porta (e pure un po’ il tavolo).

No, mie bestiole, non è finita qui. Ora dobbiamo sorbirci la stessa pappardella dal punto di vista del nostro Edward Faccia di Culo.

Scherzavo, dai. Solo un paio di genialate, giusto perché non si dica che vi lascio a stecchetto.

 Genialata numero 1:

Non capiva cosa provavo. No. Non poteva saperlo.(spazio)Nessuno sapeva che la desiderava, che la volevo e che nessuno l’avrebbe toccata.

Tre subordinate e tre soggetti diversi. Come dire, sono estasiata. Ma esplicitiamo il periodo:

“Nessuno sapeva che la desiderava”. Le ipotesi a questo punto sono due: o il soggetto sottinteso è Jacob, e se Jacob la desiderava, non è corretto dire che nessuno lo sapeva, perché almeno lui avrebbe dovuto saperlo, oppure “desiderava” è un errore di battitura al posto di “desideravo”. Cosa che mi sembra parecchio più probabile.

“Nessuno sapeva che la volevo”, e ok.

“Nessuno sapeva che nessuno l’avrebbe toccata”. Ma nessuno nel senso di nessuno o nel senso di “Nessuno” che poi si scopre essere uno che ha fatto come Ulisse con Polifemo? Perché ha senso solo in questo caso, il che è un po’ grave.

 

Genialata numero 2:

Quella notte non dormii bene perciò mi alzai presto

MA SE SEI UN VAMPIRO MI SPIEGHI COME FAI A DORMIR BENE? Solo nel sonno eterno, e poi neanche, visti i satanassi che ti troverai attaccati ai malleoli.

 

Genialata numero 3:

Fantasticavo su come sarebbe stato farlo con lei, terribilmente impacciata ma decisamente sexy,sentirla urlare per il piacere con la sua calda voce

Eddy, vabbè che sei tamarro, ma ‘sta mania di farle urlare…

 

Genialata numero 4:

mentre il cane si dirisse verso di lei

Incommentabile. Davvero.

 

Ok, siete a posto? Dovete fare pipì? No, ve la tenete, che qua stiamo arrivando al meglio.

 

Capitolo due:

mi voltai e lo vidi appoggiato contro la porta a scquadrarmi dalla testa ai piedi.

…Ve l’avevo detto che sarebbe arrivato il meglio!

 

In quella che pare una sceneggiatura perfetta per un porno, Edward si offre di aiutare la nostra RincoBella a sistemare l’armadio, e, arrapato come pochi, afferra un suo reggiseno (di Bella, non di Edward) uscendosene con un<< Perchè non mi fai vedere come ti sta? >> di fronte al quale Bella capitola. E CHI non lo farebbe?

… Vabbè, dai, si fa per dire.

Segue bacio appassionato, nel bel mezzo del quale i due vengono interrotti da Jacob, che come al solito fa la figura del coglione.

Diciamo che nel gruppo almeno non stona.

 

Passarono un paio di ore e mentre ero intenta a scendere le scale suonò il campanello.
Apri la porta
(chi, io?) e mi ritovai davanti una spilungona bionda (la Sellerona!)
 
<< Qual’è la camera di Eddy?
(Oddio, credevo di essere solo io a chiamarlo così o_O)
>>,mi chiese l’oca
e la accompagnai in camera sua
(… Brava pirla.)

<< Cullen ci sono visite per te >>,dissi nel tono di voce più acido che riuscissi a fare
(meglio un congiuntivo in più che uno in meno.)
<< Ah Shelly che piacere vederti! >>,rispose entusiasto
(doppio ARGH) lui
<< Mi fai schifo >>,sussurrai mentre mi voltavo per diriggermi
(voce del verbo diriggere) in camera mia

 

Dopo di ciò, Bella va al cinema con Jacob (il fatto che blateri contemporaneamente di gente senza cuore e di ragazzi stronzi non lo insospettisce nemmeno un po’, e già da qui ho detto tutto). Una volta tornati, assistiamo ad un pietoso siparietto di ritorsioni e ripicche in cucina fra i nostri due beneamati, che termina più o meno così:

Mi afferrò per il polso e mi girò verso di lui andando a sbattere contro i suoi pettorali duri come il marmo.

Va a sbattere contro se stesso? Minchia, questo c’ha un ego che manco Silvio!

Sentivo il suo eccitamento attraverso i vestiti.

Se è come i pettorali ci credo.

 

Andiamo al capitolo tre, che non è altro che il due dal punto di vista di Edward. Anche qui mi limito per evitare di provocarvi latte alla ginocchia: In sostanza scopriamo che Eddy caro ha problemi di prestazione con le fanciulle perché pensa troppo a Bella.

Amore, c’hai provato a fare il God of Sex, ma non c’hai il fisico.

 

Dopo il teatrino di cui sopra, in cucina si presenta Rosalie:

<< Ragazzi ma sempre a litigare state? >>,chiese Rosalie

Meeeeeeeeeeeeeenghia!

<< Non stiamo litigando! >>,la ammonimmo insieme

Fallo in area! E mica il fallo che pensate voi, maiali! Cartellino giallo!

<< Oh beh,se lo dite voi… >>,e uscii dalla stanza

Ma chi, Edward? E le pianta lì così?

<< Allora dove eravamo…? >>,dissi riavvicinandomi a lei

Ma non era uscito?

(…)

E un sorriso di sfida mi si aprì in volto.

Io vorrei capire perché ‘sta gente ha la mania di farsi aprire sorrisi in faccia. Per colpa loro Joker s’é rotto le palle ed è andato in pensione, e gli unici a cui Batman può dare la caccia sono i quattro pirla del pulmino della Tim.

 

All’inizio del capitolo quarto troviamo un avvertimento da parte dell’autrice:

Si, i Cullen in questa ff sono dei vampiri solo che mangiano e dormono proprio come degli umani ma i loro istitnti da cacciatori non mancheranno!!!

E’ molto utile che ciò venga aggiunto a questo punto, quando non c’è uno straccio di avvertimento di AU nell’introduzione.

Niente sugoli umani, mi dispiace.

 

Ma torniamo alla storia: Alice piomba in camera di Bella e Jacob di prima mattina, non preoccupandosi minimamente della possibilità di trovarli a culo nudo.

No, non li trova a culo nudo, tranquilli. Evidentemente conosce i nostri polli meglio di noi.

Bella si rifiuta di indossare per la festa che si svolgerà quella sera il vestito che l’amica ha comprato per lei, preoccupandosi perché troppo corto e appariscente; d’altro canto Jacob non ne vuol sapere di camicia e cravatta.

E c’hanno ragione, è una festa in casa, mica un party di Vanity Fair!

Alla fine raggiungono un accordo: ognuno dei due indosserà il suo abito se l’altro farà lo stesso.

Alice, che pare una pazza sotto anfetamine, saltella via felice.

 

Colazione, shopping, blablabla, Bella arriva a casa e si fa un bagno.

E ovviamente cosa succede?

Che proprio mentre sta uscendo col suo mini asciugamano addosso, incontra Edward.

Care protagoniste delle ficcyne, mi appello al vostro buon senso. Ammesso che ne abbiate uno.

Esiste una cosa che si chiama ACCAPPATOIO. Dai, ripetiamolo tutte insieme, non è difficile. E sapete a che serve? Serve ad asciugarsi senza mostrare la vostra lei (scusatemi, gentili lettori, devo parlare come loro, altrimenti non mi capiscono) e il vostro culetto sodo e le vostre curvealpostogiusto a tutto l’universo creato che puntualmente andrete ad incontrare una volta uscite dalla doccia.

 

Ma andiamo alla festa. Bella è, non c’è bisogno che lo dica, fighissima, fasciata nel suo abito da battona di periferia, e tutti ci provano con lei, pure quel povero cristo di Quil (il quale, trascinato in questa follia collettiva, ha tutta la mia solidarietà). La nostra amica beve un po’ troppo, forse anche a causa di Eddy che balla il ballo del mattone con un’altra, e ad un certo punto comincia ad usare Jake e Quil come pali per la lap dance, prima di essere trascinata via da una mano ignota.

Si, vabbè, si fa per dire.

 

Soddisfatti, piccolotti? Giuro che non starò via a lungo e che vi porterò da gustare la seconda parte di questa meraviglia quanto prima. Nel frattempo buoni, cuccia e se dovete fare pipì usate pure l’albero in fondo al giardino.

Tony è un piccolo orsetto del cuore.

Amici e amiche, quest’oggi la reccy vede, con la vostra Magnolia, la partecipazione straordinaria di un’esperta non comune nel campo in cui ci addentreremo, che per ragioni fiscali (cit.) decide di rimanere anonima.

Sappiate che abbiamo riso non poco scrivendo questo pezzo. In ogni caso, la storia che recensiremo la trovate qui:

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=139497&i=1

“Non lasciarmi!” Di Jud_91

Si tratta di un fandom inesplorato, dai tesori tutti ancora da scoprire: NCIS vi dice niente? No?

Crediamo che pure ai protagonisti di questa storia il termine non dica molto, non temete. Perché questi non sono i nostri beniamini, ma dei miserandi che si aggirano loschi tentando di prendere il posto degli autentici. Le prove? Il buon Ducky diventa improvvisamente Dacky, McGee muta forma in Mcghee e Tony fa di queste strane affermazioni: Io sono solo un po’ credente,su un 100% la mia percentuale di credenza è 30%. Siccome la nostra percentuale di armadio è invece dell’84,5%, crediamo che vi basti quanto sopra enunciato per convincervi a seguirci nel nostro mondo fatato per sognar.

 

Piccolo riassunto: Ziva, in missione con Tony e Gibbs, viene colpita da un proiettile. Trasportata in ospedale, è sotto i ferri mentre Tony segamentalizza.

Ed ora sono qui,da più di due ore ad aspettare che un maledetto dottore esca da quella sala infernale .

Certo, se dai del maledetto al dottore e dell’infernale alla sala operatoria, non è che poi puoi pretendere. Se va bene te la rimandano indietro con il colon al posto del pancreas e le vertebre al posto dei denti.

Tutti i colleghi si stringono a Tony, che, disperato, ci rivela che la pallottola avrebbe dovuto beccarsela lui, se Ziva coraggiosamente non gli avesse fatto scudo col suo corpo.

Il buon Tony (o quel che ne rimane) si aggira per i corridoi dell’ospedale finché non trova la cappella e vi entra a pregare. (Ce lo vedete? Noi no, ma la disperazione fa brutti scherzi.) E qui appare il coprotagonista di questa storia.

No, non è Gibbs che tenta di abusare di lui. Che cavolo, siamo in chiesa!

E’ il Signore.

Non il Signore del piano di sopra. Proprio Dio. L’onnivor… l’Onnipotente.

Lo strano personaggio è vestito con un jeans azzurro,scolorito sulle cosce e una felpa. Dio indossa jeans scoloriti? Allora da noi che vogliono? La prossima volta che ci faranno osservazione per i jeans a vita bassa risponderemo citando questa ficcy.

Comunque. Dopo un allegro siparietto (“Chi sei?” “Sono Dio!” “Io chi?” ecc), Tony osserva meglio l’Altissimo. I suoi occhi,mi fanno paura,nel senso buono di paura eh! Eh. Dopo il soggetto non va la virgola, capito? E si, anche noi quando vogliamo facciamo paura, ma nel senso buono di paura, non nel senso cattivo, nel senso che se ci impegniamo incutiamo terrore, ma non nel senso cattivo, nel senso che facciam presto a andar via di brocca… metteteci giù, siamo sane! Solo che facciamo paur… oh, insomma, basta!

Il signor Signore informa Tony che tutto fa parte di un piano, anche la morte di Kate (pace all’anima), di cui lui (Dio) aveva bisogno in Paradiso. “Le donne delle pulizie si erano licenziate, e dove ne vado a trovare di nuove, Tony? Qualificate, con delle referenze, non è mica facile! E poi non le posso mica pagare in nero, vogliono i contributi…” Ok, scherziamo. Dio non dice così, ma secondo noi l’ha pensato.

Tony ammette di amare la bella israeliana (Ziva, non Kate), e Dio si siede e rimaniamo in silenzio,fino a quando non sono io a romperlo.

Chi, Dio?

Tony, a quel punto, fa l’unica domanda sensata di questa ficcy: Ziva si salverà? Ma, sorpresa, l’Onnipotente non può rispondere. Ma perché, diciamo noi? A chi deve chiedere il permesso, al suo superiore? Al Direttore Galattico? A Darth Vader? Diamine, è Dio! Colui che tutto può!

Anzi no, è Colui Che Tutto Può Salvo Rispondere A Domande Di Tony. Ma vabbè. Tralasciamo e proseguiamo.

Dopo l’utilissimo consiglio di Dio (“zitto e prega”), e dopo aver snocciolato una sfilza di litanie tale da far impallidire la più pia delle vecchiette, ecco che Dio misteriosamente svanisce per essere sostituito da una personalità altrettanto carismatica: Gibbs. Quale posto poteva prendere il capo infatti, se non quello precedentemente occupato dall’Onnipotente in persona?

Ovvio poi che non può essere un semplice latore di buone notizie. E che lo diciamo a fà.  Ziva è in coma.

Tony si catapulta da lei, e qui la scena madre.

con una macchina che l’ aiuta a respirare e un’ altra che fa strani BIP,mi rendo conto che quei strani BIP emessi dalla macchina non sono altro che i battiti cardiaci della mia Ziva
Minchia, Tony, per essere un agente speciale dell’NCIS ne hai di intuito!

Gibbs va fuori dalle balle e Tony è così libero di piangere quanto vuole. Ce lo vediamo tantisssssssimo, ma così è. Dopo una sequela di lamenti (“Dovevo esserci io e non tu, è colpa mia, che fretta c’era, maledetta primavera”) giunge la fatidica domanda:

perché proprio quando capisco di amare una donna,questa deve sempre morire o rimanere ferita?

Perché porti sfiga, magari? Ora alzati e vattene prima che qualcuno sia colto da infarto leggendo questa recensione.

Che poi, Tony non è mai stato innamorato di Kate. Ma son dettagli, via!

Come nelle più belle fiabe, la principessa si sveglia alla promessa d’amore del bel fustacchione. Peccato che la principessa in questione sia un agente del Mossad capace di spezzare le gambine con un puntaspilli e uccidere con una graffetta. Ma siamo all’ NCIS, qui può succedere di tutto! Allegria!

 

Al termine della storiellina troviamo questo bell’idillio: Gibbs rincoglionisce che è una bellezza facendo il nonno a tempo pieno per nipotini non suoi: tre figlii (perché son tre, se erano due erano solo figli) di Abby e McGee, due dell’allegra coppia e un altro in arrivo. Li tirerà su con gaudio a suon di scappellotti (o meglio, di sprangate, dato che coi suoi pupilli gli scappellotti a quanto pare non hanno funzionato) costruendo con loro l’ennesima barca in cantina, che poi non riuscirà a tirar fuori di lì. E da qui si capiscono molte cose.

Ora, ci chiediamo: con tutte ‘ste donne in maternità, in squadra chi ci va? Palmer e la donna delle pulizie?

Con questo interrogativo aperto vi lasciamo, amori santi. Mille baci e felice Epifania dalle vostre Befane preferite!

Ai fil iu, OOC

Amici del club giacobino, in un recente passato abbiamo appurato assieme che non esiste posto come Londra. Quel che ancora non sapete, e che io mi appresto a rivelarvi, è che i mortiferi complici Benkamin Barker aka Sweeney Todd e Nellie Lovett, nel loro intimo, sono vivaci e zuzzurelloni quanto ragazzini di terza media, se non di terza elementare. Prova ne è che non appena se ne presenta l’occasione si prestano ad attività istruttive quanto acchiapparello, nascondino e il gioco della bottiglia, e vi assicuro che invece che a simili passatempi preferirei saperli dediti a un gioco di ruolo ambientato nella Londra vittoriana (a loro contemporanea).
Ce lo racconta GIOCHI DI MEZZANOTTE, di nellie89.

E’ ormai calata la mezzanotte su Fleet Streat quando il nostro barbiere preferito si sveglia di soprassalto, desideroso di bere del gin. Non meravigliatevi di ciò, evidentemente il controllo del Super Io sul suo Es è ormai piuttosto labile, visto anche che senza indugi il nostro s’alza e va a procurarsi il prezioso bicchiere; ma nel buio (nella notte e nel buio) della bottega, o meglio del negozio, scorge una sagoma umana seduta al tavolo. Ne vede addirittura gli occhi, chiusi, e le labbra incurvate in un piccolo sorriso.

Non d’un ladro si tratta ma di Madama Lovett, che prontamente propone a doppia B di giocare. "A cosa?" domanda l’infelice, che ancora non sa cosa lo aspetti. "Obbligo o verità" , risponde pronta la letale panettiera, che in un impeto di generosità si premura anche di spiegare al suo compagno le regole del gioco.

Era ubriaca. Era evidente che lei fosse ubriaca. Le opinioni di Sweeney mi trovano perfettamente d’accordo, come pure le sue azioni: difatti si dirige verso l’uscio, probabilmente in preda al panico più totale. Col trucco più vecchio del mondo l’astuta Lovett è capace di richiamarlo indietro: insinua che Sweeney abbia paura, al che, naturalmente, l’idiotico barbiere di Fleet Street non può che cedere e partecipare al gioco.
La prima domanda la pone lui: chiede se Mrs Lovett desiderasse davvero diventare fornaia. La risposta è illuminante:

“Che razza di domanda è questa Mrs Todd?” “Adesso tocca a me fare domande piccola” “Bene, si” “Il mio turno…obbligo o verità?” “Verità” “Perché mi odiate Mr T?”
Non ho capito un cetriolo di quanto è avvenuto tra i due, ma ho il sospetto che sia stato qualcosa di brutto brutto brutto, neh.
Lo psicotico imbecille di Fleet Street, l’omonimo ma-no-che-non-sono-Sweeney-gli-somiglio-solo-un-sacco, afferma di non odiarla. In effetti, piuttosto che odio mi sembra provi un completo disinteresse per la volonterosa signora, che tuttavia è scettica di fronte a una simile risposta. Forse per questo decide di sobbarcarsi l’obbligo, e su ordine del sadico barbiere assaggia uno dei suoi pasticci.

Poi tocca a lei prendere le redini dell’emozionante attività ricreativa, e Sweeney si dichiara disposto all’obbligo.
Serata di gala da Chi vuol essere giacobino: venti milioni di franchi a chiunque riesca a indovinare cosa la perfida Lovett obbligherà lo spaurito barbiere a fare.
Lei, signora? Sentiamo. No, mi spiace, non lo costringerà a ricamare a punto croce. Lei, con la mano alzata? No, non lo forzerà a scrivere una NC-17 Turpin/Anthony/il bastone di Bamford. Lei che saltella? Mi scusi, non credevo volesse semplicemente andare al bagno.
“Io vi obbligo a…baciami!”
Arriverà direttamente a casa di voi arguti giacobini che l’avevate subodorato la bambola del messo Bamford che dice "excuse me my Lord", "gioca con me" e "mamma" quando la schiacci.
Todd è ritroso, ma si fa coraggio e imprime le labbra su quelle della graziosa signora. L’esperienza si rivela meno peggiore di quanto pensasse: Dopotutto erano 15 anni che non baciava una donna.

Dovevamo pensarci prima. E’ per via dell’astinenza che Sweeney Todd, nello scontare la sua pena, s’è ridotto così male. Avrebbero potuto essere abbastanza pietosi da lasciargli una bambola di gomma. No, non quella del messo Bamford.

Il bacio si fa approfondito (sic) e duraturo, tanto che al suo termine Mrs Lovett sospira soddisfatta. Il gioco si rivela terminato – per nostra fortuna - e il barbiere si avvia su per le fatidiche scale.
“Buona notte piccola mia” “Buona notte Mr T"
I dialoghi sono degni del migliore Kiss me Licia, come pure il "ti amo" pronunciato con decisione da Nellie Lovett poco prima che il socio varchi la soglia.
Se servono catini, Ozzy li noleggia a 10 pence al minuto all’angolo di Fleet Street.

La mattina dopo Mrs Lovett si sveglia con un gran mal di testa, un bicchiere vuoto di fronte e oppressa dalle premurose cure del giovane Toby. Per far luce sulla misteriosa emicrania pensa bene di tener chiusa la bottega e, dopo aver comunicato tale decisione a Toby, torna in camera sua e si distende sul letto. In un crescendo di disperazione, ricorda gradatamente ogni evento della sera precedente e sceglie di dirigersi verso gli appartamenti di Sweeney, mentre il cuore sembrava stesse per uscirle dal petto.

La stessa mattina (ogni mattina, a Londra, un Todd si sveglia…) un tristo barbiere è stato incapace di prendere sonno per l’intera notte. Lo vediamo rimuginare, ruminare e rimasticare gli spaventosi (per noi anzitutto) avvenimenti della sera innanzi, e dialogare con la sua voce interiore (schizofrenico oltre che psicopatico).
”Povera Nellie??? Da quando sciocco barbiere ti preoccupi per lei? Da quando è diventata il centro dei tuoi pensieri?”
Da mai. Pertanto torna IC, sciocco barbiere, altrimenti ti ci facciamo ritornare noi a suon di sonore mazzate.
Fortuna che il nostro torna a pensare a Johanna (Johaaaaaaaaaaanna) e a Lucy, rassicurandoci non poco. Ma siccome vuol continuare a farsi del male (cit.), con un guizzo il suo pensiero devia verso Mrs Lovett, descrivendo i suoi capelli come neri come l’ebano e non privi di ciocche rosse.
Sweeney Todd, signori, è ufficialmente diventato daltonico.

D’improvviso la porta della sua stanza scatta.
Desiderosa di sapere in che posizione si sia classificata per i 100 metri, stendo un velo pietoso e faccio calare il sipario sugli intrattenimenti preferiti di un barbiere e una fornaia della Londra vittoriana (perché le carte, attenzione!, erano fuori moda).

The exorcism of Nate 'Near' River

Sapevate che uno dei testi base del corso di Sociologia delle fanfiction è La partenogenesi del fandom?

Se la risposta è sì, avete preso una solenne cantonata: Sociologia delle fanfiction non esiste. Però la partenogenesi ci deve essere, altrimenti non si spiegherebbe la nascita di certi sotto-fandom che ormai fanno storia a parte rispetto alle storie originarie. Un buon esempio è Death Note, in cui la corrente delle ff dedicate ai gai (non gay – anche se, insomma, a volte sembrerebbe…), insomma, ai lieti passatempi della Wammy’s House ha ormai quasi monopolizzato quella sezione del Tempio, e forse anche di altri archivi. Bisognerebbe analizzare questo fenomeno per capirne i motivi.
Tutta questo discorso pseudo-accademico ha due obiettivi: allenarmi alla tesi e introdurre Lovely Bet di Serenity, long-fiction dedicata ai successori di L: si tratta infatti di una MelloXNear e una NearxMello, come ci informa, con grande amore per le sfumature, l’autrice. La suddetta ci informa anche che il linguaggio è un pò colorito,ma non è così fastidioso da urtare la vostra sensibilità. Mi fa piacere che la vestale ci conosca tutti così bene, spero solo che non sia una agente della CIA o, visto il contesto, dell’SPK. Infine, prima di lanciarci nella storia vera e propria, veniamo informati che nella fic (“Vesty, mi fai vedere la fic?” “Ma come ti permetti? Maiale! Porco!” “Ma che hai capito? Intendevo la fanfiction…”) Mello e Matt hanno quindici anni, e Near quattordici. Considerato che Mello lascia l’istituto quando Near ha tredici anni, questa notazione non sembra avere altro scopo se non quello di voler inserire a viva forza un anacronismo, ma non cerchiamo il pelo nell’uovo.
Non fatevi ingannare dalla definizione “commedia” e “comico”: questa fanfiction in realtà è la cronaca di un dramma, il dramma di un fanciullo innocente che cerca disperatamente di restare IC, ma purtroppo finisce per soccombere al diktat shonen ai che sembra vigere nel fandom dell’agendone killerone.
La storia inizia infatti con un Near con le migliori intenzioni, desideroso di trascorrere un pomeriggio con il suo puzzle monocromatico e i suoi robot giocattolo. Certo, molti potranno pensare che a quattordici anni sarebbe ora di cercare modi migliori per passare il tempo, ma ricordate che Near è più intelligente di tutti noi messi insieme, e sa bene che in quella succursale di Hogwarts che è diventata la Wammy’s House gli svaghi disponibili non sono adatti ad un giovinetto ancora illibato, quindi meglio restare per i fatti propri e non andare a cercare guai.
Pia illusione! Sono i guai che lo trovano, sotto forma di Matt, che lo raggiunge per fargli una proposta:
“E’ semplice: tu mi toglierai questa soddisfazione e io ti ricompenserò adeguatamente.”

So a cosa state pensando, ma tranquillizzatevi: è qualcosa di peggio. Matt vuole infatti fare uno scherzo memorabile a Mello, e questo scherzo dovrebbe consistere in un bacio a tradimento affibbiatogli dal suo grande rivale, vale a dire proprio Near. Memorabile davvero. Ma perché Matt vuole dar sfoggio di questo “brillante” senso dell’umorismo? Per vendicarsi dell’amico che gli ha cancellato una partita alla PSP.
Se L è un emo e Mello un truzzo, Matt si riserva un posto d’onore nella categoria dei bimbiminkia.
Near resiste stoicamente alla direzione che la trama sta prendendo, e risponde proprio come ci si aspetterebbe da lui: “Non se ne parla”.
A quel rifiuto,Matt assunse un’espressione esterreffatta
. Ovvio: un personaggio di manga che rifiuta di scambiare effusioni con il suo acerrimo nemico? È inaudito! Ma dove andremo a finire?
Di fronte alle insistenze del tossicomane, che lo tenta promettendogli un vecchio Game Boy argentato (quasi in tinta con Near), il nostro eroe cerca di ricorrere a spiegazioni logiche per evidenziare l’assurdità dell’idea e la pericolosità della reazione di Mello. A questo punto Matt, sconfitto sul piano dei ragionamenti – anche se in questo caso lo avrebbe battuto pure Matsuda – passa al piano di riserva: si inginocchia ed inizia a implorare: “Posso anche addossarmi tutta la colpa,ma non dirmi di no! Ti prego,ti prego,ti prego, ti prego!”
Illuso! Figuriamoci se di fronte a questa scena raccapricciante – e alla mancanza di spazi dopo le virgole – Near cederebbe, glaciale com’è!
“Immagino di non avere molta scelta. Accetto la tua scommessa.”

I beg your pardon?

Near, per carità! Come sarebbe a dire che non hai scelta? Puoi chiamare Roger e denunciare Matt per istigazione alla prostituzione, puoi fingere una crisi epilettica dovuta ai riflessi del sole sul puzzle bianco, puoi semplicemente continuare a rifiutarti, ma non puoi cedere così dopo esserti difeso così tanto e così bene dai tentacoli dell’OOC!
Niente da fare, Matt esulta e se lo trascina dietro come se fosse un orsacchiotto di pezza, e insieme vanno alla ricerca di Mello.
Lo trovano nel giardino, appoggiato ad un albero, addormentato e con un libro di poesie di Shakespeare al suo fianco. Non leggevo una descrizione così impregnata di lirismo dai tempi di Melissa P.
Alla vista del Mello addormentato nel bosco Near sente il cuore battere più velocemente, e non riuscì a spiegarsi il perché di ciò. Io una spiegazione ce l’avrei, ma vorrei tanto non fosse quella giusta.
Il tredicenne è esitante, ma il bimbominkia lo esorta all’azione, ed estrae una macchina fotografica.
“Allora siamo d’accordo: io mi nasconderò dietro ad un albero con la macchina fotografica e tu ti avvicinerai a Mello senza svegliarlo ed incollerai le tue labbra alle sue per un paio di minuti,giusto il tempo di fare,diciamo,tre o quattro scatti,dopodichè ce ne andremo alla svelta nelle nostre camere prima che si svegli. Hai capito tutto?”

Io ho capito che le vere intenzioni di Matt sono quanto meno equivoche.
Meglio non indagare, anche perché in tutto questo la cosa veramente sconcertante è che Near si presti al gioco. Eccolo che si avvicina al volto di Mello, e sente aumentare ulteriormente le palpitazioni, avverte il profumo dei suoi capelli,una fragranza delicata che invadeva piacevolmente le narici del naso. Near chiuse gli occhi per assaporarla a fondo e per ascoltare il ritmo regolare del suo respiro.
Potrei stare ore e ore qui

Ad accarezzare

La tua bocca ed i tuoi zigomi

Senza mai parlare

Senza ascoltare altro, nient’altro che

Il tuo respiro crescere

Senza sentire altro che noi

Nient’altro che noi
*O*
Ora sappiamo che alla Wammy’s House trasmettevano a ripetizione Max Pezzali, il che spiega anche la capacità di L di assorbire quantità industriali di zuccheri. Tra l’altro, dalla regia Red Ronnie mi segnala che ne La regola dell’amico tutti “prendon posto accanto a te / accanto ai tuoi capelli che / hanno quel profumo…”, quindi i casi sono due: o negli orfanotrofi Max rules, o l’ormai leggendario “biondino degli 883” è Mello.
Tornando alla storia, Near, mischinu, è preda dello smarrimento.
Possibile che bastasse così poco per provocargli quella reazione?

No.
Che si stesse innamorando di lui?

Neanche.
Si decise che avrebbe riflettuto con calma sulla situazione in camera sua.

Ecco, bravo, ritirati nella tua stanza e rifletti sulle prossime mosse per sconfiggere l’OOC.
Purtroppo, questo non avviene. Near continua ad indugiare sul volto di Mello, forse un po’ troppo visto che Matt, con il tatto di un orango, gli bisbiglia di muoversi. E così il successore del più grande detective del mondo indugiò per un secondo,indeciso se varcare una soglia che celava segreti sconosciuti,poi,con dolcezza,posò le labbra su quelle di Mello.
L si sta rivoltando nella tomba, e ora mi tocca rimboccargli la lapide.
Potremmo stendere un velo pietoso sulla sconfitta di Near, che perde tutto ciò che era rimasto del suo personaggio originale. O meglio, vorremmo, ma non possiamo, perché non è finita qui. Il laido Matt, infatti, gioisce per la sua vendetta e scatta le foto compromettenti, ma quando avverte Near che tutto è finito, l’altro non se ne accorge nemmeno, e continua a baciare Mello.
Improvvisamente capisco tutta la faccenda degli elfi del catino.
Matt lo richiama, ma Near persiste nel bacio. A questo punto è lecito supporre che sia stato posseduto dal GoS. Il bimbominkia, terrorizzato da ciò che Mello potrebbe fare se si svegliasse, alza la voce e inizia a sbracciarsi in maniera grottesca, ma niente, servirebbe un esorcismo per liberare il giovane River dal malefico influsso vestalico che ormai lo domina.
La situazione precipita quando Mello sta per svegliarsi: i due complottardi se ne accorgono, Matt scattò in avanti e corse verso il ragazzo dai capelli bianchi [perifrasi che aiuta davvero a esprimere la rapidità del tutto] Afferrò il collo della camicia con tutta la forza che aveva in corpo [e quanta forza ci vuole per afferrare una camicia?] e,con una velocità degna di un pilota di Formula 1 [qui ci vuole la forza!],lo trascinò,precipitandosi a nascondersi dietro ad un angolo dell’orfanotrofio e lasciando dietro di sé una scia polverosa [alla Wammy’s House non puliscono spesso, a quanto pare].
Mello si sveglia lentamente, come l’ippopotamo in tutù di Fantasia, e mentre si stiracchia si accorse di avere qualcosa di umido sul mento [...] saliva… che non era sua e che non era fuoriuscita dalla sua bocca!
Ora, tralasciando il disgusto per l’immagine mentale di Near che sbava come un cane idrofobo – concediamogli l’attenuante del primo bacio – come diamine fa Mello a sapere che quella saliva non è sua? La riconosce dal sapore? Spero di no, perché vorrebbe dire che se la rimette in bocca, e c’è un limite a tutto; allora per il colore? Già più probabile, con tutta la cioccolata che mangia Mello deve avere una saliva marroncina, o al più beige, quindi se è di colore normale non è sua.
Sta di fatto che il nostro si infuria come un toro, e non ha tutti i torti, e inizia a gridare ai quattro venti in cerca del molestatore. Matt e Near ascoltano le sue urla dal loro nascondiglio, spaventati; ma se Near comunque cerca di dominare la paura e di mostrarsi impassibile, Matt invece è terrorizzato, e questo nonostante abbia convinto l’altro a prestarsi allo scherzo garantendo che Mello non sarebbe andato oltre qualche schiaffo, e che comunque lo avrebbe protetto da eventuali rappresaglie. L’abisso tra la spavalderia a parole e la paura nei fatti lo fissano per sempre nel ruolo di bimbominkia.
Su questa scena vagamente ispirata a Shining si chiude il primo capitolo. Che dire? Per parlare in tutta onestà la ff non è malaccio, è adeguata a ciò che si propone di essere, una storiella comica senza troppe pretese, a parte lo stile un po’ zoppicante in certi punti procede in maniera scanzonata come si addice ad una commedia, e la scena del bacio che non si interrompe è anche una trovata divertente. In più l’autrice spesso mostra ciò che avviene, più che descriverlo, ed è certo un punto a favore.
Solo che… Near!
Era riuscito a mantenere la sua dignità, grazie al grande successo del pairing Matt x Mello, speravo che almeno lui si salvasse, e invece niente, è stato posseduto anche lui, e come se non bastasse si comporta da perfetto allupato come nemmeno L in TransPub. In più, ora la sua vita è alla mercè di Kira, visto che è venuto meno lo scudo protettivo della mancanza di foto. Quindi ricapitoliamo: reputazione infranta, incolumità fisica in pericolo, vita a rischio. Danno, beffa e cocci, che altro si può desiderare dalla vita? E nonostante tutto questo, nonostante abbia accettato la proposta di Matt senza nessun motivo logico, nonostante abbia compromesso l’operazione baciando Mell oltre i limiti della decenza, il giovane Wert… Near ha anche il coraggio di prendersela con il suo compagno (di sventura, intendiamoci!) dicendogli, in chiusura di capitolo, “Te l’avevo detto”.
Ma inutile tergiversare: non ho scritto questa recensione per lodare Near, ma per seppellirlo: lievi gli siano la terra e, soprattutto, l’OOC.

Federica, la mano amica

 

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero

Mettete da parte le vostre bacchette nodose e turgide, perché non vi serviranno. Prendete, piuttosto, paletto di frassino e acqua santa, oltre al solito tegamino di pazienza: il nemico che ci accingiamo ad affrontare, infatti, non è soltanto una Mary Sue; è il braccio destro di Dio. E noi l’accompagneremo nel suo periglioso viaggio in Transilvania, ove è destinata a sconfiggere uno dei figli del Conte Dracula. Laggiù la nostra scoprirà di essere di essere la madre del mostro che deve uccidere, nonché suocera della moglie del mostro che deve uccidere, nonché moglie proprio del Conte, padre morto del mostro che deve uccidere. Nonché nonna della figlia del mostro che deve uccidere.

Suvvia, perché dopo esservi sorbiti la moglie di Frankenstein, l’amante di Lady Chatterley e la cognata di Jeeg Robot d’acciaio vi state formalizzando tanto?

Lo spettacolo è gentilmente offerto da inuyasha1989 a questo indirizzo: http://www.manga.it/fanfic/view.php?c=64762

 

Il sipario (sì, oggi sono artisticamente ispirata), si apre sul confessionale di Città del Vaticano. Ooocchei, scritto così pare che si tratti del confessionale del Grande Fratello, ma

Roma, Città del Vaticano,una giovane ragazza misteriosa entra nel confessionale

vi sembra tanto meglio?

Io dico di no.

Tale giovane (ma va?) ragazza (ma va??) misteriosa (ma va???), ha peccato.

Alla sua implicita richiesta d’esser perdonata, il confessore risponde:

Non è una novità Dafne…quando ti vedo entrare in chiesa è la prima cosa che mi viene in mente!

Quando si dice la reputazione, eh?

Che poi, comunque, si tratta di un peccatuccio da niente, Dafne tende a formalizzarsi per TROPPO poco: cosa volete che sia l’aver distrutto il Ponte Vecchio di Firenze per dare la caccia a quel lupo mannaro!

Aveva finito i proiettili d’argento.

E comunque, non mi pare che nelle tavole della Legge sia mai stato inciso “non distruggere il Ponte Vecchio di Firenze per dare la caccia ai Lupi Mannari”. Cioè, distruggere il Ponte Vecchio è un peccato. Ma non nel senso di “peccato”; nel senso di “peccato!”.

Indi apprendiamo che Dafne, in quanto braccio destro di nostro Signore (lo ripetiamo per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso), è immortale… e, visto che Dio è immortale, lo è anche il suo braccio destro. Sillogismo che, formalmente, non fa una grinza. Peccato che:

1.        Dio sia incorporeo

2.        Il “braccio” sia comunque inteso in senso puramente metafisico

3.        Dafne non sia la mano, e che non si chiami Federica

4.        per uccidere Dracula occorre un Uomo Lupo! dove CAVOLO lo trovo un uomo lupo?

Vescovo: Non imprecare Dafne!!! (suvvia, ha detto CAVOLO, che è pure un ortaggio e tiene al calduccio i bimbi appena nati… mica ha elencato i possibili nomignoli dell’organo riproduttivo maschile, tipo, che so, batacchio, ciollazza, nerchia o vermiceddu, no, ha detto CAVOLO!!) conosco un uomo che ha perso la memoria per i peccati commessi in passato (avrà detto CAVOLO pure lui), prega i Dio (i Dio sono… un gruppo musicale, tipo gli Who?) che non succeda la stessa cosa a te!

Ma a Dafne non solo la cosa è già successa; sta infatti per subire lo stesso delirio nel quale hanno fatto impelagare il suo ben più illustre predecessore. E, come sostegno morale, le rifilano il solito Carl. O Karl. Al vostro buon cuore, insomma.

Il povero fraticello ha bisogno di metabolizzare la cosa: la sua ultima avventura in Transilvania non è stata tra le esperienze che un uomo sano di mente vorrebbe ripetere, e Dafne gli concede il tempo di prepararsi spiritualmente. Anche perché, se così non facesse, non potrebbe certo uscire dalla stanza segreta quando un uomo con un grande cappello (perché non ci vuole un cappello grande, ma un grande cappello!) la urta facendola cadere a terra. (Poi Mirko finita la pioggia s’incontra e si scontra con Licia e cosiiiiiiii…)

Già dal primo incontro, Feder… ehm, Daphne e Gabriel Van Helsing (chi volevate che fosse con un così grande… ehm… cappello?) dimostrano d’essere due anime gemelle da antologia: nessuno dei due ricorda nulla della vita passata (scarabeo stercorario lui e cozza attaccata allo scoglio lei?), ed entrambi hanno perso qualcuno di importante. Questi due sono destinati a diventare più affiatati di Mastella e consorte, eh!

D’altra parte, braccio destro lei, braccio sinistro lui… forse c’è la possibilità di ritrovare la memoria di entrambi!

Basta trovare un cervello, anche in comune, e dovremmo essere a cavallo.

 

Giunti in quel di Transilvania, i nostri eroi scoprono che Dafne è, guardacaso, fondamentale per riportare in vita il… marito. Sì, il marito. Insomma, Dracula. E non lo dico io, eh, lo dice la pergamena che il… figlio sta cercando per riportare in vita il papà:

"Per riportare su questo mondo il Conte Vladislaus Draculia occorre qualche goccia del sangue dell’l'unica persona che esso abbia mai amato nonostante la sua eterna devozione a Satana, versate le gocce di sangue sulla bara del Conte e pronunciate la seguente formula:" In nome del Diavolo fate tornare su questo mondo la creatura demoniaca che abitava questa sacra bara!"

E non dimenticate di mescolare colla vinilica e acqua in parti uguali… solo così il vostro attacco d’arte diverrà duro come una roccia!

Ma di chi sarà mai questo sangue?

Dafne: Credo di essere io (…) ho sentito nella mia testa la voce del Conte, mi diceva che ero la sua sposa e che ero l’unica persona che aveva mai amato….. (questi sì che son colpi di scena) i conti tornano…. (i conti?? Quanti Dracula ci sono??) Il Conte mi ha detto che un altro uomo mi amava……un certo….. (io lo so! Io lo so! IO LO SO!!) Gabriel (ve l’avevo detto, io…).

Ma sappiamo tutti che Van Helsing è un uomo e, in quanto tale, si deve scatenare l’inferno perché si assuma le proprie responsabilità. Solo dopo che Dafne è stata rapita dalla sua allegra famigliola, infatti, gli giunge una visione…una visione del mio passato! Ora ricordo! Io Amo Dafne! Ci dovevamo sposare ma Dracula me la portò via. IO LA AMO!!!!!

Maschi… arrivano sempre in ritardo. O in anticipo. Insomma, mai che becchino la coincidenza!

 

A proposito di tempismo… quando braccio sinistro e frate riescono a raggiungere la loro Dafne, il conte Dracula è già bello che resuscitato. C’è lui, c’è Dafne (che, nonostante sia stata sgozzata e abbia perso sangue, è pimpante e già smozzicata), c’è il loro premuroso figlioletto Vladimirius, la di lui solerte sposa Adrienna, e la piccola nipotina Griet. Dopo questa lettura, sfido chiunque a lamentarsi della propria famiglia.

E ora… pathos. Patite tutti:

Dafne: Gabriel!

Van Helsing: Dafne!

Dafne: Gabriel!

Van Helsing: Dafne!

Dafne: Gabriel!

Van Helsing: Dafne!

Dafne: Gabriel!

Van Helsing: Dafne!

Dafne: Gabriel!

Van Helsing: Dafne!

Ciuchino: Ciuchino!

Dafne: E’ tutta colpa mia Gabriel, ti prego perdonami…….perdonami… (non so, non credo ti perdonerò, sai che fatica, star dietro a ‘sta fycci?)

Van Helsing: Troverò il modo di liberarti da questa maledizione….te lo prometto (la bacia) (ma non è vero, gli uomini promettono, promettono e non mantengono mai)

Dafne: Qualunque cosa succeda ricordati che ti amo e che ti amerò per sempre! (lo abbraccia) Per sempre! AAAAHHHHH!!!(ccattatevillo)

Van Helsing: Dafne! Dafne!

Dafne: Sto cominciando a trasformarmi, (con le lacrime agli occhi (le abbiamo anche noi)) scappa Gabriel! Non voglio farti del male….scappa!

Van Helsing cerca di fuggire (ma che vigliacco merdoso è?? o_O) ma Dracula lo blocca (eh, ci sarebbe mancato altro).

Ora, onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, ricordate tutti cosa diceva Dafne all’inizio? Che per accoppare un vampiro ci vuole un lupo mannaro. Un lupo mannaro dal… grande cappello, e non dal cappello grande. E come fai a crearti un lupo mannaro ex novo? Ma con l’infuso del Vescovo, no?

 

*spot*

Quando il vampiro ti sorprende,

sorprendilo con l’infuso del Vescovo!

È piccolo e pratico, puoi portarlo in viaggio con te e superi anche i controlli in aeroporto.

Ti trasforma in lupo mannaro per un’ora:

se a sconfiggere il vampiro ci metti di più, so’ cazzi tuoi.

Se, per caso, nella lotta ci rimette le penne una persona innocente, rimani lupo mannaro a vita.

Anche mò so’ cazzi tuoi.

Il Vescovo declina ogni responsabilità.

Ma proprio ogni, eh!

*fine spot*

 

Signori miei, vi assicuro che, anche se si tratta di uno spot, non ho aggiunto nulla d’ingannevole: i nostri si sono DAVVERO portati da Roma l’infuso del Vescovo, che DAVVERO trasforma in lupo mannaro per un’ora, e DAVVERO rende la trasformazione irreversibile se chi lo beve dovesse, per caso, ammazzare un’innocente.

Il nostro eroe beve e si trasforma.

E si dà il via ad un confronto epico.

Van Helsing contro Dafne, Van Helsing contro Dracula, Van Helsing contro il figlio di Dracula e contro la di lui consorte… Van Helsing contro tutti. E Fracchia contro Dracula.

Lo scontro è impietoso, crudele, all’ultimo sangue.

Ognuno lotta per la propria vita, o non-vita.

Ognuno lotta per difendere ciò in cui crede, che sia sacro o blasfemo.

Sono solo Van Helsing e Dracula, adesso. Solo loro due. Faccia a faccia, occhi negli occhi. Sangue nel sangue.

Finché…
Griet: Nonno! Nonno! Guardate qua!

Il conte si distrae e Van Helsing approfitta della situazione per ucciderlo per la terza volta.

Dracula: Nooooooo!!!!!! Perchè l’hai fatto Griet? Perchè mi hai distratto?

Griet: L’ho fatto perchè sono stanca di essere una vampira, voglio essere una bambina come tutte le altre e non voglio fare del male a nessuno! IO ODIO I VAMPIRI!!!!!

Dracula: NOOOOOOO!!!!!!! AAAAHHHH!!!!

Dracula muore e le sue ceneri si dissolvono nel nulla. Van Helsing torna ad essere un uomo.
Io… non ho avuto il cuore di interrompere una scena così drammatica. Sarebbe stata un’offesa al vostro senso artistico, al vostro bisogno di compenetrarvi nel pathos che solo il culmine di una battaglia dal vago sapore ancestrale può possedere.

Dafne, comunque, muore.

Fa sempre piacere quando una Sue tira le cuoia, vero?

Ebbene Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, attendete prima di festeggiare sgozzando un babbano a caso: la piccola Griet, infatti, che tanto è stata utile prima, adesso torna con la Vera Verità: se ami veramente la mia nonna allora devi baciarla, solo così potrà tornare in vita ed io e il mio papà potremo tornare esseri umani! (…) sta per scoccare l’ultimo rintocco della mezzanotte, se la baci dopo la mezzanotte l’incantesimo non avrà più effetto e perderai la nonna per sempre.

Mi sa che la bimba ha fatto un po’ di confusione tra Cenerentola, Biancaneve e la Bella Addormentata… ma è solo un’impressione.
Van Helsing bacia Dafne, appena le loro labbra si toccano l’ultimo rintocco della mezzanotte scocca. Una luce abbagliante appare sopra le loro teste e una voce dall’alto si rivolge a Van Helsing.

Dio: Gabriel!

Van Helsing: Chi sei?

Dio: Sono L’onnipotente (Van Helsing: quello che mangia di tutto?; Dio: Quello è l‘onnivoro, CRETINO!), hai fatto un ottimo lavoro e per questo la tua amata avrà salva la vita. Inoltre farò tornare esseri umani Vladimirus e Griet, sono gli unici vampiri a cui ho concesso di avere un animo umano e loro non hanno mai smesso di credere in me.

Questo non è Dio. È Albus Silente.

Che, con un colpo della magica bacchetta di sambucA, salva Dafne e trasforma in esseri umani Vladimirius e Griet.

Vladimirus: Che bella sensazione sentire di nuovo il calore del sole sulla pelle.

Griet: Avete ragione padre, d’ora in poi potremo sentire questa sensazione per tutta la vita.

Van Helsing: Torniamo a casa.

Dafne: Ma Gabriel noi non abbiamo una casa!

Van Helsing: Ce l’avremo Dafne, la costruirò io per te su una verde collina (dove nascono speranze?? O_o), (si inginocchia) Dafne…..vuoi sposarmi?

Dafne: Sì Gabriel! Ti sposerei anche 10 (non dieci… 10!!) volte se potessi.

Tutti partono per tornare in Italia (pure Vladimirius e Griet?? E poi ci lamentiamo della Bossi-Fini, vero?? Che poi vengon qui, a rubare il lavoro agli ex-vampiri italiani!), Van Helsing e Dafne finalmente si sposano e vissero tutti felici e contenti per l’eternità.

Ecchecculo…

Cthulhu insegna: cacciare demoni fa male alla sanità mentale.

Bene miei fidati amanti di auto nere dotate di mangianastri, bagagliaio adibito ad armeria e sedili anteriori occupati da sederi maschili di tutto rispetto, questa sera ci dedicheremo ad una fanfiction di Aida intitolata “Scuse vigliacche”. L’indirizzo a cui trovarla è efpfanfic.net/viewstory.php?sid=228072&i=1

Si tratta di una one-shot di 737 parole (poteva importarcene di meno? Non credo), a rating PG 15 (piggì QUINDICI? Mi sa che devo aggiornarmi con ‘sti nuovi rating!), corretta da ben due beta (non si nota per nulla, considerati il ridondante saltellare dal passato al rpesente), di genere Angst (ormai sinonimo di Emo), incest, con paring Dean/Sam (bravi, fottiamocene del regolamento!).

Ogni riferimento a persone, fatti e bla bla bla…

 

 Partiamo dunque con due citazioni a canzoni italiane.

Una di Massimo di Cataldo, l’altra di Domenico Mugugno.

Come? Il cantante famoso si chiamava Domenico Modugno?

Eh, lo so anche io, ma questo è di Domenico Mugugno.

Sì, sto mugugnando anche io.

Ma non ci si poteva sforzare nel cercare qualcosa di più vicino ai personaggi? Una canzone citata in una fanfiction dovrebbe, di norma, fare il punto della situazione, far intendere al lettore il pensiero dei personaggi, il loro stato d’animo o la situazione in cui si trovano.

 Ora, perché descrivere i sentimenti di Dean con un sdolcinato:

 “Dio, come ti amo / mi vien da piangere / in tutta la mia vita / non ho provato mai / un bene così caro / un bene così vero. / Chi può fermare il fiume / che corre verso il mare / le rondini nel cielo / che vanno verso il sole / chi può fermare l’amore/ l’amore mio per te? / Dio, come ti amo”

Quando a disposizione, inserita tra i brani che Dean ascolta in macchina e molto più nel suo stile (andiamo, le rondini nel cielo? Al massimo potrebbe preoccuparsi che non gli ammollino ricordini sul parabrezza!) abbiamo un:

“Well, Im hot blooded, check it and see / I got a fever of a hundred and three / Come on baby, do you do more than dance? / Im hot blooded, Im hot blooded /

Hot blooded, every night / Hot blooded, youre looking so tight / Hot blooded, now youre driving me wild / Hot blooded, Im so hot for you, child / Hot blooded, Im a little bit high / Hot blooded, youre a little bit shy / Hot blooded, youre making me sing / Hot blooded, for your sweet sweet thing /”

Così, per dirne una a caso…

 Ma iniziamo a parlare della fanfiction.

 Dean guida (anzi, guidava) l’Impala e sta avendo una parentesi Angst. Non mi dilungo su questa parte: parlare delle seghe mentali di Dean e di Sam riguardo loro stessi, la loro famiglia, la loro missione, il loro rapporto eccetera lo hanno già fatto gli sceneggiatori della serie.

 Dean comunque si sente tanto giù da passare, senza accorgersene, dall’imperfetto al presente: avrà superato le ottanta miglia orarie? (Ah, giusto, quella capita solo con la DeLorian: i repentini salti dal passato al presente in questa fanfiction non son causa dell’alta velocità ma della disattenzione dell’autrice e delle DUE beta-reader).

Segamentalizza che segamentalizza, arriviamo al punto cruciale: Dean vorrebbe che Sam fosse completamente suo.

 

. Piangerebbe ancora una volta il suo tormento, il suo dolore, ma non vuole disturbare il sonno dell’altro. Per questo Dean sorride sempre, scherza sempre e cambia ragazza ogni sera, perché ha bisogno di dimenticare se stesso e smettere di lottare, di sperare in qualcosa di sbagliato, perché ha capito che oltre la loro ricerca di vendetta lui può ben poco sugli eventi; ma di giorno e nelle notti di lavoro combatte lo stesso per cercare di avere indietro i pezzi del suo cuore, invece nelle notti fiacche cerca una donna e prova a dimenticare.

Cerchiamo di fare mente locale: presupponendo che Dean possa provare attrazione per Sam, il nostro cacciatore dovrebbe essere gay, o comunque bisessuale… Propendiamo per quest’ultima per una questione di logica (se fossi innamorata di un ragazzo ma non potessi per un qualche motivo stare con lui non mi consolerei certo con delle donne. Lo stesso ragionamento lo farebbe un uomo gay). Dicevamo: Dean è bisessuale. Possibile che non lo si sia mai visto con un uomo? Non voglio essere per forza attaccata al canon come una cozza allo scoglio ma qua ci vorrebbe qualcosa di più di un perentorio “È innamorato di Sam. Quando è depresso va a donne”, perché senza una spiegazione questa cosa non regge.

Sam mugola (no, non mugugna!) e Dean si riprende un po’ dai suoi pensieri da Emo, torna a guidare tranquillamente la sua Impala fischiettando gli AC/DC e la ficcy finisce.

Ci siete cascati?

Dean in realtà si deprime perché prima o poi Sam vorrà tornare alla sua vita e lui vuole tenere la famiglia unita ma in caso non ci riesca sceglierà di stare col suo amato fratello, che prima o poi sarà suo (John, ti prego, metti giù la Colt!). E farà di tutto per averlo: “in fondo, è un egoista e gli egoisti prendono sempre ciò che vogliono”.

Io farei di tutto per un po’ di coerenza in certe fanfictions ma non funziona mai, probabilmente son troppo poco egoista… Chiederò a Dean di darmi qualche lezione in proposito.

ogni notte sia che stia con Sam che nel corpo di una ragazza qualsiasi, lui chiede perdono nel suo cuore sanguinante, non ancora cicatrizzato dal primo tradimento, per i suoi desideri e i suoi sbagli.

Signori, di che cosa stiamo parlando? Cos’è quella storia del primo tradimento? Perché questa fanfiction sembra una serie di frasi messe a caso, spesso non inerenti a Supernatural?

Dean quindi, perfettamente in sintonia con l’incoerenza dilagante in questa storia, si mette a chiedere scusa a Sam (ancora nel mondo dei sogni) per quello che prova. Nonostante sappia di essere un vigliacco perché il fratello non può sentirlo, nonostante sia in un momento angst, Dean ha una voce ridente (tipo la Marchesini quando interpreta “l’attrice di teatro impegnato”?) .

E la ficcy finisce.

Senza un senso logico, già.

Incubo al supermercato

Ditemi che è solo un incubo.
Ditemi che almeno i My Chemical Romance non agonizzeranno affogando in un mare di pucciosità slashose o strangolati da appiccicaticce MarySue. E cercate di essere convincenti.
Ditemelo, perchè quando stamattina ho aperto EFP cercando una cura spirituale al mio mal di stomaco (dato che la camomilla non sembrava sortire nessun effetto), ho trovato questo.

Il titolo è "Al supermercato" e l’autrice è The_death_in_the_nigthmare.
Guardiamo il commento di presentazione:
Vi avviso che questa ff è stata pubblicata sull’altro nick Demolition Lovers,che condivido con due mie amiche
La ff l’ho spostata su questo nick e leggermente modificata.
[Da notare: il commento è stato cambiato mentre io scrivevo la recensione. Prima, queste due righe erano in MAIUSCOLO. Le ha riscritte daccapo, ma l'errore rimane: l'Italiano, quel grande sconosciuto, impone uno spazio dopo qualsiasi segno di punteggiatura. E visto che siamo in argomento, permettimi di ricordarti l'importanza dei congiuntivi. Devo forse CapsLockarlo, affinché il messaggio arrivi?]
Tutte le attenzioni caddero su Frank Iero. [Di solito questa espressione si usa al singolare. Ma in effetti lui è famoso, dunque ne ha di più.]
Stava urlando. [Qualcosa doveva pur fare per attirare su di lui tanti sguardi interessati.]
In 1 supermarket. ["un" era decisamente troppo lungo, da scrivere.]
E per cosa?
Per un inutile e stupido mango.

Le tags mi avvertono che sarà un’opera comica, ma non per tutte le età (arancione).

La scena si apre con un Frank Iero (il chitarrista del gruppo My Chemical Romance) al supermercato. Giunto il suo turno, porge tre (maxi)pacchettoni di caramelle alla cassiera, premurandosi di renderla partecipe di un dubbio lacerante: basteranno fino all’indomani mattina? Ora o mai più: ridete, per favore. E’ una fyccy comica, questa.
Lei (personaggio assolutamente inutile) viene descritta con veloci pennellate. Così veloci che l’italiano piange – no, non citerò: sono contro la violenza gratuita, io. E’ una rossina, con lunghi capelli fluenti, lentiggini segna-età ed occhioni verdi sottolineati da un soffio di matita. Voilà la nostra Mary… Ma cosa andate a pensare! Mi sono forse dimenticata di dirvi che è una slash, questa? Beh, negli avvisi non c’era.
La donna rimane giustamente perplessa, ma come ogni brava cassiera non presta molta attenzione ai vaneggiamenti del cliente. Sennonché lo spettacolino è solo all’inizio: il nostro Frank viene presto raggiunto dal suo aMMore, Gerard Way (il cantante dei MCR), che da bravo salutista è andato a prendere anche un po’ di frutta. Il ragazzo ha in mano due sacchetti, probabilmente neri e senza scritte – come notamente si usa in tutti i supermercati del mondo -, poichè Frank deve chiedergli cosa contengano.
Il mistero è presto svelato: -Banane…Mele…e basta.-
Niente di personale, ma in effetti i sacchetti erano due. A meno che Gerard non si sia dato al taccheggio, non vedo il motivo della precisazione. Cioè, il motivo lo vedo anche, ma è dannatamente forzata.
La comicità si perde. Sarebbe stato più efficace un solo "e basta?", quello pronunciato da Frank.
Comunque sia, quell’ "e basta" è lo spunto per una perfetta crisi isterica made in Frank. Il nostro ex-chitarrista neo-moglie incinta e pronta a scattare per un nonnulla si mette a strillare contro il suo povero maritino che – lodiamone il singolare coraggio – è costretto a chiederle cosa diamine abbia dimenticato.
Nonostante abbia già tutte le ragioni per una scenata, Frank (che in fondo in fondo è ragionevole) tenta di venirgli incontro: -Immagino che il mango non c’era.-
Perchè – come tutti sanno -, i supermercati sono soliti tenere nei loro scaffali un solo esemplare di codesto frutto prelibato, da vendersi a discrezione del commesso, possibilmente in cambio di favori sessuali da parte del fortunato cliente.

Non dimentichiamo che la "felice" coppietta è ancora di fronte alla cassiera. La quale si guarda bene dall’interrompere una scena così dolce e comica (probabilmente è troppo occupata a prendere appunti per la sua prossima fyccy da pubblicare al Tempio). L’onere ricade dunque su un’acida vecchietta senza cuore, la quale sgarbatamente li attacca con un "Scusate… State bloccando la fila…" (che non è citazione in quanto qua l’ortografia è corretta).
Sfortunatamente l’anziana signora, nonostante i capelli nivei e gli occhialoni in bilico sul nasino, non riesce a catturare l’attenzione di Frank, che continua imperterrito ad incalzare il maritino sul perchè non abbia preso il dannato mango. Quest’ultimo (Gerard, non il mango) azzarda una debole difesa facendogli presente (a Frank, non al mango) che non gli aveva chiesto di comprarlo (il mango, finalmente).

Lezione #1 per maritini inesperti: quando siete colti in fallo non cercate di accampare scuse, non serve a nulla se non a peggiorare la situazione.
Ci fu una breve pausa che ogni marito conosce come la calma prima della tempesta, ma non la povera nonnina i cui neuroni sono stati intaccati dall’età: si azzarda infatti a ribadire il concetto di prima, cioè che la fila dietro di loro sta diventando chilometrica.
Stavolta il risultato è leggermente migliore: Mrs Iero la degna di un’occhiata fulminea (e qua ho un dubbio: non è che volesse fulminarla, piuttosto?) e si rigira verso Gerard, che ormai è davvero impaurito: Frank appare scocciato! Si salvi chi può!
-Allora vallo a prendere,ancora non ho pagato.- [eggià, e la gente dietro sta iniziando ad infilzare le bambole voodoo e ad affilare le asce.]

Lezione #2 per maritini inesperti: se avete la rara fortuna di individuare il problema prima della tempesta, non sprecate la vostra ultima possibilità con un’uscita sarcastica. Potrebbe succedervi questo:
-UN’INVITO A SPICCIARTI A PRENDERE IL MANGO GERARD ATRHUR WAY,UN CAZZO DI INVITO A PRENDERE QUEL CAZZO DI MANGO!!!!!!!-
… il che francamente non è bello. Soprattutto se la mogliettina in questione è facile all’ira e alle urla. Soprattutto se siete due celebrità in incognito e se lei tende a scordarselo urlando il vostro codice fiscale nel bel mezzo di un supermercato. Perchè potrebbe succedere che degli emo borchiati e tinti sbuchino fuori dalle loro tane nascoste tra gli anfratti degli scaffali, impazienti di incontrare il loro idolo.
Notare: i suddetti fan non saltano addosso a Gerard, non riconoscono i loro due "dei" e si limitano a chiedere stupidamente: "Dove? Dove?". Sospettavo che nello smalto nero ci fossero sostanze nocive alla salute, ma non pensavo che danneggiassero la cornea.
Fortunatamente qualcuno di "normale" c’è: la prode vecchietta, che ancora tenta di rendere nota la situazione ai nostri eroi. E stavolta ci riesce, purtroppo per lei:
-SENTA SIGNORA,SE LEI MI ROMPE UN’ALTRA VOLTA I COGLIONI IO LE PRENDO IL SUO CARRELLO PIENO DI SCHIFEZZE E PRUGNE SECCHE E GLIELO LANCIO IN TESTA!!!!!!!-
Che caro ragazzo Frank! Che raffinatezza! (E dire che è così gentile, nella realtà. *Ruka getta un’occhiata adorante al suo autografo e rivive quei magici momenti*).
La reazione della vecchia signora? Indovinate, su! Chi ha detto: il carrello in testa e le prugne secche dove non batte il sole? Tutti? Mi deludete davvero: si zittisce e si gira indignata. Abbiamo perso l’unico personaggio credibile della fyccy: un minuto di silenzio e un po’ di rispetto, per favore.

Lezione #3 per maritini inesperti: approfittate di qualsiasi mezzo per confondere le acque, disfarvi dei panni del cattivo ed allearvi con la moglie isterica. Prendete esempio da Gerard: con una voce rassicurante e carezzevole (dettaglio made in me), esorta Frank a calmarsi e gli promette di portargli non uno ma ben due mango! Uno anche per il cognatino! Scusate, devo asciugarmi la lacrimuccia di commozione… Che volete farci, anche noi streghe siamo sensibili ai Principi Azzurri (poi li imprigioniamo e torturiamo, ma questa è un’altra storia).
Dicevamo, cari neo-maritini, tenete bene a mente questo terzo consiglio. Funziona, e prova indiscutibile ne sono le ultime tre righe della fyccy: Frank sorride, improvvisamente calmo, rilassato e pieno d’aMMore per il suo uomo, tanto da schioccargli un bel bacio sulle labbra.

Ovviamente i ragazzi presenti sono così fan che non fanno foto, non svengono, non urlano "Yay! Do it again!" (perchè in effetti sono tanto miopi che non sono ancora riusciti ad individuare i loro idoli) e la gente, pur abbagliata da cotale concentrato di puccipuccilove, si disperde.
Ovviamente Frank rimane appiccicato alla cassa in attesa del suo Gee (non sia mai che perdano il posto e debbano rifare la fila!) e nessuno dice più nulla.
Ovviamente il mio mal di stomaco è peggiorato.

Rimane valida la mia richiesta di un Elfo del Catino, che intanto inizio a pensare al suo nome (bugiarda, so già come chiamarlo).

Ruka – che ringrazia di cuore Chezia per la betatura. Chu! >*<

Una ventata di novità… Real Person, gente!

Giuro, avrei tanto, tanto, tanto voluto presentarmi con una classica Mary Sue atterrata nell’oscuro Malfoy Manor o con un’altrettanto tradizionale H/D (non trovate che suoni molto meglio di D/H? E poi, parliamoci chiaro: non vale la pena di rendere Draco omosessuale se non è anche uke) … Purtroppo questo fandom mi ha stomacata.
Lo so, inizio male. Anzi, visto che siamo ancora nell’area "comunicazioni private di servizio": qualcuno gentilmente mi affitterebbe un Elfo del Catino?

Giusto per raccontarvi qualcosa di me, da un po’ di tempo mi sono rifugiata tra le RP. Ebbene, indovinate cosa va tanto di moda, da qualche mesetto a questa parte, su EFP? Esatto, le Real Person.
Allora, se io vi dico: ragazzine con gli ormoni alle stelle e RP, voi a cosa pensate? Tokio Hotel, of course.
La cosa buffa è che uno scappa da un fandom perché ormai disgustato dalle Yaoi/Slash fantascientifiche e dalle Mary Sue assurde, e che succede? Il "nuovo" fandom viene contaminato dallo stesso mortale virus. E’ triste, ma è la vita.
Per chi non ne fosse al corrente: in pochissimo tempo le fyccy (sì! Con due "y"!) sui TH sono dilagate a macchia d’olio, anche se forse dire che erano sui Tokio Hotel è inesatto dato che solo mezza band veniva presa in considerazione: erano Twincest, signori e signore! Poche o nulle Mary Sue, solo una marea di Twincest!
Tralasciamo il livello medio (basso) di codeste "creazioni". Di fronte a questo fenomeno assolutamente fuori controllo, l’amministrazione di EFP ha vietato la pubblicazione di RPS Twincest. Piazza pulita di questi orrori! Libertà?
No.
Vedendosi proibito l’amore incestuoso (che era così trendy, uffa!), le nostre giovani Vestali si sono presto consolate ripiegando su delle scelte naturalmente più classiche e banali (perché ammettiamolo, è difficile innovare, oramai!).
E così fiorirono le Mary Sue.

Tutta questa lunga e pomposa introduzione per presentarvi REDEN [http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=180348&i=1] di Lady Vibeke.
Il primo capitolo (nonché unico, per ora) è una narrazione in prima persona da parte di Tom Kaulitz, protagonista quasi assoluto della fanfiction, universalmente conosciuto come un (diciassettenne? Diciottenne? Quanti anni ha in questa fiction?) ninfomane sciupafemmine.
La presentazione è la seguente:
Lei mi guardava come se mi stesse compatendo, come se io fossi stato solo un mucchietto di ossa [Ora, che Tom e il fratello siano al limite dell'anoressia, sono d'accordo. Mucchietto d'ossa… orsù, non esageriamo!] senza significato che girava il mondo cercando un significato da attaccarsi addosso, uno scopo comprato con i soldi che guadagnavo a palate o con la fama che aveva reso il mio nome una specie di mantra [Eh?] internazionale [Addirittura!].
Avrei potuto odiarla – avrei dovuto – ma era una sfida servita su un piatto d’argento, e mai e poi mai avrei privato me stesso della soddisfazione di divertirmi con un giocattolo proibito. [Ah! La forza attrattiva delle Mary Sue!]
Giocare col fuoco era sempre stato uno dei miei vizi di prerogativa. [Dire "una mia prerogativa" sarebbe stato più che sufficiente.]
Non mi aveva mai nemmeno sfiorato la mente che un giorno avrei potuto scottarmi. [Quella madre snaturata che è Simone ti ha almeno detto di non accettare caramelle dagli sconosciuti e di lavarti le mani prima di pranzo?]
L’autrice avvisa che la fanfiction sarà una triste introspezione. Rating: verde.
Che il sipario si alzi.

I Tokio Hotel sono approdati anche in Finlandia, ma dato che i nostri quattro ragazzi amano le sfide difficili e sanno che è impossibile non adorarli, decidono di fissare un concerto in una piccola cittadina della Finlandia del sud, Kitee, che Google mi informa non raggiungere i 10.000 abitanti. Probabilmente vogliono sperimentare l’ebbrezza di suonare di fronte a delle seggiole vuote, dato che, come scopriremo in seguito, in questa landa desolata nessuno sembra conoscerli.
Il nostro giovine playboy si chiede perché diamine quell’idiota del loro manager li abbia costretti ad arrivare con tre giorni d’anticipo sulla data del concerto in quel luogo freddo ed inospitale. In effetti, secondo chiunque altro sarebbe stata solo una buona occasione per prenderci una bella polmonite. Brutto e cattivo David Jost che vuoi assassinare i tuoi protetti! Li fai dormire per strada senza giacche!
… Ovviamente le nostre quattro rockstar sono alloggiate in un non meglio specificato hotel e là decidono di approfondire la conoscenza della fauna locale (adesso qualcuno mi spieghi: PICCOLA cittadina e nessuno sembrava avere la più pallida idea di chi fossero i Tokio Hotel. Con chi socializzano ‘sti poveri ragazzi? Con le cameriere? Con le tessere magnetiche? Oh! Ho capito. David, non avendo mai studiato finlandese -male, male- ha prenotato quattro stanze in un bordello.)
Tom stranamente (mi cade un mito, davvero) quella sera ha voglia di restare solo. E allora che fa? Si chiude nella sua suite extra-lusso con un cartello Don’t disturb attaccato alla porta? Ovviamente, no.
Il chitarrista esce. L’atmosfera è molto da film di vampiri, ma non c’è l’avviso "soprannaturale" ed io mi fido.
Fa un freddo polare e giustamente non c’è un cane per strada, ma Tom continua a camminare, finché non si rende conto di stare rischiando l’ipotermia.
Et voilà, Tom decide che la solitudine ed il freddo non fanno proprio per lui: entra in un pub (ma sono sempre e solo io quella che quando cerca qualcosa non la trova mai?), e dato che quella sera si sente un po’ lunatico e giù di tono decide che la cura migliore è un mix di superalcolici e sesso. Sesso etero! Yay!
Dall’alto della sua decennale esperienza Tom ci informa che è il posto ideale per una sbornia, anche se non è il locale più in della città (se ne accorge – a colpo d’occhio, tra l’altro – a causa della scarsa clientela): un ex-vichingo prepara cocktail e due troll di montagna si scolano botti di birra. Botti, signori miei! Ma Tom, da bravo crucco, non si scandalizza e ordina in un inglese mnemonico (?) una miscela esplosiva, probabilmente una sostanza di 99 gradi detta "lakka" che ovviamente a lui non fa un baffo.
Lo confesso: sono astemia e quindi non parlo per esperienza personale, però mi lascia molto perplessa questo Tom che regge l’alcool meglio di Colin Farrell. Insomma, gli danno un superalcolico che stenderebbe un toro e lui che fa? Ne beve quattro di seguito! Per quanto lui possa essere assuefatto all’alcool (a diciassette/diciotto anni?), è un ragazzo di 180cm per 55Kg scarsi!
Ma, per citare, non me ne curai. Ecco, appunto, non curiamocene…

Ed ora attenzione! Che i violini attacchino una celestiale melodia, che gli angeli spargano petali candidi di ciliegio, che le ninfe profumino l’aria di incenso e pesca (e sandalo, e lillà, e quant’altro)!

Lei non vuole essere disturbata da nessuno ma purtroppo il locale si sta lentamente riempiendo, così finisce seduta accanto a Tom. Ma quale inaspettata ed imprevedibile coincidenza!
Con la coda dell’occhio, Tom scorge una fanciulla dalle mani ceree che sembra un’habituée del posto, data la confidenza con cui il barista la serve [Per chi avesse letto la fyccy, chiedo delucidazioni: come si fa a tagliare i capelli in ciocche liscissime? Anzi, come si fa a tagliare i capelli in ciocche?].
Costei è un perfetto esemplare di dea nordica dai capelli nivei, dagli occhi color verde acqua profondi, algidi e magnetici, dalla bocca a forma di cuore (il sommo GoS ci salvi). Ma scopriamo che un po’ di sangue umano scorre anche nelle sue vene: le labbra sono screpolate, il fisico perfetto non viene granché sottolineato dalla tuta blu sgualcita ed è anche un pochettino scarsa sul davanti (a me Word segnala "pochettino", non so a voi).
Capii subito [ma perché lo deve "capire"? Perchè?] che mi sarebbe piaciuta molto di più con una minigonna audace e un velo di trucco [...].
Insomma, sarebbe anche una bella figa (perdonate il linguaggio scurrile), se solo si vestisse come ogni Mary Sue dovrebbe! Lo capisce pure Tom!
La nostra Mary-ancora-senza-nome-Sue (d’ora in avanti la chiameremo confidenzialmente Mary), che tra poco folgorerà Tom grazie all’indifferenza che sprigiona dai suoi occhioni, è coinvolta in un’accesa quanto breve discussione da un tizio inutilissimo e sfigatissimo che viene presto liquidato e che scompare con la coda tra le gambe. E’ una dura, la ragazza, e pure maleducata: per tutto il tempo non scolla gli occhi dal tavolo (perchè li tiene bassi) o dal barista (poichè sono anche fissi avanti a sé).
Improvvisamente Mary si gira verso Tom che nel frattempo aveva azzardato uno sguardo più intenso: essendo lei l’unica ragazza presente nel locale, Tom non può proprio far finta di star guardando da un’altra parte ed è colto in fallo.
La nostra eroina lo apostrofa con un brusco "Che hai da fissarmi?" e lui nemmeno si accorge subito che lei gli ha parlato in tedesco. Dato che è risaputo che i gemelli Kaulitz sono delle capre quando si tratta di parlare una qualsiasi lingua che non sia il crucco, mi chiedo se non abbia pensato di avere un traduttore automatico nell’orecchio. Massì, diamo la colpa all’alcool. In ogni caso ancora una volta le barriere della lingua cadono e la nostra Mary è accessoriata con un tedesco perfetto.
Finalmente Tom fa due più due e capisce che se la tizia gli ha – gentilmente – parlato nella sua (di Tom) lingua madre è perché lo conosce, almeno di fama. Anzi, dallo sguardo sprezzante di lei, Tom deduce di non esserle troppo simpatico.
Ma è solo un dettaglio che certo non basta a scoraggiarlo, al contrario: il playboy che vive in lui viene punto nell’orgoglio. Adesso lui la vuole:
La provocai, perché sapevo che era il solo modo di convincerla a parlare con me, e funzionò.

Dato che Tom Kaulitz non ha tatuato in fronte "sono crucco", la ragazza sa chi é. E posso anche accettare il fatto che, trovandoselo accanto in un pub finlandese in una sera gelida, lei associ subito la sua faccia alle foto di copertina del Cioè finlandese – sono solo io la svampita che non controlla ogni volta se il tipo che siede accanto a lei al bancone di un bar non sia per caso Tom Kaulitz? O forse in Finlandia non esistono rastari col piercing al labbro? Lei non lo ha nemmeno guardato bene (non sia mai che si abbassi a tanto!) ma già lo disprezza, fatto facilmente esplicabile: probabilmente la sua migliore amica è una pazza fanatica dei Tokio Hotel e le ripete cinquanta volte al giorno vita morte e miracoli di Bill&Co, dunque è al corrente del rapporto di Tom con le donne. Con un po’ di fantasia, regge.
Però ora qualcuno mi spieghi: perché lui dovrebbe sentirsi punto nell’orgoglio? Oh, giusto, non gli è svenuta ai piedi. Personalmente se una tipa che non ho mai visto prima mi guardasse sprezzante la manderei all’istante a quel paese, per essere delicati. Ma, ehi! Lei è già il centro del suo mondo.
E, se mi è concesso, come diamine fa a provocarla?
Improvvisa uno streap-tease?
La sfida a "Nomi cose animali"?
Boh?
Resta il fatto che iniziano a parlare di frivolezze come Claudia e Stacey del Club delle Baby-sitter (probabilmente Tom cerca di consigliarle la marca di ombretto del fratello) e poi aprono – aehm, pardon-, Tom apre il suo cuore e le racconta i suoi segreti per tuuuuutta la notte. La scena sarebbe stata senza dubbio più commovente se fossero stati sdraiati al buio, sotto delle coperte e con una torcia accesa fra loro, ma si sa: chi si accontenta gode.
[E qui potrebbe finire il capitolo ma la nostra autrice decide di approfondire, in linea con l'avviso "introspettivo"].
Tom, palesemente annebbiato dai fumi dell’alcool, si rende vagamente conto che la situazione è un po’ paradossale ma non ne fa un dramma, perché lei ha cambiato espressione! Eggià, ormai edotta della vita di Tom Kaulitz da Tom Kaulitz in persona, la nostra Mary lo compatisce!
Non ero niente, ai suoi occhi, perché non possedevo uno status universale [Un cosa?] [...], e tutto ciò che lei vedeva era un giovane un po’ bizzarro come ne aveva visti a milioni [A milioni!?], e via di seguito.
Il povero Tom non se n’è accorto ma l’alcool gli ha mandato in pappa quei due neuroni che erano sfuggiti al congelamento.
Lei, che pur conosce perfettamente il tedesco, si limita a fissarlo: forse è shockata dalla scoperta che Tom Kaulitz è la cugina segreta di Britney Spears.
Mary prova anche a mettere fine alle sue sofferenze trafiggendolo con gli occhi! Purtroppo (per lui, per noi) fallisce. Cara, se gli avessi dato una forbice almeno si sarebbe tagliato i rasta, così, giusto per coronare la crisi esistenziale.
Vedeva la persona, non il personaggio, scrutava i difetti, non i pregi, e non era un dio che stava fissando, ma semplicemente un ragazzo. [...]
Forse aveva ragione.
[Concedetemelo: O.o]

E lui che fa? L’ignora? Le sputa in un occhio ed ordina un quinto bicchiere di "lakka"? Se ne va dopo averle dato un pugno in faccia? Mi andrebbe bene anche un "la sbatte sul tavolo e la bacia violentemente". E invece no!
Tom resta immobile accanto a lei con una voglia [...] di lasciarmi insultare liberamente [Così scoprimmo che Tom è masochista...] solo perché mi piaceva la sua voce calma e saputa e quel suo modo di tenere il bicchiere tra l’indice e il medio, [...] come se un po’ la disgustasse quello che c’era dentro [E te pareva. Se non arriccia il suo nasino da Mary Sue non è soddisfatta].
Da notare, la tipa non apre bocca (o almeno non ci è dato saperlo) se non per insultarlo; questi sono tutti viaggi mentali del nostro chitarrista.
Non capisco bene dove Tom legga la sfida nell’atteggiamento di lei, ma decide di stare al gioco. Non sia mai che il prode Kaulitz getti la spugna, soprattutto di fronte a un frutto proibito!
Il sipario si chiude sulla profezia di ustioni di quarto grado a danno del povero Tom, naturalmente.

Ora: a parte l’uso improprio di alcuni vocaboli, la grammatica e l’ortografia reggono, quindi la ficcy in questione è di -molti- gradini sopra alle sue consorelle. La pagina è pulita, la lettura non viene intralciata da discutibili faccine, nemmeno nel disclaimer o nel commento finale dell’autrice.
I problemi giungono con la trama.
Tom è presentato come un amante dell’alcool e del gentil sesso, che normalmente considera solo in funzione ai suoi bisogni sessuali. Fin qua, nulla da ridire, è abbastanza in linea con la comune credenza.
L’autrice afferma che Tom ha raggiunto una certa fama, quindi suppongo che abbia almeno diciassette anni. Nel caso sia minorenne (ma anche se non lo fosse…) dubito che David lo lasci uscire -da solo!- di notte con venti gradi sotto zero all’esterno, non tre giorni prima di un concerto. Ma freghiamocene dei manager/tutori e passiamo ad un altro piccolo dettaglio: i Tokio Hotel, famosi ormai in "tutto" il mondo, per conquistare il pubblico finlandese partono da una piccola cittadina dove nessuno li conosce?! Io avrei puntato alla capitale, per lo meno. David, stai invecchiando.
Continuiamo.
Credo che non fosse davvero intenzione dell’autrice creare una Mary Sue, almeno a giudicare dal fatto che la divina fanciulla ha qualche difetto (ovviamente per vestiti e trucco non ci vuole molto a rimediare), ma qualcuno mi sveli il suo perché nella storia! Insomma, basta un’occhiata sprezzante (magari il barista ha solo dimenticato la menta nel suo drink) e puff! partono le seghe mentali?
Personalmente non butterei via una serata a "lanciare invettive" su uno che disprezzo o, se lo facessi, poi non inizierei a parlare con lui di frivolezze o altro! E visto che siamo in argomento, il "parlare" ("reden", il titolo). Cosa si dicono, esattamente? E, qualcuno mi illumini, cosa gli dice lei per insultarlo?
… E tanto meno mi metterei a raccontare la mia vita a una perfetta sconosciuta che mi ha guardato come se fossi un povero idiota e che, per quanto ne so, potrebbe essere una giornalista in cerca di uno scoop. Non critico il Tom complessato – abbiamo tutti diritto alle crisi esistenziali, soprattutto se hai passato l’adolescenza sotto i riflettori -, ma ha proprio bisogno di farlo sapere in giro? Tom sembra più che cosciente della sua posizione e del fatto che nel suo mondo basta un passo falso per rovinarsi. Ti pare che potrebbe esplodere e sfogarsi con una qualsiasi ragazza incontrata per caso?
In poche parole: quello che vorrei capire è se la ragazza compare in funzione della crisi di Tom o se la crisi di Tom arriva in funzione della ragazza.
Attendo il secondo capitolo per eventuali chiarimenti.

Ruka

Come il Maestro si vestì da Armani – atto primo

Miei mai troppo amati mozzateste, quest’oggi desidero condurvi in un luogo diverso dalle abituali maggiche ed intusiasmanti lande della fyccina. Prendetemi per mano, dunque, e seguite i miei passi all’interno di questi umidi sotterranei dalle pareti ricoperte di muschio.
Come dite, sentite gridare?
Udite forse una voce melodiosa, soave, quasi femminina e tuttavia maschile, levare alto il suo lamento?
Miei cari, è il Maestro.
Ebbene sì, questo straziante suono che le vostre orecchie hanno il piacere di udire è il grido di dolore dell’Angelo della Musica che tante volte ha cantato nelle nostre giacobine menti: Erik, altresì noto come il Fantasma dell’Opera.
Porgiamogli un fazzoletto di pizzo e seguiamo la direzione che egli, nel suo delirio tutt’altro che artistico, ci indica:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172045&i=1-, ad opera (*cough*) di elylesy.

Ore 11:00 : metropolitana. Escludiamo che si tratti della neonata metropolitana della Parigi dei primi del ‘900, visto che a bordo abbiamo una ragazza diciottenne alla quale il mondo ha voltato le spalle e che s’appresta, per volere della madre, a lasciare l’amato borgo natio, Londra (e assieme a questa il college, l’insegnante di canto e tutte le amenità di sorta) per trasferirsi a Parigi.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
La metropolitana in questione è, naturalmente, la tube londinese; la nostra amica scende nei pressi del British Museum (ho il vago sospetto che sia stato piazzato lì semplicemente perchè è tra gli edifici più noti di Londra, per quanto Bloomsbury sia deliziosa) per incontrare mammà; infine le due prendono nuovamente la metropolitana per andare in aeroporto (Heathrow, Gatwick, Stansted…? Vabbè) e dire addio alla dolcissima cittadina. Un incrocio di mezzi senz’altro mirabolante (nonché un tantinello insensato), ne converrete.
Apprendiamo che il nome della nostra amica è Sarah.
Sarah, come la Brightman.
Si calmi, Maestro.
Sarah trattiene lacrime in procinto di straripare. Immagino debba avere seri problemi al condotto lacrimale.
Prima che possiate domandarvi che razza di fine abbia fatto il venerabile papà della signorina, sappiate che lei e la sua mamma per amica in meno di ventisette secondi scendono dall’aereo, prendono i bagagli, escono per strada e prendono la metropolitana.
ZOOOM.
E voi stolti ignari del fatto che in aeroporto basta esibire il tesserino da Sue per ottenere armi e bagagli in un attimo.
Se le due siano atterrate a Orly o CDG non lo so, fatto sta che la prima cosa che mammina si premura di fare è prendere la métro per arrivare al Palais Garnier.
Non ho idea se la mamma abbia parenti in zona, se abbia una casa da quelle parti oppure se abbia in mente di sistemarsi in albergo, ma la prima cosa che si dovrebbe fare, appena arrivati, è depositare i bagagli.
Ma niente, la signora sente il richiamo della foresta e vuol mostrare alla figliola la prima cosa che lei, a suo tempo, vide della “vera” Parigi.
No, non chiedetemi dove si trovi la “finta” Parigi.
Eccoci dunque di fronte a quel luogo ameno dove si mescolano arte e passione, dove possiamo sentire lo scintillio della seta di un tempo ormai passato (grazie a Perlana sensitive effetto seta), dove semplicità e fastosità sono indissolubili, ma soprattutto dove gioca la festa e s’impara parlando a fare la pace.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
*rullo di tamburi*
‘Ntu culu all’attinenza!
Questa è fan fiction moderna.
La ragazzina, naturalmente, è sconvolta; ma no, non perchè lo spirito libero di mammà l’ha portata a spasso invece di portarla a disfare le valigie e a riposare come chiunque altro avrebbe fatto, ma perchè l’ha portata a vedere un teatro invece che Notre Dame o la Tour Eiffel (liberté, fraternité, banalité!), lei che il teatro lo odia.
Il suo sillogizzar non fa una grinza.
Questa coppia di sciamannate si reca dunque in un hotel in Place de l’ Opéra, dove disfa i bagagli. Sarah si pettina i riccioli castani (*O*) ed entrambe escono per intraprendere una visita guidata del Palais Garnier.
Io non so, oltre che a una certa irresponsabilità penserei all’abuso di anfetaminici.
La guida narra loro, in maniera esemplarmente sconnessa, della storia di un certo fantasma che però non era un fantasma, bensì un pover’uomo (Maestro! Giù quel coltello da torta!) e del suo amore infelice per la giovane Christine Daaé, che lo aveva infine abbandonato per un visconte, lasciando il povero fantasma a piangere su quel latte che lui stesso aveva versato.
Che gran pasticcione. Proprio quel giorno che doveva preparar la torta.
Secondo Sarah e mammà questa è la storia più stupida che abbiano mai sentito.
Tenetemi per il mantello, voglio colpirle in un occhio. E che qualcuno trattenga il Maestro, che vedo con un macigno appeso al collo, e Leroux, che sento picchiare sul soffitto della tomba.
Sarah dolce Sarah è in platea, quando avverte il dolce suono di un organo. La guida le spiega che si tratta dell’orchestra che sta provando (il pirla), ma Sarah sbircia nella buca nell’orchestra e non vede nessuno.
*O*
Sarà magia?
Il Maestro sta spiegandomi che certo una creatura ultraterrena non era, dunque non vede come si possa trovare nei sotterranei dell’Opéra della Pairigi contemporanea.
Eppure – è un fatto – Sarah ode, oltre che una musica che sembra sia stata composta soltanto per lei (sì, ma perchè? E soprattutt… vabbè), un canto come portato dal vento (ah, gli spifferi dell’Opéra Garnier!) che conduce dritto al suo cuore un accordo di suoni lontani, di corde di liuto sfiorate da mani che avevano conosciuto la purezza dell’ amore. *O*
Allora; il liuto è uno strumento a corde. A meno che il Maestro non sia passato al liuto (e sta scuotendo il capo forsennatamente) e pare di no, dal momento che un momento prima Sarah ha sentito un organo, come si risolve il paradosso?
Con una simpatica rivisitazione.
Non svenga, Maestro.
L’importante è che ci sia l’aMMore, il resto è acqua.
Mamma e figliola abbandonano l’edificio e prendono – indovinate? – la metropolitana, mentre il cuore della ragazza ancora urla e piange.
Non vorrei far la giacobina sovversiva, ma io urlare e piangere sento solo il Maestro.
Il giorno seguente, mentre mamma va al lavoro (dove lavorerà mai, in una casa di cura?) la piccina va a spasso per la Ville Lumière, e a sera si concede anche una scappata all’Opéra.
Del tutto indisturbata, attraversa la platea e sale sul palcoscenico, dove scova una botola: la apre, ci si tuffa, attirata (piatto ricco, mi ci ficco) e…
…precipita per i sotterranei e si sfracella al suolo.
No, sto scherzando.
Si ritrova, invece, in un corridoio buio, dove l’acqua fruscia e i topi (guarda meglio, son ratti d’un metro e mezzo) squittiscono, ma soprattutto è tutto buio come il tramonto dell’umanità. Che fa dunque Sarah? Estrae il cellulare dalla tasca dei jeans e preme tasti alla rinfusa per illuminare l’oscurità.
Al di là dell’incredibile schermo che deve avere il cellulare in questione, prego notare la poesia dell’immagine.
La nostra Indiana Jones continua a camminare (ma me lo son sognato io che arrivare al covo del fantasma fosse d’una complicatezza mai vista?) finché non giunge presso le rive di un lago…
Maestro, desidero ricordarle che lei ha escogitato uno dei più malvagi e mortiferi trucchi del suo repertorio per simili visitatori: il trucco della sirena. Lei s’immerge, canta attraverso una canna, attrae il visitatore con la sua voce melodiosa, e… l’afferra e l’annega.
Se lo ricorda, Maestro?
Sempre onore alla sua perfidia; adesso, metta in pratica.
…Ma invece no: la nostra guada il lago (senza che si capisca bene come) e giunge infine al covo del Fantasma, una sorta di grotta molto ben arredata dove si trovano tende, tavoli, centinaia di candele (devo dire che la descrizione è suggestiva ed esauriente) ma soprattutto, seduto all’organo, un uomo.
Se questo è un uomo.
Maestro, mi dica che non si tratta di lei.
Basta, non pianga.
Flattering child, you’ ll shall know me …
A fanta’, si vede che l’inglese non è la tua lingua madre: doppio futuro dell’Apocalisse? Ne bastava uno.
Il fantasma continua a cantare il testo di Lloyd Webber (in inglese, embè? E’ poliglotta), con una voce piena, tra le altre cose, di stanchezza della vita (io direi che la stanchezza della vita l’ha acquisita di fronte a questa fyccie) e soprattutto, ignaro della presenza di Sarah, nonché di quale sia la parte di testo che tocca a lui e quale quella che tocca a Christine, visto che canta entrambe indistintamente.
D’improvviso, il nostro si volta ed ha uno shock.
Comprensibile, direi.
Questo tuttavia non gli impedisce di esclamare - Christine! Sei tornata da me! - , di correre incontro a Sarah e baciarla.
Al che, si leva un grido che lacera la notte e i miei già oltremodo provati timpani.
Potete immaginare chi sia stato.
Ozzy! Catini con doppio rivestimento!
Il bacio sembra durare un’eternità, Erik stringe puccySarah tanto forte da farle male alle ossa (bravo, Maestro, stritolala!) poi la allontana da sé e le sorride.
Ho la netta impressione che un orsetto del cuore abbia preso il suo posto.
Sarah sviene tra le sue braccia (ah, meretrice!) e si risveglia alla vista d’un paio d’occhi color acquamarina (avrei preferito le due fosse color pece del fantasma del romanzo), distesa su un letto a forma di cigno. *O*
Improvvisamente, ha un attacco isterico (cosa non eccezionale, vista la sua conclamata instabilità emotiva) e inizia a gridare. Erik tenta di quietarla accarezzandole i boccoli bruni (ma per Giove, Maestro!), ma lei ha il ciclo e non molla.
Tu sei il … il … – Fantasma dell’ opera! – Ahhhhhhh! –
Persino i trattini, sconvolti da simile isteria, scappano a destra e a sinistra. Suggerisco anche a lei di scagliargli contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Erik la azzittisce; dopotutto non vede perchè dovrebbe farle del male. Perché tu sei un mostro malvagio, gli risponde Sarah.
Ora. Non è certo dimostrare tatto, dire una cosa del genere, né dimostrare intelletto, perchè non sono esattamente cose da dire a chi ti tiene prigioniera e può disporre di te come gli piace.
In secundis, se una certa, deliziosa perfidia al Maestro possiamo accordarla, la qualifica di “mostro” gradirei fargliela rimangiare assieme ad un buon numero di denti.
La donnina di zucchero ha, tuttavia, colpito nel segno: il fantasma va a sedersi all’organo con gli occhi lucidi. Poi si scusa per l’impetuosità precedente; la ragazza gli ha infatti ricordato Christine, come lei dimostra già di sapere. Erik se ne stupisce; dovrebbe esser l’unico a conoscere l’esito della storia… no, ribatte Sarah, è una leggenda (e basta?) molto nota. Talmente nota, avrei aggiunto, che ispira ogni genere di merchandising, piattini tazzine presine copriwater e coltelli da torta.
Ma ecco che si arriva alla domanda cruciale: come accidenti fa il fantasma ad essere ancora vivo, dopo tanti anni?
– Semplice, i fantasmi non possono morire. Purtroppo neanche i miei.
Caspita. Lampante.
Ma a Sarah la risposta non va giù; insiste. Malgrado i vani tentativi del fantasma di mandarla a quel paese, la risposta infine giunge: si tratta d’un incantesimo.
E’ quasi magia, Erik.
L’incantesimo consisterebbe in una musica, suonata ormai da più di centotrenta anni da un uomo che il fantasma, di tanto in tanto, arriva a scorgere. Un uomo che per lui è sempre uguale, ma per gli altri è diverso.
Tutte testuali parole, che fanno giustamente dubitare a Sarah della sanità mentale del Nostro.
Dopotutto, tutti quegli anni in quella grotta potevano dare un po’ alla testa.
Dopo aver assistito a un comportamento del genere, tendo a concordare.
Di colpo Erik s’irrigidisce, impallidisce, stringe le mani, dice di sentir la musica in questione (ma SarahSue non sente niente), poi torna normale.
Epilessia?
Indi s’accorge che la piccina ha i pantaloni bagnati (invece di ricordare in che maniera mirabolante abbia guadato il lago, preferisco dirvi che se l’è fatta addosso) e le propone di cambiarsi i vestiti.
Quando Sarah esprime le sue perplessità riguardo all’indossare abiti da uomo ottocenteschi (perchè, riducono l’appeal?) il fantasma scosta malizioso una tenda:
lì dentro c’ erano capi da uomo e da donna di Armani, Versace, Gucci e Valentino!
MAESTRO!
Armani… Versace… Valentino! Altro che fantasma, lei è un Diabolik dei poveri che si è ridotto a svaligiare i magazzini parigini delle griffe italiane più prestigiose!
No, non le tendo il coltello da torta, la smetta d’insistere.
Erik tapino e derelitto chiede a Sarah se il vestitume sia di suo gradimento, chiamandola mademoiselle, che fa tanto clichè del dandy franscese sensuale ed elegònte.
Sarah si domanda come possa Erik esser tanto buono, quando nelle storie che si raccontano, nei film e nel musical (che dimostra di conoscere, finalmente – ma il libro di Leroux?) è stato dipinto come una bestia senza cuore.
“Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero”. Non credo d’averlo scritto io.
Io non so che film e che musical abbia visto costei, ma eccetto che per le sue mattìe dagli esiti omicidi io ho sempre visto Erik ritratto come una figura solitaria, tragica ed intensamente romantica.
Dopo aver anacronisticamente commentato che Erik possiede quasi un centro commerciale (centro commerciale sì, ma Harrods), la fanciulla nota che se questi non fosse sfigurato sarebbe d’una bellezza statuaria.
Cosa certamente veridica nel caso di Butler o di diversi begli attori teatrali (ma assolutamente falsa nel caso del romanzo), ma non è questo il punto. Il fantasma è un brutto; un tragico sfigurato, magari sarebbe bello se Albus il cannaiolo dicesse “hocus pocus” e “abracadabra”, ma il suo grande fascino sta appunto nella sua tragica dualità, nel dramma del suo terribile aspetto.
Insomma: no. Erik è brutto. E ci piace per questo.
Lo statuario suo doppio della fyccina, invece, ammicca in direzione di Sarah e va a prepararle una cioccolata calda.
Santa pace. Il Maestro col ciobar. Ora attaccherà a cantare: when the rain is falling and it’s cold outside
Mentre in sottofondo suona invece la colonna sonora dello spot di Dolce&Gabbana, la signorina prova il vestito di Armani. Il fantasma, il quale – ormai lo sappiamo – ha trascorso i secoli a farsi di cocaina, commenta che le sta bene. Poi le confessa d’aver rubato i vari capi d’abbigliamento trés chic ai cantanti.
Insomma: il fantasma, invece di commettere i soliti delitti banali, va a nascondersi dietro le quinte, e quando i vari tenori e soprani da Armani vestiti s’inchinano al pubblico ed escono di scena, li aggredisce, li sveste e li lega nello sgabuzzino.
Non lo sospettavo dedito a certe pratiche.
Sarah si meraviglia di come il nostro fosse prima triste, ora tanto allegro (marpioneria portami via).
– Sono un uomo molto solo, lo sai. È la speranza di aver forse trovato un’ amica che mi fa reagire così. – L’ hai trovata, Erik. L’ hai trovata. – dissi io solennemente.
Capito, stolti?
Ad Erik serviva solo un’amica (e che amica!) per esser contento, porre fine alle sue turbe e vivere in completa letizia il suo dramma fino alla fine dei suoi giorni.
Tanto per citare uno slogan, in questa atmosfera da videoclip pubblicitario, keep it simple!
Sarah vede un manichino di Christine e si scopre identica a lei.
Volete dirlo assieme a me?
Ma vaffanculo!
Poi domanda ad Erik come abbia trascorso la vita in assenza di Christine.
Questi, dapprima, componeva solo requiem. Poi, visto che era davvero depresso, s’è messo a fare tanti begli scherzi allo staff dell’Opéra. La tristezza, sapete com’è. Infine ha preso ad andarsene a zonzo, tanto nel ventunesimo secolo chi vuoi che si accorga se un tizio va a zonzo con una maschera bianca.
Ma ti pare, nessuno.
Specie in Italia, dove è carnevale tutto l’anno.
Mi pareva d’averlo visto camminare a piedi nudi nel parco, l’altro giorno.
Così ha trascorso il tempo (oltre che arrotolando canne). Fortuna che ora la sua amata s’è incarnata in questa Suetta da sue soldi, dice, e della Sue in questione domanda appunto il nome.
Mary S… Sarah, lei risponde.
– È un nome bellissimo! – .
*O*
My little Erik.
Grazie al GoS, la pikkola s’accorge che son le tre ed è dardissimo, deve proprio scappare. Questo non le impedisce di gridargli dietro un teatrale e vomantico “Erik! Tornerò!”, con My heart will go on in sottofondo.
Al suo ritorno a casa, mammà le domanda se ha passato una buona giornata.
Le rispondiamo noi?
*Pernacchione*.
Mi abbracci, Maestro.
E voi, giacobini, prendetemi per mano; vi ricondurrò al mondo di superficie. A presto, per la parte seconda di questo tuffo nel sotterraneo di nera disperazione dove i monti vi sorridono e le caprette vi fanno “ciao”.