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Eau de finesse.

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero
"Ancora?!" direte voi, senz’altro già sazi del notevole carnet che di recente vi abbiamo proposto.
Ebbene sì, miei cari, ce n’è ancora. I pout-pourri di Mary Sue interpretate da attrici piacenti ma attempate che vestono Dolce&Pakkiana e che si esprimono come la versione volgare di uno scaricatore di porto paiono non essere intenzionati a finire. E per ripicca dovere di cronaca, noi li riferiamo a voi.
A "normal" year at Hogwarts, opera prima di Jenn_and_Alex è consultabile in versione integrale all’indirizzo http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=453672 ed il suo contenuto è sconsigliato ai minori di 18 anni, alle donne gravide, ai cardiopatici, ai deboli di stomaco e a chiunque abbia un minimo di buon gusto. E ora capirete perché.
L’incipit della storia, ahinoi, segue l’abitudine ignominiosa di piazzare a secco, senza nemmeno un po’ di vaselina, il nome della/e protagonista/e con accanto il link al relativo prestavolto. Il che è abbastanza avvilente, perché una descrizione ben fatta, magari in medias res, vale più di mille immagini di attricette slavate e della sconclusionata lista della spesa con la quale pregi (tanti) e difetti (pochi) delle due protagoniste ci vengono esposti: Jennifer Dawson, una ragazza americana che vive sola con la madre a Los Angeles, mora con gli occhi azzurri, alta e magra, intelligente e furba, un po’ deboluccia di carattere mah, io un furbo non lo immagino proprio debole di carattere… il concetto di furbizia implica una certa dose di carisma e di abilità nel raggiro (giocare a D&D inizia a far male), il che implica a sua volta confrontarsi e averla vinta sugli altri… cosa che una persona debole di carattere non dovrebbe, per definizione, riuscire a fare molto dolce e sensibile, ma anche coraggiosa insomma, un incrocio tra Teddy Ruxpin e Rambo con poco stile nel vestire vedremo più avanti il discutibile concetto che l’autrice attribuisce alla parola stile anche se bellissima e affascinante come ragazza solo come ragazza: come bipolare malvestita, au contraire, non è credibile e Alexis Crawford che vive a Liverpool con la sua famiglia, molto bella anche lei ci mancherebbe, ci manche! bionda con gli occhi quasi color ghiaccio azzurri, insomma alta, magra, decisa, intelligente, simpatica, coraggiosa e anche con cerchi in lega, vernice metallizzata, climatizzatore, ABS, trazione anteriore e chiavi in mano un po’ stronza ma sì, andiamone fieri! D’altra parte, le autrici stesse tengono a specificare che vogliono solo raccontare la società giovanile d’oggi (…) perchè è inutile vivere nel mondo dei sogni dove tutti sono buoni, tranquilli e casti. Secondo questo principio, allora, è anche inutile scrivere di Harry Potter, per un’ottima serie di motivi (Dolores Umbridge mode: ON):
1. La società giovanile d’oggi non è quella di quando Harry è ad Hogwarts: lo sfregiato entra a scuola nel 1991;
2. Non si chiede che tutti siano buoni, tranquilli e casti, ma è anche vero che Hogwarts è una scuola molto, molto, MOLTO rigorosa e non ci sono sale comuni o stanze delle necessità che tengano anche se qualche studente ha l’impellente bisogno di lenire i propri pruriti: ad Hogwarts andare in bagno (Neville docet) ha più dignità di una sana trombata;
3. Visto che ormai è la regola piazzare in prima pagina foto varie ed eventuali dell’attrice che interpreta la/e Mary Sue di turno, perché non si schiaffano i volti di Daniel Radcliffe o di Tom Felton accanto ai nomi dei Gary Stu di una fanfiction originale ambientata in quella che sembra una scuola di magia ma che in realtà è uno squallido e sboccato lupanare? Anche perché a un certo punto vien fuori come un fungo un certo Nicholas Linley, ragazzo alto e muscoloso, capelli castani e occhi verdi, dal carattere molto simile a quello di Draco, per questo è il suo migliore amico, anche se forse era leggermente meno acido del quale la Rowling non ha mai parlato e del quale noi avremmo fatto volentieri a meno;
4. Ron che dice che ne dite facciamo un po’ di casino stasera in sala comune? Giusto per divertirci un po’ non è credibile nemmeno in un’OOC;
5. Hermione che dice merda non è credibile nemmeno in un’OOC.

Hogwarts non è turpiloquio, non è festini a base di alcol, sesso e rock ‘n’ roll, non è indossare il cavolo che si vuole e riceverne in cambio una smorfia al succo di limone. Ricordiamo tutti il Ballo del Ceppo e i Lumaparty: ad Hogwarts ci si diverte così. Mi rendo conto che siano situazioni poco piccanti, ma d’altra parte cambiare ambientazione è un attimo… visto e considerato che, nomi e aspetto fisico a parte, i protagonisti sono già stati belli che snaturati (Dolores Umbridge mode: OFF).
…so di avere spezzato il ritmo di una descrizione incalzante, miei piccoli lettori, ma non possiamo dimenticare che tale eviscerazione di vizi, di stili e di virtù ha luogo mentre le due donzelle stanno correndo verso l’aula di Difesa, in ritardo maximo come solo una (anzi, due) Mary Sue ha diritto d’essere.

Ma la sorpresa è dietro l’angolo: il professor Piton le punisce, infischiandosene bellamente della loro fulgida suosità. V’invito tuttavia a non esaltare, perché per il crudele volere del destino, sono in punizione anche Potter, Malfoy, Zabini e il succitato Linley. E la punizione è esemplare: scrivere un tema sul quanto sia sciocco non seguire le regole.
Tronfio e soddisfatto della durezza della pena da far scontare ai castigati, Piton in versione maestro unico abbandona sulla scrivania i cappelli di carta con le orecchie d’asino per chi sbaglia gli apostrofi e lascia da soli i suoi studenti, non immaginando di certo che di lì a poco un’aula di un’antichissima e rigorosissima scuola di arti magiche si sarebbe trasformata in un ghetto suburbano, dove austeri Serpeverde si trasformano in papponi che picchiano e prendono per i capelli stupide puttane (sic!) Grifondoro la cui massima capacità d’espressione è pregevolmente sintetizzata in un secco ti spacco il culo!
Dopo una rissa al confronto della quale Lil’ Kim diventa la regina Elisabetta con tanto di cappellino, e dopo una gratuita profusione di volgarità che non fa altro che aumentare l’irritante illegibilità della fyccina, l’attenzione si sposta sul covo dei Grifondoro dove, guardate voi il caso, Ron e Dean stanno organizzando un festino e Seamus Finnigan è alla disperata ricerca di una gamba con la quale accoppiarsi.
Ora, i veterani e non solo sanno bene che in genere la narrazione di un festino (alle Vestali piace dir così, eccheccevolemofa’) è preceduta da una nauseabonda quanto inutile descrizione di quel che la/e Mary Sue indosseranno per far cadere ai propri piedi la preda designata. Ed ecco quindi Alexis in pantaloncini corti bianchi, una maglia nera scollata a maniche lunghe e i tacchi. Jennifer invece si mise i suoi Jeans stracciati, le scarpe da tennis e una felpa nera. La voce narrante tiene a far sapere che Jennifer non aveva molti abiti di classe. Ma Alexis può star tranquilla: nemmeno lei ha abiti di classe.

La sala comune era ricca di alcool tra cui Vodka e Ruhm No, ccioè, voddka e rrumm, trooooooppo avanti, troooooppo ribbelle! Varie bottiglie di Limoncello Limoncello?? LIMONCELLO?!?! e alcune Burrobirre no, ccioè, trooooppo di contrabbando la bburrobbirra… e fu così che si scoprì che i Tre Manici di Scopa era in realtà uno dei peggiori bar di Caracas. Per i “santarellini” invece erano poggiati in un tavolino a parte succo di zucca e acqua. (l’eventualità che tra un superalcolico e un altro tu abbia bisogno di sedare l’arsura non è contemplata: se bevi acqua sei sfigato e punto). Ovviamente, la scena che ci viene proposta non è diversa dai millemila festini dei quali abbiamo letto tutti questi anni: fumo, scambi di effusioni, baci, abbracci, dormitori pieni di studenti che facevano sesso e sale comuni in cui alcuni addirittura si scambiavano “piaceri” in sala comune (dopo questa, non guarderò più con gli stessi occhi chi si presenterà dicendo "piacere!"), Ron mezzo ubriaco che ci prova con Jennifer, Alexis che fa la danza dell’amore con due innominati compagni di Casa… e notizie di concerti rock a Diagon Alley.
Alla fine della fiera ci resta solo uno sgradevole amaro in bocca, accentuato da due sconcertanti rivelazioni:
1. Jennifer ha un segreto (ooooooh) e Draco ovviamente sa tutto (come, non è necessario spiegarlo); 2. Tra uno stronzo, un cazzo, un idiota e un vaffanculo, in fondo in fondo, quello tra Alexis e Nick è un rapporto di “odio&amore” (che sembra troppo, ma troppo, il titolo di un libro di Moccia… no, no, signor Moccia, faccia conto che io non abbia detto niente!).
3. Stanca dei vestiti da verginella impaurita, Jennifer prende una decisione importante: tornerà quella di prima: capelli sciolti al vento, trucco visibile ma leggero e vestiti sexy e provocanti. La McGranitt ne sarà FELICE.

E fu così che, già il giorno successivo, Jennifer era tornata la “barbie” di sempre (…) Le ragazze erano sempre state invidiose di Alexis. E lo sarebbero state anche di Jennifer. Da quel giorno le due amiche, sarebbero state le più ammirate e invidiate di tutta la scuola, e non solo per l’aspetto fisico, andando ad allungare la lista di supermiglioriamichestrafichissime che ammorba il potterverse dacché è stato contagiato dal virus delle fyccine.
Come pronosticato, la mini-gonna, davvero MINI, la maglia che lasciava intravedere il piercing all’ombelico, le scarpe tacco 8 (il tacco 8 è fondamentale!) e tutto il resto dell’ambaradan liquidato con un accessori vari (quindi io sono in diritto di immaginare qualunque tipo di accessorio… e quando dico qualunque intendo QUALUNQUE) non risultano molto graditi alla McGranitt.
”Signorina Dawson! Le sembra l’abbigliamento corretto per presentarsi ad una lezione?”
”Beh no, ma è l’abbigliamento corretto per far colpo non trova prof?”
Ma la McGranitt (lei sì!) è donna di classe, e mentre un boato di risate si dileguò (dileguossi, lol! No, a parte lo scherzo, il verbo non c’entra una fava, ma d’altra parte controllare il vocabolario è troppo impegnativo) per tutta l’aula, arbitra la contesa tra una Jennifer ampiamente troia e un Draco punto nel vivo come un Pierluigi Collina del Mondo Magico, sventolando il cartellino giallo con tanto di punizione: entrambi verrete nel mio ufficio e passerete il tempo a scrivere “IO NON SONO IL PADRONE DELLA SCUOLA”.
Con la McGranitt, Hogwarts conta già due maestri unici. Solo che lei alle orecchie d’asino preferisce mettere gli studenti in castigo dietro la lavagna.
Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero, abbiamo ormai appurato che in questa Hogwarts parallela, le ore di punizione sono più galeotte del libro e di chi lo scrisse. Volete quindi che Jennifer non si accorga di essere innamorata di Draco? Volete che Draco non riveli a noi assetati lettori che qualcuno, in passato, ha tentato di violentare Jennifer? Che Jennifer, per tutto questo tempo, era convinta di averlo ucciso quando invece Draco spiega che lo stupratore non solo non era morto, ma era anche un Mangiamorte? Volete che Draco non provi a baciare Jennifer dopo che quest’ultima lo invita a ficcarsi nel culo (sic!) false promesse non meglio specificate, rimediando solo un avvilente calcio nei coglioni (mi adeguo al registro della fyccina) che lo spedisce dritto dritto da Madama Chips?
Lo so che non volevate. Ma purtroppo è successo.

Dicembre arriva col suo carico di neve e con uno studente, un certo Eric, che nessuno ha mai visto prima e del quale nessuno ha capito l’utilità. In compenso, siamo nel giorno dell’annuale gita natalizia ad Hogsmeade e questo forse ci interessa un po’ di più… perché in una versione riveduta e scorretta infarcita di turpiloqui fuori luogo, ci riallacciamo al passo del Principe Mezzosangue in cui Potter con il libro di Pozioni Avanzate fa pure il bagno, va in paranoia con Mangiamorte-Malfoy e chiede a Jennifer di spiarlo da parte sua (è già stato sgamato troppe volte). Ooookkeeeei, quest’ultima parte nel libro non c’era. Però introduce nella fyccina un tema di grande attualità: il conflitto di interessi. E copre Draco di ridicolo: veniamo a sapere infatti che il figlio di Dio! Lucius si trova in infermeria per cause non meglio specificate e che, in preda al delirio, lascia in bella mostra il braccio marchiato. In questo modo non solo può scoprirlo non solo Jennifer (che lo fa, eh. Per puro caso, ma lo fa), ma tuuuuuuuuuuutta Hogwarts, Gazza compreso.
Nella vana speranza di mettere una pezza dopo essere stato sgamato (e ora Voldemort chi lo sente…), Draco gioca la carta jolly della fyccina: la carta emo. Tu non capisci. Non potrai mai capire. Per te sono solo stronzate certo, tu, Potter e tutti i tuoi amici mezzosangue avete vissuto una vita di merda. WTF? Mentre io sono sempre stato fortunato e viziato finalmente un Draco che non viene seviziato dal padre! quindi questo in confronto alle vostre sfortune è niente vero? Ma credimi quando ti dico che… STO MALE.. Ok, ho parlato troppo presto.
En passant Katie Bell rischia di morire, ma l’episodio della collana è nulla in confronto a quello che sta per succedere ad Alexis, che quella stessa sera ha un appuntamento con il bello e tenebroso Eric…


…sì, esattamente quello. Lui cerca di violentarla (però prima stanno per circa un’ oretta a parlare del più e del meno), ma dovete comprenderlo, insomma… appuntamento al lago, lei che indossa un paio di pantaloni attillati bianchi, una maglione non troppo scollato, un paio di converse chiare e un filo di? trucco e che per prima cosa dopo essere arrivata gli si inginocchia vicino (sic!)… va da sé, no? Soprattutto in un filone letterario in cui la gravità con la quale viene descritta una violenza sessuale è pari a quella con la quale si narrerebbe di uno sgambetto.
Alexis tuttavia riesce a scappare (ricorrendo come l’amica Jennifer all’espediente del calcio ai coglioni), ovviamente in lacrime, e chi volete che siano le prime persone che incontra una volta arrivata al castello? Nicholas "amore&odio" e l’ormai onnipresente Zabini.
E come se fosse normale che due Serpeverde diventino cavalieri serventi di una Grifondoro, Zabini porta Alexis in sala comune (Serpeverde, ovviamente), mentre Nicholas decolla per dare una lezione ad Eric. Scazzottate, direte voi? Non solo. In una scena liberamente ispirata a Uomini che odiano le donne, il nostro eroe con la bacchetta prima lo svestì no, purtroppo non è una scena slash e poi scrisse “SONO UN MALATO DI SESSO, IL MIO MIGLIORE AMICO VIVE TRA LE MIE GAMBE” nel suo petto.
Eric reagisce con dignità.
"No aspetta ti prego non lasciarmi qui…tra poco arriveranno tutti per la cena. Lo dico a mia madre eh?”
Nicholas se ne va lasciando Eric nudo e ferito. E, onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti funzionari del Ministero, me ne andrei anche io perché da qui la storia prende una piega più prevedibile di quella che l’ha preceduta. E’ prevedibile che Nicholas resti a parlare con Alexis in sala comune e che parlino sospesi in un limbo d’ammoreh finché non cadono entrambi tra le braccia di Morfeo, è prevedibile che Pansy sia vittima di un bashing spietato, è prevedibile che Zabini s’invaghisca di Jennifer facendo ingelosire ammorte Draco… è prevedibile che, complice una canzone dei Low Shoulder (materializzati direttamente da Jennifer’s Body durante il concerto ad Hogsmeade… oddio, ora ho capito perché una delle due si chiama Jennifer o_O), Alexis e Nicholas coronino il loro sogno d’ammoreh e che nel frattempo, uscendo a prendere una boccata d’aria, Jennifer svenga e che con i suoi occhi si chiuda anche il capitolo. E, ci auguriamo, anche la fiera delle banalità.
Un sentitissimo grazie a .xXTsubakiXx. per la segnalazione!

BiNbiminkia alla corte dei Tokio Hotel

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero,
Il Tempio, si sa, è custode di splendide perle sapientemente modellate e polite dal tempo e dall’amorevole talento delle Vestali sue accolite. Questa ci è stata giacobinamente segnalata sul forum da Mondenkind, alla quale vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

Meky 94 ci dice:
Questa è  la prima ff che scrivo, spero vi piaca,…buona lettura.
Sinceramente non so se sarà una buona lettura… non credo che questa storia mi piacherà molto. E credo non piacherà molto neanche a voi, che siete di bocca buona. Già il primo errore è nel titolo: Eins traum. La nostra linguista, Lady Ofelia, ci fa sapere che si dice “Ein Traum”. Ma, cara Ofelia, quando vengono bellamente ignorati italiano e buonsenso, cosa vuoi che sia una esse in più o in meno in una lingua ostica come il tedesco? Il tedesco è la lingua che va per la maggiore grazie ai Tokio Hotel, basta fingere di saperla e si è tanto, tanto fiqui comunque. N’est pas?

Il primo capitolo (http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=303234&i=1) si apre sulla protagonista della nostra storia, che narra in prima persona. Quale sia il suo nome, non è dato sapere. Sappiamo però che due delle sue migliori amiche sono rika e yle. Strani nomi, nevvero? Soprattutto perché scritti in minuscolo. Soprattutto se, come in questo caso, non ci viene dato uno straccio di indicazione sul luogo ove si svolgono i fatti. Potrebbe essere la Germania, patria dei quattro talentuosi (*coff coff*… Haldir, catino!) giovanotti. Potrebbe essere l‘Italia, e in tal modo la fyccina non sarebbe che la trascrizione di un sogno ad occhi aperti dell‘autrice. Potrebbe persino essere la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, ed entro poche righe capirete il perché…
Nel bel mezzo di una vera e propria invasione di puntini di sospensione (che farebbe invidia a quella degli alieni de La Guerra dei Mondi… ma almeno in quel film c’era Tom Cruise e l’occhio godeva), l’innominata nostra eroina prende il proprio cellulare per chiamare yle.
- Yleee!!!!! preparati per domani !! si va al concertooooo!!! Le MAIUSCOLEEEEEEEEEEEEEEE!!! ieri dopo che ho messaggiato con te alle  18.00 (non è tenerissimo, questo neologismo? Senza contare che sapere che le due hanno messaggiato il giorno prima alle sei del pomeriggio è fondamentale ai fini della trama. Come tutto ciò che seguirà) ho chiamato l’ hotel e ho prenotato (…)
Ovviamente, una Mary Sue non deve preoccuparsi dell’eventualità di non trovare posto in albergo pur chiamando due giorni prima di partire. Per una Mary -Power- Sue c’è sempre posto, in qualsiasi albergo e in qualsiasi data. 
Neanche l’amica yle pare avere grossa dimestichezza con la lingua di Dante e Boccaccio:
- si va benissimo!! Hem-hem. Avete trovato i due piccoli errori? Va bene, si tratta di un accento e di una virgola, in fondo… robine piccine picciò, puntinini che magari nemmeno si vedono… ma che, ahimè, sono capaci di stravolgere una frase. Se io scrivo si va benissimo, lascio intendere che NOI si va benissimo, che stiamo alla grande. Se, invece, yle voleva rispondere che, sì, per lei andava benissimo la prenotazione dell’amica, avrebbe dovuto scrivere con l’accento e poi mettere una piccola piccola virgola. Ma la vestale ci spiega ben presto il motivo delle pecche grammaticali di yle: domani concerto e dopodomani si studia per la maturità!!! 
Giusto. Prima il concerto e poi la maturità. Ma no, non è come state pensando voi… non è disinteresse nei confronti di una tappa importante della vita. E’ una denuncia non troppo velata del sistema scolastico italiano, che costringe i poveri studenti a preferire ai libri un concerto tenuto da pischelli con gravi, gravissimi problemi d’immagine… capito Mary Star?
Ad ogni modo, è giunto proprio il momento di chiudere la gioiosa telefonata. Yle e Boh (battezziamola così finché non ne scopriremo il nome) si lasciano, dandosi appuntamento per le nove di quella sera alla passerella.
“Cosa, dove sarà mai la passerella?” si chiederanno i miei piccoli lettori. Non lo sappiamo, né lo sapremo mai temo. Di certo, yle è tanto conti all‘idea. Altra informazione che ci perviene sull‘ameno luogo di ritrovo scelto per la sera, è che richiede un abbigliamento di tutto rispetto.
allora…. come mi vesto sta sera??? penso ancora più sclerata di prima …..
Accidenti, deve essere proprio un posto importante per fare andare tanto in confusione Boh da farle dimenticare di usare un misero paio di virgolette per separare i pensieri dal resto dello scritto. All’assenza di maiuscole e alla Cesar salad di puntini di sospensione direi che ci siamo già abituati. Segue un puntiglioso resoconto della mise scelta per l’occasione, un inno all’eleganza ed alla sobrietà: jeans con gli stivali neri (i jeans portano gli stivali? O_O),maglietta arancione  fosforescente (quelle finesse, quel charme!) e, (questa virgola qui risveglierà orribili ricordi nei giacobini di lunga data e vecchio pelo) borsa arancione e nera (le freak c‘est chic), coda alta trucco pesante, tanto ci sto benissimo mi trucco sempre così !!!
Sappiate che mi sto sforzando proprio tanto per non associare la maglietta arancione fosforescente di Boh ad una qualche forma di segnale sul ciglio di una strada buia… magari di una tangenziale.
e per il concerto??? Giusto. È la parte fondamentale della storia, il concerto. È giusto che venga celebrato a dovere. mini di jeans decoltè color argento (a questo proposito, mi permetto di quotare il nostro capo: Ma le cazzo di virgole? Sono dieci minuti che mi scervello per capire che cazzo è una Mini decoltè, convinta che il color argento fosse spalmato (come andava qualche anno fa) sul jeans!) e maglia argentata (potrei imitare Edipo e cavarmi gli occhi in questo preciso istante), con la borsa nera e argento!!!  si !! sono una grande mi so vestire troppo bene !!! Qualcosa da ridire su questa moda gretta e burina?  Ma non è finita. Già che c’è, Boh ci informa pure sul bagaglio che porterà con sé in viaggio. Allora  mi porto lo zaino dell’EASTPAK arancione e dentro ci metto un paio di jeans e il top nero e le Vans nere e la borsa nera , poi metto i pantaloncini corti di jeans decoltè (che bello, i jeans decoltè devono essere un must dell‘ultima stagione. Io conoscevo le decolletè) nere e fuxia (sono in serio imbarazzo per Boh), maglia fuxia e borsa fuxia e non si sa mai faccia freddo mi porto un copri spalle nero…..allora dentro la borsa nera metto il biglietto dell’ aereo e poi domani metto le chiavi e il borsellino con i soldi (…)
Invece di mettere così tante cose nello zaino, l’autrice avrebbe potuto mettere un po’ più di virgole nel periodo. E lo zelo nel descrivere inutili orpelli sarebbe stato meglio indirizzato se avesse dato una ripassata a grammatica e segni d‘interpunzione.
Non ancora stanca dopo lo sforzo d’aver scelto cosa indossare per farsi notare come un albero di Natale a Ferragosto, Boh chiama rika, la seconda migliore amica. Ed è proprio da rika che veniamo finalmente messi a parte del vero nome di Boh: miky. Ovviamente, minuscolo anche lei.
Ma non importa: rika ha davvero grandi notizie: mia madre mi ha detto che vanno bene 2 giorni a Parigi quindi se domani mattina puoi chiamare l’ hotel per dire che stiamo un giorno in più io sarei più che felice!!!!
E certo. In una città che ha orde di turisti in qualsiasi periodo dell’anno, cosa volete che sia bloccare tre posti letto per un giorno in più con nemmeno ventiquattro ore d’anticipo?
Ad ogni modo, miky ha da protestare: ma scusa perchè non chiami tu??? lo sai il francese !! no????
- si !! ma non lo so come te!! e se poi sbaglio a dire qualcosa??
(sbagli a dire qualcosa… tipo decolletè? Peggio di miky, rika, non puoi proprio andare) in fondo tu sei quella che ha voluto fare il liceo linguistico per diventare un’ interprete!!!  Ma beeeeeeene. Spero che il massimo che miky faccia da grande sia interpretare Moccia durante le interviste. Perché se dovesse malauguratamente finire a lavorare alle Nazioni Unite, è la volta che scoppia la Terza Guerra Mondiale.
Davanti ad un’argomentazione di tale portata, comunque, miky non può proprio fare a meno di assecondare la richiesta di rika e la congeda con un ci vediamo al mec alle 21.30!!
Se mec sta per Mc Donald’s, consiglio a miky di lasciare il liceo linguistico e dedicarsi all’apicoltura. I piccoli lettori obietteranno “ma l’appuntamento non era alla passerella?”. Eh, sì. Evidentemente la passerella è tanto resistente che riesce a sostenere il peso di un fast food.
Terminata anche la telefonata con rika, miky ci confessa a bassa voce che la sua amica non viene tanto per vedere il concerto dei tokio hotel , ma viene di più perchè vuole distrarsi un pò dalla scuola (giusto; la maturità è stressante, il momento per distrarsi è proprio questo!) anche se mi ha confessato che un pò gli (rika è un uomo? O_O) piace Gustav!!!
Dopodiché ci viene introdotta (via sms) milena un’ altra mia migliore amica.
E così si chiude il primo capitolo.
La vestale si augura che ci abbia incuriosito… no, non lo ha fatto.
Ci chiede altresì di recensire. E su questo, onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, noi non ci tiriamo mai indietro.

Il secondo capitolo è… imbarazzante. Seriamente imbarazzante. E’ imbarazzante come quando Sirius Black ci lascia le penne scivolando su una buccia di banana. La punteggiatura continua ad essere ignorata, così come la coerenza e l’economia dell’intera storia. Dobbiamo dribblare madri analfabete (ma dopo del mec dove andate???), descrizioni del discutibile abbigliamento delle amykette (pantaloni al ginocchio ballerine rosa con un pò di tacco e maglia rosa scollata più gli orecchini da una parte neri e da una parte rosa…), bollettini veterinari (abbiamo portato il piccione a fare una visita perche mia madre aveva lasciato un pezzo di chiave rotta vicino alla sua gabbia e lui l’ ha mangiata!!), viaggi in lande sconosciute (arriviamo al resentello…) e innamoramenti che si consumano a tempo di record prima di vedere il sole calare.
Come, prego? C’è chi mi sta chiedendo il motivo per il quale si dovrebbe sprecare (sì, sprecare) un intero capitolo per descrivere l’incontro al resentello di rampanti giovanotti in piena crisi ormonale? Perché c’è un poco di Hogwarts in ogni fyccina, miei cari. E perché il fatto che le sgallettate incontrino (vi pare che non li incontreranno dal vivo? Suvvia, this is fycci!) i Tokio Hotel quando ormai hanno dato in pegno il loro cuore ad altri rende il tutto più drammatico.
Certo, non drammatico quanto il francese della aspirante interprete:
-bonjou!! HOTEL MERIDIENE!!!
- bonjour je sui michela remoto je vudrai prolungée mon sojourn avec l’ hotel.. de une journ!!
- mais qui !!! se possible!! allor 2 chambe un multiple e ancor un single…puor deux journs!!! va bien???
- qui merci becoup!!!  A’ bientot!!!

Né quanto il vivaio di nuove conoscenze nelle quali siamo costretti ad imbatterci (kika, l‘ennesima amica, e lo zio SAKI -tutto maiuscolo, stavolta… mai che si trovi una via di mezzo- la guardia del corpo dei tokio…………. avete capito, miei cari? E’ la guardia del corpo. Guarda caso) o quanto altre relazioni che sbocciano con la stessa velocità alla quale Costantino cambia gel per capelli. O quanto cellulari col blotoot, o ancora milck scake da consumare in gelateria. Come se una real person sui Tokio Hotel con Mary Sue assortite non fosse già abbastanza pesante di per sé.

Terzo capitolo. Da Monaco (credo il Principato, per ovvietà geografica… sarebbe stato più corretto dire Montecarlo onde evitare equivoci), le nostre fanghèrl raggiungono l’aeroporto di Nizza, dove le aspetta zio Saki. Ovviamente con i Tokio Hotel. Bella guardia del corpo che si ritrovano: li porta in giro come cagnolini mentre sbriga le proprie commissioni!
Dopo un siparietto di presentazioni in pieno stile fyccina, dove tutti ben presto diventano amici di tutti (Tom si rivolge a miky chiamandola bambola)… anzi, dove miky diventa amica di tutti (davanti al trionfo di testosterone sprigionato dai quattro tedeschi, rika e kika diventano banali pianticelle di contorno), la carovana s’imbarca sull’aereo che raggiungerà Parigi. Il posto a sedere di miky, che sta
sclerando di brutto, è casualmente accanto a quello di Bill.
Ed ora, onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, preparatevi ad entrare nel vivo della storia. Perché il dramma sta iniziando a consumarsi.
Dopo l’annuncio da parte del personale di bordo in un italiano quanto meno bislacco (preghiamo a tutti i passeggeri di spegnere i cellulari e di allacciare le cinture di sicurezza!), miky va nel panico più totale:
-no!!!!!!! dobbiamo spegnere il cellulare e se mi chiama Andrea????-
Perché la tratta Nizza-Parigi è seconda in lunghezza solo alla Londra-Hong Kong. Non si può tenere spento il cellulare per un periodo di tempo così lungo… ma non lasciatevi trarre in inganno, miei piccoli lettori. Anche questo è uno studiato espediente letterario, che ha il fine di introdurre il fantasma di Andrea nel rapporto che si instaurerà tra la protagonista e l’effeminato Bill Kaulitz:
- chi è Andrea????- domanda infatti il ragazzo, in uno sfarfallio di ciglia appesantite dal mascara.
- il mio ragazzo-
- ah!!….-mi sa che c’è rimasto male e infatti non mi ha dato più retta fin quando io non gli ho rivolto la parola..
Ne aveva anche motivo credo… se non rivolgi la parola a qualcuno, come fai ad aver data ragione o torto?
-ehi!! ti sei incazzato???-
- e per cosa????-
- perchè ho detto che sono fidanzata!!!!-

Ricordiamo alla gentile clientela che miky e Andrea si sono messi assieme due giorni orsono. E poi vi lamentate che i giovani d’oggi vogliono solo cazzeggiare senza impegnarsi e pensare al futuro!
- sai pensavo che avevo la strada spianata per stare con te!!!-mi dice facendo un sorriso a 32 denti
Non è romantico? Non appena ha visto miky, Bill ha subito deciso di stare con lei. Anche se c’è una strada da spianare… chissà perché, ho una nitida immagine di Andrea che finisce spiaccicato sotto un rullo compressore… tipo Wile E. Coyote. *Beep Beep!!*
- sai è la cosa che ho sempre sognato!!-
- cosa??-
- stare con te ! ma… ho sempre saputo che è impossibile stare con te!-
-perchè è impossibile stare con me???-
- perchè tu sei famoso???-

Mi chiedo poi perché si urlino a vicenda. Iniziano a farmi male le orecchie… Haldir! I tappi!
- no cazzo!! sbotta con femminea grazia Bill, avendo cura di rassettare la ciocca di capelli che copre l’occhio bistrato, non devi vedermi come un ragazzo famoso e che non potrai mai avere voglio che mi vedi come un ragazzo normale!!- Soprattutto, devi vedermi come un ragazzo sobrio, classico e dai sani principi… uno all’antica, insomma. Come il principe di Cenerentola. Che le ha rubato trucco e vestiti, però.
-peccato che non lo sei!-
- non dire così!! -
- dai basta!! devo dormire !! se no sclero-
Chissà qual è la traduzione tedesca per sclerare… perché i dialoghi sono in tedesco, vero?
- ok!!! allora buona notte!!! -si gira verso di me e mi bacia!!!! *O*
- ehi!! sono fidanzata!!non posso!!!- Meno male che se l’è ricordata… anche perché, meno di quarantott’ore prima, aveva brigato tanto per Andrea.
- dai ma ora non c’ è il tuo fidanzato!!!-
- lo so ma questo non vuol dire che siccome lui ora non c’è io posso fare cosa voglio!!!-
- dai smettila ! lo so che lo vuoi anche tu!!-
- lo so anche io !! ma …no posso !!-
- dai vieni qui! -lui si avvicina si avvicina sempre di più a me e… mi bacia dinuovo .. questa volta ci baciammo con molta foga
(e saltiamo dal presente al passato con allegria!) . sentivo il suo pircing (pircing? O_O) che strisciava contro la mia lingua
… non posso farlo! ma infondo andrea non era qua!!! e quindi… se faccio questo sbaglio lui non lo verrà mai a sapere!!! ma si!! cosa me ne frega !!! viviamoci la vita!!! (eccheschifo)
Ma sì! Viviamoci la vita! Slinguazziamoci col primo che incontriamo! Passiamo dal discorso diretto all’indiretto alla narrazione senza dar conto a niente e a nessuno, liberiamoci dal pesante vincolo della consecutio temporum! Allegria, amici ascoltatori!
- miky!!!! sei fidanzata cazzo!!! con il ragazzo della tua vita e vuoi rovinare tutto per stare con un ragazzo che dopo oggi non lo vedrai più????- mi dice rika interrompendo quel bacio molto speciale..
- e dai rika!!! tanto Andrea non lo verrà mai a sapere !! vero???-
- stai tranquilla da me non lo saprà mai !! questo e sicuro!! ma da ylenia non credo!! ti ricordi a jessica!!-
-e si!! che stronza che è stata!!!va bè l’ importante e che ylenia non lo sappia !!!-
- e si!! però se vedi che io mi bacio con Gustav…. non dire niente a Stefano!! ok???-
- e brava rika !!! continua così!! brava brava!!!-

Temo che queste righe si commentino da sole. Non viene da chiedersi per quale motivo l’autrice si sia affrettata tanto a far “fidanzare” le protagoniste della sua storia se poi, il capitolo successivo, spuntano più corna che in un cesto di lumache?
Ora che sono di nuovo soli, Bill continua la sua danza di seduzione. Si sa, l’aereo concede numerosi anfratti nei quali ci si può lasciare andare ad effusioni senza esser visti. E no, il fatto che la prima classe è prenotata solo per noi quindi non c’è nessuno apparte noi!!! non basta.
Tra mani che raggiungono reggiseni, mini che si alzano e s’abbassano come saracinesche e sorrisetti sexi… urge un bagno. No, non per vuotare il catino, Haldir ha imparato a farne a meno. Miky deve semplicemente rifarsi il trucco e i capelli. Con il suo idolo a lato, in un cunicolo claustrofobico di un metro cubo. Ed io inizio ad avvertire una fastidiosa puzza di gattamorta. Ed è proprio qui, sul " muretto" vicino al lavabo, a mille mila metri d‘altezza che il rituale di seduzione di Bill raggiunge momenti di puro lirismo:
mi abbassa la gonna e rimango con le culot (saranno la versione minimal delle coulotte?) con scritto " OPEN 24 OUR " (letteralmente, “APERTO 24 NOSTRO”)
Nonostante il suo approccio irresistibilmente fine e suadente, il nostro Bill non riesce a varcar la carnea soglia di miky. Quando la porta del bagno si riapre sono ancora candide colombe. E gemello dell’uno e zio dell’altra si sono appostati proprio là davanti per non perdersi le reazioni a caldo.
- divertiti???
- si tanto zio!!! mio zio mi guarda male

Ah beh. Meno male che ALMENO la guarda male. Capisco che bisogna essere famiglie moderne. Ma non so quanto piacere possa fare sapere che la propria nipote si sbombazza qualcuno in più e più posizioni a pochi centimetri dal posto in cui si è seduti.
- Bill non voglio che finisca come le solite ragazze che vi scopate !!!
Ma quanto è trendy e all’avanguardia questo zio! Dice le parolacce davanti alla nipote! Ora sì che abbiamo mostrato tutti la nostra fiquosità! *O*
- tranquillo Saki !! ah Tom fra 4 giorni si va a vedere l’ esame di maturità di miky e le altre!!
Quindi miky e le altre sono andate a sculettare per le strade del paesello e a far esplorare le tonsille ai maschietti della fauna locale -oltre che organizzarsi per il concerto- a meno di una settimana dall’esame di maturità?
Per usare un gergo che s’addica agli standard della fyccina:


Come, come non è, come a Mosé, i nostri eroi finalmente atterrano sul suolo parigino.
Sarà il profumo delle baguettes che lì si tengono rigorosamente sotto l’ascella sudata.
Saranno i croissant con lo champagne.
Saranno i velenosi fumi della Senna.
Sarà, sarà quel che sarà, a questo punto della storia inizia a non capirsi più niente. Tranne che:

  1. I binbiminkia (sì, è binbominkia anche lo zio) vengono smistati in due diversi furgoni. Speriamo siano portavalori e che subiscano una rapina a mano armata. Che non lasci sopravvissuti.
  2. Yle rivela ai cornuti a casa l’amara verità. A tempo di record.
  3. Rika riceve un sms di rara finezza (amore…. Cos’è sta sta storia che stai con un certo frocio ?? com’ è che si chiama… ah si!!! Gustavo???? sei una puttana!!!!). Sempre a tempo di record.
  4. Rika e Yle ingaggiano una rissa che manco in Smack Down vs Raw.
  5. Andrea ha i superpoteri:

Andrea mi richiama e questa volta con la video chiamata… io rispondo…- che c’è??? gli dico io
- ah!! ancora mi dici che c’è????
- senti andre non ci rompere il cazzo!!!
- io????sono io quello che va a Parigi per vedere un concerto e intanto ti fa le corna???
- basta!! finiamola qua!!! lo sapevo che non potevo stare con uno come te!!!
- allora ok!!!finiamola qua!! ciao!!

Un teatrino di bassa lega al quale non siamo abituati e per il quale ci indigniamo, nevvero Mangiamorte? Tali picchi di squallore non sono mai stati raggiunti, nemmeno nei vicoli dei più sperduti e degradati bassi babbani.

Si potrebbe pensare d’aver raggiunto il fondo. Di aver assistito al massimo che un’accozzaglia di atrocità potrebbe concedere. Ebbene, non è così.
A consolare miky non basta Bill, che sta male se lei sta male. Come un deus ex machina, squilla il cellulare. E chi è?
sono David Jost il menager dei Tokio Hotel!!
I colpi di scena si susseguono. Il primo è: come fa il mAnager dei Tokio Hotel ad avere il numero di una sbarbina qualunque?
- allora , lei farà l’ università studiando sul pulman con i ragazzi tramite un computer e… però inizierà già dal primo giorno che starà con loro a intraprendere la sua attività da interprete!!!!
Sapete chi ho chiamato per dare un senso a questa frase? Stephen H. Hawking. Ed anche lui ha avuto seri problemi a tradurre.
Dunque.
Ricapitoliamo.
Miky non ha ancora passato l’esame di maturità. Né lo passerà, perché ha una conoscenza delle lingue pessima. Così, dal nulla, il mAnager della boyband che va per la maggiore, la chiama per proporle di lavorare come interprete senza avere nemmeno una laurea. Laurea che acquisirà… studiando via computer in una carretta.
È una cazzata così colossale che la Rowling guadagna punti.

So quanto siete sensibili, miei cari. Non vi narrerò cosa accade dopo, credo d’aver raggiunto una controproducente saturazione.
D’altra parte, come si fa a non saturarsi quando ci si trova davanti ad un copione assolutamente sragionato e sragionevole, popolato da gallinacci isterici affetti da gravi forme di disturbo bipolare? Come si fa a torturare in pace un babbano quando si vedono maiuscole che mancano, quando le virgole vengono inghiottite da vere e proprie Voragini del Fato? Quando si presta più attenzione al colore delle scarpe tacco 10 che a colorare il carattere e il vissuto del personaggio del quale si scrive? Quando la trasgressione viene spinta ad un punto tale da non esser più trasgressione, ma mera, cieca, coatta stupidità?
Con questi interrogativi, Mangiamorte, Dissennatori e corrotti miei membri del Ministero, io vi saluto.
E non dimenticate di mettere la mini nel bagaglio a mano.



No, Haldir, non mi interessa se la Mini è una macchina. Ce l’ha fatta miky, a farla entrare nel bagaglio, DEVO farcela anch’io!

Tolkienverse, questo sconosciuto.

Onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero,
Mi auguro che, in questi giorni di festa, vi siate deliziati abbastanza con libagioni di miele e sangue babbano… ma è ora di tornare alla cruda realtà.
Mettiamo da parte Pallide Cortigiane e Divin Pargoli dal biondo crine. Mettiamo da parte incestuosi fratelli su Impala, tenebrosi Fantasmi che si scaldano con del buon Ciobar nelle loro Dimore sul Lago ed emo!investigatori in torbide storie di sesso con affascinanti, grafomani assassini seriali per volare lontani nello spazio, nel tempo e nelle dimensioni per approdare ancora una volta nella Terra di Mezzo, che tanto lavoro ha dato e continua a dare ai nostri elfi del catino.
The Shadows of the Past (http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=311417&i=1), di Chemical Lady, è storia (si dice poco o niente di vero sulla mia storia), è leggenda (c’è chi mi ricorda come una salvatrice, una sorta di essere sublime che si è immolato per salvare il loro mondo), mito (c’è anche chi mi ricorda come la Creatura che ha distrutto le loro famiglie… devastato i loro terreni)…
…insomma… è Sue. O una grossa locusta.
Infante orfanella sperduta dell’Itilien, ha l’immenso kewlo di venir trovata non da un uomo a scelto dal caso. Ma da un re.  Re Elrond di Gran Burrone.
Come, prego? Ah, sì… il fido elfo del catino Haldir, che è pratico della zona, chiede con la sua solita grazia cosa MINCHIA ci facesse Elrond nelle sperdute lande dell’Ithilien. A meno che, certo, l’Itilien non sia più a portata di casello dell’Ithilien.
Così fui chiamata Morwen, e scelta come la minore delle sue figlie.
Cinque per la precisione.

Tale notizia giunge nuova all’elfiche orecchie a punta del sovrano. Che, comunque, reagisce con la grazia propria del suo popolo:


Morwen cresce in virtù e bellezza, educata, raffinata, ma anche audace e testarda, curiosa ed impertinente, in una famiglia felice ed unita… nonostante la morte di nostra madre…
Lontano, nelle Terre Immortali, Celebrían fa i debiti scongiuri. Haldir sostiene che leggere le appendici e gli altri scritti di Tolkien è un po’ un casino, in effetti… no, rettifica: anche leggere il Signore degli Anelli è una faticaccia. Meglio andare a braccio.
L’introduzione alla storia di Morwen si chiude con un elfico invito alla lettura firmato Morwen, principessa di Grand (Marnier?) Burrone e Regina del…
No, vi giuro. I puntini non li ho messi io. E, credetemi, NON AVETE IDEA di quanto mi stia sforzando per NON completare la frase.



Posso almeno comprare una vocale, vero?
Ma basta con i preamboli, adesso. Entriamo nel vivo dell’azione. Seguiamo Morwen nelle sue meravigliose avventure alla corte di Re Elrond.
L’acqua correva lungo i fiumi cadendo lungo le pareti rocciose di Galadris.
Haldir, controlla la cartina! Non c’è nessun Galadris? Controlla se è vicino all’Itilien…
Per tutta la vallata sembrava regnare la pace, ma questa era solo l’apparenza delle cose.
In realtà per i saloni del palazzo del re vi era tutto, tranne che pace.
“Mio signore!” Minyen, la governante di corte, corse verso la biblioteca, ove re Elrond stava leggendo con passione un libro.

Forse, miei sanguinari accoliti, vi chiederete come mai Elrond possa appassionarsi tanto alla lettura di un libro. Ha vissuto abbastanza da legger più di una volta, e con tutta la calma possibile, ogni volume della propria biblioteca.
Sbaglio?

Chi ha detto “sì”?
Punizione, Potter!
Ma la situazione è grave, non temporeggiamo. Perché, come ci comunica ansante e preoccupata la governante, dama Morwen lo ha fatto di nuovo.
Vero è che l’autrice non specifica l’età esatta della sua pulzella.
Ma credo che sia un po’ tanto grandicella per continuare a farla a letto.
Elrond balzò in piedi guardando l’elfa esterrefatto “non oggi!! Stanno per arrivare i signori di tutte le terre libere e non permetterò a quella disgraziata di rovinare tutto! Minyen! Trovala a costo di rivoltare anche le rocce della montagna!”
E ora, le F.A.Q.:

  1. Elrond non ha forse il dono della preveggenza? Che ci vuole a scomodarsi per trovare la ribelle e selvaggia Fantagh… Morwen?
  2. Elrond non balza in piedi nemmeno quando Arwen torna dalla via per i Rifugi Oscuri.
  3. Se la grazia elfica è proverbiale, l’aggettivo disgraziata non è un cacofonico nonsense?
  4. Perché, se diamo altri cinque minuti a Elrond, si trasforma in un Super Sayan?

L’elfa fece un inchino frettoloso prima di uscire dalla stanza di fretta.
Sollevò appena la lunga veste per scendere agilmente le scale.
Agilmente, poi, era una parola: non era di certo giovane e ormai il suo bel corpo di in tempo si era un po’ sfatto, lasciandosi andare in una figura bassa e un po’ grassottella.

…ma abbiamo o no una vaga idea di cosa significhi essere Elfi? Alti, snelli, eterei, eleganti… che non invecchiano? Che non si stancano mai?
Qua stiamo descrivendo la balia della versione trash di “Romeo e Giulietta”!
La versione trash è quella con di Caprio.
Durante la corsa della sempre più affaticata governante, veniamo a conoscenza dei nomi delle sorellastre di Cener… Morwen.
Abbiamo Farea che, secondo l‘autrice, nel linguaggio degli uomini significava letteralmente ‘sufficienza’.
Non esattamente. Secondo il dizionario elfico, Farea sta per enough. Tutt’al più per sufficient. Che stanno per abbastanza, sufficiente, con accezione quantitativa. Che, come sappiamo, hanno un significato ben diverso da conceit, la sufficienza, la presunzione. Qualità che, appunto, distinguono Farea.
Non si dica che a Fastidious non la si fa cultura, chiaro!?
E ancora ci sono Sanwe, il cui nome significava ‘coscienza’ (in realtà, sanwe significa pensiero), e Lòte, ovvero il grande fiore semplice . In verità, la parola lòte non esiste né in Quenya né in Sindarin. Al massimo abbiamo loote,  o i prefissi lot- o loth- . Ma poi… il grande fiore semplice è una margheritona formato famiglia? E Nire, la lacrima, la favorita di Elrond. Inutile dire che nemmeno la parola nire figura in alcun luogo. Lacrima si traduce con nie o niire. I dizionari elfici vanno interpretati, ed interpretati bene, e per interpretarli bene ci vuol tempo, per Voldie! Diamo un po’ di credito al povero Tolkien, che ha impiegato una vita per creare una grammatica coerente?
Grazie!

Dopo questa mirabile successione di strafalcioni elfico-anglo-italici, ai nostri occhi si apre un secondo scenario: Legolas continuava a cavalcare accanto alla sontuosa carrozza della sua famiglia.
Come dici, Haldir? Che mai voi elfi siete stati associati ad una carrozza? Che anche chi non ha letto il libro può benissimo vedere che vi spostate a piedi e che al massimo adoperare i cavalli?
Via, quisquilie. Guarda Legolas, invece, che di problemi ne ha, ed anche grossi: non aveva trovato una sposa, quindi sarebbe stato costretto a sposare una delle figlie di Elrond, per assicurare anche una alleanza tra il padre e il signore di Gran Burrone.
Perché, si sa, gli Elfi sono una razza guerrafondaia. Tra Bosco Atro, Gran Burrone e Lothlórien è sempre corso cattivo sangue. Un matrimonio politico è giusto giusto quel che ci vuole per ristabilire l’armonia.
“ah mio amato fratello, non hai voluto tu essere coperto dagli onori, vestendoti di fama?”
Legolas lo fulminò con una occhiata piena di risentimento “Thrandred… lo sai anche tu meglio di me che la missione che intrapresi con la Compagnia non aveva fini egoistici…”

…con questi parenti che spuntano come funghi non ci fareste anche voi un buon minestrone? Magari con babbane frattaglie frattagliose?
Dunque, ora veniamo informati che la nostra storia si svolge dopo le vicende narrate ne il Signore degli Anelli.
Bene.
Le incongruenze si moltiplicano in modo esponenziale.
Perché gli Elfi hanno lasciato la Terra di Mezzo per non farvi più ritorno prima che si concludesse Il Ritorno del Re. Perché l’ultima nave per le Terre Immortali parte portando con sé Bilbo, Frodo, Gandalf, Galadriel… e, toh, Elrond. Perché dopo la distruzione dell’Unico Anello Legolas si mette a viaggiare con Gimli tra Fangorn e l’Ithilien.
Quindi… dove sta la necessità di un’elfica alleanza, se non è rimasto più nessuno?
Chi ha detto “per amor di fyccina?”
Bene, dieci punti a Serpeverde. No, non mi interessa se sei Tassorosso. Chiaro?

Indi torniamo a Gran Burrone, dove le elfiche sorellastre di Cener… Morwen, la stanno ancora cercando. Alla faccia della lunga vista degli elfi. A dar loro una mano… Arwen. Giunta da Gondor proprio per aiutare a trovarla. Ed è ad Arwen che la ribelle Morwen si rivela. Con la più becera, banale e patetica delle scuse: sfuggire all’oppressione di Elrond. Dopo Elrond-donnetta-isterica ed Elrond-Super-Sayan, ecco Elrond-padre-oppressivo:

 
Cui prodest?
Sinceramente, un capitolo incentrato su una massa di personaggi inutili e, nel migliore dei casi, snaturati, che danno la caccia ad una Mary Sue che si arrampica sugli alberi (ed anche un po’ sugli specchi) è più controproducente dell’olio di peperoncino sulle emorroidi.

E così, onorati Mangiamorte, Dissennatori e corrotti membri del Ministero, tra il sorriso sornione di Aragorn (ecco come DUE SEMPLICI parole possono mandare OoC un personaggio; comunque sì, il re di Gondor spunta all’improvviso così come ve lo sto introducendo io) e le elfiche sorellastre di Cener… Morwen che cercano di accaparrarsi il cuore di Legolas-Claudiano (del quale vi offriamo una diapositiva: ), tra mea (culpa?) govannen e cavalli per correre incontro hai cari ospiti, si conclude l’incipit della nostra storia.
Che ne sfsfarà di noi (detta alla Silvio Muccino), delle sette spose per i sette fratelli, di Elrond-Transformer e dei problemi vescicali di Morwen (speriamo non la faccia ancora!), lo scopriremo solo vivendo.



Ma anche no.

The Phantom of the Opera: Mary Sue never dies

Carissimi giacobini e carissime giacobine, balocchi difettosi quindi privi di una vita sessuale soddisfacente, credevate forse che vi avessi dimenticato?

Lo so, suona come una minaccia.Cosa che in effetti è. Ma il mondo della ficcyna non è mai dolce e non potevo starne lontana; specie quando i miei odiosi occhietti di inutile donna sono tornati a posarsi su un fandom che in Italia si era sempre preservato, nei limiti del possibile. Dopo la nostra Ire, sono dovuta accorrere io al capezzale del Maestro, lasciando ovviamente a casa qualsiasi derivato dal cacao ed evitando di azzardare il minimo cenno a come lui starebbe bene in un completo Armani. Ovviamente, non ho trovato uno straccio di linea metropolitana che mi conducesse in un lampo a Parigi e questo m’irrita alquanto.

Ci sarebbe da benedire il fatto che Gerard Butler, attore scozzese reso celebre con 300 e in rapida ascesa, non sia un giovinetto di primo pelo come fu Orlando Bloom ai tempi di Legolas ma gli ormoni sono ormoni, le Vestali sono Vestali e l’Italia sportiva ci ha deluso alle Olimpiadi. Questi ultime tre asserzioni hanno profonde basi scientifiche e dal momento che è stato appurato quanto qui siamo maleducati e malvagi, le impongo comunque perché la parola crudeltà è quella che di gran lungo preferisco.

Ma prima d’iniziare, le coordinate spazio-temporali per accedere alla Dimora sul Lago!

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=226596&i=1

L’autrice è Nydrali.

Siamo ormai in autunno e pare che tra meno di un anno vedremo la nascita di un nuovo musical sul nostro adorato Maestro; so che la cosa irriterà non poco il fandom perché questo significherà porre fine a un’ epoca di tormentoni, di mode ripescate, di glitter sparsi su cose palesemente viste, riviste e già ampiamente digerite.

Solo un assioma non potrà mai venir abbandonato: l’osservazione delle Mary Sue. Perché le Mary Sue sono eterne, con teorie certe come il teorema di Pitagora applicato alla ficcyna.

Un rapido ripasso?Lo so che scuole e università sono ampiamente iniziate, ma voglio verificare che siate sempre ben preparati.Diamo quindi il via alla prima lezione del Nuovo Anno Accademico di noi Giacobini!Prego signori e signore, prendete posto nei banchi.E no, non fate caso a quei simpatici signori dietro di voi.

Sì.

Lo so.

Sono armati. E hanno sprangato le porte. Ma è per rendervi più partecipi e attenti qui…non avrete pensato male? *Arwen sfoggia un sorriso che rasenta il ghigno mefistofelico.Ma facciamo finta di nulla*

Cosa deve avere una Merisù per essere degna del titolo che spetta solo alle più fulgide rappresentanti?Andiamo a esplorare i vari teoremi.

Teorema "namber uan":

I feeenomenali poteri cosmici. Andiamo a dimostrarlo:

« Schiocco le dita ed ottengo l’obbedienza d’eserciti interi,(considerata l’epoca storica, stiamo parlando dell’Imperatore d’Austria!) zittisco papi e vescovi con un’inarcar di ciglio(i papi ringraziano.Pensavano di essere uno solo), mi tiro dietro come cagnolini ammaestrati re ed imperatori, gestisco complicati balletti fra nazioni nemiche… e non riesco a farti uscire dalla mia stanza! Subito! ».

Siamo di fronte alla presenza di fenomenali attitudini, rendiamocene conto!Ma il dilemma si spalanca assieme a tale dispiegamento di forze. La nostra impavida protagonista è niente meno che la "Mano di Dio" (no, non è una mia licenza poetica, giuro!) e nulla c’entrano certi inquietanti cacciatori di vampiri dal grande cappello e un film che è una perla di comicità involontaria.

Eccoci di fronte all’apparizione mirabolante della nostra amata fanciulla. Ovviamente, siamo a Parigi.Altrettanto ovviamente, è trascorso un lasso di tempo ragionevole dalla fine degli avvenimenti visti nel film "The Phantom of the Opera". Il fatto che tale film e musical siano chiaramente frutto di fantasia mescolata a storia- il 1870 non fu un anno annoverato per la Pace e la calma, in Francia…- dovrebbe rasserenarci, eppure qualcosa stona.

Chissaràmmai questa ragazza in grado simili prodezze?La figlia di Napoleone III? L’Imperatrice Eugenia moglie di suddetto Imperatore?

E’ ora di passare al…

Teorema "namber tù"

-Un lignaggio che faccia sparire dalla faccia della terra qualsiasi altro personaggio previsto nel Canon ufficiale. Il che ci porta a chiedere perché mai si azzardino anche solo ad esistere, questi personaggi originali così poco trendy, così poco fighi.

Ma fosse così, dovremmo già sbaraccare tutto e andarcene a casa. Perché la Comune spazzò via la monarchia imperiale restaurata dei Bonaparte e i nobili per un certo periodo non furono ben visti a Parigi. Ma allora, chi può far tacere papi, dire a uno chi sposare, all’altro chi alleare chi?

Un’esponente dell’illustre famiglia dei Lorena, un tempo ramo imparentato con gli Asburgo, la cui ultima rappresentante col rango di regina fu ghigliottinata. Tocchiamo ferro e proseguiamo.

I Lorena, dopo la perdita del principato con lo stesso nome hanno guadagnato il Granducato di Toscana ma non sono certo tra le famiglie più illustri del continente europeo di allora.

Queste cose però sono quinsquiglie, nel mondo della ficcina.E io che cerco sempre di dar loro un senso…

Non è questo il luogo per aprire una disquisizione su alberi genealogici di Famiglie Reali; i Lorena non esistettero più come unica discendenza dal 1700; finirono con l’amalgamarsi attraverso matrimoni ed alleanze ad altre famiglie e finirono con…lo sparire.

Tragico eh?

Incredibile vero?

Wikipedia lo dice!E noi amiamo Wiki cara, anzi, siamo addirittura suo servi.Almeno, così ci dissero…e pondero di mettere su Wiki anche questi interessanti teoremi, a uso e consumo delle Vestali.Ecco gli ultimi due!

-Un aspetto fisico che riassuma quanto di più bbono ci sia al mondo ma che abbia qua e là dei difetti che renderanno sicuramente tanto simpatica questa ragazzaal lettore.

-Un carattere dispotico, fiero, che però sarà capace di svelarsi in tutta la sua dolcezza nascosta causa genitori infami/traumi spicologici subiti da bambina/altri evvenimenti che però l’autore non sempre spiegherà perché ci devono apparire ovvi.

Finito il ripasso propedeutico, avventuriamoci adesso all’atto pratico e vediamo applicata tale formula a un fandom che, come ho detto poche righe sopra, in Italia ha relativamente attecchito.

Se poi volete farvi male e andare a fare un giro su fanfiction.net per voi è solo un sadico diversivo, fate pure.Non sapete a cosa andate incontro e là le botole in cui incappare sono molte di più che nel nostro sempre più scalcinato Stivale. Vi ho avvertito, quindi ora procedo alla verifica con metodo scientifico di quanto ho prima affermato: anche se, pare, nemmeno così siamo sicuri di scansare accuse di crudeltà mentale, sovradimensionamento dell’io a discapito di poveri autori in erba che trucidiamo nelle notti di luna piena.

Per farvi capire meglio chi abbiamo davanti, vi porgo altri passi significativi.

« Non fa così freddo », commentò Francesca, ignorando deliberatamente la sua osservazione circa il disperato strabismo del vescovo.

« Oh, to’, un pinguino! », esclamò Eleonora di rimando, fingendo d’indicare qualcosa fuori dal finestrino.

Sì, l’umorismo mordace di questa frase è davvero sublime.

Avrete sicuramente notato che nei passi citati non vi sono errori grammaticali, la struttura è scorrevole, la scelta dei termini e le battute a volte strappano un sorriso. Perché allora tanto accanimento?

Sarà che odio le sviste.Sarà che non sopporto un personaggio originale buttato subito al centro della storia senza un perché, un come, un quando. Voglio una spiegazione e vorrei, per una volta, non dovermi annoiare di fronte all’ennesima presentazione di qualcuno che sicuramente riuscirà a redimere un personaggio contorto come il Fantasma dell’Opera nel giro di pochi capitoli. E’ un insulto, credo, verso il canon originale e un appiattimento insopportabile che ormai puzza di visto e rivisto. Perché è avvilente essere al secondo capitolo della storia e intuire già come andrà avanti.

Eleonora Matilde Lorena parla come uno scaricatore di porto, ma rende l’Arcivescovo di Notre Dame inerme e assolutamente succube. E’ dispotica e tagliente nel parlare, viziata e ostinata.

Ci viene ribattutto questo concetto ogni riga e a ogni punto. La noia subentra al secondo paragrafo, insieme all’insofferenza per un personaggio che si smonta da solo.Basta una ricerca su Wikipedia e un passaggio come: Il lungo abito azzurro ghiaccio le conferiva una maestà algida, lontana, intoccabile, nemmeno fosse una dea del nord giunta a farsi rimirare dai comuni mortali. L’arcivescovo di Notre Dame – che a mala pena aveva chinato il capo di fronte a Sua Santità il papa – di colpo ebbe l’urgenza di inchinarsi, di piegare ginocchia e schiena di fronte a quella creatura di pura superbia e grandezza, imponente e magnifica come nessuna imperatrice o regina era mai stata nella storia dell’umanità mi suona un tantino esagerato.

Specie considerato il fatto che circa un decennio prima, era nato il Regno d’Italia, era stata aperta la breccia a Porta Pia e tutta una serie di altri simpatici fatti che sono noti a pochi eletti col nome di Risorgimento.

Possiamo tranquillamente passare oltre l’ennesimo sfoggio di bellezza, grandezza, nobiltà austera ma teniamo a mente come Eleonora ci è stata subito presentata. Un raro caso di doppia personalità?

E quale delle due prende il sopravvento quando, di punto in bianco, apprendiamo che questa Altezza Reale vuole acquistare l’intera, distrutta Opèra Populaire? Così, la notizia ci viene sbattuta in faccia in questa maniera. E il lettore deve digerirla, magari non avendo mai visto il film in questione o sentito il musical da cui è nato. E c’è chi nei commenti confessa candidamente queste lacune…ma la storia è "beeeeelaaaaa" e bisogna "continuarlaaa!!!!"

Ed è così che l’elemento "mostro sputato dall’Inferno che ha incendiato un intero teatro" salta nella storia. Se per Eleonora si sono spese parole su parole, il fatto che lei compri teatri e musei e ora voglia l’Opèra è liquidato con due.

Maestro, essenzialmente, lei che ci sta a fare qui?

A parte l’avere ora questa fobia insulsa per qualsiasi cosa contenente la cioccolata, intendo!

Il punto è questo, giacobini e giacobine, lurker e simpatizzanti, Vestali e loro difensori. Non mi rassegno a questo ripetersi di cliché che dopo un po’ generano da soli ironia e frecciate; spunti notevoli si perdono in un marasma di cose già scritte e diventate a torto famose. E’ un grido da idealista il mio, questa volta. Smonterò ancora questa storia ma non sarò per questo soddisfatta.

Preparatevi a prossimi, mirabolanti eventi assolutamente imprevedibili.

Perché ovviamente nessuno di voi si aspetterà davvero l’acquisto di un teatro semidistrutto, una visita a tali ruderi e poi un’ulteriore ritorno perché così si ha il motivo per far sbucare un’ombra sospetta dal palco distrutto…vero?

 

 

No place like London

Vi sono degli assiomi che stanno alla base dello scibile umano. Il primo: ogni volta che viene inaugurata una nuova sezione del Tempio, una marmotta muore. Raccogliendo pietosamente la creatura stramazzata ai miei piedi vi invito, mio stimatissimo pubblico di rivoluzionari, a non attendere la venuta dei moscardini ingozzandovi dei salatini del rinfresco, bensì a seguirmi attraverso la soglia marmorea che reca l’insegna “Sweeney Todd”.
Ad accoglierci, LA FINE CHE CI HA UNITO di Tonks94.
Comincio col dire che la storia contiene SPOILER MASSICCI per chiunque non fosse arrivato a vedere l’ultima, splendida opera di Burton dal principio alla fine (o comunque non conoscesse la storia per altre vie), ergo vi consiglio vivamente di correre a vedere il fil… di nn lggr se nn v piace… no… di chiudere immediatamente la finestra del browser se non avete prima visionato la pellicola.

…siete ancora qui? Sciò, ho detto. Sciò!

Il corpo di Lucy, l’ormai sfigurata consorte del barbiere, giace a terra in una pozza di sangue innocente. Proprio lei, disgraziata creatura, motivo scatenante della vendetta del tristo Sweeney, colei che credeva morta, invece era viva, ora morta.
Fermiamoci un momento.
Dal momento che dal Singleton, dal Getto e da Scevola Mariotti suona occupato, sono lieta d’introdurvi alla domanda da un milione di dollari della serata: che scuola ha frequentato Sweeney To… no, che vorrà mai dire il nostro feroce e sanguinario tagliagole?
Avanzo ipotesi:
- Lucy è morta. Poi è risorta. Poi è morta di nuovo.
- Lucy era viva. Adesso è morta, ma per un disguido non si trova sull’Acheronte bensì a Busto Arsizio.
- Lucy era viva, poi è morta, poi è tornata in vita, poi è morta, poi ha prenotato una sdraio al limbo con cinquanta pence di mancia a Caronte.
Sweeney si dispera, il suo pensiero sfiora abissi tali da spingerlo a formulare acute considerazioni sulla brevità della vita e sulla sua sanguinolenta metà. “E pensare, che fino a poco tempo fa… era viva!” geme lo sciagurato, dimostrando di avere le idee assai meno chiare delle nostre.
Quindi, com’è giusto, non riesce a perdonarsi il terribile gesto; sotto gli occhi protettivi di Mrs Lovett, ormai incapace di trattenersi, sbotta: LO UCCISA IO PER COLPA TUA!
Il dramma è tale da far dimenticare al barbiere le più elementari norme linguistiche (no, non è una svista, è la seconda volta che l’espressione compare sulle sue labbra emaciate in questa esatta forma). Evidentemente Anthony si è curato della salute dell’uomo ma non d’insegnargli la grammatica, e andrebbe ripreso senza fallo se non fosse troppo impegnato a intonare “I feeeeeeel you, Johaaaaaaaaaaanna”.
Altro dettaglio interessante: le battute del dialogo non sono chiuse da virgolette ma introdotte da due punti, che svolgono la graziosissima funzione di addobbo al lato sinistro della pagina. Ma più della forma poté il contenuto, degno del migliore Beautiful.
Cantate con me:
Tuttuttuturu- tutturu
Tu-tu
Tututtuturu-turutu-turutu-tuttuttututturu-tutturu
Tuu-tuu
Tu-tuttutturu-tu-tuuuu…
Ripreso fiato? Sì? Bene. A voi:
:è TUTTA COLPA TUA! È SOLAMENTE COLPA TUA!! MI HAI MENTITO!
:no
:SI INVECE
:Sweeney, io credevo…
:TU CREDEVI COSA!?

“Io credevo che tu avessi lasciato Brooke, Sweeney!”
“E io credevo che tu e Dawson vi foste vicendevolmente abbandonati!”
“Ma io ti amo quanto una donna non potrà mai amare un uomo!”
“E io quanto un uomo non potrà mai amare un uomo!”
“Oh, Benj…”
“Parlami d’amore, Loviù”.
…no, d’accordo, le ultime battute sono una mia personale aggiunta, ma ammetterete che ben s’intonano al resto. Il tedio prosegue, con Mrs Lovett che attribuisce alla forza dell’aMMore la sua imperdonabile manchevolezza e pone una mano sulla spalla di Sweeney.
Il signore, dal canto suo, è un tantino maldisposto:
:IO AMO SOLTANTO UNA DONNA, E QUELLA NON SEI TU!
A Sweeney il copione deve averlo scritto Venditti, ma questo poco importa a Nellie Lovett che, scossa dal suo sguardo denso d’odio e assieme di tristezza, pensa bene d’implorare perdono. Il barbiere non vuol concederglielo, s’intende, né ha intenzione di disinserire il caps lock.
Pertanto leva una lama (WUT?) in direzione della Lovett, mancandola (WUT?, e due) e dandole modo di fuggire in direzione del campo.
Amici, giacobini, concittadini. Ci troviamo in Fleet Street, Londra. Dove accidenti sarebbe, il campo? La Lovett possiede una piantagione (di cosa, lo immagino) nascosta nel sottoscala? Ma soprattutto, che ne sa lei di un campo di grano?
Risolviamo il paradosso:
To somewhere that’s safe and sunlit, and serene… oh! And absolutely green.

:è INUTILE CHE SCAPPI NELLIE! IO MI VENDICHERÒ!
Il diabolico maniaco del caps lock di Fleet Street non mente: egli la inseguirà sino a ferirle la gola, a vedere il suo sangue zampillare, finché il suo cuore non smetterà di battere.

Nel prossimo episodio: Sweeney tenta d’insinuare in Anthony il sospetto che Adolfo Pirelli abbia sparato ai suoi genitori. Nel frattempo, Mrs Lovett è gelosa della nuova ragazza di Toby: quale sarà la sua scelta? Il giudice Turpin e il messo Bamford sono divenuti ben più che semplici amici. Ma Johanna ha filmato l’ultimo loro incontro ed è pronta a pubblicarlo sul web…
Restate con noi. Pubblicità!
…no, there’s no place like London.

Thanks basket – Quando tutto è un'opinione

Carissimi pennuti, la vostra civetta preferita, finita in mezzo alla strada grazie a mamma Row, si è presa finalmente di coraggio e ha deciso di esplorare i più nascosti angoli del web, alla ricerca di perle rare degne di essere menzionate. E’ stato così che, svolazzando allegramente nel Tempio ho scovato questo barroco di inestimabile valore, dal toccante titolo di “Thanks basket” [un “to” fra le due parole sarebbe stato gradito, ma le vestali sono note per scrivere in lingue a loro sconosciute, tipo l’italiano], che potete trovare qui:

http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=79116&i=1


Autrice? Tal Ran_Kotobuki, che ci introduce a quel mondo di sangue, sudore, lacrime e bonaggine che è Slam Dunk; e lo fa in un modo che noi tutte ignoriamo: non con una, ma con ben due Mary Sue (non ve lo aspettavate, ammettetelo!).

Prima di iniziare, la nostra vestale ci informa che ha deciso di aggiornare le sue fik e di cimentarsi nell’impresa di scriverne una nuova su un manga sul quale  non ho mai lavorato…Slum Dunk!!!

Che dite, la ringraziamo? Ma anche no, direi…

Bando alle ciance e passiamo al reale motivo per cui siamo qui, ammirare i pettorali torniti di Rukaw… ahem, commentare la ficcie, (o fik, che è anche più fyko).

Le nostre due giovani protagoniste sono di origine italiana e di aspetto vagamente Merisuesco: <b>Una di loro aveva dei capelli neri lunghi fino a sotto le spalle e dei profondi occhi blu. Era vestita con dei semplici jeans, un maglioncino di lana di varie sfumature d’azzurro e delle scarpe da ginnastica. L’altra aveva dei lunghi capelli mossi e biondi, con delle mesh castane [Che sono le mesh? Io ho sempre visto méches sui capelli]; e gli occhi verdi. Notare i segni di interpunzione presi a manciate e buttati a caso. C’è da dire che non sono le solite MS con gli occhi cangianti dai colori più assurdi… un plauso all’autrice per questo.

Ma continuiamo.

Le due si trovano all’aeroporto di Kanagawa [tralasciando che Kanagawa è una prefettura e non una città, ma l’aeroporto internazionale non è il Narita di Tokyo? Dettagli, ovviamente…] in attesa dei loro bagagli. La bionda, senza nome ed abituata agli aeroporti italiani, in cui non puoi distrarti un secondo che ti lasciano praticamente in mutande, comincia a sclerare già ad inizio del primo capitolo. Il motivo: teme che la propria valigia sia andata perduta. E solo perché sono in ritardo di cinque minuti cinque. Purtroppo i bagagli delle due ragazze uscirono per ultimi [e meno male. Ancora poco e stava per scoppiare un marisuesco incidente diplomatico col Giappone] .

Si guardano intorno in cerca di qualche anima pia giapponese che sia venuta a prelevarle ed a portarle a casa. E in mezzo allo stile copione che noi amiamo tanto, dove le due continuano a rimanere senza nome, spunta un certo Nigel Kamura assistente del coach della squadra del vostro futuro istituto.

Vedo due manine alzate là, in fondo all’aula. Avanti, non siate timidi. Come? Perché un giapponese dovrebbe chiamarsi “Nigel”? Perché è feeeeko, no? Altra domanda? Qual è la squadra di basket? Lo copriremo solo vivendo. OK, in realtà io non vorrei proprio scoprirlo, ma è un lavoro sporco e qualcuno deve pur farlo (ho comunque la mia idea in proposito…). Il ragazzo, hem…come posso dire…era pelato! [un oltraggio per una vestale… tant’è che riesce a descriverlo con difficoltà] Aveva dei piccoli occhialini da vista e si agitava molto facilmente, sudando molto.

Ed è così poco vestalicamente attraente che si asciuga in continuazione il sudore con un fazzolettino.

Grazie, Plasil, ma non ho ancora bisogno del catino. Sto cercando di resistere stoicamente.

Le due che si chimano <b>Giulia Mercuri piacere! e Nadia Grimaldi piacere! [papà Piacere! Deve essersi dato molto da fare… ma non poteva guardare la TV, invece?] sono impazienti di fare qualcosa e Nigel propone loro di lasciare le valigie nel loro appartamento e di portarle a vedere l’allenamento della squadra di basket del liceo. Personalmente, dopo un viaggio di dodici ore, non mi scomoderei a vedere un allenamento a meno che non ci fosse Michael Jordan in persona, ma tant’è.

I tre salgono su di un taxi e dopo circa una mezz’oretta arrivarono nel centro di Kanagawa. Aridaje… forse non mi sono spiegata correttamente, poco fa.

*Civetta inforca gli occhiali da maestrina, srotola una mappa del Giappone, che voi potete benissimo vedere qui:

qui


e comincia a puntarla con una bacchetta di metallo*

Il Giappone è suddiviso in regioni, a loro volta suddivise in prefetture, che corrispondono alle nostre province. Questa è la prefettura di Kanagawa:



La freccia in bianco indica il centro di Kanagawa (probabilmente il nulla). Tutto chiaro, adesso? Bene.

Continuiamo.

I tre arrivano nell’appartamento, il numero 707 (Uguale a quello di Nana! NdRan) [ma quanto sono carini i commenti degli autori in mezzo ad una storia! NdCive]. Sto cercando di tenere a freno la Osaki che minaccia di pestare la vestale, se osa ancora nominare una delle due Nana in questa ficcy. Le ho suggerito di rivolgersi a Yasu, che, in teoria fa l’avvocato. Non voglio spargimenti di sangue sul blog.

Ovviamente l’appartamento è superfeekyssimo e, stranamente per noi, l’ha scelto uno dei componenti della squadra. Be’, se la squadra è quella che penso io, c’è una sola persona che avrebbe potuto farlo… cosa? Volete sapere quale squadra e quale persona? Ma per chi mi avete preso? Io non spoilero mai! Vi basti sapere che il suo cognome inizia con “K” e termina con… cough… “ogure”. Ma io non iv ho detto niente, eh.

Spiegatemi solo una cosa: perché una scuola dovrebbe sobbarcarsi le spese dell’affitto di un appartamento a delle studentesse, seppur straniere? Perché quelli giapponesi devono essere discriminati?

Inizio del secondo capitolo, aggiornato dopo ben un anno dal precedente e che vede la scomparsa, per fortuna, del tanto amato stile copione (ma non dei segni di punteggiatura messi alla cieca, quasi si dovesse leggere in braille), ritroviamo le nostre eroine ed il povero pelato che suda come un maiale, intenti, dopo un fugace pranzo consumato a terra (la scuola paga l’affitto ma non l’arredamento, la sua politica amministrativa è degna dei migliori politici italiani *O*), a visitare la loro nuova scuola.

Lo Shohoku [l’avevo capito subito. Sono una veggente! *O*]

E qui continuo a chiedermi: come può una scuola pubblica frequentata per lo più da teppisti permettersi di pagare l’affitto di un appartamento? Mah, sono sempre più perplessa.

Senza contare che Nigel è l’assistente del coach della squadra di basket (cioè di Anzai). Ma il suo ruolo, oltre ad essere il lacché personale delle due MarySue, esattamente, qual è? Come manager c’è già Ayako, che basta ed avanza.

Ovviamente le due Sue non stanno nella pelle e vogliono assolutamente osservare i giocatori. I loro intenti sono più che nobili, come spiega Giulia: “Come Manu? Non hai ancora capito? Pensa a quanti bei giocatori di basket che possiamo ammirare mentre si allenano!”

Certo, perché notoriamente i giocatori giapponesi sono alti e belli, nonché degni rivali di Michael Jordan.

Vabbè che siamo in Slam Dunk, patria dei più fighi giocatori dell’intero universo dei manga, ma, in teoria, loro due mica dovrebbero saperlo!

Avviene l’incontro con i giocatori, ovviamente tutti rigorosamente OOC, sennò che ficcy sarebbe?

Il primo approccio è con Harukina cara, tanto inutile che, anche se risultasse IC, non me ne fregherebbe granché.

Subito dopo, approfittando di una pausa, Un ragazzo alto 1.88 dai capelli rosso fuoco si avvicinava a loro. [tralasciando l’imperfetto, grazie al quale mi immagino Hanamichi che cammina verso di loro e poi adorabilmente le supera, ma quando l’hanno misurato?]

Hanamichi fa il suo ingesso trionfale da grande Tensai del Basket qual è. Un ingresso un po’ inutile, a dire il vero, mera scusa per introdurlo, ma non lo dite in giro.

Ayako, invece, ci fa finalmente capire qual è il ruolo di Nigel in tutta ‘sta farsa: “Ci sono parecchi lavoretti da sbrigare pronti per te!” [Me la immagino mentre mette in mano del poverino secchio, strofinaccio e sturacessi e gli indica i bagni dello spogliatoio maschile. E so che ne sarebbe capace, per questo la adoro *O*]

Infine c’è la presentazione degli altri personaggi [ma non potevamo evitarcela?]

Miyagi, che afferma di frequentare il terzo anno. Poi il Goril… ahem, Akagi, Kogure, e Mitsui. Quest’ultimo è talmente OOC da litigare immediatamente con una delle due (non chiedetemi quale, ormai per me sono intercambiabili). Ma ce lo vedete Mitchi a dire ad una ragazza, per quanto possa essere Sue: “No è che…stavo notando il fatto che non sei molto alta, sarai stata una mezza sega come guardia.”? Soprattutto contando che ha Miyagi in squadra. Io, no. E, se anche fosse, Akagi gli avrebbe rifilato un cazzottone così potente che la prossima volta ci avrebbe ripensato due volte, prima di aprir bocca.

Che poi, tutto nasce da un errore colossale. La vestale è pienamente convinta che Hisashi sia una guardia.

Nein!

Chiunque abbia letto il manga lo sa, Mitsui, è una seconda guardia; se volete lo chiamiamo Shooting Guard, lo abbreviamo in SG che è anche più feeeeko, ma la solfa non cambia; la guardia o Point Guard o Playmaker (PG o PM… bello dissertare di basket *_*) è cosa ben diversa.

Che poi sia stato nominato MVP (per i nuovi: Most Valuable Player) non ricordiamoglielo, sennò si monta la testa.

Infine, ammiriamo l’unico giocatore ancora non apparso, abbastanza IC da sbattersene di tutte e due le straniere, ma non tanto da fare immediatamente breccia nel cuore di una delle due (quale, nin zo). Di chi sto parlando?

Ma del mio adorato Kaede Rukawa! Che, per inciso, nella ficcy frequenta il secondo anno.

*Civetta si asciuga un rivolo di bava all’angolo della bocca*

ALT! FERMI TUTTI!

Mi sovviene un dubbio atroce. Ma, se alla fine del manga Rukawa (e, di conseguenza Sakuragi) sono al primo anno, Miyagi è al secondo e Mitsui, Akagi e Kogure sono al terzo,  cazzarola ci fanno questi ultimi tre nella ficcyna?

Capisco Mitchi, che a scuola non era proprio un genio, e che magari è stato bocciato (ho delle riserve sul farlo stare in squadra, comunque), ma il Gorilla e Quattrocchi? Mi rendo conto che, visto il lavoro che la vestale ha fatto con Nigel l’assistente (de che?), sarebbe meglio evitare, ma inventare qualche altro personaggio in sostituzione dei tre?

Come? Poi come farebbe una delle due Merisù a farsi Mitsui? Ottima domanda, non ci avevo pensato…

Comunque, dopo un invito di Hanamichi per bere qualcosa insieme andato a buca, ed una delle due che rimane folgorata dal gioco di Mitsui (non è una novità), termina il secondo capitolo.

Al prossimo anno per il prosieguo.

Sapete com’è, ormai delle Sue non posso fare a meno.

 

 

Tutti al mare

Miei stimatissimi montagnardi, inverno declina e, almeno dalle mie parti, un sole più carezzevole e la brezza primaverile già addolciscono le giornate. Le nevi si sciolgono, i fiori sbocciano, le ghigliottine si ricoprono d’edera, le Mary Sue entrano in calore e tutto il resto.
Se anche voi vi sentite rinfrancati dal cambiamento di clima, che ne dite di salire tutti sul nostro bus privato (quello con “La révolution est la guerre de la liberté contre ses ennemis” dipinto a lettere argentee sulla fiancata) e andare a fare una bella gita… che so, al mare?
Conduce ♠ † Gita Al Mare † ♠ di Nemia:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=203240&i=1-
Coordinate spaziali: ci troviamo all’interno del fandom dell’agenda ammazzakattivi meglio nota, in un Engrish approssimativo, come Death Note.
Esordisce Mello, biondino puffettoloso che si dice incredulo: possibile che l’intera Wammy’s House si trovi su un pullman diretto in spiaggia (ma che spiaggia, poi)?
Er… no.
Matt gioca al Gameboy per ore filate; Mello si domanda d’improvviso dove sia Near, per poi rendersi conto che gli è seduto di fronte (s’è fatto orbo) ed è intento a comporre e disfare puzzle con la rapidità di un marine che smonta e rimonta il fucile (“Questo è il mio puzzle; ce ne sono tanti come lui, ma questo è il m…” *cough*).
Ma il nerd maliziosamente ridacchia; Mello lo mena, in barba alla quiete e al povero Roger che si sarà senz’altro raccomandato di non strillare e di non lasciare chewing-gum appiccicate sotto i sedili.
_ Stronzo! _ sibilò sottovoce, fulminandolo con lo sguardo.
Prima di partire, i nostri devono aver fatto un salto in osteria. Oppure in un autogrill estremamente malfamato.
Mello, quasi fosse stato sorpreso a commettere un crimine, di qui in poi è inquieto e in profonda crisi ormonale.
_ Matt, ce l’hai un fottutissimo cd da ascoltare?! _
Amico cioccolatomane, fossi in Roger mi munirei di acqua e sapone per dare una vigorosa strigliata alla tua cavità orale. Hai trascorso il weekend con tre scaricatori di porto nerboruti?
Matt ha con sé un lettore mp3 con sopra le canzoni dei Nirvana. Mello glielo sottrae, nella vana speranza di sedarsi.
Il pulmino, dopo un tempo che al biondo appare infinito, si ferma; le portiere si spalancano (per un momento avrei sperato che no). Mello salta fuori, trascinandosi dietro con veemenza il povero e inerme Matt.
Roger è – a ragione – piuttosto preoccupato.
L’azione viene paradossalmente e immediatamente proiettata nell’albergo:
Ma sembrava avere solo stanze..
WUT? Nevermind, dal momento che ignoriamo che albergo sia e dove si trovi, propongo d’ora in poi di designarlo come ‘Overlook Hotel’.
Mello si domanda se l’Overlook abbia cucine (non ho idea del perché, forse cerca qualcuno con lo shining). A conti fatti non ve ne sono, si cena in un ristorante distinto.
Boh.
Roger espone un discorso sul perché i pargoli si trovino presso l’Overlook… che a noi non è dato ascoltare, perché a Mello non interessa. A me interessa molto, invece, specie alla luce dell’inspiegabilità della cosa.
Tuttavia Mello ha altre priorità, tipo il guardare Near e arrossire. Cose indispensabili ai fini della trama.
La stanza assegnatagli ha l’aspetto di una suite dell’Hilton, peccato abbia un solo letto, e matrimoniale.
Niente panico, amici ghigliottinari. Possiamo sempre sperare che dorma con una tavoletta di cioccolato a grandezza umana.
O forse no.
_ TU?!!? _ gridò stupefatto.

Near si arrotolò una ciocca di capelli attorno all’indice, stordito.
…ecco, no.
Suvvia, aveva giudicato Roger un po’ rimbambito dall’età, ma.. arrivare a mettere LUI in camera con NEAR era pura follia!!
Con tutto il rispetto che provo per il povero Roger, temo di dover sottoscrivere in pieno.
O meglio, potrei capire se su due letti separati, ma un letto matrimoniale, magari a forma di cuore, denota un certo sadismo. Cattivo, Roger.
Mello dà in ovvie escandescenze, mentre le guance di Near si tingono di rosa bubblegum.
Quanto a me, ho la nausea.
Matt ridacchia (spero stavolta non si becchi un manrovescio in pieno volto), Mello strilla, e in tutta risposta il nerd gli alita in faccia.
Il mio disgusto cresce, ma c’è da dire che non riesco a comprendere le ragioni del gesto.
_ Ma si può sapere quando hai fumato che fino a poco fa eravamo sul pulmino? _
Se parliamo dei tempi della Wammy’s, possibile che Matt fumi come un ottomano, e soprattutto che ciò gli venga permesso?
La Wammy’s House è divenuta un centro sociale.
Matt frugò nelle tasche, recuperando un pacchetto di Lucky Strike.
_ Ma sei rincoglionito?! C’è Near qui accanto! Potrebbe riferirlo a Roger _
Ma sì, ma suvvia, una bella canna e poi tutti di corsa al Transpub, che è serata di cabaret e lap dancing con L e Raito ignudi che dimenano il posteriore.
Roger è ormai il pusher ufficiale della Casa. Il vecchio cannaiolo de noantri, insomma.
Matt è infastidito: lui vuol fumare, che diamine. Raccomanda inoltre a Mello di non seccare Near, ma Mello vuol solo batterlo (quelle ambiguité), null’altro.
_ Vedi di non fottertelo, più che altro _
ROGER! Niente osteria per una settimana per questi soggetti. E niente più canne.
Mello arrossisce (ancora? Devo ricorrere al conteggio parole?), subito dopo esclama di non esser gay. Uh. Er. Matt dice di non aver mai pensato di “dargli del gay" (OMGWUT?). No, perché lo considera più come una ragazza.
Devo chiedervi di tenermi per il mantello, o presto questo sbarbatello si ritroverà coi più begli occhi pesti della sua vita.
Fortuna che ci pensa Mello, che subito s’avventa su Matt e inizia a strillare, palesemente sull’orlo dell’isterismo.
Il rosso stupisce.
RISPONDI CAZZO!
Mello, se ti mostri in sindrome premestruale è naturale che la gente si faccia idee strane, sai. Matt è poco convinto.
_ Hai detto che me lo fai vedere, no? _ insistette l’altro.
Tenermi per il mantello temo non basti, meglio che proviate a fermare il sortilegio che ho appena intessuto ai suoi danni. Mello si fa color porpora (l’unica cosa che i personaggi di questa funsfycscions sappiano fare, in effetti), e ciò diverte il rossino.
Quando si arriverà al ‘rossetto’ fatemi sapere, fremo dal desiderio di vedere Matt marcato Maybelline New York.
Il simpatico alterco prosegue, la nostra pazienza si logora, Mello promette di farsi vedere in costume da bagno.
UARGH, posso dirlo?
E Matt sembrava.. arrapato da lui.
Tutto ciò mi ricorda l’accoppiamento delle coccinelle d’un famigerato spot, ora fortunatamente mutato.
Mi auguro Ozzy si sollevi dal torpore e smetta di scrivere lettere d’amore a una catina secsi, il peggio ha ancora da venire.
Ecco, Mello bello s’introduce nel gabinetto della suite e…
_ E’ microscopico! Rischiamo di finire nel cesso mentre facciamo la doccia! _
Ozzy, QUA!
Desidero sapere di qualcuno che sia precipitato dalla doccia al water, ad ogni modo. Quanto alla prima esclamazione, preferisco ignorarla.
Mello intende andare a recriminare da Roger (il poveretto sembra la causa di ogni male terreno e ultraterreno). Near lo trattiene saggiamente.
Mello piagnucola, lacrima (L gli ha insegnato bene il mestiere), si domanda se si trovino lì per fare ricerche (azzarderei perché Roger ha fumato un po’ troppo) su flora e fauna (e Serenella) locali, manco avessero sei anni e frequentassero una scuola statale. Sente poi il bisogno di masticar cioccolata. Peccato le sue barrette non le abbia lui bensì…
…orsù, lo sapete. Matt.
La cioccolata, la sua cioccolata.. ce l’aveva quel fumatore allupato!!
*Yawn* che emozione.
Near con un sorrisetto fa insinuazioni riguardo alla dipendenza di Mello dal dolce. Mello, in risposta, gli prende a calci il puzzle (come Lucy con Schroeder).
La faccenda si fa veri angsti, fortuna che compare Roger il quale, naturalmente, è costretto a fornire spiegazioni sull’assegnazione dei posti a dormire dei due.
Voleva farli trombare socializzare, a quanto pare. Roger, l’ineccepibile pedagogista del nuovo millennio.
Ma non badiamogli, l’escursione è alle porte e Mello deve metter su un bel costume nero. Per questa ragione si reca in bagno, e tutto filerebbe liscio se non fosse che a metà dell’operazione Near gli cade addosso dalla tendina della doccia.
Cos’è, una statua di cera? La doccia non ha uno straccio d’antiscivolo?
Near pensa bene di menare una ginocchiata sui gioielli di famiglia di Mello, che ulula e si copre con le mani la parte lesa, senza curarsi di avere ancora l’altro spalmato sopra.
E finendo per toccargli il sedere.
Desidero che NON mi chiediate cosa vi sia di eccitante in tutto ciò. Certo non è roba che leggerei prima di andare a dormire.
Mello scaraventa Near nel cubicolo doccia, per poi fuggire da quel dannato buco chiamato erroneamente con l’epiteto “bagno”.
L’epiteto, come in Omero. Il bagno è quello della famigerata stanza 237.
Vieni a giocare con noi, Mello.
Per sempre.
Per sempre.
Mello si rende conto d’essersi eccitato, e la cosa sconvolge lui e noi con lui.
Anche quel COSO poteva sbagliarsi no?
Il suo membro è dotato di facoltà intellettuali. Chissà se gli parla come una Whirlpool, “salve, sono il tuo arnese; scegli un programma…” Lo sconvolgimento del lettore cede il passo all’angoscia.
Il poveretto dalla verga intelligente è alla disperata ricerca di qualcosa da indossare sopra il costume. Opta infine per un allegro paio di pantaloni al cui riguardo Matt si pronunciò così:
“Ti fanno proprio un bel culetto, sai?”
Io e te tre metri sopra l’osteria.
Mello sbircia Near in costume e lo trova un gran porco gracile. Non che alla Wammy’s si siano viste molte creature paffute (L in primis). Indi ascolta ‘Rape me’ dei Nirvana… e pensa a Matt.
Ma che cacchio di canzone era andato a sentire?!
Una buona domanda.
Rape me..
..
“stuprami”?

Bravo Mello, ti sei risparmiato l’edizione completa di English I can. The brain is on the table, ad ogni modo, ricorda.
Mello non sa bene perché pensi a Matt, che certo non è un potenziale stupratore (Mello, leggi Transpub e poi se ne riparla). Forse per via del teatrino precedente?
Parli del nerd, spunta il crine porporino: Matt il Rosso (sa tanto di guerriero goto) si palesa all’orizzonte.
_ Ascolto la tua musica di merda _

Matt lo guardò sollevando le sopracciglia, sorpreso. _ Cazzo, sono i Nirvana! _
Cazzo, e farei pure bene a rivedere il mio vocabolario, minchia, cazzo, merda!
L’uomo dall’esprit de finesse senza pari fissa lo sguardo sul sedere di Mello il Biondo Efebo. Questi fantastica su una casetta da fiaba dei Grimm, circondata da un lago di cioccolata.
E lui lì nel laghetto a nuotare e leccare quel liquido delizioso..
Sono io che vedo doppi e tripli sensi ovunque, o qui stiamo un po’ a fare gli allusivi?
I nostri vanno infine presso il pullman, Mello ascolta i My Chemical Romance (anacronisticamente) e domanda a Roger della cioccolata. L’uomo è stupito da quanto in fretta il fanciullo abbia consumato le sue scorte.
“No, ce l’ha tutta Matt, ma siccome penso mi stupri a vista preferisco non prenderla”.
BLEURGH! Ozzy!
Fortuna che almeno questo exploit se lo risparmia, preferisce dire a Roger di non averla seco.
A Mello sembra d’intravedere L in spiaggia (no, L, salvati almeno tu! ;_;) e Roger è al rimorchio: parla con una donna con una maglietta rossa indosso.
Dio, un’animatrice no!
Per tutte le zollette di zucchero del pianeta, QUOTO.
L’amica di Roger (spero non del volgo) si chiama Martina. D’accordo, non ci è dato di sapere dove questi poveri infelici si trovino, ma essendo la Wammy’s House in Inghilterra dubito che possano essere in gita sulla riviera adriatica.
Dubito direttamente che possano essere in gita, in verità, ma tacerò.
L’isola d’Elba..
Giunge come un colpo apoplettico la rivelazione spaziale (dell’Apocalisse): siamo sull’isola d’Elba.
O sono tutti in esilio (e visto quanto sono degenerati, in tal caso Roger avrebbe il mio rispetto), o l’erba pipa è cresciuta in piantagioni nel cortile della Wammy’s House. Il pullman è divenuto un mezzo di trasporto dai connotati fantascientifici, paragonabile alla metropolitana.
L’animatrice propone un bel gioco: i ragazzini dovranno raccogliere ogni genere d’oggetto, sassi, conchiglie, rami, unghie di Roger, pedalò, siringhe usate, sangue del buonsenso e pesci uccisi dall’Out of Character per realizzare un museo del mare in miniatura.
Signo’, sono piccoli geni e lei me li tratta come seienni?
A Mello tocca, poveretto, di stare in coppia con Near, e malgrado le contingenze ne vien fuori un bel lavoro (te credo, in coppia con Near… avrà eretto una Tour Eiffel di tappi di bottiglia usati). L’animatrice è ammirata, tanto che ce ne becchiamo persino una descrizione fisica:
Aveva i capelli riccioluti sul rossiccio, raccolti con un’enorme pinza nera a forma di farfalla. Gli occhi erano grandi e castani, il viso gioviale.
Come commentare? Affidiamoci alle parole della stessa:
Wuao..!
Il premio è in cioccolata, il che rallegra il povero Mello che è prossimo alla crisi d’astinenza. A vincere sono Mello e Near, e il bionderello è ben felice di consumare una tavoletta prima che Roger dia a tutti la licenza di gettarsi in acqua.
Anche lui si tuffa, naturale.
Mello lo guardò sorpreso ma non fece in tempo a toccare il fondale con i piedi e rimettersi in piedi che Matt aveva già premuto le labbra sulle sue e lo aveva spinto sott’acqua.
Ritiro il premio ‘Marpione dell’anno’ a Raito e lo concedo a Matt, neo-piovra della laguna. Il povero Mello sta annegando e te credo, Matt magari ha le bombole d’ossigeno sulle spalle, ma 45 minuti sott’acqua senza un minimo di respirazione preliminare possono essere pericolosi.
Il capitolo che segue abbraccia lo stile aya, con mio sommo gaudio et tripudio. I due, per fortuna, vengon fuori dall’acqua e continuano a incrociar labbra e lingue come due moschettieri.
Mello rabbrividì. Per il freddo, ma anche per lo sguardo che aveva l’amico.

Malizioso.
Quasi lacrimo. Di donna, beninteso.
Le effusioni proseguono, e le dita del marpione s’intrufolano nel costume del povero Mello.
Mello sentì il fiato mancare. Vicino a venire .
Lasciatelo dire, Mello, ti ci vuol veramente poco. Ma dimenticavo il setting, nel ficcyworld ogni cosa è perfetta, turgida e soprattutto istantanea.
Finalmente il biondo efebico si divincola e guizza via che manco un’anguilla. Matt, per nostra sciagura, lo riacchiappa.
Le sue dita sul sedere.
Inizio ad annoiarmi, le coreografie non cambiano mai. Mello scappa di nuovo, stavolta se ne corre su per le scale dell’albergo, dove fa un incontro da non credersi con un moro del mistero.
_ L?! _ esclamò Mello dimentico del fatto che fino a qualche minuto prima era stato a rischio stupro.
Per l’ennesima volta, lo ripeto: era reaper. Non raper. English I can, o Magic English in alternativa. I personaggi di Death Note NON sono ossessionati dall’idea di stuprare qualche collega.
Mello è molto angosciato dal pensiero che questa versione vacanziera di L abbia assistito allo spettacolo (mi sembra difficile, anche se continuo a sperare siano tutti su Scherzi a Sparta, e prima o poi Leonida faccia la sua comparsa strillando “QUESTA-E’-UNA CANDID CAMERAAAAAAAAH!”). Il buon vecchio emo Elle, che io mi figuro con indosso un paio di bermuda multicolori decorati a ibiscus e con aspetto simile a Hercule Poirot al mare, gli offre dapprima un lecca lecca (stolti, non quello), poi lo manda a comprar una cioccolata al piano di sotto.
Mello ubbidisce, e sorbisce tranquillo della cioccolata aromatizzata.
Cacchio, era deliziosa..
Matt ricompare all’improvviso, Mello è così. Sempre con perfetta noncuranza e nessuna inibizione, il nerd gli impone un bacio al sapor di cioccolato.
Non era il bacio di uno stupratore impazzito quello.
Ne sono convinta.

Il ventre di Matt pulsa, e la cosa mi preoccupa. Mello si domanda perché non abbia la forza di scansarlo, la noia del lettore degenera in spleen e il coltello da torta al mio fianco luccica invitante (cit.).
Matt, dal canto suo, ha uno sguardo secsi.
Too sexy for his shirt.
Segue contorsionismo:
Matt insinuò una gamba tra le sue e Mello non fece resistenza. Matt lo baciò di nuovo e Mello non fece resistenza. Matt aprì gli occhi per guardarlo e allontanò la bocca dalla sua.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Okay ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da dormire. Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare, e nel finale due volte i saluti! Fatelo bene! Gioca jouer!
Di botto, Mello si ritrova, alle 11 di sera, nel letto che condivide con Near, con indosso un pigiama che non si ricorda d’aver indossato.
Near, il puccycoso della situazione, lo stringe a sé. Aspettate a dire “che tenero orsetto del cuore, ne vorrei uno a casa mia”: ecco che, nel sonno, le dita di Near prendono maggicamente a muoversi da sé…
Boccheggiò mentre si insinuavano nei pantaloni.
Una forma di sonnambulismo altresì desueta.
Si sa che i sonnambuli non vanno svegliati, e con l’esile pretesto Mello esita ad allontanare il tentacolo del bimbo peloso.
Ozzy è al suolo privo di sensi.
Sfilò con imbarazzo la mano del ragazzo dai propri boxer, arrossendo vistosamente.
Mello è un po’ il “tuttimivogliono” della situazione, a quanto pare. Le lotte per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti…
Near inizia a ballare la danza del ventre su Mello. Sempre nel sonno.
Stava.. stava facendo un sogno erotico su di lui?!
Non è che facendone si debba per forza gridare a gran voce o darsi al latinoamericano, eh. Peccato che lo strusciarsi dell’orsetto sortisca un qualche effetto nei profondi recessi del nostro povero amico (davvero gli ci vuol poco):
Stava eccitando anche lui!
Ma ecco che Near grida un gemito, lasciando Mello ai suoi patemi esistenzialistici, alle sue fisime e ai suoi profondi interrogativi riguardo all’aMMore, che si concludono con le braccia del biondo efebico che si avvolgono intorno al collo dell’orsetto peloso.
Io ho paura d’aver preso un’insolazione, ma dopo un paio di decapitazioni starò meglio. Vi saluto e vi esorto ad attendere con ansia il prosieguo dell’escursione che-tutti-voi-avete-sempre-sognato-agitando-le-anche-nel-sonno.

Sette minuti in ambulatorio

Dopo aver portato al Maestro la canonica cassetta di arance (non senza prima avergli tersa la fronte tumefatta con un fazzolettino di pizzo) credevo che nulla avrebbe più potuto condurmi in sala rianimazione.
Evidentemente sbagliavo. Evidentemente la metropolitana mi aveva allontanato troppo dalle venuste pietre del tempio.
Per fortuna che c’è .::Seven Minutes in Heaven::., di Chibi_Cute:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=180674-
Fandom, Agendone Killerone… Death Note, pardon.
Pensa l’autrice ad avvertirci che in questa sua prima ficcy ad ogni capitolo si cambia pairing, quindi se non trovate subito la vostra coppia preferita non smettete di leggere, per carità.
Io continuerò a leggere finché non avrò trovato una Matsuda/petto di pollo. Staremo a vedere…
Ne vedremo di tutti i colori (e per tutti i gusti): pairing yaoi, pairing “normali” (het, suppongo), pairing tra pg di Death Note, pairing tra pg originali, e a questo punto aggiungerei tra Pippo e Topolino, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto e scemo e più scemo.
Per (nostra, s’intende) fortuna la ficcy sarà leggera, ragion per cui i personaggi non si scambieranno altro che casti baci, con gran rammarico dell’autrice.
Commenterei la scelta, ma sono troppo impegnata ad accendere un cero in forma fallica al GoS e a piangere di gioia sulla spalla di Ozzy per far altro. Sapere in anteprima che qualcuno finirà (in buona compagnia, suppongo) chiuso nello sgabuzzino, tuttavia, mi fa presagire il peggio.
Il primo, epocale chappy si chiama ::..Green Mint..::, con tanto di punteggiatura random a profusione.
-Rai-chan,ma quando arrivano??? Dovrebbero essere già qui!-
-Lo so Crim,ma vedi che traffico c’è?-

…Fermate il tram!
Chi sono costoro (presto s’aggiungerà una Ally), dove vivono, quanti anni hanno, cosa fanno nella vita, che genere di rilevanza hanno per la storia?
Magari chiedo troppo. In fondo, era ora che la logica narrativa si prendesse la sospirata vacanza alle Hawaii.
So solo che le auguro di scottarsi.
Pe’ farla corta, pe’ farla breve, abbiamo un gruppo di ragazze di età imprecisata che si sparpaglia per il salone di questa Rai-chan. E’ evidentemente il suo compleanno: le fanno gli auguri, le porgono i regali e tutto il resto.
Il che è di un interesse estremo per il lettore.
Gli ospiti si siedono in circolo attorno alla festeggiata (ho sempre trovato che questa usanza avesse un che di tribale), la quale impone loro di presentarsi. Scatta in piedi una pimpante ragazza che s’avvinghia ad un convitato e lo denuncia come suo fidanzato, parlando, ahimé, in terza persona e chiamando se stessa Misa e il suo uomo Raito.
Prego non urlare.
Raito sfodera un sorriso che fa venire i brividi alle astanti (quello sguardo da pazzo assassino l’ho sempre trovato un po’ inquietante anch’io), poi si scosta, con gesto molto secsi, una ciocca dal volto, finendo col presentare il ragazzo al suo fianco: Ryuuzaki.
Questi dice “hm” (piuttosto IC, lo riconosco).
Questo bel ragazzo (il più bel ragazzo di tutto il mondo *çççççççççççççç* Eru-kun 4ever!!! NdA) si limita a fare un cenno con la testa e a portarsi un pollice alla bocca (qualcuno mi trattenga o gli salto addosso…NdA) [mi offro io].
Cos’è, è nato suo figlio?
Credete sia finita qua? Stolti.
-Io invece sono Matt, e lui è Mello-
Tipo coppia di fatto.
Mello, dal canto suo, addenta una tavoletta di cioccolata e saluta senza entusiasmo alcuno.
Lo comprendo e compatisco.
Crimson e Ally, queste sconosciute, pensano bene di dar via al gioco della serata, vale a dire Seven minutes in Heaven.
Evidentemente il gioco della bottiglia è in ribasso.
Quella esagitata di Misa dichiara di conoscere cotesto giuoco e tenta di illustrarlo ai convitati:
-Allora…. ci sono sette minuti in cui bisogna pregare per andare in paradiso, e se non ci si pente, si muore all’istante per mano di Kira!!!-
Divertente quanto una freddura inglese raccontata da un fenicottero con l’alzheimer.
Macchè, il gioco in realtà consiste in ciò: ci sono due cestini (di vimini?), l’uno contenente delle immagini, l’altro contenente dei colori. Eh? Ah, son tesserini disegnati. Devo supporre che la distribuzione delle tessere (di partito) sia già avvenuta, perché a ciascuno degli invitati toccherà scoprire la propria e chiudersi nel ripostiglio con la persona con la quale avrà formato una coppia (e come dovrebbe stabilirsi, l’associazione immagine/colore?).
Attenzione, amici che ci seguite, non rifatelo a casa. Specie se il ripostiglio è pieno di scope e vasetti di conserve di alghe del giurassico.
Ally pesca il disegno di una foglia, e siccome la foglia è verde le tocca l’invitato col tesserino verde. Bella! Bella minchiata. Chi l’avrà mai il verde?
*Rullo di tamburi*.
Chi sarà mai il fortunato destinato a venir sacrificato sull’altare della patria per compiacere l’esile personaggino di turno?
…Matt!
Poteva andar peggio, lo confesso.
Il nerd tenta invano di non far notare il rossore che si stava lentamente espandendo sulle sue guance.
Temo per lui. Chissà se ha già avuto il morbillo.
-Oddea Rai….mi raccomando non violentarlo, ricordati che poi ci dobbiamo entrare noi là dentro..-
La finezza è di casa, vedo.
Abbiam poco da temere, pare che i due non possano fare “nulla di bello”.
Nulla di bello… tipo? Manette e pelle di leopardo?
Qualcuno chiude i due nello sgabuzzino e inizia a contare (le ore che ci separano dall’Apocalisse, immagino).
La ragazza sente i capelli di Matt sfiorarle la guancia. Ora, o i capelli di Matt sono creature senzienti, semoventi e dotate d’una volontà propria, oppure sono lunghi quanto quelli del GoS; altrimenti, lo sgabuzzino misura quattro centimetri quadri.
Matt si scusa (di non aver ammaestrato bene i capelli, di cosa?), ma cotanta cortesia nasconde, naturalmente, degli intenti marpioni: ecco che la bacia sul collo (alla Nosferatu). Poi confessa che Rai gli piace.
No, ma sul serio?
Dopo un’approfondita conoscenza di trenta secondi ha stabilito che costei – donna d’aspetto e personalità ignote – è capace di risvegliare l’animale sopito in lui?
Matt, meno canne, per cortesia.
Lei balbetta, lui la interrompe con un bacio improvviso ma passionale, ponendole le mani sui fianchi. Rai-chan vorrebbe dir qualcosa, ma tra balbettamenti, bamboleggiamenti e colpetti di tosse (e slinguazzate varie) sembra aver qualche difficoltà.
Rai, non riuscendo ad esprimersi a parole dato il certo imbarazzo che provava (………=çççççççççççç= NdA)[O.o ...maccheccos...] andò a baciare nuovamente il ragazzo, lasciandolo alquanto sorpreso
Dopo di ciò, Rai dichiara di ricambiarlo. Volete applaudire?
L’allippamento continua, e capitano cose mai viste:
Matt spostò le sue labbra sul collo di Rai[...]fino a che non si fermò in un punto, iniziando a baciarlo, finchè al posto del suo bacio non comparì un segno rosso.
Costui è il conte Draaaaaaculaaaaaaah, minchia!
I due continuano a smacellarsi fino a che non suggellano il loro amore con un ultimo, intenso bacio. D’accordo i colpi di fulmine, ma gradirei sapere come ci si possa innamorare perdutamente di qualcuno standoci chiuso assieme in uno sgabuzzino (odoroso di muschio, con tutta probabilità, e di pomodori essiccati) per sette minuti.
Misteri degni de Il Grande Fratello.
TOCTOCTOC!!!
Bussano alla porta a quest’ora del mattino; chi sarà mai? Andiamo a vedere…

Questo per fare una dotta citazione. I sette minuti sono terminati, e la nostra pazienza con loro; Rai sfila gli occhialini a Matt e li indossa. Sì, così, random. Prima d’uscire, però, sente un vento caldo sul collo.

E’ scirocco, oppure Matt ha mangiato ‘nduja e cipolle fritte?
Con una voce tremendamente sexy quest’uomo dall’alito micidiale le confessa d’aver trascorso sette minuti in paradiso.
Non provateci col vostro partner, amici da casa, gli esiti potrebbero essere differenti.
La ragazza, con un sorriso malizioso, promette nuove delizie al neomarpione Matt. Non so se a pagamento o meno.
Fuori i due, tale Ally chiama tale Crim(son) a pescare il prossimo tesserino. Quest’ultima ne pesca uno e lo gira (ma perché non guardarlo appena pescato, e soprattutto cosa previene dal comprendere di che tesserino si tratti semplicemente dando un’occhiata all’interno del cestino?).
-Mi è uscito…………………..
Ancora una volta, suspense accentuata da una tribù di puntini di sospensione sfollati (se volete offrire denaro per questa povera punteggiatura colpita dalle alluvioni, mandate un sms).
..::FiNe CaPiToLo 1 ::..
Ci Fa PiAcErE, mOlTo PiAcErE, nE tErReMo CoNtO.
Prima d’attaccare col capitolo secondo, sono rimasta colpita da quest’affermazione:
Si, in effetti la storia è difficile da articolare
No, ma sul serio…?
Il secondo chappy s’intitola ..::Yellow Sun::.. – il che, sì, lascia bene ad intendere che Crimson ha pescato il disegno d’un sole e le toccherà il personaggio che detiene il colore giallo.
Sto tremando.
Ho la fronte imperlata di sudore.
Scoloro.
Mello si alzò
…NNOOOOOOOOOOOOOH!
*Si ricompone*. Orbene. La porta dello sgabuzzino dell’aMMore non fa nemmeno in tempo a chiudersi che Mello sbatte Crimson contro il muro (credo, gridando “SNAP ON IT, WOMAN!”).
Siffatta veemenza non può che preludere a una scena deliziosamente pornosoft: Mello s’impossessa dolcemente (splendido splendente, con un tocco di liquore) delle labbra di Crimson, le morde, le lecca, le affitta a una famiglia di turisti per l’estate e ci pattina sul ghiaccio.
Le ultime due no, d’accordo, però sarebbe potuto accadere.
Alla ragazza serve un poco di tempo per riprendersi dallo shock.
Anche a me, per lustrare assieme ad Ozzy l’ultimo catino rimastomi.
Crim cercava di reimpossessarsi sia del suo orecchio che del suo fiato, e in quel fare Mello prese al volo l’occasione, mordendo più forte l’orecchio della ragazza
Io non capisco bene se si tratti di effusioni oppure di un torneo di lotta libera. Tanto più che la pulzella grida vendetta e prende, con le dita, a torturare il di lui petto.
Spiegatemi voi come, le forze mi abbandonano.
Altre banalità: è una sfida, sì, no, te la sei cercata, no, sì, SBADABAM e tutti contro il muro (giù per terra?). Crimson ha addirittura l’ardire di darsi all’esplorazione della schiena di Mello, in barba alla maglietta inamidata in similpelle che costui indossa (già la sento fare SQUEEEAK SQUEEEAK).
É il festival delle onomatopee, a quanto pare: la porta fa SBAM!!!!!!, i due prendono un colpo e sulla soglia si palesa Misa.
Una volta tanto devo dire che la apprezzo.
(è colpa sua!!!Uccidetela!NdA)(Ma se sei stata tu a farmi aprire la porta???NdMisa)(Infatti!Tu l’hai aperta!Crimson, odia Misa, non me ”’^-^ NdA)
Inserzioni adorabili, per quanto incomprensibili.
Misa si pente d’aver disturbato l’intimità dei due: strilla, invoca l’aiuto di Raito (non so se in quanto Raito o in quanto Kira-divinità) ; gli astanti ridono come matti, Rai e Matt inclusi, al risveglio della belva/Mello dal suo “sonno profondo del ripostiglio”.
Non ho idea di cosa significhi, ma figurarmi Mello che ruggisce (“Rawr I’m a Mello”) muovendosi come Beyoncé non è confortante.
Adesso tocca ad Ally pescare la carta; esito, per il momento, ignoto. Cosa succederà? Che combineranno i convitati, mentre nello sgabuzzino avviene l’indicibile?
Vogliamo saperlo?
No.
Vi saluto, corro a chiudermi nello sgabuzzino col mio coltello da torta più affilato. Chissà che non nasca l’aMMore.

Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

Mozzateste adorati, ve ne prego: abbandonate la ghigliottina sulla quale all’istante presente siete chini, e pazienza se il condannato scalcia e strepita; avete di meglio da fare, e lo sapete.
Non alludo al sudoku bensì alla parte seconda delle maggiche ed intusiasmanti avventure del Maestro: sta per aver luogo il ritorno agli abissi di nera disperazione dei sotterranei dell’Opéra Garnier, ove la seta sbrilluccica, sì, ma soltanto se è firmata Armani.
Se state domandandovi dove si trovi il nostro freak preferito, sappiate che ho il mio bel daffare a tenerlo lontano dalle armi bianche presenti in casa e no, non appartengono ad un licantropo i disperati ululati che state sentendo.
Avevamo lasciato la nostra piccola Sarah Esposito (nome da me affibbiatole per sopperire alla mancanza di un cognome, di una famiglia, di un background, un qualcosa, boh) a casa sua (vale a dire, er… in albergo), estatica in seguito all’incontro con un tale che vagheggiava d’esser Erik, fantasma dell’Opera redivivo (e chiunque affermi il contrario è un vile millantatore).
Ed in questo labirinth dove la notte è cieca, come da titolo random “massì-citiamo-pure-una-frase-del-brano-a-caso-dai-chissenefrega” di chappy, trascorre una settimana prima che la piccina possa rivedere il fantasma, una settimana che sembra non aver mai fine.
So che state augurandovi che il Tempo si dilati ma no, questo non accadrà.
La settimana è trascorsa in astinenza perché all’Opera stanno facendo dei lavori, niente di serio fortunatamente. Lavori. Sì. Certo. Stanno lavorando per noi (leggasi: ricoprendo di punte acuminate il pavimento sottostante la botola sul palco, in modo da assicurare alla pulzella una futura morbida caduta).
S’avvicina Natale e Sarah, per aver l’opportunità di sgattaiolar via, racconta alla mamma d’aver fatto amicizia con una ragazza irlandese e di aver intenzione di andarla a trovare (evidentemente frequenta una scuola specifica per transfughi anglosassoni). Dunque si veste e si reca presso l’Opéra, dove vede i leggeri residui dei lavori appena terminati.
Non solo costoro iniziano a far del restauro in stagione teatrale, ma abbandonano pure intonaco e calcinacci in giro. Immagino le espressioni di sconforto dei poveri abbonati. Tuttavia, sorge un problema: la sala rappresentazioni è chiusa.
Mio GoS!
Che fare, dunque, se non tentare di raggiungere i sotterranei passando attraverso il camerino di Christine? Ma la nostra non conosce la strada né, aggiungerei, può scorrazzare per l’opera come le piace, lavori in corso o no che siano.
Ma no, la strada la Esposito la conosce eccome: mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?
Fermi tutti.
Anzitutto, definire “libro”: un libretto d’opera, la bibbia, le profezie di Nostradamus? Presumendo si tratti del romanzo di Leroux, io non ricordo affatto d’aver letto “per raggiungere il camerino di Christine, salire le scale, percorrere il corridoio, dunque girare a destra; dieci passi dopo l’albero morto, seguire la direzione indicata dal cadavere del marinaio impiccato…” Inoltre, pare che la presunta reincarnazione di Christine in questa S…arah giustifichi le più azzardate reminescenze oltremondane.
Come Sarah possa essere la reincarnazione di Christine proprio mi sfugge, ma questi son dettagli.
Come pure son dettagli se la nostra amica scorrazza liberamente per l’opera sino a giungere al camerino di Christine, attraversando lo specchio come per maggia, per discendere infine lungo una gradinata e giungere presso un lago che ospita una gondola (che peraltro gondola non è) a lei familiare.
Con l’aiuto dell’istinto e delle solite reminescenze oltremondane Sarah perviene al covo del fantasma. Il che presuppone che sia saltata in barca e abbia remato da sé.
Cose che neanche Maciste, Batman e Mandrake messi assieme!
Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.
Il Maestro, da parte sua, è profondamente indignato da una simile maniera di trattare la sua castità forzata.
PuccyErik suona, naturalmente; suona una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
*O*
Il lirismo si spreca. Si scialacqua, oserei dire.
- Salve, emarginato dal mondo! –
“Bella lì, stronza!”
No, su, seriamente: che razza di maniera di salutare sarebbe?
Ma il Maestro non vi bada, è lieto; non riesce a credere che Sarah abbia mantenuto la promessa per palesarsi di fronte a lui come in un sogno, e sfodera un sorriso che avrebbe potuto oscurare il sole.
Esigo sapere che marca di dentifricio usi (Armani, forse?).
In preda alla felicità, Erik quasi dimentica l’esistenza del suo strumento, si fionda sulla fanciulla e la fa volteggiare stringendola in una morsa letale (e siamo al secondo tentativo di stritolamento andato a vuoto).
La morsa in questione è detta letale non perché sia troppo stretta, bensì per altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
La soluzione dell’enigma tanto ovvia non mi sembra, ma che sia chiaro: non voglio sapere niente.
Maestro, vuol smetterla di insozzarmi i catini? Non ne ho riserve infinite, sa.
Il fantasma rimprovera la ragazza per la lunga assenza, ponendo l’accento su quanto abbia penato per una settimana lontano da lei. Certo, dopo una vita facile come quella del Maestro una settimana senza Sue dev’essere un qualcosa d’insostenibile.
Ma la vera novità della giornata sta nel fatto che Sarah vuole portare il fantasma in un posto (detto così sembra il discorso di un adescatore di ragazzini). Dove mai lo condurrà? A Parigi, mon ami, dice lei, che parla come Poirot.
A Parigi Erik ci si trova già, come le fa notare, ma lei è convinta che questi conosca poco la città in cui vive. Il bello è che Erik sottoscrive.
Sottoscrive, capite?
Dopo essere andato a spasso per la ville lumiére non solo nel canon, ma anche nel fanon e a oltranza attraverso i secoli, le dà ragione!
Sarah lo prende sottobraccio e lo porta sino al cancello della grotta (chi? Cosa?); Erik, nel disperato tentativo di salvarsi, obietta che per andare a spasso serve denaro (e quello sarebbe, in effetti, il meno). Sarah ne ha, ha la bellezza di 20 euro!
Dopo un’affermazione del genere persino il Maestro della fyccina (quello autentico è impegnato a cucire bambole voodoo) scoppia a ridere come un matto, offendendo la povera mentecatta. Poi tira fuori la soluzione al problema, che come sempre ha un che di maggico: riconduce Sarah nelle sue stanze, e spalanca un vero e proprio forziere del tesoro colmo di euro.
Maestro! Che ha fatto in tutti questi anni, oltre che scherzi ai cantanti, ha svaligiato il caveau della Banca Centrale? Si fa mica chiamare Arsenio Lupin, adesso?
Sarah giustamente domanda donde venga il denaro, ma il Maestro sorride e non risponde, cosicché lei decide di non volerlo sapere.
Come dovrei chiamarla, associazione a delinquere?
Mentre i nostri sono in barca, Erik rivanga la deliziosa storiella della musica che solo lui può sentire, suonata da un misterioso figuro. Il Maestro è certo che il musicista oscuro non suonerà più, perché gliel’ha detto lei in persona.
Sarah fa cortesemente notare che non d’una lei si tratta ma d’un lui, e viene il sospetto che Erik in tanti anni si sia cibato non di abiti griffati ma delle pagine d’un libro di grammatica. Invece no, Erik ha creduto il misterioso musicista un lui finché non si è tolto la parrucca.
O_o
o_O
O_O
Si tratterà d’un altro trans?
Chi si celava, dunque, sotto la parrucca?
Ma Christine, è ovvio.
D’accordo, Maestro. Va bene, Maestro. Le credo, Maestro. Adesso chiamo dei signori molto disponibili, Maestro, che si prenderanno cura di lei…
Maccheccosadiamine…?
Ritroviamo i nostri alla luce del sole; dopo aver preso la sempreverde e beneamata metropolitana (pressoché l’unico mezzo di trasporto al mondo, stando a questa ff), Sarah sta conducendo Erik al centro di cortile con in mezzo una grande piramide di vetro. Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.
Penetrati nel palazzo del tutto indisturbati e senza che nessuno li abbia notati, i nostri hanno da decidere cosa visionare, visto che Sarah concede appena tre ore di visita al suo febbrile accompagnatore. Bèh, dice questi, per prima cosa s’ha da vedere la Monna Lisa.
Parole che più che di un parigino indigeno sembrerebbero d’uno sprovveduto qualsiasi.
Dopo venti minuti – perché è pazzesca l’immensità di quel posto -, i due arrivano a destinazione e finiscono nella gran calca. Merito, questa, della fama del quadro e del Codice da Vinci, osserva Erik.
Sì, perché lui il Codice da Vinci l’ha letto.
Ora capisco perché si sia ridotto tanto male.
Dopo aver visto la Vergine delle rocce e la Nike alata (chiaramente, viste queste tre è finito il Louvre) ed essersi scambiati allegre smorfie con linguaccia, i due riprendono il tour turistico e se ne vanno, con il consueto ZOOOM of Doom, a Notre Dame.
- Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! -
Che, anche il povero gobbo è ancora in vita? Non ditemi, sta anche lui preparando la cioccolata per una qualche Mary Sue di indicibile provenienza?
Notre Dame è molto bella, dice il fantasma, guardando Sarah invece che la cattedrale.
Se mi trovassi all’interno di Notre Dame, certo l’ultima cosa a cui guarderei sarebbe una Mary Sue insipida e boccoluta, ma il Maestro a quanto pare ha cotto il cervello assieme al ciobar.
Segue scialbo resoconto della visita dei due, al termine della quale tutti in metropolitana e via alla Torre Eiffel, ad attendere i fuochi d’artificio per la vigilia (sì, non ce l’aveva detto nessuno ma è il 25 di dicembre).
Fosse finita qua! Sarah pretende una cenetta a lume di candela in cima alla torre. Mais oui, mon amour, si sente rispondere, con una volce talmente calda da sciogliere il cuore.
Visto che parla come l’ispettore Clouseau, pretendo che entro il termine della fyccie Erik completi il repertorio di luoghi comuni in lingua francese, inclusi “c’est la vie”, “voulez-vous danser avec moi?” e allonsanfandelapatriiiiiie.
Terminata la cena, s’odono i primi botti, così Sarah e Maestro s’affacciano alle grate per vederli fianco a fianco. *O* La donzella ha freddo, perciò Erik la copre con la giacca.
Ora che non le fa più freddo (sic) Sarah può occuparsi di cose più serie; da brava Sue, comincia ad affannarsi, allarmando il fantasma (intimorito, credo, dalla prospettiva di una nuova crisi isterica).
Ciò che preoccupa la piccina è il momento dell’addio, e in particolare a cosa si potrà appellare quando dovrà lasciare Erik (lasciarlo? Ragazza mia, quello campa da un secolo e rotti e tu ti preoccupi di lasciarlo?).
Ai tuoi ricordi, Sarah. Ai tuoi ricordi.
Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti.
Trafugati, devo supporre, alla Trilogy. Certo che è diventato un manolesta, da quando Christine ha dato forfait.
Quanta… passione. Quanto… sentimento.
Quanta… colite spastica.
L’azione si sposta sul giorno della vigilia e del successivo giorno di S. Stefano, dandomi il tempo necessario ad impedire al Maestro di chiudersi nella camera degli specchi. Ricordate l’intrepida mammà? Eccola tornare in azione e annunciare alla preziosa figlioletta che tocca tornare a casa!
Signora, sappia che noi la supportiamo.
Il Maestro le dedicherà una sinfonia e un paio di notturni, per questo.
So bene che state tutti domandandovi il perché del trasferimentosenzasignificato2lavendetta. E’ presto detto: mi sono accorta appena due giorni fa che non è proprio il lavoro che voglio, così ce ne torniamo a Londra!
Una londinese che trova lavora in Francia, sosta in albergo, lavora fino a sera senza che si sappia bene cosa faccia e se ne ritorna a casa sua quando le pare io credo o che abbia stipulato un contratto molto peculiare, o che abbia battuto le strade.
Sarah è affranta: che fare? Ma dir tutto al fantasma, naturalmente!
- Erik? Erik, sei in casa? –
Tutto ciò come se Erik abitasse in una tranquilla villetta di periferia coi battenti in ottone. Il nostro la fa accomodare sul letto (stolti, non con quelle intenzioni – evidentemente mancavano sedie), dove gli viene rivelata la disgrazia imminente.
Erik si altera, ed in maniera talmente terrifica da scadere in una scenata isterica da quattordicenne in pieno ciclo mestruale.
- Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
Minchia!
Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*
Maestro, la prego, la smetta di tentare di strangolarsi col punjab lasso.
Marcanterik si china sul viso di Sarah, avido di carne, all’ultimo momento ci ripensa e le strilla di andarsene.
…fluffose ciabattine rosa anche pour vous, mon joli ami?
Tornata a casa scornata, la piccola ha da sorbirsi non soltanto la ramanzina di mammà, ma anche il suo interrogatorio riguardo a questo fantomatico (*cough*) amico che si è recata a salutare: è solo un amico? E’ carino? Ha gli occhiali?(no, d’accordo, non quest’ultima, ma l’insieme faceva tanto Indovina Chi).
Sarah proprio innamorata non si definirebbe, ma allora come chiamare quei brividi lungo la schiena, tutto quel desiderio inspiegabile (che non è esattamente l’unico elemento inspiegabile della storia)?
Volete davvero saperlo?
Come dite, “no”?
Maestro, non serve che faccia i vocalizzi per esprimere dissenso…
Inspiriamo, espiriamo e andiamo avanti: Sarah torna di corsa all’Opéra Garnier, in un istante eccola già sulle rive del lago, che attraversa in un batter d’occhio (in volo?).
Erik, mancaddirlo, da bravo pirla si fa trovar là, e auspica che Sarah non lo stia cercando per tormentarlo fino alla morte, ora che può morire. Ma perché? E perché prima non poteva?
Sai xché? Eeeehi!
Per farla breve, la nostra viene cacciata in malo modo.
Ma siccome lei è stylish, non intende andarsene via come un uccellino ferito, ma a testa alta! Perciò sfila l’anello e lo depone tra le mani di Erik. Poi, gli si inginocchia di fronte e gli toglie la maschera. Lui, in risposta, le strizza un braccio.
No, non ho idea del perché.
Sarah ha modo di esaminare il volto tumefatto del nostro glorioso Maestro, ma senza esser disgustataterrorizzata, semplicemente innamorata.
*O*
Di più poté l’aMMore!
La terribile ripugnanza fisica del Maestro sembra non farle effetto alcuno, tant’è che lo bacia sulla guancia piagata.
Allontana le labbra dalla veneranda pelle del Maestro, cosalì, che di nuove escoriazioni non se ne sente il bisogno.
Queste labbra disgraziate e profane s’avvicinano all’orecchio di Erik per sussurrargli “io ti amo”.
La colonna sonora di “Via col vento” sta prepotentemente manifestandosi nella mia testa, ma tenterò d’ignorarla.
In lacrime, la nostra se ne va (brava, sciò) congedandosi prima con un “addio”, poi con un “ciao”. Un climax discendente di saluti, ammetterete che è cosa rara.
Il giorno successivo, Sarah Saretta che sparisce in fretta sale sull’aereo (ricordiamo i collegamenti diretti albergo-metropolitana-aeroporto) come un condannato sale sul patibolo. Una hostess sorridente le porge una rosa rossa legata da un nastro nero.
Ebbene, ho da confessarlo: l’ho mandata io tramite Interflora, per ringraziarla del favore concesso all’umanità con la sua dipartita.
Sapendo di doversi affidare ai ricordi, Sarah guarda attraverso il finestrino dell’aereo (che spero si trovi ancora a terra, altrimenti la cosa sarebbe preoccupante) e vede cader la neve.
C’informa dunque che qualcos’altro succederà una settimana dopo il suo ritorno a Londra.
Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.
…E si dovrà raccontare un’altra volta (*cough*).
Ma anche no.
Maestro, si ricomponga e soprattutto metta via lasso, coltelli da torta e arnesi da intrattenimento della piccola sultana: è finita. Per davvero.
Maestro, mi sente…?
Maestro…!

Come il Maestro si vestì da Armani – atto primo

Miei mai troppo amati mozzateste, quest’oggi desidero condurvi in un luogo diverso dalle abituali maggiche ed intusiasmanti lande della fyccina. Prendetemi per mano, dunque, e seguite i miei passi all’interno di questi umidi sotterranei dalle pareti ricoperte di muschio.
Come dite, sentite gridare?
Udite forse una voce melodiosa, soave, quasi femminina e tuttavia maschile, levare alto il suo lamento?
Miei cari, è il Maestro.
Ebbene sì, questo straziante suono che le vostre orecchie hanno il piacere di udire è il grido di dolore dell’Angelo della Musica che tante volte ha cantato nelle nostre giacobine menti: Erik, altresì noto come il Fantasma dell’Opera.
Porgiamogli un fazzoletto di pizzo e seguiamo la direzione che egli, nel suo delirio tutt’altro che artistico, ci indica:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172045&i=1-, ad opera (*cough*) di elylesy.

Ore 11:00 : metropolitana. Escludiamo che si tratti della neonata metropolitana della Parigi dei primi del ‘900, visto che a bordo abbiamo una ragazza diciottenne alla quale il mondo ha voltato le spalle e che s’appresta, per volere della madre, a lasciare l’amato borgo natio, Londra (e assieme a questa il college, l’insegnante di canto e tutte le amenità di sorta) per trasferirsi a Parigi.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
La metropolitana in questione è, naturalmente, la tube londinese; la nostra amica scende nei pressi del British Museum (ho il vago sospetto che sia stato piazzato lì semplicemente perchè è tra gli edifici più noti di Londra, per quanto Bloomsbury sia deliziosa) per incontrare mammà; infine le due prendono nuovamente la metropolitana per andare in aeroporto (Heathrow, Gatwick, Stansted…? Vabbè) e dire addio alla dolcissima cittadina. Un incrocio di mezzi senz’altro mirabolante (nonché un tantinello insensato), ne converrete.
Apprendiamo che il nome della nostra amica è Sarah.
Sarah, come la Brightman.
Si calmi, Maestro.
Sarah trattiene lacrime in procinto di straripare. Immagino debba avere seri problemi al condotto lacrimale.
Prima che possiate domandarvi che razza di fine abbia fatto il venerabile papà della signorina, sappiate che lei e la sua mamma per amica in meno di ventisette secondi scendono dall’aereo, prendono i bagagli, escono per strada e prendono la metropolitana.
ZOOOM.
E voi stolti ignari del fatto che in aeroporto basta esibire il tesserino da Sue per ottenere armi e bagagli in un attimo.
Se le due siano atterrate a Orly o CDG non lo so, fatto sta che la prima cosa che mammina si premura di fare è prendere la métro per arrivare al Palais Garnier.
Non ho idea se la mamma abbia parenti in zona, se abbia una casa da quelle parti oppure se abbia in mente di sistemarsi in albergo, ma la prima cosa che si dovrebbe fare, appena arrivati, è depositare i bagagli.
Ma niente, la signora sente il richiamo della foresta e vuol mostrare alla figliola la prima cosa che lei, a suo tempo, vide della “vera” Parigi.
No, non chiedetemi dove si trovi la “finta” Parigi.
Eccoci dunque di fronte a quel luogo ameno dove si mescolano arte e passione, dove possiamo sentire lo scintillio della seta di un tempo ormai passato (grazie a Perlana sensitive effetto seta), dove semplicità e fastosità sono indissolubili, ma soprattutto dove gioca la festa e s’impara parlando a fare la pace.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
*rullo di tamburi*
‘Ntu culu all’attinenza!
Questa è fan fiction moderna.
La ragazzina, naturalmente, è sconvolta; ma no, non perchè lo spirito libero di mammà l’ha portata a spasso invece di portarla a disfare le valigie e a riposare come chiunque altro avrebbe fatto, ma perchè l’ha portata a vedere un teatro invece che Notre Dame o la Tour Eiffel (liberté, fraternité, banalité!), lei che il teatro lo odia.
Il suo sillogizzar non fa una grinza.
Questa coppia di sciamannate si reca dunque in un hotel in Place de l’ Opéra, dove disfa i bagagli. Sarah si pettina i riccioli castani (*O*) ed entrambe escono per intraprendere una visita guidata del Palais Garnier.
Io non so, oltre che a una certa irresponsabilità penserei all’abuso di anfetaminici.
La guida narra loro, in maniera esemplarmente sconnessa, della storia di un certo fantasma che però non era un fantasma, bensì un pover’uomo (Maestro! Giù quel coltello da torta!) e del suo amore infelice per la giovane Christine Daaé, che lo aveva infine abbandonato per un visconte, lasciando il povero fantasma a piangere su quel latte che lui stesso aveva versato.
Che gran pasticcione. Proprio quel giorno che doveva preparar la torta.
Secondo Sarah e mammà questa è la storia più stupida che abbiano mai sentito.
Tenetemi per il mantello, voglio colpirle in un occhio. E che qualcuno trattenga il Maestro, che vedo con un macigno appeso al collo, e Leroux, che sento picchiare sul soffitto della tomba.
Sarah dolce Sarah è in platea, quando avverte il dolce suono di un organo. La guida le spiega che si tratta dell’orchestra che sta provando (il pirla), ma Sarah sbircia nella buca nell’orchestra e non vede nessuno.
*O*
Sarà magia?
Il Maestro sta spiegandomi che certo una creatura ultraterrena non era, dunque non vede come si possa trovare nei sotterranei dell’Opéra della Pairigi contemporanea.
Eppure – è un fatto – Sarah ode, oltre che una musica che sembra sia stata composta soltanto per lei (sì, ma perchè? E soprattutt… vabbè), un canto come portato dal vento (ah, gli spifferi dell’Opéra Garnier!) che conduce dritto al suo cuore un accordo di suoni lontani, di corde di liuto sfiorate da mani che avevano conosciuto la purezza dell’ amore. *O*
Allora; il liuto è uno strumento a corde. A meno che il Maestro non sia passato al liuto (e sta scuotendo il capo forsennatamente) e pare di no, dal momento che un momento prima Sarah ha sentito un organo, come si risolve il paradosso?
Con una simpatica rivisitazione.
Non svenga, Maestro.
L’importante è che ci sia l’aMMore, il resto è acqua.
Mamma e figliola abbandonano l’edificio e prendono – indovinate? – la metropolitana, mentre il cuore della ragazza ancora urla e piange.
Non vorrei far la giacobina sovversiva, ma io urlare e piangere sento solo il Maestro.
Il giorno seguente, mentre mamma va al lavoro (dove lavorerà mai, in una casa di cura?) la piccina va a spasso per la Ville Lumière, e a sera si concede anche una scappata all’Opéra.
Del tutto indisturbata, attraversa la platea e sale sul palcoscenico, dove scova una botola: la apre, ci si tuffa, attirata (piatto ricco, mi ci ficco) e…
…precipita per i sotterranei e si sfracella al suolo.
No, sto scherzando.
Si ritrova, invece, in un corridoio buio, dove l’acqua fruscia e i topi (guarda meglio, son ratti d’un metro e mezzo) squittiscono, ma soprattutto è tutto buio come il tramonto dell’umanità. Che fa dunque Sarah? Estrae il cellulare dalla tasca dei jeans e preme tasti alla rinfusa per illuminare l’oscurità.
Al di là dell’incredibile schermo che deve avere il cellulare in questione, prego notare la poesia dell’immagine.
La nostra Indiana Jones continua a camminare (ma me lo son sognato io che arrivare al covo del fantasma fosse d’una complicatezza mai vista?) finché non giunge presso le rive di un lago…
Maestro, desidero ricordarle che lei ha escogitato uno dei più malvagi e mortiferi trucchi del suo repertorio per simili visitatori: il trucco della sirena. Lei s’immerge, canta attraverso una canna, attrae il visitatore con la sua voce melodiosa, e… l’afferra e l’annega.
Se lo ricorda, Maestro?
Sempre onore alla sua perfidia; adesso, metta in pratica.
…Ma invece no: la nostra guada il lago (senza che si capisca bene come) e giunge infine al covo del Fantasma, una sorta di grotta molto ben arredata dove si trovano tende, tavoli, centinaia di candele (devo dire che la descrizione è suggestiva ed esauriente) ma soprattutto, seduto all’organo, un uomo.
Se questo è un uomo.
Maestro, mi dica che non si tratta di lei.
Basta, non pianga.
Flattering child, you’ ll shall know me …
A fanta’, si vede che l’inglese non è la tua lingua madre: doppio futuro dell’Apocalisse? Ne bastava uno.
Il fantasma continua a cantare il testo di Lloyd Webber (in inglese, embè? E’ poliglotta), con una voce piena, tra le altre cose, di stanchezza della vita (io direi che la stanchezza della vita l’ha acquisita di fronte a questa fyccie) e soprattutto, ignaro della presenza di Sarah, nonché di quale sia la parte di testo che tocca a lui e quale quella che tocca a Christine, visto che canta entrambe indistintamente.
D’improvviso, il nostro si volta ed ha uno shock.
Comprensibile, direi.
Questo tuttavia non gli impedisce di esclamare - Christine! Sei tornata da me! - , di correre incontro a Sarah e baciarla.
Al che, si leva un grido che lacera la notte e i miei già oltremodo provati timpani.
Potete immaginare chi sia stato.
Ozzy! Catini con doppio rivestimento!
Il bacio sembra durare un’eternità, Erik stringe puccySarah tanto forte da farle male alle ossa (bravo, Maestro, stritolala!) poi la allontana da sé e le sorride.
Ho la netta impressione che un orsetto del cuore abbia preso il suo posto.
Sarah sviene tra le sue braccia (ah, meretrice!) e si risveglia alla vista d’un paio d’occhi color acquamarina (avrei preferito le due fosse color pece del fantasma del romanzo), distesa su un letto a forma di cigno. *O*
Improvvisamente, ha un attacco isterico (cosa non eccezionale, vista la sua conclamata instabilità emotiva) e inizia a gridare. Erik tenta di quietarla accarezzandole i boccoli bruni (ma per Giove, Maestro!), ma lei ha il ciclo e non molla.
Tu sei il … il … – Fantasma dell’ opera! – Ahhhhhhh! –
Persino i trattini, sconvolti da simile isteria, scappano a destra e a sinistra. Suggerisco anche a lei di scagliargli contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Erik la azzittisce; dopotutto non vede perchè dovrebbe farle del male. Perché tu sei un mostro malvagio, gli risponde Sarah.
Ora. Non è certo dimostrare tatto, dire una cosa del genere, né dimostrare intelletto, perchè non sono esattamente cose da dire a chi ti tiene prigioniera e può disporre di te come gli piace.
In secundis, se una certa, deliziosa perfidia al Maestro possiamo accordarla, la qualifica di “mostro” gradirei fargliela rimangiare assieme ad un buon numero di denti.
La donnina di zucchero ha, tuttavia, colpito nel segno: il fantasma va a sedersi all’organo con gli occhi lucidi. Poi si scusa per l’impetuosità precedente; la ragazza gli ha infatti ricordato Christine, come lei dimostra già di sapere. Erik se ne stupisce; dovrebbe esser l’unico a conoscere l’esito della storia… no, ribatte Sarah, è una leggenda (e basta?) molto nota. Talmente nota, avrei aggiunto, che ispira ogni genere di merchandising, piattini tazzine presine copriwater e coltelli da torta.
Ma ecco che si arriva alla domanda cruciale: come accidenti fa il fantasma ad essere ancora vivo, dopo tanti anni?
– Semplice, i fantasmi non possono morire. Purtroppo neanche i miei.
Caspita. Lampante.
Ma a Sarah la risposta non va giù; insiste. Malgrado i vani tentativi del fantasma di mandarla a quel paese, la risposta infine giunge: si tratta d’un incantesimo.
E’ quasi magia, Erik.
L’incantesimo consisterebbe in una musica, suonata ormai da più di centotrenta anni da un uomo che il fantasma, di tanto in tanto, arriva a scorgere. Un uomo che per lui è sempre uguale, ma per gli altri è diverso.
Tutte testuali parole, che fanno giustamente dubitare a Sarah della sanità mentale del Nostro.
Dopotutto, tutti quegli anni in quella grotta potevano dare un po’ alla testa.
Dopo aver assistito a un comportamento del genere, tendo a concordare.
Di colpo Erik s’irrigidisce, impallidisce, stringe le mani, dice di sentir la musica in questione (ma SarahSue non sente niente), poi torna normale.
Epilessia?
Indi s’accorge che la piccina ha i pantaloni bagnati (invece di ricordare in che maniera mirabolante abbia guadato il lago, preferisco dirvi che se l’è fatta addosso) e le propone di cambiarsi i vestiti.
Quando Sarah esprime le sue perplessità riguardo all’indossare abiti da uomo ottocenteschi (perchè, riducono l’appeal?) il fantasma scosta malizioso una tenda:
lì dentro c’ erano capi da uomo e da donna di Armani, Versace, Gucci e Valentino!
MAESTRO!
Armani… Versace… Valentino! Altro che fantasma, lei è un Diabolik dei poveri che si è ridotto a svaligiare i magazzini parigini delle griffe italiane più prestigiose!
No, non le tendo il coltello da torta, la smetta d’insistere.
Erik tapino e derelitto chiede a Sarah se il vestitume sia di suo gradimento, chiamandola mademoiselle, che fa tanto clichè del dandy franscese sensuale ed elegònte.
Sarah si domanda come possa Erik esser tanto buono, quando nelle storie che si raccontano, nei film e nel musical (che dimostra di conoscere, finalmente – ma il libro di Leroux?) è stato dipinto come una bestia senza cuore.
“Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero”. Non credo d’averlo scritto io.
Io non so che film e che musical abbia visto costei, ma eccetto che per le sue mattìe dagli esiti omicidi io ho sempre visto Erik ritratto come una figura solitaria, tragica ed intensamente romantica.
Dopo aver anacronisticamente commentato che Erik possiede quasi un centro commerciale (centro commerciale sì, ma Harrods), la fanciulla nota che se questi non fosse sfigurato sarebbe d’una bellezza statuaria.
Cosa certamente veridica nel caso di Butler o di diversi begli attori teatrali (ma assolutamente falsa nel caso del romanzo), ma non è questo il punto. Il fantasma è un brutto; un tragico sfigurato, magari sarebbe bello se Albus il cannaiolo dicesse “hocus pocus” e “abracadabra”, ma il suo grande fascino sta appunto nella sua tragica dualità, nel dramma del suo terribile aspetto.
Insomma: no. Erik è brutto. E ci piace per questo.
Lo statuario suo doppio della fyccina, invece, ammicca in direzione di Sarah e va a prepararle una cioccolata calda.
Santa pace. Il Maestro col ciobar. Ora attaccherà a cantare: when the rain is falling and it’s cold outside
Mentre in sottofondo suona invece la colonna sonora dello spot di Dolce&Gabbana, la signorina prova il vestito di Armani. Il fantasma, il quale – ormai lo sappiamo – ha trascorso i secoli a farsi di cocaina, commenta che le sta bene. Poi le confessa d’aver rubato i vari capi d’abbigliamento trés chic ai cantanti.
Insomma: il fantasma, invece di commettere i soliti delitti banali, va a nascondersi dietro le quinte, e quando i vari tenori e soprani da Armani vestiti s’inchinano al pubblico ed escono di scena, li aggredisce, li sveste e li lega nello sgabuzzino.
Non lo sospettavo dedito a certe pratiche.
Sarah si meraviglia di come il nostro fosse prima triste, ora tanto allegro (marpioneria portami via).
– Sono un uomo molto solo, lo sai. È la speranza di aver forse trovato un’ amica che mi fa reagire così. – L’ hai trovata, Erik. L’ hai trovata. – dissi io solennemente.
Capito, stolti?
Ad Erik serviva solo un’amica (e che amica!) per esser contento, porre fine alle sue turbe e vivere in completa letizia il suo dramma fino alla fine dei suoi giorni.
Tanto per citare uno slogan, in questa atmosfera da videoclip pubblicitario, keep it simple!
Sarah vede un manichino di Christine e si scopre identica a lei.
Volete dirlo assieme a me?
Ma vaffanculo!
Poi domanda ad Erik come abbia trascorso la vita in assenza di Christine.
Questi, dapprima, componeva solo requiem. Poi, visto che era davvero depresso, s’è messo a fare tanti begli scherzi allo staff dell’Opéra. La tristezza, sapete com’è. Infine ha preso ad andarsene a zonzo, tanto nel ventunesimo secolo chi vuoi che si accorga se un tizio va a zonzo con una maschera bianca.
Ma ti pare, nessuno.
Specie in Italia, dove è carnevale tutto l’anno.
Mi pareva d’averlo visto camminare a piedi nudi nel parco, l’altro giorno.
Così ha trascorso il tempo (oltre che arrotolando canne). Fortuna che ora la sua amata s’è incarnata in questa Suetta da sue soldi, dice, e della Sue in questione domanda appunto il nome.
Mary S… Sarah, lei risponde.
– È un nome bellissimo! – .
*O*
My little Erik.
Grazie al GoS, la pikkola s’accorge che son le tre ed è dardissimo, deve proprio scappare. Questo non le impedisce di gridargli dietro un teatrale e vomantico “Erik! Tornerò!”, con My heart will go on in sottofondo.
Al suo ritorno a casa, mammà le domanda se ha passato una buona giornata.
Le rispondiamo noi?
*Pernacchione*.
Mi abbracci, Maestro.
E voi, giacobini, prendetemi per mano; vi ricondurrò al mondo di superficie. A presto, per la parte seconda di questo tuffo nel sotterraneo di nera disperazione dove i monti vi sorridono e le caprette vi fanno “ciao”.