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Pigiama, parti?

E’ estate; starete certamente leggendo queste righe lunghi distesi sotto l’ombrellone armati di sudoku o di Settimana Enigmistica (un piccolo suggerimento: il dieci verticale di nove lettere, “lo era Robespierre”, è “G-I-A-C-O-B-I-N-O”). Se siete delle Sue starete sfoggiando un push-up in cemento armato sulla riviera romagnola sperando che il GoS in vacanza con pargolo, moglie e treno di amanti vi noti, se siete un pairing yaoi OOC starete facendo con l’anguria e la crema solare strane cose di cui i membri del nostro club politico non vorranno sentire oltre. Pertanto, glissons.

Com’è noto, la fyccina non è mai in vacanza (no, non era il crimine!). E se del clima festaiolo dell’estate, con notti bianche e compagnia bella, ne avete fin sopra le orecchie, sarete felici di apprendere che anche alla Wammy’s House, noto riformatorio per giovani virgulti gravemente deviati, ci si diverte come può; ce lo racconta una storia dal titolo emblematico, “Pigiama Party” di Elly_Mello: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=231287&i=1-

< Non ne ho voglia Matt…ho sonno.>

Voi perversi politicanti vi sarete già convinti che a) a parlare sia Mello, b) il biondo affiliato alla mafia stia respingendo una delle avances sessuali del suo insistente braccio destro (o mano amica, a seconda). Incorreggibili stolti! Se la prima ipotesi è immancabilmente corretta, caschetto biondo sta semplicemente rifiutando un invito a partecipare a uno spassosissimo pigiama party. Neppure senza motivo: lui quei ragazzi non li sopporta. Non è chiaro a chi alluda, forse a un corteo di spogliarellisti capitanato da Roger in lingerie. Matt non si arrende: informa l’amico che alla festa presenzieranno anche diverse ragazzine. Oh beh, questo cambia tutto. In effetti no. Mello osserva che, per dolci fanciulle che siano, finiranno certamente per ubriacarsi. Ma con cosa? Roger cresce i suoi rampolli a pane, Vodka e Martini con ghiaccio?

Indovinate? Bravi: Matt riesce a trascinare lo sventurato – e poco convinto – Mello in camera di un compagno. D’armi? Di vita? “Piccoli geni di tutto il mondo unitevi”? Chissà. Mello, però,

Odiava quei ragazzi

e odiava il loro modo di fare

Se c’è una cosa che io amo di questa storia, invece, è il modo in cui è formattata. Un enorme fossato separa una sentenza dall’altra, lo stesso entro cui dev’essere precipitata la punteggiatura.

Birra, droga…sesso…

E rock’n’roll. Jim Morrison ha frequentato la Wammy’s, sapevate? No, no, un momento, fate con me un bel respiro e ragioniamo assieme: come può tutto questo avvenire in un gruppo di orfani e genialoidi studenti di un istituto che più che al rigore morale di Bob Marley farebbe pensare a quello di Jane Eyre?

Sento il coro dell’Antoniano che canta “sono solo fan fictioooons” sulle note di “volevo un gatto nero”, pertanto non ragioniam di lor, ma guardiamo e passiamo.

Apprendiamo che a Mello piace bere (sul serio? A quanti anni, dieci? E cosa, soprattutto? Tequila?) ma non si drogherebbe nemmeno a pagarlo, e naturale: è uno dei successori di L!

Tutti in coro: EH?!

Tolti i due elementi, ne resta uno che voi maliziosi ben conoscete: le giostre.

riguardo il sesso…non gli interessava nemmeno quello, sopratutto quella sera, quando un terribile mal di testa aveva deciso di impossessarsi del suo corpo.

Mello sta copulando col suo mal di testa. Qualcuno ponga fine a tutto questo, per favore. Preferivo le classiche e sonore ingroppate a opera di Matt, Roger, L, Raito, Mikami, Watari o Misa (sì, Misa).

Nonostante ciò (sì, era tutto nella testa di Mello: la narrazione deve ancora entrare nel suo vivo! YAAY!), Mello accetta di recarsi a questo benedetto pigiama party. Mi andrebbe di precisare che il tipo di party a cui il Nostro allude si chiama piuttosto “rave”, e che i pigiama party degli anni d’infanzia sono generalmente delle occasioni più o meno innocenti per esibire la nuova camicia da notte di Barbie o dell’orso Yogi. Cambio di scena improvviso (emozionati, eh? Eh?): un ragazzo dall’identità imprecisata apre la porta al duo M&M, designandoli come attesissimi ultimi arrivati.

Entrarono nella stanza dove li attendevano un gruppo di ragazzi seduti , o meglio, sdraiati sui divani, con delle ragazzine in intimo e delle bottiglie di birra in mano.

Giacobinenigmistica per voi raffinati vacanzieri: trovate l’errore.

1) “Attendevano” non concordato con “gruppo”?

2) La cameretta assimilata a uno stand di “Divani&Divani”?

3) I “ragazzi” accostati a “ragazziNE” in maniera un attimino disgustosa?

4) Le ragazzine non in pigiama bensì in intimo con tanto di bottiglie di birra alla mano, in un’affascinante atmosfera da video di Ludacris, mentre i ragazzi non è ben chiaro cosa indossino (magari sono nudi)?

5) L’intera frase o meglio l’intera storia o meglio eccetera eccetera eccetera?

La risposta esatta è la numero 5. I fortunati del giorno vincono le autoreggenti di Roger.

Ci si premura di darci delucidazioni riguardo all’età degli invitati: tra 16 e 18 anni, mentre Mello e Matt ne hanno 14. Ma perché? La malandrina coppia ama imbucarsi alle feste dei seniors? Non è dato saperlo. Coro dell’Antoniano, abbi pietà di noi.

Matt abbranca una lattina di coca cola (con chissà quali meravigliose sostanze disciolte all’interno), Mello si guarda attorno disgustato, che è più o meno quello che sto facendo io al momento presente. Finalmente, il quesito che tutti noi stavamo già ponendoci da diverse ore:

Possibile che Roger non si rendesse conto di quello che succedeva all’interno dell’istituto?

Mi sorprende che Mello, dopo aver dimostrato tanta perspicacia, non arrivi alla risposta corretta: “no”. Devia invece su smanettamenti mentali di perfetta inutilità, dicendosi che non le feste non sono roba per lui (“non ho l’etààà”), mentre Matt è come a casa sua perché è uno che ama festeggiare a tarallucci e vino, stare con gli altri e naturalmente distrarre il biondino che ultimamente non pensa che ai libri.

Un pietoso avventore della malfamata locanda “da Wammy” invita Mello a sedersi. Non so voi, ma io ho immaginato una scena del genere: tutti seduti o distesi sul triclinio a bere e giocare a canasta, Mello in piedi a farsi traghettate mentali infinite con lo sguardo da cernia perso nel vuoto siderale.

Si sedette e nemmeno mezzo minuto dopo una ragazza gli piombò addosso sedendosi sulle sue gambe.

Eccheccosera. Manco c’avesse un cartello “fammiti entro domani” appeso al collo. Fortuna che il Nostro è ancora sufficiente IC e sano di mente da apostrofare in toni freddi la fanciulla ed invitarla ad andarsene.

< Su su…non fare il duro…>

La dialettica di questa signorina cela una malizia impenetrabile, degna del migliore “Orrore a Hogwarts”. Mello s’arrabbia non poco, la tizia finalmente si toglie di mezzo, qualcuno domanda al poveretto se abbia le paturnie (uno sputo in un occhio
a questo punto sarebbe appropriato). L’infelice continua a sentirsi fuori posto, e piuttosto perplesso accetta di tracannare un po’ di sana, vecchia birra. A esser precisi, una lattina. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. Poi rischia di svenire. E’ uno che si ubriacherebbe col succo di frutta.

Ma per amor della propria immagine, Mello di fronte agli altri finge d’avere un semplice mal di testa. Un ignoto qualcuno gli propone una pasticca bianca per liberarsi dal male. La prossima volta che mi verrà un’emicrania, invece dell’ Aulin prenderò dell’ecstasy. Con l’aranciata.

Un po’ meno pirla di quanto ci si aspetterebbe in un contesto simile, caschetto biondo getta un’occhiata a Matt che di lui se ne strafrega (questo amore è una camera a gas). Poi ingoia il pillolone come fosse zucchero. E poi muore. No, sto scherzando.

E poi, e poi, e poi abbiamo un climax ascendente di avvenimenti dal sapore mistico:

- Mello spalanca gli occhi di scatto, le sue pupille d’improvviso si dilatano (mi ricorda la trasformazione in lupo mannaro del Lupin cinematografico, in senso inverso – che sia un X-men?) tanto da celare, quasi, l’azzurro dell’iride (che non è azzurra se non nell’anime, tengo a precisarlo);

- Mello vomita le budella mentre Matt gli sorregge la pancia. Non la fronte, la pancia. Con tutta probabilità, Mello è incinto;

- Mello trema come d’autunno sugli alberi le foglie;

- Mello piomba al suolo come corpo morto cade, perduti definitivamente i sensi.

Matt vorrebbe chiamare Roger, ma c’è chi teme l’espulsione (non proprio a torto) e lo trattiene per i polsi.

< Ma che stai dicendo idiota! Mello stà male! Me ne sbatte di quello che succederà dopo! Roger può anche buttarmi fuori dall’istituto, ma prima devo aiutare Mello! fammi passare!

Non siete commossi (dai monosillabi accentati a caso)? No? Nemmeno io. Ho voglia di uccidere un coniglietto di pelouche. Ma il cammino di Matt è irrimediabilmente impedito.

Ci fù un forte rumore

Come qualcosa che si rompeva

Chissà cosa sarà

Siamo molto curiosi

Ci sono buone probabilità che si tratti degli attributi dell’audience

Un dolore allucinante alla testa

Sangue

Elephant: qualcuno deve aver tirato fuori un mitra e fatto piazza pulita degli alunni. Se così fosse, meriterebbe una medaglia al valore per aver prematuramente soppresso questa fonte di tedio senza fine. Invece, i corpi dei ragazzi sono integri benché ofuscati agli occhi di Matt, che d’improvviso si trova di fronte Mello col corpo “rivolto verso l’alto”. Mello deve avere una struttura analoga a quegli scatoloni con la scritta “tenere sempre in alto questo lato” sul fianco. Sui suoi occhi pende la frangia. Questo dettaglio è essenziale all’economia del racconto (ma che racconto?).

Per farla breve: qualcuno dei genietti, magari uno schizzato studente di fisica nucleare, ha fracassato una bottiglia sulla nuca di Matt il cui degno compare, lo ricordiamo, dorme già il sonno dei giusti grazie a tre birre e una pasticca magica (sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria).

< Che ne facciamo di loro?>

Later on, when it’s dark, we’ll take it to some secret place and bury it.

Yeah… of course we could do that. But… you know me. Seems a downright shame… seems an awful waste…

Il ghignante bottigliatore chiama a sé tali Carl e David (Copperfield) intimando loro di portare Matt e Mello in quell posto là.

Vale a dire, laddove possano qualificarsi come partner passivi in un rapporto tra maschi adulti consenzienti?

Scopriremo ora che la Wammy’s House cela anfratti segreti e mortiferi quali nemmeno il collegio di Rule of Rose. Il quoziente di follia omicida degli orfani è pressappoco il medesimo.

I due ragazzi presero i corpi portandoli via, pensando di agire senza essere visti.

Errato

Il narratore di questa graziosa vicenda dev’essere il computer di Watari, visto il linguaggio che adopera. Due occhietti vispi stanno osservando la scena da dietro la porta di camera di Mello (ma come? Attraverso il buco della serratura? Con la vista a raggi X?), mentre il loro proprietario trema per via dei tuoni. Era una notte buia e tempestosa? Sì, ma soltanto da questo momento in poi: difatti attacca a piovere a dirotto, come di buona norma in qualsiasi fan fiction angsty su Death Note che si rispetti (mancano le campane che suonano a festa, e siamo a posto). I ragazzi (ma quali?) nel frattempo dormono felici e beati sotto le lensuola (i ragazzi sono veneti). Roger, invece, è intento a chiudere il portone dell’edificio. Ma che, alle tre di notte? Questa gente dorme con la porta aperta? Ti credo che entrano gli spacciatori e i contrabbandieri d’armi.

Due corpi, sporchi di sangue e fango giacevano accatastati l’uno all’altro in mezzo al boschetto dell’ istituto.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa

Forse quelli della mala, forse la pubblicità…

Bene. Abbiamo Matt e Mello agonizzanti nel boschetto. Attendiamo l’arrivo di Cappuccetto Rosso e del lupo che banchetterà coi loro resti. Saremo grati a quest’ultimo.

Ma no: Matt si muove appena, emette un gemito, sente il sangue che gli scorre lungo le tempie e la testa che pulsa, riesce ad alzarsi in piedi, sobbalza udendo i tuoni, di colpo s’immobilizza.

la mano destra sfiorò qualcosa di morbido e fradicio sotto di se

Mio Dio, che schifo. Ah no, sono capelli. Matt ha dunque un flash. Mi viene in mente Willy Wonka che confessa “scusate, stavo avendo un flashback”. In breve, Matt ricorda tutto quello che è successo durante il mirabolante party dieci minuti prima. Vorrà mica gli applausi? Fortuna che si ricorda d’essere in compagnia di Mello.

Indietreggiò di scatto spostando anche l’amico che, con la testa immersa nella pozza d’acqua dello stagno, non riusciva a respirare.

La pozza d’acqua dello stagno…? Li avranno scaricati del parco di Yellowstone? Fossi in loro starei attenta ai geyser (e agli orsi). Tempo un minuto, e Mello verrà proiettato sulla luna. Matt, però, non trova proprio niente di meglio da fare che stringerlo forteforteforte a sé, nel buio e nel silenzio (e i tuoni, scusate? Sono in sordina?). State già chiedendovi quanto ci metterà a violentarlo, confessate.

In realtà, il casto fanciullo continua a tenerselo stretto mentre la testolina bionda ricade all’indietro con un’espressione neutra (cioé da imbecille), occhi e bocca chiusi, un pallore vampiresco che stinge sul viso, un freddo mortifero che tutto lo avvolge (è una dollfie).

< Mello…avanti non…non scherzare > sul volto del rosso si dipinse un sorriso tra la disperazione e la pazzia

Matt è il Joker. Dopotutto: why so serious? Non dimentichiamoci che sta parlando a un individuo privo di sensi come se potesse sentirlo.

Il corpo di Mello casca a terra con un tonfo. E’ una dollfie after all.

Bright eyes, b
urning like fire… bright eyes, how can you close and fail…

Mentre Matt sta lì a scoprirsi necrofilo, Near corre su e giù per i corridoi dell’istituto con un orsacchiotto sottobraccio. Naturalmente (?) è lui ad aver visto tutto, e da bravo Sherlock Holmes dei poveri adesso vuol scoprire che fine abbiano fatto i corpi esanimi e sanguinolenti degli amici.

La storia si tinge di toni noir. L’aspetto sconvolgente della faccenda è: potevamo benissimo farne a meno.

Near ripercorre con la mente gli avvenimenti della serata e si reca prontamente in questo misterioso boschetto idilliaco che circonda la Wammy’s House (cose che manco Hogwarts).

Sicuramente era stata tutta una montatura per prendere in trappola i due ragazzini…

Elementary, Near. Ma che trappola? Qualcuno vuol morti i due? E chi? Il cervello del lettore rischia l’implosione.

Un rombo di tuono interrompe Near e lo fa rovinare a terra, tanta è la fifa che ha dei temporali quando Mello non c’è; perchè Mello si, era duro con lui, visto che noi amiamo i doppi sensi, ma durante i temporali se lo infilava nel letto e lo stringeva a sé come un orsetto di pezza (e chissà quante altre belle cose faceva pur di placare il suo terrore).

Mi domando perché Near, da personaggio freddo e del tutto padrone di sé (al contrario ad esempio di Mello, che è dominato dall’impulsività) si trasformi puntualmente o in parte della mobilia o in un accessorio adorabile, puccioso e peloso che tiene il pollice in bocca, frigna e chiama la mamma.

Near raggiunge il boschetto e corre, ma gli prende male quando assiste allo spettacolo di Mello abbracciato a Matt.

Lui chi è?

Come mai l’hai portato con te?

Il suo ruolo, mi spieghi qual è?

Io volevo incontrarti da solo, semmai!

Il triangolo no, non l’avevo considerato; ma Matt, direi giustamente, è disperato e poco se ne cura.

< Near ti prego aiutami…Mel Non si sveglia…>

Mel?! Ma chi sarebbe ‘Mel’? Mel C? Mel B? Mello è una Spice Girl in incognito. E nell’incavo del suo collo di cigno si immergono Matt e la sua disperazione. Persino Near, sempre tremante, si porta il caschetto biondo al petto, come fosse frutto del suo grembo. No, non ho idea della ragion d’essere di tutta questa melassa che tracima, tutti questi gesti affettuosi privi di senso, tutto questo OOC gratuito, tutta questa violenza nello sciagurato mondo d’oggi.

Il sangue colava dai suoi capelli macchiandogli il volto. A malapena riusciva a distinguere il rosso dei capelli da quello del liquido.

Che Matt abbia i capelli color rosso sangue mi giunge nuovo (“volevo una fan fiction, fiction, fiction, mi hai dato ‘sta boiata, con te non gioco più” canta l’Antoniano sempre sulle note di “volevo un gatto nero”).

Near, improvvisatosi medico legale, annuncia che Mello è sì vivo, ma va subito portato al chiuso. Propone così di raggiungere la casetta dietro l’istituto.

Miiii, una casetta!

Sono il conte Near, colui che viene nella notte, che vaga a destra e a manca; e ciò che manca a manca, non manca a destra.

I due si caricano il peso morto di Mello in spalla, mentre a Matt vengon su una rabbia e un desiderio di vendetta incommensurabili.

Matt, un consiglio spassionato: never forget, never forgive.

Continua…

O anche no.

Non per Ozzy, almeno, che è caduto a testa in giù in un catino; e non per me, che sto già pensando ad organizzare un esclusivo pigiama party del club giacobino, con soluzione al 7% di cocaina e rhum al cocco gratis per tutti.

Ai fil iu, OOC

Amici del club giacobino, in un recente passato abbiamo appurato assieme che non esiste posto come Londra. Quel che ancora non sapete, e che io mi appresto a rivelarvi, è che i mortiferi complici Benkamin Barker aka Sweeney Todd e Nellie Lovett, nel loro intimo, sono vivaci e zuzzurelloni quanto ragazzini di terza media, se non di terza elementare. Prova ne è che non appena se ne presenta l’occasione si prestano ad attività istruttive quanto acchiapparello, nascondino e il gioco della bottiglia, e vi assicuro che invece che a simili passatempi preferirei saperli dediti a un gioco di ruolo ambientato nella Londra vittoriana (a loro contemporanea).
Ce lo racconta GIOCHI DI MEZZANOTTE, di nellie89.

E’ ormai calata la mezzanotte su Fleet Streat quando il nostro barbiere preferito si sveglia di soprassalto, desideroso di bere del gin. Non meravigliatevi di ciò, evidentemente il controllo del Super Io sul suo Es è ormai piuttosto labile, visto anche che senza indugi il nostro s’alza e va a procurarsi il prezioso bicchiere; ma nel buio (nella notte e nel buio) della bottega, o meglio del negozio, scorge una sagoma umana seduta al tavolo. Ne vede addirittura gli occhi, chiusi, e le labbra incurvate in un piccolo sorriso.

Non d’un ladro si tratta ma di Madama Lovett, che prontamente propone a doppia B di giocare. "A cosa?" domanda l’infelice, che ancora non sa cosa lo aspetti. "Obbligo o verità" , risponde pronta la letale panettiera, che in un impeto di generosità si premura anche di spiegare al suo compagno le regole del gioco.

Era ubriaca. Era evidente che lei fosse ubriaca. Le opinioni di Sweeney mi trovano perfettamente d’accordo, come pure le sue azioni: difatti si dirige verso l’uscio, probabilmente in preda al panico più totale. Col trucco più vecchio del mondo l’astuta Lovett è capace di richiamarlo indietro: insinua che Sweeney abbia paura, al che, naturalmente, l’idiotico barbiere di Fleet Street non può che cedere e partecipare al gioco.
La prima domanda la pone lui: chiede se Mrs Lovett desiderasse davvero diventare fornaia. La risposta è illuminante:

“Che razza di domanda è questa Mrs Todd?” “Adesso tocca a me fare domande piccola” “Bene, si” “Il mio turno…obbligo o verità?” “Verità” “Perché mi odiate Mr T?”
Non ho capito un cetriolo di quanto è avvenuto tra i due, ma ho il sospetto che sia stato qualcosa di brutto brutto brutto, neh.
Lo psicotico imbecille di Fleet Street, l’omonimo ma-no-che-non-sono-Sweeney-gli-somiglio-solo-un-sacco, afferma di non odiarla. In effetti, piuttosto che odio mi sembra provi un completo disinteresse per la volonterosa signora, che tuttavia è scettica di fronte a una simile risposta. Forse per questo decide di sobbarcarsi l’obbligo, e su ordine del sadico barbiere assaggia uno dei suoi pasticci.

Poi tocca a lei prendere le redini dell’emozionante attività ricreativa, e Sweeney si dichiara disposto all’obbligo.
Serata di gala da Chi vuol essere giacobino: venti milioni di franchi a chiunque riesca a indovinare cosa la perfida Lovett obbligherà lo spaurito barbiere a fare.
Lei, signora? Sentiamo. No, mi spiace, non lo costringerà a ricamare a punto croce. Lei, con la mano alzata? No, non lo forzerà a scrivere una NC-17 Turpin/Anthony/il bastone di Bamford. Lei che saltella? Mi scusi, non credevo volesse semplicemente andare al bagno.
“Io vi obbligo a…baciami!”
Arriverà direttamente a casa di voi arguti giacobini che l’avevate subodorato la bambola del messo Bamford che dice "excuse me my Lord", "gioca con me" e "mamma" quando la schiacci.
Todd è ritroso, ma si fa coraggio e imprime le labbra su quelle della graziosa signora. L’esperienza si rivela meno peggiore di quanto pensasse: Dopotutto erano 15 anni che non baciava una donna.

Dovevamo pensarci prima. E’ per via dell’astinenza che Sweeney Todd, nello scontare la sua pena, s’è ridotto così male. Avrebbero potuto essere abbastanza pietosi da lasciargli una bambola di gomma. No, non quella del messo Bamford.

Il bacio si fa approfondito (sic) e duraturo, tanto che al suo termine Mrs Lovett sospira soddisfatta. Il gioco si rivela terminato – per nostra fortuna - e il barbiere si avvia su per le fatidiche scale.
“Buona notte piccola mia” “Buona notte Mr T"
I dialoghi sono degni del migliore Kiss me Licia, come pure il "ti amo" pronunciato con decisione da Nellie Lovett poco prima che il socio varchi la soglia.
Se servono catini, Ozzy li noleggia a 10 pence al minuto all’angolo di Fleet Street.

La mattina dopo Mrs Lovett si sveglia con un gran mal di testa, un bicchiere vuoto di fronte e oppressa dalle premurose cure del giovane Toby. Per far luce sulla misteriosa emicrania pensa bene di tener chiusa la bottega e, dopo aver comunicato tale decisione a Toby, torna in camera sua e si distende sul letto. In un crescendo di disperazione, ricorda gradatamente ogni evento della sera precedente e sceglie di dirigersi verso gli appartamenti di Sweeney, mentre il cuore sembrava stesse per uscirle dal petto.

La stessa mattina (ogni mattina, a Londra, un Todd si sveglia…) un tristo barbiere è stato incapace di prendere sonno per l’intera notte. Lo vediamo rimuginare, ruminare e rimasticare gli spaventosi (per noi anzitutto) avvenimenti della sera innanzi, e dialogare con la sua voce interiore (schizofrenico oltre che psicopatico).
”Povera Nellie??? Da quando sciocco barbiere ti preoccupi per lei? Da quando è diventata il centro dei tuoi pensieri?”
Da mai. Pertanto torna IC, sciocco barbiere, altrimenti ti ci facciamo ritornare noi a suon di sonore mazzate.
Fortuna che il nostro torna a pensare a Johanna (Johaaaaaaaaaaanna) e a Lucy, rassicurandoci non poco. Ma siccome vuol continuare a farsi del male (cit.), con un guizzo il suo pensiero devia verso Mrs Lovett, descrivendo i suoi capelli come neri come l’ebano e non privi di ciocche rosse.
Sweeney Todd, signori, è ufficialmente diventato daltonico.

D’improvviso la porta della sua stanza scatta.
Desiderosa di sapere in che posizione si sia classificata per i 100 metri, stendo un velo pietoso e faccio calare il sipario sugli intrattenimenti preferiti di un barbiere e una fornaia della Londra vittoriana (perché le carte, attenzione!, erano fuori moda).

No place like London

Vi sono degli assiomi che stanno alla base dello scibile umano. Il primo: ogni volta che viene inaugurata una nuova sezione del Tempio, una marmotta muore. Raccogliendo pietosamente la creatura stramazzata ai miei piedi vi invito, mio stimatissimo pubblico di rivoluzionari, a non attendere la venuta dei moscardini ingozzandovi dei salatini del rinfresco, bensì a seguirmi attraverso la soglia marmorea che reca l’insegna “Sweeney Todd”.
Ad accoglierci, LA FINE CHE CI HA UNITO di Tonks94.
Comincio col dire che la storia contiene SPOILER MASSICCI per chiunque non fosse arrivato a vedere l’ultima, splendida opera di Burton dal principio alla fine (o comunque non conoscesse la storia per altre vie), ergo vi consiglio vivamente di correre a vedere il fil… di nn lggr se nn v piace… no… di chiudere immediatamente la finestra del browser se non avete prima visionato la pellicola.

…siete ancora qui? Sciò, ho detto. Sciò!

Il corpo di Lucy, l’ormai sfigurata consorte del barbiere, giace a terra in una pozza di sangue innocente. Proprio lei, disgraziata creatura, motivo scatenante della vendetta del tristo Sweeney, colei che credeva morta, invece era viva, ora morta.
Fermiamoci un momento.
Dal momento che dal Singleton, dal Getto e da Scevola Mariotti suona occupato, sono lieta d’introdurvi alla domanda da un milione di dollari della serata: che scuola ha frequentato Sweeney To… no, che vorrà mai dire il nostro feroce e sanguinario tagliagole?
Avanzo ipotesi:
- Lucy è morta. Poi è risorta. Poi è morta di nuovo.
- Lucy era viva. Adesso è morta, ma per un disguido non si trova sull’Acheronte bensì a Busto Arsizio.
- Lucy era viva, poi è morta, poi è tornata in vita, poi è morta, poi ha prenotato una sdraio al limbo con cinquanta pence di mancia a Caronte.
Sweeney si dispera, il suo pensiero sfiora abissi tali da spingerlo a formulare acute considerazioni sulla brevità della vita e sulla sua sanguinolenta metà. “E pensare, che fino a poco tempo fa… era viva!” geme lo sciagurato, dimostrando di avere le idee assai meno chiare delle nostre.
Quindi, com’è giusto, non riesce a perdonarsi il terribile gesto; sotto gli occhi protettivi di Mrs Lovett, ormai incapace di trattenersi, sbotta: LO UCCISA IO PER COLPA TUA!
Il dramma è tale da far dimenticare al barbiere le più elementari norme linguistiche (no, non è una svista, è la seconda volta che l’espressione compare sulle sue labbra emaciate in questa esatta forma). Evidentemente Anthony si è curato della salute dell’uomo ma non d’insegnargli la grammatica, e andrebbe ripreso senza fallo se non fosse troppo impegnato a intonare “I feeeeeeel you, Johaaaaaaaaaaanna”.
Altro dettaglio interessante: le battute del dialogo non sono chiuse da virgolette ma introdotte da due punti, che svolgono la graziosissima funzione di addobbo al lato sinistro della pagina. Ma più della forma poté il contenuto, degno del migliore Beautiful.
Cantate con me:
Tuttuttuturu- tutturu
Tu-tu
Tututtuturu-turutu-turutu-tuttuttututturu-tutturu
Tuu-tuu
Tu-tuttutturu-tu-tuuuu…
Ripreso fiato? Sì? Bene. A voi:
:è TUTTA COLPA TUA! È SOLAMENTE COLPA TUA!! MI HAI MENTITO!
:no
:SI INVECE
:Sweeney, io credevo…
:TU CREDEVI COSA!?

“Io credevo che tu avessi lasciato Brooke, Sweeney!”
“E io credevo che tu e Dawson vi foste vicendevolmente abbandonati!”
“Ma io ti amo quanto una donna non potrà mai amare un uomo!”
“E io quanto un uomo non potrà mai amare un uomo!”
“Oh, Benj…”
“Parlami d’amore, Loviù”.
…no, d’accordo, le ultime battute sono una mia personale aggiunta, ma ammetterete che ben s’intonano al resto. Il tedio prosegue, con Mrs Lovett che attribuisce alla forza dell’aMMore la sua imperdonabile manchevolezza e pone una mano sulla spalla di Sweeney.
Il signore, dal canto suo, è un tantino maldisposto:
:IO AMO SOLTANTO UNA DONNA, E QUELLA NON SEI TU!
A Sweeney il copione deve averlo scritto Venditti, ma questo poco importa a Nellie Lovett che, scossa dal suo sguardo denso d’odio e assieme di tristezza, pensa bene d’implorare perdono. Il barbiere non vuol concederglielo, s’intende, né ha intenzione di disinserire il caps lock.
Pertanto leva una lama (WUT?) in direzione della Lovett, mancandola (WUT?, e due) e dandole modo di fuggire in direzione del campo.
Amici, giacobini, concittadini. Ci troviamo in Fleet Street, Londra. Dove accidenti sarebbe, il campo? La Lovett possiede una piantagione (di cosa, lo immagino) nascosta nel sottoscala? Ma soprattutto, che ne sa lei di un campo di grano?
Risolviamo il paradosso:
To somewhere that’s safe and sunlit, and serene… oh! And absolutely green.

:è INUTILE CHE SCAPPI NELLIE! IO MI VENDICHERÒ!
Il diabolico maniaco del caps lock di Fleet Street non mente: egli la inseguirà sino a ferirle la gola, a vedere il suo sangue zampillare, finché il suo cuore non smetterà di battere.

Nel prossimo episodio: Sweeney tenta d’insinuare in Anthony il sospetto che Adolfo Pirelli abbia sparato ai suoi genitori. Nel frattempo, Mrs Lovett è gelosa della nuova ragazza di Toby: quale sarà la sua scelta? Il giudice Turpin e il messo Bamford sono divenuti ben più che semplici amici. Ma Johanna ha filmato l’ultimo loro incontro ed è pronta a pubblicarlo sul web…
Restate con noi. Pubblicità!
…no, there’s no place like London.

Tutti al mare

Miei stimatissimi montagnardi, inverno declina e, almeno dalle mie parti, un sole più carezzevole e la brezza primaverile già addolciscono le giornate. Le nevi si sciolgono, i fiori sbocciano, le ghigliottine si ricoprono d’edera, le Mary Sue entrano in calore e tutto il resto.
Se anche voi vi sentite rinfrancati dal cambiamento di clima, che ne dite di salire tutti sul nostro bus privato (quello con “La révolution est la guerre de la liberté contre ses ennemis” dipinto a lettere argentee sulla fiancata) e andare a fare una bella gita… che so, al mare?
Conduce ♠ † Gita Al Mare † ♠ di Nemia:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=203240&i=1-
Coordinate spaziali: ci troviamo all’interno del fandom dell’agenda ammazzakattivi meglio nota, in un Engrish approssimativo, come Death Note.
Esordisce Mello, biondino puffettoloso che si dice incredulo: possibile che l’intera Wammy’s House si trovi su un pullman diretto in spiaggia (ma che spiaggia, poi)?
Er… no.
Matt gioca al Gameboy per ore filate; Mello si domanda d’improvviso dove sia Near, per poi rendersi conto che gli è seduto di fronte (s’è fatto orbo) ed è intento a comporre e disfare puzzle con la rapidità di un marine che smonta e rimonta il fucile (“Questo è il mio puzzle; ce ne sono tanti come lui, ma questo è il m…” *cough*).
Ma il nerd maliziosamente ridacchia; Mello lo mena, in barba alla quiete e al povero Roger che si sarà senz’altro raccomandato di non strillare e di non lasciare chewing-gum appiccicate sotto i sedili.
_ Stronzo! _ sibilò sottovoce, fulminandolo con lo sguardo.
Prima di partire, i nostri devono aver fatto un salto in osteria. Oppure in un autogrill estremamente malfamato.
Mello, quasi fosse stato sorpreso a commettere un crimine, di qui in poi è inquieto e in profonda crisi ormonale.
_ Matt, ce l’hai un fottutissimo cd da ascoltare?! _
Amico cioccolatomane, fossi in Roger mi munirei di acqua e sapone per dare una vigorosa strigliata alla tua cavità orale. Hai trascorso il weekend con tre scaricatori di porto nerboruti?
Matt ha con sé un lettore mp3 con sopra le canzoni dei Nirvana. Mello glielo sottrae, nella vana speranza di sedarsi.
Il pulmino, dopo un tempo che al biondo appare infinito, si ferma; le portiere si spalancano (per un momento avrei sperato che no). Mello salta fuori, trascinandosi dietro con veemenza il povero e inerme Matt.
Roger è – a ragione – piuttosto preoccupato.
L’azione viene paradossalmente e immediatamente proiettata nell’albergo:
Ma sembrava avere solo stanze..
WUT? Nevermind, dal momento che ignoriamo che albergo sia e dove si trovi, propongo d’ora in poi di designarlo come ‘Overlook Hotel’.
Mello si domanda se l’Overlook abbia cucine (non ho idea del perché, forse cerca qualcuno con lo shining). A conti fatti non ve ne sono, si cena in un ristorante distinto.
Boh.
Roger espone un discorso sul perché i pargoli si trovino presso l’Overlook… che a noi non è dato ascoltare, perché a Mello non interessa. A me interessa molto, invece, specie alla luce dell’inspiegabilità della cosa.
Tuttavia Mello ha altre priorità, tipo il guardare Near e arrossire. Cose indispensabili ai fini della trama.
La stanza assegnatagli ha l’aspetto di una suite dell’Hilton, peccato abbia un solo letto, e matrimoniale.
Niente panico, amici ghigliottinari. Possiamo sempre sperare che dorma con una tavoletta di cioccolato a grandezza umana.
O forse no.
_ TU?!!? _ gridò stupefatto.

Near si arrotolò una ciocca di capelli attorno all’indice, stordito.
…ecco, no.
Suvvia, aveva giudicato Roger un po’ rimbambito dall’età, ma.. arrivare a mettere LUI in camera con NEAR era pura follia!!
Con tutto il rispetto che provo per il povero Roger, temo di dover sottoscrivere in pieno.
O meglio, potrei capire se su due letti separati, ma un letto matrimoniale, magari a forma di cuore, denota un certo sadismo. Cattivo, Roger.
Mello dà in ovvie escandescenze, mentre le guance di Near si tingono di rosa bubblegum.
Quanto a me, ho la nausea.
Matt ridacchia (spero stavolta non si becchi un manrovescio in pieno volto), Mello strilla, e in tutta risposta il nerd gli alita in faccia.
Il mio disgusto cresce, ma c’è da dire che non riesco a comprendere le ragioni del gesto.
_ Ma si può sapere quando hai fumato che fino a poco fa eravamo sul pulmino? _
Se parliamo dei tempi della Wammy’s, possibile che Matt fumi come un ottomano, e soprattutto che ciò gli venga permesso?
La Wammy’s House è divenuta un centro sociale.
Matt frugò nelle tasche, recuperando un pacchetto di Lucky Strike.
_ Ma sei rincoglionito?! C’è Near qui accanto! Potrebbe riferirlo a Roger _
Ma sì, ma suvvia, una bella canna e poi tutti di corsa al Transpub, che è serata di cabaret e lap dancing con L e Raito ignudi che dimenano il posteriore.
Roger è ormai il pusher ufficiale della Casa. Il vecchio cannaiolo de noantri, insomma.
Matt è infastidito: lui vuol fumare, che diamine. Raccomanda inoltre a Mello di non seccare Near, ma Mello vuol solo batterlo (quelle ambiguité), null’altro.
_ Vedi di non fottertelo, più che altro _
ROGER! Niente osteria per una settimana per questi soggetti. E niente più canne.
Mello arrossisce (ancora? Devo ricorrere al conteggio parole?), subito dopo esclama di non esser gay. Uh. Er. Matt dice di non aver mai pensato di “dargli del gay" (OMGWUT?). No, perché lo considera più come una ragazza.
Devo chiedervi di tenermi per il mantello, o presto questo sbarbatello si ritroverà coi più begli occhi pesti della sua vita.
Fortuna che ci pensa Mello, che subito s’avventa su Matt e inizia a strillare, palesemente sull’orlo dell’isterismo.
Il rosso stupisce.
RISPONDI CAZZO!
Mello, se ti mostri in sindrome premestruale è naturale che la gente si faccia idee strane, sai. Matt è poco convinto.
_ Hai detto che me lo fai vedere, no? _ insistette l’altro.
Tenermi per il mantello temo non basti, meglio che proviate a fermare il sortilegio che ho appena intessuto ai suoi danni. Mello si fa color porpora (l’unica cosa che i personaggi di questa funsfycscions sappiano fare, in effetti), e ciò diverte il rossino.
Quando si arriverà al ‘rossetto’ fatemi sapere, fremo dal desiderio di vedere Matt marcato Maybelline New York.
Il simpatico alterco prosegue, la nostra pazienza si logora, Mello promette di farsi vedere in costume da bagno.
UARGH, posso dirlo?
E Matt sembrava.. arrapato da lui.
Tutto ciò mi ricorda l’accoppiamento delle coccinelle d’un famigerato spot, ora fortunatamente mutato.
Mi auguro Ozzy si sollevi dal torpore e smetta di scrivere lettere d’amore a una catina secsi, il peggio ha ancora da venire.
Ecco, Mello bello s’introduce nel gabinetto della suite e…
_ E’ microscopico! Rischiamo di finire nel cesso mentre facciamo la doccia! _
Ozzy, QUA!
Desidero sapere di qualcuno che sia precipitato dalla doccia al water, ad ogni modo. Quanto alla prima esclamazione, preferisco ignorarla.
Mello intende andare a recriminare da Roger (il poveretto sembra la causa di ogni male terreno e ultraterreno). Near lo trattiene saggiamente.
Mello piagnucola, lacrima (L gli ha insegnato bene il mestiere), si domanda se si trovino lì per fare ricerche (azzarderei perché Roger ha fumato un po’ troppo) su flora e fauna (e Serenella) locali, manco avessero sei anni e frequentassero una scuola statale. Sente poi il bisogno di masticar cioccolata. Peccato le sue barrette non le abbia lui bensì…
…orsù, lo sapete. Matt.
La cioccolata, la sua cioccolata.. ce l’aveva quel fumatore allupato!!
*Yawn* che emozione.
Near con un sorrisetto fa insinuazioni riguardo alla dipendenza di Mello dal dolce. Mello, in risposta, gli prende a calci il puzzle (come Lucy con Schroeder).
La faccenda si fa veri angsti, fortuna che compare Roger il quale, naturalmente, è costretto a fornire spiegazioni sull’assegnazione dei posti a dormire dei due.
Voleva farli trombare socializzare, a quanto pare. Roger, l’ineccepibile pedagogista del nuovo millennio.
Ma non badiamogli, l’escursione è alle porte e Mello deve metter su un bel costume nero. Per questa ragione si reca in bagno, e tutto filerebbe liscio se non fosse che a metà dell’operazione Near gli cade addosso dalla tendina della doccia.
Cos’è, una statua di cera? La doccia non ha uno straccio d’antiscivolo?
Near pensa bene di menare una ginocchiata sui gioielli di famiglia di Mello, che ulula e si copre con le mani la parte lesa, senza curarsi di avere ancora l’altro spalmato sopra.
E finendo per toccargli il sedere.
Desidero che NON mi chiediate cosa vi sia di eccitante in tutto ciò. Certo non è roba che leggerei prima di andare a dormire.
Mello scaraventa Near nel cubicolo doccia, per poi fuggire da quel dannato buco chiamato erroneamente con l’epiteto “bagno”.
L’epiteto, come in Omero. Il bagno è quello della famigerata stanza 237.
Vieni a giocare con noi, Mello.
Per sempre.
Per sempre.
Mello si rende conto d’essersi eccitato, e la cosa sconvolge lui e noi con lui.
Anche quel COSO poteva sbagliarsi no?
Il suo membro è dotato di facoltà intellettuali. Chissà se gli parla come una Whirlpool, “salve, sono il tuo arnese; scegli un programma…” Lo sconvolgimento del lettore cede il passo all’angoscia.
Il poveretto dalla verga intelligente è alla disperata ricerca di qualcosa da indossare sopra il costume. Opta infine per un allegro paio di pantaloni al cui riguardo Matt si pronunciò così:
“Ti fanno proprio un bel culetto, sai?”
Io e te tre metri sopra l’osteria.
Mello sbircia Near in costume e lo trova un gran porco gracile. Non che alla Wammy’s si siano viste molte creature paffute (L in primis). Indi ascolta ‘Rape me’ dei Nirvana… e pensa a Matt.
Ma che cacchio di canzone era andato a sentire?!
Una buona domanda.
Rape me..
..
“stuprami”?

Bravo Mello, ti sei risparmiato l’edizione completa di English I can. The brain is on the table, ad ogni modo, ricorda.
Mello non sa bene perché pensi a Matt, che certo non è un potenziale stupratore (Mello, leggi Transpub e poi se ne riparla). Forse per via del teatrino precedente?
Parli del nerd, spunta il crine porporino: Matt il Rosso (sa tanto di guerriero goto) si palesa all’orizzonte.
_ Ascolto la tua musica di merda _

Matt lo guardò sollevando le sopracciglia, sorpreso. _ Cazzo, sono i Nirvana! _
Cazzo, e farei pure bene a rivedere il mio vocabolario, minchia, cazzo, merda!
L’uomo dall’esprit de finesse senza pari fissa lo sguardo sul sedere di Mello il Biondo Efebo. Questi fantastica su una casetta da fiaba dei Grimm, circondata da un lago di cioccolata.
E lui lì nel laghetto a nuotare e leccare quel liquido delizioso..
Sono io che vedo doppi e tripli sensi ovunque, o qui stiamo un po’ a fare gli allusivi?
I nostri vanno infine presso il pullman, Mello ascolta i My Chemical Romance (anacronisticamente) e domanda a Roger della cioccolata. L’uomo è stupito da quanto in fretta il fanciullo abbia consumato le sue scorte.
“No, ce l’ha tutta Matt, ma siccome penso mi stupri a vista preferisco non prenderla”.
BLEURGH! Ozzy!
Fortuna che almeno questo exploit se lo risparmia, preferisce dire a Roger di non averla seco.
A Mello sembra d’intravedere L in spiaggia (no, L, salvati almeno tu! ;_;) e Roger è al rimorchio: parla con una donna con una maglietta rossa indosso.
Dio, un’animatrice no!
Per tutte le zollette di zucchero del pianeta, QUOTO.
L’amica di Roger (spero non del volgo) si chiama Martina. D’accordo, non ci è dato di sapere dove questi poveri infelici si trovino, ma essendo la Wammy’s House in Inghilterra dubito che possano essere in gita sulla riviera adriatica.
Dubito direttamente che possano essere in gita, in verità, ma tacerò.
L’isola d’Elba..
Giunge come un colpo apoplettico la rivelazione spaziale (dell’Apocalisse): siamo sull’isola d’Elba.
O sono tutti in esilio (e visto quanto sono degenerati, in tal caso Roger avrebbe il mio rispetto), o l’erba pipa è cresciuta in piantagioni nel cortile della Wammy’s House. Il pullman è divenuto un mezzo di trasporto dai connotati fantascientifici, paragonabile alla metropolitana.
L’animatrice propone un bel gioco: i ragazzini dovranno raccogliere ogni genere d’oggetto, sassi, conchiglie, rami, unghie di Roger, pedalò, siringhe usate, sangue del buonsenso e pesci uccisi dall’Out of Character per realizzare un museo del mare in miniatura.
Signo’, sono piccoli geni e lei me li tratta come seienni?
A Mello tocca, poveretto, di stare in coppia con Near, e malgrado le contingenze ne vien fuori un bel lavoro (te credo, in coppia con Near… avrà eretto una Tour Eiffel di tappi di bottiglia usati). L’animatrice è ammirata, tanto che ce ne becchiamo persino una descrizione fisica:
Aveva i capelli riccioluti sul rossiccio, raccolti con un’enorme pinza nera a forma di farfalla. Gli occhi erano grandi e castani, il viso gioviale.
Come commentare? Affidiamoci alle parole della stessa:
Wuao..!
Il premio è in cioccolata, il che rallegra il povero Mello che è prossimo alla crisi d’astinenza. A vincere sono Mello e Near, e il bionderello è ben felice di consumare una tavoletta prima che Roger dia a tutti la licenza di gettarsi in acqua.
Anche lui si tuffa, naturale.
Mello lo guardò sorpreso ma non fece in tempo a toccare il fondale con i piedi e rimettersi in piedi che Matt aveva già premuto le labbra sulle sue e lo aveva spinto sott’acqua.
Ritiro il premio ‘Marpione dell’anno’ a Raito e lo concedo a Matt, neo-piovra della laguna. Il povero Mello sta annegando e te credo, Matt magari ha le bombole d’ossigeno sulle spalle, ma 45 minuti sott’acqua senza un minimo di respirazione preliminare possono essere pericolosi.
Il capitolo che segue abbraccia lo stile aya, con mio sommo gaudio et tripudio. I due, per fortuna, vengon fuori dall’acqua e continuano a incrociar labbra e lingue come due moschettieri.
Mello rabbrividì. Per il freddo, ma anche per lo sguardo che aveva l’amico.

Malizioso.
Quasi lacrimo. Di donna, beninteso.
Le effusioni proseguono, e le dita del marpione s’intrufolano nel costume del povero Mello.
Mello sentì il fiato mancare. Vicino a venire .
Lasciatelo dire, Mello, ti ci vuol veramente poco. Ma dimenticavo il setting, nel ficcyworld ogni cosa è perfetta, turgida e soprattutto istantanea.
Finalmente il biondo efebico si divincola e guizza via che manco un’anguilla. Matt, per nostra sciagura, lo riacchiappa.
Le sue dita sul sedere.
Inizio ad annoiarmi, le coreografie non cambiano mai. Mello scappa di nuovo, stavolta se ne corre su per le scale dell’albergo, dove fa un incontro da non credersi con un moro del mistero.
_ L?! _ esclamò Mello dimentico del fatto che fino a qualche minuto prima era stato a rischio stupro.
Per l’ennesima volta, lo ripeto: era reaper. Non raper. English I can, o Magic English in alternativa. I personaggi di Death Note NON sono ossessionati dall’idea di stuprare qualche collega.
Mello è molto angosciato dal pensiero che questa versione vacanziera di L abbia assistito allo spettacolo (mi sembra difficile, anche se continuo a sperare siano tutti su Scherzi a Sparta, e prima o poi Leonida faccia la sua comparsa strillando “QUESTA-E’-UNA CANDID CAMERAAAAAAAAH!”). Il buon vecchio emo Elle, che io mi figuro con indosso un paio di bermuda multicolori decorati a ibiscus e con aspetto simile a Hercule Poirot al mare, gli offre dapprima un lecca lecca (stolti, non quello), poi lo manda a comprar una cioccolata al piano di sotto.
Mello ubbidisce, e sorbisce tranquillo della cioccolata aromatizzata.
Cacchio, era deliziosa..
Matt ricompare all’improvviso, Mello è così. Sempre con perfetta noncuranza e nessuna inibizione, il nerd gli impone un bacio al sapor di cioccolato.
Non era il bacio di uno stupratore impazzito quello.
Ne sono convinta.

Il ventre di Matt pulsa, e la cosa mi preoccupa. Mello si domanda perché non abbia la forza di scansarlo, la noia del lettore degenera in spleen e il coltello da torta al mio fianco luccica invitante (cit.).
Matt, dal canto suo, ha uno sguardo secsi.
Too sexy for his shirt.
Segue contorsionismo:
Matt insinuò una gamba tra le sue e Mello non fece resistenza. Matt lo baciò di nuovo e Mello non fece resistenza. Matt aprì gli occhi per guardarlo e allontanò la bocca dalla sua.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Okay ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da dormire. Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare, e nel finale due volte i saluti! Fatelo bene! Gioca jouer!
Di botto, Mello si ritrova, alle 11 di sera, nel letto che condivide con Near, con indosso un pigiama che non si ricorda d’aver indossato.
Near, il puccycoso della situazione, lo stringe a sé. Aspettate a dire “che tenero orsetto del cuore, ne vorrei uno a casa mia”: ecco che, nel sonno, le dita di Near prendono maggicamente a muoversi da sé…
Boccheggiò mentre si insinuavano nei pantaloni.
Una forma di sonnambulismo altresì desueta.
Si sa che i sonnambuli non vanno svegliati, e con l’esile pretesto Mello esita ad allontanare il tentacolo del bimbo peloso.
Ozzy è al suolo privo di sensi.
Sfilò con imbarazzo la mano del ragazzo dai propri boxer, arrossendo vistosamente.
Mello è un po’ il “tuttimivogliono” della situazione, a quanto pare. Le lotte per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti…
Near inizia a ballare la danza del ventre su Mello. Sempre nel sonno.
Stava.. stava facendo un sogno erotico su di lui?!
Non è che facendone si debba per forza gridare a gran voce o darsi al latinoamericano, eh. Peccato che lo strusciarsi dell’orsetto sortisca un qualche effetto nei profondi recessi del nostro povero amico (davvero gli ci vuol poco):
Stava eccitando anche lui!
Ma ecco che Near grida un gemito, lasciando Mello ai suoi patemi esistenzialistici, alle sue fisime e ai suoi profondi interrogativi riguardo all’aMMore, che si concludono con le braccia del biondo efebico che si avvolgono intorno al collo dell’orsetto peloso.
Io ho paura d’aver preso un’insolazione, ma dopo un paio di decapitazioni starò meglio. Vi saluto e vi esorto ad attendere con ansia il prosieguo dell’escursione che-tutti-voi-avete-sempre-sognato-agitando-le-anche-nel-sonno.

E se il mondo coi suoi guai alle spalle lascerai…

Accarezzavo l’eburnea mano del Maestro – recentemente ricoverato per accertamenti – quando il mio Ozzy, irrompendo nella stanza, mi ha improvvisamente distolto dal pensare alle articolazioni delle scimmie alate emettendo una serie di suoni sensibilmente privi di significato alcuno.
Ho dovuto soccorrerlo, naturalmente, e farmi accompagnare per mano in lungo e in largo per le gradinate di marmo del Tempio perché mi mostrasse, con braccio tremulo, il seguente scritto:

Lettera, di lemnia.

Da Fiumicino pare sia appena partito un aereo e no, mes jacobins, non è diretto a Parigi; ma andiamo oltre, dove il nostro ancora ignoto protagonista si è chiuso la porta alle spalle, con uno schiocco secco che lascia supporre che invece che chiudere una porta abbia appena stappato il tavernello. Il suo cuore palpita furiosamente e la sua macchina ruggisce, una volta acceso il motore (“metti un tigre nel motore”, disse il Saggio).
Il Nostro confessa di aver sempre apprezzato la cromatura della sua auto, rossa come il sangue,come la passione,come il peccato.
Se il rosso peccato a me personalmente ricorda le labbra di certe innominabili donnacce di fine ‘800, confessate: è dalla nascita che desiderate un’auto rossa peccato (chissà che risponderebbero, in concessionaria, a sentirsene chiedere una).
Le ruote del peccaminoso veicolo corrono sull’asfalto simile alla notte che lentamente stinge gli ultimi vermigli riflessi di questo sole morente.
*O*
Il sole è stato lavato con Perlana, o in alternativa con qualche prodotto concorrente di ben più scarsa qualità. Fortuna che il cielo fa da cattura-colori: tenere sempre in lavatrice, ricordate.
Le luci delle città rifulgono in ogni dove, trafiggono il cielo (con lo stocco di Lady Oscar), gareggiano con le stelle (chissà in che disciplina). E noi siamo figli delle stelle, ma Matt, a quanto pare, ancora non lo sa.
E quando passa ride tuta la città.
D’improvviso il flescebèc: un dialogo tra Matt e Mello nel bel mezzo del quale Mello esprime la volontà di vincere contro la vita stessa.
Di questi tempi l’erba pipa esce alta e rigogliosa e il mercato della cioccolata drogata temo sia altrettanto fiorente. Mello, freak mio adorato, da quando è verificata l’equazione Near = vita globalmente intesa?
Dallo specchietto retrovisore posso vederle chiaramente.
Minacciose emissarie della fine,mi inseguono senza sosta.

Matt, guarda bene: son due mignotte.
Se agitano la mano e mettono in mostra la mercanzia, non hai di che preoccuparti: così fan tutte (come noi ben sappiamo). Naturalmente, nel fanon sei il servizievole giocattolo sessuale di Mello e ben poco sai delle cose della vita.
Matt si domanda perché non abbia paura (evidentemente le calze a rete sono particolarmente di cattivo gusto). Pondera anche che a volte la speranza è peggio della disperazione, quand’ecco che gli pneumatici lanciano un doloroso grido.
Ho una serie di domande di natura puramente scientifica:
- Gli pneumatici sono dotati di corde vocali?
- Se sì, possono soffrire?
-E’ lecito formare su queste basi un comitato in difesa dei diritti degli pneumatici?
Il grido dei poveri pneumatici dà voce al grido interiore di Matt (don’t ask), che pensa bene di accelerare per far mangiare la polvere ai suoi inseguitori (don’t ask – e sono due).
Tenaci, le signore. Serata magra, suppongo.
Flescebéc due, la vendetta: Matt è assalito dalle reminescenze.
“Mello passa,passa!”

“Vai” Gol…
La punteggiatura è in confusione, e noi altrettanto: non possiamo resistere a cotale stream of consciousness. Segue una serie di brandelli di dialogo generalmente insignificanti, quali:
"Mello la mensa è aperta,andiamo?”
*O* La mensa della Wammy’s House, laddove a mio modesto parere distribuiscono anfetaminici, antidepressivi, spinelli e cibo da astronauti.
“Mello com’è andato il compito in classe?”
Mi ripeto, ma non è che la Wammy’s House sia un istituto qualsiasi, con ritmi e prassi da istituto qualsiasi (e ad ogni modo, con tutta probabilità si tratterebbe di test).
“Mello,Mello,Mello!!”
Cazz’è, calmati, meno vodka da oggi in poi. E, esiste una cosa chiamata backspace che di norma dovrebbe separare una parola dall’altra.
Ritorno al Presente: Matt stringe forteforteforte il volante e s’interroga intorno al significato della vita che ha trascorso.
Le battone naturalmente gli sono alle calcagna, anche se iniziano a barcollare sui rispettivi tacchi a spillo e ad avere il fiatone.
La mente del nerd si volge a Mello, l’amante perfetto e cioccolatoso:
Sai quante volte il mio cuore ha sanguinato,da solo,in silenzio per non disturbare il tuo riposo?
Non saprei, ma m’è venuto da pensare alla caverna delle meraviglie di Aladdin che spalanca le fauci per rombare: “CHI OSA DISTURBARE IL MIO RIPOSOOOH?!”
How tender, how sweet, how simply *O*.
Matt chiede perdono all’aMMante per essere nato così insignificante. Su, Matt, per essere un comprimario in un manga con pochissimi personaggi di rilievo non sei malaccio, suvvia.
Per lui, tuttavia, ciò non conta: è determinato a schiantarsi da qualche parte per acquistare finalmente valore agli occhi di Mello.
Matt, mio caro. Vedi laggiù quel signore con l’eyeliner, i capelli arruffati e arti lunghi e affilati? Ecco, quello è un emo. Sei certo di voler appartenere alla categoria? Certissimissimo?
Oh, sia fatto il volere del GoS.
Senza accorgermene mi ritrovo a sgommare bruscamente,trovandomi di fronte uno schieramento di auto ad attendermi.
Eccheccosè, la Confederazione delle Mignotte che viene a chiedere giustizia per il torto subito?
Matt si accoccola sulla (?) portiera (forse deve deporre un uovo) ed espira il fumo in artistiche volute oltre il finestrino.
Il che fa molto Gandalf, e mi porta ad immaginare la Venere di Milo riprodotta da spire di fumo (di Marlbrbroro, rigorosamente).
Il suo animo è incendiato dalla rabbia, e l’estintore del suo quore è evidentemente irreperibile.
se solo tu non fossi stato così cieco…se solo io non fossi stato così muto…
Ma andarvi a curare, tutti e due, no?
Colgo l’occasione per ricordare che Febbraio è il mese dell’udito, dunque suggerisco di recarvi presso il più vicino punto Amplifon il più presto possibile.
Il Nostro ripensa a una lettera compilata affettuosamente per il suo aMMore Mello. Poi scende dalla vettura, alza le mani e s’arrende.
Indi viene sepolto da una pioggia di fluffose ciabattine rosa.
…No, ma sarebbe potuto succedere.
Ma non a loro,mi arrendo a questo sentimento che ancora mi da la forza di scherzare,di prenderli in giro…
Ti tengono le armi puntate contro e il tuo più recondito desiderio è quello di far loro uno sberleffo? Sento puzza di Joker e del suo famigerato gas esilarante…

Matt rivede il sorriso di Mello e crepa contento.
Amen e cosissia.
Il pensiero (post mortem?) ritorna alla lettera a Mello, abbandonata su una scrivania adiacente (ma perché non dirimpetto, dico io?) alla finestra.
La missiva è stata vergata in inchiostro rosso come… indovinate? Sì, come sangue, passione e peccato. Il che riesce a procurarmi un’immagine mentale che mescola lo spot della Campari a quello del Togo e a quelli di diverse specie di Magnum.
Vorrei volare oltre questi confini…tu ,la mia unica patria…
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte; siam pronti alla morte, Mello chiamò!
vorrei essere ovunque per non essere da nessun’altra parte se non dentro di te,
Fingerò d’ignorare il doppio senso. Come dite? Ah, era proprio intesa così? La logica consequenziale resta comunque alle Hawaii…
vorrei avere davanti tutti i paesi del mondo per serbare solo il tuo

riflesso…poichè sei tu…tutte le mie ragioni…
Matt, perché scrivi lettere come se fossero canzoni composte da Laura Pausini e Gigi d’Alessio dopo una notte di bagordi in casa di Condoleeza Rice, con drink offerti dai Tokio Hotel?
La lettera prosegue sullo stesso tono, fino a giungere a una chiusa con svolazzo (letterale) che non ha pari:
voltati e guarda nel tuo passato e mi troverai ancora in volo…

ancora in volo verso di te….
Matt, scoperta la polvere di fata, indossa un abito verde e dispiega le braccia, diretto verso la seconda stella a destra.
So da fonti sicure che Mello, reperita la lettera, l’ha invece frantumata col tritacarne e poi masticata, per poi prontamente rimetterla sulla moquette, sulla scrivania e sul computer di L.
Io, che per volare non ho da ricorrere a simili mezzucci, inforco paciosamente la scopa e mi sollevo a fatica sotto il peso (morto) di Ozzy, al quale sto già pensando d’impiantare un bel paio d’ali.
Puoi volar, puoi volar

Sette minuti in ambulatorio

Dopo aver portato al Maestro la canonica cassetta di arance (non senza prima avergli tersa la fronte tumefatta con un fazzolettino di pizzo) credevo che nulla avrebbe più potuto condurmi in sala rianimazione.
Evidentemente sbagliavo. Evidentemente la metropolitana mi aveva allontanato troppo dalle venuste pietre del tempio.
Per fortuna che c’è .::Seven Minutes in Heaven::., di Chibi_Cute:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=180674-
Fandom, Agendone Killerone… Death Note, pardon.
Pensa l’autrice ad avvertirci che in questa sua prima ficcy ad ogni capitolo si cambia pairing, quindi se non trovate subito la vostra coppia preferita non smettete di leggere, per carità.
Io continuerò a leggere finché non avrò trovato una Matsuda/petto di pollo. Staremo a vedere…
Ne vedremo di tutti i colori (e per tutti i gusti): pairing yaoi, pairing “normali” (het, suppongo), pairing tra pg di Death Note, pairing tra pg originali, e a questo punto aggiungerei tra Pippo e Topolino, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto e scemo e più scemo.
Per (nostra, s’intende) fortuna la ficcy sarà leggera, ragion per cui i personaggi non si scambieranno altro che casti baci, con gran rammarico dell’autrice.
Commenterei la scelta, ma sono troppo impegnata ad accendere un cero in forma fallica al GoS e a piangere di gioia sulla spalla di Ozzy per far altro. Sapere in anteprima che qualcuno finirà (in buona compagnia, suppongo) chiuso nello sgabuzzino, tuttavia, mi fa presagire il peggio.
Il primo, epocale chappy si chiama ::..Green Mint..::, con tanto di punteggiatura random a profusione.
-Rai-chan,ma quando arrivano??? Dovrebbero essere già qui!-
-Lo so Crim,ma vedi che traffico c’è?-

…Fermate il tram!
Chi sono costoro (presto s’aggiungerà una Ally), dove vivono, quanti anni hanno, cosa fanno nella vita, che genere di rilevanza hanno per la storia?
Magari chiedo troppo. In fondo, era ora che la logica narrativa si prendesse la sospirata vacanza alle Hawaii.
So solo che le auguro di scottarsi.
Pe’ farla corta, pe’ farla breve, abbiamo un gruppo di ragazze di età imprecisata che si sparpaglia per il salone di questa Rai-chan. E’ evidentemente il suo compleanno: le fanno gli auguri, le porgono i regali e tutto il resto.
Il che è di un interesse estremo per il lettore.
Gli ospiti si siedono in circolo attorno alla festeggiata (ho sempre trovato che questa usanza avesse un che di tribale), la quale impone loro di presentarsi. Scatta in piedi una pimpante ragazza che s’avvinghia ad un convitato e lo denuncia come suo fidanzato, parlando, ahimé, in terza persona e chiamando se stessa Misa e il suo uomo Raito.
Prego non urlare.
Raito sfodera un sorriso che fa venire i brividi alle astanti (quello sguardo da pazzo assassino l’ho sempre trovato un po’ inquietante anch’io), poi si scosta, con gesto molto secsi, una ciocca dal volto, finendo col presentare il ragazzo al suo fianco: Ryuuzaki.
Questi dice “hm” (piuttosto IC, lo riconosco).
Questo bel ragazzo (il più bel ragazzo di tutto il mondo *çççççççççççççç* Eru-kun 4ever!!! NdA) si limita a fare un cenno con la testa e a portarsi un pollice alla bocca (qualcuno mi trattenga o gli salto addosso…NdA) [mi offro io].
Cos’è, è nato suo figlio?
Credete sia finita qua? Stolti.
-Io invece sono Matt, e lui è Mello-
Tipo coppia di fatto.
Mello, dal canto suo, addenta una tavoletta di cioccolata e saluta senza entusiasmo alcuno.
Lo comprendo e compatisco.
Crimson e Ally, queste sconosciute, pensano bene di dar via al gioco della serata, vale a dire Seven minutes in Heaven.
Evidentemente il gioco della bottiglia è in ribasso.
Quella esagitata di Misa dichiara di conoscere cotesto giuoco e tenta di illustrarlo ai convitati:
-Allora…. ci sono sette minuti in cui bisogna pregare per andare in paradiso, e se non ci si pente, si muore all’istante per mano di Kira!!!-
Divertente quanto una freddura inglese raccontata da un fenicottero con l’alzheimer.
Macchè, il gioco in realtà consiste in ciò: ci sono due cestini (di vimini?), l’uno contenente delle immagini, l’altro contenente dei colori. Eh? Ah, son tesserini disegnati. Devo supporre che la distribuzione delle tessere (di partito) sia già avvenuta, perché a ciascuno degli invitati toccherà scoprire la propria e chiudersi nel ripostiglio con la persona con la quale avrà formato una coppia (e come dovrebbe stabilirsi, l’associazione immagine/colore?).
Attenzione, amici che ci seguite, non rifatelo a casa. Specie se il ripostiglio è pieno di scope e vasetti di conserve di alghe del giurassico.
Ally pesca il disegno di una foglia, e siccome la foglia è verde le tocca l’invitato col tesserino verde. Bella! Bella minchiata. Chi l’avrà mai il verde?
*Rullo di tamburi*.
Chi sarà mai il fortunato destinato a venir sacrificato sull’altare della patria per compiacere l’esile personaggino di turno?
…Matt!
Poteva andar peggio, lo confesso.
Il nerd tenta invano di non far notare il rossore che si stava lentamente espandendo sulle sue guance.
Temo per lui. Chissà se ha già avuto il morbillo.
-Oddea Rai….mi raccomando non violentarlo, ricordati che poi ci dobbiamo entrare noi là dentro..-
La finezza è di casa, vedo.
Abbiam poco da temere, pare che i due non possano fare “nulla di bello”.
Nulla di bello… tipo? Manette e pelle di leopardo?
Qualcuno chiude i due nello sgabuzzino e inizia a contare (le ore che ci separano dall’Apocalisse, immagino).
La ragazza sente i capelli di Matt sfiorarle la guancia. Ora, o i capelli di Matt sono creature senzienti, semoventi e dotate d’una volontà propria, oppure sono lunghi quanto quelli del GoS; altrimenti, lo sgabuzzino misura quattro centimetri quadri.
Matt si scusa (di non aver ammaestrato bene i capelli, di cosa?), ma cotanta cortesia nasconde, naturalmente, degli intenti marpioni: ecco che la bacia sul collo (alla Nosferatu). Poi confessa che Rai gli piace.
No, ma sul serio?
Dopo un’approfondita conoscenza di trenta secondi ha stabilito che costei – donna d’aspetto e personalità ignote – è capace di risvegliare l’animale sopito in lui?
Matt, meno canne, per cortesia.
Lei balbetta, lui la interrompe con un bacio improvviso ma passionale, ponendole le mani sui fianchi. Rai-chan vorrebbe dir qualcosa, ma tra balbettamenti, bamboleggiamenti e colpetti di tosse (e slinguazzate varie) sembra aver qualche difficoltà.
Rai, non riuscendo ad esprimersi a parole dato il certo imbarazzo che provava (………=çççççççççççç= NdA)[O.o ...maccheccos...] andò a baciare nuovamente il ragazzo, lasciandolo alquanto sorpreso
Dopo di ciò, Rai dichiara di ricambiarlo. Volete applaudire?
L’allippamento continua, e capitano cose mai viste:
Matt spostò le sue labbra sul collo di Rai[...]fino a che non si fermò in un punto, iniziando a baciarlo, finchè al posto del suo bacio non comparì un segno rosso.
Costui è il conte Draaaaaaculaaaaaaah, minchia!
I due continuano a smacellarsi fino a che non suggellano il loro amore con un ultimo, intenso bacio. D’accordo i colpi di fulmine, ma gradirei sapere come ci si possa innamorare perdutamente di qualcuno standoci chiuso assieme in uno sgabuzzino (odoroso di muschio, con tutta probabilità, e di pomodori essiccati) per sette minuti.
Misteri degni de Il Grande Fratello.
TOCTOCTOC!!!
Bussano alla porta a quest’ora del mattino; chi sarà mai? Andiamo a vedere…

Questo per fare una dotta citazione. I sette minuti sono terminati, e la nostra pazienza con loro; Rai sfila gli occhialini a Matt e li indossa. Sì, così, random. Prima d’uscire, però, sente un vento caldo sul collo.

E’ scirocco, oppure Matt ha mangiato ‘nduja e cipolle fritte?
Con una voce tremendamente sexy quest’uomo dall’alito micidiale le confessa d’aver trascorso sette minuti in paradiso.
Non provateci col vostro partner, amici da casa, gli esiti potrebbero essere differenti.
La ragazza, con un sorriso malizioso, promette nuove delizie al neomarpione Matt. Non so se a pagamento o meno.
Fuori i due, tale Ally chiama tale Crim(son) a pescare il prossimo tesserino. Quest’ultima ne pesca uno e lo gira (ma perché non guardarlo appena pescato, e soprattutto cosa previene dal comprendere di che tesserino si tratti semplicemente dando un’occhiata all’interno del cestino?).
-Mi è uscito…………………..
Ancora una volta, suspense accentuata da una tribù di puntini di sospensione sfollati (se volete offrire denaro per questa povera punteggiatura colpita dalle alluvioni, mandate un sms).
..::FiNe CaPiToLo 1 ::..
Ci Fa PiAcErE, mOlTo PiAcErE, nE tErReMo CoNtO.
Prima d’attaccare col capitolo secondo, sono rimasta colpita da quest’affermazione:
Si, in effetti la storia è difficile da articolare
No, ma sul serio…?
Il secondo chappy s’intitola ..::Yellow Sun::.. – il che, sì, lascia bene ad intendere che Crimson ha pescato il disegno d’un sole e le toccherà il personaggio che detiene il colore giallo.
Sto tremando.
Ho la fronte imperlata di sudore.
Scoloro.
Mello si alzò
…NNOOOOOOOOOOOOOH!
*Si ricompone*. Orbene. La porta dello sgabuzzino dell’aMMore non fa nemmeno in tempo a chiudersi che Mello sbatte Crimson contro il muro (credo, gridando “SNAP ON IT, WOMAN!”).
Siffatta veemenza non può che preludere a una scena deliziosamente pornosoft: Mello s’impossessa dolcemente (splendido splendente, con un tocco di liquore) delle labbra di Crimson, le morde, le lecca, le affitta a una famiglia di turisti per l’estate e ci pattina sul ghiaccio.
Le ultime due no, d’accordo, però sarebbe potuto accadere.
Alla ragazza serve un poco di tempo per riprendersi dallo shock.
Anche a me, per lustrare assieme ad Ozzy l’ultimo catino rimastomi.
Crim cercava di reimpossessarsi sia del suo orecchio che del suo fiato, e in quel fare Mello prese al volo l’occasione, mordendo più forte l’orecchio della ragazza
Io non capisco bene se si tratti di effusioni oppure di un torneo di lotta libera. Tanto più che la pulzella grida vendetta e prende, con le dita, a torturare il di lui petto.
Spiegatemi voi come, le forze mi abbandonano.
Altre banalità: è una sfida, sì, no, te la sei cercata, no, sì, SBADABAM e tutti contro il muro (giù per terra?). Crimson ha addirittura l’ardire di darsi all’esplorazione della schiena di Mello, in barba alla maglietta inamidata in similpelle che costui indossa (già la sento fare SQUEEEAK SQUEEEAK).
É il festival delle onomatopee, a quanto pare: la porta fa SBAM!!!!!!, i due prendono un colpo e sulla soglia si palesa Misa.
Una volta tanto devo dire che la apprezzo.
(è colpa sua!!!Uccidetela!NdA)(Ma se sei stata tu a farmi aprire la porta???NdMisa)(Infatti!Tu l’hai aperta!Crimson, odia Misa, non me ”’^-^ NdA)
Inserzioni adorabili, per quanto incomprensibili.
Misa si pente d’aver disturbato l’intimità dei due: strilla, invoca l’aiuto di Raito (non so se in quanto Raito o in quanto Kira-divinità) ; gli astanti ridono come matti, Rai e Matt inclusi, al risveglio della belva/Mello dal suo “sonno profondo del ripostiglio”.
Non ho idea di cosa significhi, ma figurarmi Mello che ruggisce (“Rawr I’m a Mello”) muovendosi come Beyoncé non è confortante.
Adesso tocca ad Ally pescare la carta; esito, per il momento, ignoto. Cosa succederà? Che combineranno i convitati, mentre nello sgabuzzino avviene l’indicibile?
Vogliamo saperlo?
No.
Vi saluto, corro a chiudermi nello sgabuzzino col mio coltello da torta più affilato. Chissà che non nasca l’aMMore.

Come il Maestro si vestì da Armani – atto secondo

Mozzateste adorati, ve ne prego: abbandonate la ghigliottina sulla quale all’istante presente siete chini, e pazienza se il condannato scalcia e strepita; avete di meglio da fare, e lo sapete.
Non alludo al sudoku bensì alla parte seconda delle maggiche ed intusiasmanti avventure del Maestro: sta per aver luogo il ritorno agli abissi di nera disperazione dei sotterranei dell’Opéra Garnier, ove la seta sbrilluccica, sì, ma soltanto se è firmata Armani.
Se state domandandovi dove si trovi il nostro freak preferito, sappiate che ho il mio bel daffare a tenerlo lontano dalle armi bianche presenti in casa e no, non appartengono ad un licantropo i disperati ululati che state sentendo.
Avevamo lasciato la nostra piccola Sarah Esposito (nome da me affibbiatole per sopperire alla mancanza di un cognome, di una famiglia, di un background, un qualcosa, boh) a casa sua (vale a dire, er… in albergo), estatica in seguito all’incontro con un tale che vagheggiava d’esser Erik, fantasma dell’Opera redivivo (e chiunque affermi il contrario è un vile millantatore).
Ed in questo labirinth dove la notte è cieca, come da titolo random “massì-citiamo-pure-una-frase-del-brano-a-caso-dai-chissenefrega” di chappy, trascorre una settimana prima che la piccina possa rivedere il fantasma, una settimana che sembra non aver mai fine.
So che state augurandovi che il Tempo si dilati ma no, questo non accadrà.
La settimana è trascorsa in astinenza perché all’Opera stanno facendo dei lavori, niente di serio fortunatamente. Lavori. Sì. Certo. Stanno lavorando per noi (leggasi: ricoprendo di punte acuminate il pavimento sottostante la botola sul palco, in modo da assicurare alla pulzella una futura morbida caduta).
S’avvicina Natale e Sarah, per aver l’opportunità di sgattaiolar via, racconta alla mamma d’aver fatto amicizia con una ragazza irlandese e di aver intenzione di andarla a trovare (evidentemente frequenta una scuola specifica per transfughi anglosassoni). Dunque si veste e si reca presso l’Opéra, dove vede i leggeri residui dei lavori appena terminati.
Non solo costoro iniziano a far del restauro in stagione teatrale, ma abbandonano pure intonaco e calcinacci in giro. Immagino le espressioni di sconforto dei poveri abbonati. Tuttavia, sorge un problema: la sala rappresentazioni è chiusa.
Mio GoS!
Che fare, dunque, se non tentare di raggiungere i sotterranei passando attraverso il camerino di Christine? Ma la nostra non conosce la strada né, aggiungerei, può scorrazzare per l’opera come le piace, lavori in corso o no che siano.
Ma no, la strada la Esposito la conosce eccome: mi avevano fatto leggere il libro molte volte a scuola,quindi la via da percorrere la conoscevo a memoria, in più … ero o non ero la reincarnazione di Christine?
Fermi tutti.
Anzitutto, definire “libro”: un libretto d’opera, la bibbia, le profezie di Nostradamus? Presumendo si tratti del romanzo di Leroux, io non ricordo affatto d’aver letto “per raggiungere il camerino di Christine, salire le scale, percorrere il corridoio, dunque girare a destra; dieci passi dopo l’albero morto, seguire la direzione indicata dal cadavere del marinaio impiccato…” Inoltre, pare che la presunta reincarnazione di Christine in questa S…arah giustifichi le più azzardate reminescenze oltremondane.
Come Sarah possa essere la reincarnazione di Christine proprio mi sfugge, ma questi son dettagli.
Come pure son dettagli se la nostra amica scorrazza liberamente per l’opera sino a giungere al camerino di Christine, attraversando lo specchio come per maggia, per discendere infine lungo una gradinata e giungere presso un lago che ospita una gondola (che peraltro gondola non è) a lei familiare.
Con l’aiuto dell’istinto e delle solite reminescenze oltremondane Sarah perviene al covo del fantasma. Il che presuppone che sia saltata in barca e abbia remato da sé.
Cose che neanche Maciste, Batman e Mandrake messi assieme!
Erik era sempre lì, insieme al suo amato organo ed alla sua unica amante: la musica.
Vi prego, v’imploro, trattenetemi dall’individuare facili doppi sensi a sfondo sessuale.
Il Maestro, da parte sua, è profondamente indignato da una simile maniera di trattare la sua castità forzata.
PuccyErik suona, naturalmente; suona una musica che sembrava essere stata scritta dalle gelide notti di una vita trascorsa ma non vissuta: la musica della notte.
*O*
Il lirismo si spreca. Si scialacqua, oserei dire.
- Salve, emarginato dal mondo! –
“Bella lì, stronza!”
No, su, seriamente: che razza di maniera di salutare sarebbe?
Ma il Maestro non vi bada, è lieto; non riesce a credere che Sarah abbia mantenuto la promessa per palesarsi di fronte a lui come in un sogno, e sfodera un sorriso che avrebbe potuto oscurare il sole.
Esigo sapere che marca di dentifricio usi (Armani, forse?).
In preda alla felicità, Erik quasi dimentica l’esistenza del suo strumento, si fionda sulla fanciulla e la fa volteggiare stringendola in una morsa letale (e siamo al secondo tentativo di stritolamento andato a vuoto).
La morsa in questione è detta letale non perché sia troppo stretta, bensì per altri ovvi motivi, troppo imbarazzanti per essere citati.
La soluzione dell’enigma tanto ovvia non mi sembra, ma che sia chiaro: non voglio sapere niente.
Maestro, vuol smetterla di insozzarmi i catini? Non ne ho riserve infinite, sa.
Il fantasma rimprovera la ragazza per la lunga assenza, ponendo l’accento su quanto abbia penato per una settimana lontano da lei. Certo, dopo una vita facile come quella del Maestro una settimana senza Sue dev’essere un qualcosa d’insostenibile.
Ma la vera novità della giornata sta nel fatto che Sarah vuole portare il fantasma in un posto (detto così sembra il discorso di un adescatore di ragazzini). Dove mai lo condurrà? A Parigi, mon ami, dice lei, che parla come Poirot.
A Parigi Erik ci si trova già, come le fa notare, ma lei è convinta che questi conosca poco la città in cui vive. Il bello è che Erik sottoscrive.
Sottoscrive, capite?
Dopo essere andato a spasso per la ville lumiére non solo nel canon, ma anche nel fanon e a oltranza attraverso i secoli, le dà ragione!
Sarah lo prende sottobraccio e lo porta sino al cancello della grotta (chi? Cosa?); Erik, nel disperato tentativo di salvarsi, obietta che per andare a spasso serve denaro (e quello sarebbe, in effetti, il meno). Sarah ne ha, ha la bellezza di 20 euro!
Dopo un’affermazione del genere persino il Maestro della fyccina (quello autentico è impegnato a cucire bambole voodoo) scoppia a ridere come un matto, offendendo la povera mentecatta. Poi tira fuori la soluzione al problema, che come sempre ha un che di maggico: riconduce Sarah nelle sue stanze, e spalanca un vero e proprio forziere del tesoro colmo di euro.
Maestro! Che ha fatto in tutti questi anni, oltre che scherzi ai cantanti, ha svaligiato il caveau della Banca Centrale? Si fa mica chiamare Arsenio Lupin, adesso?
Sarah giustamente domanda donde venga il denaro, ma il Maestro sorride e non risponde, cosicché lei decide di non volerlo sapere.
Come dovrei chiamarla, associazione a delinquere?
Mentre i nostri sono in barca, Erik rivanga la deliziosa storiella della musica che solo lui può sentire, suonata da un misterioso figuro. Il Maestro è certo che il musicista oscuro non suonerà più, perché gliel’ha detto lei in persona.
Sarah fa cortesemente notare che non d’una lei si tratta ma d’un lui, e viene il sospetto che Erik in tanti anni si sia cibato non di abiti griffati ma delle pagine d’un libro di grammatica. Invece no, Erik ha creduto il misterioso musicista un lui finché non si è tolto la parrucca.
O_o
o_O
O_O
Si tratterà d’un altro trans?
Chi si celava, dunque, sotto la parrucca?
Ma Christine, è ovvio.
D’accordo, Maestro. Va bene, Maestro. Le credo, Maestro. Adesso chiamo dei signori molto disponibili, Maestro, che si prenderanno cura di lei…
Maccheccosadiamine…?
Ritroviamo i nostri alla luce del sole; dopo aver preso la sempreverde e beneamata metropolitana (pressoché l’unico mezzo di trasporto al mondo, stando a questa ff), Sarah sta conducendo Erik al centro di cortile con in mezzo una grande piramide di vetro. Noi giacobini ben sappiamo di trovarci di fronte al Louvre; non ci è chiara la ragione.
Penetrati nel palazzo del tutto indisturbati e senza che nessuno li abbia notati, i nostri hanno da decidere cosa visionare, visto che Sarah concede appena tre ore di visita al suo febbrile accompagnatore. Bèh, dice questi, per prima cosa s’ha da vedere la Monna Lisa.
Parole che più che di un parigino indigeno sembrerebbero d’uno sprovveduto qualsiasi.
Dopo venti minuti – perché è pazzesca l’immensità di quel posto -, i due arrivano a destinazione e finiscono nella gran calca. Merito, questa, della fama del quadro e del Codice da Vinci, osserva Erik.
Sì, perché lui il Codice da Vinci l’ha letto.
Ora capisco perché si sia ridotto tanto male.
Dopo aver visto la Vergine delle rocce e la Nike alata (chiaramente, viste queste tre è finito il Louvre) ed essersi scambiati allegre smorfie con linguaccia, i due riprendono il tour turistico e se ne vanno, con il consueto ZOOOM of Doom, a Notre Dame.
- Ah, mi hai portato a fare una visitina al mio caro amico Quasimodo! -
Che, anche il povero gobbo è ancora in vita? Non ditemi, sta anche lui preparando la cioccolata per una qualche Mary Sue di indicibile provenienza?
Notre Dame è molto bella, dice il fantasma, guardando Sarah invece che la cattedrale.
Se mi trovassi all’interno di Notre Dame, certo l’ultima cosa a cui guarderei sarebbe una Mary Sue insipida e boccoluta, ma il Maestro a quanto pare ha cotto il cervello assieme al ciobar.
Segue scialbo resoconto della visita dei due, al termine della quale tutti in metropolitana e via alla Torre Eiffel, ad attendere i fuochi d’artificio per la vigilia (sì, non ce l’aveva detto nessuno ma è il 25 di dicembre).
Fosse finita qua! Sarah pretende una cenetta a lume di candela in cima alla torre. Mais oui, mon amour, si sente rispondere, con una volce talmente calda da sciogliere il cuore.
Visto che parla come l’ispettore Clouseau, pretendo che entro il termine della fyccie Erik completi il repertorio di luoghi comuni in lingua francese, inclusi “c’est la vie”, “voulez-vous danser avec moi?” e allonsanfandelapatriiiiiie.
Terminata la cena, s’odono i primi botti, così Sarah e Maestro s’affacciano alle grate per vederli fianco a fianco. *O* La donzella ha freddo, perciò Erik la copre con la giacca.
Ora che non le fa più freddo (sic) Sarah può occuparsi di cose più serie; da brava Sue, comincia ad affannarsi, allarmando il fantasma (intimorito, credo, dalla prospettiva di una nuova crisi isterica).
Ciò che preoccupa la piccina è il momento dell’addio, e in particolare a cosa si potrà appellare quando dovrà lasciare Erik (lasciarlo? Ragazza mia, quello campa da un secolo e rotti e tu ti preoccupi di lasciarlo?).
Ai tuoi ricordi, Sarah. Ai tuoi ricordi.
Indi il fantasma le bacia delicatamente i capelli e le porge una rosa cinta da un nastro che reca un anello di diamanti.
Trafugati, devo supporre, alla Trilogy. Certo che è diventato un manolesta, da quando Christine ha dato forfait.
Quanta… passione. Quanto… sentimento.
Quanta… colite spastica.
L’azione si sposta sul giorno della vigilia e del successivo giorno di S. Stefano, dandomi il tempo necessario ad impedire al Maestro di chiudersi nella camera degli specchi. Ricordate l’intrepida mammà? Eccola tornare in azione e annunciare alla preziosa figlioletta che tocca tornare a casa!
Signora, sappia che noi la supportiamo.
Il Maestro le dedicherà una sinfonia e un paio di notturni, per questo.
So bene che state tutti domandandovi il perché del trasferimentosenzasignificato2lavendetta. E’ presto detto: mi sono accorta appena due giorni fa che non è proprio il lavoro che voglio, così ce ne torniamo a Londra!
Una londinese che trova lavora in Francia, sosta in albergo, lavora fino a sera senza che si sappia bene cosa faccia e se ne ritorna a casa sua quando le pare io credo o che abbia stipulato un contratto molto peculiare, o che abbia battuto le strade.
Sarah è affranta: che fare? Ma dir tutto al fantasma, naturalmente!
- Erik? Erik, sei in casa? –
Tutto ciò come se Erik abitasse in una tranquilla villetta di periferia coi battenti in ottone. Il nostro la fa accomodare sul letto (stolti, non con quelle intenzioni – evidentemente mancavano sedie), dove gli viene rivelata la disgrazia imminente.
Erik si altera, ed in maniera talmente terrifica da scadere in una scenata isterica da quattordicenne in pieno ciclo mestruale.
- Sei una maledetta bugiarda! – mi urlò contro, mi sbatté sul letto e mi immobilizzò completamente: ero senza via di fuga, mi trovavo completamente alla sua mercè.
Minchia!
Sarà non Erik ma il marcantonio biondo del film di Argento, ma per tutte le stecche dell’opera, quanta veemenza da vero macho! *O*
Maestro, la prego, la smetta di tentare di strangolarsi col punjab lasso.
Marcanterik si china sul viso di Sarah, avido di carne, all’ultimo momento ci ripensa e le strilla di andarsene.
…fluffose ciabattine rosa anche pour vous, mon joli ami?
Tornata a casa scornata, la piccola ha da sorbirsi non soltanto la ramanzina di mammà, ma anche il suo interrogatorio riguardo a questo fantomatico (*cough*) amico che si è recata a salutare: è solo un amico? E’ carino? Ha gli occhiali?(no, d’accordo, non quest’ultima, ma l’insieme faceva tanto Indovina Chi).
Sarah proprio innamorata non si definirebbe, ma allora come chiamare quei brividi lungo la schiena, tutto quel desiderio inspiegabile (che non è esattamente l’unico elemento inspiegabile della storia)?
Volete davvero saperlo?
Come dite, “no”?
Maestro, non serve che faccia i vocalizzi per esprimere dissenso…
Inspiriamo, espiriamo e andiamo avanti: Sarah torna di corsa all’Opéra Garnier, in un istante eccola già sulle rive del lago, che attraversa in un batter d’occhio (in volo?).
Erik, mancaddirlo, da bravo pirla si fa trovar là, e auspica che Sarah non lo stia cercando per tormentarlo fino alla morte, ora che può morire. Ma perché? E perché prima non poteva?
Sai xché? Eeeehi!
Per farla breve, la nostra viene cacciata in malo modo.
Ma siccome lei è stylish, non intende andarsene via come un uccellino ferito, ma a testa alta! Perciò sfila l’anello e lo depone tra le mani di Erik. Poi, gli si inginocchia di fronte e gli toglie la maschera. Lui, in risposta, le strizza un braccio.
No, non ho idea del perché.
Sarah ha modo di esaminare il volto tumefatto del nostro glorioso Maestro, ma senza esser disgustataterrorizzata, semplicemente innamorata.
*O*
Di più poté l’aMMore!
La terribile ripugnanza fisica del Maestro sembra non farle effetto alcuno, tant’è che lo bacia sulla guancia piagata.
Allontana le labbra dalla veneranda pelle del Maestro, cosalì, che di nuove escoriazioni non se ne sente il bisogno.
Queste labbra disgraziate e profane s’avvicinano all’orecchio di Erik per sussurrargli “io ti amo”.
La colonna sonora di “Via col vento” sta prepotentemente manifestandosi nella mia testa, ma tenterò d’ignorarla.
In lacrime, la nostra se ne va (brava, sciò) congedandosi prima con un “addio”, poi con un “ciao”. Un climax discendente di saluti, ammetterete che è cosa rara.
Il giorno successivo, Sarah Saretta che sparisce in fretta sale sull’aereo (ricordiamo i collegamenti diretti albergo-metropolitana-aeroporto) come un condannato sale sul patibolo. Una hostess sorridente le porge una rosa rossa legata da un nastro nero.
Ebbene, ho da confessarlo: l’ho mandata io tramite Interflora, per ringraziarla del favore concesso all’umanità con la sua dipartita.
Sapendo di doversi affidare ai ricordi, Sarah guarda attraverso il finestrino dell’aereo (che spero si trovi ancora a terra, altrimenti la cosa sarebbe preoccupante) e vede cader la neve.
C’informa dunque che qualcos’altro succederà una settimana dopo il suo ritorno a Londra.
Ma, dopotutto, questa … è un’ altra storia.
…E si dovrà raccontare un’altra volta (*cough*).
Ma anche no.
Maestro, si ricomponga e soprattutto metta via lasso, coltelli da torta e arnesi da intrattenimento della piccola sultana: è finita. Per davvero.
Maestro, mi sente…?
Maestro…!

Come il Maestro si vestì da Armani – atto primo

Miei mai troppo amati mozzateste, quest’oggi desidero condurvi in un luogo diverso dalle abituali maggiche ed intusiasmanti lande della fyccina. Prendetemi per mano, dunque, e seguite i miei passi all’interno di questi umidi sotterranei dalle pareti ricoperte di muschio.
Come dite, sentite gridare?
Udite forse una voce melodiosa, soave, quasi femminina e tuttavia maschile, levare alto il suo lamento?
Miei cari, è il Maestro.
Ebbene sì, questo straziante suono che le vostre orecchie hanno il piacere di udire è il grido di dolore dell’Angelo della Musica che tante volte ha cantato nelle nostre giacobine menti: Erik, altresì noto come il Fantasma dell’Opera.
Porgiamogli un fazzoletto di pizzo e seguiamo la direzione che egli, nel suo delirio tutt’altro che artistico, ci indica:
-http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=172045&i=1-, ad opera (*cough*) di elylesy.

Ore 11:00 : metropolitana. Escludiamo che si tratti della neonata metropolitana della Parigi dei primi del ‘900, visto che a bordo abbiamo una ragazza diciottenne alla quale il mondo ha voltato le spalle e che s’appresta, per volere della madre, a lasciare l’amato borgo natio, Londra (e assieme a questa il college, l’insegnante di canto e tutte le amenità di sorta) per trasferirsi a Parigi.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
La metropolitana in questione è, naturalmente, la tube londinese; la nostra amica scende nei pressi del British Museum (ho il vago sospetto che sia stato piazzato lì semplicemente perchè è tra gli edifici più noti di Londra, per quanto Bloomsbury sia deliziosa) per incontrare mammà; infine le due prendono nuovamente la metropolitana per andare in aeroporto (Heathrow, Gatwick, Stansted…? Vabbè) e dire addio alla dolcissima cittadina. Un incrocio di mezzi senz’altro mirabolante (nonché un tantinello insensato), ne converrete.
Apprendiamo che il nome della nostra amica è Sarah.
Sarah, come la Brightman.
Si calmi, Maestro.
Sarah trattiene lacrime in procinto di straripare. Immagino debba avere seri problemi al condotto lacrimale.
Prima che possiate domandarvi che razza di fine abbia fatto il venerabile papà della signorina, sappiate che lei e la sua mamma per amica in meno di ventisette secondi scendono dall’aereo, prendono i bagagli, escono per strada e prendono la metropolitana.
ZOOOM.
E voi stolti ignari del fatto che in aeroporto basta esibire il tesserino da Sue per ottenere armi e bagagli in un attimo.
Se le due siano atterrate a Orly o CDG non lo so, fatto sta che la prima cosa che mammina si premura di fare è prendere la métro per arrivare al Palais Garnier.
Non ho idea se la mamma abbia parenti in zona, se abbia una casa da quelle parti oppure se abbia in mente di sistemarsi in albergo, ma la prima cosa che si dovrebbe fare, appena arrivati, è depositare i bagagli.
Ma niente, la signora sente il richiamo della foresta e vuol mostrare alla figliola la prima cosa che lei, a suo tempo, vide della “vera” Parigi.
No, non chiedetemi dove si trovi la “finta” Parigi.
Eccoci dunque di fronte a quel luogo ameno dove si mescolano arte e passione, dove possiamo sentire lo scintillio della seta di un tempo ormai passato (grazie a Perlana sensitive effetto seta), dove semplicità e fastosità sono indissolubili, ma soprattutto dove gioca la festa e s’impara parlando a fare la pace.
Sì, ma perchè?
E soprattutto, che attinenza ha tutto questo col Fantasma dell’Opera?
*rullo di tamburi*
‘Ntu culu all’attinenza!
Questa è fan fiction moderna.
La ragazzina, naturalmente, è sconvolta; ma no, non perchè lo spirito libero di mammà l’ha portata a spasso invece di portarla a disfare le valigie e a riposare come chiunque altro avrebbe fatto, ma perchè l’ha portata a vedere un teatro invece che Notre Dame o la Tour Eiffel (liberté, fraternité, banalité!), lei che il teatro lo odia.
Il suo sillogizzar non fa una grinza.
Questa coppia di sciamannate si reca dunque in un hotel in Place de l’ Opéra, dove disfa i bagagli. Sarah si pettina i riccioli castani (*O*) ed entrambe escono per intraprendere una visita guidata del Palais Garnier.
Io non so, oltre che a una certa irresponsabilità penserei all’abuso di anfetaminici.
La guida narra loro, in maniera esemplarmente sconnessa, della storia di un certo fantasma che però non era un fantasma, bensì un pover’uomo (Maestro! Giù quel coltello da torta!) e del suo amore infelice per la giovane Christine Daaé, che lo aveva infine abbandonato per un visconte, lasciando il povero fantasma a piangere su quel latte che lui stesso aveva versato.
Che gran pasticcione. Proprio quel giorno che doveva preparar la torta.
Secondo Sarah e mammà questa è la storia più stupida che abbiano mai sentito.
Tenetemi per il mantello, voglio colpirle in un occhio. E che qualcuno trattenga il Maestro, che vedo con un macigno appeso al collo, e Leroux, che sento picchiare sul soffitto della tomba.
Sarah dolce Sarah è in platea, quando avverte il dolce suono di un organo. La guida le spiega che si tratta dell’orchestra che sta provando (il pirla), ma Sarah sbircia nella buca nell’orchestra e non vede nessuno.
*O*
Sarà magia?
Il Maestro sta spiegandomi che certo una creatura ultraterrena non era, dunque non vede come si possa trovare nei sotterranei dell’Opéra della Pairigi contemporanea.
Eppure – è un fatto – Sarah ode, oltre che una musica che sembra sia stata composta soltanto per lei (sì, ma perchè? E soprattutt… vabbè), un canto come portato dal vento (ah, gli spifferi dell’Opéra Garnier!) che conduce dritto al suo cuore un accordo di suoni lontani, di corde di liuto sfiorate da mani che avevano conosciuto la purezza dell’ amore. *O*
Allora; il liuto è uno strumento a corde. A meno che il Maestro non sia passato al liuto (e sta scuotendo il capo forsennatamente) e pare di no, dal momento che un momento prima Sarah ha sentito un organo, come si risolve il paradosso?
Con una simpatica rivisitazione.
Non svenga, Maestro.
L’importante è che ci sia l’aMMore, il resto è acqua.
Mamma e figliola abbandonano l’edificio e prendono – indovinate? – la metropolitana, mentre il cuore della ragazza ancora urla e piange.
Non vorrei far la giacobina sovversiva, ma io urlare e piangere sento solo il Maestro.
Il giorno seguente, mentre mamma va al lavoro (dove lavorerà mai, in una casa di cura?) la piccina va a spasso per la Ville Lumière, e a sera si concede anche una scappata all’Opéra.
Del tutto indisturbata, attraversa la platea e sale sul palcoscenico, dove scova una botola: la apre, ci si tuffa, attirata (piatto ricco, mi ci ficco) e…
…precipita per i sotterranei e si sfracella al suolo.
No, sto scherzando.
Si ritrova, invece, in un corridoio buio, dove l’acqua fruscia e i topi (guarda meglio, son ratti d’un metro e mezzo) squittiscono, ma soprattutto è tutto buio come il tramonto dell’umanità. Che fa dunque Sarah? Estrae il cellulare dalla tasca dei jeans e preme tasti alla rinfusa per illuminare l’oscurità.
Al di là dell’incredibile schermo che deve avere il cellulare in questione, prego notare la poesia dell’immagine.
La nostra Indiana Jones continua a camminare (ma me lo son sognato io che arrivare al covo del fantasma fosse d’una complicatezza mai vista?) finché non giunge presso le rive di un lago…
Maestro, desidero ricordarle che lei ha escogitato uno dei più malvagi e mortiferi trucchi del suo repertorio per simili visitatori: il trucco della sirena. Lei s’immerge, canta attraverso una canna, attrae il visitatore con la sua voce melodiosa, e… l’afferra e l’annega.
Se lo ricorda, Maestro?
Sempre onore alla sua perfidia; adesso, metta in pratica.
…Ma invece no: la nostra guada il lago (senza che si capisca bene come) e giunge infine al covo del Fantasma, una sorta di grotta molto ben arredata dove si trovano tende, tavoli, centinaia di candele (devo dire che la descrizione è suggestiva ed esauriente) ma soprattutto, seduto all’organo, un uomo.
Se questo è un uomo.
Maestro, mi dica che non si tratta di lei.
Basta, non pianga.
Flattering child, you’ ll shall know me …
A fanta’, si vede che l’inglese non è la tua lingua madre: doppio futuro dell’Apocalisse? Ne bastava uno.
Il fantasma continua a cantare il testo di Lloyd Webber (in inglese, embè? E’ poliglotta), con una voce piena, tra le altre cose, di stanchezza della vita (io direi che la stanchezza della vita l’ha acquisita di fronte a questa fyccie) e soprattutto, ignaro della presenza di Sarah, nonché di quale sia la parte di testo che tocca a lui e quale quella che tocca a Christine, visto che canta entrambe indistintamente.
D’improvviso, il nostro si volta ed ha uno shock.
Comprensibile, direi.
Questo tuttavia non gli impedisce di esclamare - Christine! Sei tornata da me! - , di correre incontro a Sarah e baciarla.
Al che, si leva un grido che lacera la notte e i miei già oltremodo provati timpani.
Potete immaginare chi sia stato.
Ozzy! Catini con doppio rivestimento!
Il bacio sembra durare un’eternità, Erik stringe puccySarah tanto forte da farle male alle ossa (bravo, Maestro, stritolala!) poi la allontana da sé e le sorride.
Ho la netta impressione che un orsetto del cuore abbia preso il suo posto.
Sarah sviene tra le sue braccia (ah, meretrice!) e si risveglia alla vista d’un paio d’occhi color acquamarina (avrei preferito le due fosse color pece del fantasma del romanzo), distesa su un letto a forma di cigno. *O*
Improvvisamente, ha un attacco isterico (cosa non eccezionale, vista la sua conclamata instabilità emotiva) e inizia a gridare. Erik tenta di quietarla accarezzandole i boccoli bruni (ma per Giove, Maestro!), ma lei ha il ciclo e non molla.
Tu sei il … il … – Fantasma dell’ opera! – Ahhhhhhh! –
Persino i trattini, sconvolti da simile isteria, scappano a destra e a sinistra. Suggerisco anche a lei di scagliargli contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Erik la azzittisce; dopotutto non vede perchè dovrebbe farle del male. Perché tu sei un mostro malvagio, gli risponde Sarah.
Ora. Non è certo dimostrare tatto, dire una cosa del genere, né dimostrare intelletto, perchè non sono esattamente cose da dire a chi ti tiene prigioniera e può disporre di te come gli piace.
In secundis, se una certa, deliziosa perfidia al Maestro possiamo accordarla, la qualifica di “mostro” gradirei fargliela rimangiare assieme ad un buon numero di denti.
La donnina di zucchero ha, tuttavia, colpito nel segno: il fantasma va a sedersi all’organo con gli occhi lucidi. Poi si scusa per l’impetuosità precedente; la ragazza gli ha infatti ricordato Christine, come lei dimostra già di sapere. Erik se ne stupisce; dovrebbe esser l’unico a conoscere l’esito della storia… no, ribatte Sarah, è una leggenda (e basta?) molto nota. Talmente nota, avrei aggiunto, che ispira ogni genere di merchandising, piattini tazzine presine copriwater e coltelli da torta.
Ma ecco che si arriva alla domanda cruciale: come accidenti fa il fantasma ad essere ancora vivo, dopo tanti anni?
– Semplice, i fantasmi non possono morire. Purtroppo neanche i miei.
Caspita. Lampante.
Ma a Sarah la risposta non va giù; insiste. Malgrado i vani tentativi del fantasma di mandarla a quel paese, la risposta infine giunge: si tratta d’un incantesimo.
E’ quasi magia, Erik.
L’incantesimo consisterebbe in una musica, suonata ormai da più di centotrenta anni da un uomo che il fantasma, di tanto in tanto, arriva a scorgere. Un uomo che per lui è sempre uguale, ma per gli altri è diverso.
Tutte testuali parole, che fanno giustamente dubitare a Sarah della sanità mentale del Nostro.
Dopotutto, tutti quegli anni in quella grotta potevano dare un po’ alla testa.
Dopo aver assistito a un comportamento del genere, tendo a concordare.
Di colpo Erik s’irrigidisce, impallidisce, stringe le mani, dice di sentir la musica in questione (ma SarahSue non sente niente), poi torna normale.
Epilessia?
Indi s’accorge che la piccina ha i pantaloni bagnati (invece di ricordare in che maniera mirabolante abbia guadato il lago, preferisco dirvi che se l’è fatta addosso) e le propone di cambiarsi i vestiti.
Quando Sarah esprime le sue perplessità riguardo all’indossare abiti da uomo ottocenteschi (perchè, riducono l’appeal?) il fantasma scosta malizioso una tenda:
lì dentro c’ erano capi da uomo e da donna di Armani, Versace, Gucci e Valentino!
MAESTRO!
Armani… Versace… Valentino! Altro che fantasma, lei è un Diabolik dei poveri che si è ridotto a svaligiare i magazzini parigini delle griffe italiane più prestigiose!
No, non le tendo il coltello da torta, la smetta d’insistere.
Erik tapino e derelitto chiede a Sarah se il vestitume sia di suo gradimento, chiamandola mademoiselle, che fa tanto clichè del dandy franscese sensuale ed elegònte.
Sarah si domanda come possa Erik esser tanto buono, quando nelle storie che si raccontano, nei film e nel musical (che dimostra di conoscere, finalmente – ma il libro di Leroux?) è stato dipinto come una bestia senza cuore.
“Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero”. Non credo d’averlo scritto io.
Io non so che film e che musical abbia visto costei, ma eccetto che per le sue mattìe dagli esiti omicidi io ho sempre visto Erik ritratto come una figura solitaria, tragica ed intensamente romantica.
Dopo aver anacronisticamente commentato che Erik possiede quasi un centro commerciale (centro commerciale sì, ma Harrods), la fanciulla nota che se questi non fosse sfigurato sarebbe d’una bellezza statuaria.
Cosa certamente veridica nel caso di Butler o di diversi begli attori teatrali (ma assolutamente falsa nel caso del romanzo), ma non è questo il punto. Il fantasma è un brutto; un tragico sfigurato, magari sarebbe bello se Albus il cannaiolo dicesse “hocus pocus” e “abracadabra”, ma il suo grande fascino sta appunto nella sua tragica dualità, nel dramma del suo terribile aspetto.
Insomma: no. Erik è brutto. E ci piace per questo.
Lo statuario suo doppio della fyccina, invece, ammicca in direzione di Sarah e va a prepararle una cioccolata calda.
Santa pace. Il Maestro col ciobar. Ora attaccherà a cantare: when the rain is falling and it’s cold outside
Mentre in sottofondo suona invece la colonna sonora dello spot di Dolce&Gabbana, la signorina prova il vestito di Armani. Il fantasma, il quale – ormai lo sappiamo – ha trascorso i secoli a farsi di cocaina, commenta che le sta bene. Poi le confessa d’aver rubato i vari capi d’abbigliamento trés chic ai cantanti.
Insomma: il fantasma, invece di commettere i soliti delitti banali, va a nascondersi dietro le quinte, e quando i vari tenori e soprani da Armani vestiti s’inchinano al pubblico ed escono di scena, li aggredisce, li sveste e li lega nello sgabuzzino.
Non lo sospettavo dedito a certe pratiche.
Sarah si meraviglia di come il nostro fosse prima triste, ora tanto allegro (marpioneria portami via).
– Sono un uomo molto solo, lo sai. È la speranza di aver forse trovato un’ amica che mi fa reagire così. – L’ hai trovata, Erik. L’ hai trovata. – dissi io solennemente.
Capito, stolti?
Ad Erik serviva solo un’amica (e che amica!) per esser contento, porre fine alle sue turbe e vivere in completa letizia il suo dramma fino alla fine dei suoi giorni.
Tanto per citare uno slogan, in questa atmosfera da videoclip pubblicitario, keep it simple!
Sarah vede un manichino di Christine e si scopre identica a lei.
Volete dirlo assieme a me?
Ma vaffanculo!
Poi domanda ad Erik come abbia trascorso la vita in assenza di Christine.
Questi, dapprima, componeva solo requiem. Poi, visto che era davvero depresso, s’è messo a fare tanti begli scherzi allo staff dell’Opéra. La tristezza, sapete com’è. Infine ha preso ad andarsene a zonzo, tanto nel ventunesimo secolo chi vuoi che si accorga se un tizio va a zonzo con una maschera bianca.
Ma ti pare, nessuno.
Specie in Italia, dove è carnevale tutto l’anno.
Mi pareva d’averlo visto camminare a piedi nudi nel parco, l’altro giorno.
Così ha trascorso il tempo (oltre che arrotolando canne). Fortuna che ora la sua amata s’è incarnata in questa Suetta da sue soldi, dice, e della Sue in questione domanda appunto il nome.
Mary S… Sarah, lei risponde.
– È un nome bellissimo! – .
*O*
My little Erik.
Grazie al GoS, la pikkola s’accorge che son le tre ed è dardissimo, deve proprio scappare. Questo non le impedisce di gridargli dietro un teatrale e vomantico “Erik! Tornerò!”, con My heart will go on in sottofondo.
Al suo ritorno a casa, mammà le domanda se ha passato una buona giornata.
Le rispondiamo noi?
*Pernacchione*.
Mi abbracci, Maestro.
E voi, giacobini, prendetemi per mano; vi ricondurrò al mondo di superficie. A presto, per la parte seconda di questo tuffo nel sotterraneo di nera disperazione dove i monti vi sorridono e le caprette vi fanno “ciao”.

Raito's believe it or not

Ovvero: tutto quel che avreste voluto saperlo su addolorato Raito ed emo Elle e non avete mai osato chiedere. Per timore della risposta.
Ora, miei Robespierriani, vi chiedo di compiere una semplice operazione mentale: prendete L e Raito (…per la collottola; che credevate, stolti?) e imbottiteli di testosterone, moscato d’Asti e droghe pesanti.
Fa-fatto?
Ebbene, ora cacciate loro in mano una rivista pornografica, cospargeteli d’abbondante colla vinilica e affidate le loro gesta a una sintassi sconnessa, singhiozzante, sovente incomprensibile e sorretta da un’ortografia che definire inquietante è poco.
Fa-fatto?
Brrrrrrene; complimenti, avete ottenuto Le marpionerie di due signori che credevamo integerrimi, ovvero TransPub di SeryChan, da ammirare qui: -http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=177899&i=1-.

Da qualche parte del mondo v’è un’anima che vaga per le ridenti lande del paradiso cercando l’inferno (sta tenendo, suppongo, la cartina al contrario), nonché amore viuuuulento e qualcosa che possa rinnovare la propria grigia esistenza.
Sta bene. A questo punto potremmo aggiungere che da qualche parte del mondo un orso polare sta scodellando la propria prole; un gibbone sta consumando il pasto; un impiegato di banca in attesa del tram sta cantando Frank Sinatra; una Mary Sue vestita da Armani sta seducendo Severus Snape con una smorfia delle sensuose labbra…
La sintesi è: che cosa c’azzecca col resto della narrazione?
Incredibile zoooooooooooom sui nostri mitomani preferiti: Raito, con una voce che spezzo ogni pensiero, chiama L: ha qualcosa da mostrargli.
Non è quel che pensate voi, doppiamente stolti, bensì qualcosa di peggio: il povero L si volge al televisore e ha modo di ammirare un video porno (di quelli amatoriali, immagino).
"Light!!!! Cosa minchia mi fai vedere eh? Non mi piacciono queste cose !!! sei veramente un porco!!! maiale!!!"
Mancava che gli gridasse “iiiiiiiihhh!!” e gli scagliasse contro un paio di fluffose ciabattine rosa.
Vista la reazione, Raito (non a torto, insomma) pensa bene di far dell’ironia, dubitando delle sue tendenze sessuali: gli domanda se non preferisca lui alle signore.
L diniega – aspettate a trarre sospiri di sollievo, aspettate! -, semplicemente non ama veder cose sozze, le donne le preferisce dal vivo.
…Prepreprego?
Non bastava il savoir faire da raffinato seduttore, L è divenuto un perfetto allupato.
Il personaggio solitario, poco socievole ed assolutamente estraneo al gentil sesso dell’opera originale è ufficialmente scappato in Venezuela.
E’ da parecchio, dice L, che non va a rastrellar pulzelle (da mai, a quanto mi risulta). Raito gli propone di andare a rimorchiare, giusto per risvegliare la libidine. Ivi scopriamo che ELLE è affetto da schizofrenia (sic – no, non è una battuta, è proprio così) e che parla a se stesso chiamandosi “Ryu” (insensato abbreviativo di “Ryuuzaki”, suppongo).
OMG GMO WTF FTW?
…Parla a se stesso, dicevamo, dicendosi che con la faccia che si ritrova il rimorchio potrebbe risultar complicato.
Io – e non sarei l’unica -, se vedessi in giro qualcuno con la sua faccia (e il suo aspetto tutto, possibilmente) credo sverrei ai suoi piedi.
E’ d’accordo con me l’altra personalità dell’ELLE, che gli fa notare come le donne amino i bei tenebrosi.
Ammetto di aver appena avuto una visione angosciante di L mascherato da vampiro transilvanense.
Il giorno dopo
Paradosso temporale dell’Apocalisse; L e Raito (appena usciti dall’osteria, si presume) sono alla ricerca di dolci pulzelle da accalappiare. Ne adocchiano due: Raito decanta le doti delle tette di una, L vuol farsele tutte, secondo uno slogan che a me personalmente ricorda i Pokémon.
Premettendo che non sono riuscita a comprendere la differenza tra una personalità di L e l’altra, premettendo che non afferro assolutamente il perché L provi l’irresistibile tentazione di zompare addosso a qualcosa che non sia una torta al formaggio, premettendo che non riesco a trovare una logica in tutto ciò, qualcuno mi spiegherebbe che significhi intusiasmato?
I nostri avvicinano le due, che si chiamano Ayumi e Sakura. Sakura, tira fuori lo scettro e menalo in testa a questi due pornolesi, per favore.
Raito si presenta come “il figo della scuola” (no, L non si annuncia come l’emo del vicinato) e chiede alle tizie che classe frequentino; queste sono della 2^B (2^B? Ma di che scuola, di che istituto e soprattutto di che nazione?).
In mezzo a tanta allegria i nostri stabiliscono di andare tutti al pub a prendere un gelato.
Capirei se volessero bere birra o ordinare costolette d’agnello, ma per quale motivo sulla terra qualcuno dovrebbe andare in un pub a prendere il gelato?
Cammin facendo, Raito si stava dileguando all’arte del palpare.
Fornisco alcune interpretazioni dell’enigmatica espressione (quando posso faccio un colpo di telefono al Getto):
La prima: L ha tentato di palpare Raito, che in tutta risposta s’è dileguato prontamente.
La seconda: Raito s’è dileguato mentre L tentava di illustrargli i fondamenti teorici della nobile arte del palpare.
La terza: Raito, invece di conversar pacatamente come fan tutti, durante il cammino ha palpato come la piovra della laguna le nuove amyke, di fronte a tutti e in perfetta tranquillità.
Il premio “marpione dell’anno” vorrei concederglielo comunque.
Arrivati al pub, sorpresa: le due ragazze desiderano gli stessi gusti di gelato, che pronunciano in simultanea. Raito, palesemente sconvolto, si domanda se oltre a far cose mirabbolanti come questa vadano anche al bagno assieme.
No, non so quale sia il nesso tra le due cose.
Ayumi ordina, Raito paga, L e Sakura sembrano esser scomparsi; a Raito che chiede dove siano, Ayumi risponde:
“la mia amica sarà andata al bagno per fargli un bel servizietto… se vuoi lo faccio anche a te”
Per questo ed altro, chiama lo zerozerozeroseiseiseiduecinque.
Raito e L come Alex di Arancia Meccanica. Anzi peggio, almeno lui aspettava d’essere a casa per combinar cose turche.
Raito, ancor più inquieto di prima (e te credo), schizza in bagno…
BAGNO MASCHILE
Dicitura della targa affissa alla porta della toilette o nuovo cambio di scena dell’Apocalisse?
Il Nostro inciampa in un ragazzo vagamente somigliante ad L (verrà dalla fiera di Lucca), che esclama piuttosto stizzito: “Mica sono una donna che puoi salterle addosso così eh!!”
Perchè alle inutili femmine puoi saltare addosso dove, come e soprattutto quando vuoi, agli uomini no.
Evidentemente costui parla sotto ispirazione del sommo GoS.
Tizio avanza il dubbio che Raito sia omosessuale. Questi dichiara di essere omofobo, commettendo il fatale errore: il tizio è gay, e per dispetto – nonché per piacere – ora vuol stuprarlo.
Premesso che detesto l’offesa, non credo questo sia il modo più adatto e spontaneo per mostrare disappunto.
Invece i pub, specie se affollati, sono notoriamente il luogo più adatto a commettere stupro.
Faccio presente che, a scanso di equivoci, nelle scanlations di Death Note quell’epiteto che compariva tanto di sovente era “reaper” e non “raper”.
Raito scalpita come un bambino che ha da farsi un’iniezione (sic), sfonda la porta del bagno a calci (va’ che roba) e strilla il nome di L a squarciagola, mentre il tipastro sta cacciandogli un metro di lingua in gola.
Sì, tutto questo contemporaneamente.
Per fortuna nostra e di Raito, dal BAGNO MASCHILE vien fuori proprio il nostro emo preferito, che subito scaccia l’ardito attentatore alla virtù del serial killer.
Stava pensando così intensamente che non si accorse del enorme cartello che c’era davanti a lui con sopra la mascot
No, sul serio, non ho capito niente.
Pare comunque che Raito abbia scorto Ayumi girata di spalle e abbia pensato bene di palparle il seno (sì, così. In mezzo al pub. Respect, Raito, son cose che nemmeno la piovra!). Lei si volta, e gli parla con voce maschile.
Mi piacerebbe potervi dire che è appena stata operata alle corde vocali, ma vi mentirei.
La fanciulla in questione non è Ayumi, bensì un trans.
Mi sorge, lo confesso, più d’un dubbio: come faccia Raito a confondere una persona con l’altra con tanta facilità, se questo sia un pub oppure un altro genere di locale, in che cosa Raito sia “cascato”, ma soprattutto come mai L non abbia già tirato fuori un massiccio coltellone da torta per porre fine a questa raccapricciante pantomima.
Sopraggiunge Ayumi, quella vera: Raito le chiede di… (sic), lei prontamente accetta. Addirittura, mentre Raito tenta di giustificare la propria spudorata marpioneria lei lo liquida con un “sì sì sì, tranquillo”. Siam noi a farci tanti problemi, capite? Qualsiasi persona normale si lascerebbe portare nel gabinetto di un pub a giocare alla cavallina dal primo polipo che passa.
Raito non sperava in un consenso sì spontaneo (come qualunque persona normale avrebbe fatto, in effetti), dopotutto prima aveva flertato con un altro.
Marpione palpapoppe e Ayumi la meretrice del sottoscala s’imboscano in bagno; piovono al suolo jeans (mi sorprende che Raito non porti il solito completo griffato) e mutande.
"ehi ma cos’è questo coso duro che senza stuzzicare il mio sederino carino?"
Mais comme tu es fine et elegante, mademoiselle!
Cosa vuoi che sia, poi, una pistola puntata alle terga?
Raito, da bravo violentatore, la tranquillizza dicendole che non le farà male. Raito, sappi che sei convincente quanto L quando parla in percentuali. Tuttavia, un momento dopo il Nostro ha una nuova rivelazione folle (io comincio a credere che sia orbo): anche Ayumi è un trans!
*O*
Commedia degli equivoci?
Minchiatona colossale?
Propendo per la seconda.
Raito scappa fuor di bagno urlando per chiedere aiuto all’infallibile compare L, ma si vede accogliere con un sorrisetto furbetto: l’intera, paradossale vicenda è stata, in realtà, organizzata a tavolino da L.
Come dite, vi sfugge qualcosa?
Beh, anche a me.
Ricostruiamo il fatto per sommi capi: L, terribilmente annoiato (come fycci insegna), ha ingaggiato due insospettabili drag queen che si son fatte passare per fanciulle in fiore, il tutto per fare uno spassosissimo (?) scherzo a Raito.
Come L abbia certe conoscenze mi sfugge, salvo pensare che le due non siano in realtà altri che Aizawa e Matsuda molto ben camuffati.
Il resto, a mio modesto parere, va oltre l’umana comprensione.

L riporta Raito in ufficio, in modo che possa finalmente tranquillizzarsi alla vista di “uomini vestiti da uomini”. Sono certa che alla vista di individui come Matsuda ci si tranquillizzi facilmente.

Il povero marpione è accolto da uno striscione che a occhio e croce misura un chilometro: AMORE MIO TI SEI DIVERTITO?? VISTO CHE NON LO FAI MAI CON ME HO CREDUTO CHE FOSSI GAY… Misa
Che tu fossi la squinzia più slavata mai vista non t’è mai venuto in mente, invece, no?
Ebbene sì, avete capito bene. L ha scelto di architettare questa terrificante stronzata assieme a Misa.
Son cose che mi fanno tremar le vene e i polsi.
Il sipario cala su un Raito davvero arrabbiaito, tanto da minacciare L della estrema unzione, e su un L che pare non mancherà, in futuro, di rivangare la vicenda in modo da ricattare Raito (ma per ottener cos… NOASPETTATENONVOGLIOSAPERLO).

Credo che inforcherò la scopa e volerò molto rapidamente verso il cielo dell’Ovest, sperando che stasera non piova.

Death Mary Sue Note

La vostra allevatrice di polli preferita, tramutatasi per l’occasione in una strega verde disadattata, si palesa in una nuvola di fumo rosso (dopotutto, we can’t all come and go by bubble) per mandare ogni singola scimmia alata al suo seguito a portarvi in tavola questa delizia:
 +Wicked Game+ di DarkRose86.

Inizio col chiarire che, malgrado il nome potenzialmente ingannevole, si tratta di una fan ficczion su Death Note (il vostro emo detective preferito – no, non Conan – vi mancava, ammettetelo). Un’altra cosa che mi sento in dovere di dire è che, come l’autrice stessa rimarca, le tematiche trattate in questa fanfiction sono piuttosto pesanti, dunque se ritenete che la sua lettura possa offendervi chiudete immediatamente quella dannata finestra.
Chiudetela, ho detto.

Io sono rimasta offesa, ma per ragioni piuttosto differenti.
Aggiungo che la bomba al tritolo contiene citazioni del romanzo di Death Note, " Another Note ". Ohé, non guardatemi così, ambasciator non porta pena.
Alcuni personaggi, soprattutto L, saranno OOC – cosa peraltro non segnalata tra gli avvertimenti – ma lo devono essere per esigenze di storia. E’ chiaro: se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto. Dopotutto chi glielo fa fa’, a questi personaggi, di essere così dannatamente IC? Un po’ di spensieratezza, perdiana.

Ma andiamo con l’opera. E uno. E due. E tre…
Mi chiamo Sarah, sono nata a Los Angeles e cresciuta in un orfanotrofio che si trova tutt’ora a Winchester, in Inghilterra…
Perfettamente sensato: tutti gli orfani di Los Angels vengono prontamente spediti in Inghilterra all’interno di grosse navi da cargo. La Wammy’s House, da istituto per pargoli particolarmente brillanti, è stata declassata ad un centro d’accoglienza profughi. Sento, tuttavia, la mancanza di qualcosa… una sorta di vuoto cosmico…
Sarah non è il mio vero nome.
Aaaaaahhhhhh, ecco.
Perchè ho deciso di farmi chiamare così?

Perché con tutta probabilità ti chiami Genoveffa Guinevere Rosabelle Dubois e non ti va d’esser presa in giro ogni volta che Roger fa l’appello. Oh, non t’offendere; olezzi di mughetto di montagna…

Ed eccola, la nostra incognita amica: ammessa (chissà come, poi – le avran fatto prima comporre un tangram?) alla Wammy’s House a tredici anni, troppo tardi rispetto agli altri (ma guarda te, che strano), viene presentata da Roger come Evangeline, una nuova arrivata.
Vi dico io cos’è successo dopo: trascorsi tre minuti di silenzio, le risate degli orfani sono diventate talmente assordanti da costringere Roger a sparare un colpo in aria per richiamare l’ordine; Mello ha accusato improvvisi dolori di stomaco, Near ha rovesciato un puzzle ed L è andato a nascondersi nell’armadio.

…e invece no. La nostra piccola amica ha tuttavia sorprendenti difficoltà a inserirsi, e diviene mesta e solitaria. Apprendiamo che i suoi genitori sono stati barbaramente uccisi; per l’orfanotrofio corre addirittura voce che sia stata lei a liquidarli, perché la maltrattavano. Smantellate pure il Telefono Azzurro, oramai ci pensano i ragazzini a difendere se stessi dai soprusi dei familiari. A colpi di machete.
Ma in realtà no, ad ammazzarli è stato un pluriomicida che si divertiva un mondo a "giocare" con i corpi delle sue vittime (li metteva tutti in piedi e ci faceva le tessere del domino), ma la ragazza non conosce nè il suo volto, nè il suo nome.
Scommetto che tiene ancora i genitori di Evangeline come portachiavi.

Per amor di cronaca, almeno quattro persone speciali la nostra amica le ha incontrate, in questa valle di lacrime (e noi, fidatevi, non le conosciamo). Al momento, tuttavia, un solo individuo osa avvicinarsi a questa creatura dai torbidi natali, ed è un tipo piuttosto, come dire… particolare.
E’ ossessionato dai dolciumi, è un detective eccezionale e, soprattutto, fa un uso massiccio di coltelli da torta.
< Ciao, tu sei Evangeline, vero? Piacere di conoscerti. >
L: un uomo comunicativo, dall’intensa vita sociale, famoso in tutto il globo per il suo savoir faire, playboy da febbre del sabato sera.
< Sono Evangeline Rose Carter, piacere mio. > risposi, calma e pacata, sforzandomi di sorridere.

In seguito a ciò, L di Death Note si sarebbe probabilmente grattato il sedere, per poi tornare paciosamente a saturare il caffellatte.
Come abbia reagito questo suo libertino doppio non si sa. Probabilmente sarà andato a chiudersi in bagno di corsa, per evitare che le risa risuonassero per l’Inghilterra intera.
Lui mi affascinava.

Troppo.
E questo è comprensibile, tesoro.
Ora, qualora volessi ritirarti in un convento di clausura per il resto della tua vita, sappi che hai chi ti sostiene.

Tre mesi dopo, la nostra leggiadra fanciulla trascorre una vita piuttosto lieta, grazie alla compagnia di quattro individui speciali che, purtroppo per noi, non sono gli inservienti del manicomio. Il tempo passa, tra pagine di romanzi e corse in giardino (mi ricordo montagne verdi…); insomma, la Wammy’s House è divenuta una sorta di giardino per l’infanzia che per qualche ragione a noi ignota non è ancora stato ribattezzato “Ore liete”.
Ma dite un po’, non morite dalla voglia di conoscere l’identità di questi quattro spostati che hanno il coraggio d’affiancarsi ad una persona del genere?
No?
Eh, spiacente.
Il primo ha nome Mello, ama il cioccolato, è abbastanza viziato, è ossessionato da (leggasi: vorrebbe sfasciare di mazzate) tale Near, un altro mattoide che passa le giornate a comporre sempre il medesimo puzzle tutto bianco (poveretto). Poi abbiamo Matt, nerdaccio che presta i videogames alla nostra donna, ed è anche il suo migliore amico.
…Aspettate. Non ponetevi lo stesso quesito che mi sto ponendo io in questo momento. Abbiate fede, fratelli. Abbiate fede.
Insomma, ognuno di noi aveva una propria passione; io avevo L.
Ho da dire una cosa soltanto, ed è questa.

Veniamo a scoprire che il giovine L intrattiene i compari – Sue inclusa – raccontando loro le storie della buona notte, e questi lo ascoltano rapiti dalla sua innata fantasia e dallo splendido suono della sua voce.
Non so voi, ma io sto cominciando a figurarmi L come una sorta di Frank Sinatra dei poveri.
Evangelion supporta (live, qual privilegio) il pairing MelloxMatt, cosa che ci riempie d’umano sconforto.
Lei ed Elle, nel frattempo, approfondiscono la conoscenza.
mi capitava spesso di pensare che lui fosse il mio uomo ideale; una tredicenne non dovrebbe pensare a queste cose.
Mi spiegate per quale legge di natura ciò non dovrebbe avvenire?
Non potevo fare a meno di osservarlo, sempre [spy story] soprattutto di guardarlo furtivamente dalla finestra della mia stanza quando camminava in giardino senza una meta precisa [decisamente ci troviamo in un manicomio], con lo sguardo fisso davanti a sè, attento, i suoi capelli che ondeggiavano sotto il vento leggero di primavera [*O*] , e la sua pelle chiara che pareva brillare [è fosforescente], sotto il sole alto nel cielo.

Lui mi piaceva; tanto.
Io provo ripugnanza. Tanta.
Rimango incuriosita dal fatto che Evangeline sia convinta che, in quanto tredicenne, invece di disperarsi, avvinta nei lacci d’amore, dovrebbe comportarsi in modo allegro e spensierato. Davvero è regola imposta che le preadolescenti debbano essere vacue, inconsistenti e lobotomizzate?

Nei giorni a venire, la signorina ha modo di scambiare due parole con L, e di rendersi conto che nonostante tutto, era una persona normalissima [no, esigo almeno 15 minuti di silenzio per l'enormità della cazzata] : con i suoi desideri, le sue paure, i suoi sorrisi e le sue preoccupazioni; era come me.
L era una Mary Sue.
E voi stolti che non l’avevate ancora capito. Come avete fatto a non vedere i boccoli biondi sotto la tintura nera?
Come tutti noi.
No – aspetta…
Ma ecco che insorge un problema: L deve partire (lo dice Roger) per andare ad occuparsi del caso di Kira, un pluriomicida di criminali.
La donnina commenta così la condotta del serial killer:
Santo cielo, quanto possono essere stupidi gli esseri umani; ma io non posso parlare.
Proprio tu, in effetti…

Serata tormentata: Mello urla, Near prova a metterlo a tacere (sapete, i vicini…) ed Evangeline torna a sentirsi un’estranea, ragion per cui decide di punto in bianco d’andare a fare una passeggiata in giardino. Si siede sull’erba (che dev’esser fradicia, non voglio sapere in che condizioni verserà il suo pigiama quando si sarà alzata), guarda il cielo, ammira le stelle che lo ornavano d’oro (*O*), e amenità del genere.
Poi passa accanto al topico cespo di rose (chissà chi è ad avere il buon gusto di curare le aiole, sempre Roger?) e qui casca l’asino, o meglio, l’allure pour homme de Chanel: un misterioso seduttore le pone una mano sulla spalla, coglie uno dei fiori (a mani nude – ahia) e lo intreccia ai biondi capelli della fanciulla.
Inutile dirlo, questo campione di romanticheria e di ars amandi è il nostro caro L.
Evangeline gli confessa d’esser triste, lui ne domanda il perché. E’ presto detto: la ragione è, naturalmente, la sua imminente partenza.
< Evangeline Rose… > sussurrò, voltandosi poi verso quella bellissima pianta, < …il tuo secondo nome è Rosa… il nome di questi fiori che tanto mi piacciono… > asserì, < …è curioso, non trovi? >
Quel che IO trovo curioso è che L possa comportarsi come se si trovasse in Quattro amiche e un paio di jeans, o un qualsiasi romanzetto per ragazzine di bassa lega. OOC a fini di trama, d’accordo – ma di L che resta, l’involucro mortale?

Lei piange, lui l’abbraccia, le accarezza i capelli, in sottofondo suona la messa da requiem in re minore di Mozart per il funerale del buonsenso (in realtà no, ma avrebbe anche potuto).
< Sai, tempo fa, mi capitò di dare un nome a questa pianta di rose. > disse, continuando ad abbracciarmi.
< Davvero? E quale? > chiesi, e mi sfuggì una sincera risata; era curioso, ciò che aveva appena detto.
< Sarah… >

In principio era il Verbo; poi venne L, e diede un Nome Senza Senso ad Ogni Cosa.

< Che ne dici se, da ora in poi, ti chiamiamo Sarah? >
< Ok ma… perchè? >
< Ho come la sensazione che il tuo nome non ti piaccia… >

Una parte di genio l’ha conservata, il nostro uomo. Certo che se io avessi un nome del genere, al momento mi troverei su un promontorio a picco sul mare con al collo un masso di settemila tonnellate.
Evangy – neobattezzata Sarah – gli sussurra “ti amo”, lui che ha buon udito sente tutto e le risponde che forse ricambia, lei ribatte che L non può volerla, perchè è troppo giovane (ora che ci penso, deve aver contratto un bel complesso di lolita, nel frattempo), e…
Non finiì la frase, perchè lui si appropriò velocemente delle mie labbra…
Con una visita al catasto e un contratto dal notaio.
…con un dolcissimo bacio; il mio primo bacio.
Ah, no.
Puro *O*.
Le promette che ritornerà, perché l’ama davvero; Evy gli domanda come possa esserne sicuro. Ma è chiaro: lei è ancora una bambina, ma nel suo profondo è in realtà adulta. Insomma: tra le varie disgrazie che la vita le ha riservato, vanno annoverate anche le personalità multiple.
L’emozione travolge la ragazza come una marea.

< Sei così bella… > disse poi, abbracciandomi di nuovo, teneramente.
Se io ed Ozzy non fossimo così impegnati a far scorte d’insulina per i prossimi tredici anni, potrebbe anche scapparmi un po’ di commozione.
Giusto per rifuggire ogni banalità e luogo comune, Evangeline gli domanda se è sempre così dolce. In verità no, confessa L, è la prima volta che si sente così. (Così come? Come un coglione?)
Per completare l’opera le sussurra all’orecchio il suo vero nome (sapete, con Kira a piede libero è cosa veramente saggia andare a sbandierare la propria identità ai quattro venti).

Per nostra fortuna, L parte l’indomani, come previsto. La gnappona corre a piangere in grembo a Mello (mi auguro che l’atto consolatorio sia rimasto circoscritto a questo). Addio, amor, è grande il mio dolor….
< Tornerò, te lo prometto. >
< Ti amo, L. >
< Anche io, Sarah… >

*Musica di Via col Vento* .
…l’avrei aspettato, per tutta la vita, se necessario.
Domani è un altro giorno; si vedrà.
Grosse lacrime scorrono copiose sulle mie guance (damn, tears, they burn like fire); mentre vado alla ricerca d’un fazzolettino di pizzo in cui affondare il viso prima che mi causino un’escoriazione, desidero che meditiate a lungo su quanto avete appena letto.

Al prossimo episodio, miei amati mozzatori di teste.